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Lunedì, 02 Dicembre 2019 05:08

Trainspotting: la piece teatrale

Dal 3 all'8 dicembre, presso TieffeTeatro Menotti di Milano, va in scena Trainspotting, la pièce scritta dal regista da Harry Gibson che ricalca l'omonimo e celebre film di Danny Boyle del 1996. In tour in Italia.

Pubblicato in Cultura
Mercoledì, 01 Maggio 2013 19:45

Ocean Terminal al Teatro Il Cortile di Lugano

Venerdì 3 e sabato 4 maggio, alle ore 20.30, al Teatro Il Cortile di Lugano- Viganello, via Boscioro 18, ritorna in scena, per la seconda volta, l’attore romano di origine comasche Emanuele Vezzoli con lo spettacolo Ocean Terminal, tratto dall’omonimo romanzo scritto da Piergiorgio Welby.

Emanuele Vezzoli, cresciuto all’interno delle Seterie Ratti di Guanzate, ha alle spalle una lunga carriera costellata di successi tra cinema, fiction televisive e spettacoli teatrali.

Un percorso professionale che lo ha visto recitare con grandi nomi italiani: Franco Zeffirelli in Traviata, JulieTaymor in Titus, Sergio Castellitto in  Libero Burro, Stefania Casini in Un Paradiso di Bugie, Giacomo Campiotti in Mai più come prima,  Souheil Ben Barka in  Les Amantes de Mogador,  Anna Maria Panzera in L’affare Bonnardd, Mauro Campiotti in Il Cantico di Maddalena, Panus Agelopoulus in A Hero in Rome.

 

Tra le numerose fiction TV di successo è stato principale protagonista in: Raccontami, Don Matteo, Incantesimo, I Cesaroni, RIS, Distretto, Nero Wolfe.

Numerose le stagioni teatrali che lo hanno visto impegnato con Luca Ronconi al Piccolo di Milano, prima al fianco di Mariangela Melato, in Quel che sapeva Masie e ancora nella trilogia Prometeo, Baccanti, Rane, quindi nel Professor Bernhardi di Schnitzler.

Con Toni Servillo recita Le False Confidenze di Marivaux. A Crotone è in scena con i Giganti della Montagna di Pirandello per la regia di Claudio Di Scanno.

E’ protagonista negli spettacoli: La Bicicletta di Stanivslaskji  regia di Giancarlo Sammartano,  Dal Profondo della scrittrice e regista Annamaria Panzera e Ocean Terminal di Piergiorgio Welby.

 

Ocean Terminal è uno degli ultimi spettacoli di cui Emanuele Vezzoli è sia regista che unico interprete.

È tratto dal romanzo “Ocean Terminal”, scritto da Piergiorgio Welby dal 1998 al 2006, dopo la sua esperienza di 45 giorni in sala di rianimazione; la scrittura è stata interrotta soltanto dal progredire della malattia. Il libro, così come viene affermato da Francesco Lioce, curatore della pubblicazione, è costituito da un insieme di “episodi” che permettono al lettore di compiere un viaggio nella vita dell’autore.

Sul palcoscenico Emanuele Vezzoli decide di portare in scena la tragedia esistenziale di Welby con passione e sentimento. L’attore non ha bisogno di scenografie. Il palco è occupato solamente da un freddo tavolo di marmo e da un lenzuolo bianco che, di volta in volta, diventa letto, casa, rifugio, baratro e infine obitorio. Ocean Terminal racconta la storia di un uomo con la magia propria del teatro.

Emanuele Vezzoli, così come Piergiorgio Welby,  riesce ad arrivare dritto al cuore nonostante una prosa aspra, dura e pesante.

Ocean Terminal è una profonda riflessione sul senso della vita.

Sabato, 13 Aprile 2013 16:30

Dalle pagine del libro al grande schermo

Quante volte siamo rimasti delusi dalla trasposizione cinematografica di libri che amiamo e che ci hanno fatto sognare! Ebbene, a volte capita invece che l’apprezzamento rimanga e se possibile si rafforzi guardando sul grande schermo proprio la storia del libro che ci ha appassionati.

 

Questo è un periodo fortunato per i bei romanzi che finiscono al cinema e ce lo dimostrano due pellicole fiabesche e incantate quali Come pietra paziente e Bianca come il latte rossa come il sangue. Entrambi i film sono molti belli, ovviamente, ognuno a suo modo e con le caratteristiche di essere tratti da due romanzi essenzialmente molto differenti tra loro e scritti da autori che provengono da mondi ed esperienze diversi.

 

Come pietra paziente è la riduzione cinematografica di Pietra di pazienza, lo straordinario romanzo di Atiq Rahimi, vincitore del premio Gouncourt 2008, che firma anche la regia del film. E forse ne garantisce continuità e valore. La trama racconta la forza, l’incanto e l’esistenza di una donna afgana, una donna come ce ne sono tante nella sua terra, ma che diventa straordinariamente simile e “gemella” di tante altre donne occidentali e che vivono in città moderne e metropolitane.

Ai piedi delle montagne attorno a Kabul la giovane protagonista della pellicola accudisce il marito, eroe di guerra, in coma permanente.

La guerra fratricida intanto imperversa in città e porta soldati e combattenti alle porte. La giovane donna è sola, con un marito disabile in casa, e viene costretta all'amore da un giovane soldato.

Un evento che sarebbe dovuto essere drammatico, ma che contro ogni aspettativa fa sì che la donna si apra e prenda coscienza del suo corpo. Accorgendosi di essere sola e non controllata, libera la sua parola per confidare al marito ricordi e segreti inconfessabili.

A poco a poco in un fiume liberatorio tutti i suoi pensieri diventano voce: incanta, prega, grida e infine ritrova se stessa. Così, suo marito, muto e in coma, diventa suo malgrado, la sua "syngué sabour", la sua pietra paziente, la pietra magica che poniamo davanti a noi stessi per sussurrarle tutti i nostri segreti, le nostre speranze e desideri.

Pellicola straordinaria che consiglio a chi ama ancora la favola al cinema.

Questo è un momento storico particolare però e accanto al mondo meraviglioso ritorna prepotente anche il desiderio di un mondo più rivolto all’umanità, al senso profondo e vero della vita. All’importanza di ritrovare noi stessi.

 

E allora, in pendant e in corrispondenza con il film di Atiq Rahimi ecco arrivare sugli schermi Bianca come il latte rossa come il sangue, pellicola tratta dall’omonimo romanzo di Alessandro D’Avenia.

Il film che nelle intenzioni del regista Giacomo Campiotti doveva chiaramente rivolgersi a un pubblico di teenager, è riuscito in realtà a conquistare anche il pubblico dei genitori degli stessi, diventando una delle pellicole più viste nella prima metà del mese di aprile. Scena dopo scena la commedia si trasforma in dramma, i temi diventano importanti e universali. L’amore, ma anche la malattia e la morte. Gli amici, ma anche la famiglia e la società. La vita merita di essere vissuta sempre anche quando apparentemente è solo una perdita di tempo.

Film da vedere assolutamente. Possibilmente genitori con figli.

 

 

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