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Terrazza Montemartini inaugura la stagione estiva. La location esclusiva apre le porte al pubblico.

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Il 55 o Fiftyfive si conferma un locale di punta nel panorama serale milanese. Sforna per quest’estate gustose novità: ogni sera il ricco aperitivo si concentra con le sue isole nella sala Piper, lasciando la main room più ampia e ricca di nuove sedute bianche.

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Il 55 Milano riapre finalmente la sua terrazza estiva e ogni fine-settimana ospita gli eventi firmati Memo Music Club.

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La Terrazza del 55 Milano domina i tetti della città portando con sé i profumi e i colori dell'estate.

I problemi legati ai dolori cervicali sono molto comuni e per le più diffuse ragioni. La mia esperienza di massaggiatore professionista ha però visto negli anni tante persone lamentarsi di cervicalgia quasi sempre per lo stesso motivo: lo stress.

Dove non esistono vere e proprie patologie o traumi sono le tensioni emotive le vere responsabili dei dolori che interessano il collo e la zona intorno a questo. Tutti ormai sanno quanto le tensioni lavorative, familiari, affettive, etc. vadano, come si dice in gergo comune, a "scaricarsi" sulle spalle. L'irrigidimento muscolare di queste aree comprime e schiaccia la zona cervicale ed ecco nascere il famoso torcicollo. Infatti il movimento limitato o bloccato del collo è legato ad un forte irrigidimento dei muscoli sopra citati ed è questo che non è permessa la corretta roteazione della testa.

Dove esistano ernie o protrusioni nel tratto cervicale una aumentata rigidità muscolare provoca ancora più problemi in quanto i nervi vengono avvicinati al disco intervertebrale fuoriuscito dalla sua sede e compaiono sintomi (o vengono peggiorati) come il formicolìo alle mani e/o piedi, nausea, vomito.

Innanzitutto spieghiamo in maniera molto semplice cosa sono le ernie e le protrusioni. Tra le vertebre della colonna esistono dei dischi separatori che a causa di un colpo di frusta, di una forte tosse, una corsa troppo sostenuta, possono essere schiacciati dalla vertebre stesse. Quando il disco intervertebrale fuoriesce dalla sua sede rimanendo integro si parla di protrusione. Quando il disco si lacera si parla di ernia vera e propria. In entrambi i casi i nervi vicini al disco vengono toccati, schiacciati, sollecitati ed ecco i problemi come i formicolii alle mani per esempio. Le ernie non rientrano! Chiunque vi dica che questo è possibile non dice il vero. E' vero invece che con il tempo il contenuto del disco si secca e si riduce di dimensioni allontanandosi dai nervi e per questo non sentire più dolori ma il disco rimane comunque rotto.

Sia che ci siano discopatie o meno i rimedi per poter convivere con questi dolori esistono e spesso li risolvono anche del tutto nei casi di protrusioni:

-stretching -yoga -massaggi -nuoto a dorso

Ecco quanto serve per poter convivere con i nostri dolori cervicali.

Lo stretching e lo yoga (lo stretching riassume in se moltissime posizioni dello yoga con la sola differenza che lo yoga comprende anche un rilassamento mentale non indifferente che per i casi di stress è assolutamente consigliato) così come il nuoto a dorso oltre che essere ottimi esercizi fisici allungano la schiena ed in particolare la colonna e questo permette alle vertebre di distanziarsi dai dischi ed evita di comprimerli.

Lo stretching, così come alcune posizioni yoga dedicate alla cervicale possono essere svolti, dopo che li si è appresi in modo corretto insieme ad un insegnante, anche da soli davanti ad un computer, in metropolitana, mentre si guarda la tv, etc.. Pochi minuti al giorno possono aiutare enormemente i dolori e allungare la schiena.

I massaggi devono essere fatti solo da personale qualificato il quale deve essere messo a conoscenza di eventuali discopatie. Oltre a risolvere efficacemente le tensioni e contratture muscolari il bravo massaggiatore porterà il massaggiato in uno stato di profondo relax che agirà positivamente anche sulle cervicalgie.

Il nuoto a dorso è quello che è il più indicato perchè allunga la colonna vertebrale. Lo stile rana e delfino sono da evitare in quanto il movimento porta le scapole ad avvicinarsi e a creare maggiore pressione contro la muscolatura cervicale.

Piccoli rimedi quotidiani potrebbero essere anche porre sui muscoli contratti soluzioni calde come ad esempio il balsamo di tigre (quello bianco non macchia i vestiti), di poco costo e molto potente in quanto il suo calore distende i muscoli e li fa respirare. Molto utile anche sdraiarsi per terra (non sul divano o letto) con due palline da tennis poste proprio sui punti della schiena che fanno male. La gravità del corpo sulle palline da tennis molto rigide aiuta a far sciogliere le contratture. Questo sistema può essere adottato anche ponendole sullo schienale della sedia della scrivania.

Piccoli e facili gesti che se diventano quotidiani come mangiare o lavarsi sono un enorme rimedio contro i dolori e un'ottima ginnastica di mantenimento del benessere.

Per quanto riguarda le scuole di yoga e i massaggi basterebbe rinunciare a qualche aperitivo, un'uscita al ristorante, una borsa firmata e il gioco è fatto.

Walter Zanca

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Con "ritenzione idrica" ci si riferisce alla tendenza del corpo a trattenere liquidi ed in particolar modo nella zona cosce, addome e glutei con relativo rigonfiamento anomalo dei tessuti in quelle zone.

Questo disturbo che colpisce soprattutto le donne, contrariamente a quanto si pensi non è legato al sovrappeso ma piuttosto a disfunzioni cardiache, renali, infiammazioni, reazioni allergiche e, più di tutto, a uno stile di vita sbagliato.

Un eventuale sovrappeso rallenta notevolmente la diuresi e peggiora la situazione del disturbo ma non ne è la causa diretta.

Come già detto il maggiore responsabile della ritenzione idrica è lo stile di vita scorretto: fumo, alcolici, sovrappeso, cibi salati, abuso di farmaci,caffè, abiti stretti, tacchi alti e rimanere a lungo in piedi senza muoversi.

Oltre ad evitare quanto citato i massaggi,l'attività fisica e bere molto  sono i migliori aiuti in questi casi.

I massaggi linfodrenanti sono i principali rimedi in casi di ritenzione idrica in quanto il trattamento non solo apre tutti gli scarichi linfatici ma convoglia grossi carichi di linfa verso questi e la diuresi è immediata.

Nel corpo esistono molte aree dove sono concentrati gli scarichi linfatici e i principali sono: cavo popliteo (dietro le ginocchia), inguine, ascelle.

Con questo si vuol far notare che non è completo e non è totalmente efficace un massaggio linfodrenante localizzato solo ed esclusivamente nella zona inguinale come purtroppo spesso accade in certi studi estetici.

La linfa è in circolo in tutto il corpo, davanti e dietro e tutti gli scarichi devono essere necessariamente trattati.

Testa, braccia, addome, caviglie, etc. sono  tutte aree ricche di scarichi linfatici e devono essere sollecitate anche se lontane in apparenza dalla zona del ristagno.

Il massaggio linfodrenante è come una pompa che attira la linfa stagnante, le tossine e cataboliti e tutti i punti elencati prima sono eccellenti fonti di lavoro per il successo del trattamento quindi perchè dedicarsi solo ad una zona e tralasciarne molte altre?

Il buon risultato del trattamento è agevolato anche dall'utilizzo di oli specifici e naturali che aiutano l'espulsione delle materie tossiche e favoriscono un corretto flusso della linfa.

 

Ultimo ma non meno importante un giusto aiuto nella vita quotidiana:

-in ufficio o se si sta troppo seduti muovere i piedi e le gambe in tutte le direzioni per ristabilire la circolazione

-camminare e correre

-bere almeno 1,5 litri di acqua al giorno

-nuotare

-yoga

-dieta ricca di frutta e verdure

 

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Walter Zanca

Massaggiatore e reflessologo plantare professionista

Massaggi ayurvedici, rilassanti, linfodrenanti, energizzanti, californiani, hot stone, per donne in gravidanza, di bellezza.

Trattamenti di campane tibetane.

telefono 349.4487760

 

 

I segnali del corpo ci vengono spesso in aiuto per capire meglio chi abbiamo di fronte, per aiutare la persona a riconoscersi e stare meglio.

 

Per l'operatore olistico i segnali del corpo sono fondamentali per capire chi ha di fronte e per capire quale deve essere il trattamento più adatto all'occasione.

Uno di questi segnali è dato dalla predominanza della nostra parte destra o sinistra del corpo.

 

In medicina cinese e indiana il valore che viene attribuito a questi elementi è psicologicamente molto profondo e da questo, come sempre nelle discipline orientali, se ne ricavano le cause di disturbi fisici e/o psicologici a volte anche gravi.

 

 

La destra per le filosofie antiche rappresenta la parte maschile, attiva, l'azione, tutto ciò che è materiale, il rapporto con gli altri.

La sinistra al contrario rappresenta la parte femminile, passiva, le emozioni, tutto ciò che è spirituale, il rapporto che abbiamo con noi stessi.

 

Non è casuale che tutti i dolori, le fratture, i blocchi di qualsiasi tipo in una persona vengano sempre a destra o sinistra.

Davanti a certi avvenimenti c'è da chiedersi se il nostro rapporto con gli altri o con noi stessi non sia esattamente in equilibrio. Partendo da questo quesito (all’apparenza semplice) la persona può iniziare ad aiutarsi rimettendosi in discussione e facendo un percorso mentale e spirituale idoneo.

 

E’ interessante notare la posizione dei piedi nelle altre persone quando sono sdraiate, in spiaggia, a letto.

I piedi difficilmente saranno entrambi con la stessa angolatura.

Questo è un semplice ma efficace esame di una persona.

 

Un piede destro che è molto aperto verso destra e quello sinistro che invece punta più verso l'alto ci vuole dire che il soggetto sicuramente blocca la sua parte emotiva, non si vuole guardare dentro, si punisce e non cerca un incontro con la sua parte più spirituale.

Un altro esempio è dato da due piedi apparentemente ben distesi e rilassati ma dove il piede sinistro è poco o molto più aperto rispetto al destro. In questo caso ci troviamo davanti ad una persona troppo trasparente, forse un po' vittima di se stessa e che dovrebbe non farsi attaccare gratuitamente dagli altri.

E ancora…due piedi che puntano entrambi verso l'alto e magari con e gambe vicine ci parlano di un personaggio che non permette che gli si legga dentro, che si protegge per paura o perché non è abituato ad aprirsi.

 

La posizione dei piedi cambia in base al nostro stato mentale e di questo ne è prova molto evidente quello che accade durante i massaggi ovvero durante quei momenti in cui la persona si lascia andare e il nostro intelletto non governa le nostre azioni.

Durante i trattamenti molto spesso i piedi cambiano la loro inclinazione portandosi inizialmente in una posizione che testimonia il proprio "io" e in seguito in una posizione di relax totale in cui i piedi sono equamente distesi.

Nel momento in cui il massaggio ha termine e il cervello riprende il controllo ecco che i piedi si riportano immediatamente nella posizione originale.

 

Certo è che dei piedi che sono in verticale o che volgono a destra di certo mancano di un rapporto con la propria parte spirituale in quanto viene rinnegata per i più disparati motivi e si preferisce dedicarsi a tutto ciò che è materiale perché sicuramente non é in apparenza destabilizzante.

 

Come in tutte le discipline olistiche ci bastano pochi e chiari segnali che abbiamo davanti agli occhi ogni giorno per dare una mano a noi stessi.

Questo è il passo più difficile. Il resto vien da se.

 

 

Walter Zanca

Massaggi, campane tibetane, reflessologia plantare.

 

Massaggi ayurvedici, rilassanti, linfodrenanti, energizzanti, californiani, hot stone, per donne in gravidanza, di bellezza.

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Molti pensano che l'olio venga utilizzato durante i massaggi solo per far scorrere meglio le mani sul corpo, ma in realtà questo è un vero e proprio nutrimento per il nostro organismo.

La sua scelta è molto importante, così come importante è sapere quale scartare completamente dalle proprie abitudini di vita.

 

Innanzitutto è importante capire che, per la propria salute, l'olio deve essere naturale.

 

Per spiegarvi quanto questo concetto sia fondamentale, faccio notare come l'olio durante il massaggio ad un certo punto scompare.

Non si è volatilizzato e tanto meno è stato asciugato con il lenzuolo dal quale si viene coperti.

 

L'olio viene totalmente assorbito dal corpo umano.

 

Questo significa che, dalla pelle, il liquido viene assorbito per poi penetrare nei muscoli, nei tendini, nelle ossa, nel sangue e viene portato in tutto il corpo. Da qui l'importanza del materiale che viene utilizzato.

 

Esistono molti oli in commercio, marche molto famose e che vengono usate anche per i neonati. Petrolio. Puro.

 

L'elenco degli ingredienti non è casuale: il primo a venire elencato è quello presente in maggior percentuale rispetto agli altri nel prodotto.

Se ponete attenzione alla lista di componenti sul retro, noterete che il primo in elenco è sempre la paraffina liquida. Petrolio, appunto.

 

Quando dopo la doccia, durante un massaggio, etc., veniamo cosparsi di questi "oli" stiamo avvelenando il nostro corpo.

 

L'assorbimento dei liquidi sulla pelle è anche indice di quanto siamo idratati o disidratati e di quanto necessitiamo di bere, idratare gli organi interni, rinnovare i liquidi che compongono il sangue, i succhi gastrici e via dicendo.

 

Una persona che in media beve quotidianamente un litro e mezzo di acqua è sufficientemente idratata e l'olio non verrà per nulla assorbito dal soggetto in quanto il corpo, macchina perfetta, respinge eccessi inutili.

Al contrario, persone che non bevono mai vedranno grandi quantità di olio venire assorbite completamente e senza lasciare traccia di unto.

 

Per questi motivi è sicuramente meglio usare l'olio di oliva piuttosto che altri prodotti.

"Ma l'olio di oliva per cucinare?", chiederete. Ebbene sì!

Quell'olio che viene usato per cibare il nostro corpo e fornirgli sostanze nutritive, ha effetti benefici sia che entri attraverso la bocca o permei la nostra pelle.

Contrariamente a quello che si pensi l'olio non lascia odori e non lascia aloni o unto addosso.

 

Esistono in commercio, soprattutto nei negozi di alimentari asiatici, tanti tipi di olio, ricchi di sostanze preziose e a costi davvero irrisori, che possono essere usati per condire i cibi, idratare la propria pelle (e quindi il nostro corpo), fare benefici impacchi sui capelli.

 

Grazie all'Ayurveda (millenaria medicina naturale indiana) consiglio tra tutti l'olio di sesamo che è quello che penetra più profondamente nel corpo e in tempi molto veloci e, per la stagione calda, l'olio di cocco.

Quest'ultimo presenta delle caratteristiche molto curiose: al di sotto dei 21 gradi solidifica e per questo motivo deve essere utilizzato necessariamente durante la stagione calda quando torna allo stato liquido.

La solidificazione non implica che l'olio sia scaduto o andato a male.

 

Un piccolo consiglio di bellezza per la propria chioma: versare abbondante olio su capelli e cuoio capelluto. Assicurarsi che tutta la lunghezza del capello sia unta. Intingere un asciugamano in acqua molto calda, strizzare e usarlo come turbante raccogliendo i capelli. Tenere in posa per almeno un'ora e lavarsi come d'abitudine.

I capelli saranno morbidissimi, lucenti e puliti come mai prima.

Provare per credere.

Un piccolo potente rimedio fai da te con pochi soldi.

 

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Dal 25 al 28 aprile si terrà lo splendido Festival dell'Oriente presso il Parco Esposizioni di Novegro.

Nerospinto vi invita a prendere parte all'evento e ad immergervi nelle culture e nelle tradizioni di un Continente sconfinato.

 

Dopo lo straordinario successo dello scorso anno, centomila metri quadri sono ora a vostra disposizione per imparare a conoscere ed apprezzare usi e costumi di luoghi lontani e fascinosi.

Le attività e i laboratori che vi guideranno alla scoperta di queste meravigliose terre sono innumerevoli: mostre fotografiche, bazar, stand commerciali, gastronomia tipica, cerimonie tradizionali, spettacoli folklorisitici, medicine naturali, concerti, danze e arti marziali si alterneranno nelle numerose aree tematiche dedicate ai vari paesi in un continuo ed avvincente susseguirsi di show, incontri, seminari ed esibizioni.

 

Potrete interagire con diversi esponenti di pratiche differenti e sperimentare gratuitamente decine di terapie tradizionali visitando il settore dedicato alla salute e al benessere, con i suoi padiglioni dedicati alle terapie olistiche le discipline bionaturali,lo yoga, ayurvedica, fiori di bach, theta healing, meditazione, spazio vegano, reiki, massaggi, ci kung, tai chi chuan, shiatsu, tuina, bio musica,rebirthing, integrazione posturale, e molte altre ancora.

 

Lasciatevi incantare dalla magia dell'Oriente. Fatevi inebriare da gusti, aromi, sensazioni, sonorità di India, Cina ,Giappone, Thailandia, Indonesia, Marocco, Filippine, Vietnam, Tibet, Egitto, Uzbekistan, Mongolia, Nepal, Birmania, Corea, Cambogia.

Immergetevi in una cultura lontana e fatevi travolgere da ritmi, abitudini e approcci alla vita completamente nuovi.

 

 

Festival dell'Oriente

25-26-27-28 aprile 2013

Milano - Parco Esposizioni Novegro

Orario 10.00-23.00

Ingresso: 10€

 

Link sito: http://festivaldelloriente.net/

“Oggi chiacchiero con” è una chiacchiera, uno scambio di pensieri sullo Yoga che periodicamente farà parte dei miei articoli per farvi conoscere meglio gli insegnanti e gli insegnamenti che Milano offre. Con queste interviste vi svelerò i punti di vista dei maestri sullo yoga e sul modo di presentare le scuole di Yoga che abitano il tessuto della città.

Oggi sono nella sede di Milano di [Hohm] street Yoga, via S. Calocero 3.

Hohm street Yoga è un accogliente spazio open space nel quale si praticano diverse attività, dallo yoga, massaggi, cucina veg, a worskhop atti ad arricchire ed ampliare gli orizzonti dei propri partecipanti.

Oggi chiacchiero con Marco Migliavacca uno degli insegnanti Yoga e fondatore di [Hohm] street Yoga.

Marco arriva da una formazione artistica prima il liceo poi l'accademia di belle arti di Brera di Milano, un percorso  tra la critica, la filosofia estetica, la fotografia, gli archivi d'arte, il teatro e la pubblicitá. Ha vissuto all'estero prima a Lisbona ed è poi a Barcellona dove grazie a un amico ha iniziato a praticare  Ashtanga Vinyasa Yoga. Un cammino iniziato nel 2005 che nel 2009, attraverso il teacher training con Gordana Vranjes e Gloria Rosales presso  Yoga Dinamico Mandiram a Barcellona, lo ha portato ad approfondire e  investigare questo cammino. L'inizio di un viaggio che è continuato India, in Himalaya e per diversi ritiri in giro per il mondo con insegnanti illuminati tra i quali John e Lucy Scott, Sharon Gannon e David Life. Una continua ricerca tra i testi, le scritture e gli esempi di spiriti liberi e appassionati come Desikachar, Krishnamurti, Iyengar, Dharma Mittra, Paulie Zink, Donna Farhi, Daniel Odier e la sua nonna centenaria che  è stata il più grande esempio di presenza, compassione e amore incondizionato.

"Con lo yoga mi sento sempre all'inizio e solo nell'iniziare ritrovo quel vibrante entusiasmo di chi non ha un fine ma vede davanti a sé uno sconfinato territorio da esplorare senza dovere raggiungere nulla se non quello che è l'infinito presente."

DOMANDE:

 

1-  Qual è la tua visione personale dello Yoga? Cos’è per Marco lo Yoga?

 

Non ho una visione personale dello yoga. Cerco di viverlo come un'esperienza quotidiana senza definirlo ma posso parlarti della mia visione personale della “pratica”. Parola usata sia per definire la pratica delle Asana ma anche la possibilità di mettere in pratica in senso contrario e opposto alla teoria ciò che desideriamo essere. La pratica è esercizio: dal tendere un muscolo, al parlare con onestà. Praticare l'ascolto ad esempio è un esercizio per indagare noi stessi non solo attraverso uno strumento limitato quale l'intelletto ma anche attraverso l'intelligenza del corpo che spesso viene considerato invece inferiore alla mente.

Lo Yoga è “esperienza pratica di sé”, non lontano dal  “conosci te stesso” socratico.

La pratica è un cammino per guardare la realtà senza cercare di piegarla al nostro volere, che trova nell'accettazione e nella distanza dal giudizio di bene e male la vera esperienza di noi stessi, la meraviglia nello scoprire appieno ciò che siamo. E' una possibilità di liberarsi dall'illusione e dall'inadeguatezza tra quel che viviamo e  quel che desideriamo, dalle contraddizioni della nostra vita per com'è e non per come la vediamo. E' una sorta di scienza chirurgica per ascoltare e indagare la vastità di ciò che siamo senza identificarci solo nelle nuvole di passaggio.

Lo Yoga per me è un kit completo per imparare ad essere qui e ora nonché un cammino per conoscere e accettare la nostra natura potendo scegliere consapevolmente quale cultura sociale politica, umana e spirituale coltivare.

 

2-  Perché una persona è “spinta” a far Yoga? Quali sono secondo te i motivi per cui i tuoi allievi solitamente si avvicinano a questa disciplina?

Ci possono essere mille ragioni: dal desiderio di un corpo più bello alla espressione massima dell'individuo in modo consapevole e cosciente, alla pura curiosità. Non credo vi siano intenzioni giuste o sbagliate.

In una esperienza così totalizzante e viva quale quella della pratica,  è importante ricordare che lo Yoga non è e non dovrebbe creare nuovi dogmi o “formule magiche” in cambio di una promessa di felicità. Credo fermamente che nessuna pratica atta allo sviluppo della consapevolezza dovrebbe dare risposte o soluzioni, altrimenti rischiamo di aderire ancora una volta a un modello che è altro dal noi generando  nuova sofferenza, inadeguatezza, dolore.

Imparare a porci domande precise per avere risposte lucide, essere consapevoli delle nostre scelte, dei nostri desideri e accettarci sono parte del processo di questo cammino ma non vi é alcuna condizione preliminare per iniziare. "Il punto da cui iniziamo è assolutamente personale e individuale ed è il punto preciso dove ci troviamo in questo momento. Nello Yoga si dice di iniziare da dove si è e per ciò che ci piace" scrive Desikachar.

 

3-  Parliamo dello “stile” di Yoga che tu insegni, quali sono i capisaldi di questa filosofia yogica?

Dal mio punto di vista tutto è yoga. Parlare di stili è più una necessità per comunicare all'esterno ciò che si va a fare dato che lo Yoga non ha un retroterra condiviso in Occidente come lo ha storicamente o culturalmente in Oriente. Io nello specifico Insegno Vinyasa che significa “unire, mettere insieme, connettere, fluire” e Yin Yoga, due pratiche complementari e molti distinte, una dinamica e una di totale abbandono. Qui è dove mi ha portato sino ad ora il mio cammino. Sai, quando intendiamo che tra me e te non c'è nessuna differenza: allora quello è yoga. Ciascuno ha il suo cammino e nessuno è uguale nella liberazione dai veli che oscurano la possibilità di vederci come parte di una natura più grande e non duale,  non vi sono regole o corsie preferenziali più giuste o meno giuste. Allora quando mi accorgo che quel che desidero  negli altri è ciò che posso iniziare a praticare sin da ora, non fa più differenza  e non ha importanza lo stile o il cammino che abbiamo scelto.

 

4-  Ho usato prima la parola stile virgolettata. Cosa ne pensi di tutte le differenziazioni di stili, modus operandi, ecc ecc riguardo le diramazioni dello Yoga? Pensi che creino confusione a chi si approccia alla pratica per la prima volta?

 

Credo che potrebbero esistere tanti stili e tanti cammini quanti sono gli esseri viventi. Ciò che ritengo fondamentale è non attaccarsi alla propria pratica, al proprio stile, ma lasciare che tutto fluisca e si trasformi, si evolva o muti costantemente. Lo Yoga ci insegna a non restare inchiodati al nostro punto di vista ma ad allargare il nostro cono visivo. Ad esempio, se resto con il muso attaccato alla terra vedrò sempre la terra ma se inizio ad alzare la testa, se esco dalla mia zona di conforto, mi accorgerò che quel pezzo di terra fa parte di un prato con meravigliosi alberi e un orizzonte sconfinato e che io ne sono parte.

Ci rendiamo conto che la grande differenza sta nel modo in cui ci disponiamo ad osservare, senza preconcetti, senza resistere, accogliendo e ascoltando senza metterci davanti a quel che la vita ci offre ma lasciandoci attraversare. Lo Yoga ci invita ad osservare e citando Krishnamurti a liberaci dal conosciuto. Io ovunque mi trovi nel mondo vado a praticare, vado a conoscere. Se non  ti aspetti nulla, in qualsiasi pratica anche in quella che ti è apparentemente più distante puoi imparare qualcosa. Bisogna esperire, mettersi in gioco e imparare ad ascoltare senza presunzione o preconcetti che altro non fanno che trasformare le nostre paure in fobie bloccandoci. La pratica si trasforma per mantenerci presenti e non per mantenerci attaccati a un'idea o a qualcosa che è trascorso e non conta lo stile che scegliamo ma l'intenzione con cui ci mettiamo a praticare sul tappetino. E a questo punto invito sempre a chiederci: perché pratichiamo? Che cosa ci spinge a farlo? Questa domanda cambia radicalmente il nostro modo di praticare.

 

5-  Perché hai iniziato ad insegnare Yoga?

Perché la vita mi ci ha portato. L'occasione di condividere ciò che ho ricevuto è un dono che non posso tenere per me. E' come tenere solo per sé l'amore, appassisce. Non me lo sono mai prefissato come scopo. La mia insegnante mi esortò ad approfondire e in lei ripongo grande stima e fiducia, il resto si è evoluto poi pian piano.

 

6-  Noto uno stampo fresco e contemporaneo in generale: dal sito alla vostra grafica, immagini, interazioni con Fb,ecc. Uno stile che si discosta dal metodo tradizionale di presentare una scuola di yoga che alle volte risulta un po’ “da invasati”. E’ una scelta voluta?

 

Si, certo. Una scelta vicina anche all'esperienze che ho fatto fuori dall'Italia. Credo che ci sia una volontà chiara di sentire lo Yoga come una pratica che è qui, ora, in questo momento e in Occidente con tutto quello che questa vita comporta. E' importante che la pratica abbia una comunicazione adeguata all'epoca in cui ci troviamo; lo yoga è presente e non una messa in scena di qualcosa che è trascorso. Il linguaggio, l'accessibilità, i codici e la contemporaneità sono fondamentali per comunicare e trasmettere.

La filosofia che soggiace alla pratica Yogica ritengo vada trasmessa nel contesto in cui si vive inserendosi in modo fluido e organico nella vita quotidiana e urbana di oggi. Non in un eremo lontano, con il massimo rispetto per chi sceglie una via ascetica, ma qui e ora alla portata della vita di tutti.

Ci terrei anche a ricordare che [hohm] vive di uno splendido team di giovani appassionati in continua ricerca e sperimentazione quali sono i miei compagni di viaggio: Elena, Jonathan e Giovanna e dell'estro culinario di Manuel aka Unocookbook.

 

7-  Cosa trasmetti ai tuoi allievi nelle tue lezioni? Qual è la cosa che a tuo avviso è più importante insegnare?

Questo dovresti chiederlo a loro (sorriso).Cerco di trasmettere quello che ho ricevuto,  avere fiducia in quello che siamo e sentiamo. Imparare ad arrendersi e a lasciare andare. Affidarsi e conoscere la compassione. Provare ad ascoltare senza pensare.

La cosa più importante credo sia guardare senza dover decidere da che parte stare, non cercare alcuna supremazia tra mani e piedi, corpo o mente ma vivere appieno ciò che siamo in tutto il nostro potenziale. Essere le scelte che facciamo e  le parole che esprimiamo.  Sorridere.

 

8-  Cosa secondo te è più frainteso in generale della pratica dello Yoga nel mondo Occidentale?

 

Credo che la cosa più fraintesa sia quello di affidarsi allo Yoga vivendolo come un nuovo rituale dal gusto esotico che ci renderà indenni da dolori e infelicità. Certo, lo Yoga porta grandissima gioia ma non è uno scudo che ci rende immuni dalla vita stessa e dai suoi cicli naturali. É una filosofia, una disciplina che ci insegna a cogliere in piena consapevolezza le opportunità che la vita ci offre. Una mente flessibile in un corpo sano capace di adattarsi e  trasformarsi ,in equilibrio e sintonia con l'universo di cui siamo parte.

Un altro pericolo all'interno della pratica credo sia non accettare quello che siamo per cercare di raggiungere un risultato che é altro da noi, dimenticare che lo yoga è il fine, il mezzo e la pratica stessa é la ricompensa.  Confondere la pratica con una gabbia, uno schema al quale aderire o entro il quale rientrare anziché vedere nella pratica un coraggioso cammino per scoprirci e riconoscerci identici in tutte le nostre differenze. Trasformare le nostre esperienze in nuove regole é rischiare di guardare all'oggi con gli occhi di ieri. Sentirsi solo corpo o mente ci porta inevitabilmente a compararci agi altri e a noi stessi generando competizione, aggressività, insoddisfazione e una nuova ferita tra chi siamo e chi crediamo di  essere o di dover diventare.

 

9-  Cosa consigli alle persone che dicono “vorrei ma non me la sento di far Yoga perché non ho una buona preparazione fisica, non sono molto flessibile, non mi piego abbastanza, sono troppo vecchio, ecc.

 

Penso che corpo, età o flessibilità siano fattori irrilevanti per lo Yoga.

A ogni età e con qualsiasi corpo si può praticare in modo adeguato e con rispetto del corpo in quel preciso momento della propria vita. Io consiglio sempre di provare, di esperire e di non affidarsi a preconcetti, a opinioni o a quel che si è sentito dire. Di usare un poco il cuore e non la testa, di avere coraggio e darsi una opportunità prima di giudicare. Lo yoga non è quello che tu pensi ma quello che senti.

 

10-  Può lo Yoga cambiare la vita delle persone? E in che modo ha cambiato la tua vita?

 

Se può la consapevolezza di ciascun individuo cambiare il mondo pensa allora come  la consapevolezza di un solo individuo possa cambiare il suo piccolo mondo.

Si certo la mia vita è cambiata, sono qui ora e non più là. :)

 

BOTTA E RISPOSTA: UNA DOMANDA – UNA PAROLA COME RISPOSTA

 

1-           L’Asana che preferisci di più_ Sirshasana

2-           Lo stile di yoga che senti più tuo_ quando pratico provo a dimenticarmi di mio e tuo e comunque non li ho ancora provati tutti ma ti terró aggiornato.

3-           Un libro utile (in generale)_ “Libertà dal conosciuto” di Krishnamurti

4-           Un viaggio utile_ tutti

5-           Una citazione o una tua frase utile_ “quel che resisti persiste, quel che accetti si trasforma” Anonimo

6-           Un consiglio per chi pratica Yoga_ Non dimenticare di ascoltare il tuo respiro

7-           La cosa da evitare per chi pratica Yoga_ nulla, esperire é conoscere.

8-           Cosa ti rende felice quando insegni_ distaccarmi completamente dal mio quotidiano, da Marco,  sentire l'unione di tutti i respiri e l'arresa di tutte rivendicazioni individuali.

9-           Colore preferito_ blue ma anche verde

10-          Una bevanda che consigli a tutti_ Ginger + Lemon + Honey

 

 

 

Il centro [Hohm] street Yoga lo trovate in Via San Calocero, 3 Milano.

Web: http://hohmstreetyoga.com/  - MM SANT’AMBROGIO/SANT’AGOSTINO

 

Namasté,

 

Vittorio Pascale

 

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

 

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Direttore Responsabile
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Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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