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Dal 10 gennaio all’1 febbraio 2015 presso Spazio Oberdan, Fondazione Cineteca Italiana verranno proiettati tutti i film di Xavier Dolan.

L'evento XAVIER DOLAN – 4 ANTEPRIME, è una rassegna dedicata al giovanissimo e talentuoso regista, che a soli 25 anni ha già diretto ben cinque lungometraggi. I suoi film sono stati tutti presentati a festival prestigiosi come quelli di Cannes e di Venezia. Xavier Dolan è anche sceneggiatore, attore, montatore e costumista. La carriera del giovane canadese è, infatti, incredibile considerando la giovane età: il suo cinema utilizza una narrazione molto personale e complessa, un misto di interiorità pulsante e inquietudine emotiva. In tutti i suoi film traspare una fragilità di fondo, una sorta di infinita ricerca di se stesso che si manifesta spesso con oscillanti reazioni dei suoi personaggi, a volte dolcissimi, a volte irascibili e aggressivi.

"Mommy" è l'ultimo lavoro di Dolan e l'unico suo lungometraggio finora distribuito in Italia; per questo la Cineteca Italiana propone questa rassegna a lui dedicata, in cui si potranno vedere anche gli altri quattro film del regista canadese, tutti in versione originale sottotitolati in italiano: J’ai tué ma mère, Les Amours imaginaires, Laurence Anyways, Tom à la farme.

Programma:

  • Domenica 11 gennaio h 15 / Sabato 17 gennaio h 21.15 / Venerdì 23 gennaio h 21 / Giovedì 29 gennaio h 17

             Les Amours imaginaires - Anteprima

  • Sabato 10 gennaio h 17 / Giovedì 15 gennaio h 19 / Domenica 18 gennaio h 21.15 / Sabato 31 gennaio h 21.15

            J’ai tué ma mère - Anteprima

  • Sabato 10 gennaio h 20.45 / Martedì 20 gennaio h 16.30 / Sabato 24 gennaio h 21 / Sabato 31 gennaio h 16

            Laurence Anyways - Anteprima

  • Lunedì 26 gennaio h 16.30 / Venedì 30 gennaio h 21 / Domenica 1 febbraio h 14.30

            Mommy

  • Domenica 11 gennaio h 19 / Martedì 13 gennaio h 19 / Sabato 17 gennaio h 15 / Domenica 25 gennaio h 19 / Domenica 1 febbraio h 21.15

            Tom à la farme - Anteprima

INFO:

T 02.87242114 / Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. / www.cinetecamilano.it

MODALITÀ D’INGRESSO:

Biglietto d’ingresso: intero € 7,00

Biglietto d’ingresso ridotto per possessori di Cinetessera o studenti universitari: € 5,50

Proiezione pomeridiana feriale:  intero € 5,50, ridotto € 3,50.

Cinetessera annuale: € 6,00, valida anche per le proiezioni al MIC – Museo Interattivo del Cinema - e all’ Area Metropolis 2.0 – Paderno Dugnano.

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Trame minuziosamente intessute, sofisticata indagine psicologica, personale disposizione malinconica e melodrammatica. Epicentro e perno della sua opera cinematografica: la persona umana, i suoi desideri, le sue angosce.

A sei anni dalla sua morte, lo Spazio Oberdan decide di rendere omaggio al grande regista svedese con una rassegna di otto titoli integrali in edizione originale. Ad arricchire il programma sono stati inseriti due documentari inediti e un dettagliato backstage.

L’inaugurazione è prevista oggi, mercoledì 23 gennaio, verranno presentate tre opere in uncut version: alle ore 17 “Monica e il desiderio” (1952), alle 19 “La fontana della vergine” (1960), e alle 21 “Il posto delle fragole” (1957).

Giovedì 24, alle 17 “Sussurri e grida” (1973) e alle 19 “Sorrisi di una notte d’estate” (1955). Venerdì 25, alle 19, il documentario in anteprima “Liv & Ingmar: A Love Story” (2012) di Dheeraj Akolkar, con le testimonianze di Liv Ullmann e Bergman.

Sabato 26, alle 15 “Fanny e Alexander” (1982), il suo ultimo film realizzato per il grande schermo, insieme alla proiezione del backstage del regista stesso, e alle 21.15 “Il settimo sigillo” (1956).

Domenica 27, alle 15 “Monica e il desiderio”, e alle 18.45 “Persona” (1966), lavori in cui si intrecciano sperimentalismo e realismo.

Giovedì 31, alle 19, “Il settimo sigillo”, film che ottenne numerosi riconoscimenti, tra cui il premio speciale al Festival di Cannes.

Venerdì 1 febbraio, alle 17 “Sorrisi di una notte d’estate”.

Sabato 2, alle 15 “Persona”, alle 17 “Il posto delle fragole”, film grazie al quale ottenne l’Orso d’Oro al Festival di Berlino e il premio della critica al Festival di Venezia, e alle 21.15 “Sussurri e grida”, capolavoro riconosciuto a livello internazionale.

Domenica 3, alle 15 “Fanny e Alexander”, seguito dal backstage, e alle 21 “La fontana della vergine”, opera che gli valse il suo primo Oscar.

La chiusura è prevista per Mercoledì 6 con la proiezione de “Il settimo sigillo” alle 17 e alle 19 l’anteprima di “…But Film Is My Mistress” (2010) di Stig Bjorkman.

 

Spazio Oberdan

viale Vittorio Veneto 2

Milano

 Contatti:

02.77.40.63.16

 

Quando: Prima data: 23 gennaio 2013

dalle 17:00

 

TUTTE LE ALTRE DATE

 Prezzi:

€ 7; € 5,50 per possessori cinetessera € 5

“Chi ha ucciso Laura Palmer?”: era il 1991 quando su canale 5 viene lanciato il promo di una nuova serie tv, l’immagine che la annuncia è agghiacciante: il volto di una ragazza pallidissima, una cerniera le si chiude davanti perché è ormai cadavere. Twin Peaks rivela al pubblico italiano un mondo oscuro dove niente è come sembra. Una cittadina della provincia americana nasconde segreti terrificanti, e l’investigatore, chiamato ad indagare sull’omicidio della giovane studentessa, viene risucchiato in un mondo parallelo popolato di sinistre presenze. Atmosfere inconfondibili per chi lo ama, ma forse non molti sanno che dietro quella serie tv divenuta culto c’è la mente geniale di David Lynch, regista americano classe ‘46, arrivato al successo internazionale con Mulholland Drive, Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 2001. Il film, nato come pilota di una nuova serie tv, ha una trama che scardina tutti i normali riferimenti del racconto al cinema. Protagoniste due donne, un’attrice e un’aspirante attrice arrivata a Hollywood con il sogno di entrare nel mondo del cinema, ma le loro identità non rimarranno identiche fino alla fine della pellicola. A chi guarda, appare a un certo punto una realtà del tutto diversa, dove è sempre più difficile segnare un confine tra allucinazioni, incubi e vita vera; dove creature mostruose e indefinibili irrompono all’improvviso sullo schermo senza alcuna apparente funzione narrativa. Non basta vedere una sola volta Mulholland Drive se si cerca ad ogni costo di imprigionare in schemi razionali la storia; tentazione irresistibile per uno spettatore abituato a spiegare tutto, al cinema come nella vita. Altra cosa, è invece vivere un’esperienza visiva e lasciarsi trascinare dal regista in una dimensione che sfugge al controllo della mente, che racconta una città, Los Angeles, e le sue sfumature più oscure e controverse. Perché dietro la dorata patina hollywoodiana si agitano inquietudini profonde, e sono le donne a incarnarle in Mulholland Drive, ma non solo: le figure femminili attraversano tutto l’immaginario cinematografico lynchano, così come i luoghi-non luoghi, fatti di immagini astratte e di paesaggi dal respiro esistenziale, e gli oggetti simbolo che segnano il passaggio dall’onirico al reale con la precisa volontà di fondere e confondere i due piani. Difficile per Lynch trovare nel corso della sua carriera produttori in grado di sposare il suo universo creativo che da candidato all’Oscar The Elephant man, passando per Velluto blu, Fuoco cammina con me e Strade perdute, assumerà un’identità ben definita, pur nella continua fatica della ricerca di finanziamenti. Fino alla provocazione, accolta con prevedibile entusiasmo da una critica stanca di visioni oniriche, di Una storia vera, pellicola con una trama lineare e ispirata ad una vicenda reale, che risponde ai detrattori del regista, accusato di non aderire ai tradizionali canoni del linguaggio filmico, di sfuggire ad ogni costo dalla costruzione del significato. E’ l’istinto a muovere nei suoi film i legami tra immagine e parola, espressione dell’inconscio tormentato e irrisolto dell’epoca postmoderna, dove niente è risolto. E interpretare una storia significa, allora, trovare non uno, ma infiniti orizzonti di senso, con una libertà che diventa per Lynch la vera esperienza cinematografica, spinta fino all’assenza totale di un copione nel suo ultimo lungometraggio, Inland Empire - L’Impero della mente, presentato al Festival di Venezia nel 2006. Ancora una volta femminile e mistero, labirinti dell’anima aperti sul nuovo millennio, in attesa della prossima visione.

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