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“Una commedia che non fa ridere e basta, ma getta uno sguardo nuovo sulle relazioni di coppia dove l'amore fa rima con ossessione per il cibo: il tutto da un'inedita prospettiva gastrointestinale”. Questa la definizione che l'attore e regista palermitano Giuseppe Tantillo dà del suo nuovo spettacolo Senza glutine, in scena al Teatro Filodrammatici di Milano dal 19 al 24 marzo

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Il turista” di Bruno Fornasari, dopo il travolgente successo della scorsa stagione, torna al Teatro Filodrammatici di Milano.

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Al Teatro Filodrammatici di Milano va in scena Novecento, uno straordinario spettacolo del grande Alessadro Baricco e con Eugenio Allegri.

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Al Teatro Filodrammatici di Milano, dal 14 al 19 febbraio, avremo l'occasione di assistere ad uno spettacolo unico, per farci innamorare, o frose no.

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Il Teatro Filodrammatici ha in programma una stagione 2016/2017 ricca ed emozionante per festeggiare i suoi 220 anni di storia.

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Modern Family 1.0 al Teatro Filodrammatici a Milano in occasione della Pride Week 2016, Giovanna Donini firma lo spettacolo con Annagaia del duo Le Brugole.

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Mercoledì, 30 Aprile 2014 23:26

Vivian Maier, l’artista che amava mentire

A volte succede che la fama e il successo non interessano, che non essere riconosciuti per strada quando si crea e si fa arte risulta più proficuo, interessante e affascinante di una copertina su una rivista o un articolo sul giornale.

Perché a volte fare arte implica mistero, trasformismo, segreti e anche bugie.

Vivian Maier aveva deciso di fare della sua vita un palcoscenico nascosto dove la sua arte sarebbe stata celata attraverso i suoi innumerevoli travestimenti, il suo lavoro da baby sitter in casa di famiglie agiate, il suo falso accento francese e la sua noncuranza nell’interpretare ruoli e personaggi. Solo così Vivian sapeva di poter sperimentare tutte le mille sfaccettature delle forme artistiche in cui amava cimentarsi. Prima di tutto la fotografia. Intensa, realistica, cruda eppure modificata dal suo genio, dalla sua percezione sconfinata della realtà circostante.

Raccontare per immagini è qualcosa di estremamente suggestivo e affascinante. Lo sanno tutti i maggiori fotografi ma lo sanno anche i più grandi registi. E dalla fotografia al cinema il passo è quasi inesistente. Così Vivian Maier sperimenta anche forme di cinema personali, scrivendo sceneggiature e storie e dando vita a particolari documentari di cronaca, anche questi smitizzati nella loro durezza e modificati come reportage ironici.

In poche parole tutto un mondo creativo che fa di Vivian Maier una delle artiste più complete della sua epoca.

Ma chi è Vivian Maier e come mai nessuno o quasi ne ha mai sentito parlare fino a ora?

Sicuramente Vivian non voleva che si parlasse di lei e non voleva essere famosa per cui aveva inventato un escamotage dietro l’altro per rendersi invisibile e per celare a tutti la propria arte.

Però la vita è strana, piena di coincidenze inspiegabile e forse meno prevedibile di quanto si pensi.

Così succede che un giovane filmaker con la passione per la fotografia, John Maloof, trova in un mercato delle pulci di Chicago una scatola piena di negativi non ancora sviluppati. La compra, sviluppa le foto e si imbatte nella vita e nell’arte di Vivian Maier. Donna poliedrica e artista nascosta. Persona dura e riservata ma anche ironica e visionaria.

Ne nascono una mostra di grande successo e ora un documentario in proiezione nella sale italiane.

Alla ricerca di Vivian Maier così diventa l’unico modo per avvicinarsi a questa artista, morta nel 2009, e che ha desiderato rimanere nascosta per tutta la sua vita.

Ma soprattutto vuol dire avvicinarsi alla sua arte e al suo mondo onirico e fisico insieme.

Non sapremo mai cosa penserebbe Vivian di tutto questo tardivo successo e di questa fama postuma e questa in realtà è la domanda primaria che ci si dovrebbe fare scoprendo Vivian Maier.

 

 

 

Pubblicato in 16mm

E’ facile pensare a Moncler limitandosi all’idea di un piumino, che diciamocelo, non è proprio uno uno degli stilemi della chiccheria! Ma se guardiamo poco oltre è facile scoprire come la Maison rappresenti in realtà una piccola avanguardia in termini di stile e materiali. La collezione Moncler Gamme Bleu P/E 2013 uomo lascia spazio all’interpretazione e soprattutto ad uno stile, che, come il clima si rivela di fatto versatile. E’ più difficile per un maschietto risultare elegante senza però perdere quel pizzico di sport soul che è insita nel DNA. Tutto questo porta spesso a conseguenze “estreme”, sia da un lato, che dall’altro. E così si finisce per sembrare fighetti se ci si lucida troppo o privi di gusto se ci si trascura! Un filo sottile! Proprio su questo filo si pone la Gamme Bleu che rende omaggio al mondo della vela con una collezione che unisce l’anima sportwear di Moncler all’haute couture hand mate.

 

Quello che salta agli occhi di questa collezione è senza dubbio una nuova idea di principe, o di principi, che non sono affatto azzurri, ma tecnici. Tecnici come i tessuti impermeabili frutto dell’expertise Moncler. Dimentichiamo il cavallo, quest’estate il principe arriverà in barca a vela, con mantella di nylon impermeabile come il cappello marinière. Capi davvero lontani dalla banale idea di un piumino! Ne risulta un uomo fresco, disinvolto che sa essere sportivo e chic nello stesso momento, un uomo senza patria, non riconducibile, nuovo. Compaiono colli alla marinara e calzoncini corti con calzini sotto il ginocchio, abbinati genialmente a capi classici sartoriali, come trench, cardigan, polo e completi “bon ton sport” a quadretti Vichy. Tutti attraversati dai codici tipici dell’abbigliamento nautico come le cuciture nastrate e i dettagli ispirati allo spinnaker. La gamma cromatica della collezione va dal total white look al “black tie”, entrambi mescolati al rosso e al blu in un gioco di esuberanti contrasti che si accentuano nei look in bianco e nero con un tocco di “giallo cerata”.

 

Strano pensare come l’eleganza possa nascere dal concetto di sport, apparentemente filosofie distanti, si nutrono in realtà di una complementarità affascinante. Quello proposto è un uomo simpatico, soprattutto ironico, che si diverte e sa giocare restando pur sempre elegante. E’ questo il concetto biologico di Moncler, azienda fondata nel 1952 da René Ramillon, artigiano di attrezzature da montagna francese. Il nome Moncler è l'acronimo della località Francese Monestier de Clermont, nei pressi di Grenoble, dove l'azienda è stata fondata. Oggi Moncler propone interpretazioni inedite del concetto di piumino, e va ben oltre! Come un autentico luxury brand, ha esteso i suoi  confini. Oggi il nome Moncler è il brand core di una serie di marchi che differenziano l’offerta merceologica della Maison. Alla quale si affiancano altre linee come la Gamme Rouge,linea femminile fondata nel 2006 e inizialmente disegnata da Alessandra Facchinetti. Attualmente la linea è passata alla direzione artistica di Gianbattista Valli. Gamme Rouge propone giochi di volumi e proporzioni, impreziositi da ricami e manifatture davvero sofisticate.

 

Per quanto riguarda la linea maschile Gamme Bleu, è stata fondata nel 2009 e affidata alla direzione di Thom Browne. Designer americano di grande successo che disegna parallelamente un’altra linea che porta il label Browne. Dal primo fashion show la linea è stata sempre presentata a Milano durante la settimana della moda maschile. Le locations  e le ideazioni delle sfilate hanno sempre posto un accento sull’ironia e sul concetto di sport, come un campo da tennis o una piscina coperta oppure una pista da sci artificiale. Thom Browne era trall’altro un nuotatore, questo amplifica e chiarifica ancora di più quanto nella storia di questa azienda possa essere implicita l’idea dello sport. Le favole si aggiornano e le corone vengono rimpiazzate da un sorriso. Esiste un tempo per sognare e un altro per giocare. Ma la bellezza è per sempre.

 

Pubblicato in Lifestyle

Il 18 aprile gli EELS si esibiranno all'Alcatraz di Milano.

 

Gli EELS sono schizofrenia pura. Mark Oliver Everett (Mr E)  ci ha messo sette anni per sfornare un concept album nel 2007, salvo poi pubblicarne uno in dieci giorni "per sfogarsi". Così tra montagne russe creative, quartetti d'archi e concerti nei conservatori, Mr E torna nei club con la sua “formazione rock” per presentarci la sua ultima fatica “Wonderful Glorious”, 26 tracce (26!), un acquerello della schizofrena di Mr E, tra ballate e tirate mid rock che fanno ben sperare sullo stato di salute del rock alternativo.

 

Così, dopo aver realizzato, da solo, tra il 2009 e il 2010, una vera e propria trilogia di dischi (“Hombre Lobo”, “End Times” e “Tomorrow Morning”), la traiettoria eelsiana sposta il baricentro dall'introspezione all'attitudine rock, un po’ come era accaduto un decennio fa con “Shootenanny!”. Cambia anche l'ambiente: non più lo scantinato solitario, ma uno studio di registrazione con i suoi fidati musicisti che l'accompagnano in tour. Il risultato è un contenitore di rock-blues dal sapore '70, spesso episodi costruiti intorno a poco più di un riff. Ma non solo, ci sono le ballate così intimiste e cariche, come “I Am Bulding A Shrine” dove MR E si pronuncia nell'elegia delle piccole cose, quelle da portare con se, giù nella fredda terra”. Come un barlume di eternità nella nostra gloriosa e meravigliosa vita.

 

Pubblicato in Musica

Scatolabianca è una realtà riconosciuta a livello nazionale, rivolta alle Arti Contemporanee, alla formazione e alla cultura. Opera con frequenza sempre più crescente in tutto il territorio e in importanti capitali europee e internazionali. Ha come protagonisti la critica e curatrice Martina Cavallarin direttrice artistica di scatolabianca, Federico Arcuri Art Director, Roberta Donato PR &comunicazione, l’artista Gianni Moretti Coordinamento progetti.

Via Curiel 8 è un film d’animazione che nasce dalla collaborazione delle autrici e illustratrici Mara Cerri e Magda Guidi: un cortometraggio in animazione della durata di 10 minuti. La storia del film è tratta dal libro illustrato Via Curiel 8 di Mara Cerri, pubblicato nel febbraio 2009 dalla casa editrice romana Orecchio Acerbo e descritto sulle pagine della rivista “Lo Straniero”, diretta dal critico Goffredo Fofi, come “un racconto per immagini armonico e speculare. Di grande economia e di massima tensione simbolica, secondo un’idea di magico oggi sempre più rara, per via della sua delicatezza e profondità e della sua capacità di andare oltre il reale verso un’idealità insolita”.

Il film è una co-produzione franco-italiana ed è stato realizzato secondo la tradizionale tecnica del cinema d’animazione: più di 4000 disegni originali, dipinti a mano nell’arco di due anni dalle due autrici.

Come descritto dal critico cinematografico Federico Rossin, il film è “bello perché fragile, delicato come un sogno, misterioso come una visione, leggero come una folata di vento, malinconico come una carezza ricordata”. “La seconda volta che ho visto il film mi sono fatto prendere dai buchi narrativi, da tutto ciò che non dite, non mostrate, non raccontate. E la testa parte davvero a costruire infinite altre immagini, a cercare ai lati dello schermo quello che non c’è, a immaginarsi cosa è accaduto/potrebbe accadere/non accadrà mai”: così descrive le sue sensazioni Emilio Varrà, presidente dell’Associazione Culturale Hamelin di Bologna.

La mostra rimarrà fino al 5 aprile 

Sono esposti numerosi disegni originali che compongono il corto, selezionati e disposti in sequenze progressive che svelano e raccontano il movimento dei personaggi nelle sbavature e nella stratificazione del colore, alcune pitture in tecnica mista su tavola che ritraggono e rielaborano personaggi e scene del film e a coronamento della mostra viene proiettato in loop il film Via Curiel 8, nella sua versione definitiva.

Mara Cerri nasce a Pesaro nel 1978. Si diploma all’Istituto Statale d’Arte/Scuola del Libro di Urbino, nella sezione Cinema d’animazione, e frequenta successivamente il Biennio di Perfezionamento in Cinema d’animazione. Nel 2003 inizia a lavorare come illustratrice di libri per ragazzi, collaborando con diverse case editrici italiane (Orecchio Acerbo, Fabbri, El, Emme, Carthusia, Fatatrac) e straniere (Grimm Press, Milan). Espone presso le biennali internazionali d’illustrazione di Bologna, Bratislava e Lisbona. Pubblica i suoi disegni su riviste e quotidiani, tra cui Il Manifesto, Internazionale, Carta. Nel 2008 riceve il Premio “Lo Straniero”, assegnato dall’omonima rivista di arte, cultura e società diretta da Goffredo Fofi, con la quale ha un rapporto continuativo. Collabora con l’agenzia americana Riley Illustration, realizzando illustrazioni per riviste e pubblicità.

Sempre nel 2008, inizia a lavorare a Via Curiel 8, la storia per un albo illustrato di cui è autrice unica (illustrazione e testi) e che sarà pubblicato dalla casa editrice Orecchio Acerbo nel febbraio 2009. Nel frattempo, realizza un progetto filmico dallo stesso soggetto, che vince il Premio della Giuria e il Premio Arte France al prestigioso Festival d’Animazione di Annecy (Francia).

Dal settembre 2009 al settembre 2011 collabora alla realizzazione del film con l’autrice di cinema d’animazione Magda Guidi, realizzando più di 4000 disegni dipinti a mano. Nel dicembre 2011, il film Via Curiel 8 vince la sezione Corti Italia del Torino Film Festival. Ha realizzato il video per lo spettacolo di teatro danza “You and me and everywhere”, una collaborazione con la regista performer Mara Cassiani . Lo spettacolo ha visto il suo debutto durante il Festival Santarcangelo dei Teatri 2012, con il sostegno di AMAT e L’Arboreto-Teatro Dimora.

Magda Guidi nasce a Pesaro nel 1979. Si diploma all’Istituto Statale d’Arte/Scuola del Libro di Urbino, nella sezione Cinema d’animazione e frequenta, successivamente, il Biennio di Perfezionamento in Cinema d’animazione. In seguito realizza alcuni cortometraggi animati, selezionati in numerosi festival italiani e internazionali: Sì, però... (2000) 2° premio al Pesaro Film Festival del (sezione “L’attimo fuggente”) e 2° premio a Videocinema di Pordenone del 2001; “Nuova identità” (2003), videoclip per la band italiana Tre allegri ragazzi morti, premio della giuria a Videozoom di Tornaco (NO) 2003; Ecco, è ora (2004), gran premio “Castelli Animati” di Roma 2004.

Nel 2005 disegna una sequenza in animazione per il cortometraggio "Il nano più alto del mondo", diretto da Francesco Amato e prodotto dal Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Nel 2009, insieme ad Andrea Petrucci e Sergio Gutierrez, realizza un film d’animazione di 45 minuti per lo spettacolo teatrale L’ultima volta che vidi mio padre, per la regia di Chiara Guidi (Socìetas Raffaello Sanzio).

Camilla Falcioni nasce a Bournemouth (GB) nel 1976. Si laurea in Conservazione dei Beni Culturali all’Università degli studi di Bologna, sede di Ravenna. Dal 2004 al 2009 coordina l'ufficio di Pesaro di Arthemisia, societa' leader nell'ideazione e produzione di mostre ed eventi culturali.

Dal 2010 è responsabile dell’ufficio stampa e promozione di Fondazione Pescheria-Centro Arti Visive di Pesaro. Si occupa di organizzazione eventi e convegni e collabora con Mara Cerri e Magda Guidi da gennaio 2012.

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