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È iniziata ieri la fashion week milanese e con lei, l’iniziativa promossa da Depurativa: fino al 29 febbraio, con la sua delivery bike, porterà freschezza tra tutti i fashion addicted che parteciperanno alle sfilate meneghine.

Tra i luoghi prediletti, quelli scelti dagli stilisti più esclusivi, come Antonio Marras, Armani, Bottega Veneta, Dsquared2, Jil Sander, Tod’s e molti altri; location esclusive dove potrete fare il pieno di energia grazie ai succhi detox Depurativa.

Start-up innovativa, con sede a Milano, ma dall’anima internazionale come quella della sua founder Sandra Nassima. La dieta detox nasce oltreoceano e basa i suoi principi sull’assunzione di succhi biologici dalle proprietà naturalmente benefiche; una volta giunta in Italia poi, l’attenzione alla saluta ed all’equilibrio dei componenti, hanno fatto il resto.

La tendenza che propone Depurativa non è solo alimentare, ma si propone come un vero e proprio stile di vita, teso al benessere del corpo e dello spirito. In tal caso, la scelta dell’utilizzo di una delivery bike, per promuovere l’iniziativa, non è per nulla casuale: la bicicletta è l’emblema di uno stile di vita sano e olistico.

I succhi detox di Depuravita sono perciò l’ideale per rimanere sempre in forma e sentirsi rigenerati durante queste giornate dedicate alle eccellenze della moda.

INFO: Dal 24 al 29 febbraio 2016 (MFW) Depurativa – succhi detox250 ml € 5,00 a bottiglia

www.depurativa.it

DEPURATIVA - GALLERY - NEROSPINTO

A Palazzo Reale oltre 80 Capolavori dal Centre Pompidou di Parigi, opere dei più celebri scultori e pittori del XX secolo che raccontano un periodo fondamentale dell'evolversi del genere del "ritratto" nella storia dell'arte figurativa. A sconvolgere e mutare di continuo la rappresentazione della figura umana si possono citare diversi avvenimenti essenziali, suggeriti dallo stesso Michel Bouhours, conservatore del Centre Pompidou e curatore di questa splendida mostra. Questi sono: l'invenzione della psicoanalisi, l'esperienza dei regimi totalitari e l'annullamento dell'individuo nei campi di concentramento, la nascita della fotografia, la cui forza prorompente generalizzava e sconvolgeva quel che fino ad allora si era considerato arte. E ancora si può citare l'immaginario collettivo massificato e spersonalizzante generato dai media e le avanguardie, con la prorompente spinta all'astrazione che l'arte andava sviluppando. "Tutto pare" - scrive Bouhours, - "concorrere all'idea dell'arrivo in un mondo senza più volti. E nonostante questo, cresce all'epoca una sorta di frenesia a farsi fare il ritratto, come per far entrare se stessi in una vertigine di ubiquità e di istantaneità dettate dai media contemporanei: l'immagine della propria immagine si è imposta".

Il ritratto non è scomparso con l'arte moderna quindi, al contrario è stato rielaborato in maniera personale da grandi maestri come Matisse, Picasso, Bacon. L'esposizione dunque esplora la ricerca sulla figura, protagonista delle innovazioni del XX secolo attraverso lo studio dei volti umani e delle forme, con opere di Constantin Brancusi, Max Ernst, Joan Miró, Fernand Léger e sculture di Matisse e Derain. Marca il confine tra ritratto e composizione, includendo opere di De Chirico, Baselitz, Bacon, Picasso e Alberto Giacometti e chiude con l'evoluzione della ritrattistica dopo l'affermazione della fotografia e il monopolio della raffigurazione realista da parte della forma d'arte "emergente", attraverso opere di Tamara de Lempicka, Errò, Elizabeth Peyton.

 

Sono sette le tematiche fondanti: I misteri dell'anima, L'autoritratto, Il volto alla prova del formalismo, I volti in sogno, Il Surrealismo, L'impossibile permanenza dell'essere, Dopo la fotografia, La disintegrazione del soggetto. La mostra è un evento spettacolare perché non capita tutti i giorni di ammirare in un'unica occasione i capolavori di Picasso, i colorismi di Matisse, le suggestive intimità di Modigliani, le astrazioni di Miró, le composizioni di De Chirico, gli smembramenti e le deformazioni di Bacon. Gli artisti entrano in un muto dialogo tra loro mettendo in relazione l'analisi e la ricerca geometrica sui volti, il gioco delle forme, lo sguardo all'interiorità, la sintesi e la scomposizione, la trasformazione e lo smembramento. Il tutto in un muto gioco di introspezioni, astrazioni e disfacimenti, che riportano le avanguardie storiche all'antico splendore ed indagano il complicato rapporto dell'uomo con se stesso e con la propria immagine. 

Milano, Palazzo Reale

Dal 25 settembre 2013 al 9 febbraio 2014

Lunedì: 14.30-19.30

Dal martedì alla domenica: 9.30-19-30

Giovedì e sabato: 9.30-22.30

Per informazioni: www.ilvoltodel900.it

L’esplorazione del nudo rimane uno degli argomenti preferiti per filosofi, artisti e soprattutto fotografi. Nel panorama delle personalità di spicco in questa disciplina emerge il finnico-statunitense Arno Rafael Minkkinen, nato a Helsinki nel 1945 ed emigrato in USA all’età di sei anni. Dopo la laurea in Letteratura Inglese inizia a scattare degli autoritratti intorno al 1971 durante uno stage in una agenzia pubblicitaria di New York. Nel 1974 ottiene il master in fotografia e da quel momento diventa insegnante di arte, design e fotografia senza mai abbandonare la sua vera ossessione: lo studio del corpo umano unito alla natura, il rapporto misterioso e affascinante tra la figura dell’uomo in relazione al “landscape”, il paesaggio naturale. Il corpo inteso come protagonista, centro nevralgico del palco dell’esistenza, sapientemente studiato e messo in scena per creare composizioni visive dove la ricerca formale, la scomposizione della luce e il paesaggio concorrono a creare un unico grande elemento: lo scatto fotografico. Come ogni grande artista Arno Rafael Minkkinen elabora la sua tecnica e sceglie il suo tratto distintivo: è il bianco e nero per ogni sua immagine. Foglie, alberi, erba, fiumi e laghi si fondono in un panismo primordiale con il corpo, quasi sempre maschile, per dar vita ad un unico respiro: con il battito del cuore dell’uomo la natura vive e si anima, facendo sentire talvolta la sua potenza, talvolta la sua grazia e delicatezza, talvolta con il fragore di una cascata, talvolta col cadere di un petalo di ortensia. Il chiaroscuro spesso valorizza i soggetti, sia umani che naturali, lo stesso Minkkinen è spesso protagonista delle sue fotografie.

Per avere più notizie di questo artista è possibile trovare nelle librerie uno dei suoi scritti più famosi : “Body land: body land” del 1999 edito da Smithsonian Books, oppure “Balanced equation” del 2011, edito da Lodima Press.

Forse uno degli artisti più controversi che la storia mondiale ricorda nell'ultimo secolo. Un artista che ha sconvolto molti con fotografie a dir poco provocatorie e che ha lasciato un segno indelebile, seppur breve, nelle generazioni a venire.

Robert nasce nel 1946 da una famiglia cattolica, crescendo con altri 5 fratelli; sin dall'adolescenza capisce che le sue attenzioni sessuali non sono rivolte al sesso femminile e questo lo porta, con gli anni, ad osservare e a vivere il mondo del sadomaso americano. Siamo nella metà degli anni 60, l'artista non ha nemmeno 20 anni e si rifiuta di accettare le sue inclinazioni; conosce Patti Smith e i due diventano amanti. Questo rapporto sarà forse il più importante della vita dell'artista e lo accompagnerà fino alla sua morte, nel 1989. Le conoscenze che fece negli anni delle rivoluzioni studentesche e delle lotte per liberare l'omosessualità lo portarono a produrre i suoi primi scatti; tra questi è doveroso menzionare la copertina del primo album di Patti, "Horses".

La sua fama crebbe grazie a curatori che lo finanziarono e al suo storico amante, Sam Wagstaff, che gli permise un diverso stile di vita e gli regalò la sua Hasselblad, con la quale immortalò celebrità come Arnold Schwarzenegger, Iggy Pop, Andy Warhol e molti altri e con la quale produsse la sua opera più controversa, "The X Portfolio", una serie di fotografie sadomaso tra le quali un autoritratto con una frusta tra le natiche.

La potenza comunicativa delle opere di questo artista è sconfinata; che si parli di fotografie del copro nudo, di still life, di paesaggi o di ritratti di bambini la purezza e la perfezione sono innegabili. Si può forse affermare che la perfezione sia stata una regola per ogni suo scatto; bianchi e neri quasi eterei, stampati al platino, che si spingono per cercare un punto d'incontro tra scultura e pittura.

Mapplethorpe morì da complicazioni conseguenti all'AIDS alla giovanissima età di 43 anni. Moltissimi fotografi e artisti in genere si sono dichiaratamente ispirati al suo lavoro nel corso dei decenni successivi alla sua morte; continuano anche oggi.

La Robert Mapplethorpe Foundation gestisce le sue opere e promuove la lotta contro l'AIDS. Una famosa esposizione è stata organizzata a Firenze nel 2009; le fotografie dell'artista sono state esposte assieme ai capolavori di Michelangelo nella galleria dell'Accademia.

Loretta Fiore (liberamente ispirata da Francesca Woodman)

Tutto ciò che siamo e ci sentiamo dentro ha un riscontro all’esterno, a livello di immagine e di postura: fisico e psichico sono sempre strettamente connessi. Questa è Loretta Fiore classe 1974, laureata in scienze economiche e bancarie, che a partire dal suo incontro con la fotografia digitale comincia ad autoritrarsi e attraverso gli autoritratti si ripara, si cura.

Fotografia e terapia, che rapporto hanno nel tuo percorso creativo? Spesso sono la stessa cosa. La fotografia allevia sempre ogni mio stato d’ansia, in tanti casi ha curato; per la Woodman, ad esempio, credo non sia stato così, ho la sensazione che lei abbia sempre lavorato sulla sua morte.

Cosa racchiude un autoritratto? Un autoritratto può essere tante cose: dalla pura rappresentazione all’interpretazione di sé. L’intenzione è quasi sempre buona, anche se devo ammettere che, a volte, mi sono messa davanti alla mia Nikon solo per avere la conferma della mia esistenza.

Che rapporto hai con il tuo corpo e con l'ambiente che ti circonda? Non so rispondere con le parole, la risposta a questa domanda è nei miei autoritratti. Direi conflittuale, se non fosse così banale.

La componente grafica e le texture, spesso presenti nei tuoi scatti, come nascono e quando entrano a far parte del tuo pensiero? Le varie componenti grafiche e le textures sono state fondamentali, specie all’inizio, per definire il mio mondo. Volevo far capire al primo sguardo che eravamo in una dimensione solo parzialmente reale e mi sono accorta che quello era un metodo molto efficace per farlo.

Con l'avvento degli smartphone, l'autoritratto ha ancora il suo significato, o ha lasciato spazio al puro esibizionismo? Per quanto riguarda me, per ora l’autoritratto è messo un po’ da parte, al di là dell’arrivo degli smartphone e di instagram etc etc. Ora come ora la sfida sta nella intenzionalità dello scatto e nella progettualità che ne deriva. Non ho più bisogno del mio corpo davanti alla macchina fotografica per esprimermi, riesco a vedere me stessa in una delle mie tante dimensioni, anche se mi affaccio alla finestra di casa mia, o nella metropolitana, o davanti un caffè, a quel punto basta scattare.

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Autoritratto
Il prossimo tema sarà l'interpretazione del corpo come figura statuaria. Segnalaci la tua foto: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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