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Stories tra i protagonisti del WHITE WSM digital|||

Quest’anno il focus è sulla moda sostenibile e l’artigianalità evoluta: Stories va in scena con WSM Fashion Reboot dal 16 al 18 gennaio 2021 durante la Milano Fashion Week Men’s Collection

Per Natale arriva il vino "parlante" di Varvaglione1921|||

Una linea dedicata al Natale per i vini firmati Varvaglione1921, dal concept pop e interattivo: l'etichetta, infatti, diventa "parlante", ovvero personalizzabile da chiunque con i proprio pensieri e messaggi d'auguri, per un Natale speciale

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Patatas Nana lancia i "Fiammiferi": un tuffo nel passato per approdare al futuro della snack culture, nel segno della sostenibilità.

Stories, il brand sostenibile 100% Made in Italy protagonista anche a Venezia|||

Stories è il brand di moda italiano protagonista anche alla 77a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia che vuole essere parte di un cambiamento globale: i valori della sostenibilità vengono espressi attraverso i tessuti 100& Made in Italy, i filati, il packaging e la Stories' House, la nuova location dai sistemi sostenibili.

 

 

 

 

 

 

Se non si fosse visto un affascinante e irresistibile Johnny Depp affiancare un’elegante e disincantata Juliette Binoche in un commercialissimo e ben fatto film come Chocolat l’ultima fatica di Lasse Hallstrom sarebbe considerata una pellicola estremamente riuscita e romantica.

Invece, quell’abile regista forte del successo internazionale della prima commedia ha deciso di replicare e confezionare un film fotocopia di Chocolat e darlo in pasto ai nuovi spettori confidando sulla poca conoscenza dei più giovani e sulla scarsa memoria dei più adulti.

È certamente, i due lavori dello stesso regista appaiono proprio uguali. L’identico anche se non stesso paesino della Francia dove la comunità è piccolissima, lo stesso schema del protagonista arrivato da fuori e che ha dei segreti e un passato da nascondere e difendere e lo stesso antagonista che alla fine deve capitolare di fronte al talento del nuovo arrivato e alla benevolenza riservata allo stesso dai compaesani affascinati oltre ogni modo dai manicaretti e dalle buone maniere dello straniero. Insomma, carta carbone pura per realizzare opere cinematografiche uguali.

Eppure, in maniera del tutto incomprendibile, Hallstrom sembra fare centro ancora una volta e gli spettatori di Amore, cucina e curry si lasciano letteralmente incantare dalla storia dello sfortunato Hassam che lascia l’India dopo un evento tragico e luttuoso capitato alla sua famiglia, si trasferisce a Londra e poi approda nel piccolo paese francese.

Il giovane e suo padre aprono dal nulla un ristorante indiano, dove aleggiano profumi, odori e sapori di una terra lontana, e qui stringono amicizie, rafforzano rapporti con i compaesani e si ricostruiscono una nuova e meritata vita.

Il locale va così bene che attira anche le invidie e le rivalità della proprietaria dell’altro ristorante locale, un raffinato posto quotato dalla guida Michelin.

Sembrerebbe non esserci storia tra i due ristoranti ma Hassam non si scoraggia perché è bravo nel suo lavoro e sa come rapportarsi alle persone, anche con la scorbutica titolare del locale stellato con cui ingaggia una piccola ma stimolante competizione ai fornelli tra salse raffinate e francesissime e verdure piccanti e speziatissime.

Alla fine del film agli spettatori non importa nulla dei vincitori o dei vinti perché si sono divertiti e appassionati alla storia e soprattutto hanno assaggiato insieme ai protagonisti tutti i manicaretti presentati sequenza dopo sequenza, anche se in maniera solo virtuale.

Per cui, bravo Hallstrom ancora una volta.

 

 

Antonia del Sambro

 

 

 

Si potrebbe pensare che Hitchcock, il film di Sacha Gervasi, sia una celebrazione dell'indiscutibile talento del maestro della suspense e di Psycho, il suo film più clamoroso.

Nulla di più sbagliato.

 

La pellicola verte sui dubbi, i turbamenti, le difficoltà emotive e pratiche affrontati dal regista in un periodo specifico della sua vita, i suoi 60 anni ed il vertice della propria carriera (dopo il successo eclatante di Intrigo internazionale), in cui la fiducia nelle proprie capacità e nel proprio talento vacillano, o quantomeno vengono messe in discussione.

 

È un Hitchcock dalle mille ossessioni quello presentato sullo schermo, un uomo tanto legato alla moglie, quanto distolto dalle mille tentazioni cui non riesce a sottrarsi: il lusso, il buon cibo, l'alcol e le bionde attrici dei suoi film, sulle quali sfoga il proprio voyeurismo.

 

Sono proprio quelle debolezze ed insicurezze che lo inducono a prestare attenzione al romanzo di Psycho, un testo aberrato dalla società che tratta di incesto, istinti brutali, sesso e violenza, in cui il protagonista incarna in modo estremo pulsioni e frustrazioni che in parte coinvolgono lo stesso regista.

 

Il parallelo tra le due figure è reso molto bene dall'intrecciarsi di 3 diversi livelli narrativi lungo il dispiegarsi della storia: la commedia che affronta la vita sentimentale e professionale di Hitchcock, segnata profondamente dal legame e dal conflitto con la figura di Alma, la moglie e il cardine della sua vita; la trama di Psycho, resa a tratti dalle scene che ne mostrano la realizzazione in studio (peraltro fedelissime all'originale); ed un livello intermedio, sospeso tra sogni ed allucinazioni, in cui il regista dialoga e si confronta con Norman Bates, protagonista del libro, scoprendolo e scoprendosi.

 

Per realizzare la pellicola, disprezzata ed osteggiata da tutti (Paramount Pictures, giornalisti e, inizialmente, anche da Alma), Hitch è disposto a mettersi in gioco totalmente, sia sul piano finanziario -ipoteca la casa per autofinanziarsi-, sia su quello emotivo per raggiungere un traguardo che non è solo quello del successo economico, ma dell'affermazione di un talento che ancora brucia dentro di lui e non dev'essere dato per scontato.

 

Giunto al termine della produzione, non ancora del tutto soddisfatto del risultato, Hitchcock si rende conto che non è solo il suo ruolo a dover essere preservato, ma anche il suo rapporto con Alma, imperdibile supporto che lo ha sempre sostenuto nella vita, valorizzandolo come uomo e indirizzandolo nel lavoro, contribuendo praticamente alla riuscita dei suoi film.

Il suo intervento in sede di montaggio e la brillante intuizione di inserire la colonna sonora all'interno della scena più famosa del film, quella della doccia, salva l'esito materiale del film e il rapporto fra i due.

 

Il film di per sé non rappresenta un caso emblematico.

Indubbiamente il cast presenta attori di rilievo: Anthony Hopkins eccellente interprete, Hellen Mirren (nel ruolo della moglie), Scarlett Johansson e Jessica Biel come perfette bionde hollywoodiane, i quali interagiscono con estrema naturalezza, ma senza particolari virtuosismi.

 

La stessa trama non è particolarmente brillante: il punto di forza della pellicola è suscitare curiosità e interesse verso il mito del film di cui viene mostrato il making of, facendo leva su tanti piccoli dettagli che non possono sfuggire agli occhi degli appassionati.

Per un neofita del genere, Hitchcock è banalmente il racconto delle vicende che si snodano intorno al regista, ma per chi segue con passione il lavoro del maestro del brivido, il film si configura come un omaggio esplicito, un collage di citazioni che solo un esperto può cogliere, favorendo una lettura più ricca e approfondita del testo filmico.

 

L'impressione generale è che il film non si rivolga a tutti, ma parli ad una nicchia che può comprendere ad ogni livello di cosa tratta, un gruppo di pochi che, forte della propria passione, riscopra nuovamente l'amore per il cinema del grande maestro.

 

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