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All'orizzonte solo verdi colline e viali di cipressi: in questo paesaggio bucolico sorge Borgo Tepolini, un resort di charme gestito da Antonino De Pasquale e Giuseppe Quattrocchi.

Pubblicato in Hotel Experience

Stare seduti nascosti al buio, guardare le immagini che l'obiettivo, intrufolato oltre le porte chiuse, ruba ad attori compiacenti. La posizione dello spettatore ha sempre qualcosa di voyeuristico, se poi si tratta di un film erotico...

Ecco quindi dieci pellicole dal sapore piccante che si sono ritagliate per vari meriti e curiosità un posto nella storia del cinema.

1933, un industriale austriaco cerca di far scomparire tutte le copie del film girato dalla moglie. Il motivo? Per la prima volta un nudo femminile integrale fa bella mostra di sé sul grande schermo. Le grazie sono quelle di Hedy Lamarr, l'opera si chiama Estasi e racconta di una giovane insoddisfatta dal marito anziano, volgare e tutt'altro che focoso. Eva lo lascia per un ritorno alla natura presso la fattoria paterna, dove incontra il suo Adamo con cui si abbandona alla liberazione delle pulsioni in un'atmosfera di sensualità bucolica.

Italia, primissimi anni settanta: scandali e censure. Nel 1972 esce tra forti polemiche Ultimo tango a Parigi: il famoso panetto di burro rappresenta l'apice del rapporto, solo carnale, tra Paul e Jeanne, privo di sentimenti e di nomi, in un appartamento che lascia il mondo fuori. “Esasperato pansessualismo fine a se stesso”, con queste parole il film viene ritirato dalle sale, a dimostrazione di come la censura abbia ben compreso il senso della relazione tra i protagonisti, troppo scomodo e da cancellare.

Il censore è già intervenuto l'anno precedente, ma per motivi diversi, nei confronti di un altro maestro del cinema italiano: Pier Paolo Pasolini, che trasferisce le novelle del Decameron a Napoli, per la prima parte della sua Trilogia della vita. Qui il sesso assume un significato gioioso: mentre fuori infuria la peste nera, le novelle celebrano la vitalità ingenua e innocente dei corpi, che si fa beffa della morte. Libertà eccessiva per l'epoca: pellicola sequestrata.

Un effetto collaterale del Decameron è il proliferare dei “decamerotici”, film di infimo valore ma di grande successo per un pubblico guardone. L'ambientazione medievale offre possibilità narrative, quali avvenenti nobildonne oppresse da cinture di castità, mariti gelosi ed ottusi, stratagemmi contadini e clero di dubbia moralità.

Tra tutti il celebre Quel gran pezzo dell'Ubalda tutta nuda e tutta calda (1972), il cui livello poetico è interamente contenuto nella rima del titolo. La trama non è altro che una serie di pretesti per far spogliare Edwige Fenech e Karin Schubert, intervallati da gag piuttosto fiacche. Ma resta a suo modo un cult.

Nel 1974 arriva dalla Francia un altro notevole successo di pubblico, in confezione raffinata e patinata, Emmanuelle. L'immagine-manifesto di Sylvia Kristel nuda e svogliata su una sedia di vimini racchiude gli elementi del film: una giovane dagli occhi trasparenti, oziosa e insoddisfatta, che si apre alle emozioni offerte dal connubio erotismo-esotismo. L'attrice resterà poi imprigionata in un'inutile serie di sequel.

1975, Russ Meyer lo definisce “la sintesi di tutti i miei film”, è Supervixens: eccessivo e strabordante come le forme delle sue eroine, una sequela di scene di sesso e violenza tanto ingenue e inverosimili da risultare innocue, nel tipico stile cartoonesco del regista californiano, concluse da un significativo “That's All Folks!”. Pop e pulp.

L'anno successivo, a Cannes, i critici si entusiasmano per Ecco l'impero dei sensi, opera rigorosissima del nipponico Nagisa Oshima, che trae da una storia vera il tragico estraniarsi dal resto del mondo di due amanti in un susseguirsi ossessivo di rituali d'accoppiamento sempre più estremi, nel tentativo di impadronirsi letteralmente dell'altro. La macchina da presa aderisce ai corpi, mentre Thanatos, compagna di Eros, resta in agguato.

Ritroviamo l'eterno binomio Amore-Morte ne La legge del desiderio (1987), pellicola che decreta il successo in Italia dello stile trasgressivo ed eccessivo di Pedro Almodòvar, poi mitigato e maturato nel corso degli anni. Un intreccio di amori omosessuali impossibili ad altissimo tasso di passione, in cui ognuno è trascinato dalla legge che dà titolo al film, a partire dal protagonista Pablo, regista gay, evidente alter ego dell'autore.

Non è certo la sua opera migliore, ma è l'ultima (e Kubrick è sempre Kubrick), Eyes Wide Shut (1999). La coppia Cruise-Kidman viene messa a nudo, la solidità della loro relazione abitudinaria, scossa dall'esplorazione della trasgressione, reale o immaginaria che sia. Il sesso come apparenza, ma anche come turbamento, ritualizzato in una magistrale sequenza orgiastica con corpi privi di passione.

Per chiudere andiamo prima a Hollywood e poi torniamo in Giappone: non un intero film, ma tre sequenze leggendarie. Per la prima basta un accenno della voce di Joe Cocker, “Baby, take off your coat... real slow”, e subito si materializza l'immagine di Kim Basinger maliziosamente seminascosta da una tapparella: lo spogliarello più celebre del cinema, offerto agli occhi di Mickey Rourke. Stiamo parlando, naturalmente, di 9 settimane e ½ (1986).

Per la seconda, visto che lo spettatore è sempre un po' voyeur, ecco gli sguardi bramosi e i respiri sospesi dei detective che ispezionano l'accavallamento di gambe di Sharon Stone: il meglio di Basic Instinct (1992).

L'ultima scena è quella delle pratiche sadomaso di Ai (Miho Nikaido) in Tokyo Decadence (1991). Tratto dal romanzo Topâzu del regista e scrittore Ryu Murakami, la pellicola è un tuffo nei più estremi costumi sessuali nipponici, brutalmente mischiati allo squallore di una megalapoli in disfacimento.

 

Pubblicato in Cultura
Martedì, 11 Dicembre 2012 19:14

Beatrice Morabito

Artista Femmina, lavora e Desidera a Genova.

Che cos'è per te l'Erotismo, cosa significa? Che relazioni dirette o perverse assume con l'amore nella tua esperienza?

Io credo che l'erotismo sia fonte di vita, di espressività, di potenziale, di sublimazione necessaria, talora. Una spinta tale da portare molti artisti, e non, a creare per scaricare la propria tensione erotica, in un modo socialmente più accettabile.

Io credo sarebbe per me impossibile vivere senza la mia parte erotica: parte erotica come libido nel senso più ampio del termine, la libido Freudiana che con la sua potenza si oppone all'istinto di morte. La vita, il flusso, l'energia scambiabile e pregna di significati.

In rapporto anche alle tue attività artistiche, qual è il senso, tra i cinque, che utilizzi maggiormente per ricevere vibrazioni erotiche?

Sicuramente la vista: non per niente ho scelto come mezzo espressivo le foto, anche se non posso in realtà, prescindere anche dal tatto: le bambole che fotografo sono bambole erotiche nel mio immaginario e nelle mie mani hanno un peso, nel vero senso della parola; ho la percezione della loro presenza e senza questa percezione credo non riuscirei a fotografarle, sarebbero troppo esteticamente eteree per me. Poi ci sono io, con il mio peso fatto di carne, ossa, muscoli e la mia storia personale, che ha un peso psicologico. Immagine e propriocezione, questi sono i canali che credo usare maggiormente. Il desiderio passa attraverso i miei occhi e dai miei occhi alle mie mani e viceversa, come un cerchio chiuso ma apribile.

Quanto e quali tipo di pulsioni erotiche sublimi nelle tue attività artistiche?

"In talamo omnia licet": nell'erotismo maturo deve esserci un pò di tutti quegli elementi considerati perversi, dal sadismo al masochismo, all'esibizionismo e via dicendo. Credo che, essendo questi tre, i primi elementi pulsionali perversi che mi sono giunti alla mente, forse sono questi i più maggiormente rappresentati nelle mie foto.

Che cosa accende la tua fantasia erotica? Quale particolare  ti colpisce di più, eroticamente, in una persona del tuo stesso sesso, e in una del sesso opposto? Oppure si tratta di situazioni particolari? 

La mia fantasia erotica è accesa dai particolari, da un'imperfezione, da un ricordo. Nelle donne amo la bocca, la carne: mi piacciono le donne in cui ritrovo un pò me stessa, forse una forma matura di narcisismo, oppure donne totalmente differenti da me, ed allora in quel caso rimango affascinata dall'aspetto più androgino. Più difficile dire cosa accenda la mia fantasia riguardo un uomo: credo che allora la mia fantasia erotica sia più diffusa, più avvolgente, e si fermi su particolari senza permettere a nessuno di loro di sovrastare gli altri: le mani, la voce, la bocca, ma sopratutto la capacità di affascinarmi con il loro pensiero. Rimango una erotica sognatrice: un uomo deve sapermi raccontare delle storie per affascinarmi, e deve sapere muovere le mani, deve essere in grado di nutrire la mia mente e poi il mio corpo.

Hai mai messo in pratica alcune delle tue fantasie più inconfessabili? E come è stato?

Non credo di avere fantasie inconfessabili: il mio lavoro è come una sorta di diario segreto dove le mie fantasie sono messe in bella mostra, tutti, con un occhio un pò attento, possono capire quali possono essere le mie fantasie, più o meno forti, più o meno esagerate per onore d'arte. Più confessate di così credo sia impossibile.

Qual è, secondo te, il rapporto tra erotismo, più cerebrale, e sensualità, più carnale?

Come dico sempre, anche in altre sedi, la testa è attaccata al corpo e viceversa: nessuna delle due parti può vivere senza l'altra, altrimenti sarebbe un rapporto viziato, zoppo, amputato. Il mio primum movens è l'erotismo cerebrale ma quest'ultimo non può fermarsi al pensato esclusivamente, all'immaginato. Il corpo deve seguire e completare. Uno conseguente all'altro, uno che completa l'altro come una danza che, senza musica, ci apparirebbe deficitaria: ecco la danza è la sensualità carnale del corpo, la musica è l'erotismo cerebrale.

Ogni artista è un voyeur: cosa ne pensi?

Un esibizionista, credo sia più corretto. L'artista mostra, se non agli altri, a se stesso. Io credo che prima di fare"vedere" alle altre persone il proprio lavoro, quest'ultimo deve essere visto dall'artista stesso, che posto come figura esterna a se stesso, pensa sul e al suo lavoro artistico.

Quali sono secondo te, le "vere" perversioni erotiche? Di quali subisci il fascino, artisticamente parlando?

La vera perversione erotica per me è il dilagante fare sesso senza compartecipazione emotiva: lo scambio dei corpi, degli umori ma rimanendo in realtà totalmente estranei emotivamente gli uni agli altri. Questa è la perversione, per me, quando vista nell'accezione di un qualche cosa di erroneo. Per quanto riguarda le "altre" perversioni rimango affascinata dal masochismo, dal sadismo e dal feticismo, ma tutto in forma molto sfumata: forse il fascino è proprio in questo: in un sottile velo di tutto che, senza mai raggiungere la dimensione della necessità per poter provare piacere, stimola l'emotività, il piacere e il desiderio.

In quale atmosfera trovi più fecondo creare dal punto di vista artistico e in quale preferisci fare l'amore? Ci sono punti di contatto tra le due o le pulsioni richiedono stimoli differenti? 

Creo nella mia camera da letto, altresì per fare l'amore, anche se ho una spiccata propensione per le camere d'albergo. Mi piace la possibilità di lasciare lì il ricordo per recuperarlo tornandoci, o passandoci accanto: faccio foto negli hotel, foto mie e di particolari dell'hotel stesso, credo che vi sia un misto di clima di possibilità rubate, o forse, parafrasando Freud,"il Super Io si lascia al confine" e, forse, negli hotels io lascio fuori dallaporta il mio Super-Io.

Seconde te esiste la volgarità nell'erotismo?

Nell'erotismo no, ma ormai l'erotismo sconfina nella pornografia e la pornografia nella quotidianità. Il vero erotismo non ha nulla di volgare: lascia intendere, lascia immaginare, lascia sognare: i toni forti smorzati e quelli smorzati evidenziati. L'erotismo è il gioco dell'acrobata che cammina su un filo, un passo falso e si scade nella banalità, uno affrettato nel già visto, già vissuto.

Il senso del peccato o, all'opposto estremo, il libertinaggio più sfrenato, rendono la vita erotica e creativa migliori?

Il senso del peccato Parbleu! Il libertinaggio rende la vita erotica piatta, noiosa, ripetitiva. Il collezionismo di uomini e donne non lascia spazio alla dimensione relazionale; una persona è facilmente scambiabile con un'altra, tutti diventiamo sostituibili e questo rende il fruitore dei corpi impoverito, come impoverite sono le vittime, acconsenzienti o meno, dell'amante seriale (maschio o femmina che sia). Seguo le avventure di Don Giovanni sorridendo, in modo picaresco quasi, mi soffermo sulla storia della Monaca di Monza o su Paolo e Francesca con un vago senso di comprensione ed ineluttabilità: il profumo del peccato, Eva e la sua mela, sono imago ancestrali; l'amare eroticamente tutti equivale a non amare nessuno.

Quali credi sia il punto d'arrivo nell'erotismo? Quando ci si può ritenere totalmente soddisfatti? Tu, al momento ti senti soddisfatto/a?

Non credo che l'erotismo abbia un punto di arrivo: l'erotismo è un viaggio magnifico che permette di conoscere luoghi sconosciuti dentro e fuori di noi e nell'altra persona, compagna del viaggio. Con ognuno è diverso, con ognuno gli stessi gesti, le stesse atmosfere assumono aspetti differenti. Il giorno in cui mi riterrò totalmente soddisfatta sarà un giorno triste per me, perché sarà il giorno in cui avrò smesso di cercare e forse di provare a sentire, ogni volta di più, ogni volta diversamente.

Qual è libro più erotico che hai letto? Da cui magari hai tratto ispirazione?

Credo che il sottile erotismo di Anais Nin ne il "Delta di Venere" mi abbia influenzato molto, ma non posso non citare "Emmanuelle", quasi un libro filosofico per me, letto a 15 anni, e "Paura di volare" della Jong: psicoanalisi e sesso, relazioni sull'orlo dell'estasi come della disperazione, tentare, tornare in dietro ed ancora ritentare a spingersi oltre, una vera rivelazione per me. Ho letto De Sade, Apollinaire, Millet ma alla fine è l'erotismo inserito in un contesto relazionale che mi ispira e cosa a cui ho sempre teso nella mia vita, così come nei miei lavori.

C'è qualche scoperta, in termini erotici, che ha cambiato la tua vita privata e artistica?

Non credo, tutto era già contenuto dentro di me, se non in forma di atto, in forma di potenza.

Se dovessi scegliere una città del mondo come capitale dell'erotismo, quale sceglieresti? Perchè?

Molto banalmente Parigi, perché conserva ancora i vecchi fasti decadenti di un erotismo che si sta perdendo ( come dicevo sopra, pre scadere nella pornografia ). Pigalle, con la sua fama, vive sotto una basilica: sacro e profano ancora assieme. Tempo di redenzione e tempo di perdizione, vicini, quasi confusi, separati da una "butte".

Per saperne di più:

Beatrice Morabito ha fatto del suo lavoro un Diario Segreto, dove invece di scrivere sentimenti, desideri, emozioni ed esperienze ( più o meno reali ), congela l'immagine legata ad essi e li fotografa.

Si districa magistralmente tra“vizi” e “perversioni” seguendo un insegnamento di Freud :“ gratta il vizio e troverai la virtù e viceversa” .

La scelta delle bambole, è dettata dal desiderio di poter instillare un'emozione in qualche cosa, che di per se stesso, emozione non può avere, rendendole specchio dell’artista stesso.

Il suo lavoro è stato esposto in diverse gallerie del mondo e pubblicato in varie riviste internazionali.

  • “El Diario Secreto De Beatrice” Madrid -Spain
  • “Sex sells” Puerto Rico-USA
  • “La petit Mort” -nj-USA
  • “Diario di una Bambola” Bassano del Grappa- Italy-
  • “Pour Elle” Vicenza-Italy
  • “21th century of sex art” -Asterdam-Netherland
  • “Unconditional trade show” -Paris- France
  • “Fashion Victims”-Milano-Italy
  • “Dark and Lovely” nj-USA
  • “come se fuera una muneca” Madrid-Spain
  • “ Shameless” nj-USA
  • "Doll secret Diary" Museum of Erotism Paris"

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