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Street food gastronomico servito live da sei grandi chef sarà il protagonista di Degustando tra Cherasco e le Stelle previsto per il prossimo sabato 15 giugno 2019.

Sessanta artisti di fama internazionale, minitessili e grandi installazioni, una dimora settecentesca sul lago di Como,  questi sono gli ingredienti di Miniartextil, la più accreditata rassegna d'arte tessile contemporanea a livello internazionale, giunta alla sua XXIII edizione.

La manifestazione, organizzata dall'Associazione Arte&Arte di Como e curata dal Professor Luciano Caramel, costituisce un unicum nel suo genere. Non solo si contraddistingue per il fatto di essere l'unica mostra d'arte tessile a cadenza annuale a livello europeo, ma anche per il suo carattere itinerante e internazionale: Como è solo la prima tappa di una rassegna che proseguirà in altre importanti location europee  con l'obiettivo di far conoscere artisti tessili  provenienti da tutto il mondo.  Nel segno di un crescente gradimento da parte del pubblico, Miniartextil verrà ospitata oltre che dalla città francese di Montrouge,  da Cadry, un altro comune d'oltralpe.

Fino al primo di dicembre nelle sale di Villa Olmo sarà possibile ammirare le 54 opere finaliste del concorso minitessili selezionate da una giuria composta da Luciano Caramel, Maria Cristina Cedrini e Vito Capone, accanto a 15 installazioni realizzate da importanti artisti del panorama dell'arte contemporanea internazionale come il londinese Yinka Shonibane, la statunitense Mandy Greer e l'argentino Manuel Ameztoy.

Tutte le opere sono il frutto di una riflessione sull'eros, tema scelto per la XXIII edizione della manifestazione, che ha dato via a diverse interpretazioni: l'amore come desiderio e attrazione, come energia vitale, come creazione di un percorso comune, come rievocazione di figure mitologiche e letterarie.

Miniartextil è un evento culturale a 360° che propone una serie di appuntamenti collaterali alla mostra: la rassegna cinematografica realizzata in collaborazione con LunedìCinema FilmStudio, le tre serate dedicate alla poesia realizzate con La casa della poesia di Como, la conferenza di architettura e l'incontro con l'Ordine degli Architetti, i laboratori tematici per grandi e piccini con l'artista Daniele Delfino.

 

INFORMAZIONI

Apertura al pubblico: da martedì a domenica, Villa Olmo, via Cantoni 1, Como. Orari: martedì – domenica / 11.00-19.00 Giovedì 11.00-23.00 (ultimo ingresso 22.00) Costo Ingresso: 7 € - Gratis giornalisti + bambini fino a 10 anni

www.miniartexil.it

 

 

 

"Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come fanno gli ambiziosi per istruirvi. No, leggete per vivere."

Con queste parole Gustave Flaubert esprimeva il significato profondo che per lui aveva la lettura.

I libri raccontano vite che, solo apparentemente, sono di altri. Le storie che leggiamo e in cui tanto ci immedesimiamo non sono altro che un riflesso della nostra esperienza. Le parole si liberano dalla loro dimensione astratta e prendono la forma di oggetti, paesaggi, persone.  Leggere significa conoscere e comprendere sè stessi.

La lettura come metafora della vita, questa è l'essenza del collettivo culturale NOMADIdiPAROLE. Nato dall'unione di  due giovani attori di teatro, Simone Gerace e Giulia Telli, con lo scrittore e autore televisivo Christian Mascheroni e con Alice Cimini, esperta di comunicazione e curatrice di eventi, il collettivo cerca di avvicinare le persone alla lettura, e lo fa in maniera del tutto innovativa e originale. I NOMADIdiPAROLE non si limitano a presentare i libri, ma li mettono "in scena" in giro per Milano: ogni volta in un diverso locale radunano il proprio pubblico per far conoscere, o meglio rivivere,  nuove storie. Possiamo definirli brunch letterali o aperitivi teatrali, ovvero appuntamenti che mescolano riflessione e divertimento  in un'atmosfera calda e intima.

Volete immergervi in un loro spettacolo?

I NOMADIdiPAROLE vanno in scena con una nuova rappresentazione tratta dal libro Mimose a dicembre (edizione Keller) di Maria Rosaria Valentini mercoledì 16 ottobre dalle 20,45 nella cornice della Hall of Fame, eccentrico bistrot sportivo in Piazza Piemonte, 8.

 Mimose a dicembre è un omaggio all’ universo femminile attraverso le parole di Adriana, che lascia la sua terra, la Romania, per arrivare a Roma, città della speranza, dove è possibile un riscatto ed una nuova opportunità di vita.

Una storia dei nostri tempi raccontata con molta poesia dall’autrice Maria Rosaria Valentini, scrittrice e poetessa italo-svizzera, già segnalata al premio Schiller per la raccolta di poesie Sassi Muschiati e oggi al suo secondo romanzo.

Il collettivo culturale NOMADIdiPAROLE si confronta con un testo pieno di poesia e drammaticità dando vita alle vicende della protagonista Adriana e voce alle sue emozioni di immigrata: in scena per l’occasione i due attori Simone Gerace e Giulia Telli.

 

 

Mercoledì 16 ottobre

Ore 20,45

Hall of Fame- Sport Bistrot, Piazza Piemonte 8, Milano

Rappresentazione con consumazione e buffet: 7 euro

Trenta autori di canzoni, per un solo giorno, sullo stesso palco, sotto lo stesso cielo, questo è ciò che promette  Nuovissimo Canzoniere italiano, non un manifesto, non un concorso, ma una semplice e pura festa della musica, in cui i protagonisti sono gli artisti, o meglio cantautori, e il loro desiderio di far conoscere ed emozionare il pubblico con le loro canzoni.

Si tratta di un progetto senza scopo di lucro che ha preso forma a partire da fine giugno grazie a un'idea di Marco Iacampo, ma che in breve tempo è riuscito a coinvolgere molti artisti, i quali investono in prima persona nell'iniziativa non percependo cachet per la loro esibizione e garantendo, così, l'ingresso gratuito per il pubblico.

Nuovissimo Canzoniere italiano nasce con un intento ben specifico, ovvero supportare quel movimento ormai presente da anni di ricerca di  nuove vie di espressione e che, partendo dalla tradizione e nel contempo aprendosi alle nuove influenze, sta pian piano modificando il modo di scrivere la canzone italiana, con forme di diffusione non più legate in modo indissolubile alla discografia e alla cultura "ufficiale".

Nci vuole essere un momento di confronto e di crescita culturale e sociale in un clima di vera e propria festa:  gli artisti saranno tanti e si alterneranno sul palco senza una scaletta precisa, mescolando noti e meno noti, con piccoli show personali, a presentare con il loro strumento le canzoni che vorrebbero inserire in questo ideale canzoniere.

 

L'anima popolare è al centro del NCI.

Non c'è un popolo se non c'è almeno una canzone che lo unisca e forse è giunto il momento di cercarne qualcuna tra quelle già scritte.

 

 

 

Nuovissimo Canzoniere Italiano

Domenica 1 settembre

Circolo Magnolia

Ingresso libero

No obbligo tessera arci

 

Circolo Magnolia

via Circonvallazione Idroscalo, 41

Segrate (Mi)

http://www.circolomagnolia.it

 

Prendete 5 giovani accomunati da una grande passione per l’arte, aggiungete una buona dose di creatività e intraprendenza, nonché un pizzico di sana incoscienza, ecco a voi Atchu Art.

Stiamo parlando di un collettivo nato nel maggio 2012 quasi casualmente, come una scommessa, ma che in breve tempo ha conosciuto notevoli successi e riconoscimenti.

Lo Yu, Ilena Russo, Luca Mezzadra, Ludovica de Adamich, Martina Nardulli e Marco De Simone, questi i nomi dei fondatori del gruppo, diversi l’uno dall’altro, ognuno con la propria personalità e le proprie abilità, ma accumunati dalla giovanissima età e dalla voglia di esprimersi attraverso l’arte.

 

Atchu Art è il nome che scelgono per il loro collettivo. Può sembrare di poco conto e banale, ma è tutto forchè scontato, anzi geniale.

La decisione di usare la parola “Atchu” nasce in maniera casuale, come del resto il loro incontro. Durante uno dei tanti brainstorming uno dei componenti fece un starnuto: un accaduto di poco conto, ma che diede una giusta intuizione. Quel gesto così inaspettato e naturale che la maggior parte delle persone cercano di mascherare, ma che è impossibile da evitare, esprime perfettamente la loro voglia di osare e sperimentare.

Così i ragazzi decidono che il loro nome sarebbe stato Atchu Art, simbolo di un’arte mai uguale, in continuo divenire, che vuole sorprendere lo spettatore e suscitare profonde emozioni. Quadri di gesso e un portone di rame a sbalzo per il Magna Pars Suites di via Forcella, questi sono i loro primi lavori come collettivo in cui sono già presenti gli elementi distintivi della loro arte. L’obiettivo del collettivo è la ricerca stessa: tutti i loro lavori nascono da un libero sfogo creativo e dalla voglia di andare oltre, di dare vita a qualcosa di nuovo e inedito, sperimentando ogni volta tecniche e materiali diversi, da quelli più rudimentali a quelli più contemporanei. Il vero fattore di differenza, da cui deriva il successo delle loro creazioni, risiede proprio nel significato stesso di collettivo: unione, discussione e confronto generano una forza creativa che altrimenti sarebbe irraggiungibile.

Nel loro sito si trova u pensiero di James Joyce che al meglio sintetizza il significato che ha l'arte per loro.

"Cercare adagio, umilmente, costantemente di esprimere, di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch'essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione della nostra anima, un'immagine di quella bellezza che siamo giunti a comprendere: questo è l'arte."

 

Per ammirare la sorprendente creatività di Atchu Art venite sabato 1 giugno dalle ore 22.00 all’evento Chapeau organizzato da Modalità Demodé in collaborazione con Rosaspinto Arte&Comunicazione presso la prestigiosa location Spazio Giulio Romano (via Giulio Romano 8, mm Porta Romana).

 

 

Atchu Art http://www.atchuart.com https://www.facebook.com/AtchuArt E-mail - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Torniamo indietro nel tempo. Torniamo agli anni 50.

Forse molti di noi, io compresa, non hanno vissuto questo periodo, ma in qualche modo non ci è estraneo, anzi addirittura familiare, e non per caso.

 

Tra il 1950 e il 1970 l’Italia vive uno dei suoi momenti più gloriosi, una sorta di rinascimento culturale, in cui arte, letteratura e cinema raggiugono livelli di magnificenza e grandezza.

Roma si trasforma in un crocevia di menti geniali: un drappello di produttori, registi, sceneggiatori, attori, scenografi, impongono in tutto il mondo, forse per la prima volta, l’eccellenza “made in Italy”.

 

Proprio in quegli anni da Rimini arriva nella città eterna un giovane pieno di voglia di fare e di speranza con un passione sfrenata per il cinema: Federico Fellini. Allora non era nessuno, ma il suo nome era destinato ad essere iscritto dell’albo dei più grandi e influenti cineasti della storia del cinema mondiale.

 

Nel 1950 debutta alla regia con Luci del varietà e dal quel momento è un susseguirsi di successi e riconoscimenti.

Per i successivi quarant’anni Federico Fellini traccia un solco indelebile della storia del cinema con una serie impressionante di film di culto: La strada, La dolce vita, 8 ½, Amarcord, La citta delle donne, sono solo alcune delle opere indimenticabili che ci ha lasciato, considerate e citate in tutto il mondo come delle pietre miliari della cinematografia mondiale.

 

Nel corso della sua carriera il maestro vinse ben cinque Oscar, una Palma d’oro e un Leone D’oro alla carriera, tutti riconoscimenti che l’hanno reso il regista più celebrato di tutti i tempi, e non senza motivo.

 

Fellini con il suo inconfondibile stile ha dato un’identità riconoscibile in tutto il mondo al cinema italiano. Il regista ha saputo  recuperare la lezione del Neorealismo di Roberto Rossellini e inventare un suo universo fantastico fatto di suggestioni oniriche, ricordi autobiografiche, inclinazione alla satira, ambiguo erotismo, riflessioni esistenziali, attenzione per la provincia italiana e i cambiamenti della società. Tutte componenti che hanno permesso a Fellini di creare una poetica originale costituita da personaggi e immagini proverbiali e inconfondibili, destinate ad entrare nell’ immaginario comune come icone e metafore della cultura contemporanea.

 

In occasione del ventesimo anniversario della scomparsa del grande regista Photology ha organizzato una mostra fotografica itinerante dal titolo dal titolo Fellini at Work che, partendo da Milano, toccherà diverse città italiane.

 

Obiettivo della rassegna non è una mera celebrazione del regista, ma la creazione di un vero e proprio percorso di conoscenza, che porti lo spettatore a immergersi totalmente in quegli anni e ad avere una visione di Fellini non solo come personaggio, ma come uomo.

Le inquadrature, quindi, non potevano altro che essere di una persona che conosceva bene il maestro: il paparazzo Tazio Secchiaroli, padre della fotografia d’assalto, primo fotoreporter cinematografico al servizio del grande Fellini che, apprezzando le sue doti artistiche, lo chiama come fotografo di scena durante le riprese dei suoi film.

 

La vita condivisa di quegli anni sui set, ma anche negli uffici o dentro i laboratori di scenografia, provocano una simbiosi esplosiva tra due personaggi, in fondo, non molto diversi: entrambi artisti di grande talento, entrambi rappresentanti di vizi e virtù della loro epoca.

Una combinazione perfetta che non può non accrescere il valore di questa deliziosa mostra capace di far tornare indietro nel tempo, agli splendenti anni 50, quando il “made in Italy” nella letteratura, arte e società era simbolo di eccellenza.

 

 

 

FELLINI AT WORK - TOUR DELLA MOSTRA IN OCCASIONE DEL VENTESIMO ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DEL

REGISTA (31 OTTOBRE 1993):

 

Photology, via della Moscova 25, Milano

La mostra continua fino al 31 maggio 2013

Dal lunedì al venerdì h11-19

Tel 02-6595285 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Photology a Noto

Via Carducci, 12

Noto (SR)

21 Luglio - 31 agosto 2013

 

Agenzia NFC

Via XX Settembre, 32

Rimini

14 Settembre - 31 Ottobre 2013

Un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati di fotografia: dal 10 al 12 maggio al Superstudio Più di via Tortona va in scena la terza edizione di Mia- Milan Image Art Fair, la prima e più importante fiera di fotografia in Italia, ideata e diretta da Fabio Castelli.

 

Tanti sono gli ingredienti che fanno di MIA Fair un percorso di conoscenza a 360 gradi della  fotografia unico nel suo genere, a partire dalla sua natura curatoriale, all'innovativo format utilizzato, fino al ricco ventaglio di proposte ed espositori.

 

Nonostante sia una manifestazione fieristica legata alla promozione, valorizzazione e vendita di opere d’arte, dal 2011 l’evento viene interamente organizzato da un team di esperti del settore che si occupa sia della scelta delle opere, sia dell’organizzazione degli eventi collaterali.

Come nelle passate edizioni la selezione è stata curata dal comitato scientifico di MIA Fair composto da: 3/3 photography projects - Roma, studio di ricerca sull’immagine fotografica; Gigliola Foschi, curatrice e giornalista; Elio Grazioli, critico d’arte contemporanea e curatore; Roberto Mutti, curatore e critico fotografico; Enrica Viganò, curatrice, critica fotografica e organizzatrice di eventi legati alla fotografia.

 

L’unicità ed esclusività della manifestazione non è solo legata alle opere presenti, ma anche al format innovativo: ogni espositore propone i lavori di un unico artista, permettendo così al pubblico un percorso coinvolgente ed emozionante nel mondo di ogni fotografo.

 

Sulla scia del successo dello scorso hanno il progetto di Fabio Castelli si fa ancora più ambizioso.

 

Il pubblico potrà ammirare su una superficie di 8000 mq le opere proposte da 230 espositori tra gallerie, fotografi indipendenti ed editori specializzati, che giungeranno non solo dall’Italia, ma anche dall’Europa, dagli USA, dal Brasile e dall’Asia.  La fiera proporrà, inoltre, un ricco programma culturale di convegni, presentazioni editoriali, workshop tematici e tavole rotonde su argomenti che spazieranno dalla storia dell’immagine, al sistema del mercato, fino al mondo del collezionismo.

Diverse sono le novità rispetto all’edizione precedente: “L’angolo del collezionista” con espositori specializzati in conservazione, valorizzazione, illuminazione e protezione delle opere; “Lavori a quattro mani”,  l’area dedicata alla presentazione dei lavori in cui la creatività del fotografo si affianca alla sensibilità dello stampatore; “Codice Mia”, una lettura portfoglio inedita nel suo genere focalizzata sul mercato fotografico.

MIA Fair ospiterà la prima edizione del Premio “Tempo ritrovato”- Fotografie da non perdere, ideato da IO Donna, in collaborazione con MIA Fair, Eberhard & Co., il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo e col patrocinio di Regione Lombardia.

 

Queste le parole di Fabio Castelli all’indomani dell’apertura “Mancano pochi giorni all’inaugurazione di MIA Fair 2013. Abbiamo lavorato un anno intero per arrivare a questo appuntamento che ha l’ambizione di proporsi come un punto di riferimento per la fotografia in Italia. E non c’è stato giorno che non si siano cercati nuovi stimoli e nuove proposte per arricchire qualitativamente l’offerta della Fiera. Con l’aiuto di tutto il mio staff, spero di essere riuscito a offrire un’edizione di MIA Fair di qualità, all’altezza delle aspettative dei nostri espositori e del pubblico”.

 

Vi sentite incuriositi e stimolati? Andate al MIA Fair e immergetevi del mondo della fotografia, perché, come lascia intendere Fabio Castelli, non rimarrete delusi.

 

 

 

MIA Fair – Milan Image Art Fair 2013

Milano, Superstudio Più (Via Tortona, 27)

10-11 maggio dalle 11.00 alle 21.00/ 12 maggio dalle 10.00 alle 20.00

 

Ingresso:

Intero, € 15 - pass 2 giorni, € 21- ridotto , € 12- free entry bambini fino a 12 anni

 

Informazioni

tel. / Fax +39.0283241412 –

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.miafair.it

Amore per la bellezza, forza evocativa, sensazioni voyeuristiche e conturbanti, queste sono le parole che meglio descrivono l’arte di Paul Kooiker, un nome che in Italia per i più è sconosciuto, ma che in Olanda, il suo paese d’origine, è già una leggenda: l’artista viene annoverato tra le voci più originali del panorama fiammingo contemporaneo.

 

La vita di Paul Kooiker è fortemente legata e connessa al suo territorio d’origine e in particolar modo a due città: Rotterdam, in cui è nato e Amsterdam, luogo in cui attualmente vive e lavora.

Proprio nella capitale olandese è sbocciata la sua arte per poi diffondersi in tutto il mondo.

Dopo aver frequentato la Royal Academy of Arts dell’Aia, Paul Kooiker si trasferisce ad Amsterdam ed entra alla Rijksakademie van Beeldende Kunsten. Le capacità e abilità dell’artista non passano inosservate, tanto che, concluso il suo periodo formativo, gli viene affidata una cattedra alla Gerrit Rietveld Academy che tuttora occupa.

 

Da quel momento in poi è un exhalation di riconoscimenti e successi: nel 1996 vince il Prix de Rome e nel 2009 il A. Roland Holst Prize. I suoi lavori hanno fatto il giro del mondo.

Tra le mostre collettive ricordiamo quelle presso: Maison Européene de la photographie, Parigi; Fotohof, Salisburgo; Kumho Art Museum, Seoul; Zabludowicz Collection, Londra.

Tra le personali, dal 1996: Kunsthal, Rotterdam James Cohan Gallery, New York; Fries Museum, Leeuwarden, Foam Fotografiemuseum, Amsterdam; Gemeentemuseum, L’Aia.

L’artista ha pubblicato molti libri, tra cui: Utrecht Goitre  (1999),  Hunting  and Fishing  (1999), Showground  (2004),  Hooked (2005), Seminar  (2006),  Room Service  (2008),   Crush  (2009), Tondeuse (2011), Sunday (2011), Heaven (2012), Rick Owens & Paul Kooiker (2013). Tra il 2007 e il 2009 ha pubblicato quattordici uscite di Archivo, una rivista bimestrale di fotografia curata insieme al gallerista Willem van Zoetendaal.

 

L’attenzione che l'artista ha saputo create attorno a sé nasce dalla sua riconoscibilità: le fotografie di Paul Kooiker sono inconfondibili e non passano mai inosservate.

In ogni immagine domina il corpo femminile, sia quando viene pennellato con luci cangianti e circondato da colori saturi, sia quando le atmosfere più fosche suggeriscono equivoche sensazioni voyeuristiche e conturbanti. Il volto delle modelle è sempre volutamente celato, viene lasciata la libertà ad ogni persona di immaginare la loro personalità e storia. Kooiker introduce nella propria opera numerosi elementi che ricorrono frequentemente nella storia dell’arte, come il tema dell’artista e della modella, di chi osserva e di chi é osservato, della forma e della bellezza.

 

Le immagini di Paul Kooiker possono essere contemporaneamente affascinanti, offensive, disturbanti o misteriose, dipende da come si guardano e in che misura si é disposti a rivelare il proprio sé. Nulla lascia indifferenti.

 

Finalmente gli scatti conturbanti del fotografo sono in Italia.

 

Fino al primo giugno  presso la galleria Micamera sono in mostra alcune opere del fotografo tratte da tre diversi lavori, Hunting and Fishing (1999), Sunday (2011) e Heaven (2012).

 

Fatevi affascinare e scandalizzare dall’arte di Paul Kooiker, non rimarrete delusi.

 

 

Micamera, Via Medardo Rosso 19, Milano

Mercoledì-sabato, dalle 10 alle 19

entrata gratuita

http://www.micamera.it/

 

Toledo. Un aereo della compagnia iberica “La Península” diretto a Città del Messico vola sopra la città spagnola in attesa di un pista per un atterraggio di emergenza causato da un' avaria al carrello. I passeggeri, terrorizzati dal vedersi  a un passo dalla morte, si lasciano andare, raccontano la loro vita. Ognuno di loro rivela  emozioni, desideri, speranze, paure che, seppur bizzarre, in fondo, non ci sono così estranee.

 

A prima vista potrebbe sembrare il tipico inizio di un thriller ad alta tensione, invece è la trama della nuova pellicola di Pedro Almodóvar dal titolo "Gli amanti passeggeri" uscita nelle sale cinematografiche il 21 marzo, che segna il  ritorno del regista spagnolo alla “commedia di riflessione”.

 

La spregiudicata comicità che si spinge filo al grottesco non è una sterile provocazione ma vuole smuovere noi spettatori a riflettere sul nostro modo di essere e sul mondo che ci circonda.

 

In  un’atmosfera fuori dal tempo, surreale e incantata come quella di un aereo che vola nel cielo senza meta, si muovono i diversi personaggi. Almodóvar non li sceglie casualmente, ognuno di essi con la propria personalità e storia rappresenta una tipologia umana.

 

Come due anfitrioni aprono il sipario Antonio Banderas e Penelope Cruz nelle veci di una coppia di lavoratori distratti che causano il guasto al carrello dell’aereo.

 

Animano la scena un pilota sposato con una vita parallela da gay (Antonio de la Torre), un copilota etero attratto dagli uomini (Hugo Silva), un trio di steward omosessuali sfacciati, sboccati e autoironici (Javier Càmara, Raùl Arévalo, Carlos Areces) , una stravagante veggente ancora vergine ossessionata dal sesso (Lola Dueñas), una ex regina del gossip che si è data al mondo dell’hard come dominatrice (Cecilia Ruth), un imprenditore truffatore in fuga (Josè Luis Torriio), un killer professionista (Josè Maria Yazpik), un attore playboy (Guillermo Toledo), una coppia di sposi senza limiti (Miguel Angel Silvestre e Lava Marti).

 

Personaggi diversi l’uno dall’altro, ma tutti con faccende in sospeso che sembrano trovare una soluzione una volta atterrati.

 

Almodóvar mette sulla scena le tematiche più controversie in modo sfrontato, senza alcun filtro. Omosessualità, bisessualità, promiscuità sessuale, sregolatezza, alcol, droga, tabù che vengono spontaneamente sfatati dalla sapiente ironia del regista.

 

Amore, sesso, morte, le ossessioni dell’autore riaffiorano nei singoli episodi raccontati dai protagonisti e diventano il motore principale dell’intera narrazione.

 

I personaggi scelti dal regista con le loro storie scandalose ed eccentriche, a tratti paradossali, presentano un chiaro riferimento alla società spagnola: playboy, imprenditori che fuggono all’estero per evitare condanne, escort che minacciano uomini potenti, persone disposte a fare qualsiasi cosa per soldi.  Questa non è solo la realtà che Almodóvar vive nel suo paese, ma riguarda l’intera società contemporanea dominata da un senso di ipocrisia, decadenza, precarietà, priva di ideali e personalità forti in cui credere per innestare il cambiamento.

 

Forse “Gli amanti passeggeri” non hanno quella incisività e brio che ha sempre incantato il pubblico delle commedie di Almodóvar, ma senza dubbio sono un film da vedere per la  capacità attraverso l’assurdo e il  paradosso di rappresentare in maniera così spaventosamente reale la nostra epoca.

Noi di Nerospinto amiamo chi scardina i luoghi comuni e le aspettative con graffiante ironia e vi invitiamo a non perdervi il ritorno di Cristina Crippa e del regista Elio Capitani al Teatro Elfo Puccini dal 5 al 17 Marzo con la riduzione teatrale del famoso romanzo per ragazzi  “Il bambino sottovuoto” di Christine Nöstlinger.

 

Scrittrice tra le più affermate nel mondo dell’editoria per ragazzi,  la Nöstlinger è un’autrice fuori dal comune e trasgressiva che esplora i rapporti interpersonali fra adulti e ragazzi e rompe con il conformismo di regole e modelli imposti ed accettati solo per convenzione.

 

I suoi racconti dai titoli pungenti e accattivanti sanno coinvolgere un pubblico trasversale e di ogni età.

 

Il romanzo “il bambino sottovuoto” è una favola ipermoderna che narra la storia di Marius, un bambino sintetico e liofilizzato che una potente multinazionale produce per soddisfare le richieste di una clientela di genitori/acquirenti esigenti e frettolosi, con poco tempo da perdere per la procreazione e la cura dei figli.

 

Marius è un personaggio che appartiene alla specie dei Pinocchi, dei replicanti, degli esseri magici e diversi, e, perché no, dei bambini mai adulti come Peter Pan.

 

Coprotagonista del racconto è Betta Bartolotti, la signora B.B.: né troppo giovane né troppo vecchia, è disordinatissima, un po’ anarchica e, sfiorata un tempo dal desiderio di maternità, ormai non ci pensa più. È proprio a lei che per un errore del sistema viene consegnato un bel mattino un bambino, programmato, istruito e condizionato ad essere fin esageratamente perfetto, educato e ubbidiente, studioso.

 

Comincia così, tra questo essere insolito e questa improbabile mamma, un rapporto di grande amore, simpatia ed affetto che sconvolge totalmente la vita della nostra B.B, tanto da  ingaggiare una lotta apparentemente impari contro la multinazionale produttrice che si mette in moto per recuperare il prezioso “prodotto”.

 

Cristina Crippa profondamente emozionata e divertita dalla lettura del romanzo lo ha trasformato in un monologo teatrale dove la vicenda è narrata dal punto di vista del suo personaggio preferito, la signora B.B..

 

 

IL BAMBINO SOTTOVUOTO

di Christine Nöstlinger traduzione di Clara Beccagli Calamai

adattamento di Cristina Crippa

 

regia Elio De Capitani

con Cristina Crippa

 

Dal 5 Marzo al 17 Marzo - Teatro Elfo Puccini, Corso Buenos Aires 33, Milano

 

Orari spettacoli: martedì - sabato, ore 19.30 /domenica 17.00

 

Prezzi: Intero € 30.50 - Martedì € 20 - Ridotto giovani e anziani € 16 - gruppi scuola euro 12

 

Orari biglietteria: lunedì - sabato 10:30/19:30 | domenica 14:30/17:30

 

Maggiori informazioni: tel. 02 00 66 06 06 – sito web: www.elfo.org - prenotazioni on line: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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