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Giovedi 27 Settembre presso la RedFeltrinelli di Piazza Gae Aulenti ha avuto luogo il dolce, salato e fantasioso epilogo del concorso web “il Riso è servito”, indetto e sponsorizzato da Riso Flora, che ha visto in gara ben 600 differenti ricette, tutte a base di riso.

Il riso è uno degli alimenti più utilizzati dagli italiani, oramai al pari della nostra amata pasta. Tutti pazzi per il riso e i motivi sono molteplici. Possiede un bassissimo contenuto glicemico, ma allo stesso tempo è ricco di potassio e povero di sodio così da essere un alimento molto salutare.

Ma ancora… la sua più grande qualità risiede nella versatilità, in quanto è un alimento che si presta ad ogni tipo di pasto, sia che si voglia preparare un primo piatto salato, sia che si voglia preparare un dolce leggero che accontenta sempre tutti.

Ed ecco che la fantasia sfila per la Red Feltrinelli un po’ per genio artistico, un po’ perché il grande protagonista lo permette.

Le seicento ricette che si sono sfidate durante questo contest hanno proposto, utilizzando l’antico cereale come base delle loro creazioni, antipasti, primi, secondi e dolce. Ma in fase finale soltanto otto di queste ricette sono risultate le migliori e hanno avuto l’onore di essere preparate proprio alla Feltrinelli da due cuoche professioniste, Mimosa Misasi e Giulia Santolamazza che si sono sfidate, rispettivamente separate in Menù Verde e Menù Giallo, davanti ad un’attenta giuria composta da 9 influencer molto esperte nel campo della gastronomia.

Al termine della gara il Menù giallo, preparato da Giulia Santolamazza è stato giudicato, seppur di pochissimo, il migliore. Gli autori delle quattro ricette si sono aggiudicati il premio finale: un robot da cucina Kitchen Aid Artisan da 4,8 L, elettrodomestico ambitissimo tra gli appassionati di cucina.

 

 

 

Vittoria Farano 

Pubblicato in Food
Lunedì, 05 Ottobre 2015 17:30

TRIKONA ILLUSTRATION PROJECT

Sabato 10 e domenica 11 ottobre, Vittorio Pascale inaugurerà l’innovativo progetto di cui è il fondatore: il progetto Trikona. Trikona prevede l’esposizione di una serie di opere, nell’ambito della Scatola di Legno - spazio polifunzionale progettato per ospitare le diverse attività proposte dai soci - presso la Cascina della Martesana a Milano. La mostra sarà visibile dalle 11 di mattina alla mezzanotte di entrambi i giorni e il 10 ottobre, dalle ore 19:30, vedrà la partecipazione dello stesso Vittorio Pascale che presenterà il progetto e sarà disponibile per rispondere alle domande e ai commenti del pubblico o per un semplice scambio di idee.

Lo stile con cui Vittorio Pascale realizza le sue opere pone le sue radici nella cultura yogica. Trikona è un vocabolo sanscrito che significa ‘triangolo’, che rappresenta l’unione ideale di corpo, mente e spirito. Attraverso lo yoga, il praticante punta a eliminare le dualità presenti in se stesso e a raggiungere uno stato di armonia ed equilibrio tra i diversi ‘io’ di cui è composto.

I Trikona sono realizzati partendo dalla scomposizione e ‘triangolarizzazione’ di un’immagine di partenza; ogni triangolo che compone i ritratti, infatti, è un’entità geometrica a sé stante, ma allo stesso tempo contribuisce a dare vita a un’immagine più generale in un gioco di armonia tra forme, colori e linee. Infine, ogni tassello viene campito singolarmente per donare sfumature e profondità, o per porre l’accento su un dettaglio in particolare. Dal punto di vista emozionale si può parlare di uno stato di meditazione, in cui si entra osservando le illustrazioni: esse invitano al silenzio, alla calma, alla riflessione sulla semplicità delle forme e delle linee di cui sono composte; è proprio nella semplicità che si nasconde la particolarità della natura delle cose.

A un anno dalla sua nascita, il progetto Trikona vanta un gran numero di pubblicazioni, premi e collaborazioni grazie a cui, in alcuni casi, il progetto si è concretizzato in una stampa tangibile.

Cascina della Martesana 10 – 11 ottobre, dalle 11:00 alle 24:00 Via Luigi Bertelli 44, Milano

Trikona Illustration Project http://www.trikonaillustrations.com/

 

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Pubblicato in Cultura

Lui è un grande regista italiano, lei un’intensissima attrice, simbolo degli anni d’oro del Neorealismo; l’altra, la bella collega rivale, arriva in Italia dal Nord Europa per girare un film e distruggere il loro amore. Sotto i riflettori c’è Roberto Rossellini – un matrimonio alle spalle e una relazione in corso con Anna Magnani - trascinato nello scandalo per l’unione con la svedese Ingrid Bergman, già diva ad Hollywood, stregata dalle pellicole del cineasta italiano al punto da indirizzargli una lettera che suonava più o meno così: “Caro Signor Rossellini, ho visto i suoi film Roma città aperta e Paisà e li ho apprezzati moltissimo. Se ha bisogno di un'attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo 'ti amo', sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei”.

E’ il 1950, il film galeotto è “Stromboli terra di Dio”, protagonista una straniera che non riesce più a vivere con un povero pescatore siciliano. A darle voce e corpo è proprio lei, l’algida Ingrid, icona di quella borghesia europea che con il suo stile e i suoi valori comincia a frasi strada nell’Italia del dopoguerra e nel cinema che la rappresenta, sostituendo nell’immaginario filmico la drammatica figura della figlia del popolo che da “Roma città aperta” in avanti fu identificata con la disperata corsa verso la morte della Magnani.  Anna, donna e artista appassionata, rapisce i sensi di Rossellini mentre stanno girando il film, il sentimento li travolge e si riversa nell’arte.

Nel 1948, tre anni dopo “Roma città aperta”, rinnovano infatti il sodalizio artistico con il film “L’amore”, in cui verità e finzione si fondono nell’inquietante presagio del personaggio della Magnani abbandonato dal compagno: è incombente la minaccia sulla loro felicità, la nordica diva che già sogna il cinema italiano e il suo maestro.

Due isole belle e selvagge, due set, ancora una volta, saranno teatro del triangolo cine-amoroso più chiacchierato del momento: a Stromboli Rossellini sceglie la Bergman come musa e amante, mentre il tradimento scatena nella furiosa Magnani la vendetta con “Vulcano”. E’ il regista americano William Dieterle a dirigerla negli stessi giorni poco lontano dal vento scandaloso del nuovo amore.

 

Dive dai destini incrociati: Ingrid rimarrà in Italia da attrice e moglie di Rossellini, fino alla crisi che “Viaggio in Italia” racconta, con-fondendo ancora una volta cinema e vita, nel segno della verità umana indagata oltre ogni finzione dal grande cineasta. E Anna? La tormentata Anna? Hollywood, persa la Bergman ormai accasata nel Bel Paese, la accoglie alla fine degli anni Cinquanta e la celebra con un Oscar per  “La rosa tatuata”, sottraendola però solo per pochi anni al cinema italiano al quale tornerà, passata la bufera, per concludere la sua carriera, ritrovando quel legame forse mai spezzato con Roberto che le sarà accanto fino alla fine, accompagnandola nell’ultimo viaggio verso il Paradiso degli artisti.

Pubblicato in Cultura

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