CHIAMACI +39 333 8864490

Una caratteristica che contraddistingue l’uomo dagli altri animali è la capacità di stare eretti avendo la colonna vertebrale perpendicolare al suolo.

Tutto ciò è possibile mediante gli arti inferiori, le gambe, che poggiano su due importantissime “basi”, i piedi. Portare la consapevolezza sulle due basi può cambiare l’atteggiamento con il quale si cammina o quando si è in posizione eretta mentre si aspetta il tram o la metro.

I piedi determinano, inoltre, l'andamento e la forma delle gambe (a O o a X) osservando in che modo essi appoggiano a terra. Se ci si fa caso si scoprirà che, spesso, si scarica il peso sulla parte esterna oppure sulla parte interna del piede. In senso dinamico si può anche osservare se si cammina sulle punte dei piedi o si affondano duramente i talloni a terra non consentendo l’armonioso fluire di tutta la pianta dalla parte posteriore alla parte anteriore (le punte) al suolo.

Il movimento completo del piede, dal tallone alla punta, mentre si cammina, è estremamente utile al flusso sanguigno in quanto permette al sangue di circolare nei polpacci fino al quadricipite: è un utile toccasana a problemi come le vene varicose o a fastidiose sensazioni di “gambe pesanti” alla fine della giornata.

Ma lo Yoga insegna molto di più. Ri-disegna l’utilizzo dei piedi e la percezione che si ha di essi mediante le Asana in posizione eretta. La consapevolezza e la concentrazione sulle due basi si focalizza su un aspetto molto importante che è quello del “centro” della base di ognuno dei due piedi.  Trovando la base si ri-scopre il concetto dello stare in piedi e dell’estensione della colonna vertebrale verso l’alto. Lentamente si raggiunge un allineamento ideale che parte dalla base dei piedi fino alla sommità del capo (allineamento incarnato dalla posizione della montagna, Tadasana).

Capita spesso che quando si sta in piedi a lungo facciano male le lombari, la parte inferiore della schiena per intenderci. Una delle cause risiede nell’appoggio dei piedi a terra. E’ una specie di reazione a catena: se le fondazioni sono “drammatiche” tutto l’edificio traballa. Non è un concetto molto lontano dalla statica architettonica degli edifici. D’altronde, le discipline umane, cosa sono se non un riflesso di ciò che ha dentro l’essere umano?

Come fare ad osservare quello che non va? Osservando, appunto.

Le Asana sono strumenti preziosi che portano alla consapevolezza di come si utilizzano le diverse parti del corpo, anche quelle che apparentemente si pensa di non utilizzare. Il corpo è un sistema elegantemente interconnesso da più parti: iniziare a vederlo come un sistema di parti è già un ottimo punto di partenza.

I piedi, nelle Asana in posizione eretta, sono una base solida che permette una posizione solida e ferma. E ferme saranno anche le gambe, lo sguardo e l’atteggiamento che si assume.

Allenando l’osservazione verso il basso si noterà, con il tempo, goccia dopo goccia, che anche quando ci si troverà fuori dalla sala di pratica la percezione andrà sui piedi, su come si cammina o scegliere di distribuire equamente il peso su entrambe le nostre radici.

Non è “forzare” il piede a camminare o appoggiarsi in modo corretto. E’ piuttosto ritornare a uno status naturale originale, a un disegno naturale del corpo.

Namasté,

Vittorio Pascale

 Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando_ Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

 

 

“Oggi chiacchiero con” è una chiacchiera, uno scambio di pensieri sullo Yoga che periodicamente farà parte dei miei articoli per farvi conoscere meglio gli insegnanti e gli insegnamenti che Milano offre. Con queste interviste vi svelerò i punti di vista dei maestri sullo yoga e sul modo di presentare le scuole di Yoga che abitano il tessuto della città.

Oggi sono nella sede di Milano di [Hohm] street Yoga, via S. Calocero 3.

Hohm street Yoga è un accogliente spazio open space nel quale si praticano diverse attività, dallo yoga, massaggi, cucina veg, a worskhop atti ad arricchire ed ampliare gli orizzonti dei propri partecipanti.

Oggi chiacchiero con Marco Migliavacca uno degli insegnanti Yoga e fondatore di [Hohm] street Yoga.

Marco arriva da una formazione artistica prima il liceo poi l'accademia di belle arti di Brera di Milano, un percorso  tra la critica, la filosofia estetica, la fotografia, gli archivi d'arte, il teatro e la pubblicitá. Ha vissuto all'estero prima a Lisbona ed è poi a Barcellona dove grazie a un amico ha iniziato a praticare  Ashtanga Vinyasa Yoga. Un cammino iniziato nel 2005 che nel 2009, attraverso il teacher training con Gordana Vranjes e Gloria Rosales presso  Yoga Dinamico Mandiram a Barcellona, lo ha portato ad approfondire e  investigare questo cammino. L'inizio di un viaggio che è continuato India, in Himalaya e per diversi ritiri in giro per il mondo con insegnanti illuminati tra i quali John e Lucy Scott, Sharon Gannon e David Life. Una continua ricerca tra i testi, le scritture e gli esempi di spiriti liberi e appassionati come Desikachar, Krishnamurti, Iyengar, Dharma Mittra, Paulie Zink, Donna Farhi, Daniel Odier e la sua nonna centenaria che  è stata il più grande esempio di presenza, compassione e amore incondizionato.

"Con lo yoga mi sento sempre all'inizio e solo nell'iniziare ritrovo quel vibrante entusiasmo di chi non ha un fine ma vede davanti a sé uno sconfinato territorio da esplorare senza dovere raggiungere nulla se non quello che è l'infinito presente."

DOMANDE:

 

1-  Qual è la tua visione personale dello Yoga? Cos’è per Marco lo Yoga?

 

Non ho una visione personale dello yoga. Cerco di viverlo come un'esperienza quotidiana senza definirlo ma posso parlarti della mia visione personale della “pratica”. Parola usata sia per definire la pratica delle Asana ma anche la possibilità di mettere in pratica in senso contrario e opposto alla teoria ciò che desideriamo essere. La pratica è esercizio: dal tendere un muscolo, al parlare con onestà. Praticare l'ascolto ad esempio è un esercizio per indagare noi stessi non solo attraverso uno strumento limitato quale l'intelletto ma anche attraverso l'intelligenza del corpo che spesso viene considerato invece inferiore alla mente.

Lo Yoga è “esperienza pratica di sé”, non lontano dal  “conosci te stesso” socratico.

La pratica è un cammino per guardare la realtà senza cercare di piegarla al nostro volere, che trova nell'accettazione e nella distanza dal giudizio di bene e male la vera esperienza di noi stessi, la meraviglia nello scoprire appieno ciò che siamo. E' una possibilità di liberarsi dall'illusione e dall'inadeguatezza tra quel che viviamo e  quel che desideriamo, dalle contraddizioni della nostra vita per com'è e non per come la vediamo. E' una sorta di scienza chirurgica per ascoltare e indagare la vastità di ciò che siamo senza identificarci solo nelle nuvole di passaggio.

Lo Yoga per me è un kit completo per imparare ad essere qui e ora nonché un cammino per conoscere e accettare la nostra natura potendo scegliere consapevolmente quale cultura sociale politica, umana e spirituale coltivare.

 

2-  Perché una persona è “spinta” a far Yoga? Quali sono secondo te i motivi per cui i tuoi allievi solitamente si avvicinano a questa disciplina?

Ci possono essere mille ragioni: dal desiderio di un corpo più bello alla espressione massima dell'individuo in modo consapevole e cosciente, alla pura curiosità. Non credo vi siano intenzioni giuste o sbagliate.

In una esperienza così totalizzante e viva quale quella della pratica,  è importante ricordare che lo Yoga non è e non dovrebbe creare nuovi dogmi o “formule magiche” in cambio di una promessa di felicità. Credo fermamente che nessuna pratica atta allo sviluppo della consapevolezza dovrebbe dare risposte o soluzioni, altrimenti rischiamo di aderire ancora una volta a un modello che è altro dal noi generando  nuova sofferenza, inadeguatezza, dolore.

Imparare a porci domande precise per avere risposte lucide, essere consapevoli delle nostre scelte, dei nostri desideri e accettarci sono parte del processo di questo cammino ma non vi é alcuna condizione preliminare per iniziare. "Il punto da cui iniziamo è assolutamente personale e individuale ed è il punto preciso dove ci troviamo in questo momento. Nello Yoga si dice di iniziare da dove si è e per ciò che ci piace" scrive Desikachar.

 

3-  Parliamo dello “stile” di Yoga che tu insegni, quali sono i capisaldi di questa filosofia yogica?

Dal mio punto di vista tutto è yoga. Parlare di stili è più una necessità per comunicare all'esterno ciò che si va a fare dato che lo Yoga non ha un retroterra condiviso in Occidente come lo ha storicamente o culturalmente in Oriente. Io nello specifico Insegno Vinyasa che significa “unire, mettere insieme, connettere, fluire” e Yin Yoga, due pratiche complementari e molti distinte, una dinamica e una di totale abbandono. Qui è dove mi ha portato sino ad ora il mio cammino. Sai, quando intendiamo che tra me e te non c'è nessuna differenza: allora quello è yoga. Ciascuno ha il suo cammino e nessuno è uguale nella liberazione dai veli che oscurano la possibilità di vederci come parte di una natura più grande e non duale,  non vi sono regole o corsie preferenziali più giuste o meno giuste. Allora quando mi accorgo che quel che desidero  negli altri è ciò che posso iniziare a praticare sin da ora, non fa più differenza  e non ha importanza lo stile o il cammino che abbiamo scelto.

 

4-  Ho usato prima la parola stile virgolettata. Cosa ne pensi di tutte le differenziazioni di stili, modus operandi, ecc ecc riguardo le diramazioni dello Yoga? Pensi che creino confusione a chi si approccia alla pratica per la prima volta?

 

Credo che potrebbero esistere tanti stili e tanti cammini quanti sono gli esseri viventi. Ciò che ritengo fondamentale è non attaccarsi alla propria pratica, al proprio stile, ma lasciare che tutto fluisca e si trasformi, si evolva o muti costantemente. Lo Yoga ci insegna a non restare inchiodati al nostro punto di vista ma ad allargare il nostro cono visivo. Ad esempio, se resto con il muso attaccato alla terra vedrò sempre la terra ma se inizio ad alzare la testa, se esco dalla mia zona di conforto, mi accorgerò che quel pezzo di terra fa parte di un prato con meravigliosi alberi e un orizzonte sconfinato e che io ne sono parte.

Ci rendiamo conto che la grande differenza sta nel modo in cui ci disponiamo ad osservare, senza preconcetti, senza resistere, accogliendo e ascoltando senza metterci davanti a quel che la vita ci offre ma lasciandoci attraversare. Lo Yoga ci invita ad osservare e citando Krishnamurti a liberaci dal conosciuto. Io ovunque mi trovi nel mondo vado a praticare, vado a conoscere. Se non  ti aspetti nulla, in qualsiasi pratica anche in quella che ti è apparentemente più distante puoi imparare qualcosa. Bisogna esperire, mettersi in gioco e imparare ad ascoltare senza presunzione o preconcetti che altro non fanno che trasformare le nostre paure in fobie bloccandoci. La pratica si trasforma per mantenerci presenti e non per mantenerci attaccati a un'idea o a qualcosa che è trascorso e non conta lo stile che scegliamo ma l'intenzione con cui ci mettiamo a praticare sul tappetino. E a questo punto invito sempre a chiederci: perché pratichiamo? Che cosa ci spinge a farlo? Questa domanda cambia radicalmente il nostro modo di praticare.

 

5-  Perché hai iniziato ad insegnare Yoga?

Perché la vita mi ci ha portato. L'occasione di condividere ciò che ho ricevuto è un dono che non posso tenere per me. E' come tenere solo per sé l'amore, appassisce. Non me lo sono mai prefissato come scopo. La mia insegnante mi esortò ad approfondire e in lei ripongo grande stima e fiducia, il resto si è evoluto poi pian piano.

 

6-  Noto uno stampo fresco e contemporaneo in generale: dal sito alla vostra grafica, immagini, interazioni con Fb,ecc. Uno stile che si discosta dal metodo tradizionale di presentare una scuola di yoga che alle volte risulta un po’ “da invasati”. E’ una scelta voluta?

 

Si, certo. Una scelta vicina anche all'esperienze che ho fatto fuori dall'Italia. Credo che ci sia una volontà chiara di sentire lo Yoga come una pratica che è qui, ora, in questo momento e in Occidente con tutto quello che questa vita comporta. E' importante che la pratica abbia una comunicazione adeguata all'epoca in cui ci troviamo; lo yoga è presente e non una messa in scena di qualcosa che è trascorso. Il linguaggio, l'accessibilità, i codici e la contemporaneità sono fondamentali per comunicare e trasmettere.

La filosofia che soggiace alla pratica Yogica ritengo vada trasmessa nel contesto in cui si vive inserendosi in modo fluido e organico nella vita quotidiana e urbana di oggi. Non in un eremo lontano, con il massimo rispetto per chi sceglie una via ascetica, ma qui e ora alla portata della vita di tutti.

Ci terrei anche a ricordare che [hohm] vive di uno splendido team di giovani appassionati in continua ricerca e sperimentazione quali sono i miei compagni di viaggio: Elena, Jonathan e Giovanna e dell'estro culinario di Manuel aka Unocookbook.

 

7-  Cosa trasmetti ai tuoi allievi nelle tue lezioni? Qual è la cosa che a tuo avviso è più importante insegnare?

Questo dovresti chiederlo a loro (sorriso).Cerco di trasmettere quello che ho ricevuto,  avere fiducia in quello che siamo e sentiamo. Imparare ad arrendersi e a lasciare andare. Affidarsi e conoscere la compassione. Provare ad ascoltare senza pensare.

La cosa più importante credo sia guardare senza dover decidere da che parte stare, non cercare alcuna supremazia tra mani e piedi, corpo o mente ma vivere appieno ciò che siamo in tutto il nostro potenziale. Essere le scelte che facciamo e  le parole che esprimiamo.  Sorridere.

 

8-  Cosa secondo te è più frainteso in generale della pratica dello Yoga nel mondo Occidentale?

 

Credo che la cosa più fraintesa sia quello di affidarsi allo Yoga vivendolo come un nuovo rituale dal gusto esotico che ci renderà indenni da dolori e infelicità. Certo, lo Yoga porta grandissima gioia ma non è uno scudo che ci rende immuni dalla vita stessa e dai suoi cicli naturali. É una filosofia, una disciplina che ci insegna a cogliere in piena consapevolezza le opportunità che la vita ci offre. Una mente flessibile in un corpo sano capace di adattarsi e  trasformarsi ,in equilibrio e sintonia con l'universo di cui siamo parte.

Un altro pericolo all'interno della pratica credo sia non accettare quello che siamo per cercare di raggiungere un risultato che é altro da noi, dimenticare che lo yoga è il fine, il mezzo e la pratica stessa é la ricompensa.  Confondere la pratica con una gabbia, uno schema al quale aderire o entro il quale rientrare anziché vedere nella pratica un coraggioso cammino per scoprirci e riconoscerci identici in tutte le nostre differenze. Trasformare le nostre esperienze in nuove regole é rischiare di guardare all'oggi con gli occhi di ieri. Sentirsi solo corpo o mente ci porta inevitabilmente a compararci agi altri e a noi stessi generando competizione, aggressività, insoddisfazione e una nuova ferita tra chi siamo e chi crediamo di  essere o di dover diventare.

 

9-  Cosa consigli alle persone che dicono “vorrei ma non me la sento di far Yoga perché non ho una buona preparazione fisica, non sono molto flessibile, non mi piego abbastanza, sono troppo vecchio, ecc.

 

Penso che corpo, età o flessibilità siano fattori irrilevanti per lo Yoga.

A ogni età e con qualsiasi corpo si può praticare in modo adeguato e con rispetto del corpo in quel preciso momento della propria vita. Io consiglio sempre di provare, di esperire e di non affidarsi a preconcetti, a opinioni o a quel che si è sentito dire. Di usare un poco il cuore e non la testa, di avere coraggio e darsi una opportunità prima di giudicare. Lo yoga non è quello che tu pensi ma quello che senti.

 

10-  Può lo Yoga cambiare la vita delle persone? E in che modo ha cambiato la tua vita?

 

Se può la consapevolezza di ciascun individuo cambiare il mondo pensa allora come  la consapevolezza di un solo individuo possa cambiare il suo piccolo mondo.

Si certo la mia vita è cambiata, sono qui ora e non più là. :)

 

BOTTA E RISPOSTA: UNA DOMANDA – UNA PAROLA COME RISPOSTA

 

1-           L’Asana che preferisci di più_ Sirshasana

2-           Lo stile di yoga che senti più tuo_ quando pratico provo a dimenticarmi di mio e tuo e comunque non li ho ancora provati tutti ma ti terró aggiornato.

3-           Un libro utile (in generale)_ “Libertà dal conosciuto” di Krishnamurti

4-           Un viaggio utile_ tutti

5-           Una citazione o una tua frase utile_ “quel che resisti persiste, quel che accetti si trasforma” Anonimo

6-           Un consiglio per chi pratica Yoga_ Non dimenticare di ascoltare il tuo respiro

7-           La cosa da evitare per chi pratica Yoga_ nulla, esperire é conoscere.

8-           Cosa ti rende felice quando insegni_ distaccarmi completamente dal mio quotidiano, da Marco,  sentire l'unione di tutti i respiri e l'arresa di tutte rivendicazioni individuali.

9-           Colore preferito_ blue ma anche verde

10-          Una bevanda che consigli a tutti_ Ginger + Lemon + Honey

 

 

 

Il centro [Hohm] street Yoga lo trovate in Via San Calocero, 3 Milano.

Web: http://hohmstreetyoga.com/  - MM SANT’AMBROGIO/SANT’AGOSTINO

 

Namasté,

 

Vittorio Pascale

 

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

 

hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Molti pensano che lo Yoga sia una disciplina prettamente legata alla sfera femminile dell'umanità: niente di più errato e al contempo ironico.

Ironico poiché, originariamente, lo Yoga in India era accessibile solo agli uomini, così come di loro esclusiva pertinenza era il permesso di insegnare, anche quando le donne ebbero accesso alla pratica yogica.

E come mai, penso mentre mi aggiusto il baffo, abbiamo assistito ad un'inversione di pensiero completamente opposta alle origini?

 

Beh, una causa è sicuramente l'immaginario comune che si crea attorno alla pratica dello Yoga, la quale viene vista come un esercizio di stretching in cui flessibilità, flessuosità e grazia sono caratteristiche che si riscontrano più nelle donne che negli uomini.

Ciononostante, non è detto che queste qualità non possano essere coltivate con il tempo e la pratica, ma soprattutto non è detto che non possano essere acquisite da un uomo.

Se si ha il timore di apparire meno virili, il mio consiglio è di lasciare la paura fuori dalla sala di pratica, poiché il mettersi alla prova nell'esercizio dello yoga è un'occasione, un'opportunità per star bene, non un tribunale in cui si viene osservati e giudicati.

 

Le caratteristiche peculiari delle Asana (le posture realizzate durante la pratica), assumono inoltre rilievo sotto altri differenti aspetti.

Oltre alle diverse predisposizioni mentali che determinano la buona riuscita di una Sadhana (pratica), intervengono anche altri fattori “esterni” che riconosciamo in forza ed equilibrio.

Fattori ambivalenti aggiungerei, dato che quando scrivo forza, intendo energia muscolare, ma allo stesso tempo la forza di determinazione e di autocontrollo che fa sì che la mente sciolga il proprio corpo, fondendolo completamente nella posizione.

Capite, dunque, che è difficile e fuorviante parlare dello Yoga i termini legati a qualità fisiche, in quanto è necessaria anche una predisposizione emotiva ed interiore.

 

Torniamo a noi e lo farò con una frase secca: si pensa che lo Yoga sia per fighette, radical chic e gay.

Anche qui sorrido.

Partiamo dal fatto che penso e sostengo fortemente che un abito non fa il monaco. Per dirla tutta, pantaloni Thai e drappeggi indiani non fanno Yogi o Yogini (termine per indicare chi pratica la via dello Yoga, Yogi è per i maschietti e Yogini per le femminucce). E' un grosso errore pesare la spiritualità della persona in base ai propri abiti, nonché sarebbe a priori un controsenso giudicare qualcosa di così intimo come lo spirito da un elemento esteriore così effimero come sono i vestiti.

 

Continuando, ho incontrato un sacco di persone che mi hanno detto in spogliatoio: “Pensavo fosse da fighetta lo Yoga, invece...”, oppure “ Non mi preoccupo di sembrar meno uomo, perché non mi sento così”. È sempre questione di come si percepiscono le cose e lo Yoga è un grande strumento per riuscire a sentire nel profondo noi stessi e ritrovare un giusto canale attraverso il quale situazioni o persone vengono sentite con uno spirito più vero.

La pratica yogica non ha nulla a che fare con status personali e soprattutto estetici. Riguarda più da vicino l'essere umano, privato dalla sua esteriorità e della superficialità che lo contraddistingue, scavando a fondo nella sua mente e anima.

Non ha a che fare con i vestiti o con la sessualità di una persona, ma con la sua sensibilità.

E la sensibilità, non appartiene forse sia ad un Eterosessuale che ad un Omosessuale? O pensate che qualcuno ne abbia di più?

Certo, c'è chi ne ha di più o chi di meno, ma non dipende dal fatto di chi ti porti nel letto la notte.

 

Aggiungo soltanto che lo Yoga è una sfida, una pratica e una filosofia rivolta al genere umano nella sua interezza, non ponendo limiti a chi vuole accedervi.

Lo Yoga aiuta ad ascoltare, ad ascoltarsi e a fare le giuste considerazioni senza “veli di Maya” che il mondo attorno a noi, o proprio noi stessi, ci siamo cuciti addosso.

 

Lo Yoga è unione; un'unione con noi stessi, ma anche unione di esseri senzienti. Non divide, non separa, ma aiuta universi profondamente diversi tra loro ad inseguire un bene comune, una vita diversa che tende ad un mondo più puro.

 

Namasté,

Vittorio Pascale

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ebbene si, sono un inguaribile razionalista che pensa e vorrebbe sempre dimostrare in modo oggettivo a cosa serve cosa.

Essere spirituali e cercare nelle culture esotiche qualcosa che pensiamo possa mancare nella nostra educazione e cultura di provenienza non esclude sicuramente il voler essere analitici e voler comprendere appieno di cosa si stia parlando o cosa si stia facendo.

Ovviamente non si può pretendere di vedere i risultati subito, in quanto discipline come lo Yoga, la meditazione, ecc. agiscono piano piano riportando potenti risultati nella nostra vita.

 

Il nocciolo della questione, e del mio articolo, è questo: ma quali sono i risultati che si ottengono?

 

Disciplina. Sicuramente lo Yoga aiuta molti di noi ad avere disciplina e costanza nel mantenimento della pratica. Coltivando questa qualità sarà più facile applicarla anche nella vita quotidiana e nelle attività che normalmente svolgiamo. La disciplina nella pratica è estesa sia a livello esterno (corpo) che a livello interno (mente). Per una ragione che renderò molto semplice: se dobbiamo posizionare il nostro corpo in una Asana abbiamo bisogno che la nostra mente ci accompagni; per rendere possibili tutti gli allineamenti (tra busto, gambe, testa, collo e non solo) è necessario che la nostra attenzione interna sia massima. Ciò avviene con la disciplina che porta, di conseguenza, la capacità di osservare.

 

Osservazione. È un altro dono che possiamo portare fuori dalla sala di pratica. Partendo da noi stessi si osserva meglio tutto il contesto nel quale siamo immersi ogni giorno. L’osservazione Yogica non si limita solo a quella che noi normalmente ricolleghiamo al senso della vista, bensì coinvolge tutti gli altri sensi del nostro corpo come l’udito, il tatto e l’osservazione interiore, che ci permette di ascoltare cosa sta cambiando all’interno di noi stessi come sentire di avere un malore o sentire l’influenza (riporto casi molto pratici, ve l’ho detto!). C’è una pratica molto particolare che è chiamata Yoga Nidra, lo Yoga del sonno, la quale ci permette di entrare in un sonno consapevole prendendo coscienza man mano di tutte le parti del nostro corpo, a partire dall’esterno (pelle) per arrivare all’interno (organi, tessuti interni, muscoli) e ci insegna allo stesso tempo a rilassarci.

 

Il rilassamento lo porteremo con noi  anche fuori dalla nostra scuola. Perché? Bene, mentre leggete quest’articolo fate caso alle parti del vostro corpo che sono in tensione … non avrate mica le spalle un po’ tese?…o gli addominali tesi?…o la fronte aggrottata? O qualsiasi altra parte in tensione? Bene, anzi no, male. Le nostre tensioni si riflettono anche in questi gesti che compiamo inconsapevolmente, o meglio, pensiamo siano inconsapevoli ma sono solo automatici e non riusciamo a correggerli perché non siamo abituati ad osservarci. L'incapacità di rilassarsi sta diventando uno dei problemi in cima alla scala dei malori dell’uomo contemporaneo, in quanto porta spesso e volentieri a patologie psicologiche che si manifestano in attacchi di panico, crisi d’ansia, di respirazione, stress e quant’altro. L’insegnamento a rilassarsi è prezioso perché ci fa capire che gesti semplici, come portare l’attenzione al suono del respiro e lasciare andare i problemi e i pensieri, risultano ottimi rimedi per non cadere in nevrosi e tensioni quotidiane, arrivando a fine giornata, non dico come un fiore, ma non mandando a cagare qualsiasi essere senziente che vi si para davanti. Notate come anche la gente di prima mattina è già nervosa…non oso immaginare a fine giornata di cosa possa esser capace.

 

La dimensione temporale dello Yoga è il presente. Il presente è una dimensione divina, il passato è già andato e il futuro non è ancora arrivato.

Fissare la propria persona e mente nel presente ci rende più presenti, scusate il gioco di parole. Tante volte iniziamo a volare con i nostri pensieri tornando  al passato o proiettandoci nel futuro, sfruttando energie che potremmo impiegare con persone reali che ci sono accanto in questo momento e che invece trascuriamo perché assenti .

Lo Yoga aiuta anche a ritrovarsi esattamente dove si è, a mantenere una presenza anche nei mari in tempesta, a non cadere e annegare quando veniamo travolti. Allegoricamente questo concetto viene rappresentato dall’Asana chiamata Paripurna Navasana (La Barca) la quale fa mantenere uno sguardo rilassato e profondo (che rappresenta il mare quieto) in contrapposizione con l’enorme tensione che si genera nella parte basso addominale tirando su le gambe e il busto (il mare in tempesta). La barca rappresenta proprio questo: una nave stabile in un mare in tempesta che può esser rappresentato, oltre che dallo sforzo muscolare, anche dalle tormente dei nostri pensieri.

 

La stabilità ce la portiamo con noi nella vita quotidiana. Stabilità rappresenta equilibrio (e qui vi rimando al mio articolo “I sottili equilibri dello Yoga”), ma anche postura. Come stiamo in piedi e come sentiamo il peso distribuito su entrambe le gambe? E il nostro bacino? La corretta postura dona benefici sia a livello fisico che psicologico. Quanto siamo inversi quando abbiamo un torcicollo o male alla schiena? Pensateci.

Da quando faccio Yoga non ho più avuto tensioni al collo che mi portavano ad avere fastidiosi torcicolli la mattina dopo…persino quando dormo piegato come un origami.

 

Questi sono solo alcuni dei doni che possiamo portar via dalle nostre sale di pratica e, per chi non ne ha una, magari possono servire da stimolo per iniziare. Ogni corpo reagirà in modo diverso e con differenti tempistiche, ma è una scoperta che vale la pena sperimentare sul proprio corpo e sulla propria mente.

Alcuni risultati saranno assolutamente soggettivi e vi meraviglierete di cosa sarete in grado di osservare, calmare, amare, sentire, capire, udire…potrei continuare all’infinito. Vi auguro una buona scoperta!

 

Namasté,

Vittorio Pascale

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Tutto quello che avreste voluto sapere sullo “Yoga” ma non avete mai osato chiedere.

Un articolo capitato per caso, un argomento capitato per caso, un titolo dato all’istante; si sa che, alla fine, le migliori prodezze umane sono quelle che nascono dall’istinto, senza stare a pensarci molto su (concetto, tra l’altro, linkabile ad uno yogico).

Questo è, in realtà, un articolo “compendium” di tutti i quesiti che mi sono stati fatti in questi anni sullo Yoga e dintorni.

Domande anche banali, se vogliamo, ma che, alla fin fine, a tutti sono sorvolate nella mente per almeno mezzo secondo, soprattutto quando ci si affaccia o ci si interessa a qualcosa di nuovo o esotico.

Nessuna vergogna e nessun imbarazzo: l’uomo è un animale curioso di natura e la paura di chiedere è sempre stata un limite, non una sua caratteristica innata.

Un giorno, mentre ero al Frida a bere qualche birra (diciamo qualche), una ragazza con cui stavo scambiando quattro chiacchiere mi chiese:

“ Sai, mi sono iscritta a Yoga ma non ho chiesto mica come si va vestita…tu come ci vai V?”

L’argomento “come vado vestito”, soprattutto a Milano, è scottante e a momenti fondamentale. Arrivando da un paese molto caldo come l’India lo Yoga meno si pratica vestiti meglio è. La comodità è un must che nello Yoga premia come premia il fatto di vestirsi leggeri.

Al contrario di quello che comunemente si pensa, lo Y. è una disciplina che può produrre sudorazione poiché le Asana (posizioni yogiche) stimolano le ghiandole del nostro corpo tra cui quelle sudoripare. Quindi,tra gli innumerevoli effetti prodotti dalla pratica dello Yoga sulla fisiologia dell’intero sistema psico-fisico, esiste ed è auspicabile la possibilità di sudare in maniera diversa per ognuno.

Questa disciplina favorisce una forte attivazione energetica e la sudorazione è uno degli effetti più fisici e evidenti, collegata ad un processo di purificazione che iniziando dal corpo (eliminazione di tossine attraverso il sudore) arriva sempre più all’interno.

Un buon insegnante, inoltre, apprezza l’allievo con più parti del corpo visibili (gambe e spalle soprattutto) in modo tale da correggere eventuali errori durante la pratica della postura.

In tram ero con un cliente mentre andavamo in una location. Parla del più e del meno, cosa fai e cosa non fai e la domanda a brucia pelo fu:

“ Eh ma V, piedi scalzi o calzine antiscivolo quando fai Yoga?”

Sembrava un po’ una domanda alla “ma tu chi voti alle elezioni?”, mi fece sorridere un po’ fino a quando ripresi un tono semi-serio. I piedi sono scoperti nello Yoga per apprezzare il contatto della pianta del piede con la terra/pavimento (che di solito è in legno). Il contatto del piede nudo con la materia ci fa riscoprire il concetto molto importante dello stare scalzi con la pianta del piede così com’è, senza “filtri” come la gomma delle scarpe o i tacchi. E’ proprio stando semplicemente in piedi a piedi nudi che ci rendiamo conto, anche da soli, dei nostri squilibri posturali o se graviamo di più su una gamba piuttosto che su un’altra. Inoltre, se come me si soffre di crampi da piede cadaverico e freddo, ci sono dei massaggi di preparazione per riscaldare le basi (i piedi in questo caso) delle posizioni yogiche.

Ma poi, facendo scendere di un gradino (anche più di uno) il livello della mia risposta, con il calzino scivoli! E mentre esegui alcune asana rischi anche di aprirti come un compasso! (L’avevo detto che la conversazione stava andando sul pratico).

Inaugurazione di un nuovo negozio in zona Montenapoleone. Una di quelle persone con cui chiacchieravo al bancone del bar mi disse:

“ Massì, lo Yoga è stretching”

Tolgo questa convinzione appena ne sento minimamente l’odore nell’aria. Tralasciando il discorso che per formulare un giudizio su una qualsiasi questione come minimo bisognerebbe provarla vorrei porre l’attenzione su un fattore fondamentale della pratica dello Yoga.

Lo Yoga è uno strumento che agisce sia a livello mentale che fisico. Disciplina la mente e rafforza il corpo ,sia attraverso un’azione che scaturisce dai muscoli ,ma soprattutto da uno stato di maggiore consapevolezza di sè. La pratica deve avere vigore e concentrazione nello stesso tempo. L’intensità necessaria per praticare lo yoga nasce da una respirazione equilibrata e consapevole in cui non bisogna esser né troppo avari né troppo precipitosi nell’utilizzare il proprio corpo. In questo senso mi piace accostare lo Yoga alla via di mezzo del Buddhismo o al famoso detto latino in medium stat virtus.

Il Circo delle pulci, meravigliosa manifestazione multisfaccettata e coloratissima. Un venditore, sentendomi parlare di una posizione yogica mi disse:

“ Eh ma io non riuscirò mai a fare tutte le posizioni dello Yoga”

Beh, neanche io! Ovviamente noi siamo occidentali e come tali fin da bambini non c’è stata data la possibilità (se non in rarissimi casi) di sviluppare il nostro corpo in modo tale da renderlo predisposto a tutte le Asana.

A parte ciò penso che l’atteggiamento dell’esser prevenuti sia innanzitutto un auto-limite che ci poniamo prima di provare a fare delle cose. Come mi ha giusto detto la mia maestra di Yoga Manuela stasera “nello yoga nulla è impossibile ma tutto viene raggiunto con un percorso”. Magari non riusciremo per un nostro limite fisico e oggettivo a non fare determinate posizioni dello Yoga ma troveremo anche in una sola Asana il beneficio di tutte le posizioni dello Yoga. E, ricordo, lo Yoga non è solo Asana anche se, erroneamente, nel mondo occidentale, è ciò che si fa vedere maggiormente dello Yoga, in quanto siamo abituati a vedere lo strato superficiale e visivo delle cose.

“ Ma lo Yoga che cos’è?”

Qui non faccio neanche riferimento alle persone che me l’hanno chiesto e alle innumerevoli situazioni in cui mi è capitato che mi facessero questa domanda.

Solitamente la mia risposta è breve ed è una frase rubata da un grande maestro come B.K.S. Iyenegar:

“ Applicando lo Yoga al nostro corpo, il nostro primo strumento, noi impariamo a suonarlo e a trarne il massimo di risonanza e armonia

Per il resto, Yoga è ciò che noi sviluppiamo praticandolo, è superamento delle nostre paure. Se abbiamo paura di noi stessi e del nostro corpo allora ne avremo sempre anche del prossimo.

 

coupon-code-amazon-deal-codici-sconto-amazon

immobili sanremo

Instagram

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

 

 

Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.