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Lunedì, 30 Maggio 2016 19:11

Elia Shilton in Qohélet

Jewish in the City#150 è presentato dal Festival internazionale di cultura ebraica. Questa è la Terza edizione 29 maggio 2016 – Sala Grande Teatro Franco Parenti

Pubblicato in Foyer
Lunedì, 16 Novembre 2015 19:39

The Botticelli Renaissance a Berlino

Il museo Gemäldegalerie Kulturforum di Berlino ospita fino al 24 Gennaio una delle mostre più attese del momento: The Botticelli Renaissance.

«Come fa un pittore ad acquisire fama internazionale? Che cosa ha reso Botticelli un’icona pop? Perché le sue opere sono considerate senza tempo? Cos’è che lo rende cosi “europeo” da far apparire la sua Venere sul dritto di una moneta da 10 centesimi di euro? Quello che possiamo dire con sicurezza è che Botticelli, più di qualsiasi altro Grande Maestro, ha ispirato e continua a ispirare l’arte moderna e contemporanea».

Questa è il leitmotiv di una mostra destinata a catturare le attenzioni del grande pubblico e che ci racconta per immagini non solo come i lavori del Maestro fiorentino siano stati d'ispirazione per l’Arte Moderna e Contemporanea ma anche come Sandro Botticelli sia diventato una vera e propria icona pop.

L'opera dell'artista fiorentino viene, quindi, presentata secondo un'angolatura che, senza trascurare gli aspetti di valutazione artistica e estetica, si focalizza soprattutto sulla sua influenza in campo letterario, teatrale, musicale e della cultura di massa.

L'esposizione propone, infatti, un viaggio a ritroso fino al 1445 partendo dalle forme attuali di ricezione, che investono non solo l'arte contemporanea ma anche altre dimensioni della cultura di massa - dalla musica alla moda sino alla pubblicità - ricostruendo il suggestivo percorso socio-culturale che determinò la riscoperta del pittore fiorentino, nel corso del XIX secolo e all'inizio del XX in Europa e negli Stati Uniti.

Il museo Gemäldegalerie, ad essere sinceri, vale già da solo un viaggio poiché al suo interno custodisce una delle raccolte più significative a livello mondiale, con opere di artisti europei dal XIII al XVIII secolo, quali Van Eyck, Rubens, Vermeer, Rembrandt, oltre agli italiani Raffaello, Lippi, Mantegna, Tiziano, Caravaggio, Antonello da Messina.

All'interno di questo meraviglioso spazio espositivo sono stati inserite centotrenta opere originali (di cui 40 del Maestro fiorentino, comprese alcune importanti e conosciute in ogni angolo del Mondo come la “Venere”, “Tondo Raczynski” e “L’altare Bardi”) di artisti come Edgar Degas, Edward Burne-Jones, Dante Gabriel Rossetti, René Magritte, Andy Warhol, Cindy Sherman e Bill Viola. Oltre a dipinti, la mostra presenta disegni, sculture, fotografie, video e oggetti di moda e design.

Tuttavia, a coloro che non potessero raggiungere la capitale tedesca viene offerta un'altra chance: nella primavera del prossimo anno, infatti, la mostra sarà trasferita al Victoria and Albert Museum di Londra.

The Botticelli Renaissance

Gemäldegalerie Kulturforum Matthäikirchplatz 4 - 10785 Berlino www.botticelli-renaissance.de

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Pubblicato in Cultura
Giovedì, 27 Marzo 2014 20:03

Museo Poldi Pezzoli

la Casa-Museo

Prosegue il viaggio di Nerospinto tra le residenze di pregio milanesi che hanno fatto la storia della città e dei suoi protagonisti, il cui prezioso patrimonio artistico e culturale li ha trasformati, nel tempo,  in veri e propri musei. In questa terza occasione ci soffermiamo sul Museo Poldi Pezzoli, al quale si accede dal cortile di via Manzoni 12, nei pressi di Montenapoleone, nel cuore pulsante della città, facilmente raggiungibile con la metropolitana- linea M3. Il Museo è un vasto appartamento che occupa il piano terreno e il piano nobile del palazzo, affacciato su un silenzioso giardino.

L’appartamento di Gian Giacomo nasce dal 1846 in una porzione del palazzo di famiglia, dotato di un parco all’inglese che dava il nome (Corsia del giardino) all’attuale via Manzoni.  Prevalgono nell’appartamento le sale di rappresentanza: seguendo i dettami dell’Istorismo allora all’avanguardia gli interior designer Giuseppe Bertini (1825-1891) e Luigi Scrosati (1814-1869) a partire dal 1854 ideano ogni ambiente rievocando un diverso stile del passato, per ospitare opere della medesima epoca storica.

Purtroppo un bombardamento del 1943 ha distrutto la maggior parte dei decori fissi, il cui aspetto originario è evocato dalle fotografie posizionate in ogni sala. Totalmente perduta è invece l’armeria gotica, ideata dallo scenografo della Scala Filippo Peroni tra il 1846 e 1851 e riallestita al piano terreno nel 2000 dallo scultore Arnaldo Pomodoro.

Nel 1951 il museo è riaperto al pubblico restaurato e ingrandito con nuove sale, che accolgono le numerose opere giunte dopo la morte del collezionista per acquisto e in donazione.Oggi il percorso delle sale storiche inizia al piano terreno dallo Scalone barocco, decorato con una fontana del Bertini e sculture seicentesche, da cui si accede al piano superiore. Qui si incontra la Saletta degli Stucchi in stile Rococò, divisa dal Salone Dorato dalla vetrina delle porcellane del XVIII secolo. Il Salone Dorato, una volta ornato di tappezzerie, riunisce i capolavori pittorici rinascimentali. L’attigua Sala nera “nello stile del Rinascimento del Nord”, che fungeva da salotto ed era rivestita di ebano, madreperla e avorio, custodisce mobili intarsiati con avorio o pietre dure. Segue la Sala dei Vetri di Murano, già Camera da letto, che riunisce mobili lignei intagliati e da cui si accede alla zona più privata, lo Studiolo dantesco, nello “stile del Trecento italiano”, destinato alla raccolta delle oreficerie e dei vetri antichi.

Alle sale monumentali si affiancano quattro sale “a quadri”, esclusivamente dedicate all’esposizione dei dipinti. Manca nell’appartamento una sala da pranzo, mentre gli ambienti di servizio (cucina e camere della servitù) erano posizionati al piano terreno.

 

La Storia:

Dopo la caduta del Regno Italico il ritorno degli Austriaci ridimensiona bruscamente il ruolo di capitale che la città aveva avuto nel periodo napoleonico. Milano rimane il maggiore centro culturale italiano ed è in sviluppo economico costante; diventa in particolare la piazza più importante del fiorente mercato antiquariale.

Discendente per parte della madre Rosina dell’antica schiatta dei principi Trivulzio, ricchissimo grazie ai beni ereditati dalla famiglia del padre Giuseppe, Gian Giacomo Poldi Pezzoli (1822-1879) viene educato all’amore dell’arte e del collezionismo. Impegnato in prima persona nei moti delle Cinque Giornate  contro gli Asburgo, è multato ed esiliato come molti aristocratici milanesi. L’esilio sarà però occasione per un lungo viaggio artistico in Italia, a Londra e Parigi.

Tornato in possesso dei propri beni nel 1849, Gian Giacomo avvia la sistemazione del suo “appartamento particolare”. Il progetto nasce per ospitare la sua raccolta d’arte con dipinti e oggetti d’arte decorativa che si arricchisce di pezzi eccellenti, anche grazie al fiorente mercato artistico milanese, di importanza internazionale.

Non molto mondano e amico degli artisti suoi contemporanei, Poldi Pezzoli è anche mecenate e sostiene i giovani artisti dell’Accademia di Brera, acquistando le prime opere degli allievi del suo grande amico Bertini. raccoglie molte opere del Rinascimento, anche lombardo, con l’obbiettivo di tutelare il patrimonio cittadino, ed è tra i promotori della prima Mostra milanese di arte antica nel 1874, che sarà il primo passo per la creazione di un museo civico. Il suo desiderio che il suo appartamento che custodisce le raccolte d'arte di pregio divenga ad uso pubblico e di ispirazione e aiuto agli artisti, grazie ad una Fondazione ad hoc, si realizza 2 anni dopo la sua morte, nel 1879, l'amico Giuseppe Bertini apre il museo e diviene direttore delle raccolte.

 

La Collezione:

Dopo un’iniziale passione per l’arte contemporanea, Gian Giacomo si avvia all’arte antica. Dopo essersi dedicato alle armi, il nobiluomo viene  attratto dalle  arti decorative del passato e dai dipinti rinascimentali. Gli importanti tappeti ed arazzi da lui acquisiti sono esposti a rotazione al piano terreno di fianco al grande Tappeto di Caccia (deposito dello Stato italiano dal 1923).

Al piano superiore tre sale ospitano il notevole nucleo di dipinti del Rinascimento lombardo (Foppa, Bergognone, Luini, Solario). Nel Salone Dorato si trovano le glorie del Rinascimento toscano e veneto: sul cavalletto la Dama del Pollaiolo, icona del museo, quindi un dipinto di Piero della Francesca e due tavole di Sandro Botticelli. Altri due cavalletti accolgono opere di Giovanni Bellini e di Andrea Mantegna. Nella vetrina delle porcellane settecentesche trionfa il grande Servizio da caffè e da tè Borromeo.

Nella Sala Nera si notano il grande stipo in commesso di pietre dure seicentesco e il tavolo ottocentesco, nella stessa tecnica, anch’esso opera dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. I mobili intagliati della camera da letto, dove in una gara di perizia tecnica si mescolano stipi e sedie dal Rinascimento all’Ottocento e la collezione di vetri veneziani.

Le oreficerie medievali e rinascimentali, un tempo nello Studiolo, sono oggi conservate nella nuova Sala degli ori: notevoli sono gli smalti limosini medioevali e i gioielli.  Nelle sale a quadri spiccano per importanza i veneti (Canaletto, Guardi, Tiepolo) , i fondi oro (Vitale da Bologna, Bernardo Daddi) e i ritratti lombardi del Settecento (Fra Galgario e Ceruti).

Tra le numerose donazioni, nel 1978 il museo ha ricevuto dagli eredi la collezione di orologi solari di Piero Portaluppi, architetto di Casa Boschi di Stefano e di Villa Necchi Campiglio.

 

Gli eventi:

Il Museo ospita di volta in volta mostre e altre manifestazioni culturali, si tratta di un luogo unico, modello di un modo di abitare del passato, la casa-museo di Gian Giacomo Poldi Pezzoli, per le collezioni e gli arredi, rappresenta il luogo ideale per accogliere mostre dedicate al design e all’arte contemporanea.

Da domani sarà aperta la mostra:

"La casa morbida. Tra Arte e Design"

26 marzo – 5 maggio 2014 Orari: da mercoledì a lunedì, dalle 10.00 alle 18.00

Informazioni mostra:

www.museopoldipezzoli.it

www.abitare.it/it/arte/la-casa-morbida-tra-arte-e-design

 

Curiosità:

Il celebre Ritratto femminile del Pollaiolo è divenuto simbolo del museo.

 

Museo Poldi Pezzoli via Manzoni, 12 - Milano, Italia Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.museopoldipezzoli.it

Orari Da mer a lun 10.00-18.00 Chiuso: martedì, 1/1, Pasqua, lunedì dell’Angelo, 25/4, 1/5, 15/8, 1/11, 8/12, 25-26/12

Biglietti - Intero € 9,00 - Ridotto € 6,00 (da 11 a 17 anni e dopo i 60) - Scolaresche € 2

 

Pubblicato in Cultura
Martedì, 22 Gennaio 2013 01:36

Marilyn, diva immortale. Come lei nessuna mai

Ci sono divi che non possono invecchiare e muoiono giovani. Basta pensare alla cosiddetta “maledizione dei 27 anni” che prende il nome dall'età in cui si sono spente stelle della musica come Jim Morrison, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Kurt Cobain, Amy Winehouse e tante altre, o al terribile schianto che nel '55 si porta via il 24enne James Dean. In tutti questi casi la morte precoce è l'ultimo atto di vite spremute all'eccesso.

Marilyn è una storia a parte. Per quanto tragica, la sua fine a 36 anni non è l'epilogo di un'esistenza inquieta (che pure ha avuto), ma l'evento che rende la sua immagine eternamente giovane: un'icona di sensualità ingenua penetrata nella memoria visiva di tutti e per questo immortale.

Lo intuisce per primo Andy Warhol: proprio nel '62 comincia ad utilizzare la tecnica della serigrafia, e la scomparsa della diva nell'agosto di quell'anno lo induce a riprodurne il volto, tratto da una foto di scena del film Niagara, con infinite variazioni cromatiche (alcune esposte nell'agosto di quest'anno a Rimini).

La testa biondo platino è onnipresente, si separa dal corpo e dalla sua esistenza terrena, diviene uno dei simboli della Pop art, arte della gente comune; icona a disposizione di tutti, che vive al di là della Marilyn reale, come dice, un po' sprezzante, Warhol stesso: “Per me la Monroe non è altro che una persona fra tante altre. E riguardo alla questione se dipingere l’attrice in toni di colore così vivaci rappresenti un atto simbolico, posso soltanto rispondere che a me interessava la bellezza: e la Monroe è bella”.

Possiamo aggiungere: Marilyn è un'incarnazione della bellezza senza tempo. La pensa così Bertrand Lorquin, esperto d'arte, che nel catalogo della mostra con l'ultimo servizio fotografico della diva, “The last sitting”, con gli scatti di Bern Stern, da poco conclusasi al Forte di Bard, ha evocato i nudi di Botticelli, Rubens, Velazquez, Goya, Ingres e Manet, per attribuire alle plastiche curve della Monroe un posto nella storia dell’arte”.

La bellezza deve mostrarsi, mettersi a disposizione degli occhi della gente, ha bisogno dello sguardo del pubblico; e nel Novecento Hollywood fabbrica le immagini in cui ognuno può proiettare i propri desideri e vederli prendere forma. Marilyn è perfetta per questo meccanismo, come nessun'altra è mai stata o sarà dopo di lei, anche se, paradossalmente, ha il terrore del palcoscenico.

Per entrare nel mondo del cinema si schiarisce i capelli e si ritocca leggermente il viso, accentuando la morbidezza dei tratti. Il ruolo iniziale non può che essere quello stereotipato e diffuso della dumb blond, la bionda svampita: il suo modo di interpretarlo diventa unico, con quel mix di sensualità e dolcezza che raggiunge l'apice con “Sugar Kane”, la cantante capace di far girare la testa a Tony Curtis in A qualcuno piace caldo.

Ma sin dai primi successi quella parte le sta troppo stretta. Sogna personaggi drammatici, che le diano la possibilità di esprimere le proprie capacità di recitazione. La sua evoluzione invece non consiste nel diventare una grande interprete, ma qualcosa di più: supera lo stereotipo per trasformarsi in un simbolo incarnato.

Sulla scena è in grado di impadronirsi dello sguardo maschile. Il critico Laura Mulvey, nell'analizzare una celebre sequenza di ballo all'inizio de Gli uomini preferiscono le bionde, coglie l'essenza della sua performance: nel primo piano, benché in movimento, riesce a essere perfettamente in posa, come immortalata da un obiettivo fotografico. Questa capacità di esporre la propria bellezza con tale studiata naturalezza resta inimitabile: lo spettatore sogna che Marilyn sia lì solo per lui, dolce e sensuale allo stesso tempo.

Possiamo cogliere questa sensazione nello sguardo di Tom Ewell, rapito dal sollevarsi della gonna dell'attrice nella scena celeberrima di Quando la moglie è in vacanza. Possiamo immaginarla anche in John F. Kennedy, quando gli viene dedicata un'indimenticabile Happy Birthday, Mister President cantata con voce ammiccante in un abito color carne.

Anche Hugh Hefner, padre di Playboy, intuisce da subito l'unicità del suo sex-appeal e acquista i diritti di una foto senza veli dell'attrice, non ancora famosa, per la primissima copia della sua rivista. Poche parole le bastano per evocare intense fantasie: “La notte mi vesto solo di due gocce di Chanel numero 5”.

Questa è Marilyn, immortale al di là della sua vita reale. Sex-symbol nel senso più pieno del termine e consapevole di esserlo: “La gente non mi vede! Vede solo i suoi pensieri più reconditi e li sublima attraverso di me, presumendo che io ne sia l’incarnazione”.

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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