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Il giornalista Pierluigi Panza è autore di Museo Piranesi, il libro edito da Skira sulla figura di Giovan Battista Piranesi.

Pubblicato in Cultura

Kernkraft 400 è un pezzo che conoscono tutti. La melodia, ripresa dal videogioco Lazy Jones per Commodore 64, si è imposta nell'immaginario dance dal 1999, aprendo le porte del nuovo millennio al nuovo progetto del tedesco Florian Senfter, già conosciuto come Splank!,  Zombie Nation. Le atmosfere techno, ritmi inquieti, tastieroni e vocoder hanno immortalato un'istantanea di quegli anni, ascendendo mr. Senfter a icona indimenticabile; non è un caso che a credere in lui per la prima volta sia stato Dj Hell con la sua Gigolò Records.

 

Il primo disco è molto underground e già dalla copertina dell'album si capiscono le intenzioni: la foto di base è la stessa di Nevermind, dei Nirvana, il bambino, però, è capovolto e l'acqua è rossa, sullo sfondo quattro ombre in attesa. Un album di rottura, di capovolgimento, a metà tra techno old school e nuovi beat, il tutto accompagnato da melodie ipnotiche e un vocoder imperdibile, molto simile allo stile di Anthony Rother. A quattordici anni di distanza esce il quinto album, RGB, e si capiscono le qualità di un artista intramontabile. Se dovessimo prendere il primo e l'ultimo album, ascoltarli di seguito e dover dare un giudizio, è chiaro che Splank!  ha saputo innovarsi, ricercarsi e ha al meglio trovato uno spazio nel nuovo universo della musica elettronica. Ma quattordici anni non possono passare inosservati e dovendo scrivere un articolo a tutto tondo sull'artista, bisogna che mi soffermi a capire cosa è successo in questo decennio.

 

L'esordio con la Gigolò ha funzionato e nel giro di quattro anni il giovane è proiettato in una spirale di contaminazioni e sperimentazioni che gli permettono di produrre il secondo album Absorber, nel quale riversa tutt'altri stili e si apre a un genere più electro, a tratti esotico, mantenendo però i tratti distintivi come il vocoder e, in alcune tracce, le atmosfere old school.

 

Ma è nel 2006 che avviene la magia. Le tracce del terzo album, Black Toys, sono corpose, dure, e si ritorna un po' al sound degli esordi, ma con una netta influenza più house; notiamo anche la scomparsa del vocoder che viene sostituito da campioni nella maggior parte dei casi. Tech-house che lo porta a incontrarsi con il gigante Tiga, con cui fonda nel 2007 il progetto parallelo ZZT (e di cui abbiamo diversi Ep più che validi), in una commistione di generi tra l'house, l'elettro e forse una spruzzata di elettroclash. Non sorprende che il progetto sia un successo immediato e l'album Lower State of Consciousness viene nominato album del mese da MixMag.

 

Passano tre anni di tour in giro per l'Europa e il mondo e finalmente esce l'attesissimo Zombielicious. Un capolavoro che segna il passaggio in una nuova era per il dj tedesco. Le tracce sono tutte cariche di una nuova vitalità che si esprime in un beat frenetico e bassi da far tremare le pareti, in un vorticoso richiamo al suo vecchio stile, ma con tutta una nuova propensione per l'elettro e la teatralità, tra altri e bassi che richiamano uno stile inedito. Basti sentire pezzi come Seas of Grease e Mas De Todo per rendersene conto. Tra le contaminazioni, troviamo anche una punta di elettrofunk, in canzoni come Radio Controller, in cui la fa da padrona una melodia distorta in wha wha e un cantato pulito e molto in sintonia con lo stile di Tiga. Così si conclude l'ultima fatica di questo gigante dell'elettronica. Con RGB, l'ultimo disco che raccoglie sotto le sue 15 tracce un misto di tutte le esperienze passate con l'aggiunta di un punto di vista più violento, forse ispirato a qualche francese come Brodinsky(?).

https://soundcloud.com/turborecordings/sets/zombie-nation-rgb-1

 

Il suo precedente dj set, ormai un anno fa al Tunnel di Milano, me lo ricordo così: luci soffuse, lampi sulla sfera stroboscopica, tuoni nelle orecchie e io che non mi reggo in piedi. Le impressioni del momento sono molto importanti e quella sera marcai a fuoco nel cervello la bravura di questo dj, la sua tecnica e maestria, tra un passaggio e l'altro, mai scontato, sempre coerente e ovviamente esageratamente pesto. Il giorno dopo avevo un gran mal di testa, ma ero sicuro di aver vissuto un'esperienza indimenticabile, e forse in quello stato mentale alterato son riuscito a godermi meglio lo spettacolo, tra bassi che mi penetravano le viscere e synth che mi risollevavano da uno stato catatonico verso un paradiso di fumo artificiale e neon.

 

Zombie Nation, questo venerdì sarà al Tunnel Club di Milano, ospite per la serata di Le Cannibale. Io ci farei un pensierino!

Evento Ufficiale

 

Pubblicato in Musica

Da una parte la musica di Burial. Colui che si definisce 'Il super eroe spazzatura’, produttore londinese underground dubstep il cui debutto nel 2006 con l’omonimo album è stato in grado di spaccare in due le opinioni dei critici inglesi. Burial è stato segnalato dalla rivista Wire come album dell’anno e da Mixmag al quinto posto tra i migliori dischi. Il secondo è stato una delle uscite britanniche tra le piú attese del 2007, quando ancora conduceva due vite parallele vivendo quella da producer sotto lo pseudonimo di Burial e quella di William Bevan come identitá che ha rivelato solo nel 2008 al quotidiano britannico The Independent.  Nativo del sud di Londra, Bevan ha continuato a registrare come Burial pubblicando diverse opere con la collaborazione di artisti del calibro dell'ex compagno di scuola Kieran Hebden (Four Tet), Thom Yorke, Massive Attack, e Jamie Woon e i due EP supplementari Hyperdub - Street Halo e Kindred - nel 2011 e 2012 che nella versione giapponese sono usciti combinati in un solo CD. ‘’Untrue’’, seconda uscita del 2007 vincitrice di una nomination al Mercury Prize che lo ha reso agli occhi di qualcuno come il prossimo Aphex Twin, è un panorama dagli oscuri motivi ambient  che si rifanno al mood del tempo inglese, frastagliati da spettrali loop vocali. ‘’Untrue’’ é il riassunto di un’attesa, è come se cercasse di catturare i momenti che dividono le nuvole grigie delle uggiose giornate londinesi dalla comparsa di flebili raggi di sole. Nelle notti d’estate Burial percorreva le buie strade della sua cittá e in preda a diverse suggestioni  urbane tornava nel suo studio e iniziava a lavorare alla sua musica in una sorta di ipnosi di sé stesso, quando tutto intorno sembrava quasi essere in letargo. ‘’Quello che voglio è creare la stessa sensazione di quando si cammina sotto la pioggia e un brivido percorre il bordo della tua mente dove riecheggia un triste suono lontano, un grido sembra più vicino’’.

 

http://www.youtube.com/watch?v=LHtNPzaHO7k

 

Dalle melanconie urbane di Burial si passa alle lontane ambientazioni musicali desertiche del duo berlinese Monolake con  ‘’Gobi. The Desert’’. Rispetto ai loro precedenti lavori ‘’Hong Kong’’ e ‘’Interstate’’ nati da delle registrazioni su campo di onde, insetti e strade affollate fuse  alla techno minimal in cui si perde ogni riferimento all'ordine e alla realtà, ‘’Gobi. The Desert’’  suona come la virata opposta. E’ il loro album meglio riuscito che evoca i canti della terra, la refrigerazione dei venti notturni, il cinguettio della fauna microscopica e distante che si mischia al rimbombo dei bassi dello studio di registrazione digitale. Le indagini sulla natura sono diventate la fonte di ispirazione per i Monolake che si mescolano ad una profonda ricerca sul suono, il ritmo e l'interazione tra suono e la sua struttura. Robert Henke e Behles Gerhard non si dedicano solo alla produzione della loro musica ma anche allo sviluppo di software utili alle loro creazioni. Per esempio Gerhard Behles è un ingegnere e fondatore di Ableton, un programma conosciuto in tutto il mondo acquistato da musicisti e designers di fama mondiale.

 

http://www.youtube.com/watch?v=Akpi8qgLaOk

 

Due ambientazioni musicali opposte in un unico trip ad altissima qualitá audio ovvero quella dell’Acusmonium, un’orchestra di altoparlanti destinata all’interpretazione di musiche elettroacustiche con lo scopo di spazializzare e “orchestrare” il suono.  La sua diffusione avviene tramite altoparlanti diversi fra loro sia in “colore timbrico” che “ potenza” e “dispersione”; opportunamente distribuiti nello spazio e con l’aiuto di una “console di proiezione” variano  l’intensità e il colore dei suoni  proiettati immergendo completamente l’ascoltatore nel cuore dell’espressività dell’opera.

 

BURIAL & MONOLAKE ‘’Paesaggi hyper-urban & Utopie ambientali’’ 

4 marzo ore 21.00                                                                                                                                                                            presenta Massimiliano Viel Sound reactive visuals a cura di Andrew Quinn proiezione acusmatica: Dante Tanzi e Giovanni Cospito Musiche di Burial e Monolake Biglietti 8 € / 5 € (prevendita in Auditorium: LUN-VEN 10-12.30 e 14.00-18.30)

FONDAZIONE CULTURALE SAN FEDELE  piazza San Fedele 4, 20121 - Milano Auditorium: via Hoepli 3/b, 20121 - Milano

 

 

 

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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