CHIAMACI +39 333 8864490

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E' stato inaugurato all’interno della Casa di Reclusione di Bollate Il ristorante "InGalera", ultimo meraviglioso traguardo di un progetto rieducativo realizzato all'interno di uno dei più avanzati istituti del sistema penitenziario italiano.

Per entrare non bisogna lasciare il documento, ma occorre semplicemente aver prenotato e recarsi davvero “in galera”: qui uno stagista dell’Istituto alberghiero Paolo Frisi accoglie gli ospiti e li conduce, tra le mura del carcere, in questo locale dall'arredo minimal, con sbarre alle finestre e dettagli ironicamente in tema: i muri sono decorati, infatti, con le locandine di famosi film ambientati in carcere, da Fuga da Alcatraz a Il miglio verde.

Il personale è costituito, appunto, da sette detenuti del carcere -selezionati fra 90 candidati dalla cooperativa ABC La Sapienza in Tavola che da anni collabora con il carcere- ai quali si aggiungono le hostess e quattro tirocinanti-detenuti dell’Istituto Frisi.

I detenuti, impegnati tra sala e cucina come aiuti, lavapiatti e camerieri, hanno già scontato un terzo della pena e quindi hanno diritto al regime vigilato dell'art. 21 dell’ordinamento penitenziario, quello che offre loro la possibilità di uscire dal carcere per lavorare.

Solo lo chef, Ivan Manzo, e il maître, Massimo Sestito, sono professionisti esterni: a loro spetta il compito di gestire cinquantadue coperti in sala, assicurando tutti i giorni ad eccezione della Domenica, il servizio del pranzo -più informale, con formula “quick lunch”- e quello della cena, dove si mangia alla carta.

Cosa si mangia "InGalera"? Pappardelle di castagne con ragù di cervo alla grappa e ribes, tortino di riso giallo con ossobuco, tamburello di pesce spada, coscetta di faraona farcita con belga e nocciole, rollé di salmone marinato all'aneto.

Ecco alcuni dei piatti semplici e gustosi che potrete assaggiare in un ristorante unico in Italia, che soddisfa il palato e rigenera lo spirito.

 

InGalera Via Cristina Belgioioso 120 – Bollate(MI) Aperto dal Lunedì al Sabato Orari dalle 12.15 alle 14 e dalle 19.30 alle 22 Per prenotare tel. 334 3081189 www.ingalera.it

 

 

 

A partire da Giovedì 19 novembre Forma Meravigli ospiterà la mostra Vivian Maier. Una fotografa ritrovata.

Dopo il grande successo dell’esposizione al MAN Museo d'Arte della Provincia di Nuoro, arrivano per la prima volta anche a Milano gli scatti della "Emily Dickinson della fotografia".

La mostra, a cura di Anne Morin e Alessandra Mauro, è realizzata in collaborazione con diCHromA Photography e promossa da Forma Meravigli, un’iniziativa di Fondazione Forma per la Fotografia in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano e Contrasto.

Le vicende umane e professionali di Vivian Maier sembrano la trama ideale di un romanzo esistenziale oppure di una commedia dolceamara (Finding Vivian Maier, infatti, è il titolo di un documentario diretto nel 2013 da John Maloof e Charlie Siskel).

Bambinaia per le famiglie benestanti di New York e Chicago sin dai primi anni Cinquanta, per oltre cinque decadi ha fotografato con la sua Rolleiflex la vita nelle strade delle città in cui è vissuta senza mai far esibire il proprio lavoro. Mai una mostra né una pubblicazione, anzi, per la verità, la maggior parte dei suoi rullini non è stata nemmeno sviluppata.

Il suo archivio è ricchissimo: più di 150mila negativi, una miriade di pellicole, stampe, film in super 8 o 16 millimetri, registrazioni e appunti che la tata “francese” (la madre era originaria delle Alpi provenzali) accumulava nelle stanze in cui si trovava a vivere, custodendo tutto gelosamente.

La scoperta di questo tesoro risale al 2007 quando John Maloof, all’epoca agente immobiliare, acquista durante un’asta parte dell’archivio della bambinaia confiscato per un mancato pagamento.

La mostra presentata da Forma Meravigli raccoglie 120 fotografie in bianco e nero realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta insieme a una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta, oltre ad alcuni filmati in super 8 che suggeriscono come Vivian Maier si avvicinasse ai suoi soggetti.

Perché, infatti, al di là dell'alone di mistero che accompagna la storia personale della "tata Vivian", le sue fotografie ci affascinano tanto? Per la capacità di ritrarre con grazia, discrezione e ironia quello che le si presenta davanti quotidianamente, che fosse strano, insolito, buffo o del tutto banale. La sua curiosità è sempre proiettata, quasi in maniera onnivora, non tanto verso i paesaggi in cui è immersa, quanto verso la massa anonima di persone con cui entra casualmente in contatto per brevi attimi.

Ogni tanto, però, in alcune composizioni, anche lei diviene protagonista della sua opera, rendendosi visibile sulla scena. Sono gli autoritratti della stessa Vivian in pozzanghere, vetrine, finestrini d’auto, specchi, come se non si accontentasse di fotografare la vita ma il suo viaggio in quella vita. Immagini per lo più in bianco e nero potenti, autentiche, che sanno ritrarre persino il suo sguardo deciso, distaccato, enigmatico e a volte malinconico.

Per ammirare tanta bellezza, l'appuntamento è Giovedì 19 Novembre alle 18.30 alla Fondazione Forma per la Fotografia.

 

Vivian Maier. Una fotografa ritrovata Dal 19 Novembre 2015 al 31 Gennaio 2016 Fondazione Forma per la Fotografia Via Meravigli 5 - 20123 Milano Orari: tutti i giorni dalle 11.00 alle 20.00. Giovedì dalle 12 alle 23. Ingresso intero: 8 euro www.formafoto.it Facebook /FondazioneFormaPerLaFotografia

 

 

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Apriamo il mese di Novembre con la mostra "Honey Moon 1", visione personale di un Giappone “amoroso” visto e vissuto durante una fresca luna di miele intrisa d'amore, per sussurrare la silenziosa maestosità di una nazione paragonabile ad una bellissima donna profumata, delicata, pura e piena di forza.

Silvia Giovanardi, giovanissima Fashion Designer e Fotografa, si specilizza fin da subito nella pregiata arte della fotografia naturalistica attraverso lo studio dei dettagli, avvalendosi di gloriose e antiche macchine fotografiche reflex analogiche. La sua passione per il fashion Design corre parallela con la sua evoluzione fotografica che l’ha portata, dopo i suoi studi presso lo IED di Milano, a fare il grande passo: entrare nel meraviglioso mondo di una macchina a telemetro digitale, rivoluzionando e stimolando la qualità del suo lavoro.

Silvia Giovanardi stampa su tessuto i suoi capolavori fotografici per confezionare capi tridimensionali, che raccontano una storia: la sua storia.

Le opere rimarranno in mostra dal 4 al 13 novembre al Mono Bar, locale gay friendly caratterizzato dagli arredi vintage anni '60 nel cuore di Porta Venezia.

MONO Bar Via Lecco 6, 20136 Milano 339 4810264 FB/MONO-Bar Ufficio Stampa Rosaspinto Indira Fassioni Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 333 8864490Honey Moon 1-gallery1 Honey Moon-gallery-Nerospinto2 Honey Moon 1-gallery3 Honey Moon 1-gallery2

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Siete già nostalgici del vostro ultimo viaggio in Croazia? Non riuscite a dimenticare i paesaggi e l’atmosfera della Slovenia? Ma soprattutto … avete ancora voglia di una pita bosniaca? Nessun problema. A Milano è nato OPA Balkan Food.

 

OPA – esclamazione diffusa in tutta l’Europa dell’est, la cui traduzione va dal “su!” al “wow!” - è una parola breve, concisa ed entra in testa. È un locale piccolo, che fa cibo d’asporto - seppur munito di tre tavolini per un “boccone e via”- ed è caldo, semplice ed accogliente. Poco pretenzioso e non in tutto al passo con le tendenze del momento, non avrà la tovaglietta firmata, il piattino in cellulosa e la posata di legno ma cerca piuttosto la bontà del prodotto, senza rinunciare alla qualità, pur stando in prezzi nella media accessibili.

 

A Milano lo Street Food si è ormai affermato in tutte le sue sfaccettature …o quasi, perché di locali “di strada” che facessero cucina balcanica ancora non se ne erano visti.

 

L’idea geniale – come afferma con orgoglio la giovanissima proprietaria – è venuta a Valentina Brianza, che un anno fa decide di lanciarsi in questa avventura, per poi aprire OPA ai primi di ottobre.

 

Originaria del Montenegro, Valentina arriva in Italia a due anni, prendendo il suo cognome tipicamente milanese dalla famiglia adottiva. Crescendo matura la curiosità di riscoprire le sue origini e nel 2012 va per la prima volta a visitare parenti biologici e amici in Serbia, iniziando un lungo percorso personale ricco di emozioni, incontri, viaggi e racconti. In meno di un anno impara il serbo, indispensabile per comunicare con i famigliari e da tre anni si Valentina si reca regolarmente in Montenegro, Bosnia, Croazia e Slovenia. In omaggio alle sue terre d’origine, Valentina decide di aprire un locale a Milano che proponesse cucina balcanica. Di più. Valentina ha voluto dare ai chi come lei, originaria dei Balcani, ma di fatto milanese, fosse nostalgico di quei sapori e desideroso di un posticino caldo, accogliente, in cui gustare una buona porzione di burek, o portarne a casa 4 e condividere una cena etnica con gli amici. L’obiettivo di Valentina è stato anche quello di dar vita a un locale in cui ritrovare un prodotto assaggiato in “quella vacanza in Croazia tempo fa”, o quelle cose che “ogni volta che vado in Croazia ne mangio un sacco”, un luogo di ricordi, racconti, viaggi e sapori autentici.  Così nasce OPA Balkan Food.

 

Ed eccoci finalmente ai piatti.

 

Il menù propone cibi semplici e popolarissimi in tutti i territori dei Balcani nord-occidentali, come le pite bosniache che – a differenza di quelle greche - sono torte salate o dolci, senza lievito. L’impasto molto sottile viene arrotolato su una striscia di ripieno (di carne, di verdure o di frutta) e disposto a spirale sulla teglia. Quella più popolare in Bosnia è il burek, pita ripiena di carne bovina insaporita con cipolla, aglio, un pizzico di pepe e sale. Insalatine o insalatone, come la greca, la bulgara (shopska) e la serba (srpska).

Non poteva mancare il caffè alla turca, quello che se non si aspetta qualche minuto si beve tutta la polvere non depositata.

La sera è possibile fare anche un piccolo aperitivo: assieme alla bevanda – va per la maggiore la birra Laško – viene servito un piattino con formaggi misti, affettati balcanici e la vera protagonista: la salsa “ajvar”, di marchio OPA, a base di peperoni grigliati.

 

Luogo ideale per una pausa pranzo veloce, per un aperitivo con un’amica, per una cena pre o post cinema, ma anche per soddisfare le fami notturne!

 

Lucia Lanzini

OPA Balkan Food Viale Bligny 43, Milano 3382940315 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.www.opabalkanfood.it

 

Lunedì-giovedì: 12.00 – 15.00 19.00 – 23.00 Venerdì: 12.00 – 15.00 19.00 – 01.00 Sabato: 19.00 – 01.30 Chiuso la domenica

 

 

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Dopo il successo dell’album “VIVAVOCE”, uscito proprio un anno fa, vincitore del disco di platino e protagonista di un tour con più di sessanta date, e dopo lo straordinario concerto-evento “RIMMEL2015” all’Arena di Verona, Francesco De Gregori torna ad incantare con “De Gregori canta Bob Dylan – Amore e Furto”, nei negozi dal 30 ottobre 2015.

 

Anche in questo caso, seguirà un tour che vedrà De Gregori esibirsi nei principali club e teatri italiani a partire dal 5 Marzo 2016. L’album, prodotto dalla Caravan – etichetta discografica del cantautore – per Sony Music, sarà al centro degli incontri negli store Feltrinelli di tutto il territorio nazionale. Si comincia venerdì 30 ottobre a Milano, presso la Feltrinelli di piazza Piemonte alle ore 18,30, dove De Gregori incontrerà il pubblico e presenterà il disco, con la partecipazione di Carlo Feltrinelli.

 

Anche se l’artista consiglia di ascoltare l’album “distrattamente”, alla base di “Amore e Furto” vi è un progetto molto impegnativo che ha coinvolto – ma soprattutto divertito – De Gregori per circa un anno.

 

L’idea di tradurre pezzi di Bob Dylan nasce infatti nel 2014. La scelta delle canzoni, tiene a sottolineare De Gregori, non è stata architettata. Se si hanno presenti gli originali e soprattutto i loro testi, ad un primo ascolto il disco appare molto politico, poiché fa riferimento a tematiche e dinamiche politiche e sociali estremamente attuali, in un arco temporale che spazia dagli anni ’60 fino agli anni’90/2000. Eppure non è così.

 

Come ha poeticamente spiegato egli stesso, De Gregori ha tradotto fedelmente i testi e ne ha scelti alcuni piuttosto che altri perché “è stato come se alcune canzoni gli si fossero parate davanti e gli avessero detto ‘sì, io posso essere tradotta’”.

 

Non si ritrovano i brani più conosciuti di Dylan come “Blowin in the Wind” o “Just Like a Woman” non solo perché “troppo famose”, ma soprattutto perché la loro traduzione non sarebbe stata efficace. Sono stati selezionati invece canzoni come “Sweetheart like you” che diventa “Un angioletto come te”, attualmente in rotazione radiofonica. Oppure “Desolation Row”, trasformata in “Via della Povertà”, rielaborazione di una traduzione firmata da Francesco De Gregori e Fabrizio De Andrè – altro suo mentore – e incisa da Fabrizio nel 1974 nell’LP “Canzoni”. Si passa poi per “Subterranean homesick blues” (“Acido seminterrato”) e “Tweedle Dum&Tweedle Dee” per poi approdare a “Dignity” (“Dignità”), il brano più impegnativo dal punto di vista della traduzione.

 

Per De Gregori tradurre significa “stare sulla musica” e la scelta dei brani è stata dettata dalla loro piacevolezza sonora, una volta trasportati nella metrica italiana.

 

Sonorità. È questa la parola che De Gregori ha maggiormente utilizzato nel raccontare la genesi dell’album, che nasce dall’amore e dall’alta considerazione per l’artista statunitense.

 

Il titolo del disco, “Amore e Furto” – traduzione fedele di quello di Dylan “Love and Theft” è un miracolo, afferma De Gregori.

E non poteva esserci definizione migliore per una raccolta di canzoni così miracolosamente poetiche, piacevoli e sonore.

Lucia Lanzini

 

“De Gregori canta Bob Dylan – Amore e Furto” Prodotto da Guido Guglielminetti In uscita 30 ottobre 2015

 

Incontri di Francesco De Gregori presso gli store Feltrinelli:

 

30 ottobre – MILANO – La Feltirnelli (piazza Piemonte, 2/4) – ore 18.30 3 novembre – TORINO – La Feltrinelli (Stazione di Porta Nuova) – ore 18.30 4 novembre – GENOVA – La Feltrinelli (Via Ceccardi 16) – ore 18.30 5 novembre – BOLOGNA – La Feltrinelli (Piazza Ravegnana 1) – ore 18.30 6 novembre – FIRENZE – La Feltrinelli (Piazza della Repubblica 26) – ore 18.30 7 novembre – ROMA – La Feltrinelli (Via Appia Nuova 427) – ore 18.30 8 novembre  - NAPOLI – La Feltrinelli (Via Santa Caterina a Chiaia 23) – ore 18.30 9 novembre  - BARI – La Feltrinelli (Via Melo 119) – ore 18.30

 

Francesco De Gregori in tour (prodotto e organizzato da Caravan e F&P Group):

 

5 marzo: Atlantico Live di ROMA 8 marzo: Teatro Augusteo di NAPOLI 9 marzo: Teatro Team di BARI 11 marzo: Teatro Metropolitan di CATANIA 12 marzo: Teatro Golden di PALERMO 15 marzo: Teatro Colosseo di TORINO 17 marzo: Obihall di FIRENZE 19 marzo: Teatro Carlo Felice di GENOVA 20 marzo: Teatro Regio di PARMA 23 marzo: Alcatraz di MILANO

 

Un uomo e una donna sono rifugiati in un teatro insieme al pubblico. In questo spazio di illusoria salvezza e resistenza attendono l’arrivo di qualcuno o qualcosa: la fine del mondo? Un nuovo inizio? la Rivoluzione? Forse arrivano gli Zombi.

Gli Zombi siamo noi. La Zombitudine è la nostra condizione quotidiana. Stretti tra l’emergenza di un evento imminente e devastante e una quotidianità claustrofobica si fa fatica a riconoscere il pericolo o la salvezza: la vita da assediati è divenuta normalità. Quella dello Zombi allora è l’immagine della nostra fine, ma è anche un’immagine di speranza, l’unica prospettiva di rinascita, l’unica forma di vita alternativa al dominio di banche, finanza e multinazionali. L’unico Risorgimento possibile per noi e il nostro Paese è un Risorgimento Zombi. Zombi di tutto il mondo uniamoci!

Dalla rassegna stampa

"La coppia Timpano/Frosini - grandi irregolari del teatro, irridenti, graffianti, volutamente irritanti e politicamente scorretti - confeziona un testo che dovrebbe sembrare un non testo, aleatorio, magmatico, apparentemente improvvisato, ma che invece è un testo vero, di stralunata qualità poetica. (…)

Che li si prenda singolarmente oppure in coppia, Elvira Frosini e Daniele Timpano sono fra le presenze più imprevedibili e provocatorie del teatro italiano di oggi: ogni loro intervento graffia, disturba, spiazza la sensibilità dello spettatore. Il loro nuovo spettacolo si intitola non a caso Zombitudine, e vuole assumere sarcasticamente la condizione dei morti-viventi come emblema dell’Italia di oggi, metafora di una fine collettiva, ma anche di una paradossale speranza di rinascita."

Renato Palazzi, Il Sole 24Ore

Info:

Elfo Puccini, sala Bausch – c.so Buenos Aires 33, Milano Dal 3 all'8 novembre Mar/sab ore 19.30, dom ore 15.30 Intero 30.50 € - Ridotto giovani/anziani 16 € - Martedì 20 € Info e prenotazioni: tel. 02.0066.06.06, www.elfo.org

Anarchica, estremistica, insolente la Salomé di Wilde è poco nota in Italia, forse messa in ombra dalla popolarità della versione operistica di Richard Strauss. L’autore inglese l’aveva composta nel 1891 a Parigi, pensando – pare – a Sarah Bernhardt, al suo orientaleggiante esotismo, alla sua voce recitante.

Ferdinando Bruni e Francesco Frongia ne hanno firmato nel 2011 una personale versione (che ora torna in scena con qualche variante), intrecciando al tessuto di questo atto unico brani tratti dalle ultime opere dello scrittore (in particolare dalla Ballata del carcere di Reading e De Profundis) e tratti da testimonianze, interviste e dichiarazioni.

Tra gioco e rito questa inquietante Salomé, interpretata unicamente da uomini, va in scena nel baraccone di un circo o di un luna park di periferia. Mavor Parker (personaggio di fantasia che richiama due amanti di Wilde che divennero suoi accusatori quando fu processato per sodomia) invita il pubblico a entrare “nel serraglio” dove potrà ammirare un prodigio: il Poeta, “il Gran Sacerdote della Corrente Estetica Moderna che raccolse tutti i sistemi in una sola frase, tutta la vita in un epigramma”.

In uno spettacolo in cui le identità dei personaggi sono destinate a moltiplicarsi, Ferdinando Bruni si cala inizialmente nei panni dello scrittore, incatenato in carcere (dove fu effettivamente recluso dal 1895 al 1897), poi in quelli del profeta Iokanaan, anch’egli prigioniero, e infine dà corpo e voce a Erode, innamorato della giovane Salomé (che in questa ripresa viene interpretata da Mauro Bernardi). Enzo Curcurù è Mavor Parker, il Giovane siriano e Erodiade. Tutti personaggi che, tra gli eccessi di lustrini, paillettes e gioielli, ritrovano la loro dimensione tragica: uomini dallo sguardo di fanciulla, satrapi decadenti, vecchie vogliose, prigionieri da esibire senza pudore ma capaci di riaffermare la dignità di “un amore che può finalmente dire il suo nome”. E le parole di dolore che segnano le ultime opere dello scrittore si intrecciano con le loro battute per ricordarci che “ognuno uccide ciò che ama”.

Info:

Elfo Puccini, sala Fassbinder, corso Buenos Aires 33, Milano Dal 3 al 22 novembre Mar-sab ore 20.30, dom ore 16.00 – ATTENZIONE: lunedì 9 novembre ore 20.30 / Domenica 15 novembre RIPOSO. Intero 30.50 € - Ridotto giovani/anziani 16 € - Martedì 20 € Info e prenotazioni: tel. 02.0066.06.06, www.elfo.org

Dragpennyopera, l'ultimo lavoro delle Nina's Drag Queens, è ispirato a The Beggar's Opera di John Gay, anti-opera satirica scritta nel 1728 che nel corso della storia è andata incontro a molte riscritture e adattamenti (uno anche da parte del nostro Dario Fo). Inutile dire che il più famoso di questi remake è L'Opera da tre soldi di Brecht/Weil.

Il gusto della commistione e del pastiche è uno dei punti di forza dello spettacolo: l’opera settecentesca di John Gay miscelava, già allora, la musica colta e la canzone da osteria, la presa in giro del “gran teatro”, la satira più nera, e soprattutto adattava canzoni note al pubblico. Allo stesso modo le Nina’s Drag Queens attingono al repertorio della musica contemporanea: ironia, gioco, e contaminazioni, tra Bellini e gli Eurythmics, Rita Pavone e M.I.A., fino a una versione rock al femminile di Ricominciamo di Adriano Pappalardo. In Dragpennyopera inoltre i playback (su tutte, sempre, Mina e Raffaella Carrà) sono inframmezzati da qualche piccola sorpresa live. A creare l'atmosfera ideale, si aggiungono le musiche eseguite al piano da Diego Mingolla: composizioni originali che riecheggiano con delicatezza celebri melodie, tra pop ed espressionismo.

La riscrittura riduce a cinque personaggi femminili il variegato mondo di John Gay. Sono le donne del bandito Macheath: Polly, la moglie, figlia dell'imprenditrice Peachum; Lucy, l'amante, figlia di Tigra, capo della polizia; Jenny, prostituta e antico amore. Macheath ripercorre la vicenda a ritroso come la voce di un vecchio film, o un'ombra sulla coscienza: l'unico uomo, l'eterno assente, amato, odiato, e infine spolpato fino all’osso. Ancora una volta uno spettacolo corale, come vuole la poetica del gruppo. Ancora una volta personaggi estremi nei sentimenti e nei comportamenti, pantomime circensi, femmine animalesche e inquietanti. Eppure divertenti, esagerate, ironiche: drag queen, insomma.

La scena ricorda un teatro abbandonato: un sipario senza più ragion d'essere, quinte sfondate, frammenti di specchi, praticabili sghembi. È un mondo che ha ormai perso il suo antico splendore. I costumi di Gianluca Falaschi e la scenografia di Nathalie Deana ne conservano solo poche tracce che covano, pronte ad esplodere in un lieto fine dichiaratamente falso e falsamente liberatorio, fra drappi fucsia e lamé. Un gioco teatrale che sia un’opera buffa e, insieme, un’opera seria. Un cabaret agrodolce, dai tratti mostruosi e scintillanti.

Info:

Elfo Puccini, sala Shakespeare, corso Buenos Aires 33, Milano Dal 3 all'8 novembre Mar-sab ore 21.00, dom ore 16.30. Intero 30.50 € - Ridotto giovani/anziani 16 € - Martedì 20 € Info e prenotazioni: tel. 02.0066.06.06, www.elfo.org

Il nome completo della nostra icona è Barbara Millicent Robert, ma per le bambine è nota semplicemente come Barbie. Chi non ne ha avuta almeno una? Chi non ha sognato una casa delle barbie da decorare con piglio e dedizione?

Definirla una bambola è decisamente riduttivo. Barbie è un’icona globale, che riesce ad abbattere ogni frontiera linguistica, culturale, sociale, antropologica e in 56 anni di vita ha rappresentato 50 nazionalità diverse ed intrapreso oltre 150 carriere. Ed è grazie alla sua rinomanza mondiale che il Museo delle Culture di Milano le dedica una mostra curata da Massimiliano Capella: Barbie. The Icon, prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e promossa dal Comune di Milano-Cultura.

Da oggi, giorno inaugurale, sino al 13 marzo 2016, la mostra racconterà l’incredibile vita di questa donna che invecchia solo per l’anagrafe e che si è fatta interprete delle trasformazioni estetiche e culturali che hanno contraddistinto oltre mezzo secolo di storia.

La mostra sarà articolata in 5 sezioni e preceduta da una sala introduttiva, Who is Barbie, dove si troveranno i 7 pezzi iconici e rappresentativi per decadi dal 1959 ad oggi, oltre la time line, le curiosità, i numeri e il making off globale di Barbie per sapere subito di chi si tratta.

Info: Sede: MUDEC – Museo delle Culture via Tortona 56 – Milano Dal 28 ottobre al 13 marzo 2016 Orari: Lunedì 14.30‐19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 09.30‐19.30; giovedì e sabato 9.30‐22.30. Info e prenotazioni www.ticket.it/mudec Tel. +39 0254917 www.mudec.it

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Una cena diversa dal solito con un delitto da risolvere, un’occasione di diventare investigatore per una sera. Sardò diventa lo scenario suggestivo per una cena indimenticabile e un Halloween fuori dall'ordinario. Un’atmosfera surreale e imperscrutabile, accompagnata da un menù dai tipici sapori sardi.

Nebbie di Alghero La presenza costante del mare. Con il suo mistero, tra segreti inconfessabili che tornano dal passato, intrighi, ambizioni, delusioni e speranze. Un giorno d’autunno. Il comandante di Porto Conte, sparito da alcuni giorni, ricompare senza memoria. Un ricco commerciante è stato ucciso. Il fratello torna, dopo moltissimi anni, per il funerale. La moglie del morto lo accoglie con turbamento. La domestica del comandante del porto nasconde qualcosa. Un misterioso figlio cresciuto chiamando padre l’uomo sbagliato. Cosa lega tutti i personaggi? Riusciranno gli investigatori a consegnare un assassino all’umana giustizia?

Cos’è una cena con delitto? La Cena con delitto è un gioco teatrale interattivo, una via di mezzo tra un gioco di ruolo dove i giocatori fanno parte di una squadra e non assumono un'altra identità- e uno spettacolo teatrale dove gli spettatori sono i veri protagonisti della vicenda. Tra una portata e l'altra, i commensali scoprono di essere chiamati a ricoprire il vero e proprio ruolo di investigatori: divisi in squadre e affiancati da un gruppo di attori professionisti che interpretano tutti i ruoli necessari a mandare avanti la storia, avranno il compito di risolvere un intricato giallo. Attraverso l'analisi degli indizi, la consultazione delle prove e l'interrogatorio dei testimoni (ma stando ben attenti che i testimoni possono mentire e gli indizi essere depistaggi!) sono chiamati a scoprire chi è l'assassino e perché ha commesso il crimine. E davvero sono gli spettatori a dare la risposta finale: il primo gruppo di investigatori che dà la risposta esatta scoprendo assassino e movente vince il gioco!

Come funziona una cena con delitto? Nella Cena con Delitto i partecipanti divisi in squadre -ogni tavolo da 8/12 persone è una squadra- diventano squadre investigatori e si trovano alle prese con un misterioso giallo. Per risolverlo possono: ascoltare i racconti dei testimoni; consultare gli indizi materiali che vengono man mano presentati; interrogare i testimoni -chiamandoli al loro tavolo e rivolgendo loro due domande per ogni turno di gioco. Vince la squadra/tavolo che per prima scopre assassino e movente. La cena con delitto è divisa in tre parti scandite dalle portate: 1. prima del primo introduzione del gioco presentazione della scena del crimine e dei testimoni e racconto dei testimoni; 2. tra il primo e il secondo consultazione degli indizi e interrogatori dei testimoni; 3. Il dolce chiude in festa il gioco. Non mancheranno sorprese per la squadra vincitrice.

Per la serata Sardò ha pensato ad un menù ad hoc a base di specialità sarde, luogo in cui si svolge il delitto.

Antipasto Mini Cheesecake salato con ricotta di capre e dadolata di verdure Primo Degustazione di Culurgiones Secondo Porcetto con patate arrosto al profumo di Mirto Dolce Gelato artigianale Sardò Bottiglia di vino Cannonau ogni quattro persone Coperto, acqua, caffè, mirto

Studio Novecento è un'associazione culturale e di formazione con sede a Milano fondata da Marco Maria Pernich e dagli allora giovani attori della sua scuola di teatro. E' molto attiva in tutta la Provincia di Milano e inserita in una rete europea di incontri e scambi. STN-Studionovecento è una piccola società, un piccolo Teatro, ma ha la forza della idee, l'energia della passione, il coraggio di rischiare, una fede incrollabile in quello che fa e il senso che in un momento di enormi trasformazioni mondiali non esenti da pericoli è necessario che ognuno faccia ciò che può per contribuire a costruire il mondo di domani.

Sardò Sardinian Street Food Dall’incontro di due giovani sardi, Andrea e Vincenzo, una milanese che sembra sarda, Chiara, e un milanese che ama la Sardegna, Aldo, nasce Sardò: il primo Street Food Sardo italiano. Il porceddu, il pane carasau, le casadinas, il mirto, il pecorino, la mustela sono prodotti dal sapore deciso e inimitabile, che sapientemente abbinati danno vita ad un cibo da strada contemporaneo e di alta qualità. Da Sardò Andrea e Vincenzo, col prezioso aiuto di Severino, Nicole e Pauline, accolgono i clienti col calore della loro terra e preparano ogni specialità con attenzione al minimo dettaglio.

Info: Sabato 31 ottobre, alle ore 20.30. Via Verziere 3 (l.go Augusto) Costo 45,00 € In collaborazione con Associazione Studio Novecento Solo su prenotazione Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Sardò Sardinian Street Food 02 36638630 www.sardostreetfood.com Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Fb/Sardò

 

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