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Oggi, Nerospinto vi presenta un giovane e promettente Fashion Designer!

Stefano Lo Muzio nasce a  Taranto nel 1990, ma vive a Milano da quando ha compiuto 18 anni. Si trasferisce nella città meneghina per seguire gli studi giuridici, ma si iscrive al corso di Fashion Design dello IED Moda Lab di Milano spinto dalla sua passione per la moda. Fin dal primo anno mostra tutto il suo talento, iniziando a lavorare a progetti esterni con aziende leader del settore.

A Marzo del 2010 esce il suo primo lavoro: un progetto in collaborazione con i più grandi brand di denim in Italia per realizzare sculture di jeans con lavorazioni interamente artigianali e d’avanguardia. Lo abbiamo visto esposto alla  Rinascente di Milano, ed è stato poi esportato anche e in quelle di Palermo e Cagliari, nei mesi successivi.

Da qui, l’inizio di tutto: ad aprile, porta la  sua prima creazione donna sulle passerelle di Cosmoprof Worldwide Bologna in occasione dell’evento organizzato per il trentesimo anniversario di Alfaparf e , tra il 2010 e il 2011, espone il suo primo accessorio, in occasione della mostra internazionale VestiTi!, a Cagliari.

Ad ottobre 2010, partecipa e vince un concorso per designer professionisti che gli offre l’opportunità di realizzare una collezione di calzature e accessori in pelle per il marchio CorsoComo. La capsule sfila a Mosca a Febbraio 2011, il primo giorno della Fashion Week, raccogliendo grandi consensi del pubblico e della stampa. Dopo questa fortunata esperienza, si susseguono collaborazioni con Triumph International, Riga Fashion Week, Tom Rebl, Ritu Kumar, Kickers, Miryaki e Care Label, col quale partecipa al White Milano nell'edizione di Gennaio 2012 e inizia a guadagnarsi fans d’eccellenza, come l’artista Marina Abramovich.

Nel  2011 ha disegnato anche una sua collezione d'abbigliamento maschile, dai tratti minimal e dettagli ricercati e sofisticati, con una particolare attenzione sulle forme e sulla modellistica, che ha ricavato critiche molto positive dalla stampa internazionale.

Insomma, un artista poco più che ventenne che ha lavorato sodo per coltivare la sua passione e il suo talento, raggiungendo vertici d’eccellenza che sembrano destinati ad elevarsi sempre di più.

Un artista da non lasciarsi scappare, non dite che non vi avevamo avvisati!

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L’idea nasce dalla mente di tre designers in uno studio di progettazione milanese, Nick Bellora, Nicole Bonini e Francesco Carli: come rivisitare in chiave fashion le classiche “button pins” americane che abbiamo portato tutti, attaccate alla cartella a scuola o sui nostri jeans preferiti?

 

TOP TAGS è il nome di queste nuove spillette by TOP TAG Milano, uno studio di progettazione che si occupa di design a 360°, dalla comunicazione ai gadgets. Questa volta, reinterpreta le tipiche spillette metalliche, utilizzando finiture pregiate, realizzazioni artigianali con una scelta accurata di temi e materiali.

La prima colleziona presenta dieci set diversificati, con temi dall’optical al vintage, dal glam al floreale, dove si rincorrono griffe firmate, temi in bianco e nero o grafici carichi di colori.

 

Attenti ai richiami della moda e alle tendenze del fashion, i tre designers hanno creato un prodotto vintage e  innovativo allo stesso tempo, un accessorio particolare che darà un nuovo sapore ad ogni outfit, dalla giacca elegante alla t-shirt, diventando un gioiello informale per dare luce ed energia ad ogni abbigliamento. Le Top-Tags vengono proposte in due diversi set: uno costituito da 3 pins di diametro 32,44 e 65 mm e un altro costituito da 2 pins di diametro 32 e 44 mm, uno specchio  da borsetta di diametro 65 mm e un portachiavi di diametro 44 mm coordinati alla fantasia delle spille.

Ogni set è proposto con un packaging in cartoncino che permette di apprezzarne l’originale decorazione.

 

Le Top-Tags sono su Etsy, su Facebook e presto nei migliori negozi di abbigliamento e design.

 

 

toptagsmilano.etsy.com

https://www.facebook.com/toptagsMilano?fref=ts

facebook.com/toptagsMilano

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“Ideale nel reale”, la mostra che l'artista russa Ludmilla Radchenko ha presentato, martedì 19 novembre, in collaborazione con Marco Curatolo alla location 10 Watt a Milano. L’ex letterina Ludmilla Radchenko è ormai da anni nel mondo dell’arte, una passione che ha sempre coltivato e che l’ha portata, con il tempo, a far diventare un vero e proprio lavoro. Lo stile di Ludmilla prende spunto dalla corrente americana della Pop Art e in particolare le sue opere vivono di Pop Realismo. In occasione della mostra milanese sono state presentate opere create in lenticolare HD, una nuova tecnica artistica che permette di portare l’illusione della tridimensionalità e del movimento in stampa senza l’ausilio di occhiali specifici. In collaborazione con l’azienda specializzata Serilabel di Facchinetti, Ludmilla Radchenko ha proposto opere innovative  che grazie all'effetto 3D dei pannelli da una sensazione di profondità sviluppata su diversi livelli, alcune opere invece si basano sulla tecnica Multiframe con effetto movie, conferendo la sensazione di un breve filmato.

Idea del Reale è un viaggio in una dimensione spazio-temporale e in un mondo sensoriale… La mostra ha trasportato i visitatori in un mondo pop, onirico e profondo, divertente e metafisico. Attraverso le sue opere Ludmilla Radchenko sottolinea come la realtà possa essere decodificata a seconda dell'occhio che la osserva e dove l’idea stessa di arte cambia continuamente aspetto…

 

 

 

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Moda e stile. Eleganza e magia.

Il brand emergente comasco PRINCESSE METROPOLITAINE racchiude magia e fascino. Nato dalla mente creativa della designer Lodovica Roncoroni esprime raffinatezza e charme che si intrecciano a creatività e ricerca.

Pizzo, tulle, trasparenze, delicate lavorazioni e tagli che richiamano uno stile retrò, dal gusto vintage.

Princesse Metropolitaine presenta la sua quarta collezione di ready-to wear donna per l’Autunno-Inverno 2013-2014. Una collezione che combina ironia, femminilità e urban style. Per una donna giovane, dinamica, grintosa che ama però distinguersi…

Una donna urbana ma romantica, sognatrice e al contempo alternativa e con una forte personalità.

Una donna che ama distinguersi dalla massa con capi che sono frutto di creatività e ricerca. Artigianalità e sartorialità in ogni capo, con attenzione ai dettagli e ai particolari, rendono la collezione Princesse Metropolitane elegante ed originale. Princesse Metropolitaine per una Principessa Metropolitana…

 

 

http://www.princessemetropolitaine.com

Sara Biondioni

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Dal 13 al 25 Novembre 2013 è stato presentato un omaggio alla celebre fragranza Miss Dior al Grand Palais di Parigi, Galerie Courbe, con una mostra che ha visto esposte opere esclusive create per l'evento, foto d'archivio e abiti iconici legati alla fragranza, come quelli indossati, nella recente campagna pubblicitaria, dalla testimonial Natalie Portman. 

 

Miss Dior, il primo profumo creato da Christian Dior nel 1947, è una fragranza diventato allo stesso tempo simbolo e mito. Creato da Paul Vacher nello stesso anno in cui la casa di moda francese lancia il New Look, deve il suo nome alla sorella dello stilista, Catherine Dior.

 

Ha visto nel corso degli anni ben due rilanci, rispettivamente avvenuti nel 1982 e nel 1992. Più di recente , nel 2005, abbiamo potuto assistere all'uscita sul mercato di Miss Dior Chérie, un'edizione dedicata alle più giovani. 

 

Per evidenziare lo stretto legame che ha sempre legato Miss Dior all'arte, la maison ha commissionato a 15 artiste da tutto il mondo la realizzazione delle opere esclusive che sono state esposte per l'occasione al Grand Palais di Parigi.
 
 

 

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Magena Yama, modella e performer di shibari, accetta di farsi intervistare da noi di Nerospinto; siamo entrambi pieni di curiosità, conoscere dal vivo quest’artista eclettica e sui generis.

Ci accoglie con un gran sorriso sulle labbra, in una casa grande e piena di luce.

Facciamo la conoscenza dei suoi gatti e, dopo esserci accomodati su un divano, sorseggiando un tè da lei preparato, ci apprestiamo a cominciare.

 

N: Chi è Magena Yama? Presentati.

 

Magena Yama è una ragazza normalissima, sempre stata appassionata di fotografia, che a 19 anni ha avuto in testa l’idea di provare.

Fatalità, tutto è stato fatalità: ho conosciuto un fotografo che era anche performer di shibari, Hikari Kesho, ai tempi organizzavo serate dark/gothic.  Mancava la modella, così mi offersi io, mi piacque tantissimo. (http://vimeo.com/33671579 Hikari Kesho and Magena Yama performing The Cage, N.d.R.)

È stata un’esperienza intensissima.

Dallo shibari poi mi sono specializzata, sono stata all’estero, ho trovato fortunatamente una visibilità, ed ora forse rappresento un po’ questa nicchia all’interno della fotografia.

Magena Yama non è qualcosa di preciso: inizialmente proponevo un immaginario più fetish, ed ancora mi piace. Ora punto maggiormente sulla mia femminilità e sul mio aspetto, più avulsa dal contesto. Sono diventata più naturale, comunicativa.

Per me è sempre stato importante esprimere la mia idea di erotismo, sotto ogni aspetto, lato e forma. Cerco di evitare il sexy fine a sé stesso, c’è una sovrabbondanza di immagini e altre cose sexy, mentre l’erotismo sta morendo sempre di più. È molto facile scadere nel trash.

Magena è anche fotografa: mi piace ritrarre uomini, proporre un erotismo maschile dagli occhi di una donna.

Vivo l’eros come una missione e, senza esagerare, una dimensione anche spirituale: sono molto legata ancestralmente al dionisiaco, al primordiale. Forse a livello, sia conscio sia inconscio, cerco di proporre, in maniera attuale e moderna l’approccio delle baccanti alla sessualità e al loro essere donna.

Se dovessimo fare una metafora un po’ deistica delle varie espressioni, sarei Dioniso, Shiva e Kali, Ishtar, Artemide ed Ecate. Quello è l’immaginario, un qualcosa di pagano, eros come fonte di vita.

                                                                                                             

N: Potresti descrivere il rapporto fotografo-modella? È qualcosa di prettamente lavorativo, o c’è anche una sorta di comunione artistica?

 

Sicuramente c’è anche una questione di comunione artistica, insomma, c’è un rapporto.

L’ho capito anche mettendomi dietro all’obiettivo, non davanti. È un rapporto molto complesso, e il distacco che magari qualche fotografo ha nei miei confronti, poi ne risente sulla potenza dell’immagine. Ci dev’essere empatia e comunicazione, secondo me.

Ci deve anche essere tensione erotica, una trazione dell’anima e del corpo verso la realizzazione di un fine ultimo, sia nella fotografia di nudo che ritrattistica.

Una modella è anche Musa.

Alle volte poi, si crea questo stato di grazia nel quale si è sopraelevati dal concetto di fotografia, e diventa Emozione.

 

N: Com’è nata e come si è svolta la collaborazione con Cattelan?

 

(Ride forte, sorpresa e lusingata. N.d.R.)

È stata una cosa molto immediata e molto semplice: abitavo ancora a Gallarate, ed a gennaio andai a Le Dictateur, una galleria fotografica molto interessante, in Via Nino Bixio 47.

Ogni mese fanno un evento: esposizione o concerto.

Questa galleria nasce da un progetto di Pier Paolo Ferrari, il fotografo che collabora con Cattelan, e Federico Pepe.

Cattelan non c’era, sono andata da Pier Paolo, ho chiesto se avessero bisogno di progetti, lui mi disse di dargli subito il mio contatto e di inviare portfolio et cetera.

Lo feci aspettare due o tre giorni, poi gli inviai tutto, mi rispose entusiasta e m’invitò ad andare al suo studio, perché aveva un lavoro da propormi.

Io ero emozionata, andai, mi disse che stavano preparando un libro per un collezionista, Dakis. (http://visionfield.blogspot.it/2013/04/maurizio-cattelan-pierpaolo-ferrari.html  N.d.R.).

Accettai immediatamente! Volai in Grecia, ad Atene, pagata, ero incredula. Sai, mi stupisco sempre: non sono una modella convenzionale, non sono affiliata a nessuna agenzia e non ho agenti. Quando riesco in qualcosa, è una vera soddisfazione.

Qui a Milano per il tipo di lavoro che faccio vengo derisa, snobbata, invece a Parigi è tutta un’altra storia.

 

N: Per quali fotografi vorresti posare, in futuro?

 

In realtà non ho una vera e propria “wish list”, ci sono dei personaggi con i quali vorrei collaborare, ma preferisco accettare ciò che mi accade con spontaneità ed entusiasmo.

Quando vedo una persona che mi piace, la contatto subito. Con un po’ di faccia tosta, certo, ma con molta semplicità mi propongo, e vedo che poi gli artisti, non tutti, sono di una disponibilità estrema.

 

N: Citaci dei fotografi bondage, italiani o stranieri, che ti piacciono.

 

Come riferimento italiano e internazionale, assolutamente Hikari Kesho.

Altri degni di nota: Frederic Fontenoy ( http://www.fredericfontenoy.com/Site/Fontenoy.html  N.d.R.), il quale usa spesso il bondage nei suoi scatti. In Italia sono pochi quelli bravi.

Altri personaggi, non mi sentirei di consigliarti, più che altro perché non ricordo i nomi, sono pessima in questo. (Ridacchia. N.d.R.)

 

 

N :Spesso il corpo passa in primo piano, gettando ombra sul concetto che si desidererebbe esprimere: la tua ricerca all’interno dell’arte kinbaku è prettamente estetica, o desideri andare oltre?

 

La componente estetica c’è, ma esibendomi dal vivo si mescola l’emozionalità.

È una commistione di tratti ed emozioni, per farti un esempio: una legatrice con la quale lavoro spesso, Beatrice alias RedLily ( http://www.redlily.it/ ), porta l’amore nello shibari e focalizza l’idea di corda come prolungamento del cuore, d’amore. Altri, come Kirigami , con il quale però non ho mai lavorato, anche se potrebbe essere interessante(http://www.abbraccidicorde.com/ ), trasmettono la passione ferina e la violenza, il dolore come catarsi.

Il discorso estetico è comunque a priori di tutto, ma c’è tanto: fiducia, responsabilità. La bellezza è molto, cerco di lavorare con persone che sappiano trasmettere queste cose.

Il legatore e la persona legata sono come due danzatori, due meditanti che condividono un’esperienza unica.

Sono tante le emozioni che si mescolano nello shibari: in Germania vi sono persino persone che uniscono shibari a yoga.

Lo shibari inoltre stimola i punti dello shatzu, e le parti del corpo legate sono comunque legate a quella che è la medicina cinese, quindi i meridiani, i chakra. È complesso.

Se ci pensate, alla fine, i giapponesi impacchettano ciò a cui tengono: non è una cosa negativa, anzi.

Quindi: la formula indispensabile per poter creare dell’Arte o delle immagini con un potere espressivo è il legame tra chi fa e chi si presta, tra l’artista e la sua tela.

 

N: Hai un rigger (legatore) preferito? Se sì, quale?

 

Non posso non citare Hikari Kesho: mi ha introdotto lui, sia al bondage che alla fotografia, è stato il mio tramite.

Devo citare anche MaestroBD (http://www.maestrobd.it/ ), insegnante di RedLily, e RedLily stessa, perché è peculiare sia una donna. Bisogna bypassare il concetto di legatura come pura violenza sulla donna.

 

N: Come ti prepari (se ti prepari) per le legature?

 

Assolutamente stretching: la flessibilità è fondamentale. Più flessibile sei, più comoda sei.

Cerco di fare respirazione e meditazione: nella performance bisogna lasciarsi andare, ma si sta facendo uno show. Anche se si è inerti all’apparenza, si può dare tantissima espressione alle corde. Quando poi c’è dolore bisogna scarica il peso... insomma... non bisogna sembrare un sacco di patate appeso, bisogna dare grazia.

Le sospensioni sono comunque cosa complessa, è importante che il corpo sia completamente a suo agio. Le endorfine lavorano, all’inizio è paura, ma quando ci si rilassa è una sensazione di completo abbandono. È magnifico, come essere abbracciati.

 

N: Ci sono libri interessanti da leggere per informarsi un po’ sul bondage e BDSM?

 

Assolutamente sì: c’è un manuale, “l’arte italiana di legare”, scritto da Davide La Greca (Maestro BD) e RedLily. Altro libro interessantissimo è di una bondager americana che ha fatto la storia, il libro si chiama “Bondage Giapponese”.

Ci sono anche svariati corsi: è importante imparare in sicurezza e con competenza. Trovo sia anche molto importante andare a vedere delle performances, per farsi un’idea di come si lavori, di cosa si debba e non si debba fare.

Bisogna assolutamente diffidare della gente di false promesse: fare attenzione, tanta attenzione.

 

 

N: Definisci, secondo una tua personale visione, il BDSM e le pratiche ad esso connesse.

 

BDSM è un acronimo: B/D, bondage e disciplina, D/S, dominazione e sottomissione, S/M sadismo e masochismo.

BDSM è un vero e proprio codice deontologico, ci sono delle regole fondamentali: Safe, Sane and Consensual (Sicuro, Sano e Consensuale N.d.R.)sono le prime da doversi rispettare.

È un mondo molto vario: non c’è solo il bondage, ma anche come ho detto prima i rapporti D/S, regolamentati da una certa condotta, i vari feticismi come la pelle, il latex, poi il whipping, che ho provato anche io.

La base è l’estro degli amanti, il piacere del piacere, di divertirsi superando ogni tabù.

Consiglierei un libro: “BDSM” di Ayzad, ed anche il Vocabolario del BDSM. Se sì è interessati a conoscere questo mondo multiforme, questo è l’ideale.

 

N: Come reputi la scena BDSM italiana? E quella estera?

 

La mia impressione è che all’estero vi sia una maggiore libertà, il BDSM è davvero molto più sdoganato. In Italia non sarebbe possibile fare una cosa del genere, la sessualità alternativa in Italia è poco accettata, è vista come peccato, non come puro ludibrio.

Il Sadomaso è sì un’esperienza forte, ma è anche divertimento, tanto divertimento. Non bisogna trattarlo con leggerezza, ma con naturalezza.

 

N: Ritieni i siti d’incontro fetish (come FetLife et similia) e/o le serate per introdurre le persone vanilla (estranee al sesso estremo, N.d.R.) alla realtà BDSM, utili ed efficienti, o hai qualche critica?

 

Trovo FetLife molto utile, anche se, come tutti gli ambienti che hanno a che fare con internet, c’è sempre un margine di rischio.

Gli admins di FetLife cercano di dare una grandissima tutela: lo staff di quel sito aiuta a moderare le foto, si possono segnalare comportamenti scorretti, insomma, è una comunità buona e piuttosto sicura. Io sono iscritta, perché essendo un personaggio dell’ambiente, è un tantino un dovere che io presenzi.

Per quanto riguarda le serate... dipende dal contesto. Le persone autorevoli nell’ambiente organizzano serate secondo certi principi, e può essere una buona idea parteciparvi: conoscere le persone dal vivo è tutta un’altra cosa, ed è necessario rispettare le stesse regole che rispetteresti nel privato. A Roma, ad esempio, vi sono tantissime serate, gestite da persone davvero capaci.

Andarci in sicurezza, ecco.

 

N: Come ti rapporti con il dolore fisico?

 

Per me il dolore, sempre entro certi limiti, può essere più o meno intenso.

Quello nel bondage a terra è quasi nullo mentre in sospensione c’è sicuramente, è molto soggettivo e comunque non crea alcun danno. Essere sospesa a delle corde può certamente crearti dolore, è vero ma spesso nel BDSM il dolore è un veicolo, non deve essere distruttivo ma controllato, si può spiegare a livello scientifico e chimico e alla fine si tramuta in estremo piacere.

Il dolore noi cerchiamo di evitarlo in tutti i modi ma quel tipo di sofferenza può aiutarti a conoscerti meglio, a conoscere meglio alcune sensazioni e a riconoscere il piacere.

Anche l’orgasmo in sé ha una componente dolorosa, non esiste mai una sensazione standard o neutra, ecco: è un veicolo per conoscersi; per esempio i fachiri utilizzano il dolore per trascendere e provare esperienze oltremondane.

 

N: Come ti rapporti con la tua fisicità? La veneri, la disistimi o ti collochi in una posizione mediana?

 

Vivo un rapporto molto tranquillo con il mio corpo, la nudità è qualcosa di naturale: siamo nati nudi, quindi non è trasgressione ma espressione della natura, dell’amore di dio. Non mi spoglio per far vedere quanto io sia figa, se risulto bella quella è una conseguenza.

Personalmente vivo il naturismo che per me è terapeutico; è sempre stato così, per me è stato scontato posare nuda, immaginavo le foto che avrei voluto realizzare, pensavo ai pittori pre raffaelliti nel nudo.

Essere svestiti completamente è sincerità totale: nella società attuale il corpo è sessualizzato, invece il nudo è nudo, non è sesso. Mi preme molto chiarire questo concetto, dal momento che in Italia è evidente: un seno è sesso, invece no, un seno è un seno. Non c’è niente di male nel sesso ma l’ipersessualizzazione è malata. Ci sta che un corpo nudo sia erotico, siamo nudi quando facciamo l’amore. Il sesso è un modo per applicare l’erotismo, l’eros è qualcosa che c’è e si manifesta dal momento in cui c’è la vita.

 

N: Quanto e che tipo di valore dai al tuo corpo?

 

Per me il corpo è davvero sacro, è il tempio in cui, in questa vita, io agisco nel mondo, gli do un valore e un rispetto totale; anche per quanto riguarda il dolore.

Non che io voglia far male al mio corpo ma voglio stimolarlo, farlo vibrare.

 

N: Quale parte del tuo corpo preferisci? Questa preferenza collima poi con la parte del corpo che favorisci come soggetto delle fotografie?

 

Mi trovo sempre in difficoltà a dire cosa mi piaccia, valuto l’estetica totale. Certo, ho un bel fondoschiena e in foto lo propongo; ho una fisicità contrastante, sono minuta, ho il seno piccolo ma ho i fianchi generosi.

Cerco inoltre di puntare certo sul viso, ma non riuscirei comunque a puntare su una cosa sola, non ho un viso convenzionale ma credo di avere una buona espressività. Mi piacerebbe molto essere androgina, sarebbe perfetto equilibrare la mia parte maschile con quella femminile.

 

N: Quanto tempo spendi per la cura del tuo fisico e del tuo viso?

 

Pochissimo. Sono molto hippy: a parte la depilazione, punto molto sull’alimentazione, lo yoga che è perfetto per mantenere il fisico e l’elasticità del corpo. Mi dedico poco al corpo ma quotidianamente, anche usando dei buoni prodotti, ma sono davvero libera, in questo senso, forse da piccola mi truccavo leggermente di più.

 

N: Quali lavori ritieni ti abbiano fatto emergere?

 

Mi ha fatto emergere, anche se in un ambiente di nicchia, lavorare nello shibari.

Sono perfino andata da Magalli a Piazza Grande (programma di Rai 2 N.d.R.) per parlare dell’ambiente, in seguito alla morte di una ragazza a Roma. Bisognerebbe chiedere anche agli altri, a coloro che mi vedono, ma citerei come esperienza importante anche aver lavorato per Settimio Benedusi, che lavorava per Max (http://www.benedusi.it/blog/max-casting-ed-autoritratti/ N.d.R.), facendo degli autoscatti per lui e per il suo progetto. Su Storie Maledette (programma di Rai 3 N.d.R.) è andato in onda un video di una mia performance con il MaestroBD.

 

N: Il tuo personaggio pubblico corrisponde o si attiene alla la persona che sei in realtà?

 

Conta molto la percezione che ha il singolo di me, generalmente pensano che me la tiri ma invece sono una persona tranquillissima; chi ha lavorato con me lo sa e a parte qualche screzio sono tutti contenti nello lavorare con me. È una cosa molto soggettiva e incontrollabile, comunque in realtà sono abbastanza fedele: quello che rappresento è fedele alla mia persona e cerco di farlo seguendo la mia visione dell’erotismo e del mio essere donna. Ci sono in giro delle voci di ogni tipo e, se mi accorgerò di avere molta visibilità, cercherò di sfruttarla a mio favore.

 

N: Quali sono i vantaggi della “popolarità” e quali gli svantaggi?

 

Lo svantaggio c’è dal momento in cui sei esposta, quindi vai incontro a critiche e malevoci, però se te ne interessi ti deprimi per la cattiveria delle persone, ma dicono anche cose assurde che fanno davvero ridere. Il vantaggio è poter comunicare ed entrare in contatto con tantissime persone di tutto il mondo, basta contattarli e mandare i tuoi lavori che sei già a buon punto per poter collaborare. Puoi scambiare anche solo idee e confrontarti; personalmente anche solo una fotografia mi può ispirare tantissimo.

 

N: Hai mai desiderato studiare seriamente recitazione o qualche altra espressione artistica?

 

Mi piacerebbe tanto fare recitazione e potrei lavorare molto bene, forse anche meglio che in foto perchè fotografarmi non è semplice. In video mi piaccio e voglio sperimentare, come interprete e attrice di qualsiasi genere. Poi voglio fotografare: è interessante l’autoscatto perché non ha intermediari, ma se fossi dietro la macchina fare ritratti e principalmente di uomini, anche fotografia erotica di uomini perchè penso che manchi in Italia. Certo vorrei farlo anche con le donne ma per ora la mia urgenza è cercare modelli e protagonisti maschili.

 

N: Se volessi abbinare una tipologia di musica ad ogni tua espressione artistica (fotografia/shibari/workshop)?

 

Ah, è veramente difficile. Alla fotografia è facile associare una musica, se in quei momenti è presente o suona in sottofondo. Dovrei guardare bene le fotografie per dirtelo. Lo shibari potrebbe essere classica o ambient, musica giapponese tradizionale, se poi sono più aggressive magari anche del noise. Qualcosa di funky devo ammetterlo ancora non l’ho fatto, e adoro il funky. Cavolo, anche il groove!

 

N: Concludendo: vogliamo chiedere a Magena di consigliarci un film, un libro e un disco/gruppo che l'hanno segnata?

 

Per i film direi sicuramente Ken Park di Larry Clark, poi Dracula di Bram Stoker e Jane Eyre perchè adoro l’attrice. Per i libri, da piccola mi piacevano quelli sui vampiri come L’intervista col vampiro di Ann Rice. Oggi leggo libri di sociologia, filosofia e religione, vario molto: Il Tao della Fisica di Fritjof Capra, che è molto bello, parla di fisica moderna confrontandola con le dottrine orientali e per ultimo Essere o Avere di Erich Fromm. Per la musica passo dal metal estremo al funky (ride N.d.R). È difficile ma ne dirò alcuni: James Brown è incredibile,  i Depeche Mode, da piccola ascoltavo i Cradle of Filth e i classici Metallica, poi cavolo i Tool li adoro, stiamo scherzando? Racchiudono tutto loro: musica, esoterismo, performance.

 

 

Andrea Facchinetti, Eleonora Casale

 

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Spazio ai talenti emergenti. Largo ai giovani brand di moda e design. In quest’ottica,  gli organizzatori di Pulsart Restart, festival dedicato alle arti contemporanee ospitato dalla città di Schio, Vicenza, presentano la prima edizione di OPUS.

OPUS è una mostra-mercato dedicata alla moda, al design e all'autoproduzione e nasce con il desiderio di sostenere la creatività dei numerosi artisti emergenti presenti nel territorio. Una selezione dei migliori designer basata sui valori di esclusività, ricerca e sperimentazione. La mostra-mercato nel segno del Talento si svolgerà il 15 dicembre presso lo spazio espositivo SHED, situato nel centro storico della città di Schio, che per una giornata si trasformerà in un vero e proprio mercato coperto dove il pubblico e i designer entreranno in contatto diretto.

OPUS diventa così una vetrina per giovani 20 designer  emergenti con idee creative ed innovative. Uno spazio di incontro dove i designer potranno mettere in mostra e vendere le proprie creazioni frutto di ricerca e di studio.

 

http://www.pulsart.it/

 

Barbarella, Chiara all'anagrafe, è una di quelle dj che hanno suonato praticamente ovunque a Milano. Da dieci anni a questa parte la nostra Djette ha conquistato il panorama alternativo, glam, modaiolo milanese canzone dopo canzone, album dopo album, locale dopo locale. La sua avventura è cominciata all'atomic, come molti altri dj a Milano, e in breve si è ritrovata protagonista dell'epica della movida milanese. Di lei si trova tanto materiale online, tutti la descrivono come la regina del brit-pop, un'icona pop, tra provocazione e outfit molto particolari. Andiamo a scoprire qualcosa di più dietro la mente che ha partorito Cabrio Pop, la serata storica del venerdì del Rocket, adesso resident della seconda sala di Alphabet, sempre di venerdì, sempre al rocket, ma il nuovo rocket!

 

West: Grazie alla tua serata Cabriopop ti sei ritagliata una grossa fetta di pubblico di aficionados che ogni venerdì si fioccavano (e si fiondano) al rocket per sentirti. Secondo te qual’è stata la mossa vincente che li ha conquistati? Barbarella: Il Miao e della lingerie favolosa!

 

W: Come prepari la tua selezione prima di una serata? B: Accendo una sigaretta e apro l 'armadio... Scegliere cosa indossare e mi aiuta ad entrare nell'atmosfera della serata e ad immaginare cosa potrà succedere... Un mix tra rock 'n 'roll ed electro (girly yeye), a volte prevale l 'uno a volte l 'altro a seconda delle persone che mi stanno intorno e con cui mi piace sempre interagire e anche dal mio umore! Sinceri sempre, soprattutto quando si tratta di musica!

 

W: Il rocket è ormai la tua casa base, ma c’è un locale a Milano in cui vorresti suonare ma non ne ha i mai avuto l’occasione? E nel mondo in che locale uccideresti per salire in consolle? B:  A Milano nn ti saprei dire. In questi anni ho avuto la fortuna di suonare in tantissimi posti tra cui i miei preferiti di sempre... Mi piacerebbe mettere musica al club Silencio a Paris (l'esclusivo locale di David Lynch n.d.r.),ci sono stata un paio di volte e mi sono innamorata all'istante.

 

W:Cosa pensi del cambio di location del Rocket? Ti è dispiaciuto abbandonare quel locale in cui sei cresciuta? Pensi che oltre al club sia cambiato anche il pubblico? B: Penso sia stato un bene per il rocket cambiare location, dopo dieci anni in cui si e ' fatto tutto ciò che si poteva immaginare sono davvero felice di iniziare questa nuova avventura in una dimensione diversa, cosa che penso incuriosisca il pubblico sia di affezionati che dei nuovi che ci vengono a trovare alle varie serate.

 

W: Come sono andate le prime serate ad Alphabet? B: Mi sono divertita tantissimo, è davvero bello lavorare insieme ad un gruppo di persone, tutti amici tra loro,così affiatati e deliziosi! E trovo musicalmente stimolante collaborare con Enza e Thomas Constantin!

 

W: Come hai scelto questo nome d’arte? B: Non ho avuto dubbi sulla scelta del nome "ovvio, Barbarella!". "Barbarella queen of the galxy " è un film con Jane Fonda da cui anche i Duran Duran hanno preso il loro nome ( dal cattivo del film). Questo nome per me unisce idealmente i sixties e gli eighties due annate musicali da cui ho preso e prendo tutt'ora molta ispirazione.

 

W: Quali sono state le date che ti hanno emozionato di più? B: La sera in cui ho fatto warmup a Peaches e durante il cambio palco mi ha detto qualcosa di carino su una canzone che avevo messo  (ero agitatissima =D)  e poi la nottata passata al rocket con i Franz Ferdinand a bere e mettere musica fino alle sei di mattina! Kapranos indimenticabile!

 

W: L’ultimo album che hai comprato? B: Shangri La di Jake Bugg  e in rolling waves dei The Naked and Famous, li ho comprati insieme!

 

W: Cosa faresti se fossi l’ultima persona al mondo? B:  ma tipo sola?!.. Un sacco di cincin con la vodka!!!

Ringraziamo Barbarella che ci da appuntamento ogni venerdì al Rocket (quello nuovo, attenti a non sbagliarvi), se non riuscite ad aspettare fino al weekend ecco una selezione di foto della serata di settimana scorsa, il resto dell'album fotografico QUI!

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Isabella Blow: Fashion Galore!

Il 20 Novembre verrà inaugurata alla Somerset House di Londra, in collaborazione con la Isabella Blow Foundation e la Central Saint Martins, una mostra interamente dedicata a una delle donne più eclettiche del Fashion system: Isabella Blow. Una mostra fotografica, curata da Nick Knight, che ritrae la vita e l’amore della Blow per tutto ciò che riguardava la moda e i vestiti, in modo particolare i cappelli: accessorio immancabile nel suo guardaroba. Non c’è stato evento mondano o giorno di vita quotidiana in cui lei non ne indossasse uno, quasi come una seconda pelle, un pezzo del corpo da cui non poteva separarsi. Un oggetto che le permetteva di creare uno schermo tra lei e il mondo: “è per questo che indosso i cappelli, per tenere tutti lontano da me. La gente dice ‘Posso baciarti?’ e io rispondo ‘No, grazie mille. Questo è il motivo per cui indosso il cappello. Arrivederci’. Non voglio essere baciata da tutte le persone. Voglio essere baciata dalle persone che amo.”

Isabella Blow nasce il 19 Novembre 1958, col nome di Isabella Delves Broughton e divenne una delle fashion editor più importanti al mondo. Icona di uno stile unico ed eccentrico, ha fatto della moda non soltanto una carriera ma tutta la sua vita. Una vita segnata da eventi tragici a partire dalla morte del fratellino in piscina fino al suicidio del nonno, quasi un destino preannunciato: la Blow si suiciderà nel 2007. Inizia la sua carriera nel mondo della moda a fianco di Anna Wintour come sua assistente a Vougue negli anni ’80. Nel 1986 si trasferisce a Londra dove inizia a lavorare per il Tatler. Divorziata dal primo marito, nel 1988 sposa il secondo marito, Detmar Blow nella Cattedrale di Gloucester e fu in questa occasione che sfoggiò il primo cappello creato appositamente per lei da Philip Traecy. Una collaborazione che durerà tutta la vita. Isabella, per gli amici Issie, fu una grande talent scout: scoprì stilisti geniali come Alexander McQueen e modelle bellissime come Stella Tennant e Sophie Dahl. Nel 1997 diventa Fashion Director del Sunday Time Style ed infine nel 2001 ritorna al Tatler come Fashion Director. Una donna che affascinò l’interno mondo della moda, della fotografia e dell’arte, una personalità fortissima ed un gusto personale. Durante un’intervista a Lady Gaga sul numero di Marzo del 2011 di Vogue la cantante ha affermato che: “Ricordo che quando ho iniziato a fare i servizi fotografici le persone mi dicevano, ‘Mio Dio, assomigli moltissimo a Isabella Blow, la cosa mi spaventa.”

Quei cappellini da lei tanto amati facevano da cornice non soltanto al suo volto imperfetto nella sua atipica bellezza, ma creavano uno sfondo colorato nella sua vita dolorosa: soffrì di depressione e le venne diagnosticato un disturbo bipolare. Muore il 7 Maggio 2007 avvelenata da un erbaccia a Gloucester, dopo 7 tentativi di suicidio. Ruper Everett disse durante il suo funerale: “ Per qualcuno è stato suicidio, lei era costantemente impressionata dalla vita,e la vita era costantemente impressionata da lei. Tu eri unica, un’amica geniale, le tue creazioni uniche in un mondo di copioni e mi mancherai per il resto della mia vita.”

Enza Modica, in arte Enza Van De Kamp. Siciliana d'origine, ma naturalizzata milanese è un'amante della musica, una donna di gusto, ma soprattutto una Dj. L'abbiamo conosciuta nel 2009 all'evento Pretty in Pink, sotto la guida esperta di Luca Crescenzi, dopo anni la riscopriamo resident dj della serata del venerdì del nuovo Rocket, Alphabet, con la stessa carica di quattro anni fa e sicuramente molti più dischi nei raccoglitori.

Crescere a Milano come dj non è un'impresa facile, nella città in cui tutti si spacciano o per designer o per dj la concorrenza è spietata. La perseveranza e un ottimo orecchio hanno accompagnato Enza in un'ascesa attraverso eventi di moda, discoteche, come il Q21, il Toilet, il G-Lounge, presentazioni e aperitivi, permettendole di affermarsi sempre di più tra i Dj underground della scena della Milano modaiola. Quella Milano esclusiva e di tendenza, sempre attenta ai particolari e alle novità, sempre in pista fino alla fine.

Questa settimana vi proponiamo, quindi, l'intervista a Enza Van De Kamp e una breve selezione di brani dal suo repertorio per tenervi compagnia nella lettura.

West: Come è nata la tua passione per la musica? Enza: Non saprei dire come è nata, né quando esattamente. Se ci penso mi sembra di averla sempre avuta: sono la più piccola di due fratelli che avevano già uno stereo, compravano i dischi, guardavano Mtv. Inoltre un mio cugino era un dj di Palermo, molto in voga negli anni ’90, e sicuramente la sua presenza ha dato un contributo in questo senso.

W.: Chi sono gli artisti che ti hanno influenzato di più nella tua adolescenza? E.: Ho sempre ascoltato un po’ di tutto anche allora. Mi ricordo che andava molto la musica R’n’b, e una specie di soft rock. Ricordo di aver avuto quasi una dipendenza per i Nirvana, ma in generale ho sempre simpatizzato per quei pezzi dismessi che trovavo per caso, magari andando a casa di amici più grandi o ascoltando la radio, chi mi segue sa che mi è rimasto il vizio..

 

W.: Quando hai capito che la musica sarebbe diventata parte del tuo lavoro? La consideri una vocazione? E.: Beh quando hanno cominciato a propormi serate con una frequenza maggiore, ma non so ancora se è una vocazione di vita, credo che influenzerà sempre anche quello che farò nel futuro.

 

W.: Come hai cominciato? Quale è stata la tua prima strumentazione, la prima serata? E.:  Ho cominciato a lavorare nei locali tramite un mio, ormai, carissimo amico, Luca Crescenzi, che mi propose di mettere qualche disco ad una sua serata che si svolgeva il mercoledì, in orario aperitivo. Però la mia prima serata in assoluto, se ci penso bene, fu qualche anno prima, in Sicilia, che è la terra in cui sono cresciuta: un mio compagno di classe faceva gli anni, avevamo procurato un mixerino da due canali, un compact disc e un computer, il fatto che fossi io a scegliere la musica doveva essere uno scherzo, e invece eccomi ancora qua!

W.: Come mai hai scelto il nome d'arte Van De Kamp? E.: Il nome Van de Kamp mi era stato affibbiato da alcuni amici perché sono molto scrupolosa con tutto ciò che riguarda la casa, come pulizia, cibo, e ironicamente rimanda ad un personaggio della serie televisiva Desperate Housewives, io l’ho scelto perché era curioso e divertente insieme.

 

W.: Come ti procuri la musica? Ore passate al negozio di dischi o preview su beatport? E.: Ovviamente ho gradualmente dovuto sviluppare un metodo un po’ più lavorativo nella ricerca della musica, principalmente attraverso internet, servizi come spotify, Youtube, iTunes, ma anche siti come Soundcloud, dove si trovano, ad esempio, versioni remix di pezzi molto belli, spesso anche in free download. Tuttavia ogni occasione è buona, la radio, negozietti specializzati, mercatini, ma anche film, spot televisivi, ecc.

 

W. Cosa fa di giorno a Enza Van De Kamp? E.: Tantissime pulizie! E, scherzi a parte, sono al terzo anno di Filosofia, in Statale. Non ho una vera e propria routine, ma in generale quando non mi dedico alla musica e agli aspetti organizzativi della serata Alphabet, vado in università, studio.

 

W.: Quali sono stati i punti di riferimento della tua carriera? Quali sono le personalità che ti hanno sostenuto? E.: Beh, sicuramente Luca Crescenzi, che mi ha dato la possibilità di farmi conoscere, ma anche di mettermi in gioco su altri fronti. Era venuto in vacanza in Sicilia, dalle mie parti, in seguito mi sono trasferita a Milano e ho cominciato a lavorare con lui,diventando buoni amici. E ovviamente, mio fratello, Michele, che mi ha motivato tantissimo a fare sempre meglio e sfruttare ogni occasione.

 

W.: Quali sono le date che ti hanno emozionato di più? E.: Sicuramente il party di Sergei Grinko, dove ho suonato insieme a Jessica 6, artista che io apprezzo moltissimo, e poi ogni serata dove la gente non smetterebbe mai di ballare ha un pezzo del mio cuore.

 

W.: Come definiresti il tuo groove? Come ti trovi col pubblico del nuovo Rocket? E.: Ogni mio set è diverso in base alla situazione, faccio molta ricerca sulla tipologia del locale e la gente, cercando di sposare sempre il loro gusto con il mio, e forse è proprio questo il mio punto di forza: l'Empatia. Anche al Rocket è andata così! W.: Qual è l'ultimo album che hai comprato? E.: Settle, dei disclosure!

W.: Cosa faresti se fossi l'ultima persona al mondo? E.: Se fossi l'ultima persona al mondo non saprei, probabilmente potrei solo ritenermi molto molto sfortunata!

Di seguito alcune foto della scorsa edizione di Alphabet, godetevi tutto l'album QUI!

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