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Noi donne amiamo completare il nostro look con un piccolo gioiello. Ancor di più quando si tratta di piccole opere d’arte come  i gioielli-scultura di Titaniumart. Dalla creatività ed esperienza di due artisti milanesi, Cristina Aldrighi e Geremia Renzi, nascono opere in titanio, 100 % Made in Italy realizzate interamente a mano. In ogni piccolo gioiello in titanio fluisce arte, creatività ed ingegno, che si fondono per creare pezzi unici ed intriganti. Creazioni sorprendenti ed inimitabili! Cristina e Geremia hanno creato la collezione ReALTirany:  gioielli scultura, da indossare, che si ispirano alla natura  e all’universo. Pezzi preziosi ricchi di dettagli in un perfetto equilibrio tra tradizione e innovazione. La scultura diventa così un bracciale, un anello, una collana. Gioielli “vestiti di colore” perché il colore di ogni scultura nasce dall’anodizzazione del titanio. Spettacolari rifazioni di luce per vere e proprie opere d’arte da indossare! I gioielli ReALTirany sono magia per dare un tocco di originalità alla tua femminilità.

Sara Biondi

 

Per informazioni: TITANIUMart di Cristina Aldrighi e Geremia Renzi www.titaniumart.eu

Jerry Bouthier è elegante. Non solo perchè ha frequentato le passerelle parigine e londinesi, neanche per il suo lavoro di sound designer per Viviene Westwood, ma per il suo stile musicale. Sostanzialmente lui è uno della vecchia scuola, anni novanta, quando l'house approdava in inghilterra in club come Ministry of Sound, aperto da pochi anni, nel quale, con suo fratello Tom, hanno lavorato per diversi anni. È questa la parentesi di quattro anni in cui Bouthier si afferma internazionalmente, prima, in Francia, ha comunque scatenato il suo estro come pioniere della scena elettronica francese. Immagino quegli anni tra le migliori discoteche del tempo, dal Velvet Underground al Club uk e molte altre, in un turbinio di buona musica, droga e sesso, non dimentichiamoci che quelli sono gli anni migliori del clubbing, nel 1988, addirittura, ci fu l'estate nominata dalla stampa come “Second summer of love”.

 

Il sound eclettico di Jerry appassiona tutti, in un misto di beat dritti e sinfonie acid, ed entra a far parte della grande famiglia Kitsunè. Inizia così un altro capitolo della sua vita, tra moda, cultura e tendenza. Selezionatore di grande esperienza, cultura e stile, si inserisce in circuiti che lo portano a suonare in serate per Jean-Paul Gaultier, Giles Deacon, Nu Look per dirne un paio. Sono gli anni del BoomBox e del Ponystep, di Vivienne Westwood, di Sonia Rykiel, il ritorno a parigi e i viaggi a Tokyo.

 

Jerry, però, non è molto prolifico come produttore, e a parte qualche singolo e un paio di remix, aiutato anche da Andrea Gorgerino, con il quale avvia anche un progetto parallelo JBAG. Non è questo un dato negativo, se da una parte non potremo apprezzare progetti discografici, dall'altra sono tantissimi i mixtape, i set e i minimix che circolano in rete e che possiamo gustarci (il massimo, ovviamente, sarebbe sentirlo dal vivo) ed attraverso questi Bouthier ci apre le porte del suo mondo, in modi sempre diversi, mai banali e al passo con le novità.

 

Jerry Bourhier è il selezionatore per eccellenza. Ricordo bene l'anno scorso al Tunnel Club, il giorno del mio compleanno, non potevo aspettarmi serata migliore. Ai tempi non lo conoscevo e non sapevo cosa aspettarmi, se non la solita qualità offerta dalla serata Le Cannibale, ma gioia per le mie orecchie lo spettacolo fu eccezionale. Il club gremito di gente, inutile dire bella gente (in occasione della settimana della moda a Milano non poteva che essere pieno di modelle e modelli), e lui sul palco, con l'insostituibile cappello,  a danzare con le dita sui cdj. Il set fu pieno di sorprese, tra elettro-house e elettro-clash, tra novità degli ultimi mesi e grandi classici. Il massimo, per me, è stato ritrovarmi La Musique, dei Riot in Belgium, tra gli ultimi pezzi, in chiusura a una magistrale prova d'artista.

 

Jerry Bouthier non passa inosservato e perderlo sarebbe uno scempio per l'anima di un buongustaio dalle orecchie fini. Quest'anno avrete l'opportunità di sentirlo di nuovo al Tunnel Club, questo venerdì (22 Febraio), sempre in occasione della settimana della moda, la serata già da adesso si preannuncia molto calda e la neve fuori sarà solo la cornice di un'altra notte senza tempo.

 

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A Milano tutti i negozi si preparano alla Settimana della Moda, pronta ad accogliere saloni, sfilate, party e “fashion event”.

La moda delle grandi firme internazionali, ma non solo: oltre alle griffe che hanno fatto la storia del fashion, sfileranno nella city milanese anche brand emergenti provenienti da tutto il mondo. Nel cuore di Tortona, punto di riferimento per buyer, giornalisti, fashion blogger a caccia di novità e tendenze, dal 23 al 25 febbraio, si svolgerà WHITE MILANO, la rassegna internazionale delle novità fashion, con aree dedicate a tutti i segmenti moda, abbigliamento e accessori donna, e uno spazio espositivo dedicato alla sfera beauty. Nell’area ex Ansaldo di via Tortona 54, diventata un vero e proprio “fashion&design district”, e negli spazi espositivi del bellissimo NH Hotel Milano, WHITE MILANO si prepara a presentare il meglio delle nuove tendenze moda.

 

23-25 febbraio 2013 Zona Tortona – Milano http://www.whiteshow.it/

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La Milano Fashion Week è alle porte. E noi di Nerospinto non possiamo non segnalare uno degli eventi più alternativi ed originali di questa Settimana della Moda milanese. Dal 22 al 24 febbraio, lo Spazio Asti17 a Milano, accoglie un’altra edizione di NATURA DONNA IMPRESA Verso Expo 2015: uno degli eventi di  “moda critica” più cool dell’anno, un salotto per brand emergenti che fanno del “critical fashion” e dell’eco design, uno stile di vita.

Nella Capitale della Moda e del Design, NATURA DONNA IMPRESA è un evento che non passa…ma SEMINA! Ogni anno idee nuove, progetti innovativi, sfide e obiettivi importanti.

Accompagnerà le tre giornate espositive di Natura Donna Impresa Verso Expo 2015, un ricchissimo calendario di eventi che avrà una suggestiva apertura in occasione dell’inaugurazione di venerdì 22 febbraio. Alle ore 14.00, in Piazza Duomo a Milano, si terrà un performance omaggio a PIPPA BACCA,  artista milanese tragicamente scomparsa nel 2008 mentre stava compiendo una performance itinerante “Spose in viaggio” che proponeva di attraversare in autostop  11 Paesi colpiti da guerre, vestita in abito da sposa per portare un messaggio di pace. Una performance “NON SFILATA” attraverso il centro di Milano che vedrà in scena donne di tutte le età vestite in abito da sposa bianco. Un simbolico omaggio al lavoro di una grande artista.

NATURA DONNA IMPRESA presenterà allo Spazio Asti17, circa 30 designer emergenti (tutte donne) che metteranno in mostra e in vendita le proprie creazioni. A contorno della mostra, momenti conviviali, incontri su tematiche inerenti la Moda, lo Stile, l’Immagine e tutto ciò che è “green critical fashion”. Sara Biondi 22-24 febbraio 2013 Spazio Asti17 – Milano www.naturadonnaimpresa.com

La Factory: un piccolo paradiso “tutto pop”

Il periodo delle strenne si avvicina inesorabilmente, e non posso non segnalarvi un luogo che ho scovato per voi e che vi salverà dai regali dell’ultimo minuto e dallo stress del Natale.

A pochi passi da Porta Venezia, in Via Vittorio Veneto 20, infatti vi aspetta “La Factory”.

Si tratta di un negozio creato e gestito Barbara e Andrea, due giovanissimi che hanno avviato questa attività a seguito delle esperienze lavorative e degli studi intrapresi. Barbara è laureata in fashion design al Politecnico di Milano e ha lavorato per 3 anni in un noto showroom di moda, mentre Andrea è laureato in Scenografia all'Accademia di belle Arti di Brera e ha seguito diversi progetti nel settore moda.

Se avete voglia di fare o farvi un regalo, “La Factory”, già dal nome ironicamente ispirato all’officina di Andy Warhol, rispecchia perfettamente il suo mood pop.

Troverete T-shirt per tutti i gusti, sia maschili che femminili, ispirate per lo più al mondo contemporaneo, in alcune delle quali, ogni celebrità indossa democraticamente un naso rosso da clown. Grande spazio ai bijoux più particolari: da quelli a forma di biscotto di Lunami, alla linea dei colletti in plexiglass (vero must di stagione) di Sweet Papillon, alla collezione di design degli anelli firmati Double-ei, di Paola Argine e Cristiana Alzati, con cui l’effetto romantico-rock è assicurato.

E tante, ma tante borse:

in vinile profumato ispirate alla celebre 2.55 di Chanel; o pochette in pelle e ecopelle di lavorazione artigianale, con borchie fluo o  classiche.

Impossibile non trovare quello che cercate, e anche se non avete bisogno di nulla in particolare, fateci un salto ugualmente: resterete affascinati dall’aria che si respira, dalla gentilezza di Barbara e Andrea, e dai colori che in pochi metri quadrati vi riempiranno la vista.

L’acquisto è assicurato. Almeno così è stato per la sottoscritta.

DOVE:

La Factory, Viale Vittorio Veneto 20, Milano

Info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Dalla decostruzione degli abiti alla decostruzione del brand.

Martin Margiela, designer belga, simbolo della moda concettuale senza tempo e di uno stile pulito, esce dalle vetrine esclusive delle aristocratiche maisons per portare le sue iconiche creazioni destrutturate sugli stand del più grande magazzino low cost, offrendosi così, per la prima volta, ad un bacino di consumatori ampio e popolare.

Dopo altri casi di indiscutibile successo, anche la Maison Margiela si attesta tra i migliori esempi di “mass-tige”, termine che sottende l’unione di una logica distributiva mass market al concetto di “prestige”. Ed è subito delirio di pubblico e incremento di notorietà.

Tra i primi esempi di questo trend crescente ci fu Karl Lagerfeld, che qualche anno fa presentò la prima capsule collection in partnership con H&M.

Donne che fino a quel momento ignoravano l’esistenza dello stilista di Chanel, sentirono il bisogno di avere un suo capo nel guardaroba, a costo di montare una tenda la sera prima del lancio davanti ad uno store H&M, così da avere la certezza di potersi accaparrare un “pezzetto” di quel sogno che lo stilista aveva prima realizzato solo per un’élite di dame facoltose.

Karl Lagerfeld intuì, pioneristicamente e non senza critiche da parte di chi poi lo avrebbe emulato, come la moda, in un’epoca permeata da accelerate trasformazioni sociali, di crescenti orientamenti etici dei consumatori e di continue oscillazioni economiche, fosse costretta ad abbandonare le proprie stanze dorate nelle vie noiose e solitarie dello shopping, per calarsi tra i comuni mortali nei quartieri più popolari e in fermento.

Questa scelta non fu dettata da un nuovo impulso magnanimo di cui la moda, per sua definizione, ne è esente. Fu, al contrario, una strategia vincente legata alla florida sopravvivenza di un brand.

La cultura popolare e giovanile infatti, insieme alle suggestioni degli stilemi passati, da sempre rappresentano le fonti di ispirazione sull’impulso creativo di un designer.

Si rende così necessario restituire alle stesse fonti creative il risultato del proprio lavoro.

Per incrementare la notorietà, per elevare gli utili su altri canali di distribuzione, per dialogare con i corpi e il mondo da cui traggono ispirazione. Il pop è l’imprescindibile linfa vitale che alimenta il successo di una griffe, indipendentemente dal suo posizionamento su fasce di prezzo elitarie.

Non sorprende, infatti, come la ricerca degli stilisti che precede la gestazione di una collezione avvenga sempre più tra le bancarelle dei mercatini in giro per il mondo.

Il concetto di esclusività si toglie, dunque, la corona e si cala nel pop-olare. Non vige più il dogma secondo cui “esclusivo” sia per pochi perché costoso, si fa sempre più spazio la tendenza per la quale l’esclusività sia frutto di una scelta estetica personale e originale, espressione di un messaggio di chi indossa. Un paradosso necessario: i grandi imperatori della moda trovano la salvezza del proprio regno solo se sono in grado di conquistare – anche – una larga adesione popolare.

Questa strategia non sembra nuova e fa pensare ad una regina che dal palazzo lancia croissant per avere salva la testa; seguendo il parallelismo, la storia ci ricorda che tale gesto non è automaticamente salvifico. Ma per fortuna loro, in questo caso non ci sono le teste degli stilisti a correre il rischio di sanguinare, ma le griffes e i gruppi finanziari proprietari che ne stanno a capo e non comprendono il fenomeno; e dall’altra parte ci siamo noi, un popolo non affamato di pane ma con il mesto desiderio di poter vestire nel modo che meglio ci rappresenta. Operazione in ogni caso possibile, senza scomodare nessuno dai palazzi dorati.

Ed ecco quindi, subito dopo una discutibile collezione di accessori di Anna Dello Russo, il nuovo regnante democratico che si aggira tra i sobborghi della città in cerca di consensi e riconoscibilità:

Martin Margiela, un genio indiscusso che resta fedele al proprio dogma. Per H&M ritroviamo una collezione iconica e d’avanguardia che rappresenta appieno il suo stile: decostruzione delle forme classiche degli abiti per una nuova concezione dei volumi e delle linee; cura apparentemente sartoriale nei dettagli e nell’esposizione dell’anima dei capi: le fodere emergono e si fanno visibili, mostrando la struttura, le maniche si staccano, si allungano, si rimontano in modo originale. Questo modus operandi riprende una pratica non nuova nella moda. Già nei fenomeni punk e street si tagliavano tshirt e si strappavano jeans con l’idea di infondere un nuovo impatto a capi già confezionati, per dargli un nuovo volto più attuale e per trasformarli in un veicolo del messaggio generazionale.

L’unico elemento che manca, è la qualità dei tessuti: il mass market impone dei limiti e la realtà emerge al tatto.

Il risultato è quello atteso: una grande opera di stile, frutto di una personalità geniale a poco prezzo. Da guardare, apprezzare e indossare con cautela.

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