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Niccolò Fabi si esibisce al Parco Tittoni e presenta il nuovo album "Una somma di piccole cose", dopo un'assenza dal palcoscenico durata due anni.

Silvestri-Gazzè, Niccolò Fabi torna nel capoluogo lombardo, con due date imperdibili: il 23 e il 24 maggio, infatti, il cantautore romano si esibirà all'Auditorium di Milano.

Pubblicato in People
Martedì, 08 Dicembre 2015 15:05

Rubens a Palazzo Marino

Anche quest'anno, Palazzo Marino organizza la tradizionale mostra natalizia con ingresso gratuito, che si terrà dal 3 dicembre fino al 10 gennaio nella sala Alessi.

Il protagonista è il fiammingo Pieter Paul Rubens (Siegen 1577 - Anversa 1640) con la sua "Adorazione dei pastori". Commissionata all'artista nel 1608 da padre Flaminio Ricci, per la chiesa di San Filippo Neri di Fermo, l'opera appare come un chiaro omaggio a Caravaggio che Rubens ha avuto modo di apprezzare durante il suo periodo di studio a Roma. L'olio su tela, nelle sue maestose dimensioni (300x192 cm) è ora custodito nella Pinacoteca Civica di Fermo (nelle Marche).

PALAZZO MARINO Piazza della Scala, 2 - Milano Orari: tutti i giorni dalle ore 9.30 alle 20 - giovedì dalle ore 9.30 alle 22.30 - 24 e 31 dicembre chiusura ore 18:00

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Pubblicato in Cultura
Lunedì, 16 Novembre 2015 19:39

The Botticelli Renaissance a Berlino

Il museo Gemäldegalerie Kulturforum di Berlino ospita fino al 24 Gennaio una delle mostre più attese del momento: The Botticelli Renaissance.

«Come fa un pittore ad acquisire fama internazionale? Che cosa ha reso Botticelli un’icona pop? Perché le sue opere sono considerate senza tempo? Cos’è che lo rende cosi “europeo” da far apparire la sua Venere sul dritto di una moneta da 10 centesimi di euro? Quello che possiamo dire con sicurezza è che Botticelli, più di qualsiasi altro Grande Maestro, ha ispirato e continua a ispirare l’arte moderna e contemporanea».

Questa è il leitmotiv di una mostra destinata a catturare le attenzioni del grande pubblico e che ci racconta per immagini non solo come i lavori del Maestro fiorentino siano stati d'ispirazione per l’Arte Moderna e Contemporanea ma anche come Sandro Botticelli sia diventato una vera e propria icona pop.

L'opera dell'artista fiorentino viene, quindi, presentata secondo un'angolatura che, senza trascurare gli aspetti di valutazione artistica e estetica, si focalizza soprattutto sulla sua influenza in campo letterario, teatrale, musicale e della cultura di massa.

L'esposizione propone, infatti, un viaggio a ritroso fino al 1445 partendo dalle forme attuali di ricezione, che investono non solo l'arte contemporanea ma anche altre dimensioni della cultura di massa - dalla musica alla moda sino alla pubblicità - ricostruendo il suggestivo percorso socio-culturale che determinò la riscoperta del pittore fiorentino, nel corso del XIX secolo e all'inizio del XX in Europa e negli Stati Uniti.

Il museo Gemäldegalerie, ad essere sinceri, vale già da solo un viaggio poiché al suo interno custodisce una delle raccolte più significative a livello mondiale, con opere di artisti europei dal XIII al XVIII secolo, quali Van Eyck, Rubens, Vermeer, Rembrandt, oltre agli italiani Raffaello, Lippi, Mantegna, Tiziano, Caravaggio, Antonello da Messina.

All'interno di questo meraviglioso spazio espositivo sono stati inserite centotrenta opere originali (di cui 40 del Maestro fiorentino, comprese alcune importanti e conosciute in ogni angolo del Mondo come la “Venere”, “Tondo Raczynski” e “L’altare Bardi”) di artisti come Edgar Degas, Edward Burne-Jones, Dante Gabriel Rossetti, René Magritte, Andy Warhol, Cindy Sherman e Bill Viola. Oltre a dipinti, la mostra presenta disegni, sculture, fotografie, video e oggetti di moda e design.

Tuttavia, a coloro che non potessero raggiungere la capitale tedesca viene offerta un'altra chance: nella primavera del prossimo anno, infatti, la mostra sarà trasferita al Victoria and Albert Museum di Londra.

The Botticelli Renaissance

Gemäldegalerie Kulturforum Matthäikirchplatz 4 - 10785 Berlino www.botticelli-renaissance.de

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Pubblicato in Cultura
Martedì, 22 Gennaio 2013 01:36

Marilyn, diva immortale. Come lei nessuna mai

Ci sono divi che non possono invecchiare e muoiono giovani. Basta pensare alla cosiddetta “maledizione dei 27 anni” che prende il nome dall'età in cui si sono spente stelle della musica come Jim Morrison, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Kurt Cobain, Amy Winehouse e tante altre, o al terribile schianto che nel '55 si porta via il 24enne James Dean. In tutti questi casi la morte precoce è l'ultimo atto di vite spremute all'eccesso.

Marilyn è una storia a parte. Per quanto tragica, la sua fine a 36 anni non è l'epilogo di un'esistenza inquieta (che pure ha avuto), ma l'evento che rende la sua immagine eternamente giovane: un'icona di sensualità ingenua penetrata nella memoria visiva di tutti e per questo immortale.

Lo intuisce per primo Andy Warhol: proprio nel '62 comincia ad utilizzare la tecnica della serigrafia, e la scomparsa della diva nell'agosto di quell'anno lo induce a riprodurne il volto, tratto da una foto di scena del film Niagara, con infinite variazioni cromatiche (alcune esposte nell'agosto di quest'anno a Rimini).

La testa biondo platino è onnipresente, si separa dal corpo e dalla sua esistenza terrena, diviene uno dei simboli della Pop art, arte della gente comune; icona a disposizione di tutti, che vive al di là della Marilyn reale, come dice, un po' sprezzante, Warhol stesso: “Per me la Monroe non è altro che una persona fra tante altre. E riguardo alla questione se dipingere l’attrice in toni di colore così vivaci rappresenti un atto simbolico, posso soltanto rispondere che a me interessava la bellezza: e la Monroe è bella”.

Possiamo aggiungere: Marilyn è un'incarnazione della bellezza senza tempo. La pensa così Bertrand Lorquin, esperto d'arte, che nel catalogo della mostra con l'ultimo servizio fotografico della diva, “The last sitting”, con gli scatti di Bern Stern, da poco conclusasi al Forte di Bard, ha evocato i nudi di Botticelli, Rubens, Velazquez, Goya, Ingres e Manet, per attribuire alle plastiche curve della Monroe un posto nella storia dell’arte”.

La bellezza deve mostrarsi, mettersi a disposizione degli occhi della gente, ha bisogno dello sguardo del pubblico; e nel Novecento Hollywood fabbrica le immagini in cui ognuno può proiettare i propri desideri e vederli prendere forma. Marilyn è perfetta per questo meccanismo, come nessun'altra è mai stata o sarà dopo di lei, anche se, paradossalmente, ha il terrore del palcoscenico.

Per entrare nel mondo del cinema si schiarisce i capelli e si ritocca leggermente il viso, accentuando la morbidezza dei tratti. Il ruolo iniziale non può che essere quello stereotipato e diffuso della dumb blond, la bionda svampita: il suo modo di interpretarlo diventa unico, con quel mix di sensualità e dolcezza che raggiunge l'apice con “Sugar Kane”, la cantante capace di far girare la testa a Tony Curtis in A qualcuno piace caldo.

Ma sin dai primi successi quella parte le sta troppo stretta. Sogna personaggi drammatici, che le diano la possibilità di esprimere le proprie capacità di recitazione. La sua evoluzione invece non consiste nel diventare una grande interprete, ma qualcosa di più: supera lo stereotipo per trasformarsi in un simbolo incarnato.

Sulla scena è in grado di impadronirsi dello sguardo maschile. Il critico Laura Mulvey, nell'analizzare una celebre sequenza di ballo all'inizio de Gli uomini preferiscono le bionde, coglie l'essenza della sua performance: nel primo piano, benché in movimento, riesce a essere perfettamente in posa, come immortalata da un obiettivo fotografico. Questa capacità di esporre la propria bellezza con tale studiata naturalezza resta inimitabile: lo spettatore sogna che Marilyn sia lì solo per lui, dolce e sensuale allo stesso tempo.

Possiamo cogliere questa sensazione nello sguardo di Tom Ewell, rapito dal sollevarsi della gonna dell'attrice nella scena celeberrima di Quando la moglie è in vacanza. Possiamo immaginarla anche in John F. Kennedy, quando gli viene dedicata un'indimenticabile Happy Birthday, Mister President cantata con voce ammiccante in un abito color carne.

Anche Hugh Hefner, padre di Playboy, intuisce da subito l'unicità del suo sex-appeal e acquista i diritti di una foto senza veli dell'attrice, non ancora famosa, per la primissima copia della sua rivista. Poche parole le bastano per evocare intense fantasie: “La notte mi vesto solo di due gocce di Chanel numero 5”.

Questa è Marilyn, immortale al di là della sua vita reale. Sex-symbol nel senso più pieno del termine e consapevole di esserlo: “La gente non mi vede! Vede solo i suoi pensieri più reconditi e li sublima attraverso di me, presumendo che io ne sia l’incarnazione”.

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