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Morgan proporrà in esclusiva per il festival “Naturalmente pianoforte” uno speciale concerto denominato “Il classico Morgan” Il 22 luglio a Pratovecchio Stia (AR),

Pubblicato in Onstage

Appuntamento imperdibile, oggi 17 giugno, per i cinefili e gli amanti della buona musica: verrà infatti proiettato,in tutti i cinema della penisola, "The U.S. Vs John Lennon", documentario di David Leaf e John Scheinfeld, datato 2006 ed distribuito in Italia dalla Luckyred nel 2007.

Il film racconta la trasformazione di John Lennon, da icona rock ad icona del pacifismo e dell'impegno sociale contro la guerra. Ad unirsi a lui, in questa lotta ad armi bianche, c'è lei: Yoko Ono, appartenente alla famiglia imperiale giapponese e musa ispiratrice di uno dei personaggi più influenti del XX secolo.

Una coppia unita dall'amore per la musica e dagli ideali che forti germogliavano nei cuori e nelle menti dei giovani americani, stufi marci delle bugie dell'amministrazione Nixon e soffocati dai venti di guerra che soffiavano al di là dell'oceano.

Le idee forti, si sa, sono dure a morire: a fermare Lennon, giunse una pallottola sparata a bruciapelo da un fan invasato. Nulla ha però potuto fermare la potenza rivoluzionaria portata avanti dalle sue canzoni, che giunge prorompente sino a noi, costringendoci a porci delle domande, a non voltare lo sguardo altrove, a lottare per un mondo migliore.

Per conoscere la lista completa dei cinema coinvolti nell'iniziativa:

http://www.luckyred.it/JohnLennon

Pubblicato in 16mm

Il significato della nostra esistenza sulla Terra, la necessità umana di dare un senso globale al mondo, la conoscenza e la comprensione della realtà nella sua essenza piú profonda. Sono solo alcune, e forse le meno risolte, delle questioni  filosofiche esistenzialistiche che da sempre arrovellano la mente di pensatori, teologi e filosofi. Se ci si rende conto dell'assenza di senso di cui è afflitta la vita umana, il mondo diventa irrazionale, enigmatico ed illogico e quella dell’uomo una sorte inesorabilmente assurda.

Questa è la scena di consapevole ineluttabilità e di perenne conflitto tra l’uomo e il mondo che lo circonda,  in cui si radica la quintessenza dell’innovativo teatro beckettiano che fa dell’assurdo il leitmotif predominante delle sue opere.  Samuel Beckett (1906-1989), premio Nobel per la Letteratura nel 1969, partendo da questa visione, supera i precedenti tentativi di affrontare la condizione umana propri del teatro epico, che rappresentavano l’essere umano in un contesto storico, sociale e culturale coerente, definito e generalmente familiare, e attua quella che è stata una vera e propria svolta nella storia del teatro. Le sue opere non si preoccupano di trasmettere informazioni o di presentare i problemi ,i destini e le avventure dei personaggi, che esistono solo al di fuori del mondo dell'autore, non riguardano la rappresentazione degli eventi e la loro narrazione. Centro dell’interesse della rappresentazione diventa, infatti, la condizione di base dell’individuo, l’intuizione individuale dell'essere umano e come esso la sperimenta. Per questi motivi i suoi personaggi sono spesso isolati, in una situazione di sospensione statica e immobile, in uno stato di apparente alienazione. Ció che li circonda non é altro che un simbolo che mostra allo spettatore il loro mondo interiore, gli anfratti della loro mente, di cui loro ne sono la proiezione. In altre parole, ad essere inscenata è la realtà nonché la situazione in cui il personaggio appare e nella quale faticosamente vive l’assurdo della sua vita ovvero l’assenza di certezze. E’ una realtà psicologica espressa in immagini che sono la proiezione verso l'esterno di stati mentali.

 

RESPIRO.  Nessun copione, nessun attore. Il suono del  vagito di un neonato, quello di un respiro ansimante. Entrambi  accompagnati da una luce che aumenta e diminuisce d’intensitá.  Breve sketch scritto nel 1970 dietro una cartolina poi spedita direttamente all’autore Kenneth Tynan  per la sua rassegna teatrale erotica d’avanguardia ‘’Oh!Calcutta!’’ alla quale parteciparono con i loro lavori Edna O’Brien, Jules Feiffer, Leonard Melfi e John Lennon.

IMPROVVISO DELL’OHIO. Due uomini di aspetto simile, due gemelli, o due aspetti di un solo uomo. Si siedono insieme vicino ad un tavolo. Uno legge un libro ad alta voce, l'altro ascolta e a volte dá dei colpi sul tavolo. Quando lo fa, il lettore ripete il verso appena letto. Aspetta fino a quando l'ascoltatore bussa di nuovo, e poi continua a leggere. La lettura che culla, il bussare improvviso che spaventa. Il disagio che ne consegue.

ATTO SENZA PAROLE. Un uomo viene gettato in scena contro la sua volontá. Si siede arrendevole in un deserto. Comincia la sua lotta per raggiungere una caraffa d'acqua e altri oggetti, che restano ostinatamente fuori dalla sua portata. Eppure, nonostante la delusione continua, lui non si arrende per molto fino a quando non tenta il suicidio invano. Rassegnato torna a sedersi.

L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP. Uno scrittore che non ha mai smesso di registrare il suo pensiero e vari episodi della sua vita su dei nastri audio ogni anno, da quando ne aveva ventiquattro. Registrato e numerato, ripone ogni singolo nastro in un cassetto della scrivania di casa. L’uomo li riascolta presentando la sua vita, pensando a come è cambiata e che uomo ne è stato il risultato.

 

Quattro atti unici, due dei quali, Respiro e Improvviso Ohio, rappresentati rare volte, preceduti da un Prologo in cui è Beckett stesso che interagisce col pubblico, rivisitati e messi in scena da Glauco Mari e Roberto Sturno. L’uomo verrá posto di fronte alla sua esistenza diventata banale, meccanica a causa della quotidianitá e senza senso. Ma non è proprio questo profondo ‘Nonsense’ ai limiti del grottesco ad aprire uno scorcio di infinito? Un dramma dell’assurdo che non vuole amareggiare il pubblico lasciandolo in balía del quotidiano sforzo di vivere, sconcertato dalla confusione delle risposte non date alle domande esistenziali fondamentali. Questo è il teatro che vuole essere un tentativo di avvicinare lo spettatore alla realtà aiutandolo a trovare il suo "senso" della vita, qualunque esso sia: come dice Beckett, "Niente è più reale del niente.".

 

DA KRAPP A SENZA PAROLE   dal 13/03/2013 al 24/03/2013

Teatro Carcano Corso di Porta Romana, 63

Intero poltronissima 34 € / intero balconata 25 €

Ridotto poltronissima 18 €  / ridotto balconata 18 €

 

Due le iniziative a ingresso libero organizzate per approfondire le tematiche del teatro beckettiano:

giovedì 14 marzo alle 18 in teatro proiezione del film "Silence to silence";

venerdì 15 marzo alle 18 presso Mondadori Multicenter (piazza Duomo) Glauco

Mauri e Roberto Sturno incontrano il pubblico

Pubblicato in Cultura
Giovedì, 21 Febbraio 2013 11:50

Buon Compleanno Yoko, a woman in Fluxus

Quando John Lennon incontrò Yoko Ono nel 1966, la stessa era già considerata una pioniera del movimento artistico Fluxus, che dal 1962  raccoglieva artisti d’avanguardia intorno alla figura di George Maciunas, l’architetto lituano che rese il celebre quartiere newyorkese di SoHo e lo trasformò in un rifugio per artisti. Yoko avvicinò e conobbe gli esponenti di Fluxus proprio nella “grande mela” e da qui tutti insieme cercarono di esportare e far conoscere le proprie opere in Europa e poi in Asia.

Gli artisti di Fluxus sono architetti, designer, poeti sperimentali e musicisti che rivendicano nella vita quotidiana e nei gesti di tutti i giorni la presenza estrinseca dell’arte. Il flusso del quotidiano permeato, appunto, dalle più disparate forme artistiche.

Yoko Ono, nella galleria londinese dove conobbe Lennon, aveva esposto una mela con sotto la scritta che recitava “apple” e invitava i visitatori a piantare in una parete espositiva dei semplici chiodi con un semplice martello al fine di farne un collage. Erano le prime mostre personali dell’artista che, come molti altri membri di Fluxus, imponevano l'artisticità dei gesti quotidiani in nome di un'arte totale. Un’arte che predilige come ambiti d'espressione la musica, la danza, la poesia, il teatro e la performance. Da qui nascono gli happening, prima quelli americani che vedono la partecipazione di personaggi del cinema e della cultura, ma anche di donne simbolo come Jacqueline Kennedy; e poi quelli europei, soprattutto tedeschi, dove è l'evento che conta e dove lo spettatore finisce con il diventare attore e protagonista dell’evento artistico.  Fluxus, dal latino flusso, indica un fenomeno in continuo mutamento, che non ha forma né luogo, che abolisce i confini tra le discipline artistiche, fra artista e pubblico, fra arte e vita. Le opere d'arte Fluxus finiscono così per diventare veri e propri avvenimenti, con video, assemblaggi e performance che dal quotidiano si ricombinano in un nuovo orizzonte provocatorio e sorprendente, e sempre lasciando grande spazio e importanza al caso.

E per festeggiare al meglio i suoi primi, meravigliosi, ottant’anni Yoko Ono espone le sue opere più importanti in una mostra itinerante:Women in Fluxus & Other Experimental Tales.

Nella mostra sono presentate, oltre ad opere scelte di singole artiste, documentazioni di eventi e spartiti, Event Scores, riprese video, fotografie, dischi, oggetti, documenti cartacei, Yearboxes e altri interessanti e singolari materiali relativi alle serate Fluxus. Le opere provengono dalle più importanti collezioni internazionali e intendono ripercorrere quell’incredibile momento d’interdisciplinarietà programmatica che Dick Huggins chiamò Intermedia, e che scrisse parte della storia dell’arte contemporanea, anche italiana.

Le opere di Women in Fluxus sono circa duecento e, oltre ai lavori di Yoko Ono, ci sono quelli di artiste come Anna Halprin, Carolee Shneemann, Charlotte Moorman e Alice Hutchins.

 

 

 

Pubblicato in Cultura
Mercoledì, 23 Gennaio 2013 12:45

Yoko Ono veste John Lennon

  …“Ho pensato che sarebbe stato un peccato non aver creato degli abiti che enfatizzassero la figura sexy di John”…

Affermazione della poliedrica artista e musicista statunitense d’origine giapponese Yoko Ono, moglie del carismatico Beatles John Lennon, con cui suggella il passaggio evolutivo da carta ad ordito, attraverso sconfinata immaginazione, di una raccolta di disegni e bozzetti da lei realizzati nel ’69 come dono nuziale e genesi della sua nuova Linea d’abbigliamento, la “Fashion for Man 1969/2012”, ispirata  alle velleità fisiche del compagno, dall’appeal stravagante a cavallo tra istigazione artistica e Moda.

Abituata a stupire e sconcertare la Ono, fra i primi membri dei Fluxus, associazione libera d’artisti d’Avanguardia d’inizio anni ’60, ed esploratrice d’arte Concettuale e Performance artistiche, incontra Lennon in concomitanza di una sua esibizione all’Indica Gallery di Londra nel’66, conquistandolo con la scanzonatura e l’interattività dell’operato presentato per l’occasione. Una produzione creativa sperimentale che, soprattutto ad inizio carriera e nei primi anni di matrimonio all’ombra della schiacciante popolarità di John Lennon, non ha saputo raccogliere grande consenso e riconoscenza, perché spesso tacciata come banale specchio del suo tempo e priva di comunicativa. Solo negli ultimi decenni, infatti, le sue opere sono state rivalutate da numerosi ed importanti critici d’arte, consentendole l’ottenimento di riconoscimenti e premi.

Alla soglia degli ottant’anni, incessantemente fedele alla giocosità del suo spirito ampiamente esercitata, Yoko Ono sceglie di evocare la memoria d’intimità con il suo uomo partendo da una testimonianza cartacea, ideata 43 anni prima, e consta di linee ed appunti nati per omaggiarne la sensuale freschezza  giovanile, divenuta poi una piccola raccolta biografica.

Concettualismi metrosexual che trasfigurano in indumenti, scarpe ed accessori pregni di quell’ironia dissacrante, costantemente provocatoria, caratterizzante la sua espressività. Prodotta in edizione limitata d’abiti, 52 pezzi a modello per Humberto Leon,  Fondatore e Direttore creativo di Opening Cremony  nonché promotore di Linee ideate da artisti avanguardisti, la Collezione è dominata da tre colori:  rosa, bianco e nero e correlata da accessori indossabili sulla nudità,  tra cui si annovera una sorta di sospensorio genitale illuminato a Led.

Maglie, giacche e pantaloni monocromi con dettagli applicati di stampe in vari materiali di occhi,  mani e particolari anatomici con sfacciato riferimento sessuale, posizionate in luoghi impertinenti come il pube ed i pettorali, che si articolano in diciotto pezzi unici dal gusto discutibilmente opinabile. Una Linea shocking, unisex e decisamente poco cheap, presentata a novembre negli Stati Uniti e poco dopo in Europa ed a Tokyo, che è pur sempre (quasi) Arte, ed è pur sempre Yoko Ono, moglie di John Lennon e colei che è stata definita “la più famosa artista sconosciuta : tutti conoscono il suo nome, ma nessuno sa cosa fa”.

Pubblicato in Lifestyle

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Direttore Responsabile
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Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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