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Billy Idol, l’eterno ragazzo, il sogno erotico degli anni Ottanta, torna in Italia per due imperdibili date: il 9 giugno all’Ippodromo delle Capannelle a Roma (Rock in Roma) e il 10 giugno al Gran Teatro Geox di Padova.

Due serate per vivere (e rivivere) il sogno degli anni 80, decennio scintillante e sfavillante, dove il genio e la sregolatezza la facevano da padrone e dove le chitarre si univano ai sintetizzatori, in un tripudio di trasgressione.

Billy Idol ha segnato un’epoca, a partire dallo stage name scelto: idolo delle folle, angelo biondo inguainato in pantaloni di pelle aderenti.

Una manciata di hit lo hanno spedito nell’ Olimpo delle stelle, da “White wedding” a “Hot in the city”, fino a “Sweet Sixteen” e Dancing with myself”.

Le due serate italiane saranno arricchite dalla presenza del socio storico di Billy Idol, Steve Stevens alla chitarra solista, per due ore di musica, sudore e divertimento.

 

Billy Idol in concerto

 

9 giugno

Rock in Roma

Ippodromo delle Capannelle, Roma

Posto unico 34 euro + prevendita

 

10 giugno

Gran Teatro Geox Padova

Tribuna numerata 42,50 euro + prevendita;  parterre in piedi 34 euro + prevendita

 

Biglietti prossimamente in vendita sul circuito Ticketone e nei circuiti vendita autorizzati.

 

 

 

 

Nerospinto vi segnala i concerti imperdibili di febbraio, gli appuntamenti musicali ai quali sarebbe un peccato mortale mancare e che riscalderanno le vostre giornate più fredde.

Prendere carta e penna  o segnateli sull'agenda, pronti? Partiamo!

 

 

Febbraio 2014- Concerti

 

Depeche Mode

18: Torino (Palaolimpico)

20: Milano (Forum di Assago)

22: Bologna (Unipol Arena)

 

Peter Hook & The Light

17: Milano (Arci Magnolia)

18: Roma (Atlantico Live)

19: Roncade -TV (New Age Club)

 

Anna Calvi

21: Torino (Hiroshima Mon Amour)

22: Bologna (Estragon)

24: Roma (Auditorium Parco della Musica)

25: Brescia (Teatro Grande)

 

Moderat 

22: Milano (Alcatraz)

 

Simple Minds

25: Milano (Alcatraz)

 

Babyshambles

27: Milano (Alcatraz)

 

Editors

28: Bologna (Unipol Arena)

 

All Time Low

28: Milano (Magazzini Generali)

La band pop punk statunitense si esibirà in Italia anche il 1 marzo (Bologna, Zona Roveri) e il 2 presso il Club Orion di Ciampino (Roma)

 

Bloody Beetroots Dj Set

28: Roma (Spazio 900)

Sir Bob Cornelius Rifo si esibirà anche il 1 marzo a Bergamo (Bolgia) e l'8 al Muretto di Jesolo (Ve)

 

Restate sintonizzati per essere informati sui concerti del mese di marzo!

 

Per maggiori informazioni:

www.ticketone.it

www.circolomagnolia.it

www.magazzinigenerali.it

www.spazionovecento.it

www.bolgia.info

www.ilmuretto.net

www.hiroshimamonamour.org

 

Due concerti a Bologna e Roma in febbraio

 

C'è chi si nutre di cliché (musicali): elettronica, rock, pop e così via. Poi è arrivato il crossover:  andare oltre, sfondare i muri e le barriere di genere. Alcuni di voi rabbrividiscono nel sentire associare il nome di Trentmoller al crossover. E' naturalmente una provocazione. Di sicuro T è nel novero degli artisti che travalicano i generi mostrandosi per quello che sono: alchimisti della musica.

 

Indubbiamente i suoi primi passi significativi nascono nell'alveo della house-trance, cassa in 4/4, suoni ipnotici e rave culture, figlia degli anni '90, tanto psicotropa. Al contrario di molti suoi colleghi dj e producer che iniziano la loro carriera nei dancefloor e lì restano, l'artista scandinavo da ormai quasi un decennio porta avanti un percorso assai personale nella (re)interpretazione degli stilemi digitali.

 

Non solo la raffinatezza della architetture ritmiche, ma anche la sensibilità nel calibrare arrangiamenti e pennellate melodiche, a comporre strutture musicali lontane dai luoghi comuni della musica elettronica con la cassa in quattro, lo rendono subito un fenomeno a sé, raccogliendo i favori di un pubblico assai trasversale.

 

I suoi tre album (“The Last Resort”, 2006; “Into The Great Wide Yonder”, 2010; “Lost”, 2013) disegnano una progressiva ascesa verso un microcosmo sonoro personalissimo, dove ogni particolare è cesellato con cura assoluta e dove l'equilibrio dinamico diventa quasi un esercizio zen, il tutto con una ricchezza espressiva ed emozionale davvero rara. Anche il regista Pedro Almodovar ne è rimasto sedotto, come testimonia l'uso della traccia “Shades Of Marble” nel trailer e nella colonna sonora del film “La pelle che abito”; così come ne sono rimasti sedotti i Depeche Mode, che hanno voluto il live set dell'artista danese in apertura alle date europee del loro “Delta Machine Tour”.

 

Un live set, quello di  Trentemøller, che rende alla perfezione la ricchezza del suo universo sonoro, aggiungendo anche – com'è giusto che sia – ulteriore impatto “fisico” alle sue creazioni. Il tutto evitando rigidamente soluzioni scontate o luoghi comuni, e utilizzando i linguaggi di house, techno e post rock non come riferimenti rigidi ma come piattaforme da cui lanciarsi verso territori onirici e rari da esplorare.

 

24 febbraio 2014– Bologna – Estragon

Biglietto: 15 + d.p.

 

25 febbraio 2014 –Roma –Atlantico

Biglietto: 15 + d.p.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ha un cognome difficile da pronunciare ma che ormai non si può non ricordare, così come quell’esile figura contornata da un volto pallido e dai tratti rinascimentali, ora antico nei riccioli d’oro ora improvvisamente trasformato dalla dura intensità di uno sguardo, di un colore e un taglio di capelli dettati dal personaggio di turno. Sono tantissime le donne vissute dentro il corpo di Alba Rohrwacher, rapita subito dai migliori registi italiani dopo una prima formazione teatrale e il diploma in recitazione al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, per il quale ha lasciato la natìa Firenze forse senza sapere fin dove il suo talento l’avrebbe portata, quale impegno totalizzante sarebbe diventato il mestiere di attrice. La scelta dell’impegno è evidente nell’amore e nella dedizione al ruolo dimostrata film dopo film, senza concedere spazio alla frivola vanità e all’autocompiacimento: passa dal criptico “Io sono l’amore” di Luca Guadagnino al surreale dramma soldiniano  “Il comandante e la cicogna” con la leggerezza di uno sguardo sottilmente colmo di varietà espressive, prestato a racconti mai banali e lontani dal vissuto. Partecipa alla storia con tutto il peso della sofferenza, della malattia, della mancanza di certezze quando entra nella vicenda di Eluana Englaro raccontata da Marco Bellocchio in “Bella addormentata” o nella disturbata figlia de “Il papà di Giovanna” di Pupi Avati, concedendosi poca leggerezza, lasciando ancora in larga parte inesplorata la vena comica. Non è un percorso mentale ma profondamente carnale, fisico, quello che passa attraverso lo schermo dando alla finzione un carico di verità sempre più netto negli ultimi “Via Castellana Bandiera” e “Con il fiato sospeso”, presentati al Festival di Venezia, percorsi di libertà creativa di una Sicilia piena di contraddizioni, stanca dell’immobilità esistenziale. Alba si tuffa con trasporto da protagonista ancora una volta cogliendo una nuova sfida con se stessa e con il suo lavoro, continuando a costruire una dimensione interpretativa molto più ampia del legame con un set e con una sceneggiatura da eseguire: la forza della ricerca di senso, della motivazione racchiusa tra parole e gesto, penetra e rimane nello spettatore affascinato dalla verosimiglianza, perché un personaggio interiorizzato diventa con naturalezza un altro sé, un modo per parlare delle proprie emozioni senza ricorrere al gossip. Non è l’ultimo fidanzato o la vacanza a Formentera a ricordarci di questa leggiadra e potentissima attrice della nuova generazione cinematografica, è la scelta di incarnare la qualità e l’impegno artistico per crescere consapevolmente nella strada intrapresa.

 

Un 2013 da incorniciare quello dei Ministri: un tour, "Il Passato Promette Bene Tour", che li ha portati in giro in lungo e largo per l'Italia, quattro date sold out e un nuovo video "Una palude" in uscita.

Una nuova data si aggiunge a questo calendario infuocato: venerdi 6 dicembre la band milanese si esibirà all'Atlantico di Roma, per dare inizio alla tranche invernale del tour che si preannuncia infuocata.

50 date in 6 mesi,un debutto nella top ten degli album più venduti, la partecipazione al Concertone del Primo Maggio e ora questa importante data romana.

Un'occasione per i fans, e per chi ancora non conosce la musica dei Ministri, per assistere ad uno spettacolo rock tra i più tirati, fatto di parole e musica che arrivano al cuore...e al cervello.

Un motivo in più per vedere i Ministri dal vivo all'Atlantico prima del meritato riposo?? Al banchetto del merchandising sarà possibile acquistare un'edizione limitatissima del disco in vinile!

Non perdete l'occasione di vedere in azione la musica italiana di domani! Venerdi 6 tutti all'Atlantico!

 

MINISTRI

Il Passato Promette Bene Tour

Venerdì 6 Dicembre

Atlantico – Viale dell'Oceano Atlantico 271 D, Roma

Biglietto 10 euro + diritti di prevendita

 

www.iministri.com

www.facebook.com/I-Ministri

www.youtube.com/ministritubo

 

Ha fatto discutere all’ultima edizione del Roma film Festival Il venditore di medicine, nuova pellicola di Antonio Morabito con Claudio Santamaria e Isabella Ferrari che esce nelle sale italiane il prossimo gennaio 2014.

Il film racconta la corruzione di un Paese arrivata ormai al suo culmine più miserrimo e balordo, lo sgretolarsi di convinzioni etiche e morali a vantaggio di espedienti di sopravvivenza brutali e depravati, il ferimento a morte della dignità personale in nome dello stipendio a fine mese.

La trama è semplice e tremenda insieme. Un informatore farmaceutico costretto dalla crisi internazionale a corrompere medici e addetti ai lavori pur di smerciare più farmaci possibile altrimenti perde il proprio posto di lavoro. Sembra qualcosa di già visto e sentito se non fosse che questa volta si gioca con la vita degli altri, con la salute del prossimo, con la coscienza sociale.

Questa società fa diventare cattivi e arrivisti, spietati e corrotti. Senz’altro.

Ci sono però dei limiti morali e umani che dovrebbero restare fermi e invalicabili anche quando tutto il resto si sfalda e soccombe intorno a noi.

L’arrivismo, l’ambizione, la bravura nel convincere e nell’ungere ingranaggi giusti da parte degli informatori farmaceutici non è cosa nuova, anzi, c’è un grazioso film americano che parla proprio di questo ma il protagonista corrompe con penne e corteggiamenti alle segretarie dei dottori, con inviti a cena e sorrisi da play boy. Bruno, il protagonista della pellicola di Morabito, invece lo fa attraverso la pratica illegale del comparaggio farmaceutico, corrompe medici e primari con mazzette illecite e con metodi irregolari. E mentre dalla sua casa farmaceutica lo invitano a fare sempre di più e meglio la sua vita privata e fisica ne risente fino allo sfacelo più totale e lui stesso rimane vittima dei farmaci che smercia e consiglia.

Una strana legge del contrappasso come estrema decisione stilistica del regista che non trova un diverso modo per punire un uomo corrotto e miserabile che rimane pur sempre vittima di un mondo che lo ha creato. Il venditore di medicine non piace ai medici, agli informatori e naturalmente alle case farmaceutiche ma a torto perché la pellicola non fa altro che denunciare uno stato più che reale dell’intero sistema sanitario nazionale e guardarla con occhio critico ma realistico non può che giovare a chi ancora resta fermo e incorruttibile nelle proprie decisioni e nelle proprie azioni.

In un Paese in decomposizione naturale in ogni settore pubblico e privato si arriva a giocare con un bene supremo come la salute delle persone che invece dovrebbe rimanere inespugnabile e intoccabile anche per i mercenari più spietati. La miseria di Bruno come uomo e come persona poggia proprio su questo: distruzione e morte in cambio di poco più di un migliaio di euro al mese.

Perché ad arricchirsi sono le case farmaceutiche, i primari corrotti, il sistema globale.

Il protagonista della storia raccontata da Morabito è un uomo piccolo e insignificante.

Una pedina banale e marginale. Semina morte in giacca e cravatta e chi lo incontra per caso o per forza ogni giorno neppure lo sa. In questo, in questa figura così normale e conosciuta c’è il dramma della nostra generazione, della società in cui siamo costretti a vivere, di tutto il nostro tempo.

 

 

Io non ti conosco è il titolo del primo cortometraggio diretto e scritto, insieme a Marianna Cappi e Francesco Bruni, dall’attore Stefano Accorsi che è stato presentato in anteprima al Festival del Cinema di Roma, nel museo Maxxi. Negli 8 minuti di proiezione viene raccontata la storia di Massimo, interpretato dallo stesso Accorsi, che ancora profondamente innamorato della moglie Viola, Vittoria Puccini, dopo tanti anni di matrimonio decide di farle una sorpresa regalandole dei fiori. Questa vicenda però avrà dei risvolti inaspettati. In pochi minuti vengono raccontati con immagini e colori, emozioni, ricordi, particolari in modo magistrale. Nel cortometraggio, prodotto da YOOX Group e presentato per il sito thecorner.com, compaiono anche Gianfelice Imparato e Gianmaria Martini.  Durante un’intervista l’attore-regista ha confessato che “Quando mi è stato proposto di realizzare un cortometraggio ho accettato senza esitare. Qualche anno fa un fioraio mi raccontò una vicenda che non ha mai smesso di girarmi in testa, una storia semplice che però dice tanto della vita dei protagonisti”. Una sfida importante per l’attore bolognese che per la prima volta, e forse non l’ultima, si cimenta nel ruolo di regista.  “Emozione più che sfida” ammette Accorsi “ Su sei giorni che ho girato, in cinque ero sia davanti che dietro la macchina. Il sesto ero solo dietro la macchina e devo dire che me lo sono goduto tantissimo. Quindi è stata una bella esperienza più che una sfida”.

Yasmeen Godder con “See her change” chiude la programmazione del Romaeuropa Festival 2013 sabato 23 novembre alle ore 20,30 e domenica 24 alle ore 17 presso il Teatro Palladium di Roma.

Nato nel 1986 e coronato da sempre crescenti successi, il Romaeuropa Festival è ormai riconosciuto come il più importante festival italiano e il Wall Street Journal lo ha indicato, nel 2006, come uno dei quattro top festival in Europa. Cult e trendy allo stesso tempo, Romaeuropa Festival presenta al pubblico romano da quasi 3 decenni il meglio della creazione artistica contemporanea e vanta un pubblico di fedelissimi a cui si aggiungono ogni anno nuovi spettatori. Una platea composita, come composita è l’offerta culturale del festival, che abbatte le barriere tra cultura “alta” e “di massa”, all'insegna dello scambio, del connubio e dell’intreccio, tra culture e codici espressivi. Ogni anno Europa, Asia, America, Oceania, Africa si incontrano nella Capitale in una partitura spettacolare fatta di danza, teatro, musica, cinema, incontri con gli artisti, arti visive e sfide tecnologiche. I suoni e le espressioni artistiche di cinque continenti costruiscono un’esperienza estetica intensa che distribuisce in un’articolata geografia di spazi il piacere dello spettacolo per oltre due mesi.

Un appuntamento tutto al femminile chiude il Festival: See Her Change è l’ultima creazione della coreografa israelianaYasmeen Godder di ritorno a Roma dopo una lunga assenza dai palcoscenici capitolini. Nel panorama dei coreografi israeliani Godder si è ritagliata una spazio suo, imponendosi con uno stile asciutto, pungente, talvolta ironico fino al burlesque e con una energica vena concettuale. Le sue riflessioni sull'universo femminile e sul conflitto tra interiorità ed esteriorità si legano a una stringente ricerca sulla forma e sul corpo. Carne, sudore, respiro, sessualità, femminilità sono, nelle sue creazioni, strumenti per dare vita a immagini di grande impatto emotivo in cui l’intimità diviene chiave di volta per narrazioni universali. Caratteristiche che hanno imposto il suo lavoro all'attenzione internazionale, sviluppate anche attraverso prestigiose collaborazioni come con Ohad Naharin e Batsheva Dance Company nel 2011.

See Her Change è una naturale tappa di questo percorso. Lei stessa sul palco con Dalia Chaunsky e Shuli Enosh, danzatrici con cui ha condiviso numerose avventure coreografiche, Yasmeen rappresenta l’immagine femminile vista da tre diverse prospettive, basate inizialmente sulla differenza di età, ma che poi si moltiplicano in vissuti personali, per nebulizzarsi attraverso cambi d’abito, trucchi, parrucche e soprattutto atteggiamenti in repentino cambiamento. Un manifesto della femminilità e non del femminismo, tra glamour e patetico, sensualità e fragilità che mescola ai silenzi una playlist iper-contemporanea (Hope Sandoval & The Warm Inventions, Mu, Devandra Banhart, James Blake, Cat Power, Eliane Radigue, Mika Vainio, Nurse With Wound) ricercando nuove associazioni per ciò che riguarda la performing art, la memoria, l’umorismo.

La femminilità come trasformazione perpetua: un modo di essere difficile da decifrare e intrappolare, le cui enfasi, bellezze, melanconie, beffe sono segni di quella instabilità e fragilità che è allo stesso tempo una maschera per proteggersi e rigorosa forza interiore.

 

Coreografia Yasmeen Godder

Vice Direttore artistico e drammaturgia Itzik Giuli

Di e con Dalia Chaimsky, Shuli Enosh ,Yasmeen Godder

Musica  Hope Sandoval & The Warm Inventions - “On the Low”// Mu - “Chair Girl”, “Hello Bored Biz Man” // Devendra Banhart - “Hey Miss Cane” // James Blake - “Wilhelm’s Scream” // Cat Power - “New York” // Eliane Radigue - “Adnos II”, “Elemental II” // Mika Vainio - “Yksinäisyys, Suru, Katkeruus”, “Ahriman” // Nurse with Wound - “Stick That Chick And Feel My Steel Through Your Last Meal”, “All of Me”, “Juice Head Crazy Lady”, “Untitled 8”, “Untitled 5” // Mori-Nauseef-Parker-Laswell - “Majuu”

Disegno luci Andreas Harder

Costumi e Accessori Tom Krasny

Scena e Video Yochai Matos

Sound Design Tomer Rosenthal, Yasmeen Godder e Itzik Giuli

Direttore delle prove Matan Zamir

Direttore tecnico Omer Sheizaf

Suono Oren Cohen

Amministrazione e produzione Guy Hugler

Progetti Internazionali e Sviluppo Francesca Spinazzi

Coproduzione Montpellier Danse 2013, Francia, Centro per la Scena Contemporanea, Bassano del Grappa, Italia

La nuova creazione è stata supportata da Israel Lottery Council for Culture & Arts

Tre storie, tre metropoli famose, amori e conflitti in corso per raccontare il modo di vivere di persone del tutto differenti tra loro ma accomunate da conflitti interiori e scelte di vita simili.

Probabilmente condizionato dalle vite parallele di Plutarco, Haggis firma a suo modo un altro lavoro sui sentimenti e sul romanticismo. Solo che questa volta decide di infilarci l’elemento novità del lato più oscuro che accompagna i protagonisti della sua pellicola.

Presentato lo scoro settembre, in anteprima, al Festival del Cinema di Toronto Third Person non ha mancato di stupire gli spettatori e di convincere più di un critico per la capacità straordinaria del regista di muoversi tra soggetti diversi e in location distanti tra loro.

Le storie di Third Person si svolgono a New York, a Parigi e a Roma. Nella pellicola francese, viene presentato agli spettatori un triangolo amoroso complicato ma decisamente originale, nella metropoli americana, la storia ruota attorno a una donna che cerca di riottenere la custodia di suo figlio, dopo che è stata accusata di aver tentato di ucciderlo. La sua tenacia e i suoi sforzi per dimostrare la propria innocenza sono raccontati in maniera intensa e coinvolgente, tanto da risultate quasi impossibile allo spettatore non identificarsi con il suo dramma.  A Roma, invece, la trama si fa più complicata e dal vago sapore della spy story. Un uomo d'affari americano si innamora di una donna italiana e cercare di aiutarla in ogni modo a liberare sua figlia, rapita da un boss locale.

Third Person è quel genere di pellicola che io amo definire trasversale, che può colpire in egual modo la sensibilità femminile e lo scetticismo maschile. Un film da andare a guardare appositamente in coppia e che lascia spazio a ogni ulteriore confronto.

Bellissima la fotografia di Gianfilippo Corticelli che regala stralci di Parigi e New York da lasciare senza fiato. Il direttore della fotografia, però, non il solo italiano a lavorare a questa pellicola che si avvale anche di Dimitri Capuani e Luca Tranchino come Art Director, di Dario Marinelli come compositore della colonna sonora originale e delle scenografie di Raffaella Giovanetti.

Se a questo aggiungiamo una piccola parte nel film di Riccardo Scamarcio possiamo ritenerci davvero soddisfatti. Anche gli autori stranieri amano parlare italiano sul set cinematografico.

 

 

 

Il cinema è onirico per definizione. Il cinema sogna e soprattutto fa sognare. Certo, tutto vero ma a volte arriva un regista, un autore, un sognatore appunto che rende il meraviglioso mondo onirico del cinema ancora più da sogno e ancora più fantastico.

Il regista, il sognatore si chiama Federico Fellini e ha creato vere e proprie opere d’arte cinematografiche usando poco più che la dissolvenza incrociata e il bianco e nero.

Eppure, da La strada, a Otto e mezzo, da Amarcord a La dolce vita, da Le notti di Cabiria fino ai suoi ultimi lavori come Ginger e Fred e La voce della luna chi si è avvicinato al cinema di Fellini non ha potuto fare altro che amarlo incondizionatamente e sognare con lui.

Federico Fellini nasce a Rimini, una cittadina di provincia che ancora non risente del boom turistico degli ultimi decenni del ‘900 e che si presenta ancora come una località di mare sì ma abitata da i contadini e dagli operai della semplice e affascinante Romagna. Una Rimini dove tutti si conoscono e tutti sanno tutto degli altri. Qui, il giovane Fellini affina l’intelletto e il gusto per i personaggi caricaturali e parodistici di tutte le sue pellicole, nella sua città natale scruta, osserva, prende appunti e confeziona soggetti dal gusto “antico” e grottesco, qui incontra e conosce donne come la Gradisca di Amarcord e come la Carla di Otto e mezzo.

Sposatosi giovanissimo con la non molto affascinante ma superba attrice Giulietta Masina, Fellini ha molteplici amanti tra le attrici che lavorano con lui ma anche tra addette ai lavori e donne comuni ma di bell’aspetto. Restando sempre legato sentimentalmente e professionalmente a sua moglie, protagonista indiscussa di molte delle sue migliori pellicole.

Dal debutto cinematografico con lo Sceicco bianco, interpretato da un giovane ma già riconoscibile Alberto Sordi, fino alla sua ultima fatica, Fellini è sempre stato considerato uno dei più grandi e influenti cineasti della storia del cinema mondiale. Si è aggiudicato quattro premi Oscar al miglior film straniero, per la sua attività da cineasta gli è stato conferito nel 1993 l'Oscar alla carriera, ha vinto per due volte il Festival di Mosca e ha inoltre ricevuto la Palma d'oro al Festival di Cannes nel 1960 e il Leone d'oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1985.

Il segreto di un successo così ampiamente e universalmente riconosciuto poggia sicuramente, come lui ha sempre detto, sulle sue origini romagnole ma anche sulla sua vita nella Capitale e proprio negli anni in cui fare cinema a Roma ti permetteva non solo di conoscere e collaborare con i migliori attori e sceneggiatori ma anche con le più grandi maestranze che il nostro cinema abbia mai avuto.  A Roma Fellini, fa radio, inizia a scrivere soggetti e sceneggiature e sposta il proprio “sguardo cinematografico” dalla provincia italiana alla capitale e al suo mondo di lustrini e bella vita. Federico Fellini è estroso, impegnato, creativo ma anche semplice e umile sognatore e la sua dimensione onirica si ritrova in tutto in pellicole eccezionali e celebri come Otto e mezzo, considerato da ogni critico cinematografico un capolavoro assoluto e come La dolce vita, icona del film in bianco e nero italiano e tra le pellicole più conosciute all’estero.

Con questo lavoro Fellini crea e dà alla lingua italiana e internazionale perfino un neologismo: Paparazzi. Da quel momento in poi i fotografi e fotoreporter di costume e società si chiameranno solo così, e in tutto il mondo.

Ultimamente si parla spesso e a sproposito di “eccellenza italiana”. Federico Fellini è la nostra eccellenza, è il nostro orgoglio in Italia e all’estero, è il regista che non ha inventato il cinema ma che ha inventato sicuramente un nuovo modo di fare cinema, a metà e in bilico perenne tra quello che vedono i nostri occhi e quello che ci fa vedere la realtà

 

 

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