CHIAMACI +39 333 8864490

Il cinema di David Lynch non smette mai di appassionare e, al Mic di Milano, andrà in scena una densa rassegna di film ed un seminario, davvero interessante, organizzato da LongTake.

Pubblicato in 16mm

Al MIC di Milano, organizzato da LongTake, un seminario molto speciale sul cinema: The Hateful Eight, dedicato al cinema di Quentin Tarantino.

Pubblicato in 16mm

Recensione Massimo Volume – Aspettando i Barbari (La Tempesta, 2013)

 

I Massimo Volume sono tornati e non possiamo negarlo; dopo Cattive Abitudini del 2010, che rappresenta la volontà di riprovarci e di crescere ancora, di prendere il gruppo e di renderlo un tutt'uno con quello che è stato, progetti laterali di Emidio Clementi compresi, ora è la volta di Aspettando i Barbari.

 

Questo nuovo lavoro discografico passa in rassegna tutta la storia della band, dai testi migliori di Lungo i Bordi (anno 1995) e Da Qui (il mio preferito, anno 1997), alle prove di un canto leggermente accennato in Club Privè (non il mio preferito, anno 1999) fino ad arrivare all'esperienza più elettronica, e si stente, di Emidio detto Mimì con gli El Muniria (sentitevi anche gli inserti di 'Il nemico avanza'). Hanno preso il meglio, e musicalmente Aspettando i Barbari non ha davvero rivali: i Massimo Volume ce l'hanno fatta e nello scriverlo mi sembra quasi di essere tornato negli anni '90 quando nell'alt-rock italiano loro erano lassù, in cima. Una bella sensazione insomma. La produzione questa volta è affidata, oltre che ai MV stessi, a Marco Caldera che si mette anche ai synth e ai sampler, mentre i toni e le sensazioni sono più cupi e duri rispetto al precedente Cattive Abitudini.

 

'Dio delle Zecche' è stata scelta per aprire l'album e sono le parole di Danilo Dolci a raccontare, perfettamente, la loro scalata: “vince chi resiste / alle tentazioni / chi cerca di non smarrire / il senso / la direzione / vince chi non si illude”. Tantissime sono le ispirazioni e i riferimenti che spuntano come fiori nel campo di queste dieci canzoni, da John Cage a Mao Tse Tung, da Steinbeck a Buckminster Fuller. Nel momento esatto in cui senti declamare “Se penso a te / ti vedo in via dei tigli” ('La Cena') vieni gettato nel film e nelle perfette immagini che questa canzone crea tra synth, chitarre e bordoni, con un finale sonoro leggermente noise (genere che si ripresenta anche in 'Compound').

 

La title track è una classica canzone dei Massimo Volume, con un testo perfetto, mentre 'Vic Chesnutt' stranamente è un po' fuori fase, oltre a essere l'unica traccia che non mi convince pienamente. 'Dymaxion Song' è un brivido unico, con Clementi che va oltre alla semplice declamazione, andando verso Johnny Rotten. 'La Notte' ci riporta in qualche modo ad 'Alessandro' (Stanze vuote, anno1993), con quel suo elenco di persone e di fatti. 'Silvia Camagni' è tesa e febbrile, liricamente potrebbe essere reinserita in Da Qui e tutto si fa più cupo quando Mimì dice: / “qualcuno mi ha detto / che vivi a Berlino / che esci la sera / che abiti sola / io ti sogno / ogni tanto / che attraversi / la strada / ti giri e / mi gridi / fai presto, / poi di colpo / scompari”.

 

'Da Dove sono stato' è un mantra apocalittico, una dichiarazione sincera piena di verità che chiude tutto quanto: “per tutte le strofe / uscite male / e le frasi sbagliate / che nessuno / potrà più cancellare / io vi saluto / e mi inchino / io vi saluto / e pieno di rispetto / vi dico addio”. Io però non dirò addio alle chitarre di Egle Sommacal e Stefano Pilia, nemmeno alla batteria di Vittoria Burattini e alla potenza tutta di Emidio Clementi, ma felice di un sesto album con questo livello qualitativo posso dire: prendo atto, vi ascolto e continuerò a seguirvi. Bravi.

 

Facebook Official Page Sito Internet Casa Discografica

 

 

Andrea Facchinetti

 

 

Pubblicato in Musica

Spesso ci si chiede, quando si ascolta un gruppo che ci conquista, chissà qual è stato quel momento in cui, questi due, tre, quattro talenti, hanno sintonizzato i loro cervelli sulla stessa onda ed hanno deciso di creare, diventare una cosa sola, almeno artisticamente parlando. Insomma, dai, quando quattro tizi di nome Robert, Jimmy, John Paul e John sono diventati i Led Zeppelin, qualcosa sarà pur successo. Un lampo, uno squarcio nel cielo, un terremoto su un’isola sperduta nell’Atlantico… Chiamatelo destino, fato, semplice coincidenza, ma quando si forma un gruppo musicale, e non parlo necessariamente di band che abbiano fatto la storia, è sempre un bel momento, significa che ancora qualcuno pensa di poter vivere delle proprie passioni. Non so perché sinceramente mi siano venute in mente queste riflessioni pseudo metafisiche ,che avrei potuto risparmiarvi, ma nel leggere la biografia degli Amanda Mabet mi sono proprio domandata: com’è, che dopo dieci anni di collaborazione artistica, si arriva al punto di voler creare qualcosa insieme? Sono gli stimoli che vengono dall’esterno a dare l’input, o sono forse maturazioni tutte interne all’animo degli artisti? Immagino che le risposte possano essere molteplici, ma vi propongo quella di Lorenzo “Lotus” Catinella, autore, musicista e leader degli Amanda Mabet. Succede che quando passi 10 anni a risollevare e rinfrescare il linguaggio musicale di chi ha relativa passione e poca identità ti stanchi di fare il “chirurgo plastico della mancanza di prospettiva” e ti viene una gran voglia di dire la tua. Aiutano anche stima reciproca tra “compagni di viaggio”e l’incapacità cronica di raccontare qualunque cosa, se non attraverso una suggestione sonora.

 

Dunque dopo aver lavorato al vostro progetto ed aver generato la vostra creatura artistica sotto forma di canzone, avete sentito il bisogno di qualcosa che facesse da collante, e così siete partiti alla ricerca di una voce. Com’è stato girare per le scuole di canto alla ricerca della “voce perfetta”? Avevate già un’idea ben precisa in mente o aspettavate che qualcuno vi colpisse particolarmente?

Realizzare una ricerca nelle scuole?! Faticoso! Ma anche molto interessante. Non cercavamo una voce, ma un suono, qualcuno capace al di là delle sue capacità, didatticamente “fatto e finito”, ma anche inconsapevole; eravamo sicuri che nulla sarebbe stato sicuro. Più di ottanta voci femminili, tutte molto valide. Volevamo un animo sensibile,con una elegante dose di femminilità, ma soprattutto una voce con una vasta gamma di colori, perché il disco è molto eterogeneo.

 

Poi arriva Maria Grazia Sindoni..avete capito subito che era ciò di cui avevate bisogno, o è stata una decisione difficile? Immagino che sottoporre un proprio progetto, sui cui si è spesi  tempo ed energie, ad un orecchio estraneo, nella speranza che si trovi in sintonia, sia un’esperienza emotivamente importante..

Qui per dovere di verità devo citare Roberta Carrieri, cantautrice di matrice Pugliese data in prestito dal destino alla grigia, ma proficua Milano. E’ stata infatti lei, durante una bella collaborazione, che scorrendo i provini registrati nelle scuole, si è lungamente soffermata sulla voce di Mag (Maria Grazia), confermando un’impressione generale, cioè che lei avesse una voce timbricamente molto interessante. Per rispondere alla seconda parte della domanda…Sì!! E’ stato un momento molto gratificante!! Mag ha subito “adorato” la mia scrittura, dimostrando capacità e umiltà nel mettersi a disposizione del progetto; ha cantato le “voci guida” con molta attenzione ai miei suggerimenti.

 

Domanda banale, ma insomma, necessaria. Il nome? Richiama in voi un significato particolare, o semplicemente, come spesso capita ed è assolutamente lecito,  vi suonava bene?

Il progetto “ Amanda Mabet” uscirà in inglese per l’estero e in italiano per “noi”. Cercavamo un nome con una sua rotondità, mediterraneo, ma anche internazionale. Consapevoli che in Italia di questi tempi lavorano solo i Talent, San Remo e poche altre “robe”, ci  siamo attrezzati per tentare di arrivare il più lontano possibile…sognare ancora non è tassato!! “Amanda Mabet” ci sembrava misterioso e liquido… è il nostro nome!!

 

Quello che nasceva un tempo come laboratorio creativo è oggi un progetto artistico a tutti gli effetti, tant’è che siete in fase di incisione del primo album. Come procedono i lavori? Possiamo già chiedervi che sapore avrà questo album, che atmosfere avete voluto richiamare?

Procede molto bene, contiamo di terminarlo per la fine dell’estate, ci piacerebbe presentarlo entro la metà di ottobre. Accidenti! Un sapore?! Miele e Barolo..?! Ma anche Latte…e pasta fatta in casa..?!  Scherzi a parte, è un disco con una vena post-rock che lo attraversa in modo sanguigno, un suono abbastanza duro, ma capace di inaspettate atmosfere rassicuranti. È un disco con delle ricercate contraddizioni sonore al suo interno, con molta energia e una sana dose di elettronica…e poi ha un “tiro” pazzesco..come piace a noi!!

 

In attesa di assaporare il vostro primo album, sarà possibile venire a sentire una vostra performance live all’evento Chapeau! del 1 giugno, organizzato da Modalità Demodé e Rosaspinto. Cosa si possono aspettare gli avventori  dalla vostra performance?

Abbiamo selezionato una mezz’ora di show che riesca a dare il senso del progetto. Affronteremo questa anteprima con molta felicità. Lo scopo di un musicista è condividere e godersi tutte le reazioni di chi ascolta. Chi suona, spesso ha il privilegio di avere una poltrona in prima fila sulle emozioni del pubblico, ed  è un film del quale non ci si stanca davvero mai!!!

 

Pubblicato in Musica
Venerdì, 08 Marzo 2013 09:00

Simona Gretchen - Post-Krieg

Simona Darchini, artista faentina classe 1987, crea e distrugge il suo avatar Simona Gretchen nel giro di quattro anni: ebbene si, parlerò oggi di un concept disco che chiude le tende sul progetto iniziato nel 2009 con 'Gretchen pensa troppo forte', pubblicato sempre per Disco Dada, che fece il botto come debutto. Se con il suo primo lavoro mi ha fatto applaudire e non poco, con questo 'Post-Krieg' mi prende completamente per tutta la sua durata, una mezz'ora scarsa; non c'è affatto bisogno di fare un disco monumentale se è il contenuto a essere grandioso.

 

Il conflitto (Krieg) è interiore probabilmente, un combattimento interno che dilania e mette a dura prova la persona, mentre le ispirazioni, sulle quasi si forma l'album, tirano in ballo nomi come Antonin Artaud, Carl Jung, Friedrich Wilhelm Nietzsche e Chuck Palahniuk. Eeviac e Karamazov prendono in mano l'artwork e ci mostrano una vulva con le piume di pavone, un dettaglio che lascia molto all'immaginazione: la figura “femminile”, dal corpo blu su sfondo rosso sangue, potrebbe essere anche quella di un demone e non di un'entità benevola. Vi racconto tutto questo perchè è tutto collegato, dal concetto alla copertina e dalla musica alla morte di Simona Gretchen. Un funerale organizzato, pensato e costruito ad arte.

 

'Post-Krieg' parte dalla base, dalla ritmica, il binomio composto dal basso e dalla batteria (suonata da Paolo Mongardi della Fuzz Orchestra) tiene insieme tutto e lascia libertà al resto, anche agli archi (gestiti dall'ottimo Nicola Manzan di Bologna Violenta). E' un disco che vaga nel mondo del rock, pescando dal kraut-rock al post-rock con un po' di prog e di blues nel mezzo, andandoci - quando serve - anche molto pesante.

 

'In' è un intro puro e semplice declamato da Sabina Spazzoli (presente anche in 'Everted Part III' per chiudere il cerchio) che apre alla title-track dove Simona mischia i Massimo Volume con dello stoner. 'Hydrophobia' mi fa ritornare ai CSI di Lindo Ferretti però più incazzati mentre 'Enoch' è splendida nel suo post rock strumentale e delicato, resa ancora più spettacolare dagli archi; 'Pro(e)vocation' è, oltre a un gioco di parole, un'ondata di wave dove la voce è, di nuovo, più vicina a un recitato che al cantato. Alla fine arriva la trilogia di 'Everted': ed è qui che incontriamo del kraut rock arricchito da vere e proprie sciabolate hard (Part I) e una marcetta (Part II) che ci avvicina alla perdita di Gretchen (margherita, in tedesco) con la già citata chiusura del cerchio affidata a un post-noir-rock se mi concedete il termine (Part III).

 

Simona Gretchen non c'è più ma Simona Darchini è una donna con le palle e, quando avrà qualcos’altro da dire, ritornerà in forme che ancora non conosciamo.

 

Simona Gretchen: www.simonagretchen.it

Artwork: www.eeviac.com

Disco Dada: www.discodadarecords.com

Blind Proteus: www.blindeproteus.com

Ufficio Stampa: www.sferacubica.it

 

 

Andrea Facchinetti

 

 

Pubblicato in Musica
Venerdì, 08 Febbraio 2013 19:17

L'incantesimo Sigur Rós arriva a Milano

Non ci sono storie. I Sigur Rós sono uno dei gruppi artefici della migliore musica ambient di sempre e noi di Nerospinto siamo tutti eccitati per il loro grande ritorno in Italia. I loro album sono un amalgama  affascinante frutto di una speculazione musicale attraverso molteplici  generi, tra il post rock,il dream pop e l’ambient, che fanno del risultato finale un sound sui generis che ha reso la loro musica unica . Non importa che non capiate una parola del celebre falsetto trascendentale di Jonsi Birgisson, sará perché non parliate islandese, sará perché non siete esperti di Hopelandic, un linguaggio inventato dalla band per meglio adattare la linea vocale a quella melodica , quello che conta è che nessuna barriera linguistica è mai stata in grado di ostacolare il totale coinvolgimento del pubblico di fronte ai loro paesaggi sonori atmosferici, profondamente emozionali, quasi onirici.

Valtari/rullo compressore del 2012, nonché follow-up di Með suð í eyrum við spilum endalaust del 2008 che li aveva visti cimentarsi in qualcosa di piú mainstream rispetto alla loro produzione precedente, è il sesto album della band che pone fine alla loro breve "pausa a tempo indeterminato". Se quello del 2008 poteva sembrare un prodotto piú commerciale, ne è prova lampante la traccia Gobbledigook , Valtari è sicuramente stato in grado di riportarli in una direzione opposta, quella che li ha resi celebri suscitando apprezzamenti da parte di famigerati colleghi del calibro di Björk che li aveva giá notati quando ancora erano poco conosciuti.  La sua gestazione è stata lunga: Valtari trova le sue radici in una collaborazione del 2003 con il Coro 16 del Barbican di Londra, e di fatto la registrazione è iniziata nel 2007, quando i Sigur Rós decidono di portare avanti l'idea di un album interamente corale. Ma altri progetti, e la mancanza di un obiettivo chiaro, ha impedito loro di compiere progressi significativi per un po ', è stato solo a due anni fa che risale la messa a punto del disco con i vari esperimenti che avevano condotto nel corso degli ultimi quattro anni e che hanno portato alla sua realizzazione. Il risultato finale è stato quello di otto canzoni per un totale di quasi un'ora, probabilmente il loro disco più ‘tranquillo’ e di conseguenza la loro uscita più sconcertante. Eppure, in un certo senso, questo è uno dei loro dischi più belli di una carriera che non è mai risultata a corto di eleganza. Gran parte dell'album suona come se fosse costituito da ciò che, negli anni precedenti, è stato qualificato come una lunga introduzione fluttuante alle canzoni. Pezzi che si sviluppano in un crescendo musicale che inizia il suo percorso molto lentamente per poi raggiungere il culmine nel falsetto tipico di  Jónsi, dai caldi suoni elettronici, a quelli irruenti della chitarra quasi percossa con l’archetto del violoncello che creano dissonanze ai limite della sperimentazione. Un album per lo piú strumentale dalle ambientazioni magiche che vuole mettere alla prova sia l’ascoltatore che le stesse capacitá indiscutibili e lungimiranti della band.

Risale a pochi giorni fa la notizia, direttamente da uno studio di registrazione di Los Angeles, che annuncia l’arrivo di # SR7 quello che dovrebbe essere il loro settimo album che vedrá la luce entro il 2013. Finora è stato chiamato come # SR7 , ma non è chiaro se il titolo sia stato utilizzato dalla band in attesa di quello ufficiale. Per ora possiamo cercare di ricostruirne il mood, anche se solo per poco,  con il teaser qui di seguito legato all’uscita di questa creazione e che allo stesso tempo promuove il tour e sembra possa essere un frammento di una versione in studio di 'Brennisteinn', pezzo che ha debuttato lo scorso anno in un concerto nella loro nativa Islanda.

http://www.youtube.com/watch?v=98iDL-lPtQo&feature=player_embedded#

I Sigur Ros approderanno a Milano il prossimo 19 febbraio portando con loro l’inconfondibile eterea alchimia delle loro melodie che prendono per mano l’ascoltatore accompagnandolo in un viaggio intriso di nostalgia e mai di tristezza, in quello che non mancherà di dimostrarsi uno show indimenticabile ad alto contenuto emozionale che ci trascinerà in una scaletta da lasciarci senza fiato.  (Popplagið,Ný Batterí,Hafsól,Olsen Olsen,Svefn-g-englar,Sæglópur,Hoppípolla,Með Blóðnasir,Njósnavélin,Glósóli,Vaka,Viðrar Vel Til Loftárása,Gong,Samskeyti,E bow,Heysátan,Takk…,Andvari,Svo Hljótt ) Impossibile non esserci!

 

Martedì 19 Febbraio 2013 Assago (MI) - MEDIOLANUM FORUM

Via Giuseppe di Vittorio, 6

Apertura porte Ore: 19.00 - Inizio Concerti Ore: 21.00

prezzi dei biglietti: parterre in piedi: 32 euro + diritti di prevendita

tribuna non numerata: 32 euro + diritti di prevendita

Biglietti in vendita su www.ticketone.it, www.vivaticket.it, www.ticket.it, www.geticket.it, www.bookingshow.it

Pubblicato in Musica

coupon-code-amazon-deal-codici-sconto-amazon

immobili sanremo

Instagram

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

 

 

Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.