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Cantautrice, interprete, pianista e flautista, Laura Benvenuti (che ha anche una Laurea in Medicina e Chirurgia) torna a far sentire la sua voce- dopo l’album del 2017, Un’idea, e il singolo del 2020 Amore così com’è, prodotto dal chitarrista e produttore italiano Giovanni Maggiore, in arte Giuvazza- collaborazioni, tra gli altri, con Eugenio Finardi, Levante, Manuel Agnelli, Niccolò Fabi, Max Gazzè.
E’ infatti disponibile su tutte le piattaforme digitali il singolo Tempo, che anticipa l’uscita del nuovo lavoro in studio della cantautrice- previsto per il prossimo autunno su etichetta La Stanza Nascosta Records (del musicista e produttore Salvatore Papotto).

Pubblicato in Musica

Dal 17 dicembre 2014 al 4 gennaio 2015 presso Spazio Oberdan, Fondazione Cineteca Italiana presenta Psicothriller: "Suspense" (Jack Clayton, 1961) e "Oltre il guado" (Lorenzo Bianchini, 2013), due film molto diversi tra loro per epoca, nazionalità, fama e impianto produttivo, ma in realtà molto simili per la capacità dei rispettivi registi di costruire, grazie all'uso sapiente della scrittura cinematografica, mondi paralleli, attraversati da forze misteriose e perturbanti.

Tratto da una racconto di Henry James ("Giro di vite"), Jack Clayton firma forse uno dei capolavori del genere gotico che, a distanza di anni, riesce ancora a suscitare angoscia e paura per gli eventi raccontati. I punti di forza di "Suspense" sono la grande interpretazione di Deborah Kerr, ambigua tanto quanto la stessa atmosfera che regna nella casa, in alcuni momenti dolce e comprensiva, in altri fredda e invasata lei stessa; l'uso degli spazi interni e dei particolari architettonici, perfetti nel ricreare un'atmosfera angosciante degna del miglior espressionismo tedesco; l'uso della profondità di campo quanto mai azzeccata per suggerire ed evocare le presenze maligne che minacciano le anime e i cuori dei bambini. Al termine della proiezione di mercoledì 17 dicembre, intervento di Fausto Petrella del Centro Milanese di Psicoanalisi “Cesare Musatti”.

"Oltre il guado" è invece ultimo film di Lorenzo Bianchini, regista e sceneggiatore friulano, esponente della produzione cinematografica indipendente italiana, che ha scelto il film di genere, l’horror, come suo cavallo di battaglia. La pellicola, molto inquietante, racconta la storia di un etologo naturalista che registra i comportamenti degli animali: immerso nella natura, però, la sua integrità fisica e mentale vacillerà quando le registrazioni lo condurranno ad un lontano villaggio, luogo di un’antica maledizione. La natura è la protagonista indiscussa del film: le montagne che circondano il piccolo paese, la pioggia incessante, gli alberi che sono come tante presenze silenziose ed infine gli animali, unici testimoni delle misteriose entità che dominano quella parte del bosco. Il silenzio e il rumore. Lo spazio e il tempo e la loro dilatazione. La luce e il buio. Elementi minimi e primordiali sui quali Bianchini costruisce il suo cinema, che è in qualche modo un cinema primigenio, che rientra nel flusso della natura, nello scorrere di eventi cosmici.

 

Psicothriller

Calendario proiezioni:

Mercoledì 17 dicembre h 21.00 / Sabato 20 dicembre h 18.45 / Venerdì 26 dicembre h 14.30 / Mercoledì 31 dicembre h 18.30 / Sabato 3 gennaio h 15.00

"Suspense" R.: Jack Clayton Sc.: Truman Capote, William Archibald, John Mortimer, dal romanzo Giro di vite di Henry James. Int.: Deborah Kerr, Peter Wyngarde, Megs Jenkins, Martin Stephens, Pamela Franklin. UK, 1961, b/n, 105’, v.o. sott. it. Miss Giddems viene assunta da un ricco uomo per occuparsi di Flora e Myles, i suoi due giovani nipoti, rimasti orfani e alloggiati nella sua casa di campagna, un' immensa villa con un grande giardino. Miss Giddens accetta con entusiasmo, ma ben presto subentrerà in lei il terrore per la sorte dei due piccoli, minacciati da oscure presenze appartenenti a un passato inquietante. Al termine della proiezione di mercoledì 17 dicembre, intervento di Fausto Petrella del Centro Milanese di Psicoanalisi “Cesare Musatti”. Sabato 27 dicembre h 15.00 / Lunedì 29 dicembre h 19.00 / Domenica 4 gennaio h 21.15 / Lunedì 5 gennaio h 19.00

"Oltre il guado" R.: Lorenzo Bianchini. Sc.: Michela Bianchini, L. Bianchini. Int.: Marco Marchese, Renzo Gariup, Lidia Zabrieszach. Italia, 2013, col., 92’. Marco Contrada è un etologo naturalista abituato a inoltrarsi in solitudine nelle foreste friulane per posizionare microcamere allo scopo di studiare i comportamenti di animali selvatici. Una di queste riprese, una notte, mostra i ruderi di alcune case abbandonate in una zona poco conosciuta del bosco. Il giorno seguente, con il suo camper, marco raggiunge il paese dimenticato. C'è qualcosa di strano in quel posto abbandonato. Macabri rinvenimenti forse non imputabili a un animale feroce e alcuni ritrovamenti all'interno della vecchia scuola diroccata spingono a pensare a qualcosa di diverso, minaccioso, forse legato a un antico passato ancora pulsante tra quelle case.

 

Spazio Oberdan

Viale Vittorio Veneto 2, Milano Tel. 02.87242114 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.cinetecamilano.it

 

Modalità d'ingresso

Biglietto d’ingresso: intero € 7,00 Biglietto d’ingresso ridotto per possessori di Cinetessera o studenti universitari: € 5,50 Proiezione pomeridiana feriale: intero € 5,50, ridotto € 3,50. Cinetessera annuale: € 6,00, valida anche per le proiezioni al MIC – Museo Interattivo del Cinema - e all’ Area Metropolis 2.0 – Paderno Dugnano.

 

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Pubblicato in Cultura
Domenica, 07 Luglio 2013 17:10

Multiplex: paura e passione al cinema

Nel fine settimana che ha visto uscire nelle sale cinematografiche italiane film costosi, grandi produzioni e pellicole pubblicizzatissime Stefano Calvagna regala al suo pubblico un thriller sorprendente, intenso, quasi a costo zero, realizzato da chi il cinema lo ama davvero e quindi lo sa fare. Multiplex è il film che non ti aspetti. La prova di regia che fa pensare che nel nostro paese esiste ancora un certo modo di fare il cinema, di costruire le scene, di alimentare la suspense, di plasmare gli attori e renderli credibili e meravigliosamente naturali. È il cinema italiano in poche parole e non ha bisogno di effetti speciali e tecnologie all’avanguardia per essere buono.

Basta soltanto saper raccontare una storia ed essere abbastanza bravi a far immaginare tutto il resto agli spettatori. La trama di per sé è molto semplice: sei ragazzi, tre maschi e tre femmine. La struttura classica della narrazione che diventa sceneggiatura. La decisione di fare qualcosa di pericoloso e adrenalinico insieme, nulla che possa danneggiare persone o cose, solo un gioco tra loro per mettersi alla prova e per saggiare qualcosa di nuovo.

Insieme decidono di rimanere chiusi in una sala cinematografica dopo l’orario di chiusura e di trascorrere la notte in un Multiplex al buio e isolati, sperimentando e inventando giochi proibiti e ad alta tensione emotiva. Nella struttura del cinema, però, scoprono presto di non essere da soli e per i sei ragazzi comincia una caccia all’uomo spietata e fatale con un finale tutto da assaporare.

Le prede e il cacciatore si inseguono e si scontrano nei lunghi corridoi del Multiplex, nelle bianche cabine dei bagni, nelle scale di emergenza e tra le locandine di film in programmazione da cui gli attori di carta li sbirciano impotenti.

Lo spettatore rimane affascinato e coinvolto da una tensione e da un pathos creato ancora alla vecchia maniera, fatto di rumori fuori campo, di lunghe carrellate in avanti e di primi piani indovinatissimi. Multiplex è un thriller d’autore che ricorda e richiama il miglior Dario Argento e la scuola dei cineasti italiani di genere anni Settanta e Ottanta. Una pellicola fatta da chi di cinema se ne intende, intrisa di citazioni filmiche e di rimandi ai grandi maestri del noir e dell’horror, come il film che scelgono di andare a vedere i ragazzi protagonisti, un vero cult come Fatal Frames,il cammeo che si regala il regista Calvagna nella propria pellicola e che rimanda al vezzo del grandissimo Hitchcock e soprattutto le musiche. L’intera colonna sonora originale di Multiplex è stata creata e curata da Claudio Simonetti, guru musicale di Dario Argento e compositore della maggior parte delle colonne sonore dei suoi film, da Suspiria a Profondo rosso, da Phenomena a Opera. Insomma, una vera garanzia. Simonetti sottolinea e sottotitola la pellicola di Stefano Calvagna facendone aumentare il fascino e la trepidazione, l’attesa e la scoperta.

Pertanto, se per questa estate non ne potete più di zombi e di mostri di zinco e metallo, di effetti speciali computerizzati e di commedie tristemente divertenti il cinema italiano rimane ancora una garanzia e Stefano Calvagna una vera scoperta.

 

 

Pubblicato in Cultura

Il regista romano, figlio d’arte e autore di ottime pellicole come Fortapasc, Vado a vivere da solo, Un ragazzo e una ragazza per questa estate ci regala Cha cha cha un thriller di genere con sfumature noir e sensuali e prova, a suo modo, a risollevare le sorti del cinema italiano ormai in coma profondo.

Come succede spesso agli italiani, però, la bellezza e la grandezza della pellicola si basa sulla trama e sulle riprese e meno sulla scelta del cast e sull’interpretazione singola degli attori.

Il fatto è che gli italiani restano bravissimi a raccontare storie, è la nostra cultura.

Marco Risi, figlio del grandissimo Dino non solo non riesce a sottrarsi a questa deriva culturale ma ne è in qualche modo destinato avendo respirato pane e cinema d’autore fin dalla nascita.

In ogni caso di un film come Cha cha cha ne sentivamo il bisogno perché pellicole del genere in Italia non se ne fanno quasi più e perché la regia di questo lavoro rimanda a prove d’arte di altri tempi e di altre stagioni cinematografiche con l’eroe dal cuore buono, la pupa bionda e i cattivi.

La storia si apre con l’investigatore privato Corso, un uomo tormentato e tenebroso, bello e di poche parole che viene ingaggiato dall’amante sensuale e bellissima per seguire gli spostamenti del suo giovane figlio. Un rampollo della Roma bene che va in giro di notte con la sua mini car da adolescente ricco e si gode la movida della vita romana. Una sera il sedicenne, uscendo di fretta da una festa in maschera, viene investito da un suv nero che sembra aspettare proprio lui.

Corso lo soccorre immediatamente ma per il ragazzo non c’è più alcuna speranza.

Quasi contemporaneamente la polizia scopre il  di un uomo abbandonato su un terreno alle porte di Fiumicino. Due morti apparentemente distinte e distanti tra loro e pure incredibilmente collegate. Il bello investigatore allora cercherà di scoprire il mistero e il filo che unisce la morte del suo protetto con quella dello sconosciuto in un'indagine scomoda che toccherà le sfere del malaffare e della corruzione in una Roma testimone muta della sua stessa decadenza.

Bellissime le location e le ambientazioni di tutto il film che richiamano i capolavori francesi e americani degli anni ’40 del Novecento, superba la fotografia e le scene girate in interno.

La delusione arriva dagli attori. Amendola che dovrebbe essere collaudato nel ruolo del poliziotto capitolino è ormai la parodia di se stesso, Herzigova è bella, bionda, pupa ma niente di più e il vero flop è Luca Argentero che regala agli spettatori e alla pellicola una interpretazione del tutto irreale.

Il ruolo non gli si cuce addosso in nessuna scena e nonostante la sua esperienza nella recitazione il suo personaggio rimane non credibile e del tutto apatico. Chi guarda il film non riesce a tifare per il protagonista che manca di passione e di intensità per tutta la durata della trama, rimanendo opaco, improbabile e inverosimile. Un vero peccato. Perché il film in sé rimane di tutto rispetto.

In ogni caso, questo è quello che passa il convento in Italia per questa estate. Meglio che niente.

Pubblicato in Cultura

La stagione del Teatro della Cooperativa si chiude con  un appuntamento imperdibile: dal 21 maggio al 1 giugno va in scena “Stanze comunicanti” (Communicating doors), la comedy thriller di Alan Ayckbourn.

 

Anno 2033. Poopay, consulente sessuale specializzata (eufemismo per indicare una prostituta "dominatrice") recatasi per una prestazione alla suite 647 dell’hotel Regal di Londra, si vede consegnare dal morente Reece la confessione della propria vita di efferatezze. Cercando di mettersi in salvo da Julian, esecutore materiale dei delitti, si rifugia in quello che sembra essere un armadio a muro e si ritrova… nella stessa suite vent’anni prima, nel 2013. Qui trova la seconda moglie di Reece, che Poopay sa essere stata buttata dalla finestra, proprio in quella stanza, proprio in quella notte. Tra le due donne, diversissime, nasce una progressiva complicità: mentre cercano di mettersi in salvo e di salvare anche la prima moglie del boss con ulteriori viaggi nel tempo, si ritrovano coinvolte in una girandola di paradossali equivoci  e di esilaranti situazioni, nel tentativo di convincere quanti incontrano nelle varie epoche di non essere pazzi e che è possibile muoversi tra passato e futuro. Intanto "dietro alla porta del tempo" il killer incombe minaccioso, e si avanza inesorabilmente verso un finale inaspettato.

 

Paradossi temporali, comicità surreale in una girandola di situazioni assurde sono gli ingredienti principali di questa commedia, che vuole divertire il pubblico senza ipocrisie.

 

 

Communicating  doors di Alan Ayckbourn

regia Marco Rampoldi

con Alberto Mancioppi, Claudio Moneta, Paola Ornati, Stefania Pepe, Roberta Petrozzi e la partecipazione straordinaria di Max Pisu nel ruolo di Julian.

 

Dal 21 maggio al 1 giugno

Teatro della Cooperativa, via Hermada 8, Milano

Orari: da martedì a domenica alle 20.45

Prezzi: da 8 a 18 euro

Info e prenotazioni: 02 64749997

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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