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E’ uscito lo scorso 8 novembre il terzo romanzo di Davide Grittani, dopo le pubblicazioni di Rondò (Transeuropa, Ancona 1998), E invece io (Biblioteca del Vascello, Torino 2016), La rampicante è il racconto della lotta tra vita e disperazione in cui a vincere poi è sempre la voglia di restare aggrappati all’esistenza. Una storia estremamente vera, una riflessione personale su ciò che diventiamo o rischiamo di diventare.

Pubblicato in Cultura
Lunedì, 01 Giugno 2015 00:52

PORTE APERTE A PALAZZO MARINO

Il 2 giugno l’esclusivo Palazzo Marino, sede del comune di Milano, si trasforma in un “Palazzo Museo”, aprendo le porte delle sue “stanze segrete” al pubblico con dei percorsi guidati gratuiti.

L’esclusivo edificio, progettato nel 1553 dall'architetto Galeazzo Alessi, è sede dell’amministrazione comunale della città già dal 1861 ed è uno dei palazzi storici più belli della città.

Oltre alle sale già visitabili - Sala Alessi, con all’interno la mostra Identità Milano di direttamente dalla Triennale, Sala dell’Urbanistica, Sala Gialla, Sala Marra, insieme con il Cortile d’Onore, il Loggiato e la Sala dell’Orologio – sarà possibile accedere ad altri quattro spazi impregnati d’arte: Sala delle Tempere, che vedrà al suo interno quattro grandi tele del 1600 con raffigurati i santi Pietro e Paolo, Sala degli Arazzi, che, come lo stesso nome suggerisce, contengono degli arazzi in onore dell’imperatore Marco Aurelio, Sala della Resurrezione, che al suo interno vanta la mano del manierista Giovanni da Lomazzo e la Sala della Trinità, più simile a una cappella.

Si sfata quindi il mito che Milano sia una città soltanto famosa per i negozi alla moda e povera di arte. In questa città, infatti, le possibilità di entrare a contatto con un patrimonio artistico di tutto rispetto sono molteplici, basta semplicemente imparare a guardarsi intorno e uscire da quello stereotipo che vede Milano come una metropoli grigia e sterile.

In questo caso particolare, inoltre, sarà possibile entrare a contatto con un palazzo che ha visto crescere questa città davanti a sé, situato in pieno centro, sul fronte orientale di Piazza della Scala.

Per coloro che vogliano una spiegazione più dettagliata sono disponibili le audioguide, in oltre 10 lingue, e, come già accennato in precedenza, sarà possibile effettuare delle visite guidate con un accompagnatore, della durata di 45 minuti senza prenotazione o anche di 2 ore con prenotazione obbligatoria.

L’arte è di tutti e non serve essere per forza degli esperti per potersi permettere una “gita” a Palazzo Marino, anzi, bisogna cogliere ogni occasione per vivere a pieno Milano, la città dai mille volti e dalle mille opportunità: perché l’arte. per prima cosa, è condivisione.

 INFORMAZIONI SULLA MOSTRA A PALAZZO MARINO

visite guidate gratuite senza prenotazione: martedì, mercoledì e venerdì, ore 9:30-10:30-11:30-14:00-15:00, durata 45 min.

visite guidate gratuite con prenotazione obbligatoria: lunedì e giovedì, durata fino a 2 ore.

Contatti per prenotazioni o informazioni: tel. 02 88456617 - fax 02 88450288 – mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Giovedì, 29 Maggio 2014 23:45

Il mito di Klimt a Palazzo Reale

Conoscete e amate le opere del maestro Gustav Klimt?! Se è così, non potete perdervi la mostra in corso a Palazzo Reale dall'11 marzo e fino al 13 di luglio, che vi permetterà di immergervi nell'incanto e nella fascinazione che i dipinti dell'artista sanno sempre suscitare in chi vi si trova al cospetto, un viaggio questo, che è un'esperienza estetica ed emotiva che non dimenticherete.

Noi di Nerospinto ci siamo stati e vogliamo anticiparvi qualcosa di questa straordinaria esposizione, "Klimt. Alle origini di un mito" è una mostra promossa dal comune di Milano-Cultura, 24 Ore Cultura e Arthemisia Group, realizzata grazie alla collaborazione con il Museo Belvedere di Vienna, e curata da uno dei più famosi studiosi di Klimt, Alfred Weidinger.

L'esposizione si propone di indagare non solo il suo lavoro artistico, ma anche i rapporti familiari e affettivi di Klimt, esplorando gli inizi alla Scuola di Arti Applicate di Vienna e la sua grande passione per il teatro e la musica, attraverso  opere provenienti anche da altri importanti musei, tra cui diversi capolavori come Giuditta II, Girasole e Acqua mossa.

Il percorso espositivo si compone di ben 100 opere, nel tentativo di illustrare tutta la carriera dell’artista austriaco: dagli anni della sua formazione con gli studi di arte applicata all’istituto di Art and Craft, a quelli della Secessione Viennese (1897) che auspicava un rinnovamento artistico, per concludere il percorso con la ricostruzione del famoso Fregio di Beethoven (1902). Va detto che di Klimt sono esposti solo 20 dipinti ad olio, ma a mio parere ne vale comunque la pena, in quanto si possono ammirare dei grandi capolavori come Fuochi Fatui, Salomè, Adamo ed Eva (1917), una delle ultime opere dell’artista rimasta incompiuta.

Visitando l'esposizione si parte dalle prime opere, quelle più influenzate dall'arte accademica ufficiale, e ancora di uno stile acerbo, ma che già di differenziavano, per alcuni aspetti, da quelle degli artisti che erano suoi contemporanei, maestri e compagni di studi, nel confronto diretto con le opere di questi ultimi, alle creazioni più mature, influenzate dalla decorazione geometrica bidimensionale tipica delle stampe giapponesi tanto diffuse in quegli anni, con la ricchezza decorativa dell'Art Nouveau, di cui l'artista è considerato uno dei massimi rappresentanti, che si esprimeva anche nell'architettura e nel design di inizio '900, alle atmosfere decadenti e affascinanti delle sue figure umane. I personaggi si fanno preziosi e sempre più distanti, appartengono ad una realtà metafisica ed eterna, raccogliendo gli elementi tipici di un simbolismo prezioso, i richiami all'inconscio, la ricchezza e la morbidezza flessuosa delle forme.

Centrale è la rappresentazione femminile, dalla figura della donna ripresa nella vita quotidiana, alla prostituta, alla femme fatale sensuale, spesso ritratta con i capelli rossi o fluttuante come una sirena (stile molto in voga all'epoca, se si pensa alla Salomè di Oscar Wilde e alle illustrazioni di Aubrey Beardsley) , all'immagine crudele ma seducente che stringe in mano la testa di Giovanni Battista, drammatica e affascinante. Allegoria, simbolismo e un nascente espressionismo fanno di klimt il rappresentante di un’epoca “apparentemente” d’oro che si interrogava sull’esistenza, la vita, la morte, la vecchiaia, la fama, il rapporto uomo-donna, sulla natura, mettendo al primo posto l’umanità.

In lui prevale l'evocazione della realtà, piuttosto che la sua rappresentazione; la linea elegante, morbida e sinuosa, la bidimensionalità delle forme, l'accostamento sapiente dei colori, il preziosismo. Ma l'arte di Klimt non è esclusivamente espressione di un mondo interiore angosciato, come appare in molte sue opere: è capace di rendere al meglio anche l'ultima magica poesia di un bel paesaggio o la forza interiore che emana dai visi di alcuni ritratti femminili.

Di particolare rilievo i dipinti esposti che rappresentano "La Filosofia" e "La Medicina", la prima nonostante le critiche ricevute vinse il primo premio all'Esposizione Universale di parigi del 1900. Non si tratta più del limpido stile storicista tanto amato dai viennesi, ma un fluire di corpi simbolici e metafisici; non una parata dei grandi pensatori del passato ma un turbinio di forze oscure e non rassicuranti. A sinistra una massa di corpi in diversi atteggiamenti, giovani e anziani, disperati o sereni; a destra uno sfondo punteggiato di stelle su cui aleggia un volto misterioso (l'enigma del mondo) mentre in basso spunta un volto femminile radioso: La Filosofia. Klimt presenta La Medicina nello stesso stile de La Filosofia: stessi corpi fluttuanti che simboleggiano la vita, in mezzo ai quali vi è la Morte; si distacca una figura femminile nuda che rappresenta la liberazione dal dolore. In basso la figura mitologica di Hygeia (Igea) figlia di Esculapio, che impersona la medicina.

L'artista irrompeva i primi anni del ‘900 sulla scena austriaca insieme ad un gruppo di artisti ostili agli insegnamenti tradizionali dell’Accademia. Durante l'esposizione si illustra anche l'aspetto  privato ed intimo dell'uomo, dal rapporto con i due fratelli minori Ernst e George con i quali Gustav Klimt fondava la “Compagnia degli Artisti”, a quello artistico e professionale, per dedicare invece la sala finale al tema del fregio che fa da epilogo alla mostra, utile ad interpretare il nucleo espressivo dell’arte di Klimt.

La visita si muove sulle note della musica dell'epoca, e di brani di musica classica più nota con compositori come Beethoven, diffusa per le diverse sale, in particolare nella stupenda sala che contiene "Il Fregio di Beethoven" ispirato dalla nona sinfonia del musicista ricostruito così come Klimt l’aveva allestito nel 1902. Resta l’impressione di entrare nell’atmosfera dell’opera. Il fregio occupa tre pareti della sala (come allora) è formato da sette pannelli di 2 metri di altezza e 24 di lunghezza. Per far risaltare la superficie Klimt inserì frammenti di specchi, vetri e chiodi su una tecnica già molto elaborata di caseina su intonaco. Questo dipinto, in cui Klimt raffigura l’eterna lotta tra il male e il bene, è un tentativo di ricerca della felicità, simboleggiata da un albero dorato della vita e una ragazza che aspetta l’amato per abbracciarlo: una felicità ritrovata. Lo spazio è ricco di elementi decorativi che provengono da culture diverse, la presenza di figure che fluttuano accompagnando il cavaliere che, alla fine del suo percorso, giunge in un mondo di pura gioia che culmina in un bacio. La magia di questa sala è amplificata dalla musica di sottofondo che la rende davvero incantevole. Altri capolavori di Klimt sono ‘Salomè’, la tagliatrice di teste, la donna attraente e funesta, e ‘Adamo ed Eva opera finale di questa mostra, opera incompiuta, celebra la fine di un'epoca, la donna è bionda e l'uomo l'abbraccia rilassato,  quasi fosse la rappresentazione di un paradiso perduto, questa, tra le utlieme creazioni di Klimt, sembra celebrare l'aura di un mondo dorato che già non c'era più, o che forse mai c'era stato, se non in un lontano ideale soltanto evocato, ma che sempre riesce a rivivere ai nostri occhi nello splendore della sua opera.

 

 

 

Klimt. Alle origini di un mito

 11 marzo 2014 - 13 luglio 2014

 Palazzo Reale, Milano

 

ORARI:

Lunedì: 14.30-19-30

Martedì, mercoledì e domenica: 9.30-19.30

Giovedì, venerdì e sabato: 9.30-22.30

 

BIGLIETTI: intero €11, ridotto €9.50, ridotto speciale € 5.50

 

PER INFORMAZIONI:

www.comune.milano.it

www.klimtmilano.it

 

Giovanna Canonico

Pubblicato in Cultura

Scatolabianca è una realtà riconosciuta a livello nazionale, rivolta alle Arti Contemporanee, alla formazione e alla cultura. Opera con frequenza sempre più crescente in tutto il territorio e in importanti capitali europee e internazionali. Ha come protagonisti la critica e curatrice Martina Cavallarin direttrice artistica di scatolabianca, Federico Arcuri Art Director, Roberta Donato PR &comunicazione, l’artista Gianni Moretti Coordinamento progetti.

Via Curiel 8 è un film d’animazione che nasce dalla collaborazione delle autrici e illustratrici Mara Cerri e Magda Guidi: un cortometraggio in animazione della durata di 10 minuti. La storia del film è tratta dal libro illustrato Via Curiel 8 di Mara Cerri, pubblicato nel febbraio 2009 dalla casa editrice romana Orecchio Acerbo e descritto sulle pagine della rivista “Lo Straniero”, diretta dal critico Goffredo Fofi, come “un racconto per immagini armonico e speculare. Di grande economia e di massima tensione simbolica, secondo un’idea di magico oggi sempre più rara, per via della sua delicatezza e profondità e della sua capacità di andare oltre il reale verso un’idealità insolita”.

Il film è una co-produzione franco-italiana ed è stato realizzato secondo la tradizionale tecnica del cinema d’animazione: più di 4000 disegni originali, dipinti a mano nell’arco di due anni dalle due autrici.

Come descritto dal critico cinematografico Federico Rossin, il film è “bello perché fragile, delicato come un sogno, misterioso come una visione, leggero come una folata di vento, malinconico come una carezza ricordata”. “La seconda volta che ho visto il film mi sono fatto prendere dai buchi narrativi, da tutto ciò che non dite, non mostrate, non raccontate. E la testa parte davvero a costruire infinite altre immagini, a cercare ai lati dello schermo quello che non c’è, a immaginarsi cosa è accaduto/potrebbe accadere/non accadrà mai”: così descrive le sue sensazioni Emilio Varrà, presidente dell’Associazione Culturale Hamelin di Bologna.

La mostra rimarrà fino al 5 aprile 

Sono esposti numerosi disegni originali che compongono il corto, selezionati e disposti in sequenze progressive che svelano e raccontano il movimento dei personaggi nelle sbavature e nella stratificazione del colore, alcune pitture in tecnica mista su tavola che ritraggono e rielaborano personaggi e scene del film e a coronamento della mostra viene proiettato in loop il film Via Curiel 8, nella sua versione definitiva.

Mara Cerri nasce a Pesaro nel 1978. Si diploma all’Istituto Statale d’Arte/Scuola del Libro di Urbino, nella sezione Cinema d’animazione, e frequenta successivamente il Biennio di Perfezionamento in Cinema d’animazione. Nel 2003 inizia a lavorare come illustratrice di libri per ragazzi, collaborando con diverse case editrici italiane (Orecchio Acerbo, Fabbri, El, Emme, Carthusia, Fatatrac) e straniere (Grimm Press, Milan). Espone presso le biennali internazionali d’illustrazione di Bologna, Bratislava e Lisbona. Pubblica i suoi disegni su riviste e quotidiani, tra cui Il Manifesto, Internazionale, Carta. Nel 2008 riceve il Premio “Lo Straniero”, assegnato dall’omonima rivista di arte, cultura e società diretta da Goffredo Fofi, con la quale ha un rapporto continuativo. Collabora con l’agenzia americana Riley Illustration, realizzando illustrazioni per riviste e pubblicità.

Sempre nel 2008, inizia a lavorare a Via Curiel 8, la storia per un albo illustrato di cui è autrice unica (illustrazione e testi) e che sarà pubblicato dalla casa editrice Orecchio Acerbo nel febbraio 2009. Nel frattempo, realizza un progetto filmico dallo stesso soggetto, che vince il Premio della Giuria e il Premio Arte France al prestigioso Festival d’Animazione di Annecy (Francia).

Dal settembre 2009 al settembre 2011 collabora alla realizzazione del film con l’autrice di cinema d’animazione Magda Guidi, realizzando più di 4000 disegni dipinti a mano. Nel dicembre 2011, il film Via Curiel 8 vince la sezione Corti Italia del Torino Film Festival. Ha realizzato il video per lo spettacolo di teatro danza “You and me and everywhere”, una collaborazione con la regista performer Mara Cassiani . Lo spettacolo ha visto il suo debutto durante il Festival Santarcangelo dei Teatri 2012, con il sostegno di AMAT e L’Arboreto-Teatro Dimora.

Magda Guidi nasce a Pesaro nel 1979. Si diploma all’Istituto Statale d’Arte/Scuola del Libro di Urbino, nella sezione Cinema d’animazione e frequenta, successivamente, il Biennio di Perfezionamento in Cinema d’animazione. In seguito realizza alcuni cortometraggi animati, selezionati in numerosi festival italiani e internazionali: Sì, però... (2000) 2° premio al Pesaro Film Festival del (sezione “L’attimo fuggente”) e 2° premio a Videocinema di Pordenone del 2001; “Nuova identità” (2003), videoclip per la band italiana Tre allegri ragazzi morti, premio della giuria a Videozoom di Tornaco (NO) 2003; Ecco, è ora (2004), gran premio “Castelli Animati” di Roma 2004.

Nel 2005 disegna una sequenza in animazione per il cortometraggio "Il nano più alto del mondo", diretto da Francesco Amato e prodotto dal Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Nel 2009, insieme ad Andrea Petrucci e Sergio Gutierrez, realizza un film d’animazione di 45 minuti per lo spettacolo teatrale L’ultima volta che vidi mio padre, per la regia di Chiara Guidi (Socìetas Raffaello Sanzio).

Camilla Falcioni nasce a Bournemouth (GB) nel 1976. Si laurea in Conservazione dei Beni Culturali all’Università degli studi di Bologna, sede di Ravenna. Dal 2004 al 2009 coordina l'ufficio di Pesaro di Arthemisia, societa' leader nell'ideazione e produzione di mostre ed eventi culturali.

Dal 2010 è responsabile dell’ufficio stampa e promozione di Fondazione Pescheria-Centro Arti Visive di Pesaro. Si occupa di organizzazione eventi e convegni e collabora con Mara Cerri e Magda Guidi da gennaio 2012.

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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