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Fatemelo dire, è triste constatare che quando il cinema italiano ritorna alla propria origine e natura viene irrimediabilmente snobbato. Perché creare atmosfere e dialoghi sapienti fa incavolare i cineasti stranieri che non ci riescono, pertanto è più semplice premiare il caos e le battute scontate e sempliciotte, è più semplice dare rilevanza a La grande bellezza (il film più brutto mai visto a dar retta alla perduta e compianta Virna Lisi), alla sua denuncia sprezzante e irriverente della nostra capitale ma che è piaciuta così tanto, evidentemente, agli stranieri.

E così quando Sorrentino cerca di riscattarsi mettendo in scena, nel senso più letterale dell’arte visiva, una storia vera con dei personaggi che sono presentati soprattutto come persone, con dialoghi saggi e ben distribuiti e silenzi cinematografici altrettanto esplicativi allora non va bene e al diavolo il cast di eccezionali interpreti internazionali.

Fatemi dire anche che per fortuna il pubblico non si fa ingannare, che gli spettatori se il Cielo vuole sanno ancora scegliere con la loro testa e premiano Youth, La giovinezza facendole vincere la più importante e reale sfida del botteghino. La pellicola di Sorrentino sbanca nel primo fine settimana di uscita, quello cruciale per rientrare nei costi produttivi e se ne fa un baffo dei premi storici e blasonati. La giovinezza è peraltro un film crudele e romantico, riflessivo e di azione decisionale, fermo e liquido insieme.

Tutto gira attorno alla decisione dei due protagonisti, non più giovani e non più ambiziosi o arrivisti di completare il senso della loro vita assaporando il tempo e la possibilità data loro dall’età di scegliere. E lo fanno partendo dalla vacanza che scelgono, un centro benessere sulle Alpi svizzere. Chi ha letto e amato La montagna incantata non può non cogliere il sottile e magari involontario omaggio di Sorrentino a Mann.

Nel silenzio e nella sospensione dell’altezza e della location tra le montagne cominciano le riflessioni, ricomincia la vita e si risvegliano i sensi. Non per nulla l’icona su cui ruota tutto il film è la scena della giovane ragazza che entra nella stessa vasca idromassaggio dove si trovano i protagonisti. Un movimento di macchina perfetto in campo e controcampo che sospende il tempo e il linguaggio e spiega allo spettatore la filosofia del non ritorno nell’esistenza dell’essere umano. Primi piani e piani americani che traducono in immagine la struttura robusta e matura della sceneggiatura, anche questa di Sorrentino che finalmente fa pace con la sua parte di cineasta più puro e confeziona la migliore pellicola della sua vita.

Gli spettatori plaudono, gli estimatori del regista ritornano dopo la delusione della penultima pellicola e i francesi lo snobbano. Ma fatemelo dire, chi se ne importa.

Antonia del Sambro

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Dal 29 Marzo al 5 Aprile 2014 presso lo Spazio Oberdan, MIC - Museo Interattivo del cinema e Paderno Dugnano (MI) presso Area Metropolis 2.0 avrà luogo la dodicesima edizione del Festival "Il cinema italiano visto da Milano".

 

La manifestazione è organizzata da Fondazione Cineteca Italiana ed è sostenuta da Direzione Generale Cinema – Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune di Milano e Paderno Dugnano, Agis Lombarda, Fondazione Milano Cinema e Televisione. Il festival è caratterizzato da un respiro metropolitano e la sua attenzione si rivolge al cinema italiano di qualità, sia di giovani autori alle loro prime opere, sia di registi più affermati, con l’obiettivo di presentare il maggior numero possibile di film in anteprima. L’obiettivo della rassegna è quella di fare il punto sullo stato della nostra cinematografia attraverso la visione delle opere e gli incontri con i principali protagonisti.

I 5 lungometraggi in concorso selezionati attraverso un bando e giudicati da una giuria di esperti e una giuria del pubblico che assegneranno un premio in denaro sono: “Piccola patria”, opera prima di Alessandro Rossetto; “I corpi estranei”, opera seconda di Mirko Locatelli; “L’uomo sulla luna”, il secondo documentario realizzato da Giuliano Ricci; “Fuoristrada”, docu-film d’esordio alla regia di Elisa Amoruso; “Take Five”, opera seconda di Guido Lombardi.

Rispetto alle edizioni passate il numero di anteprime è sempre maggiore, tra cui spiccano molte opere di genere ibrido tra documentario e finzione e una selezione di film che vogliono testimoniare il fenomeno dei talenti italiani che lavorano all’estero.

 

Quasi tutte le proiezioni saranno accompagnate dalla presenza in sale degli autori per incontri con il pubblico. Fra gli artisti presenti in questa dodicesima edizione ci sono: Uberto Pasolini, Carlo Verdone, Matteo Oleotto, Sydney Sibilia, Luca Guadagnino, Alessandro di Robilant, Sergio Basso, Salvo Cuccia, Carlo Ferreri, Penelope Bortoluzzi, Alessandra Celesia, Mario Balsamo, Guido Gabrielli e i registi dei film in concorso Mirko Locatelli, Guido Lombardi, Elisa Amoruso, Giuliano Ricci, Alessandro Rossetto.

 

Durante il festival sarà proiettata l’anteprima milanese di un prezioso restauro, quello del film Gruppo di Famiglia in un interno di Luchino Visconti, realizzato in collaborazione con Minerva Pictures e Raro Video. La proiezione sarà preceduta dal documentario in anteprima L’inganno, dove il celebre film di Visconti viene analizzato e raccontato fin dalla sua genesi.

Diversi sono gli eventi collaterali che si svolgeranno in parallelo al festival. Ad esempio, Ex catheda, gli autori tornano a scuola: si terranno presso quattro licei milanesi incontri tenuti da protagonisti della nostra cinematografia ovvero Carlo Verdone, Uberto Pasolini, Sidney Sibilia e Matteo Oleotto. Un’altro evento sarà Cinema Italiano si, cinema italiano no: sarà una conversazione con Enrico Magrelli, Francesco Melzi D’Eril, Luca Guadagnino e Gianfilippo Pedote. La retrospettiva al MIC sarà dedicata al regista appena scomparso Carlo Mazzacurati. Del regista italiano verranno proiettati cinque lungometraggi. Venerdì 4 Aprile presso il MIC verrà presentato il dvd appena edito da Fondazione Cineteca Italiana del film Noi siamo come James Bond, il dolce road movie interpretato e scritto da Mario Balsamo e Guido Gabrielli, presentato in anteprima all’interno del Concorso “Rivelazioni” nell’XI edizione del Festival Il cinema italiano visto da Milano.

Nelle giornate del festival verranno riproposti anche i migliori lungometraggi della stagione.

 

Un viaggio nel mondo cinematografico italiano e un percorso per gli appassionati dell’arte del cinema è quello che vi aspetta nel Festival XIl Edizione - Cinema Italiano visto da Milano.

 

 

 

LE SEDI DEL FESTIVAL

Spazio Oberdan (Milano, Viale Vittorio Veneto 2) MM1 Porta Venezia MIC Museo Interattivo del Cinema - Manifattura Tabacchi (Milano, Viale Fulvio Testi 121) MM5 Bicocca Area Metropolis 2.0 (Paderno Dugnano, Via Oslavia 8)

LE BIGLIETTERIE

La vendita dei biglietti del Festival sarà aperta a partire da giovedì 27 marzo. Ogni sede del Festival venderà solo i biglietti per gli spettacoli in programma presso quella sede. Gli orari di apertura della biglietteria di Spazio Oberdan: ogni giorno dalle 16.30 alle 20 Gli orari di apertura della biglietteria del MIC: da lunedì a venerdì dalle 15 alle 18 Gli orari di apertura della biglietteria di Area Metropolis 2.0: in concomitanza con la programmazione degli spettacoli.

Prezzi degli spettacoli presso Spazio Oberdan

Concorso “Rivelazioni”: ingresso gratuito per i possessori di Cinetessera 2014 / € 5 senza Cinetessera Tutti gli altri spettacoli: Intero € 5 / Ridotto con Cinetessera € 3,50 Ad eccezione di: - sabato 29 marzo ore 15 incontro con Carlo Verdone: ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili - mercoledì 2 aprile ore 21.15 evento speciale The Special Need, proiezione Giornata Mondiale dell’Autismo: ingresso unico per tutti € 5.

Prezzi degli spettacoli presso MIC-Museo Interattivo del Cinema

Ingresso gratuito con Cinetessera 2014 / € 4 senza Cinetessera

Ad eccezione di:

- domenica 30 marzo ore 11, incontro “Cinema italiano sì, cinema italiano no”: ingresso gratuito con iscrizione obbligatoria.

Prezzi degli spettacoli presso Area Metropolis 2.0

Concorso “Rivelazioni”: ingresso gratuito per i possessori di Cinetessera 2014 / € 5 senza Cinetessera Mercoledì 2 aprile ore 21 evento speciale The Special Need, proiezione Giornata Mondiale dell’Autismo: ingresso unico per tutti € 5

WEB & MAIL

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INFOLINE

+39 02.87242114 +39 02.87242114 (da lunedì a venerdì dalle ore 10 alle ore 17) +39 02. 77406312 (sabato e domenica dalle ore 14 alle ore 20)

Se ne è andato Carlo, in punta di piedi e senza clamore come sapeva fare lui, perché quando si ha qualcosa da raccontare, da scrivere, da comunicare lo si può fare anche sottovoce.

Ed è sottovoce che ci ha lasciati impartendo agli improvvisati della cultura, ai beceri della filmografia e ai patiti della parolaccia sullo schermo l’ennesima lezione di stile.

Uno stile e una propensione a fare buon cinema che Mazzacurati ha fin da giovane, da studente del Dams di Bologna dove si laurea a pieni voti.

Carlo sa recitare e lo dimostra dalle sue prime interpretazioni nei suoi ruoli di bambino, ma lo dimostra anche da adulto recitando con Moretti e altri grandi del cinema italiano.

Lui però sa anche scrivere di cinema e confeziona sceneggiature originali e di grande impatto emotivo dove alla passione che lo spinge a parlare, raccontare e mostrare il proprio Paese si aggiunge l’emozione di rappresentare la realtà che gli è più vicina e affine.

E allora germogliano i suoi film sul Veneto, sulle campagne che lui conosce così bene, sulla gente, quelle persone tra cui Carlo ha vissuto e da cui ha imparato fin da bambino.

La sua regione, il suo paese, gli italiani e le storie di tutti i giorni rendono Mazzacurati un regista e un cineasta profondamente “locale” ma che non manca di affascinare anche il pubblico straniero.

Fortunatamente, nonostante le sempre difficoltà economiche che l’autore ha dovuto incontrare nella realizzazione dei suoi lavori, l’Italia ha saputo premiarlo e riconoscerne i meriti nel corso della sua vita. Carlo Mazzacurati ha vinto il Nastro d’Argento, il Leone d’Argento e i David di Donatello e con film come Il toro, L’estate di David e La lingua del santo è riuscito a commuovere il pubblico e a farsi apprezzare dalla critica.

L’eredità che lascia è questa, amare quello che si fa pe farlo bene. Sempre senza clamore.

 

 

Metti che all’ultimo anno di Liceo una mattina arriva a scuola un regista, metti che quel regista di nome fa Nanni e di cognome Moretti, metti che tu non hai mai pensato di fare l’attrice fino a quel momento e che invece lui decide che vuole proprio te. Nasce così l’astro Jasmine Trinca, da un incontro quasi casuale che ha regalato al cinema italiano una delle più interessanti e talentuose attrici della nuova generazione, quella dei trentenni cresciuti davanti la macchina da presa.

Jasmine ha un viso magnetico, forse quell’espressività così forte non era ancora venuta fuori per una come lei che si dedica solo alla scuola e allo sport, tanto da arrivare con tutta l’inconsapevolezza dei suoi 19 anni ai provini per “La stanza del figlio”, storia intima e difficile premiata con la Palma d’Oro al Festival di Cannes. Era il 2001, e da quell’esperienza di condivisione dell’arte cinematografica con un grande regista inizia un percorso sempre in ascesa: quel volto dolente e ancora fanciullesco smette di essere paffuto e si smagrisce per essere prestato alla disturbata protagonista de “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana, ancora un trionfo di critica e di pubblico, ancora una recitazione dimessa, lontana dai toni impostati delle accademie.

E’ questo uno dei punti focali del percorso di attrice della giovane Jasmine, arrivata all’università dopo il diploma a pieni voti ma mai passata per una scuola di recitazione istituzionale, a contendere ruoli di primo piano alle sue colleghe sfornate in larga parte dal Centro Sperimentale di Cinematografia. Continuano ad amarla i registi italiani, definendo anno dopo anno un talento sicuramente innato e forgiato direttamente sul set: Michele Placido, Giovanni Veronesi, ancora Nanni Moretti per “Il caimano”, passando per piccoli progetti come l’esilarante cortometraggio di Paolo Calabresi “La sottile mensola rossa”

(http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/187402/calabresi-la-sottile-mensola-rossa.html).

Non è una bulimica di film Jasmine, non è presenzialista ma ai Festival sorride sempre e non si nega mai all’obiettivo dei fotografi con uno sguardo aperto e sfuggente al tempo stesso, tenendo rigorosamente lontana dai riflettori la vita privata, il compagno, la nascita della figlia. Poche interviste, pochi capricci da diva e una seria dedizione al proprio lavoro, quello che forse non si aspettava di fare ma che è diventato un riflesso di sé: arrivano quest’anno il personaggio di Antonia per “Un giorno devi andare” di Giorgio Diritti e quello di Miele per la prima regia di Valeria Golino; storie pesanti come macigni, racconti dell’anima che solo attraversando nel profondo il significato dell’arte recitativa si possono offrire al pubblico senza retorica, spogliandosi di frivolezza nell’immagine netta ed essenziale delineata dalla regia. Altri successi, altre conferme di una giovanissima attrice diventata ormai donna, cresciuta e sbocciata dentro il suo talento senza clamori.

A volte nel cinema italiano si formano coppie artistiche di grande successo, se poi le stesse sono anche divertenti e brillanti il buon risultato anche doppio.

Succede al cinema in questi giorni con la commedia Stai lontana da me firmata da Alessio Federici e interpretata alla perfezione da un meraviglioso Enrico Brignano e una ispiratissima Ambra Angiolini. Nella trama si scherza, e neppure poi tanto, sulla capacità innata di alcuni individui a catalizzare le disgrazie, intese non come tragedie di vita o di irrimediabile destino, ma come persone portatrici sane di piccoli incidenti, mancanti appuntamenti, accordi saltati e qualche rovinosa caduta accidentale. Fastidiosa e pruriginosa quanto si vuole, certo, ma mai da considerarsi insanabile. Insomma, esistono persone nella vita che sembrano non portare proprio fortuna?

Forse sì ma Alessio Federici le racconta con leggerezza e garbo cercando di sfatare tutto quelle cattiverie e brutture che sempre accompagnano gli individui in questione.

Perché non si può guardare Stai lontana da me senza tifare spudoratamente per lo sfortunato protagonista né provare simpatia per il personaggio di Brignano che da attore consumato ed esperto trasforma il personaggio “rognoso” in un goffo e mortificato aspirante fidanzato mollato da tutte le donne a cui succedono una serie di imprevisti e incidenti a raffica.

L’entrata in scena nella vita di Jacopo della bella e simpatica Sara sembra voler sfatare il mito del protagonista sulle donne e sulle persone che gli stanno vicino fino a che anche alla nuova compagna non cominciano ad accadere imprevisti su imprevisti.

Remake di una già fortunatissima commedia americana, il film di Federici è davvero carino, divertente e a vedere bene tra le righe e tra immagine e l’altra anche educativo. Si ride e si può anche riflettere. Indovinatissimo l’intero cast e bella la scelta della semplicità registica che fa apprezzare anche meglio l’interpretazione degli attori e la storia. Da vedere soprattutto in coppia.

 

 

 

 

 

E’ arrivata la primavera e con il sole e i primi tepori ci si inizia a sentire piú allegri, brillanti e attivi, cresce la voglia di conoscere, fare e incontrare. Ma se a fare da sfondo a questi rinnovati entusiasmi c’è la cultura, tutto assume un sapore diverso. Noi di Nerospinto lo sappiamo bene e adoriamo le cose belle e quindi non possiamo fare altro che metterci alla ricerca per trovarle e proporvele tutte, sta volta si puó dire, servendovele su un piatto di fuori. Dal nostro sguardo attento e molto selettivo, abbiamo scovato un festival, un’iniziativa ricchissima di eventi che coinvolgerá la nostra cittá e la arricchirà con proiezioni e incontri davvero stimolanti.

Stiamo parlando di ‘’ Il cinema italiano visto da Milano’’. Giunto alla sua undicesima edizione, quest’anno sará davvero speciale. Questa importante kermesse coinvolgerá attivamente Milano con svariate location, tra cui lo Spazio Oberdan, il MIC a l'Area Metropolis, e chi il cinema lo fa come Pappi Corsicato, Toni Servillo, Matteo Garrone, Daniele Ciprì, Marina Massironi, Niccolò Ammaniti, Enzo Avitabile, Morando Morandini, Lorenzo Enriques, Luigi Faccini, Anna Di Francisca, Mario Balsamo, Laura Chiossone, Elisa Fuksas, Peter Marcias, Monica Stambrini, e i giovanissimi attori Alessio Gallo e Francesca Riso (L’intervallo), Jacopo Olmo Antinori (Io e te), Luca Dirodi e Serena Pinto (Il comandante e la cicogna), Giulia Valentini (Un giorno speciale).

Ma la novità di quest’anno, oltre a personaggi di rilievo e ai giovani filmakers e future promesse del cinema della Scuola Civica di Cinema e Televisione di Milano, sará la partecipazione di una giuria insolita costituita dai detenuti del carcere di Bollate. Le proiezioni infatti, avverranno anche all’interno del carcere e incideranno sull’assegnazione dei premi del concorso ‘’Rivelazioni’’. Alla tematica della difficile situazione dei detenuti e dell’esperienza della detenzione, è inoltre dedicata la rassegna “Effetti personali”, realizzata grazie al progetto europeo Grundtivig e caratterizzata dalla presenza di molte opere realizzate all’interno delle case di reclusione, sia milanesi  sia di altre città italiane.

La manifestazione è organizzata da Fondazione Cineteca Italiana ed è sostenuta da Direzione Generale Cinema – Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Lombardia, Provincia e Comune di Milano e Paderno Dugnano con la collaborazione di RaiCinema. Il programma è molto denso, dieci giorni di proiezioni di lungometraggi, documentari e cortometraggi, anteprime, incontri con gli autori, attori e critici, tavole rotonde ed eventi speciali. Il concorso sará ‘’Rivelazioni’’ ovvero cinque lungometraggi non ancora distribuiti in sala il cui filo conduttore comune sará quello delle tematiche. Storie di solitudine, fragilità e sofferenza ma che non perdono mai il coraggio, la speranza e la voglia di vivere. I film verranno giudicati da una giuria di  studenti della Scuola Civica di Cinema e Televisione di Milano, il cui premio un buono acquisto di 500€ messo a disposizione da La Feltrinelli, da una giuria del pubblico, il cui premio una scultura dell’artista israeliana Michal Rosenberger, e da una giuria di detenuti che decreterà a sua volta l’opera migliore. Oltre ad alcuni dei migliori lungometraggi della stagione alle quali parteciperanno in sala alcuni dei loro protagonisti, ad esporre le loro produzioni inedite recitate da giovani attori, saranno gli stessi giovani registi e allievi della Scuola Civica di Cinema e Televisione di Milano.

Tra le novità audiovisive proposte segnaliamo : Il volto di un’altra (di Pappi Corsicato, con Alessandro Preziosi e Laura Chiatti); Enzo Avitabile Music Life (J. Demme, con Enzo Avitabile, la sua straordinaria musica e la sua splendida Napoli); Como estrellas fugaces (Anna di Francisca, commedia raffinata e divertente con un cast internazionale in cui spiccano l'attore serbo Miki Manojlovic e la spagnola Maribel Verdù); La sedia elettrica (Monica Stambrini, sorprendente backstage di Io e te, con un Bertolucci mai così intimo e giocoso); Il piccolo mare (Maurizio Zaccaro, omaggio del regista alla sua terra, la Romagna, e omaggio a Federico Fellini); Parole in gioco e Morando’s Music (Luigi Faccini, su due primarie figure della cultura italiana come Lorenzo Enriques e Morando Morandini); La città delle donne (Chiara Sambuchi, un viaggio alla ricerca dell’identità della donna nel XXI secolo). Inoltre non perdetevi l’occasione unica di una giornata con Marina Massironi, attrice cinematografica e teatrale, protagonista di uno dei film del concorso “Rivelazioni” 2013, Pulce non c’è durante la quale racconterà il proprio percorso professionale, la propria esperienza, la propria idea di cinema e di teatro e soprattutto forme e segreti del suo metodo di recitazione, e la presentazione in anteprima del restauro dei filmati dell’attore milanese Edoardo Ferravilla con ‘’La class di asen (1914)’’ girato da Luca Comerio.

Buona visione e al prossimo festival!

Calendario:

http://civm.cinetecamilano.it/2013/calendario/

Modalità di ingresso al Festival

Abbonamento a tutti gli spettacoli presso Spazio Oberdan e MIC:

VEDOTUTTO CARD (Intero € 30, ridotto studenti universitari € 20)

PER ACCEDERE ALLE SINGOLE PROIEZIONI I biglietti delle singole proiezioni saranno acquistabili a partire da 2 giorni prima di ogni proiezione prescelta.

Spazio Oberdan – Viale Vittorio Veneto, 2 Milano

Ingresso intero € 7,00 Ridotto per possessori di Cinetessera e studenti universitari € 5,50 Per le proiezioni del concorso “Rivelazioni” il prezzo d’ingresso è di € 3,50 senza obbligo di Cinetessera.

MIC – Museo Interattivo del Cinema, Viale Fulvio Testi 121, Milano

Ingresso intero € 5,00 Ridotto per possessori di Cinetessera, studenti universitari, under 14, over 65, Touring Club € 3,00 Area Metropolis 2.0 – Via Oslavia 8 Paderno Dugnano (MI) Ingresso € 3,50 – concorso “Rivelazioni”

“Il cinema deve essere spettacolo, è questo che il pubblico vuole. Per me lo spettacolo più bello è quello del mito. Il cinema è mito”. Così diceva Sergio Leone.  Al regista si deve  l’origine del genere spaghetti-western negli anni Sessanta, una sorta di caricatura dei western americani, che ha influenzato registi come Quentin Tarantino e Robert Rodriguez e ha permesso al cinema italiano di raggiungere la fama mondiale.

Per ricordare la sua genialità noi di Nerospinto segnaliamo domenica 17, 24 e 31 marzo presso lo Spazio Oberdan e a cura della Fondazione Cinetica Italiana i suoi due più grandi capolavori in edizione restaurata:  C’era una volta il West (1968) e C’era una volta in America (1984).

I suoi western sono contraddistinti da un crudo realismo e una marcata violenza, con personaggi solitari e fedeli solo al denaro e alla vendetta, ma anche da uno splendore paesaggistico, con distese sconfinate alternate a primi piani, il tutto unito dalla splendida colonna sonora con tonalità semplici ma di grande impatto di Ennio Morricone.

C’era una volta il West è la sua opera più matura e fedele alla tradizione, nella quale il regista cerca di unire elementi del western classico con il nuovo spaghetti-western. In C’era una volta in America, invece, il regista esce dal genere a lui caro e cerca di realizzare l’epopea storica degli Stati Uniti, spingendosi verso un cinema più complesso.

 

Schede dei film

 

Domenica 17 e domenica 31 marzo (h 16.15)

C’era una volta il West

R.: Sergio Leone. Sc.: Sergio Donati, S. Leone. Int.: Charles Bronson, Henry Fonda, Claudia Cardinale, Jason Robards, Woody Strode, Gabriele Ferzetti. Italia/USA, 1968, col., 167’.

La frontiera con l’ovest si sta spostando, la ferrovia sta per collegare l’Atlantico al Pacifico, cancellando ciò che rimane del vecchio Far West. Intorno a questi binari s’incrociano le strade di sei personaggi: Frank, Armonica, Cheyenne, Morton, uomo d’affari, che rappresenta il progresso e Jill, proprietaria di un terreno che vale milioni di dollari. Ognuno è condizionato dai propri problemi personali e cerca di raggiungere il proprio interesse, anche se ne usciranno tutti sconfitti, tranne Jill perché al western non appartiene e può sopravvivergli.

Ingresso € 7; € 5,50 con Cinetessera

 

Domenica 17 e domenica 31 marzo (h 16.15)

C’era una volta in America  (Once Upon a Time in America)

R.: Sergio Leone. Sc.: Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Franco Arcalli, Franco Ferrini, Enrico Medioli, S. Leone. Int.: Robert De Niro, James Woods, Elizabeth McGovern, Joe Pesci, Treat Williams, Danny Aiello. Italia/USA, 1984, col., 255’.

New York, 1933. David “Noodles” Aaronson è un criminale ebreo, una sera dopo un colpo andato storto, viene braccato da dei sicari di un sindacato criminale ed è costretto a fuggire. Trentacinque anni dopo torna,  attirato dal misterioso invito di un certo senatore Bailey. Nel tentativo di scoprire di più circa questo mistero, Noodles ripercorre la sua vita, i suoi ricordi, dalla sua infanzia nel ghetto ebraico, fino alla scalata sua e dei suoi amici nel crimine organizzato.

Ingresso € 8; € 7 con Cinetessera

 

Informazioni al pubblico: Spazio Oberdan, Viale Vittorio Veneto 2, Milano; sito web   http://oberdan.cinetecamilano.it; Biglietteria: 02 7740 6316

Prima di introdurvi quella che sará un’iniziativa esclusiva, ideata dalla Fondazione Cineteca Italiana in collaborazione con il Comune di Milano in occasione della giornata dedicata alla donna e che ne fará da protagonista una straordinaria, noi di Nerospinto invitiamo i nostri lettori a soffermarsi sulle ragioni di quella che comunemente viene definita come festa ma che in realtà è un’importantissima ricorrenza internazionale.

Mettiamo da parte leggende, mimose, auguri e regali e andiamo a ritroso nel tempo fino ai primi del Novecento. In quest’epoca, nei paesi in via di sviluppo industriale, le donne che iniziavano a lavorare al di fuori dell’ambito casalingo, subivano quella che è stata una vera e propria segregazione sessuale sul lavoro che consisteva in misere condizioni lavorative e del salario. Grazie ai sindacati che stavano ottenendo sempre piú voce in capitolo, si diede il via a delle grandi dispute industriali che coinvolsero anche le sezioni di lavoratrici non sindacalizzate e che  gettarono le basi di una rivolta tutta al femminile. Innanzitutto si diede importanza alla spinta contro le restrizioni politiche: in tutta Europa, Gran Bretagna, America e, in misura minore Australia, le donne di tutti gli strati sociali iniziarono una campagna per il diritto di voto che portó le donne del Partito Socialista d’America ad istituire nell'ultima Domenica di febbraio del 1908, la prima Giornata della donna che coincideva con le massicce manifestazioni per la rivendicazione del voto e dei diritti politici ed economici femminili. Poi le agitazioni continuarono e nel settembre del 1909  sfociarono in un breve sciopero a New York City organizzato dall'Unione internazionale femminile ' Garment Workers' seguito, il 22 novembre, da quello generale soprannominato la Rivolta dei ventimila, durato 13 settimane e che portó ad un contratto più equo per 15.000 lavoratori.

In Europa, i problemi delle donne erano una delle priorità dell’epoca e nel 1910, a Copenaghen , si tenne la prima Conferenza Internazionale delle donne lavoratrici con la rappresentanza di 17 paesi, tra cui i leader sindacali e i parlamentari finlandesi. Clara Zetkin, capo dell'ufficio delle donne per il Partito social democratico della Germania, ispirata da ció che stava succedendo negli Stati Uniti,  avanzò nella Conferenza delle donne socialiste, la proposta di concentrare in un unico particolare giorno la voce delle donne di tutto il mondo, per diffondere in maniera unanime le loro richieste. La conferenza di oltre 100 donne provenienti da 17 paesi in rappresentanza di sindacati, partiti socialisti e donne lavoratrici, accolsero con entusiasmo il suggerimento della Zetkin e la Giornata internazionale della donna ne è stato piú tardi il risultato.

Negli Stati Uniti la caduta dei consensi al socialismo nel 1913, pose fine alla ricorrenza riconoscendola nuovamente come Giornata internazionale della donna solo nel 1975, al contrario dei paesi europei dove la sua popolarità era in forte crescita. In Russia, durante la prima guerra mondiale quando più di due milioni di soldati russi erano morti in guerra, le donne organizzarono una massiva giornata di protesta ossia lo sciopero "pane e pace" tenuto l'ultima Domenica di febbraio 1917 dell’allora vigente calendario giuliano che corrisponde all'8 marzo di quello gregoriano. L’avvenimento diede il via alla rivoluzione di febbraio, quando lo zar Nicola II  fu costretto ad abdicare. A seguito della successiva Rivoluzione d'Ottobre e l'ascesa dei bolscevichi al potere, Il 14 giugno 1921 in occasione della Seconda Conferenza Internazionale delle donne comuniste che si tenne a Mosca,  Lenin dichiarò l’8 marzo come festa nazionale sovietica, commemorando in questo modo il sacrificio delle donne nella creazione e la difesa dello Stato sovietico, giorno che nel 1965 è stato fissato come non lavorativo e lo è tutt’ora.  In Italia le prime celebrazioni si tennero nel 1922 su iniziativa del Partito Comunista d'Italia, ma furono ufficializzate solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1946, ad opera dell'UDI, Unione Donne d'Italia che scelse la mimosa, che fiorisce i primi di marzo, come simbolo del giorno.

Tutto questo per sottolineare l’importanza dell’8 marzo in memoria di tutti gli avvenimenti che hanno caratterizzato la lotta per i diritti civili delle donne e come occasione di riflessione sui traguardi raggiunti e quelli ancora da raggiungere in materia di uguaglianza ed emancipazione. Per commemorare al meglio questa giornata e tutti gli avvenimenti storici che l’hanno resa possibile, Nerospinto consiglia l’iniziativa “Milano per Mariangela Melato, il cinema, il teatro e la musica”, che si terrá dal 7 al 10 marzo presso il MIC, Museo Interattivo del Cinema. La rassegna, composta da undici titoli, alcuni rarissimi, è dedicata a Mariangela Melato, una donna eccezionale del cinema italiano, figura femminile dalla grandissima personalità, scomparsa recentemente. Maurizio Nichetti, ospite d’eccezione, dará il via alla kermesse. Durante questi giorni potrete inoltre approfittare delle aperture serali straordinarie del Museo Interattivo del Cinema e a conclusione potrete assistere al concerto “Cinema in note al femminile”, con un originale programma di brani rielaborati per pianoforte a quattro mani, tratti dalle più famose colonne sonore della storia del Cinema composte esclusivamente da donne.

Buona giornata internazionale della donna a tutte!

PROGRAMMA:

GIOVEDì 7 MARZO H 21 DOMANI SI BALLA Interviene Maurizio Nichetti

VENERDì 8 MARZO H 15 IL GATTO di Luigi Comencini H 17 SEGRETI SEGRETI di Giuseppe Bertolucci H 19 MIMì METALLURGICO di Lina Wertmuller H 21 LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO di Elio Petri

SABATO 9 MARZO H 15 BASTA GUARDARLA di Luigi Salce H 17 OGGETTI SMARRITI di Giuseppe Bertolucci H 19 DIMENTICARE VENEZIA di Franco Brusati H 21 CARO MICHELE di Mario Monicelli

DOMENICA 10 MARZO H 15.30 LA POLIZIOTTA di Steno H 17.30 FILM D’ AMORE E ANARCHIA di Lina Wertmuller H 21.00 Milano per Mariangela Melato concerto al pianoforte a quattro mani di Federica e Francesca Badalini. Antologie di colonne sonore per il cinema composte da grandi musiciste contemporanee.

MIC ‘’Museo Interattivo del Cinema’’                                                                   

viale Fulvio Testi 121

Ingresso intero  5 euro , ridotto 3 euro. Presentando alla cassa un biglietto ATM ingresso ridotto per tutte le proiezioni.

 

Leggere nell’anima di un Paese e dei personaggi che lo rappresentano nella continua ricerca della bellezza visiva: amore per la forma e per il suo contenuto,  questa la chiave estetica del cinema di Matteo Garrone, regista romano classe 1968, immerso nel valore dell’immagine sin dalla nascita - il padre Nico è critico teatrale, la mamma Donatella fotografa e figlia dell’attore Adriano Rimoldi – lanciato verso la regia dalla formazione pittorica. Il film diventa per il giovane Matteo un’occasione per sperimentare tutta la potenza figurativa del colore, della luce, dell’inquadratura come affaccio sul mondo. Le prime prove – “Terra di mezzo”, “Il caricatore”, “Estate romana” – sono frutto di questa ricerca che non si traduce però in astrazione, scegliendo di raccontare la realtà dal basso, quasi con approccio documentaristico, affondando lo sguardo nello scenario sociale contemporaneo, fino alle prime prove  attenzionate dalla critica italiana, “L’imbalsamatore” e “Primo amore” - ispirati ad episodi di cronaca - preludi all’affresco criminale di  “Gomorra”, che con la vittoria a Cannes nel 2008 consacra il talento registico di Garrone sulla scena internazionale. Attori non professionisti, insieme ad interpreti impegnati in teatro e cinema di qualità – su tutti Toni Servillo e Gianfelice Imparato – diventano luce e ombra plasmati dall’occhio della macchina da presa che racconta volti, corpi, ma soprattutto luoghi e atmosfere con un virtuosismo mai fine a se stesso, sempre complice della narrazione, indagatore al punto da accompagnare il pubblico dentro l’immagine, quella di un’Italia made in camorra e poi dell’ossessione mediatica in “Reality”, arrivato quattro anni dopo “Gomorra”. Non è più un sistema criminale a condannare le dolenti figure disegnate dal regista - con la collaborazione dello storico sceneggiatore Massimo Gaudioso – ma la finta verità del sogno televisivo, svenduto al centro commerciale in cambio della ragione. Resterà prigioniero di quel sogno senza più svegliarsi, intrappolato nel mondo deformato della celebrità, l’aspirante concorrente Luciano – denudato da Garrone nella sua fragilità senza bisogno di troppe parole grazie anche all’intensità dell’interprete Aniello Arena, ergastolano con una lunga esperienza di teatro al carcere di Volterra – mentre la vita continua a scorrere intorno a lui, piena di oggetti che riempiono con eccesso e ostentazione i vuoti di senso di una povera Italia vestita di illusioni. A noi di “Nerospinto” Matteo Garrone piace per il talento registico prestato al racconto dell’attualità con una ricerca di stile che vuole sempre raccontare un pezzo di vita, ci piace perché è una speranza per il cinema italiano di qualità.

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