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La notte degli Oscar 2017, la più attesa da attori, registi e sognatori è ormai arrivata e andrà in onda su Sky e al Metropolis 2.0 di Paderno Dugnano.

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La La Land il film con Emma Stone e Ryan Gosling protagonisti ha conquistato sette premi ai Golden Globe Awards 2017.

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Martedì, 13 Ottobre 2015 13:20

"Il Fantastico Mondo dei Peanuts" a Milano

WOW Spazio Fumetto di Milano presenta, dal 17 ottobre al 10 gennaio 2016, una mostra senza precedenti, dedicata a tutti gli amanti del cagnolino bianco e nero più famoso di sempre e a tutti i suoi compagni di avventura.

Di chi stiamo parlano? Dell’insuperabile Snoopy, naturalmente, ma anche di Charlie Brown, impacciato come sempre, Lucy, Linus, Piperita Patty e Schroeder.

La mostra è stata pensata proprio per celebrare il 65° anniversario per Peanuts, il fortunato fumetto giornaliero scritto e illustrato dall’americano Charles Schulz nel 1950. L’idea era quella di creare delle vere e proprie “noccioline” - da qui l’idea del nome “peanuts”- intese come “piccolezze” o “cose da poco”, criticando pungentemente la società circostante ed esprimendo pareri e opinioni senza esplicitarli direttamente, rendendoli tuttavia evidenti, così da far aprire gli occhi dei lettori, strappandogli, magari, anche un sorriso.

La serie è stata pubblicata negli Stati Uniti fino al 2000, anno della morte dello scrittore, e in Italia la striscia quotidiana è stata edita dal mensile Linus e dalla testata online Il Post.

Lo Spazio Fumetto, in collaborazione con Bic Licensing, ha quindi deciso di dedicare a questo artista un’esposizione di 3 mesi, patrocinata dal Charles M. Schulz Museum di Santa Rosa (California), in attesa del lungometraggio animato, “Snoopy & Friends – Il film dei Peanuts”, che sarà nelle sale italiane dal prossimo 5 novembre.

All’interno dell’evento non mancheranno, inoltre, incontri, eventi e laboratori di disegno dedicati alle scuole e adatti a grandi e piccini. I visitatori verranno a contatto con tutti i più grandi segreti dei Peanuts e potranno anche rivedere le puntate della serie animata, scattarsi fotografie con i personaggi preferiti e scoprire il nuovo videogioco “La grande avventura di Snoopy”.

Un’occasione imperdibile quindi per conoscere questo fantastico mondo, e, perché no, per far appassionare a questo intelligentissimo fumetto anche i vostri figli e nipoti, che, divertendosi, potranno iniziare a osservare il mondo attraverso gli occhi del simpatico Snoopy.

La mostra, intitolata “Il Fantastico Mondo dei Peanuts”, sarà organizzata in base a un doppio percorso, cronologico e tematico, e presenterà oltre 500 strisce del suddetto fumetto, tra le quali saranno presenti anche alcune delle originali disegnate da Schultz.

E, per i più curiosi, sarà possibile scoprire cosa è contenuto all’interno della mitica cuccia rossa di Snoopy, nella zona a lui dedicata e non mancherà, inoltre, un terzo percorso dedicato alla figura e alla vita di Charles Schulz: sono infatti moltissimi gli elementi tratti dal proprio vissuto che l’autore ha inserito nelle sue strisce.

 

Il Fantastico Mondo dei Peanuts Dal 17 ottobre al 10 gennaio 2016 WOW Spazio Fumetto, Viale Campania, 12, Milano.

INFO BIGLIETTI E ORARI:

Orari di apertura: da martedì a venerdì, ore 15.00-19.00; sabato e domenica, ore 15.00-20.00. Biglietti: intero 5,00 euro; ridotto 3,00 euro; convenzionato 4,00 euro

Maggiori informazioni su MueseoWOW

Adele Di Giovanni

Pubblicato in Cultura
Giovedì, 30 Luglio 2015 12:01

Nan Goldin in mostra a Torino

La Galleria Guido Costa Projects di Torino ospiterà fino al 31 ottobre 2015 un’incredibile retrospettiva dedicata al lavoro di Nan Goldin, una delle più grandi fotografe donne universalmente note.

L’identità di una persona è qualcosa di strettamente connesso alla sua vita personale, alle esperienze che hanno segnato la sua storia, ai drammi subiti e al modo che ognuno di noi trova di sopravvivere al mondo e Nan Golgin è una che di storie da raccontare ne ha parecchie.

Artista statunitense, fotografa contemporanea per la precisione, nasce nel 1953 e passa la sua adolescenza a Boston, dove si forma alla School of The Museum of Fine Arts. Fin da subito capisce che non esiste alcuna distinzione tra vita e arte, poiché l’una diventa necessaria per la completa realizzazione dell’altra.

La sua fotografia nasce quindi come un vero e proprio diario quotidiano in pubblico e questa tipologia di rappresentazione del mondo l’accompagnerà tutta la vita. Verso la fine degli anni ’70, al Mudd Club diNew York, la Goldin inizia a esporre le sue opere, accompagnate da una colonna sonora punk, Ballad of Sexual Dependency, e la sua arte inizia sempre più a definire i contorni di quella figura che diverrà poi una delle icone delle fotografia contemporanea.

Considerata una dei Five of Boston, il suo stile è paragonabile a quello di Terry Richardson o Wolfang Tillmans e riesce a far emergere il lato più nascosto e trasgressivo della città di New York. Sceglie di esporre se stessa tanto quanto i suoi amici come parte di un ricordo vivo e tangibile, come si evince nel celebre “Autoritratto un mese dopo essere stata picchiata”, che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni.

Gli anni ’80, si sa, negli Stati Uniti sono stati un periodo scottante, sia per quanto riguarda le contestazioni giovanili, che segnarono a pieno la “generazione difficile” dell’artista, ma anche per la diffusione inarrestabile dell’AIDS che portò Nan Goldin a realizzare il profondo potere della fotografia, legato alla capacità di mostrare il cambiamento delle persone, ma anche al doloroso ricordo di tutti coloro che aveva perso. Tuttavia, questo non le impedisce di organizzare nel 1989 la prima grande mostra fotografica sull’AIDS del mondo.

La storia di una donna che ha saputo fare della sua vita una vera e propria arte, che ha vinto la scommessa con la discriminazione di genere, facendo volare il suo nome sulle vette più alte della fotografia mondiale.

La mostra di Torino raccoglie moltissime delle sue opere, partendo dai primi anni della sua vita artistica, fino ad arrivare alle foto scattate nel corso degli ultimi 30 anni. Molte immagini sono inedite e la scelta dei soggetti è strettamente legata al suo modo di vivere.

“Le sue immagini sono lo specchio di se stessa e del mondo in cui ha vissuto”, afferma la giornalista americana Lily Tillman, uno sguardo interiore che ha dato vita a un vero e proprio genere artistico, diventato un’icona per tutti gli amanti della fotografia, ma anche soltanto per chi abbia voglia di osservare il mondo con gli occhi di una persona diversa da sé.

nan goldin / nan goldin

2 luglio 2015 – 24 ottobre 2015 la galleria resterà chiusa dall’1 al 31 agosto

Guido Costa Projects – Via Mazzini 24, Torino

Orari di apertura: dal lunedì al sabato, dalle 15.00 alle 19.00

Per info: http://www.guidocostaprojects.com/

Adele Di Giovanni

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Pubblicato in Cultura
Lunedì, 06 Luglio 2015 12:33

Scatti vintage di Sebastien Lifshitz

In questi giorni su tutti i social networks non fa che girare l’hashtag #lovewins, in onore del passo storico degli Stati Uniti in merito alle unioni omosessuali, legalmente riconosciute in tutto il paese a stelle e strisce dallo scorso 26 giugno 2015, facendo così diventare gli USA il 21esimo paese al mondo che riconosce ufficialmente il matrimonio egualitario tra persone dello stesso sesso.

Una giornata storica, che segna l‘inizio di una possibile rivoluzione nel mondo intero, simbolo di uguaglianza e libertà di scegliere di amare chi si vuole. Tutto il popolo del web ha deciso di omaggiare questa decisione d’oltre oceano modificando la propria foto del profilo con i colori dell’arcobaleno, gli stessi della bandiera della pace che è simbolo del movimento di liberazione omosessuale.

L’amore tra persone dello stesso sesso, tuttavia, esiste da sempre, fin dai tempi dell’antica Grecia, dove addirittura non era nemmeno considerato uno scandalo, anzi era al pari dell’eterosessualità. Si trattava di una vera e propria ricerca del bello, quindi era del tutto indifferente se l’oggetto dell’amore di qualcuno fosse un uomo o una donna.

Si potrebbe pensare che in seguito qualcosa sia andato storto, eppure non è proprio così. Il fotografo francese Sebastien Lifshitz, infatti, ha realizzato un progetto originale e dal sapore del tutto delicato. Si tratta di una raccolta di foto, recuperate nei suoi viaggi non senza difficoltà nei vari mercatini delle pulci, che ritraggono la vita intima di coppie omosessuali negli anni ’50, periodo in cui questo argomento era senza dubbio un tabù.

Scatti unici, preziosi e rari che mostrano come in realtà, anche se “di nascosto”, l’amore è amore, in qualsiasi forma esso si presenti. Donne vestite da uomini, uomini ballerini vestiti da donne, che importa? Quel che salta subito all’occhio è lo sguardo sereno e felice di queste persone, che adesso, negli Stati Uniti, sarebbero state libere di esprimere a pieno questo loro sentimento, senza fare del male a nessuno, semplicemente godendosi una vita serena con la persona che hanno scelto.

“Il rischio era comunque alto anche soltanto facendo sviluppare il rullino, ma questo non ha fermato le coppie e la loro voglia di amarsi”, come afferma lo stesso Sebastien Lifshitz, che nel 2013 ha anche vinto il premio Cesar con il film “Invisibili”, presentato anche tra le proiezioni speciali del 65esimo festival di Cannes.

È ovvio che ognuno è libero di esprimere il proprio parere ed è libero di avere una propria opinione, ma nessuno ha il diritto di imporre a qualcun altro un proprio modo di essere, facendolo passare come unico e universale e anche quando questo è stato fatto, in passato, i risultati sono comunque stati a favore della libertà dell’individuo, come dimostrano queste foto.

“Un inno alla libertà, dove l’amore e la felicità sono presenti senza ferite”, dichiara l’artista e a vederle, immediatamente, si capisce il perché di queste parole. Queste foto hanno ispirato il documentario citato prima, poiché il regista, dopo averle osservate, si è appassionato alle storie dei protagonisti, decidendo così di girarvi un documentario a riguardo. Adesso la decisione di pubblicarle, per rendere partecipi tutti di questa realtà triste, tinta di colori cupi e nascosti, ma con stralci di serenità e passione, rappresentativa di tutti coloro che hanno trovato un posto nel mondo, a prescindere da quello che gli altri pensano.

 

Adele Di Giovanni

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Pubblicato in Cultura

In concomitanza con l’uscita del nuovo album The Pale Emperor, il “reverendo” Marilyn Manson annuncia e conferma il tour europeo che lo porterà anche in Italia per un’unica data programmata il 17 giugno prossimo all’Alcatraz di Milano.

Un’occasione da non perdere, per rivedere dal vivo uno dei personaggi più controversi della scena rock americana. The Pale Emperor abbandona l'industrial rock tipico della band in favore di suoni più blues rock. L'album è dedicato alla madre di Manson, deceduta durante la composizione dell'album dopo una battaglia durata otto anni contro la demenza e la malattia di Alzheimer.

Marilyn Manson deve il suo nome d'arte a due icone culturali americane degli anni sessanta - il nome dell'attrice Marilyn Monroe con il cognome del serial killer Charles Manson, attualmente incarcerato, al fine di sottolineare la bizzarra dicotomia della società americana come una critica e contemporaneamente elogiativa stima nei confronti degli Stati Uniti e della loro cultura. I suoi comportamenti controversi e le polemiche dovute ai suoi testi lo hanno portato ad avere grande impatto sul pubblico.

Marylin Manson Alcatraz Milano Via Valtellina 25, 20159 – MI

Prezzo prevendita: 41.40€ Apertura dei cancelli ore 19 Inizio concerto ore 20

Per info: http://www.alcatrazmilano.it/

 

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Dall’Europa, agli Stati Uniti, e dall’America Latina all’Asia: la prima edizione del concorso indetto dall’associazione Artes di Prato per capire lo stato attuale della musica è stato un vero successo. Come sta la musica oggi, chi la rappresenta, come scrivono e cosa scrivono i compositori contemporanei? Ce lo dice Florence string quartet call for score e i giovani compositori che vi hanno partecipato con le loro partiture e il loro entusiasmo.

“L’idea del concorso – spiega il presidente dell’associazione Artes Italia, Andrea Vitello – parte proprio dall’esigenza di voler testare come sta la musica di oggi e naturalmente conoscere i nuovi compositori. L’associazione Artes nasce appunto con questo scopo, ovvero come centro di produzione e di diffusione della musica e dato che nel nostro progetto ci crediamo molto indire un concorso come Call for score ci è sembrato il modo migliore per conoscere e individuare gli artisti e le composizioni migliori”. E la risposta dei giovani compositori è stata la più lusinghiera possibile.

Hanno partecipato al concorso ben centododici artisti provenienti da quasi tutti i Continenti con lavori diversi e di grande interesse.

“Considerando che è la prima edizione – aggiunge Andrea Vitello – non possiamo che ritenerci molto soddisfatti, anche perché il tutto è frutto esclusivamente dell’impegno e del lavoro della nostra associazione, senza finanziamenti di nessun genere e con l’esclusivo patrocinio del Comune di Firenze dato all’iniziativa stessa”.

E proprio nel capoluogo toscano, nella splendida cornice del Palagio di Parte Guelfa, il prossimo 8 settembre ci sarà la premiazione dei vincitori del concorso con un concerto dedicato esclusivamente a loro e alle partiture.

Intanto i componimenti arrivati al Florence string quartet call for score sono al vaglio attento e competente della giuria del concorso composta dal maestro Andrea Portera, che ne è presidente e dai maestri Gian Paolo Luppi, Luca Ceretta, Jin-Tak Moon e Jean Paul Carradori.

“In realtà – conclude il maestro Vitello – stiamo pensando di far esibire anche i musicisti e le composizioni arrivate finaliste, così come si fa di solito nei concorsi in generale, e quindi lasciare il palcoscenico e la possibilità di farsi conoscere anche agli artisti arrivati al quarto e quinto posto perché l’evento dell’8 settembre non sia solo una premiazione ma una vera festa”.

Una festa a cui tutti sono invitati a partecipare per ascoltare della buona musica e per scoprire chi sono i nuovi talenti del panorama internazionale.

 

Altre info sull’associazione e le diverse iniziative di Artes su: www.artesitalia.it

 

Pubblicato in Musica
Lunedì, 29 Luglio 2013 15:30

Devious Maids e le dipendenze estive

Caldo afoso.

Nottate infinite post serate all'aperto con caldazza infernale e zanzare assassine.

Ricerca spasmodica del lato fresco del cuscino che, nonostante ci provi con tutte le sue forze, fresco non lo diventerà mai.

Sviluppo dipendenze.

Sorvolerò sulle dipendenze di natura alimentare/alcolica/emotiva-in-senso-stretto.

Mi soffermerò sulle dipendenze di natura televisiva.

Serie tv, come se piovesse.

Che in realtà non piove.

E quando non riesco a dormire, loro, mi vengono sempre in soccorso.

La mia nuova dipendenza si chiama : Devious Maids.

Figlia della mamma di tutte le serie tv genere drama-comedy Desperate Housewives.

Figlia di sangue. Creata da Marc Cherry. Prodotta da Eva Longoria.

Mica figlia per dire.

Una persona mi suggerisce di vederla.

Ci provo. Orfana di Grey's Anatomy ( sì, lo so, passata l'adolescenza le vicende dei dottori andrebbero abbandonate, ma tant'é) e di tutte le altre serie tv in vacanza, dovrò pur trovare un po' di svago.

Cinque cameriere (o collaboratrici domestiche se vogliamo restare politically correct) latino-americane. Lavorano presso dimore sfavillanti di sfavillanti quanto ambigue famiglie ricchissime della Beverly Hills che conta.

Uscito negli Stati Uniti lo scorso 23 giugno su Lifetime, Devious Maids è ufficialmente la serie tv delle mie notti estive.

Amori possibili e impossibili,  sotterfugi (parola da soap opera, perdonatemi), classi sociali a confronto (no, tranquilli, niente politica d'estate) e, a condire il tutto, un omicidio misterioso, ça va sans dire.

Mi sono messa d'impegno per scrivere una recensione costruttiva.

L'ho cancellata, due volte.

Perchè la verità è che non ho nessuna intenzione di scrivere una recensione costruttiva sul perchè Devious Maids vada visto o sul perchè, invece, vada evitato.

Potrei raccontarvi di quanto gli argomenti sopra citati siano triti e ritriti ma lo sguardo con cui vengono mescolati e messi in scena è interessante.

O potrei raccontarvi di quanto poco me ne freghi di come vivono i ricconi senza integrità e le loro relative e sottopagate domestiche ma di quanto guardando quelle case mi chiedo come mai io non mi sia ancora trasferita in California.

Potrei raccontarvi di quanto le protagoniste siano una più bella dell'altra ( cosa che indispettisce alquanto se si pensa alla propria tarchiatissima donna delle pulizie) e di quanto la loro bellezza, in realtà, non impedisca di empatizzare con i loro problemi.

O potrei raccontarvi di quanto diventi sempre più bello Grant Show (ve lo ricordate Jake di Melrose Place? Lui.) che è come il vino, con gli anni migliora, e di quanto odiosa sia sua moglie nella finzione.

La realtà è che delle dipendenze non sai mai veramente dire cosa ti piaccia.

Ti piace e basta.

E ne hai bisogno e basta.

Anche se non è una gran novità.

Anche se vedere gente molto più bella di te è un affronto continuo all'autostima.

Anche se,come Desperate Housewives, nessuno mai.

Anche se forse sarebbe meglio provare seriamente a dormire, per evitare la faccia da panda al mattino.

Anche se.

Dipendenza estiva.

Probabilmente quando il fresco arriverà io sarò già guarita.

E Devious Maids soltanto un lontano ricordo.

Probabilmente.

 

Nerospinto vi invita ad intraprendere un viaggio fatto di atmosfere gotico-romantiche, domenica 16 giugno presso Parco Tittoni a Desio.

Ad esibirsi vi sarà infatti The Spleen Orchestra, che porterà in scena il Tim Burton Show, uno spettacolo unico nel suo genere, che unisce musica, teatro, rendendo omaggio alla fantasia visionaria del grande regista americano.

La Spleen Orchestra nasce nel dicembre 2009, quando il pianista compositore (e vero appassionato di Burton) Silvano Spleen organizza una serata in onore del cineasta in un locale della Brianza.

La vicinanza tra le atmosfere burtoniane, rese in musica dal compositore Danny Elfman e il percorso artistico personale di Silvano Spleen , spingono quest’ultimo a reclutare personaggi originali e creativi, tra cui artisti, poeti  e musicisti.

Nasce cosi la Spleen Orchestra, composta da 8 elementi, che ripropone in chiave indie la ricchezza visiva ed emozionale dei film burtoniani, grazie anche ad un imponente allestimento scenico, trucchi, costumi e scenografie createad hoc.

Dopo il successo ottenuto in location prestigiose tra cui Hiroshima Mon Amour ed Estragon, festival , teatri, live show, come quello organizzato a Venezia in occasione del Carnevale 2012, il Tim Burton Show è pronto a stupire il pubblico di Milano e dintorni.

 

THE SPLEEN ORCHESTRA - Tim Burton Show

L'unica orchestra che omaggia il regno incantato di Tim Burton

In una location magica

Ingresso: 5€

Munirsi di tessera ARCI

In caso di pioggia, lo spettacolo si terrà presso l’ARCI Tambourine di Seregno

 

Parco Tittoni Traversi

Via Lampugnani, 62

Desio (MB)

 

Per maggiori informazioni:

http://www.parcotittoni.it/

http://www.thespleenorchestra.it/index.html

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Sin dal 1955, la World Press Foundation di Amsterdam, composta da una giuria di esperti (tra i nomi più importanti della fotografia internazionale), si riunisce per assegnare il World Press Photo alle immagini più forti e significative che hanno testimoniato eventi importanti sui giornali di tutti il mondo, scelte tra le opere provenienti da agenzie, fotogiornalisti e testate.

Gli scatti scelti vengono pubblicati in un catalogo ed esposti in musei e gallerie in 100 città di 45 Paesi diversi con un unico obbligo: non devono essere censurati.

 

Milano accoglie la collezione, in una delle 3 tappe italiane (sarà poi a Roma e Lucca), presso la Galleria Carla Sozzani di via Como 10 fino al 2 giugno.

 

Il premio Foto dell'anno 2012 è stato assegnato al fotografo svedese Paul Hansen. La vincitrice è stata scattata per il giornale svedese Dagens Nyheter e racconta il funerale di due bambini palestinesi uccisi in un attacco missilistico israeliano.

Nell'immagine, un gruppo di uomini trasporta i due corpi in un vicolo di Gaza. Le vittime, fratello e sorella, sono avvolti in un telo bianco e si vedono soltanto i volti. La forza della foto, spiega Mayu Mohanna, membro peruviano della giuria, sta nel contrasto fra la rabbia e il dolore degli adulti e l'innocenza dei bambini.

 

Nelle altre sezioni, sono stati premiati 54 fotografi di 32 nazionalità diverse. All'italiano Fausto Podavini è stato consegnato il premio Daily Life, per le immagini della vita della signora Mirella, per sei anni vicino al marito malato di Alzheimer.

Altri connazionali sono Paolo Pellegrin, che mostra la vita di Rochester, negli Stati Uniti, quartiere ad alto tasso di criminalità, e Fabio Bucciarelli che documenta la preparazione al lancio di un missile anticarro in uno scontro ad Aleppo, Siria.

Un evento toccante e di respiro internazionale da non perdere.

 

Info per orari e costi:

Martedì, venerdì, sabato e domenica: dalle 10.30 alle 19.30

Mercoledì e giovedì: dalle ore 10.30 alle 21.00

Lunedì: dalle 15.30 alle 19.30

 

Ingresso libero

 

Tel. 02.653531 – Fax 02.29004080

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.galleriacarlasozzani.org

 

 

Galleria Carla Sozzani

Corso Como, 10

Milano

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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