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Keshi Mar debutta al Fuorisalone con un aperitivo party presso il Bistrot Belle Donne, primo “Tuscan bistro” milanese.

Anno nuovo e novità anche per la serie evento dedicata ai serial killer e ai loro seguaci.

La seconda stagione di The Following è tornata sugli schermi questa volta su Fox Crime, ogni martedì alle 21.15…e non è la sola novità che attende gli spettatori.

I creatori, infatti, hanno deciso di rivoluzionare quasi l’intero cast sfidando alleanze e rapporti personali e dimostrando che il pericolo e la suspense si possono sempre creare anche smontando la sceneggiatura e il cast.

Punto fermo e geocentrico della seconda serie resta solo il rapporto tra Hardy e il suo alter ego, il cattivo, affascinante e imprevedibile Carroll. Nell’intenzione dei creatori della serie gli spettatori devono sempre avere presente che alla fine ne resterà uno solo e chi dei due trionferà sull’altro è il senso ultimo dell’intera storia.

Intanto con un colpo di spugna da maestro il regista e gli sceneggiatori hanno fatto morire la dolce Claire e fatto sparire dalla storia il figlioletto di lei e di Carroll che tanta parte invece aveva avuto nella prima serie. Morta e sepolta anche la compagna detective di Ryan e buona parte dei follower protagonisti accanto al killer delle azioni più criminose e cruente della prima stagione.

I nuovi arrivati pertanto sono molti e tutti pronti a diventare presto famosi e indispensabili per i loro ruoli e per l’importanza che avranno nello svolgimento della storia.

Tra questi di grande impatto è il ruolo dei gemelli killer Luke e Mark, interpretati da Sam Underwood e Zach Hamilton, strenui seguaci di Carroll e spietati assassini e terroristi.

La vera novità della seconda stagione, però, sono due donne che con le loro storie e con i loro rapporti intricati accentreranno buona parte della trama di The Following 2.

Lily Gray, interpretata da Connie Nielsen, e Mandy, interpretata da Tiffany Boone. La prima è l'unica superstite al massacro della metropolitana di New York, e forse, con lo sviluppo della storia e dei rapporti interpersonali la nuova compagna dell’agente Hardy, mentre Mandy è la figlia della groupie di Carroll che ovviamente resta affascinata dalla grande personalità del killer e che diventerà parte fondamentale per i suoi piani e progetti criminali futuri.

Ed Emma? La dolce, amorevole e spietata assassina, innamorata fedele di Joe Carroll nella prima serie che fine ha fatto? Se molti degli spettatori pensavano che il professore killer l’avrebbe eliminata per fare spazio ad altri adepti si sono sbagliati. La dolce Emma è sempre l’alleato più prezioso di Carroll, la fedele assassina a cui fare riferimento nelle occasioni più difficili.

La donna che meglio di tutti gli altri sa creare pathos e paura anche in questa seconda serie.

 

 

 

All’inizio fu Thomas Harris con i suoi romanzi sulla figura del celebre serial killer cannibale a inquietare e affascinare i cultori dei thriller-horror, poi arrivò Jonathan Demme con il suo premiatissimo film e ora, con un processo a ritroso che sembra premiare ogni prequel che si rispetti, arriva la serie televisiva che non ha mancato di suscitare entusiasmi e polemiche negli Usa.

 

Il prequel è stato ideato e realizzato da Bryan Fuller, un vero esperto nella creazione delle serie televisive e nuovo talento dei network più quotati.

L’autore e regista, con il consenso e l’approvazione dei vertici della Nbc, ha dato vita a un thriller psicologico tanto originale quanto curato, perché pur trattandosi di una storia conosciuta e di un personaggio, quello di Hannibal, ormai famoso in tutto il mondo, la sceneggiatura è originale e accattivante.

I personaggi della serie sono presentati allo spettatore in maniera accennata e ognuno di loro con un percorso proprio e ben delimitato. E così capita che i due protagonisti, Will Graham e lo stesso Hannibal Lecter, a stento si capiscano e possano interagire. Accanto a loro tanti altri personaggi, come il direttore dell’unità di scienze comportamentali Jack Crawford, interpretato da Laurence Fishburne, e l’assistente di psichiatria all’Università.

 

Tutto, però, parte dal protagonista che ha il dono di riuscire ad entrare nella mente dei criminali quando si trova sulla scena del crimine, percependone le sensazioni e capendo le loro ragioni. Un’empatia che, però, lo sta logorando, al punto da avere dei dubbi sulla propria sanità mentale.

Così entra in scena Lecter e tra i due protagonisti strana amicizia dove il primo cerca nel secondo aiuto per non impazzire, mentre il secondo vede nel primo non solo un’opportunità a livello lavorativo, ma anche la possibilità di sapere le informazioni che ha la polizia che potrebbero portare a lui. I tredici episodi che verranno trasmessi in Italia sulla rete Mediaset e in chiaro non mancheranno di mettere lo spettatore di fronte a una girandola di avvenimenti e di situazioni dove la tensione sarà affidata all’incapacità degli agenti del FBI di capire chi è davvero lo psichiatra abile e serafico che hanno davanti e le scene di assoluta e grandissima crudeltà.

 

Nel prequel di Hannibal niente è infatti lasciato all’immaginazione. Il sangue scorre e si vede, così come tutte le forme e tutti gli strumenti di tortura usati dal killer e dai suoi emuli sulle inconsapevoli e innocenti vittime.

Due caratteristiche ancora distinguono la serie ideata da Fuller da tante altre in programmazione: l’attenzione ai dettagli con scene abilmente ricostruite nel tempo in cui è ambientata la storia e con una fotografia da veri professionisti, come quella che si vede nei film dei Coen; e la tempistica degli accadimenti, ovvero il tempo filmico.

Non ci sono scene di azione vera e propria, non c’è fretta nelle azioni e nei gesti dei protagonisti o dei personaggi secondari. Fuller dà ai propri spettatori la possibilità di prendersi tutto il tempo necessario per assoporare e gustarsi la storia. È questo il successo della serie di Hannibal, il tempo che si dilata all’infinito e che gira tutto intorno al protagonista Lecter, spietato killer cannibale , il cui segreto è noto al pubblico, e a questi solamente, e non agli altri personaggi.

La tensione e la suspence alla fine non sono solo questo?

 

Ultimi due episodi della prima serie di The Following, il prodotto televisivo americano più originale degli ultimi anni.

Il successo poggia su vari fattori che vanno dalla credibilità e bravura dei protagonisti, Bacon e Purefoy, alla singolarità del soggetto, alla costruzione delle puntate che rendono la serie un poliziesco senza esserlo realmente.

 

Gli ultimi due episodi hanno basato quasi tutto sulla resa dei conti tra il serial killer Carroll e l’agente dell’FBI Hardy. Uno speculare all’altro, entrambi innamorati della stessa donna, tutti e due alla fine dei perdenti.

Gli spettatori così apprendono che l’antagonismo tra i due protagonisti della serie è stato creato ad arte dagli sceneggiatori, è finalizzato solo allo spiegamento degli eventi, all’azione cinematografica.

Carroll e Hardy in realtà non possono essere nemici veramente, né combattersi fino in fondo perché sono troppo simili e perché le loro vite, che si chiamano destini, hanno già scelto per loro nel momento stesso in cui si incontrano.

E così il serial killer si sgola con minacce e violenze per far confessare a Hardy e alla sua ex moglie Claire quando è stato il momento in cui i due si sono innamorati, e lo hanno colpito alle spalle; quando la bella moglie ha scoperto che lui era il serial killer più violento e ricercato d’America.

Claire ovviamente non lo sa. Come non sa perché e come si è innamorata dell’agente speciale Ryan Hardy. È così che doveva andare, punto.

 

Torna prepotente, allora, il vero senso e significato della serie: le miserie dell’uomo.

La volontà di emergere e sovrastare sugli altri. La ricerca vana e insulsa della felicità e dell’amore.

Senza questi sentimenti ancestrali e primordiali i follower di Carroll non potrebbero esistere.

Dare un senso all’esistenza umana diventa il “progetto” primario dei following, l’amore è morte, la morte è vita, la vita va sacrificata per il bene comune e per la rinascita.

E se questo significa far parte del libro capolavoro di Joe Carroll va bene lo stesso.

I seguaci della setta vogliono avere uno scopo ultimo. Partecipando alla stesura del libro e conquistando il mondo con il loro personale sacrificio. In mezzo a tutto questo c’è la morte di innocenti, la strage di intere comunità, la propria redenzione attraverso lo spargimento di sangue di altri, le violenze e gli omicidi a catena.

 

Un'insensata e inutile scia di morte che alla fine fa rinsavire anche il più vicino dei seguaci di Carroll. Jacob, socio della più temibile e sanguinaria dei follower, Emma.

Il ragazzo non vuole morire, non vuole sacrificarsi per contribuire alla stesura del libro di Carroll e dopo tante morti e sacrifici umani vuole lasciare la setta e vivere la sua vita da uomo libero anche se comunque da assassino. Emma così uccide anche lui. Nessuno può lasciare la setta e naturalmente nessuno può lasciare Carroll e la stesura del suo capolavoro.

Tutto inutile, perché Carroll muore. O almeno così viene detto agli spettatori. E ovviamente a ucciderlo è Ryan Hardy che salva anche Claire nell’inutile e vana speranza di poter vivere finalmente una normale vita insieme. Carroll però non è mai stato l’unico né il solo nemico.

La setta è fatta da follower, da seguaci, da tante altre mani pronte ad agire e uccidere.

Il nemico è alla porta accanto, si nasconde nella vicina di casa di Ryan, la premurosa amica di letto dell’agente dell’FBI, reclutata da Joe anni prima e pronta a “completare” il libro per lui.

Claire soccombe sotto gli occhi atterriti di Ryan che colpito a morte può fare poco.

L’ultimo fotogramma della prima serie ci consegna la vittoria di Joe Carroll.

Ma è solo finzione.

 

Cosa succede alla setta di Carroll?

 

I follower, che sembravano una falange compatta e coesa, cominciano a dare segni di cedimento, malumore, quasi ribellione.

Rodrerick, braccio destro e operativo del leader lo tradisce e arriva addirittura a rapirne il figlio, fa accordi con l’FBI e si fa portavoce del dissenso crescente tra le fila dei seguaci.

I follower avevano infatti sperato in una conquista del mondo imminente o almeno repentina una volta che il loro “sacerdote” fosse arrivato tra loro e nella casa sicura, sede della setta.

 

Invece Joe Carroll sembra non pensarci proprio. Nessuna azione di conquista, nessun omicidio di massa, nessun virus letale per la popolazione, neppure un piccolo virus nei computer di ogni cittadino americano. Praticamente nulla. Eppure la sua liberazione dal regime di stretta detenzione da parte dell’FBI era stata una operazione complessa e con molto spargimento di sangue.

Carroll al contrario che fa? Scrive! Si occupa a tempo pieno del romanzo della sua vita dove amore e morte, edificazione e distruzione vanno di pari passo e per realizzarlo appieno e compiutamente ha bisogno di Ryan Hardy, il suo alter ego in questa vita, il suo nemico più acerrimo e la sua unica vera fonte di ispirazione. Il romanzo della vita di Carroll non può e non deve prescindere da quello di Hardy. I due lotteranno uno contro l’altro e vivranno insieme. O insieme soccomberanno.

 

Gli ultimi due episodi di The Following però vedono Joe Carroll perdere colpi.

Ryan è più scaltro, più agguerrito e forse anche più fortunato. Fa proclami in televisione, stringe patti con i follower che pensano di tradire il loro leader, mette a segno colpi eccellenti, come la liberazione e la messa in sicurezza del figlio di Carroll che è anche figlio di Claire, l’unica donna che Hardy ama. Il capo della setta a sua volta deve invece fare i conti con defezioni e malcontenti.

Rodrerick fugge e fa patti con Ryan, Emma scontenta del suo rapporto non più esclusivo con il leader pensa di stringere un patto con Jacob che a sua volta si sente minacciato da Carroll per aver fallito la liberazione di suo figlio e il clima all’interno della casa sicura è di incertezza e timore per il futuro prossimo. La polizia e l’FBI stanno per arrivare al cuore della setta e alla residenza rifugio di tutti loro. Carroll impone a tutti di mantenere la calma. Ma è solo una tregua momentanea.

I follower non sono più una falange coesa. La setta come gruppo inizia a scricchiolare.

 

La minaccia più dura e reale per Carroll arriva però da Claire. L’ex moglie, tenuta in ostaggio con il figlio, lo avvicina con un inganno e lo pugnala con decisione, ma non mortalmente.

Carroll riesce a fermarla e pur gravemente ferito chiama soccorso: Claire ha purtroppo fallito.

Il serial killer è furioso. Il senso di tradimento e sconfitta lo assale con tutta la forza.

Il suo progetto grandioso e universale gli si sta frantumando sotto gli occhi; le misure da prendere dovranno perciò essere proporzionate e persuasive.

Joe Carroll chiama Ryan Hardy e gli dice che la donna che entrambi amano presto morirà.

La maledizione che grava sull’esistenza dei congiunti dell’agente dell’FBI si verificherà nuovamente. Sarà come se Claire la uccidesse direttamente Hardy.

Solo una brutta minaccia o una ennesima azione distruttiva di Carroll e la sua assurda setta?

 

Episodio chiave di The Following dopo la scorsa puntata che si poteva definire di transizione.

 

I seguaci di Carroll hanno finalmente un ruolo da protagonisti. Lo dice lo stesso guru della setta. Il progetto di Joe è quello di ricreare lo spirito e la filosofia del romanticismo gotico dove l'amore è sofferenza così tanto quanto la vita stessa. Partendo da Poe e dalle opere del maggior rappresentante letterario del genere, il professor Carroll pone i primi germogli della sua setta. Forma accoliti e affascina platee; in seguito passa alle azioni criminose vere e proprie e infine all'idea di una vera e propria setta, con tanto di seguaci disposti a tutto pur di compiacerlo e far parte del suo gruppo.

 

I follow del serial killer si ampliano e si organizzano in tutto il periodo in cui il loro leader è in carcere e quando Carroll evade e li raggiunge nel loro rifugio collettivo inizia per tutti un nuovo percorso. I seguaci, allora, vengono chiamati a scrivere le pagine ulteriori del libro/percorso cominciato proprio dal loro capo, ognuno a suo modo, ognuno mediante la sua esperienza.

E così che nell'ultimo episodio della serie lo spettatore comprende che i veri follow non sono solo disadattati anonimi o persone escluse dalla società che hanno trovato uno scopo nella setta, né gente così fragile e facilmente influenzabile. Essi sono molto di più. Tutti loro sono già assassini e colpevoli di qualcosa. Sono persone in grado di perpetuare efferati crimini e violenze di ogni tipo. Quello che fa Carroll è solo dargli una struttura nella quale operare, un gruppo al quale appartenere e con il quale collaborare a violenze e omicidi.

 

Joe Carroll lo dice apertamente a tutti loro. Il libro, di ispirazione gotica e romantica, deve essere scritto da tutti loro e ogni pagina sarà la loro personalissima storia.

Gli amici di Emma sono degli assassini ancora prima di conoscere Carroll, Emma lo diventa in seguito ma solo perché è già pronta a diventarlo, la protagonista dell'ultimo episodio ha già ucciso il suo ex marito e l'amante di quest'ultimo. I follow sono tutti assassini. Violenti e psicopatici proprio come il loro leader. La trama della serie allora muta completamente e presenta allo spettatore non più deboli e influenzabili personaggi di secondo piano ma spietati assassini che cercano Carroll per compere il loro destino fino alla fine. Il loro leader lo sa e fa in modo che la sua vendetta diventi quella dei suoi seguaci. Joe Carroll vuole ritrovare l'ex moglie, l'unica donna che ama ( a suo modo), la madre di suo figlio, che però è sotto stretta protezione e sorveglianza del FBI e soprattutto del suo vero antagonista pubblico e privato: l'agente Ryan. Fallito il piano di cattura del giovane agente Mike, questa volta il serial killer ci riprova con un piano diabolico e spietato. Invia una delle sue seguaci a uccidere tutte le donne che portano il nome e il cognome di sua moglie. Inizia così una carneficina assurda e orribile con la polizia e l'FBI impegnati a correre contro il tempo.

Carroll sembra però fallire  ancora per mano di Ryan ma non è così.

Il luogo segreto dove è tenuta la sua ex moglie gli viene rivelato da un suo seguace.

Moriranno altri innocenti? Gli ultimi episodi della prima serie saranno i più difficili da seguire.

 

Antonia del Sambro

La setta di Carroll è l'incubo del FBI.

Lo confessano apertamente gli stessi investigatori scelti che nonostante tutti gli sforzi mancano il bersaglio ripetutamente. Eppure sembrano andarci sempre così vicini. Come afferma, però, l'ennesimo componente della setta, morto suicida negli uffici del Bureau, sarà difficile per gli agenti trovare Carroll o i suoi complici più stretti e importanti, perché la setta del serial killer è immensa e composta da persone del tutto insospettabili. “Siamo noi a cercare voi e non viceversa”, dice il  follow  prima di avvelenarsi, e gli investigatori sanno che dice la verità.

Così, mentre l'FBI brancola nel buio, Joe Carroll e i suoi assistenti più importanti ideano e mettono in pratica il rapimento di uno degli investigatori protagonisti della serie. Il braccio destro di Ryan, l'uomo che sa dove si trovano i testimoni messi sotto stretta sorveglianza e protezione. E Carroll vuole proprio lui per poter arrivare a sua moglie. Alla sua ex moglie per la precisione. Da un pazzo omicida e psicopatico però non ci si può aspettare lucidità e raziocinio, pertanto nella mente del serial killer la sua ex moglie è ancora sua proprietà e legata a lui tramite il figlio di sette anni, anche lui ostaggio nella grande villa occupata dai follow.

A farne le spese è l'agente Mike, pestato a sangue e pronto a essere immolato dai seguaci di Carroll perché ostinato a non confessare il rifugio dove è tenuta nascosta dal FBI la moglie del killer.

La morte sembra ormai inevitabile per il giovane agente ma a salvarlo arriva Ryan che ha intuito il luogo dove lo tengono segregato dopo averlo rapito dall'albergo.

Inevitabile sparatoria e inevitabile fuga del nuovo luogotenente di Carroll. Lo sceriffo Roderick, capo della polizia della sperduta città della Virginia dove si nasconde la setta del killer.

L'attuale sceriffo è stato allievo di Carroll all'università e complice nell'uccisione di tre ragazze quattordici anni prima. Il suo mentore e insegnante, però, si assume tutta la responsabilità degli omicidi e così il giovane allievo non solo non va in carcere, ma può far carriera nelle forze dell'ordine e diventare il punto di riferimento più importante per la setta e per lo stesso Carroll.

Nonché suo debitore per sempre.

Ancora, dunque, un insospettabile e ancora un pazzo criminale come il proprio mentore, pronto a uccidere a sangue freddo e a punire come gli è stato insegnato e ordinato.

Joe Carroll, deluso e sconfitto ancora una volta dall'agente Ryan, che sventa il rapimento del suo braccio destro, e frustrato dal non aver raggiunto l'informazione sul rifugio dove è tenuta protetta l'ex moglie, decide di punire uno dei rapitori che avrebbe dovuto uccidere l'agente Mike.

E lo fa con estrema lucidità e piacere e con il benestare e la complicità dello stesso membro della setta, che decide di immolare la propria vita per la causa di Carroll e per dare un significato alla propria esistenza. E' la scena che segna l'apoteosi del pensiero del killer, della sua capacità di monopolizzare la mente e i corpi dei suoi adepti e della sua onnipotenza materiale.

Il male come arte della maieutica. E nessuno ne è al riparo.

 

Joe Carroll è evaso. L'ultimo episodio di The Following è stato una sorta di conferma per tutti gli appassionati e i curiosi della serie. Che il serial killer si stesse preparando a raggiungere i suoi adepti lo si intuiva dalla serenità e dalla lucidità di quest'ultimo (sempre preciso e infallibile nel dare ordini) ma soprattutto dalla “morsa” con cui i follow stavano stringendo le forze di polizia, sventando e vanificando tutte le loro azioni e tutti i loro interventi. Se nei precedenti episodi, infatti, la determinazione degli agenti del FBI e in particolare di Ryan Hardy facevano sperare a una studiata strategia per individuare e portare allo scoperto i seguaci di Carroll, nell'ultima puntata lo spettatore comprende che in realtà il lavoro della polizia è solo quello di tamponare o circoscrivere il più possibile i danni reali e collaterali della setta. Ryan Hardy lo dice chiaramente: “non sappiamo chi sono né che faccia hanno”. Soprattutto non esiste il seguace tipo di Carroll. I follow possono essere chiunque. Come già anticipato su queste pagine, il serial killer protagonista della serie non esclude l'aiuto di nessuno, non si chiede chi può fare al suo scopo. I seguaci servono per far crescere e progredire il “movimento” e vanno benissimo; ma se Carroll ha bisogno di qualsiasi altra persona per portare a termine i propri piani...allora se la prende e basta. Ovviamente con la forza o con il ricatto. Ci ha fatto le spese la giovane avvocatessa, diventata suo malgrado portavoce del serial killer e poi uccisa dallo stesso durante la fuga, ma ci ha rimesso anche il capo della sezione del FBI con cui sta collaborando Hardy. Carroll gli fa sequestrare la figlia, studentessa al college, e lui cede e organizza la fuga del killer appoggiando la richiesta di trasferimento dei suoi legali. L'evasione di Carroll è ovviamente l'evento che tutti gli adepti della sua setta attendono con trepidazione. La macchina dell'organizzazione si mette in moto in maniera programmatica ed efficace e i follow non esitano ( anche questa volta) a uccidere, ferire, sopprimere chiunque si metta sulla loro strada. Ryan Hardy e compagni sembrano arrancare. Carroll è più preciso, organizzato, furbo e carismatico di loro. E' sempre un passo avanti. E quando arriva la polizia la tragedia annunciata è già stata consumata. Lo spettatore sente e soffre la frustrazione degli agenti del FBI, guarda con i suoi occhi le uccisioni e le violenze che si sarebbero potute evitare. A volte anche per pochi secondi. Invece i follow di Carroll sono tanto spietati quanto avanti a tutti gli altri. Precisi come soldati o killer professionisti ognuno svolge alla perfezione il suo compito e spesso gli uni non sanno degli altri. E così il leader aiutato per amore e per forza, evaso con grande stile e classe, giunge alla sede ufficiale della sua setta. Il suo arrivo è quello di un vero messia. A uno a uno gli abitanti della grande villa nascosta escono per accoglierlo ma anche per vederlo per la prima volta di persona. Neppure Carroll conosce tutti i suoi seguaci. Solo Emma, la sua follow più fidata ed esperta riceve il suo abbraccio. Con il leader fuori la setta non può che espandersi e diventare ancora più pericolosa. I prossimi episodi saranno i più importanti per gli spettatori di The Following e praticamente gli ultimi previsti dalla prima serie, che finirà tra qualche settimana.

L'ultimo incredibile episodio di The Following ha permesso agli spettatori di fare un ulteriore e prezioso passo in avanti per comprendere la psicologia della setta di Carroll e intuire cosa ci si può aspettare dalle prossime puntate.

 

I seguaci sono stati presentati fin dal primo episodio come un gruppo unito, compatto e assolutamente motivato dal loro leader e dalla sua mission. Ciascuno di loro agisce, però in maniera libera e autonoma.  Ogni follower ha un compito ben preciso e un percorso criminoso per delineato da seguire.

Questo è  l'esercito di Joe Carroll. Follower pronti a tutto pur di portare a termine il loro compito e ad agire per lo scopo ultimo della setta.

 

Essendo la serie costruita in flashback, tutte le volte che appare un nuovo seguace e un nuovo pericoloso protagonista viene mostrato allo spettatore  come è avvenuto il suo incontro con il serial killer. Molti di loro sono stati affascinati dal Carroll docente universitario e esperto di Poe e della sua poetica, altri lo hanno incontrato in rete e ne sono divenuti seguaci e discepoli, tanto da volerlo poi incontrare in carcere. Nessuno, però, ha mai incontrato o conosciuto gli altri seguaci o almeno il regista fa credere agli spettatori che ogni discepolo ha la sensazione di avere un rapporto unico e particolare con il proprio leader, pur non ignorando la presenza degli altri membri della setta, ai quali sa di doversi interfacciare nel momento in cui gli verrà ordinato o richiesto da Carroll.

Unica eccezione è  Emma, che fin dal primo episodio collabora con l'ex coppia di finti fidanzati gay per il rapimento del figlio del serial killer. La donna,  anche se non esplicitamente detto, viene identificata dallo spettatore come il braccio destro di Carroll. È  la follower più preziosa e più “esaltata”, pertanto, la più pericolosa.

Emma sembra essere il filo sottile e invisibile che collega tutti i follower, l'unica a ricevere informazioni dagli altri e a condividerle con tutti a sua volta, fino all’ ultimo episodio.  Da questo momento in poi nella storia e nell'evoluzione della sceneggiatura cambia tutto. Qualcuno tradisce i due ragazzi che sono con Emma nella casa rifugio del New Jersey. La ragazza dopo una breve telefonata scappa dalla porta di servizio insieme con il figlio di Carroll che tiene in custodia e lascia i suoi coinquilini alla loro sorte. I due vengono feriti da agenti dell'FBI e un attimo dopo salvati da altri finti agenti seguaci di Carroll e membri anche loro del gruppo, per poi essere nuovamente lasciati al loro destino e inseguiti dalle forze dell'ordine. Emma, invece, riesce a mettersi in salvo aiutata da altri follower inviati dal serial killer e smette di rispondere al telefono ai due ragazzi.

 

Il tutti per uno e uno per tutti che sembrava tenere insieme ogni membro della setta di Carroll è sparito. Considerando che nessun seguace disobbedisce al leader della setta e che nessuno di loro agirebbe mai di propria iniziativa, perché Emma ha abbandonato i suoi complici e amici?

Ci sono follow di serie A e follow di serie B, alcuni membri della setta sono sacrificabili, quali? E soprattutto lo hanno saputo fin dall'inizio o sono anch'essi niente altro che vittime dello stesso Carroll?

Tutte domande senza risposta  per ora, ma i prossimi episodi saranno certamente da non perdere.

 

 

La lunga mano del serial killer si estende a ogni nuovo episodio e i follower diventano più numerosi e organizzati.

Nell’ultima puntata, andata in onda rigorosamente in lingua originale, la novità è stata rappresentata dal personaggio dell’avvocatessa, anche lei una “seguace” di Carroll, ma con una particolarità, non è una adepta spontanea. Il serial killer la minaccia e la costringe. La giovane avvocatessa diventa, così, suo malgrado, la portavoce ufficiale di Carroll e la sua messaggera privata. Una svolta impensata nella sceneggiatura di The Following, dove i seguaci e gli adepti della setta sono scelti dal serial killer ma possono ora anche essere vittime della stessa organizzazione criminale. Il senso di questo cambiamento nello sviluppo della storia può essere trovato nella intensificazione della suspense e nella volontà dei creatori della serie di coinvolgere gli spettatori ad ogni azione dei personaggi. The Following comincia puntando l’attenzione sulla minaccia e le implicazioni che possono arrivare dalla Rete. La comunità di internet è un bacino inesauribile di contatti al quale attingere per coinvolgere persone, ma creare anche storie e vite parallele. I primi follower di Carroll sono coinvolti in un progetto criminale e malvagio che condividono e che fanno proprio. Gli ultimi sviluppi della serie presentano qualcosa che fa ancora più paura della scelta libera e consapevole, seppur sbagliata, dei primi seguaci del serial killer: la coercizione.

Si può essere coinvolti nei piani diabolici, spietati e folli di Carroll anche senza il proprio volere.

Quando la giovane avvocatessa si presenta alla stampa, facendosi portavoce del serial killer, declamando e citando brani di Edgar Allan Poe a molti sembra un gesto incomprensibile, ma i veri seguaci di Carroll sanno che è un messaggio del loro leader per loro: è il segnale per dare il via a nuove e pericolose azioni.

Stessa sorte tocca all’ex moglie del killer quando l’avvocatessa si fa messaggera e la induce a violare la sorveglianza dell’FBI e ad eseguire la volontà di Carroll se vuole rivedere il loro bambino.

A questo punto, nella serie e nella storia cambia tutto. A far paura agli spettatori non è solo una setta invasata e criminale ma la possibilità che tutti possiamo entrare a farne parte, pur senza il nostro volere. Alla giovane avvocatessa, Carroll fa mozzare un dito per costringerla ad agire.

A qualcun altro quindi può fare di peggio, se questo serve ai propri scopi.

All’azione precisa e metodica dei follower e del serial killer risponde sempre la contro-azione mirata e inequivocabile dell’antagonista Ryan Hardy e degli agenti del Bureau che personificano la legge e l’ordine. Bravissimi a seguire le tracce dei criminali e a intervenire per scongiurare la tragedia collettiva passo dopo passo. Hardy e i poliziotti rappresentano l’azione contrastante alla setta e al killer ma non rappresentano la speranza. O almeno non ancora.

E questo continua a far paura.

 

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