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Dall’11 al 21 febbraio la Fondazione Cineteca Italiana presenta una rassegna dedicata al regista Jim Jarmusch presso lo Spazio Oberdan di Milano.

Un recente articolo pubblicato su “La Stampa.it”,  sezione Salute (articolo del 30 Aprile 2013), racconta di una ricerca condotta dai ricercatori dell’Università di Oslo (Norvegia).

 

Coordinati dal Dr. Fahri Saatcioglu, hanno condotto uno studio pubblicato su PLoSOne in cui si suggerisce che gli effetti già segnalati in precedenza circa le pratiche yoga hanno una componente fisiologica integrante a livello molecolare. Questa azione a livello molecolare viene avviata immediatamente durante la pratica e può costituire la base per stabili e salutari effetti a lungo termine.

Il professor Saatcioglu, insieme ai colleghi Su Qu, Solveig Mjelstad Olafsrud e Leonardo A. Meza-Zepeda, hanno coinvolto 10 soggetti adulti che hanno partecipato a un ritiro di una settimana in Germania, in cui hanno praticato lo yoga e altre attività.

Durante le sessioni, i ricercatori hanno monitorato i cambiamenti che avvenivano nei partecipanti, scoprendo che quella sensazione di lucidità e benessere provata dagli yogi altri non era che la modifica nell’espressione di ben 111 geni che era avvenuta durante la pratica.

 

La settimana di ritiro, per i partecipanti, si è svolta nel seguente modo: i primi due giorni hanno praticato per 2 ore gli esercizi yoga comprensivi di posture, esercizi di respirazione e meditazione. I giorni seguenti si sono dedicati a passeggiate nella Natura e all’ascolto di musica jazz o classica.

Sia prima che dopo le quattro sessioni di esperimenti, i ricercatori hanno prelevato dei campioni di sangue dai partecipanti, che sono stati analizzati al fine di valutare l’attività del sistema immunitario per mezzo delle cellule mononucleate.

 

Le analisi condotte sull’attività di queste cellule – che svolgono un ruolo chiave nell’attività del sistema immunitario – hanno permesso di scoprire che quando i volontari si erano dedicati alle passeggiate nella Natura e all’ascolto della musica si verificava un mutamento nell’espressione genica in 38 di queste cellule circolanti.

Quando invece si erano dedicati alla pratica dello yoga, queste mutazioni nell’espressione genica avvenivano in 111 cellule mononucleate.

 

Entrambe le pratiche hanno influito sulle modifiche di 14 geni in comune. Per cui se ne deduce che, come scrivono i ricercatori, «i due regimi, in qualche misura, influenzano i processi biologici simili».

 

 

Namasté, Vittorio Pascale

allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

studioso di Buddhismo tibetano

fondatore della pagina Fb: Yogamando

domande o dubbi? @: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

I Matmos non si fermeranno mai, cercano ogni volta qualcosa di nuovo su cui costruire un album per stupire lo zoccolo duro dei fan e per incuriosire chi, semplicemente, ama la musica e l'elettronica. Partendo da suoni ispirati ai colori base (RGB - An Audio Spectrum, 1998) e attraversando le celebrazioni delle icone gay (The Rose Has Teeth In The Mouth Of A Beast, 2006), arriviamo oggi a qualcosa di molto più mentale: gli esperimenti Ganzfeld.

 

M.C. Schmidt e Drew Daniel hanno passato gli ultimi anni a condurre esperimenti di carattere metapsichico, sollecitando dei volontari (anche alcuni dei musicisti) a scosse di white noise tramite cuffia, oscurando la vista con occhialini opachi (quelli che vedete sulla copertina), in modo da raccogliere tutti i dati e le descrizioni sulle sensazioni auditive e visive generate dalla trasmissione. In sostanza i “pazienti” stesi, rilassati e con gli occhi coperti venivano inondati di luce e di rumore bianco; privati sensorialmente trasmettevano telepaticamente (per così dire) le informazioni che, raccolte, sono servite appunto per costruire ogni singola traccia dell'album, a esclusione della cover ESP dei Buzzcocks.

 

Premettendo che, anche in ambito scientifico sperimentale, non si è certi dei risultati e che quindi potrebbero essere saltati fuori dalla casualità, potremmo dire che The Marriage of True Minds è un disco unico nel suo genere e nella sua conclusione. Percezioni extrasensoriali a parte, veniamo dunque alle singole tracce: se il centro dell'intero lavoro è quello spiegato precedentemente, lo strumento “prezzemolo” delle nove canzoni è il triangolo ma fortunatamente viene utilizzato sapientemente senza infastidire troppo. You è sul piano onirico grazie allo spoken word, ad un piano jazz e ai rumorini vari mentre Mental Radio è una piece jungle con sirene e acqua.

 

Very Large Green Triangles è la traccia pop che gioca con i glitch (presenti anche in Tunnel) in un'ambientazione lievemente oscura; Ross Transcript è una rappresentazione nostalgica di suoni e registrazioni di tempi differenti mentre Aetheric Vehicle pesca un'aria etiope rinvigorendola con un po' di funky. La già citata ESP chiude The Marriage of True Minds con otto minuti di follia e di giochi growl futuristici, l'anima e l'urlo dei Buzzcocks sono presenti così come la telepatia funzionale dei Matmos.

 

Schmidt e Daniel, da sempre, fanno dei dischi interessanti sia dal punto di vista musicale che da quello concettuale e anche questa volta hanno fatto centro, sebbene il tema trattato risulti davvero ostico.

 

Sito Internet:  vague-terrain.com

Tumblr:  verylargegreentriangles.tumblr.com

Casa Discografica:  www.thrilljockey.com

 

Andrea Facchinetti

 

 

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