CHIAMACI +39 333 8864490

A Milano lo chef finisce sotto vetro e la cena stellata si consuma in eleganti vasetti: ecco il curioso format di Jarit.

Mercoledì, 11 Marzo 2015 16:05

Ornella Muti: 60 anni di bellezza

Il 9 marzo ha compiuto 60 anni Ornella Muti, volto e simbolo del cinema italiano, che sconvolse il popolo italiano con il suo viso d'angelo.

Francesca Romana Rivelli, figlia di un napoletano e di una scultrice estone, ha debuttato sul grande schermo a soli 14 anni, a 28 è salita sul palco più ambito, quello degli Academy Awards, per consegnare l'Oscar al miglior film straniero, ed è anche finita sulla copertina di "Time". Ornella Muti non si è fatta mancare nulla nella sua carriera che conta quasi 2000 pellicole.

Ancora adolescente, fu scelta da Damiano Daminani come protagonista per il suo film "La moglie più bella", e fu proprio Damiani a suggerirle il nome d'arte Ornella Muti. Dopo la prima esperienza cinematografica, la Muti iniziò subito a recitare in numerosi film ("Il sole nella pelle" del '71 e "Un posto ideale per uccidere" di Umberto Lenzi), sia in Italia sia all'estero (in Spagna, dove girò "Un solo grande amore", "Esperienze prematrimoniali", "La segretaria", "L'amante adolescente") e cominciò a lavorare per fotoromanzi con la sorella, Claudia Rivelli. L'incontro professionalmente più importante che segnò la sua carriera, risale al 1974, quando girò "Romanzo popolare" di Mario Monicelli, con Ugo Tognazzi nei panni dell'operaio milanese Basletti, e lei in quella della bella e giovane Vincenzina. Prese parte poi ad altri film: "Come una rosa al naso" di Franco Rossi, a fianco di Vittorio Gassman; "La stanza del vescovo" e "Primo amore", entrambi di Dino Risi, nuovamente al fianco di Ugo Tognazzi; "I nuovi mostri" di Monicelli-Risi-Scola, candidato al Premio Oscar quale Miglior film straniero nel 1978; "L'ultima donna" di Marco Ferreri, nel 1976, con Gerard Depardieu. Tra le ultime prove un cammeo nel film di Woody Allen "To Rome with love" (2012).

Mamma chioccia di tre figlie, Naike Rivelli, Andrea e Carolina Fachinetti, ricordiamo la sua partecipazione ai film "Il bisbetico domato" e "Innamorato pazzo", con Adriano Celentano con il quale ebbe un flirt molto chiacchierato, "Io e mia sorella" di Carlo Verdone, Nastro d'argento come miglior attrice protagonista, col quale girò anche "Stasera a casa di Alice"; "Codice privato". La Muti ha recitato anche al fianco di Sylvester Stallone in "Oscar - Un fidanzato per due figlie", è stata diretta da Francesco Rosi in "Cronaca di una morte annunciata" con Rupert Everett.

Una carriera internazionale, tra cinema e tv in tutto il mondo, dove ha conquistato il pubblico grazie alla sua bellezza e al suo fascino.

 

[gallery type="rectangular" size="full" ids="39015,39014,38999,39012,39011,39010,39002,39004,39003,39006,39009,39007,39008,39000,38998,39013,39001"]

Pubblicato in Stile
Lunedì, 09 Marzo 2015 17:39

Buon Compleanno Juliette Binoche

L'affascinante attrice francese Juliette Binoche festeggia oggi 51 anni, esempio di bellezza che non si è piegata né al tempo né al bisturi.

Nata a Parigi il 9 marzo 1964, la sua carriera trentennale si evoluta passando attraverso i cambi di stili e gusti del cinema francese.

Interprete di celebri pellicole quali "Il paziente inglese" (per il quale ha vinto l'Oscar), "Tre colori - Film Blu" della trilogia di Krzysztof Kieślowski ispirata ai colori della bandiera francese, "Gli amanti del Pont-Neuf", "L'insostenibile leggerezza dell'essere", e il famosissimo "Chocolat" di Lasse Hallström, insieme a Johnny Depp, Juliette Binoche ha saputo durante la sua carriera interpretare i più disparati personaggi, oltre ad essere stata capace di cimentarsi in altre forme d'arte come la danza contemporanea, grazie al coreografo Akram Khan, col quale ha intrapreso la tournée mondiale "In I" nel 2008.

Binoche è una fonte di ispirazione, un'icona e una donna d'affari di successo, che si è costruita personalmente la sua carriera, scegliendo in autonomia i ruoli da interpretare, vincendo numerosi premi nei più prestigiosi festival, e divenendo l'attrice più pagata della storia del cinema francese.

 

[gallery type="rectangular" size="full" ids="38867,38866,38858,38864,38863,38862,38861,38860,38859,38865"]

Pubblicato in Cultura
Domenica, 16 Novembre 2014 16:16

Addio all’attrice Lucilla Morlacchi

Se n’è andata una signora del palcoscenico. Si è spenta nella sua Milano Lucilla Morlacchi, 78 anni, grande interprete del teatro italiano, a cui ha dedicato tutta la sua vita professionale, avendo esordito giovanissima.

Immensa presenza e potenza scenica, Lucilla Morlacchi ha sempre prediletto ruoli impegnativi, che richiedevano grande investimento fisico ed emotivo. Da La monaca di Monza a la suora de Il dubbio, fino all’ultimo sforzo dell’estate scorsa. Al Sacro Monte di Varese fu la protagonista indiscussa del festival diretto da Andrea Chiodi. In quell’occasione diede voce al Grande Inquisitore di Dostoevskij. “L’ho studiato giorno e notte” disse in un’intervista la grande attrice.

È ricordata anche per il sodalizio artistico con Luchino Visconti, che la scelse per interpretare il ruolo di Concetta nel suo immortale capolavoro Il Gattopardo, rara incursione sul grande schermo per un’attrice che lascia un grande vuoto nel teatro italiano.

 

[gallery ids="32856,32857,32858,32859,32860,32861"]

Pubblicato in Cultura
Sabato, 15 Febbraio 2014 21:42

Shirley per sempre!

Parlare della morte è sempre un fatto triste ma quando a lasciarci è Shirley Temple allora il ricordo si impone e ci sembra che la bella bambina che conquistò Hollywood e il mondo del cinema internazionale negli anni Trenta del secolo scorso sia ancora con noi e soprattutto che non sia mai cresciuta. Questo è stato un po’ il destino di Shirley in vita e lo sarà malgrado tutto anche nel tempo a venire, anche per le nuove generazioni che continueranno a guardare i suoi film e che la immagineranno sempre piccola e graziosa. La Temple non è riuscita a “crescere” sul grande schermo e non lo ha fatto neppure nell’immaginario collettivo perché dopo di lei davvero nessuna mai è riuscita a imporsi come enfant prodige né negli Studios di oltreoceano né nel cinema europeo o orientale. Shirley aveva imparato a ballare a tre anni, cantare a quattro e recitare perfettamente a cinque, in un’epoca in cui le sue coetanee nelle altre parti del mondo erano quasi tutte analfabete e le sue coetanee statunitensi appena sapevano leggere e scrivere.

Il cinema, quello vero delle grandi produzioni e dei grandi attori, era cosa per adulti.

Per questo quando la Temple arriva sul grande schermo con i suoi vestiti corti di cotonina colorata, i suoi riccioli biondissimi, le sue adorabili fossette e il suo sorriso da birichina erano già tutti innamorati di lei, gli spettatori, i suoi colleghi adulti e già famosi e naturalmente i registi e i produttori. A Shirley sarebbe bastato questo. Incantare tutti con il suo candore, con la sua bellezza infantile e con la sua capacità di dire a tempo le battute del copione.

La Temple però era una bambina prodigio e nelle sue pellicole dimostra che sa anche ballare e cantare come una vera professionista, sa reggere la scena quanto e come i divi dell’epoca e che a volte sa anche surclassarli.

I suoi film sono un successo dopo l’altro, i suoi fan sono in delirio e i produttori di Hollywood se la contendono. Lei, bella, innocente e dotata si comporta come una vera professionista e non delude mai nessuno diventando non solo l’attrice bambina ma un fenomeno di costume e di imitazione studiato anche dal punto di vista sociale.

Le dedicano una stella sulla fame road e le costruiscono un Oscar per le interpretazioni infantili apposta per lei. Shirley Temple è la bambina più famosa del mondo.

I bambini però crescono. E con l’infanzia e la fanciullezza se ne vanno anche il fascino e l’incanto di Shirley che si ritrova negli anni Quaranta ad essere una adolescente come tante, senza più l’attrazione dei suoi riccioli biondi, delle sue fossette e dei suoi vestiti da bambina adorabile.

La riccioli d’oro del cinema internazionale è scomparsa per sempre.

La nuova Temple è quasi anonima, poco attraente dal punto di vista della recitazione, normale come può esserlo qualsiasi altra adolescente dell’epoca a Hollywood.

La favola è finita e l’ex bambina prodigio colleziona un flop cinematografico dopo l’altro.

Alla fine degli anni Quaranta la Temple si ritira definitivamente dalle scene e si dedica alla famiglia e successivamente alla politica e al sociale, diventando ambasciatrice USA.

Ora la riccioli d’oro di tante belle pellicole in bianco e nero ci ha lasciato definitivamente.

Shirley però no. La bambina bella e bravissima resterà così per sempre.

E tutti potranno continuare ad ammirarla nei suoi tip tap scatenati, nei suoi duetti canori e nelle sue interpretazioni più fortunate. Potere e magia del cinematografo. E non è poco.

 

 

 

Pubblicato in Cultura

Era il 1940 quando sulle scene americane appare la pellicola più di successo di Alfred Hitchcock.

Il film è Rebecca la prima moglie, sceneggiatura tratta da un lavoro letterario di du Maurier e la protagonista indiscussa è lei Joan Fontaine, bella, tormentata e magnifica negli abiti di scena creati apposta per darle l’aria più barocca e decadente possibile.

La pellicola è un successo mondiale e la Fontaine viene candidata come migliore interprete.

I tempi per lei non sono però ancora maturi e la statuetta va a una più nota e rampante Ginger Roger che incassa il successo ma comprende bene che quella giovane donna bionda e bravissima le starà di sicuro con il fiato sul collo.

Così è infatti e Joan Fontaine figlia di una attrice britannica e sorella della più famosa Olivia de Havilland scala tutti i traguardi e diventa la musa per eccellenza di Hitchcock aggiudicandosi due anni dopo l’ambita statuetta con Il sospetto.

Da quel momento in poi la carriera di Joan vola e lei interpreta, con successo, qualcosa come cinquanta film, l’ultimo dei quali nel 1994.

Arrivata piccolissima in California con sua madre Lilian e sua sorella Olivia, Joan scopre prestissimo la sua passione per la recitazione e calca il palcoscenico con amore e buoni risultati, fino a che non decide che il fascino del cinematografo è per lei più forte.

Gli anni Trenta del Novecento la vedono interprete di piccoli ruoli o di comparse ma sempre accanto ad attori famosi e questo è il periodo in cui Joan non solo può farsi le ossa con registi bravi e nella recitazione filmica ma anche frequentare il mondo dorato e pieno di occasioni di Hollywood.

Come succede spesso per le interpreti di successo e per le pellicole da cineteca anche per Joan Fontaine il ruolo chiave resterà sempre quello di Rebecca la prima moglie e così vogliano ricordarla anche noi. Fragile ma forte, bella e insicura. La vera rivelazione del cinema noir anni Quaranta.

 

 

Pubblicato in Cultura

Ha un cognome difficile da pronunciare ma che ormai non si può non ricordare, così come quell’esile figura contornata da un volto pallido e dai tratti rinascimentali, ora antico nei riccioli d’oro ora improvvisamente trasformato dalla dura intensità di uno sguardo, di un colore e un taglio di capelli dettati dal personaggio di turno. Sono tantissime le donne vissute dentro il corpo di Alba Rohrwacher, rapita subito dai migliori registi italiani dopo una prima formazione teatrale e il diploma in recitazione al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, per il quale ha lasciato la natìa Firenze forse senza sapere fin dove il suo talento l’avrebbe portata, quale impegno totalizzante sarebbe diventato il mestiere di attrice. La scelta dell’impegno è evidente nell’amore e nella dedizione al ruolo dimostrata film dopo film, senza concedere spazio alla frivola vanità e all’autocompiacimento: passa dal criptico “Io sono l’amore” di Luca Guadagnino al surreale dramma soldiniano  “Il comandante e la cicogna” con la leggerezza di uno sguardo sottilmente colmo di varietà espressive, prestato a racconti mai banali e lontani dal vissuto. Partecipa alla storia con tutto il peso della sofferenza, della malattia, della mancanza di certezze quando entra nella vicenda di Eluana Englaro raccontata da Marco Bellocchio in “Bella addormentata” o nella disturbata figlia de “Il papà di Giovanna” di Pupi Avati, concedendosi poca leggerezza, lasciando ancora in larga parte inesplorata la vena comica. Non è un percorso mentale ma profondamente carnale, fisico, quello che passa attraverso lo schermo dando alla finzione un carico di verità sempre più netto negli ultimi “Via Castellana Bandiera” e “Con il fiato sospeso”, presentati al Festival di Venezia, percorsi di libertà creativa di una Sicilia piena di contraddizioni, stanca dell’immobilità esistenziale. Alba si tuffa con trasporto da protagonista ancora una volta cogliendo una nuova sfida con se stessa e con il suo lavoro, continuando a costruire una dimensione interpretativa molto più ampia del legame con un set e con una sceneggiatura da eseguire: la forza della ricerca di senso, della motivazione racchiusa tra parole e gesto, penetra e rimane nello spettatore affascinato dalla verosimiglianza, perché un personaggio interiorizzato diventa con naturalezza un altro sé, un modo per parlare delle proprie emozioni senza ricorrere al gossip. Non è l’ultimo fidanzato o la vacanza a Formentera a ricordarci di questa leggiadra e potentissima attrice della nuova generazione cinematografica, è la scelta di incarnare la qualità e l’impegno artistico per crescere consapevolmente nella strada intrapresa.

 

Pubblicato in Cultura
Martedì, 17 Dicembre 2013 23:00

Gli occhi di Bette Davis arrivano a Milano

“She’s got Bette Davis’ Eyes” cantava Kim Carnes nel 1981: gli occhi della célèbre attrice di Hollywood tornano ad essere protagonisti in un mostra cinematografica dedicata alla diva dai grandi occhi blu.

Dal 20 al 29 dicembre 2013 MIC – Museo Interattivo del Cinema, infatti, presenterà la rassegna Gli occhi di Bette Davis dedicata all’attrice che a soli ventitré anni varcò la soglia di Hollywood per cimentarsi nel ruolo di diverse personalità femminili.

Grazie alla sua grandissima capacità di interpretazione, Bette Davis riusciva a fare suo ogni ruolo con cui era chiamata a cimentarsi,  capacità che le permise di trovare parti significative in ogni stagione della sua esistenza, passando, con eguale bravura, dalla commedia al dramma ed al melodramma, rigenerando storie e dando spessore umano a vicende con le variegate risorse della sua recitazione, grazie alla genialità del temperamento, all'inflessibile autodisciplina artistica e allo sguardo ambiguo che sempre l’hanno caratterizzata.

 

Un talento nato in film degli anni ’30 e ’40, con colossi come La figlia del vento e Piccole Volpi , cresciuto negli anni ’50, con il film, pluripremiato agli Oscar, Eva contro Eva, per esplodere nei film che l’anno fatta entrare nell’olimpo delle star, come Lo scopone scientifico di Luigi Comencini, Che fine ha fatto Baby Jane e Piano piano... dolce Carlotta, in cui l'interpretazione della grande attrice americana coincide in modo magistrale con i sentimenti dei suoi personaggi, caratterizzati da un'impronta inconfondibile.

Completano il programma il film di Frank Capra Angeli con la pistola e Le balene d’agosto di Lindsay Anderson.

 

 

Ecco il calendario con le schede dei film in proiezione:

 

Venerdì 20 dicembre

h 15.00 Le balene d’agosto (Lindsay Anderson, Usa, 1987, 94’)

Da mezzo secolo due anziane sorelle vedove trascorrono l'estate in un cottage sulla costa del Maine. Qui ricevono le visite di un'amica estroversa e maligna, di un vecchio gentiluomo russo e di un energico idraulico.

 

h 17.00 La figlia del vento (William Wyler, Usa, 1938, 104’)

A New Orleans la bella ereditiera Julie Marston è la donna più chiacchierata della città e, con il suo comportamento, mette spesso in imbarazzo il fidanzato ufficiale Preston Dillard. Dopo una furibonda scenata a un ballo di gala, Preston abbandona la donna e si trasferisce al Nord. Julie spera in un ripensamento, convinta che l'amore trionfi, ma Preston torna in città accompagnato dalla moglie.

 

h 19.00 Eva contro Eva (Joseph L. Mankiewicz, Usa, 1950, 138’)

Una famosa attrice di Broadway prende sotto la sua protezione una giovane, ambiziosa e astuta arrampicatrice, che a poco a poco la scalzerà dal trono.

 

Domenica 22 dicembre

h 16.30 Che fine ha fatto Baby Jane? (Robert Aldrich, Usa, 1962, 132’)

Baby Jane è una bambina prodigio che si esibisce sui palcoscenici dei teatrini e del varietà. Il successo però la fa diventare viziata e prevaricatrice nei confronti della sorella Blanche. Le parti si invertono quando, da adulte, è Blanche ad avere successo come stella del cinema, mentre Jane viene dimenticata. Un incidente interrompe la carriera di Blanche, costringendo le sorelle a una convivenza forzata piena di rimpianti, di odio e di acredine.

 

h 19.00Piccole Volpi (William Wyler, Usa, 1941, 116’)

Vicende di una famiglia borghese della Louisiana, nella quale due fratelli e una sorella lottano ferocemente per la conquista della ricchezza. In vista di un lauto affare il terzetto cozza contro l'imprevista visita del marito infermo della donna e della figlia. 

 

Lunedì 23 dicembre

h 15.00 Lo scopone scientifico (Luigi Comencini, Italia, 1972, 116’)

Uno straccivendolo romano e la moglie si battono ogni anno a scopone con una vecchia e dispotica miliardaria americana in coppia con il suo segretario. In un primo tempo la posta in palio è fittizia, ma poi si fa sul serio: si giocano tutti i risparmi della borgata.

 

h 17.00 Piano Piano... dolce Carlotta (Robert Aldrich, Usa, 1964, 135’)

Il fidanzato di Carlotta, giovane e bella ereditiera del Sud, non è ben visto dalla famiglia della ragazza. Durante un party viene orribilmente massacrato a colpi di accetta. Anni dopo, Carlotta anziana vive nella stessa casa e non ha superato il trauma. La visita di una cugina non migliorerà le cose, e anzi farà uscire alla luce una orribile macchinazione

 

Giovedì 26 dicembre

h 15.00 Angeli con la pistola (Frank Capra, Usa, 1961, 132’)

Un gangster amico di una mendicante decide di aiutarla quando arriva in città sua figlia, convinta che la madre sia una signora dell’alta borghesia. Ultimo film di Frank Capra e remake del suo "Signora per un giorno" (1933).

 

h 17.00 La figlia del vento (William Wyler, Usa, 1938, 104’) Replica

h 19.00 Lo scopone scientifico (Luigi Comencini, Italia, 1972, 116’) Replica

 

Venerdì 27 dicembre

h 15.00 Che fine ha fatto Baby Jane? (Robert Aldrich, Usa, 1962, 132’) Replica

h 17.00 Eva contro Eva (Joseph L. Mankiewicz, Usa, 1950, 138’) Replica

h 19.00 Piano piano... dolce Carlotta (Robert Aldrich, Usa, 1964, 135’) Replica

 

Sabato 28 dicembre

h 17.00 Piccole Volpi (William Wyler, Usa, 1941, 116’) Replica

h 19.00 Angeli con la pistola (Frank Capra, usa, 1961, 132') Replica

 

Domenica 29 dicembre

h 17.00 La figlia del vento (William Wyler, Usa, 1938, 104’) Replica

h 19.00 Che fine ha fatto Baby Jane? (Robert Aldrich, Usa, 1962, 132’) Replica

 

 

 

 

INFO

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.cinetecamilano.it

 

MODALITÀ D’INGRESSO ALLE PROIEZIONI

Biglietto d’ingresso intero: € 5,00

Biglietto d’ingresso ridotto: € 3,00

Biglietto d’ingresso adulto + bambino: € 6,00

 

GLI OCCHI DI BETTE DAVIS

Dal 20 al 29 dicembre

Presso il MIC- Museo Interattivo del Cinema

Viale Fulvio Testi 121,

Milano

 

Pubblicato in Cultura
Venerdì, 13 Settembre 2013 18:29

Il senso di Sofia Coppola per il cinema

Nascere figlia di un artista è cosa tanto bella quanto complicata, crescere come figlia “d’arte” è ancora più difficile, soprattutto se intorno a te tutti sembrano essere portati per la recitazione e la regia.

Il destino di Sofia Coppola sembra scritto e tracciato dalla sua stessa esistenza e quindi la piccola di casa inizia a recitare in piccole parti che poi diventano ruoli sempre maggiori e più importanti e, dato che la recitazione sembra proprio non essere il suo forte, non passa molto tempo perché abbia tutti contro. Certo a una figlia d’arte si perdona anche meno e la carriera di Sofia sembra terminare definitivamente nel 1990 con il suo criticatissimo ruolo ne Il padrino parte III.

 

La ragazza, però, non ci sta. E non perché è figlia di uno dei più grandi registi di Hollywood, ma perché qualcosa dentro di lei le dice che il cinema è tanto altro e tanto di più.

Allora si mette a scrivere. Confeziona sceneggiature brillanti e originali e cerca di farsi conoscere e apprezzare nel difficile mondo delle star di professione.

E ci riesce. Ottiene premi prestigiosi e riconoscimenti importanti per le sue storie e per il suo grande senso nel raccontarle, e allora Sofia decide che se è brave a raccontare senza una macchina da presa, probabilmente lo è anche con una macchina da presa e decide così di dedicarsi alla regia.

 

Nascono pellicole come Il giardino delle vergini suicide e Lost in Translation, che oltre a ottenere premi e consensi fanno anche scuola per quello che riguarda il cinema al femminile.

Sofia Coppola capisce che la sua strada è segnata davvero adesso. Che la piccola di casa ha trovato il suo destino e allora si impegna ancora di più. Nel 2010 presenta a Venezia il suo capolavoro assoluto, Somewhere, aggiundicandosi il Leone d’Oro.

Da quel momento in poi è tutto un susseguirsi di successi e di riconoscimenti fino a quest’anno 2013 quando, a giugno scorso, conclude le riprese del suo ultimo film The Bling Ring, attesissimo in Italia e presentato in anteprima a Cannes.

La storia è così realistica e scandalosa da far scrivere ai giornali americani che l’unica regista che poteva narrarla è proprio Sofia Coppola.

La pellicola narra le vicende di un gruppo di ragazzi americani ossessionati dallo stile di vita dei protagonisti di film e programmi televisivi per adolescenti. Tormentati dall’esistenza dei loro idoli allora decidono di prendersi un po’ della loro vita svaligiandogli le case.

Una realtà cruda e per niente filmografica e che sta facendo riflettere l’America sul divismo e sull’ossessione di mettere in piazza la vita dei personaggi famosi.

L’attrice protagonista di The Bling Ring è Emma Watson, la famosa Hermione Granger di Harry Potter, cresciuta anche lei e perfetta nei panni della fan tormentata e della scassinatrice provetta.

Sofia Coppola ha dato ancora una volta prova di essere una grande regista ma soprattutto una superba sceneggiatrice, dimostrando a tutti che il cinema è un universo con mille stanze, aprire la migliore è questione di sintonia.

 

Pubblicato in Cultura

Belle, bellissime le madrine che nelle ultime edizioni sono state scelte per la Mostra del Cinema di Venezia. E non poteva che essere così. La rassegna cinematografica, tra le più prestigiose del mondo, è sempre stata sinonimo anche di bellezza e di glamour oltre che di buon cinema e di autori indipendenti. Perché Venezia è romantica e fascinosa di per sé e perché arrivarci sapendo che ci sono centinaia di giornalisti e fotografi accreditati è una vetrina con una pubblicità da capogiro.

E allora tutte si affidano agli stilisti e ai truccatori di fiducia per brillare e per emergere su una delle passerelle più importanti a livello internazionale. Lo fanno in tanti. Uomini e donne. Anche quelli che con il cinema hanno poco o nulla da spartire e anche i semisconosciuti che approfittano per mettersi in posa, tanto prima che i fotografi se ne accorgono loro hanno già ottenuto i propri cinque minuti di gloria. È il bello della Mostra. L’appuntamento è glamour e fa gola a molti. Figuriamoci alle madrine dell’evento che ogni anno arrivano più in ghingheri che mai e pronte a sfoggiare il loro sorriso più convincente.

Ma come si diventa madrina di una delle rassegne cinematografiche più importanti?

In realtà nessuno lo sa, ipotizzando si può partire dal presupposto che vengano scelte principalmente perché avvenenti. Molte di loro hanno anche provato a fare cinema, alcune di loro sono anche brave attrici. Kasja Smutniak, ad esempio, è una che si è fatta le ossa sul serio, partendo con piccoli ruoli fino a partecipare a pellicole di grande importanza e ad interpretazioni convincenti e di un certo livello. Nel suo caso, la bellezza non è stato l’unico biglietto da visita per farle rappresentate al meglio un ruolo che con qualche infarinatura di cinema dovrebbe centrare eccome.

Ines Sastre, madrina nel 2005 e Isabella Ferrari madrina nel 2006 possono essere considerate a loro volta due belle che nel grande schermo ci hanno anche saputo fare e che hanno portato a Venezia il loro indiscutibile fascino ma insieme la loro esperienza nel cinema internazionale.

Bellissima anche Vittoria Puccini ma sicuramente non un’attrice da riconoscimenti prestigiosi.

L’edizione 2013 però si ricorderà senza dubbio come quella della madrina supermodella. Eva Riccobono è sicuramente una delle più belle del reame attuale. Ha studiato in america come modella professionista, è bellissima, ha sfilato per le maison più importanti e senza alcun dubbio porterà in Laguna il fascino e l’eleganza giuste per farsi notare e apprezzare dal vasto pubblico. Eva sfilerà con abiti da sogno e con un portamento regale. Farà impazzire i fotografi e i molti uomini presenti alla rassegna cinematografica e probabilmente sarà la madrina più supermodella che Venezia abbia mai visto.

Rimane il fatto che la Riccobono non è affatto una attrice, almeno non nel senso che si può dare alla Smutniak, alla Loren, alla Cardinale, alla Paltrow o ad altre bellissime da cinema e da Oscar. Pertanto, godiamoci le mise e la bellezza della madrina edizione 2013 e auguriamoci che la giuria degli esperti premi con un bel Leone le pellicole migliori.

Pubblicato in Cultura
Pagina 1 di 2

coupon-code-amazon-deal-codici-sconto-amazon

immobili sanremo

Instagram

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

 

 

Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.