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La materia che esplode e torna in vita. E narra quella di un artista artigiano, Jacopo Mandich, che scolpisce e incastona, la storia di ogni materiale e quelle che ne nascono.

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Martedì 17 marzo 2015 secondo appuntamento della rassegna dedicata a Buster Keaton "Cinema Muto & Live Music: Buster Keaton: fino all'ultimo respiro", presso l'Auditorium San Fedele di Milano.

L'idea della rassegna è quella di presentare tre film muti di Buster Keaton, girati tra il 1927 e il 1929, prima dell’avvento del sonoro, con la presenza di prestigiosi improvvisatori che si occuperanno di creare la colonna sonora per questi tre capolavori. Si rinnova la collaborazione con Jean-Luc Plouvier, pianista residente della Cineteca Reale di Bruxelles, con il fisarmonicista Simone Zanchini, mentre del tutto inedita per San Fedele la presenza di Gabriele Mirabassi (clarinetto), tra i più originali virtuosi del panorama jazzistico internazionale, accompagnato da Peo Alfonsi (chitarra).

Nel cinema di Keaton, il personaggio da lui creato è caratterizzato da un misto di sprovveduta imperturbabilità, di comicità e di pathos. Nei tre film presentati, i più riusciti e compiuti della sua produzione, colpisce la determinazione del protagonista nell'affrontare le più improbabili avversità: è una costante delle sue pellicole, la perseveranza con l’intento di portare avanti fino in fondo un suo progetto, una sua convinzione, un suo modo d’essere. Fedeltà a una promessa, a un impegno, a un sogno e la sorte gli arride e ricompensa nei finali tanta pazienza. Più che Happy End, le conclusioni dei suoi film sono una rappresentazione del possibile snodo vincente anche nelle situazioni che sembrano votate al tracollo. Metafora della perseveranza ricompensata nell'America degli anni ’20, scrive Keaton: "Nei miei film, io non ero né un barbone (Charlot) né un disadattato (Harold Lloyd): quando trovavo lavoro, la mia regola di condotta era di far del mio meglio per soddisfare, come se avessi avuto l’intenzione di fare quel lavoro per tutto il resto della vita. Se mi capitava di guidare una locomotiva, cercavo di farlo bene: Chalrot, invece, l’avrebbe condotta verso il deposito più vicino e avrebbe lasciato perdere tutto."

Il primo appuntamento della rassegna presentato da San Fedele Musica e San Fedele Cinema, si è tenuto lo scorso 3 marzo, durante il quale è stato proiettato "The General"  del 1926, accompagnato dal pianoforte di Jean-luc Plouvier, riscuotendo un buon successo. Questa volta il film proposto sarà "The Cameraman", il film più moderno del grande attore e regista statunitense, e a "sonorizzarlo" toccherà al clarinettista Gabriele Mirabassi, uno dei massimi virtuosi odierni del suo strumento, presente sulle più importanti scene mondiali del jazz, e sarà accompagnato alla chitarra da Peo Alfonsi.

"The Cameraman", conosciuto anche in Italia con il titolo di "Io... e la scimmia", è considerato uno dei grandi capolavori di Keaton, che in questo film veste i panni di un goffo operatore che con la sua macchina da presa tenta in tutti i modi di realizzare uno scoop con l’intento di impressionare la ragazza di cui è innamorato, ed è il primo lungometraggio per la Metro-Goldwyn-Mayer, e il suo penultimo film muto. Sarà anche l'ultimo realizzato in condizioni di relativa indipendenza, e alcuni critici lo considerano già leggermente inferiore rispetto ai precedenti capolavori. Il muto sta finendo, il contratto firmato improvvidamente limita di fatto l'autonomia del comico, e dopo lo squilibrato "Spite Marriage" ("Io… e l'amore", Edward Sedgwick 1929) inizierà un rapido e inarrestabile declino, tra alcolismo e drammi privati. Sebbene alcuni keatoniani preferiscano limitare il discorso metacinematografico del Cameraman, ponendo l'accento sul tema più generale e caro all'autore dei conflitti tra la realtà e l'illusione, la riflessione specifica sul cinema, peraltro già presente in Sherlock Jr. ("Calma, signori miei!" o "La palla n. 13", 1924), lascia trasparire qualcosa di più che un semplice pretesto illustrativo: è difficile, ad esempio, resistere alla tentazione di vedere nella sequenza della prima proiezione alla MGM un'affettuosa e raffinata parodia del cinema d'avanguardia. Nel finale, l'orgoglio tecnologico dell'operatore è spazzato via dalla semplice e straordinariamente premonitrice constatazione, che l'atto di girare un film è alla portata di chiunque, persino di una scimmia. "The Cameraman" è anche il formidabile racconto della città moderna, oscillante tra pieni e vuoti nei quali Buster si barcamena, con la contraddittoria grazia di chi è al contempo vittima e sovrano, stretto nel minuscolo spogliatoio della piscina e sperduto nell'immenso campo di baseball, tra autobus e automobili, grattacieli e porte girevoli, viali gremiti di folla e poliziotti, sale di proiezione e bettole cinesi, scale scese e salite dal seminterrato al tetto, il tutto letteralmente percorso a tamburo battente. Emblematico in tal senso l'attraversamento fulmineo dell'intera città per raggiungere Sally ancora al telefono, cui Woody Allen mezzo secolo dopo rese un celebre omaggio in Manhattan.

Il terzo e ultimo appuntamento della rassegna, si terrà martedì 21 Aprile e verrà proiettato "Spite Marriage" (1929), accompagnato dalla fisarmonica di Simone Zanchini.

 

Martedì 17 Marzo ore 20.454

Cinema Muto & Live Music Buster Keaton: fino all'ultimo respiro

The Cameraman (1928) Gabriele Mirabassi, clarinetto, Peo Alfonsi, chitarra Lingua originale con sottotitoli

Due grandi improvvisatori per sonorizzare il film più moderno di Buster Keaton. Il clarinettista Gabriele Mirabassi è uno dei massimi virtuosi odierni del suo strumento, presente sulle più importanti scene mondiali del jazz. Film visionario, in cui domina il tema dei conflitti tra la realtà e l'illusione, la riflessione specifica sul cinema. The Cameraman è anche il formidabile racconto della città moderna, oscillante tra pieni e vuoti nei quali Buster si barcamena, con la contraddittoria grazia di chi è al contempo vittima e sovrano, stretto nel minuscolo spogliatoio della piscina e sperduto nell'immenso campo di baseball, tra autobus e automobili, grattacieli e porte girevoli, viali gremiti di folla e poliziotti, sale di proiezione e bettole cinesi…

 

Auditorium San Fedele via Hoepli, 3B - Milano 02 86352231 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Biglietti: Cineforum 3, ingresso 7 € / 4 € (ridotto) Auditorium 3 e 17 marzo, 21 aprile ore 20.45 Prevendita online o in Auditorium (via Hoepli 3A)

 

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Mercoledì, 07 Gennaio 2015 18:44

La Grande Guerra in 100 anni di cinema

Per ricordare i cento anni dall'entrata dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale, dal 15 gennaio al 30 luglio 2015, Fondazione Cineteca Italiana e Gallerie d'Italia, presentano presso le Gallerie d'Italia-Piazza Scala a Milano, LA GRANDE GUERRA, rassegna cinematografica di oltre sessanta film sul tema della Grande Guerra realizzati dagli anni 10 fino ai giorni nostri. La rassegna verrà in parte esportata anche presso le gallerie Italia di Vicenza e Napoli. Trattasi di uno dei più esaustivi programmi cinematografici mai progettati sull'argomento, grazie alla quantità delle opere proiettate, alla loro diversità, rarità e qualità. L'obiettivo non è soltanto tener viva la memoria di uno dei momenti più sconvolgenti della storia dell'umanità, e suscitarne l'interesse presso i più giovani, ma anche il poter osservare le mutazioni nel tempo del linguaggio cinematografico e le diverse modalità con cui il tema è stato trattato in diverse nazioni e in diversi momenti. La proposta si compone di tre sezioni: 23 film e documentari d'archivio, 8 capolavori del cinema muto e 27 lungometraggi sonori. Nella prima sezione troviamo opere provenienti dall'Archivio della Cineteca Italiana, quasi tutte realizzate fra il 1915 e il 1918 e con immagini prese direttamente dalla realtà. La seconda edizione, Capolavori del muto, comprende 3 melodrammi (Assunta Spina, Rapsodia satanica, Cenere) che vogliono essere testimonianza della produzione cinematografica dell'epoca, e 5 grandi film sempre del periodo muto il cui soggetto torna ad essere la Prima Guerra Mondiale. La terza sezione, Lungometraggi sonori, raccoglie opere italiane e internazionali sulla grande guerra di assoluto valore, spesso firmate da grandi maestri come Olmi, Monicelli, Rosi, Hawks, Kubrick, Losey. Da notare che questa sezione comprende film di diversa nazionalità e diversa epoca, utili quindi per osservare le diverse sensibilità con cui la guerra è stata raccontata. Inoltre molti di essi sono tratti da opere letterarie, il che permette di riflettere su come cinema e letteratura abbiano trattato lo stesso tema.

MODALITA' DI INGRESSO ALLE PROIEZIONI

La rassegna si terrà a Milano presso la sala didattica delle Gallerie d'Italia-Piazza Scala e nelle sedi delle Gallerie d'Italia di Vicenza e Napoli.

INGRESSO LIBERO FINO AD ESAURIMENTO POSTI DISPONIBILI

INFO Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.cinetecamilano.it

0287242114

 

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Al via la stagione musicale 2013/2014 dell’Auditorium San Fedele di Milano.

Martedì 26 novembre alle ore 20, 30 BUSTER KEATON SECONDO SIMONE ZANCHINI Performance alla fisarmonica su Frozen North e Seven Chances

Anche quest’anno la stagione musicale di San Fedele propone alcuni grandi film della storia del cinema muto, opere che presentano aspetti d’attualità capaci di rivolgersi all’uomo di oggi coinvolgendolo. Oltre che da vedere, il cinema muto è anche da ascoltare con interpretazioni live che sappiano evidenziare i caratteri e i momenti salienti dei film; le sonorizzazioni sono sempre affidate a prestigiosi improvvisatori di fama internazionale. Per questo appuntamento, viene presentato uno dei film più visionari della storia del cinema muto: “Seven Chances” di Buster Keaton proposto con l’accompagnamento musicale del fisarmonicista  Simone Zanchini, tra i più originali e acclamati improvvisatori e interpreti del panorama jazzistico italiano. Sempre di Buster Keaton avremo modo di riscoprire il corto “The Frozen North” esilarante parodia del cinema western americano dell’epoca.

Tra le iniziative che connotano la programmazione dell’attività di San Fedele Musica, c’è quella di rivisitare i grandi capolavori del cinema muto con l’intervento di musicisti impegnati in performance live. La scelta ricade su quegli interpreti capaci di improvvisare creando un intenso dialogo con le sequenze delle immagini e l’andamento narrativo del film. Attraverso l’interpretazione musicale di Simone Zanchini avremo modo di rivivere la surreale comicità di Buster Keaton con un approccio nuovo e carico di suggestioni. Lo spettacolo Buster Keaton secondo Simone Zanchini non vuole essere soltanto una rievocazione della consuetudine d’inizi 900 di accompagnare in sala la proiezione dei film muti, ma intende elaborare una nuova esperienza capace di coniugare le emozioni che gli spettatori vivono in una sala cinematografica così come quelle che si provano durante un’esecuzione concertistica.  La fisarmonica di Simone Zanchini (che si arricchisce anche di interventi in live elettronics da lui gestiti), sarà dunque la colonna sonora dal vivo di due capolavori di Buster Keaton, Seven Chances (1922) e The Frozen North (1925) due pellicole visionarie sospese tra sogno e incubo, nelle quali si rivela il talento del grande attore americano di far convivere la commedia e la parodia con i sentimenti e la riflessioni più profonde sulle dinamiche di relazione tra gli individui.

Il corto The Frozen North del 1922,  di vena surrealistica e ammirato da Luis Buñuel, appare come una pungente critica del cinema western del periodo, ma non solo: Keaton ridicolizza il personaggio del duro e i tratti cinematografici che accentuano il cinismo e l’arroganza del più forte. Non a caso, alla fine appare per un attimo l’attore nei panni di un sadico ufficiale prussiano tipico dei film di Erich von Stroheim, altro grande regista dell’epoca del cinema muto. Ma si tratta di un sogno, e il risveglio finale si svolge, guarda caso, in una sala di cinema.

La serata prosegue con uno dei film più visionari del cinema muto: Seven Chances del 1925, dove la realtà si trasforma in un travolgente incubo che si ingrandisce fino ad assumere proporzioni gigantesche con uno dei più assurdi inseguimenti della storia del cinema: migliaia di donne in furia cercano di raggiungere il timido Jimmy (Buster Keaton), erede di una immensa fortuna, per sposarlo e nella corsa travolgono ogni cosa.

Buster Keaton (1895-1966), nome d'arte dell'attore e regista cinematografico statunitense Joseph Francis Keaton. Attore di musical, passò al cinema recitando dal 1917 a fianco di Roscoe Arbuckle e, dal 1920, in una serie di cortometraggi da lui stesso diretti, che ebbero un rapido successo. Dotato delle qualità del ballerino, dell'acrobata, del clown e del mimo, Keaton creò una personale forma di comicità fondata sul contrasto tra la maschera imperturbabile dell'attore e la convulsa, insensata mutevolezza del mondo che lo circonda. Con l’avvento del sonoro, l’attore cadde in un irreversibile declino. Alla fine della sua vita interpretò il celebre ruolo dell’uomo che cancella se stesso nell’unico film di Samuel Beckett.

 

THE SEVEN CHANCES

Jimmy Shannon (Buster Keaton) eredita una grossa fortuna ma il lascito è subordinato al fatto che si sposi entro il giorno del suo 27° compleanno, che ovviamente è lo stesso giorno in cui apprende la notizia. Egli è innamorato di Mary Browman, le fa quindi la proposta, ma quando lei apprende la storia dell’eredità rifiuta. Jimmy fa la stessa proposta a sette ragazze che conosce, poi a tutte quelle che incontra per strada, ma inutilmente. Bill, un suo amico, fa pubblicare l’appello sul giornale e dà appuntamento in chiesa alla ragazza che voglia sposarlo. Nel frattempo Mary cerca di mettersi in contatto con Jimmy. La chiesa di riempie di centinaia di donne vestite da sposa. Jimmy riceve finalmente un biglietto da Mary e fugge, inseguito da tutte le concorrenti. Dopo un lungo inseguimento, raggiunge Mary e la sposa appena in tempo.

SIMONE ZANCHINI

Fisarmonicista tra i più interessanti e innovativi del panorama internazionale, la sua ricerca si muove tra i confini della musica contemporanea, acustica ed elettronica, sperimentazione sonora, contaminazioni extracolte, sfociando in un personalissimo approccio alla materia improvvisativa. Diplomato con lode in fisarmonica classica al Conservatorio “G.Rossini” di Pesaro, con il maestro Sergio Scappini. Strumentista eclettico, esercita un’intensa attività concertistica con gruppi di svariata estrazione musicale (improvvisazione, musica contemporanea, jazz, classica). Ha suonato in numerosi festival e rassegne in Italia e nei più importanti festival internazionali. Vanta collaborazioni con molti musicisti di fama internazionale e di differenti estrazioni: Thomas Clausen, Gianluigi Trovesi, Massimo Manzi, Tamara Obrovac, Krunoslav Levacic, Vasko Atanasovski, Paolo Fresu, Antonello Salis, Art Van Damme, Mario Marzi, Andrea Dulbecco, Giovanni Tommaso, Gabriele Mirabassi, Frank Marocco, Bill Evans, Jim Black. Dal 1999 collabora stabilmente con i Solisti dell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano, con cui compie regolarmente tournées in ogni parte del mondo. All'attività concertistica e di ricerca, Zanchini affianca anche quella didattica, tenendo workshop sulla fisarmonica e sull'improvvisazione. Nel 2006 pubblica Bebop Buffet (Wide Sound) in duo con Frank Marocco, disco esemplare del linguaggio Bebop espresso con la fisarmonica. Nel 2009 Meglio solo! (Silta Records) nel quale sperimenta le possibilità timbriche del suo strumento attraverso l’uso di una particolare fisarmonica midi, live-electronics e laptop, nello stesso anno esce anche Fuga per Art 5et (Dodici Lune Records) l'unico disco tributo di Zanchini, omaggio al suo grande maestro, nonchè uno dei massimi esponenti della fisarmonica jazz: Art Van Damme. Nel settembre 2010 pubblica il disco The way we talk (In+Out Records), con un quartetto internazionale che coinvolge musicisti europei e statunitensi: Ratko Zjaca alle chitarre, Martin Gjaconovski al cbasso e Adam Nussbaum alla batteria.Nel Maggio 2012 viene pubblicato My Accordion's Concept (Silta Records), l'ultimo lavoro di Zanchini, un progetto costruito su improvvisazioni radicali per fisarmonica acustica e live-electronics, tentativo coraggioso di Zanchini di sovvertire il comune codice espressivo attraverso il suo strumento, tra i più fortemente radicati nella musica cosiddetta riconoscibile.

SAN FEDELE MUSICA 

Il settore musicale della Fondazione Culturale San Fedele è nato nel 2010,e in pochi anni è diventato un punto di riferimento della città di Milano. L’unicità di San Fedele risiede nel disporre di due spazi con differenti soluzioni acustiche: la Chiesa cinquecentesca, completamente restaurata, e il nuovo Auditorium, riaperto in settembre 2010 dopo un importante intervento di riqualificazione acustica e l’installazione di un dispositivo di diffusione per la musica elettronica unico in Italia. Tuttavia, lo spazio è al servizio di un progetto umano. In questo senso le attività musicali riprendono le linee di fondo del Centro Culturale San Fedele, attento al dialogo tra fede e cultura, alla promozione della giustizia e alla formazione dei giovani con il Premio San Fedele Giovani Artisti. I concerti in Chiesa propongono soprattutto le grandi pagine del repertorio sacro dal Cinquecento all'Ottocento, concepite per uno spazio riverberante e in sintonia con la spiritualità del luogo.

Diversa è la prospettiva delle attività musicali in Auditorium, dove si cerca infatti un punto d’incontro tra il repertorio storico della musica da camera e l’attualità della creazione musicale. ovvero un approccio che presenti itinerari di ascolto ben articolati e in legame con i linguaggi musicali di altre epoche. Le opere musicali fondatrici del Novecento verranno, da una parte, confrontate con brani del passato e con opere in creazione o recentissime, e, d’altra parte, inserite in un tema programmatico.  Quindi, alcuni concerti della stagione propongono delle drammatizzazioni musicali: successione di brani senza interruzione attorno a un tema, con lo scopo, appunto, di rendere più dinamico l’ascolto. Il repertorio delle serate è ampio, dal Rinascimento all’era digitale, per seguire il cammino drammatico dell’uomo nella storia attraverso la musica. Altra caratteristica della programmazione di San Fedele Musica riguarda l’interazione con gli altri linguaggi del nostro tempo, in particolare il cinema e le artivisive. Vengono organizzati dei cicli di Cinema Muto & Live Music e Cin’acusmonium, in cui i grandi film della storia del sonoro vengono diffusi tramite una proiezione acusmatica. Nel 2011 è stato costituito il Centro di Elettroacustica e Interazioni Digitali di San Fedele (CEID) che presenta programmi con opere storiche e alcune creazioni.

 

 

Ingresso: € 7 / € 4 (studenti)

info e prevendite: Biglietteria Auditorium lun-ven 10/12.30 - 14/18

tel.0286352231 fax. 0286352803 -  www.centrosanfedele.net

acquisto on line:

www.webtic.it

 

 

Per informazioni al pubblico:

Fondazione Culturale San Fedele

Piazza San Fedele 4, 20121 Milano

Auditorium: via Hoepli 3/b, 20121 Milano

Segreteria Centro Culturale San Fedele

Alessandra Gorla tel.0286352231 fax. 0286352803

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Venerdì, 28 Giugno 2013 12:05

"Story of film al MIC"

Nerospinto vi invita a scoprire la grande storia del cinema. Dal 5 al 26 luglio il museo interattivo del cinema vi dà l'opportunità di conoscere e appassionarvi al cinema d'autore, con "Story of film": un documentario monumentale realizzato dal regista Mark Cousins.

Si inizia con il cinema muto, si prosegue con i registi ribelli che hanno sconvolto il modo di fare cinema, sino agli anni trenta e l'avvento del sonoro; la nouvelle vague, ul cinema americano, l'età dell'oro, sino ad arrivare al grande maestro del novecento Tarantino.

Un fantastico  viaggio tra interviste, e ritratti di artisti legendari come Charlie Chaplin, Robert Flaherty, Von Trier, Berardo Bertolucci e Claudio Cardinale.

un appuntamento da non perdere!

"The story of film"

dal 5 al 26 luglio

MIC - Museo interattivo del cinema - Manifattura Tabacchi

via Fulvio Testi 121 Milano

info:

02/87242114 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - http/mic.cinetecamilano.it

 

 

 

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Ozu è il poeta maledetto del cinema orientale. Non soltanto perché prediligeva elaborare i suoi film assieme al suo sceneggiatore Kogo Noda, in tarda notte, consumando smodate quantità di vino. I suoi film sono dei quadri squisiti nella loro semplicità. Perfezionista dell’immagine e eccentrico della tecnica, Ozu é stato capace di rappresentare con cura minuziosa le sfumature delle tradizioni e i conflitti familiari della società del Giappone a cavallo fra la fine della Prima Guerra Mondiale e la Seconda. Le sue qualitá, tipicamente giapponesi, sono sempre piú apprezzate dai cineasti occidentali e emergono sia dall’immediatezza delle storie raccontate, come la dissoluzione della famiglia e altre questioni di ordinaria importanza, sia dalla sua tecnica ‘tranquilla’ dai tempi narrativi distesi che evocano due elementi tipici della poetica nipponica : ‘’mu’’ ,nulla, e ‘’mono no’’ ,il pathos delle cose. Le storie sono molto semplici, prive di forti drammaticità e questa caratteristica è quella che piú lo allontana dalla produzione hollywoodiana ma che permette a Ozu di andare oltre il realismo del racconto, attraverso la ricerca della trascendenza e la spiritualità del quotidiano. Un fascino particolare ed un velo di mistero che si sposano con la magia del cinema muto.

Appuntamento all’Auditorium San Fedele con ‘Giorni di gioventú’, una commedia divertente e affascinante di questo straordinario regista. Protagonista della storia è un’amicizia condivisa durante ‘i giorni della giovinezza’ che si intreccia con il triangolo amoroso dei protagonisti. Il film è ambientato nella parte nord-occidentale della Tokyo anni ’20 ed è la storia di due studenti: l’intelligente Watanabe e il pasticcione Yamamoto. Due amici, laureandi, che vivono sotto lo stesso tetto e che si innamorano, all’insaputa l’uno dell’altro, della stessa ragazza, Chieko che sta cercando una stanza. Degne di nota le scene sulla neve, nella seconda metà del film, girate nella provincia di Akakura, dove i duei giovani si recano in vacanza e rincontrano Chieko, e dove i genitori del cameraman Hideo Mohara, gestivano il Takadaya Hotel che appare nel film. La pellicola sembra infatti essere un prolungamento del divertimento del regista e dell’amico Mohara sugli scii.

‘Giorni di gioventú’ é l’ottava opera di Ozu, girata tra la fine del febbraio e l'inizio dell’aprile del 1929, quando aveva solo venticinque anni e solo poche commedie brevi alle spalle. Il titolo originale ‘Omoide’, la memoria, è stato cambiato in ‘Wakaki hi’, Giorni di gioventú. Alla realizzazione ha partecipato anche Akira Fushimi, uno degli scrittori comici più famosi del Shochiku-Kamata studio, che ha introdotto nell’intreccio della commedia delle diverse gag esilaranti. Considerato film minore di Ozu, ma per questo non di secondaria importanza, ai nostri lettori amanti del cinema Nerospinto ne consiglia assolutamente la visione, sia perché è una gioia meravigliosa da guardare ricca di freschezza, sia perché è la prima opera superstite al deterioramento dell’originale 35 mm.

Ad accompagnare la proiezione la sonorizzazione live inedita di Orazio Sciortino, pianista e compositore ventottenne che vanta esibizioni in festival di rilievo internazionale e in sedi prestigiose. Per rendervi conto della sua bravura, di seguito proponiamo l'ascolto di una sua esecuzione di una sonata di Prokofiev. Presenta Andrea Lavagnini.

http://www.youtube.com/watch?v=88cxpNCZGcA

 

Giorni di Gioventù un film muto del 1929 di Yasujiro Ozu

Mercoledì 13 Marzo h 20.30 – CINEMA MUTO & Live Music AUDITORIUM SAN FEDELE, Via Hoepli 3/b, Milano, MM Duomo

presenta Andrea Lavagnini.

biglietti: intero 7 euro, ridotto 4 euro

 

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Giovedì, 21 Marzo 2013 11:05

Mary Pickford: la prima fidanzata d'America

Nel film Passerotti del 1926 una quasi adolescente, minuta e con una lunga treccia bionda, aiuta un gruppo di bambini a sfuggire alle grinfie di una coppia di criminali che schiavizza minorenni dopo averli rapiti. La quasi adolescente è Mary Pickford e in realtà di anni ne ha ben trentaquattro, ha già girato decine di pellicole ed è al suo secondo matrimonio. Tutto questo non ha importanza per gli spettatori dell'epoca che privi di giornali di gossip, social network e internet continuano a vedere nella Pickford la fidanzatina d'America, la perenne adolescente dallo sguardo dolce e dai grandi occhi luminosi e timidi. È così fino all'avvento del sonoro. Mary Pickford è il “cinema muto”. Non solo perché le sue sessanta pellicole sono dei successi internazionali, ma perché la bravissima Pickford esattamente come il suo illustre socio in affari, Charlie Chaplin, in tutta la sua carriera riesce meravigliosamente a scindere il suo “personaggio” cinematografico dalla sua vita privata e reale.

Dopo le prime pellicole di successo dirette dal grande Griffith Mary capisce che il pubblico l'adora, anzi, che ha nei suoi confronti una vera e propria venerazione. I suoi fan sono sparsi in tutto il mondo e lei riceve lettere d'amore e biglietti da ammiratori scritti in lingue differenti. Le donne dell'epoca l'ammirano e la emulano e i suoi film, dove interpreta sempre e solo il personaggio della povera ragazza sola e indifesa, diventano la realtà vera nella mente e nel cuore degli spettatori.

Mary Pickford aveva patito la fame e gli stenti, girando con la compagnia teatrale di famiglia in lungo e in largo per il Canada prima ( dove era nata nel 1892) e per gli Stati Uniti. L’attrice non si monta la testa per il grande successo che la investe. Una volta passata dal teatro al cinema, da donna pratica e realista quale è, decide di sfruttare la sua fama per farsi conoscere e apprezzare anche come donna e soprattutto come imprenditrice. Diventa prima manager di se stessa, contrattando da sola con registi e produttori e facendosi levitare i suoi ingaggi a cifre impressionanti e vertiginose per l'epoca, e poi decidendo di investire i proventi dei suoi film in case di produzione, tra le più prestigiose degli Studios di Hollywood. Tra queste ricordiamo la casa di produzione che fonda con il suo collega e amico Chaplin, altro intelligentissimo imprenditore e produttore dell'epoca.

Charlie Chaplin, fuori dallo schermo e dalla “maschera” cinematografica di Charlotte, è un uomo pragmatico, scaltro, oculato e perfezionista. La sua scelta di condividere una impresa economica con Mary Pickford consacra quest'ultima come la donna più potente e di maggior prestigio del cinema muto internazionale.

Mary, intanto, porta avanti con successo la sua carriera di attrice, contesa dai registi più importanti del tempo, e prosegue in modo gratificante anche la sua vita privata, sposando uomini bellissimi, come lei attori di grande fama del cinema muto.

Con l'avvento del sonoro la Pickford intuisce che la sua epoca è finita. Da donna d'affari astuta quale è decide di ritirarsi dalle scene e di dedicarsi esclusivamente all'impresa cinematografica che rifonda completamente a Hollywood, cambiando di netto la concezione di produzione filmica e facendo entrare gli Studios nell'era moderna del cinema. Con il sonoro venne introdotto il concetto di diffusione e di distribuzione delle pellicole.

Nel 1955 Chaplin vende le sue quote della casa di produzione fondata con Mary e incassa una bella cifra, ma niente a paragone della vendita del rimanente cinquanta per cento da parte della Pickford avvenuta l'anno dopo.

Mary incassa tre milioni di dollari al netto, una cifra astronomica per il 1956.

In realtà a conoscere e apprezzare l'imprenditrice e la manager sono solo gli addetti ai lavori di Hollywood e pochi altri cineasti e registi internazionali. Per il resto del mondo e per i suoi ammiratori più affezionati Mary Pickford resterà per sempre la dolce “Fanciulla del West”, la piccola ragazza con i capelli d'oro e gli occhi color del mare che ha saputo emozionare e commuovere un'intera generazione. La fidanzata ideale dei ragazzi del primo ventennio del '900.

Questa è la vera grandezza di Mary Pickford, ragazza per sempre, che l'American Film Institute considera la star più importante di tutti i tempi.

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