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Mercoledì, 25 Marzo 2020 13:22

L’urlo

Giuseppe Berto ha dovuto scrivere un libro dal titolo “Il Male oscuro” per dare forma alla depressione per poter dare forma, ossia “Definire” quei mali invisibili di cui la nostra società è, spesso, affetta.  E vogliamo che rimangano invisibili e senza un nome perché dare una forma e una definizione a una malattia mentale, a un cancro, a un virus, vuol dire ammettere che esistano, considerarli, prendersene cura.

Si, l’ignoto ci terrorizza.

Il buio, soprattutto quello della ragione, ci terrorizza.

La malattia che non si vede, ci terrorizza.

L’immobilità ci terrorizza.

L’isolamento dagli altri, ci terrorizza.

Così anche la solitudine, il silenzio e l’introspezione, ci terrorizzano.

Ma anche vedere troppo bene, ci terrorizza.

Johann Henrich Füssli- Silenzio-olio su tela

 

Doveva arrivare il Coronavirus a farci capire i nostri limiti che, guarda caso, corrispondono con quello di cui abbiamo paura e allora, diamogli subito una forma con microscopi, diamogli un nome che ha un che di regale ma che regale non è. Il corona virus è si, un virus mortale, ma anche il carburante delle nostre paure e allora ISTERIA!

( Sostantivo femminile, nel linguaggio medico, nevrosi con instabilità emotiva, talvolta accompagnata da disturbi motori. Isteria d'angoscia, tipica dell'infanzia e in cui il sintomo centrale è la fobia, intesa come meccanismo difensivo nei confronti di stati d'angoscia causati da oggetti particolari.)

Pablo Picasso-Guernica-olio su tela

Vi era un momento in cui la nostra mente razionale aveva bisogno di fermarsi, di ascoltare il battito dei nostri cuori, quello che ci fa sentire vivi, avete mai provato ad addormentarvi ascoltando il battito dei vostri cuori prima di andare a dormire? Sembra una domanda strana, molti lo fanno tutte le sere ma molti no.Spaventa l’idea di aver qualcosa dentro che batte al di fuori della nostra giurisdizione, figuriamoci un virus che avrebbe la capacità di fermarlo, un paradosso no? 

Avremmo dovuto “Solo” fermarci, “Ascoltare”, confrontare la mente emotiva con quella razionale per arrivare a una mente saggia. Ma no, non ne eravamo in grado, non ce l’hanno insegnato. 

Così, di colpo, ognuno in cella d’isolamento da soli con un ‘ombra: noi stessi o il Corona Virus? Aumentano e si creano nuove dipendenze, amori virtuali, realtà parallele, si sfalsano sensibilità ed emozioni, il ricordo va sempre più spesso a chi si è allontanato o chi è venuto meno, insomma una ricerca disperatissima di un rifugio per il nostro pensiero. E ancora, fermi nella nostra prigione che non è altro che il nostro pensiero, ci siamo aggrappati alle sbarre dell’unica finestra verso l’esterno, i social. Non abbiamo pensato ma abbiamo “Urlato” tutto e il contrario di tutto perché l’unica via che avevamo per scappare dal nostro pensiero era solo URLARE. Come scimmie urlatrici, tutti a dire tutto e il contrario di tutto. Con una fotonica transumanza di opinioni ci si improvvisa opinionisti, medici virologi e pneumologi, statisti e, soprattutto, GIUDICI senza alcun spazio per l’essere giudicati o, più semplicemente criticati. Questo ha generato un nuovo e consolidato neologismo già entrato di prepotenza nei dizionari col termine di INFODEMIA.

(Sostantivo femminile, Circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili)

Anche questo pur di fermarsi e cogliere quelle solitudini che il silenzio impone. Ancora s’improvvisano flashmob sui balconi, corsi di cucina, di arte, corsi di economia domestica e tanti altri altri ancora che dimostrano, ancora una volta, l’impossibilità di stare fermi e affrontare la propria solitudine, il proprio silenzio. 

Lorenzo Puglisi-autoritratto-2015

 In tutto questo caos mediatico emergono però considerazioni  e comportamenti importanti: dagli stipendi stellari dati a sportivi che non possono fare nulla di fronte a questa pandemia a stipendi miserrimi dati agli addetti alla sanità che si trovano al collasso in termini di numero e prestazioni fisiche, quello che si credeva un lavoro inaudito, quello degli influencer che, adesso, stanno raccogliendo fondi essenziali più di quanto facciano multinazionali o potenze politiche e religiose , quelli che sono apparsi sui grandi schermi per possibilità economiche sbattendoci in faccia quel senso d’inferiorità e, adesso,  si cimentano in dirette Instagram per intrattenerci e farci entrare nella loro normalità ed intimità dimostrando umiltà e un’umanità che non avremmo mai pensato. Ci ritroviamo davvero tutti topi ballerini che girano su loro stessi senza orientamento e capacità di riflessione che si rifugiano in una gabbia invisibile denominata social ma che sono stati in grado di dimostrare la nostra enorme impotenza tramite l’aggressione verbale, la supponenza, l’ipocrisia e la nauseante superficialità.

Miriam Cappelletti-Appesi ad un filo-tecnica mista

Una domanda comune circola sul web: Passata questa pandemia, saremo ancora gli stessi?

Beh, spero proprio di no o, perlomeno, che questo cambio di opinioni, evidenti sopravvalutazioni e svalutazioni, l’impossibilità di stare bene e da soli, il mancato riconoscimento delle fonti ufficiali  e delle autorità, la paura del silenzio e la sicurezza trovata in necrologi continuamente aggiornati, almeno ci facciano riflettere.

 

Pubblicato in Tête-à-tête

I Ministri tornano alla ribalta con un nuovo singolo, il cui video sarà oggi in anteprima su Corriere.it.

 

Spingere, questo il titolo, è una “piccola ode alla felicità” dice la band, “al suo egoismo e a come miracolosamente riesca a farsi strada là dove non riescono neanche le erbacce.

È una felicità sostenibile quella che permea tutto il disco ed il fulcro delle riflessioni che soggiacciono ai diversi brani risiede nel fatto che miracolosamente tutti, in qualche modo, riescono a trovarla o anche solo intravederla per un attimo.

 

Il video di Spingere è la terza creatura nata dalla collaborazione tra il regista Sterven Jonger e i Ministri, dopo l’immobilità di una generazione raccontata con amarezza in Noi Fuori (ultimo singolo del precedente album) e il fortunato clip di Comunque, che fotografa in vhs la band e l’immaginario 90’s cui il nuovo album è debitore,

Spingere chiude idealmente la trilogia, con un corto che rende tributo a Trainspotting e all’estetica televisiva che ha plasmato le aspettative e le speranze di almeno due generazioni.

 

Girato con una telecamera del ’92, il video vede nuovamente Divi, voce del gruppo, dare vita e corpo alle liriche rassegnate del brano - tra colloqui di lavoro, impieghi avvilenti, cravatte, fitness retrò, esplosioni e messaggi subliminali - mentre sullo sfondo si staglia minaccioso il segnale di fine trasmissioni.

Eppure, con la stessa gioia disperata del nuovo album, l'epilogo è ancora una volta un invito a reagire, a spingere appunto.

 

Per un passato migliore, il nuovo album uscito il 12 marzo per Godzillamarket/Warner, ha debuttato al settimo posto nella top ten degli album più venduti in Italia.

Il tour che lo promuove, partito il 15 marzo, sta riscuotendo lo stesso successo, registrando una serie di sold out in tutto il Paese.

 

Di seguito le informazioni sulle prossime date:

 

18 aprile @ GALLERIA 19 - Napoli

19 aprile @ BARBARA DISCO LAB - Catania

20 aprile @ RETRONOUVEAU - Messina

26 aprile @ PHENOMENON - Novara

27 aprile @ THE CAGE - Livorno

30 aprile @ LATTE + - Brescia

03 maggio @ FUORI ORARIO - Taneto di Gattatico (RE)

04 maggio @ RIVOLTA - Marghera (VE)

17 maggio @ LIVELLO 11/8 - Trepuzzi (LE)

18 maggio @ PIN UP - Mosciano Sant'Angelo (TE)

Pubblicato in Musica

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