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Martedì, 03 Maggio 2016 11:44

Roger Ballen e la sua idea di “Casa”

Sabato 14 Maggio Roger Ballen ritorna con una seconda mostra a Brescia, presentando 43 foto che danno vita al libro “The House Project”.

Pubblicato in SvelArte

Quello di Amedeo Modigliani è uno stile artistico flessuoso ed indisciplinato.

I suoi dipinti hanno un buon risalto plastico e volumetrico che racconta di un’agile affettuosità  da parte dell’artista non solo nei confronti della pittura, ma anche della scultura.

Le forme sono semplificate, stilizzate, allungate, ma sempre sporgenti ed in particolar modo  interessate a circondarsi di una  voluminosa realtà.

 

Sviluppa il suo talento nella Parigi d’inizio ‘900 -capitale dell’arte e della cultura avanguardista- stabilendosi  a Montparnasse, un quartiere frequentato non solo da pittori, ma anche da scrittori come Hemingway e Miller.

 

È uno sfondo dinamico e al tempo stesso fatiscente quello di cui si circonda Modigliani : la vicinanza di artisti come Soutine, Kisling e Utrillo, Pablo Picaso, Jean Cocteau, Diego Rivera e Max Jacob accentua quello che è il suo stile di vita trascurato, sregolato, abbagliato dall’uso di alcol e droga.

 

Indipendente da movimenti ufficiali e strutturati, il suo linguaggio pittorico è ostinato, ripetitivo e riservato per cui  la sua produzione artistica è caratterizzata quasi esclusivamente da ritratti nei quali raffigura amici, personaggi anonimi e modelle.

Fessure piatte ed ostili - spesso senza iride - aderiscono alla tela agitando i tratti controllati di uno sguardo impassibile ed inespressivo fino agli occhi cavernosi, le bocche increspate, i nasi storti ed i colli allungati.

Il nudo delle donne che ritrae è confidenziale, disfatto e docile e le inquadrature sono in genere ravvicinate e non convenzionali per cui le linee morbide ed elastiche che definiscono il loro corpo - attraverso particolari versioni cromatiche che rimandano in maniera evidente a Matisse o Gauguin- confondono per la bellezza e la semplicità fino a suggerire dell’erotismo.

 

Furono proprio alcuni di questi nudi a provocare scandalo all’inaugurazione di una mostra personale di Amedeo Modigliani a Parigi : il capo della polizia della città la fece chiudere a poche ore dall’apertura dopo aver visto alcuni di questi ritratti in vetrina nella galleria sede dell’esposizione.

 

Palazzo Reale ospita fino all'8 settembre 2013 la mostra "Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti". Per la prima volta, da oltre settant'anni, le opere della ricca collezione Jonas Netter saranno esposte al pubblico, nelle stesse sale della precedente rassegna dedicata a Picasso.

La mostra curata da Marc Restellini, presenta 122 capolavori realizzati da Amedeo Modigliani e dagli artisti che vissero e dipinsero a Parigi agli inizi del '900.  Squattrinato, malaticcio e con una breve vita da bohème, quest’artista "maledetto" si è staccato dal  suo pensiero agitato fino a scoprirne i tratti in immagini aperte, corpose ed apprensive che riportano allo spettatore le sue stesse screpolature.

 

Pubblicato in Cultura
Venerdì, 29 Marzo 2013 12:15

Pasqua a Milano? I nostri suggerimenti

La Pasqua si avvicina e per chi non abbia ancora programmi particolari o pranzi in famiglia, ecco alcune idee per passare una domenica piacevole per il corpo e per la mente tra cibi prelibati.

 

Al ristornate ‘Acanto’ dell’Hotel Principe di Savoia dal 5 al 31 marzo si festeggia non solo la Pasqua ma anche la primavera con un menù inedito che ha come protagonista il carciofo bianco di Petrosa, tra i più piccoli e ricercati al mondo.

Viene proposta quindi una degustazione che si tinge di verde e richiama il gusto fresco e pungente di questo ortaggio grazie alle creazioni dello chef esecutivo Fabrizio Cadei, il cui menù prevede carpaccio di branzino con cruditè di carciofo, astice scozzese e carciofi spinosi, petto d’anatra con crema di carciofo e morbido di vaniglia e cioccolato con carciofi disidratati.

Il ristorante è in Piazza della Repubblica 17 (zona stazione centrale), ed è aperto dalle 20.00.

(www.hotelprincipedisavoia.com/IT/hotel-m)

 

Per chi ama il sushi in qualunque occasione, il ristornate Wu Taiyo in Viale Monza 23 è aperto anche domenica con la sua varietà di cucina cinese e giapponese, tradizione e modernità e il suo stile inconfondibile. I piatti sono sapientemente combinati in un equilibrio di sapori, dalla cucina classica orientale ai gamberi rossi di Sicilia, e per il pranzo di Pasqua uno speciale menù a 38 euro: insalata di mare con gamberi, salmone, polpo e polpa di granchio, Gunkan all’uova di quaglia avvolto da salmone e pasta Udon saltata con seppia, zucchine e uova.

O ancora Tamago Roll, avocado surimi maionese avvolto nell’omelette, tempura, sushi, sashimi e maki.

L’ambiente è arredato con uno stile che gioca sui toni del metallo, del legno e del tortora, e crea un’atmosfera intima e confortevole, ma allo stesso tempo ricercata.

(http://www.wutaiyo.com/)

 

A coloro che amano dormire anche la domenica di Pasqua non può sfuggire l’originale brunch al ventesimo piano del World Join Center organizzato dal ristorante ‘Unico’.

Uno spazio sospeso nell’azzurro, capace di annullare i confini tra dentro e fuori, tra arredi moderni e ricercati proponendo un breakfast – lunch curato dallo chef stellato Fabio Baldassarre, che spazia dalla colazione alle insalate, dai primi ai secondi, fino ad arrivare al pesce.

Il ristornate si trova in Via Achille Papa, 30 (zona fiera) ed è aperto tutte le domenica dalle 12.00 alle 15.30.

(www.unicorestaurant.it)

 

Allo Spazio Oberdan, per coloro che voglio passare una Pasqua dedicata all’arte, dal 20 febbraio al 5 marzo è possibile ammirare 200 scatti originali del celebre fotografo francese Robert Doisneau. I protagonisti sono Parigi, i suoi abitanti e la sua innegabile magia. L’esposizione condurrà il visitatore in un emozionante passeggiata tra le vie parigine, attraverso fotografie in bianco e nero che ritraggono donne, uomini, bambini, innamorati, animali e il loro modo di vivere questa città senza tempo.

Il fotografo è diventato il più illustre rappresentate della fotografia umanistica in Francia, le sue immagini sono esposte in tutto il mondo, come il celebre ‘Bacio dell’Hotel de Ville’ con una coppia colta in un appassionato abbraccio di fronte al municipio cittadino.

La mostra è in Viale Vittorio Veneto 2 (zona Porta Venezia) ed è aperta mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 10.00 alle 19.30 e l’ingresso è di 9 euro.

(www.doisneaumilano.it/)

 

Altra tappa per gli amanti dell’arte è la mostra ‘Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti. La collezione Netter’, presso il Palazzo Reale, che presenta oltre 120 opere per ricostruire il percorso degli artisti che vissero a Parigi nel quartiere Montparnasse agli inizi del ‘900: Modigliani, Soutine, Utrillo, Suzanne, Valadon, Kisling e altri ancora.

Questi capolavori provengono dalla collezione del mecenate francese Jonas Netter, e mettono in risalto un periodo affascinante e fondamentale della storia dell’arte, che verrà definito bhoemien, simboleggiando una pittura che si nutre di disperazione.

La mostra è in Piazza del Duomo 12 (zona centro) ed è aperta dal 21 febbraio all’8 settembre.

Gli orari domenicali sono dalle 9.30 alle 19.30 e l’ingresso è di 11 euro.

(www.mostramodigliani.it/)

 

Laura Girola

L’arte è figlia del tempo in cui vive. L’arte respira i cambiamenti e le evoluzioni sociali.

Ne è un esempio la Pop Art, corrente artistica nata, cresciuta e sviluppata negli anni Sessanta.

Sono anni questi in cui il senso estetico si trasforma: la moda, i colori, l’arredo e l’arte cambiano il loro aspetto.

Complici il crescente aumento del benessere sociale e il boom economico, si fa spazio l’entusiasmo rivolto allo sviluppo e al progresso che da troppo tempo si erano persi.

Gli artisti, dunque, sentono il bisogno di rendere evidente quanto stava accadendo: le merci, i beni di consumo, i prodotti industriali - che solo due decenni prima erano quasi completamente inaccessibili a causa dei conflitti mondiali - ora diventano elementi della quotidianità, fruibili e acquistabili dai più.

E sono proprio i prodotti del consumismo, le immagini della comunicazione massmediale e le nuove tecniche artistiche, a diventare i protagonisti all’interno delle opere della Pop Art e a venire celebrati, quasi esaltati.

Gli artisti sembrano voler calcare la mano sulla leggerezza, sulla semplicità e sull’immediatezza dell’immagine: è giunto il momento “dell’avere”, per “l’essere” ci sarebbe stato tempo in seguito.

Arte Pop: arte popolare, del popolo, della massa; un’arte che vede tra il suo schieramento di artisti uno dei massimi celebratori del benessere americano: Tom Wesselmann, colui che più di ogni altro cattura l’istantaneità delle immagini pubblicitarie per farle diventare la sua peculiarità artistica.

I contenuti “bassi” dei cartelloni, che reclamizzano beni di consumo, vengono ora elevati e immessi nel linguaggio dell’arte.

Nato nel 1931 a Cincinnati, in Ohio, Wesselmann fin da ragazzo inizia a disegnare cartoni.

La passione per l’arte lo porta ad iscriversi all’Accademia, anche se in precedenza aveva già conseguito la laurea in psicologia. In seguito decide di trasferirsi a New York per diplomarsi in disegno alla Cooper Union.

Questa città, dagli anni Sessanta fino alla sua morte (avvenuta nel 2004), vede sbocciare e decollare la sua carriera, e dalla Grande Mela, poi, la sua espressione artistica riuscì a contagiare e raggiungere tutto il mondo.

Risulta pertanto evidente la connessine tra arte ed espressione massmediale: il linguaggio accattivante, che imparò a sfruttare in giovane età, non venne mai abbandonato.

Allontanando da sé tutto ciò che poteva essere astrazione, l’artista americano realizza le sue opere figurative attraverso collage, assemblaggi e unendo materiali di diversa tipologia. I colori, inoltre, sono sempre forti, accesi e saturi, come quelli delle pubblicità patinate.

Nessun messaggio critico all’interno dei suoi lavori, solo una chiara celebrazione dell’America, del benessere dilagante e delle icone contemporanee.

Wesselmann è ricordato soprattutto per alcune opere che riproducono nudi stilizzati di donne, come, per esempio, la serie intitolata Great American Nude (nome ripreso anche nel titolo della sua prima mostra realizzata a New York nel 1961).

Il più delle volte queste figure appaiono in interni ricreati attraverso collage che rappresentano abitazioni americane degli anni ’60 dove, tra televisioni accese, oggetti pescati dal design e imitazioni di merci acquistabili al supermercato, compare la sagoma di una donna nuda, in posizioni provocanti, nonostante la sua evidente semplificazione anatomica.

Se guardate con attenzione, tali opere però rivelano dettagli che ci permettono di fare un accostamento che potrebbe apparire azzardato: le campiture di colore stese in modo piatto e bidimensionale, i colori accesi e innaturali, portano alla mente i quadri di Henri Matisse, artista francese, massimo esponente della corrente Fauve dei primi anni del 1900.

L’accostamento diventa maggiormente chiaro se si fa un confronto tra l’opera Great Nude # 29 e il quadro di Matisse Nudo Rosa (1935). Nonostante il linguaggio espressivo dell’americano si sia sviluppato in modo originale e del tutto personale, appare evidente il richiamo al fauvista francese, reso ancora più palese dalla citazione del “quadro nel quadro”.

Riferimenti, più o meno espliciti, a grandi artisti sono numerosi e frequenti all’interno delle opere del’americano: Mondrian, Modigliani e Leonardo da Vinci sono solo alcuni degli autori di quei dipinti che compaiono riprodotti nei suoi quadri-assemblaggi. Molto spesso, inoltre, i nomi di importanti pittori vengono celebrati anche nei titoli delle opere stesse.

Se si guarda però ai suoi quadri degli anni ’50 - ancora non circoscrivibili all’interno della corrente Pop del decennio successivo - risulta evidente che è di certo Matisse l’artista che in misura maggiore viene ricercato e studiato.

Rimasto sempre fedele al suo inconfondibile stile espressivo, nel corso degli anni però medita ad alcune varianti di temi a lui cari; realizza, per esempio, la serie Still life. Sono queste rappresentazioni di nature morte giocate, ancora una volta, sulla creazione di campiture piatte e giustapposizioni di colore, celebrando sempre e comunque oggetti comuni, frivoli: rossetti, trucchi femminili, mani che reggono sigarette accese, piedi di donne con unghie smaltate di rosso.

Leggerezza è la parola d’ordine che continua a riecheggiare nei lavori di Wesselmann.

Seguono poi gli Smokers, quadri in cui gigantesche labbra femminili, rosse e sensuali, reggono sigarette fumanti.

E negli anni a seguire, continuano le riproduzioni di donne, in pose vezzose e provocanti, di molto simili e quelle degli anni Sessanta, ma che con il tempo hanno ceduto al fascino di una maggiore astrazione e smaterializzazione.

E’certo: Tom Wesselman, celebratore dell’America del consumo, rimase sempre riconoscibile e coerente alla sua arte.

Le immagini, vivaci ed immediate, colpiscono per la facile fruibilità: sono accattivanti, captano l’attenzione di chi le osserva e attraverso loro sarà possibile far rivivere per sempre il sapore di quei favolosi anni ’60.

 

Pubblicato in Cultura

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