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Giovan Francesco Barbieri detto Il Guercino (Cento 1591-Bologna 1666) è un pittore fortunato. Mostre, monografie non gli sono mancate. D’altronde Guercino è un fuori classe, uno dei migliori dell’Italia della prima metà del ‘600.

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Fino al 4 giugno 2017 si celebra il pittore Guercino a Piacenza, idea perfetta per un weekend all'insegna della cultura e del lusso, al Grande Albergo Roma.

120 ANNI DI CINEMA DEL REALE è la rassegna dedicata ai film che hanno fatto la storia del cinema documentario, dall’era del muto ai giorni nostri, ospitata dal 2 al 30 giugno 2015 presso il Museo Interattivo del Cinema, Fondazione Cineteca Italiana.

Un documentario si pone nei confronti del reale con l’intenzione di restituirlo così come si presenta all’obbiettivo della macchina da presa. È un film senza sceneggiatura o interpreti, un genere vecchio che col tempo è stato relegato a spettacolo di nicchia, non in grado di competere con quello narrativo. Tuttavia, si è dimostrato capace di conquistare il grande pubblico.

La rassegna comprende una selezione di lungometraggi e cortometraggi che hanno segnato l’evolversi del cinema del reale e del suo linguaggio. Per impreziosire la retrospettiva, prima di ogni spettacolo verrà proiettata una veduta realizzata dagli operatori Lumière in Italia.

La retrospettiva inizia da Nanuk l’eschimese (1922), capolavoro di Robert J. Flaherty, il primo cineasta, insieme a John Grierson, ad aver canonizzato il cinema del reale. Saranno proiettati anche Tabù (1931), figlio della collaborazione con Friedrich W. Murnau, e L’uomo di Aran (1934), cronaca di una giornata di una famiglia irlandese di pescatori. Altro film chiave è lo splendido Finis Terrae (1929) di Jean Epstein. Non mancano i documentari più affini alle avanguardie degli anni Venti, quali Pioggia (1929) di Joris Ivens e À propos de Nice (1930) di Jean Vigo. Sempre di Ivens, grande documentarista olandese, saranno proiettati Il ponte (1928), Borinage (1934), Pour le Mistral (1965), Io e il vento (1988).

Non mancano le opere italiane, a partire da quelle di Pier Paolo Pasolini: Appunti per un film sull’India (1964), Appunti per un’Orestiade africana (1970), Comizi d’amore (1964) e Le mura di Sana’a (1971). Seguono i documentari industriali di Ermanno Olmi (1955-1958); il resoconto del viaggio di Roberto Rossellini in India (1959); Il pianeta azzurro (1981) di Franco Piavoli; il Sacro GRA (2013) di Gianfranco Rosi, vincitore del Leone d’Oro al Festival di Venezia; e infine un omaggio a Luigi Comencini (I bambini e noi, 1970) e Alberto Lattuada (La nostra guerra, 1945), co-fondatori nel 1947 della Cineteca Italiana.

Conclude la rassegna una selezione di documentari che hanno incantato la critica contemporanea. La scuola americana è rappresentata da Frederick Wiseman (La Danse, 2009) e da Michael Moore (Bowling a Columbine, 2002). I grandi maestri del cinema tedesco Werner Herzog e Wim Wenders sono presenti con Grizzly Man (2005) e Cave of Forgotten Dreams (2010) di Herzog e Il sale della terra (2014) di Wenders sul lavoro del fotografo Juliano Ribeiro Salgado. Infine, in calendario il capolavoro di Joshua Oppenheimer L’atto di uccidere (2012).

 

120 ANNI DI CINEMA DEL REALE MIC – MUSEO INTERATTIVO DEL CINEMA Viale Fulvio Testi 121, Milano Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.cinetecamilano.it

INFO PREZZI: Biglietto d’ingresso intero: € 5,50 Biglietto d’ingresso ridotto: € 4,00 Biglietto d’ingresso adulto + bambino: € 6,00

 

 

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Si è spento ieri uno dei luminari della fotografia contemporanea, uno dei protagonisti in assoluto di questa forma d’arte che è da sempre riuscito a farsi apprezzare anche all’estero grazie alle sue eccezionali capacità interpretative, uniche nel loro genere. Nerospinto non poteva che ricordare quest’ immensa perdita dedicando a Gabriele Basilico uno spazio al fine di esaltare la sua straordinaria personalitá di grande artista visivo.

In più di trent'anni la sua carriera non ha smesso di brillare con innumerevoli  successi, le sue produzioni artistiche esposte sia  in Italia che all'estero e mostrate in un gran numero di libri e cataloghi fotografici, sono state piú volte coronate dagli allori di innumerevoli premi internazionali.  Basilico studia Architettura a Milano tra la fine degli anni Sessanta ei primi anni Settanta all'epoca delle proteste studentesche, eventi che lo hanno portato ad utilizzare la fotografia come mezzo per documentare la situazione politica in profondo fermento. E’ al 1978 che risalgono i celebri scatti di una zona industriale nei pressi di via Ripamonti, a Milano, per l'Istituto d'Urbanistica: edifici apparentemente ordinari che grazie ai suoi scatti guadagnano nuove vesti di inaspettata dignitá e delle nuove identità. "Dopo aver sviluppato le pellicole e stampato le immagini", spiega, "ho pienamente realizzato questa differenza estetica."Agli inizi della sua carriera ha subíto influenze importanti quali quelle di maestri della fotografia come Eugene Smith e Billy Brandt, ma ben presto sposta la sua attenzione da eventi e persone prediligendo i paesaggi.  Per questo la scelta di trasferirsi dal centro della città alle periferie per rimanere in stretto contatto con le aree produttive urbane i cui edifici, apparentemente insignificanti, mediocri, alle volte deprimenti, lo avevano da sempre affascinato per la loro vita nascosta e la loro energia latente, pronta ad essere catturata e documentata. Amante del cinema neo-realista, tra i suoi preferiti  ‘Il posto’ di Ermanno Olmi, nel 2006 lavora attivamente nel cinema co-dirigendo la fotografia di ‘Come l'ombra’ di Marina Spada che è stato presentato al Festival del cinema di Venezia e a Montpellier, dove ha vinto il Prix de la Critique. La sua prima mostra importante è ‘ritratti di Fabbriche’ che si è tenuta nel 1983 presso il Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano. L'anno successivo, è stato l'unico artista italiano a prendere parte alla Mission Photographique de la DATAR, un progetto di ricerca sul paesaggio francese. Un altro momento fondamentale della sua carriera è a Berlino nel  1991: appena un anno dopo la fine di una lunga guerra civile, ha interpretato la capitale libanese per un progetto promosso dalla scrittrice Dominique Eddé. L'obiettivo era quello di documentare la realtà senza intenzioni politiche o sociali. Negli anni successivi, ha lavorato in Italia e in Europa: tra i progetti più importanti, una ricerca su un'area urbana di Berlino, nel 1999, un’inchiesta su Valencia nel 2000, LR 19/98 nel 2001 progetto testimone delle aree urbane abbandonate in Emilia Romagna. Nel 2003 torna nel nord della Francia e in Beirut, ritrae gli edifici più moderni del Portogallo e prende parte alla quinta Biennale Internazionale di Architettura e Design di San Paolo. Dal 2004 al 2006 ha lavorato in diverse città italiane (Napoli, Mantova, Bari e Reggio Emilia, tra gli altri), a Barcellona, ​​Lisbona e nel Principato di Monaco.Nel 2007 opera per la prima volta negli Stati Uniti, nella Silicon Valley, su incarico del Dipartimento di Fotografia del San Francisco Museum of Modern Art. Nello stesso anno, avvia il progetto ‘Mosca Verticale’ ritraendo la cittá in una serie fotografica insolitamente a colori.

Tra i meriti piú prestigiosi, nel 1990 ha ricevuto il Prix Mois de la Photo di Parigi, mentre nel 1996 ha vinto il famoso Osella d'Oro come miglior fotografo di Architettura alla sesta Biennale di Architettura di Venezia. Nel 2000 gli è stato assegnato il premio INU dall'Istituto Nazionale di Urbanistica, dopo due anni, il suo volume di Berlino ha vinto il premio PhotoEspaña per il miglior libro fotografico dell'anno. Nel 2007 ha ricevuto il Premio Internazionale di Fotografia Architettura per la Fondazione Astroc di Madrid.

Formatosi come architetto, i suoi scatti danno una visione precisa e tagliente, intensa e non convenzionale del mondo. I nostri occhi solitamente sfuggono al paesaggio urbano circostante, gremito di edifici apparentemente immobili e inanimati, abituati alla nostra vita frenetica non vediamo altro che questo. Ed è proprio qui che nasce e si sviluppa il genio di un grande fotografo quale è stato Basilico. Nelle sue foto non vediamo solo un mucchio di mattoni, i suoi edifici è come se acquisissero una vita tutta loro, le sue fotografie è come se parlassero, da sempre storie di denuncia e importanti spunti di riflessione. Nerospinto lo ricorda e lo ammira per questo modo tutto suo di cogliere in uno scatto quello che sta al di lá di ció che focalizzano i nostri occhi. Sono davvero pochi gli scatti in grado di cogliere quest’essenza profonda delle cose e i suoi sicuramente lo sono.

http://www.youtube.com/watch?v=PFaOtlpLijM

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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