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“Chiara Lubich - L’amore vince tutto” è il tv movie di Giacomo Campiotti ispirato alla fondatrice del Movimento dei Focolari nell’anno del Centenario della nascita (Trento 22 gennaio 1920 - Rocca di Papa, 14 marzo 2008). A interpretarla una credibile, intensa e solare Cristiana Capotondi. Approfondiamo il progetto riportando le dichiarazioni dei protagonisti e degli ideatori.

Inaugura oggi il nuovo progetto espositivo di Silvia Viganò  “Tracce di Mascara” a cura di Mariella Casile - che si svilupperà dal 21 marzo al 12 aprile 2015 al Museo d’Arte Moderna Virgilio Guidi di San Donato Milanese.

 

Le oltre 20 opere fra tele di piccole/medie dimensioni e tronchetti d'albero mettono in evidenza i moti dell’animo femminile, le sfumature dei sentimenti  di donne un po' caste e un po' passionali e segnano un deciso cambio di tendenza nel percorso dell’artista lombarda.

 

Dietro le ispirazioni dalle tinte magiche della giovane artista Silvia Viganò  c’è un mondo composito che si riallaccia fortemente al movimento californiano del Pop Surrealismo, ovvero un nuovo modo di pensare l'arte e il desiderio di ritornare alla figurazione, collegando il surrealismo al fumetto, ai graffiti, al mito e ai temi sociali delle metropoli urbane; e i nomi di riferimento sono  Mark RydenAna Bagayan, ma anche le figure magiche di  Nicoletta Ceccoli.

 

I soggetti sono sempre femminili. Fanciulle dalle bocche sensuali, bocche scocciate, dai volti segnati da cicatrici e paure, ma anche atmosfere surrealiste, a tratti horror, dai silenzi profondi, il tutto in compagnia di animali allegorici. Le  donne di Silvia crescono con lei, maturano nelle forme e nei  colori. Le loro storie sono filtrate dall’inesauribile immaginazione creatrice della mente dell'artista, che traduce in pittura sogni, immagini, fantasie che si ispirano alla favola, da Alice nel Paese delle meraviglie ai Fratelli Grimm. Visioni poetiche e scene sospese fra il grottesco e il diabolico in uno stile che oscilla tra onirico e fiabesco.

 

Sostiene Silvia: «Con la mia arte cerco di accedere al mondo dei sogni. I miei quadri sono il risultato di tanti sogni. Cerco di tradurre in pittura il mondo di mezzo fra conscio e inconscio, laddove cioè  tutto è possibile».

 

Per chi volesse approfondire il tema del Pop-Surrealismo, mercoledì 29 aprile alle ore 18.00 ci sarà la possibilità di incontrare Silvia Viganò che discuterà della sua opera dialogando con la giovane scrittrice  Giulia Jurinich autrice del libro "Alice e il Paese del Pop Surrealism" (I libri di Emil Editrice).

 

 "Tracce di Mascara" proseguirà dal 21 aprile al 4 maggio a Milano allo Spazio Seicentro di via Savona 99, dove sarà la dimensione naturalistica del  linguaggio pop surrealista a dominare la scena visto che in mostra vi saranno solo i tronchetti.

 

SILVIA VIGANO’

Tracce di mascara Progetto espositivo a cura di Mariella Casile

 Galleria d’Arte Moderna Virgilio Guidi Cascina Roma, Piazza delle Arti 7 (San Donato Milanese)

 21 marzo – 12 aprile 2015

Inaugurazione sabato 21 marzo 2015 ore 18.30

Mercoledì 29 aprile dialogo a due voci con Silvia Viganò e Giulia Jurinich autrice del libro “Alice e il Paese del Pop Surrealism”

  

Galleria d'Arte Moderna Virgilio Guidi

Cascina Roma, Piazza delle Arti 7 (San Donato Milanese) 21 marzo – 12 aprile 2015 Inaugurazione sabato 21 marzo 2015, ore 18.30

Orari di apertura:

da lunedì a sabato  9.30-12.30/14.30-18.30 domenica  10.00-12.30/16.30-19.00

 

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Nerospinto questa volta vi accompagna in un breve ma significativo viaggio tra le opere di uno dei fotografi più famosi ed interessanti del secolo scorso, protagonista del Dadaismo e del Surrealismo.

Alla Fondazione Marconi a Milano, è infatti possibile ammirare alcune fotografie di Man Ray, si tratta di quelle che ritraggono le sue modelle e le sue muse, le donne più belle di cui era circondato e dalle quali veniva tanto affascinato che decideva di renderle protagoniste delle sue creazioni.

La riproduzione di quest'album fotografico originale del noto artista, in mostra fino all'11 gennaio, mostra 83 fotografie vintage scattate tra il 1920 ed il 1940. Ma chi è Man Ray? E quale valore da al mezzo fotografico ed al suo prodotto? Come affronta l'arte e che cosa ne pensa?!

Appena si entra, salendo una scalinata spoglia, su una parete bianca, asettica, ci accoglie una scritta, sulla parete. Sono le parole di Man Ray. Il suo pensiero.

"La fotografia è un'arte. Non si dovrebbe porre questa domanda. L'arte è superata. Ci vuole qualcos'altro. Dobbiamo guardar lavorare la luce. Ė la luce che crea. Io mi siedo dinanzi al mio foglio di carta sensibile e penso" (Man Ray, 1928)

Pittore, fabbricante di oggetti e regista di film d'avanguardia, egli è conosciuto soprattutto come fotografo surrealista. Nel 1922 Man Ray produce i suoi primi fotogrammi, che chiama 'rayographs'. Una rayografia è una immagine fotografica ottenuta poggiando oggetti direttamente sulla carta sensibile, procedimento apparentemente semplice, ma che seppe usare per immagini altamente suggestive. In verità il movimento Surrealista nasce ufficialmente nel 1924, egli ne è un anticipatore ed uno tra i primi esponenti.

Ed è infatti il rituale ciò che conta per questo artista e fotografo fuori dal comune, che tra i primi riconobbe le novità della psicoanalisi e le mise in relazione al linguaggio artistico, che rifiutava il sistema della comunicazione elitaria dell'arte, dell'immagine e della contemplazione, che seppe costruire un discorso rivoluzionario a livello linguistico e che credette che solo con la propria macchina fotografica potesse costruire un mondo. Attraverso il processo con cui si realizzava una fotografia veniva a crearsi l'opera stessa. Non era tanto un discorso sul soggetto ma sul processo di realizzazione, ciò che interessava sul serio Man Ray.

Freud pubblicava"l'Interpretazione dei sogni" nel 1899, e da allora la psicoanalisi cambiava molto la concezione del mondo, dell'uomo, dell'arte. La lettura psicoanalitica porta ad un nuovo modo di affrontare la realtà. Come le altre Avanguardie anche Man Ray si sente parte del rifiuto della cultura borghese e come gli amici protagonisti del Dadaismo Newyorkese Duchamp e Picabia, rifiuta le estetiche positiviste ed idealiste. Egli scopre una possibilità espressiva precisa, nuova, della fotografia. Questo avviene con le varie tecniche che decide via via di sperimentare come le inversioni luci-ombre, la "solarizzazione", altro processo fotografico che inventa, insieme ai Rayogrammes, in polemica con il modello realistico della fotografia, attraverso una doppia esposizione: sole e calcificazione, inverte i valori tonali ed accentua i contorni, e questo non per dare l'aspetto decorativo e gli elementi tipici di un'illustrazione o di un disegno, ma per ribaltare il contenuto realistico della fotografia stessa.

Il modo di costruire gli oggetti è un riflesso dell'analisi freudiana, ed è vero che i suoi soggetti sono anche alchemici oltre che psicoanalitici, si concentra sul processo e non sul prodotto, inoltre nelle sue opere ritroviamo un linguaggio che spesso manipola il lavoro onirico proveniente dall'Interpretazione dei sogni freudiana.

Le Avanguardie sono tutte caratterizzate dal rifiuto del sistema, dalla volontà anti borghese, ed in che senso la sua opera, come quelle dell'Espressionismo, del Dadaismo, del Costruttivismo, sarebbe parte di queste tendenze? Sicuramente Man Ray è un anticipatore e un rivoluzionario, capace di cogliere le nuove inclinazioni del linguaggio artistico influenzato dalla psicoanalisi, dalla grammatica del sogno, dall'alchimia determinata dal processo meccanico della moderna arte fotografica, dall'antirealismo.

Le prime pagine del libro ci parlano del corpo e del volto di queste donne osservate da Man Ray, la modella sconosciuta che apre l'album è una rappresentante di tutte le altre modelle. Trasferitosi da New York, l'artista segue a quel tempo dei corsi serali di nudo in un centro sociale di Parigi. Vediamo il ritratto di Natasha, modella ed assistente vicina all'artista, affascinante nella solarizzazione da cui viene derivata l'immagine.  Per deviare dai principi classici della fotografia egli spesso sceglie di lavorare nell'oscurità, sull'astrazione geometrica, trattando i corpi quasi come fossero statue. E poi riprende la fotografa Lee, una donna di talento e coraggio. L'irriverente ed originale pittrice Meret, e ancora la moglie del poeta Paul Ėluard, Maria Benz detta Nusch.

Ed è affascinato dalla bellezza selvaggia, esotica; a Parigi come in Africa le modelle sono di colore, si vedono danzatrici esotiche in Montparnasse, danzatrici anonime con nomi di vegetali e corpi commestibili, una bellezza lontana, generata dal mescolarsi di oriente ed occidente in quei corpi ed in quei volti bianchi e neri che vediamo alternarsi nelle immagini. A seguire  una bellezza irresistibile com'è quella di Kiki (Alice Prin) cantante francese considerata all'epoca la regina di Montparnasse, di cui Man ray si è innamorato.

Un'altra citazione del pensiero di Man Ray chiude l'esposizione, scritta su un'altra parete.

"La luce può fare tutto. Le ombre lavorano per me. Io faccio le ombre. Io faccio la luce. Io posso creare tutto con la mia macchina fotografica”.

Una curiosità: al centro della sala è possibile osservare anche un vecchio modello di macchina fotografica firmato dall'artista. Si ha anche modo di sfogliare sulla scrivania all'ingresso  una vera e propria riproduzione del libro fotografico, pronta per la consultazione.

L'esposizione non è grande ma è estremamente interessante e l'ingresso è gratuito, per cui, è possibile dare facilmente un'occhiata alle opere di uno dei fotografi che hanno fatto la storia dell'arte, e lasciarsi sedurre ed affascinare dalle immagini delle sue donne. Le foto di inizio novecento hanno inoltre tutto il sapore del passato che è stato catturato in uno scatto in bianco e nero, e la forza di attrazione di un momento, uno sguardo, un gesto, un corpo, che è stato fermato per sempre, attraverso la luce, e l'ombra. Ritroviamo la percezione di un frammento di autenticità, l'impressione della distanza e l'illusione di un sogno.

 

Man Ray. MODELS 1920-1940

Riproduzione anastatica di un Album fotografico di Man Ray con un volume a cura di Janus, edizione Carlo Cambi Editore e Fondazione Marconi.

Dal 15 novembre 2013 all'11 gennaio 2014

 

FONDAZIONE MARCONI ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA, Via Tadino 15  - 20124, Milano

INGRESSO GRATUITO

 Dal Martedì  al sabato 10-13, 15-19 (chiuso dal 22 dicembre 2013 al 7 gennaio 2014)

PER INFORMAZIONI:

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.fondazionemarconi.org

 

Giovanna Canonico

Si sa, la luce è amica e nemica del fotografo: intento a creare un’impressione perfetta, essa può determinare la buona riuscita di interi giorni di lavoro. Man Emmanuel Rudnitzky prima se ne innamorò e successivamente fuse il suo nome col suo: così nacque MAN RAY celeberrimo fotografo, che diede il suo cuore non solo all’arte, non solo alla luce, ma soprattutto a Parigi. Amico intimo di Marcel Duchamp, che conobbe in una New York stanca e polverosa, si trasferì nella Ville Lumière in cerca di ispirazione, per conoscere la straordinaria magia che trasformava gli artisti in geni, che vedeva ogni giorno l’aura fatata di Picasso, Dalì, Hemingway, emergere dal buio delle banalità. A Parigi, Man Ray, “torna bambino” come scrive in una lettera al fratello Sam, in questa città “sempre in movimento, sempre gioiosa” trova la sua dimensione di artista, da pittore vicino al cubismo, a fotografo sempre più astratto, dadaista precursore di un surrealismo incombente nei salotti e nelle gallerie della capitale. L’avanguardia diventa il suo terreno di azione, pronto a scardinare qualsiasi canone, qualsiasi regola in campo artistico, ma è la tendenza a pensare a un passato artistico idilliaco e perfetto a renderlo unico: non solo un innovatore pieno di verve antiborghese, ma anche un devoto amante del rinascimento, delle sue forme morbide e armoniche, del suo attento studio sulla luce e la prospettiva. Eleganza, cultura, passione, carica erotica, senso di ribellione convivono nei lavori di Man Ray, quasi bilanciandosi ed equilibrandosi tra loro in un miscuglio accattivante e irresistibile, incomprensibile alla maggior parte del suo pubblico che ad ogni modo lo apprezza e lo ama. Amore che arriva soprattutto dai colleghi artisti e dalla critica. Innovatore nei soggetti e nei contenuti, assoluto maestro del nudo senza pudore, sfacciato e anticlericale, fu soprattutto innovatore nelle tecniche fotografiche: inventò la Raygraphie, quasi per caso, un procedimento per cui l’oggetto viene impresso sulla pellicola senza l’uso della macchina, non una copia fedele, ma l’anima dell’oggetto che si manifesta: dichiarò dopo la scoperta “Gli oggetti non sono mai stati così vicini alla vita vera come nel mio nuovo lavoro.” Fu costretto a tornare negli Stati Uniti a seguito delle leggi razziali che investirono l’intera Europa, ma riuscì a tornare a Parigi nei suoi ultimi anni di vita. Montparnasse era ormai diventata la sua casa ed è lì che decise di farsi seppellire nel 1976 quando morì. La sua lapide riporta un epitaffio emblematico della sua visione artistica e del suo carattere: “Non curante, ma non indifferente.”

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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