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Diana Krall aprirà, il 12 luglio, il primo concerto del Festival di Villa Arconati (Bollate): l'edizione del 2016 sarà la ventottesima.

Pubblicato in Onstage

Se ne è andato Carlo, in punta di piedi e senza clamore come sapeva fare lui, perché quando si ha qualcosa da raccontare, da scrivere, da comunicare lo si può fare anche sottovoce.

Ed è sottovoce che ci ha lasciati impartendo agli improvvisati della cultura, ai beceri della filmografia e ai patiti della parolaccia sullo schermo l’ennesima lezione di stile.

Uno stile e una propensione a fare buon cinema che Mazzacurati ha fin da giovane, da studente del Dams di Bologna dove si laurea a pieni voti.

Carlo sa recitare e lo dimostra dalle sue prime interpretazioni nei suoi ruoli di bambino, ma lo dimostra anche da adulto recitando con Moretti e altri grandi del cinema italiano.

Lui però sa anche scrivere di cinema e confeziona sceneggiature originali e di grande impatto emotivo dove alla passione che lo spinge a parlare, raccontare e mostrare il proprio Paese si aggiunge l’emozione di rappresentare la realtà che gli è più vicina e affine.

E allora germogliano i suoi film sul Veneto, sulle campagne che lui conosce così bene, sulla gente, quelle persone tra cui Carlo ha vissuto e da cui ha imparato fin da bambino.

La sua regione, il suo paese, gli italiani e le storie di tutti i giorni rendono Mazzacurati un regista e un cineasta profondamente “locale” ma che non manca di affascinare anche il pubblico straniero.

Fortunatamente, nonostante le sempre difficoltà economiche che l’autore ha dovuto incontrare nella realizzazione dei suoi lavori, l’Italia ha saputo premiarlo e riconoscerne i meriti nel corso della sua vita. Carlo Mazzacurati ha vinto il Nastro d’Argento, il Leone d’Argento e i David di Donatello e con film come Il toro, L’estate di David e La lingua del santo è riuscito a commuovere il pubblico e a farsi apprezzare dalla critica.

L’eredità che lascia è questa, amare quello che si fa pe farlo bene. Sempre senza clamore.

 

 

Pubblicato in Cultura

Dall'8 al 15 settembre, presso il MIC - Museo Interattivo del Cinema, Fondazione Cineteca Italiana propone Buon Compleanno Zelig!, una rassegna dedicata al cinema in bianco e nero di Woody Allen in occasione del 30° anniversario del celebre lungometraggio Zelig.

 

Scritto, diretto e interpretato dallo stesso Allen nel 1983, il film riflette ironicamente sulla mania americana di trasformare in idolo chiunque abbia un particolare talento, per poi distruggerlo con altrettanta velocità.

La storia parla di Leonard Zelig, ebreo americano che, con la sua smodata smania di essere accettato, ha sviluppato la capacità di assumere le sembianze (fisiche e psichiche) di chiunque incontri.

La pellicola, premiata con un David di Donatello nel 1984, è considerata la più geniale dell'intera produzione  del regista.

 

A completare la rassegna altri 5 titoli di tutto rispetto: Manhattan, Brodway Danny Rose, Celebrity, Ombre e Nebbia e Stardust Mamories.

 

 

Calendario delle proiezioni:

 

Domenica 8 settembre

h 15.00 Broadway Danny Rose (Woody Allen, USA, 1984, B/N, 86’)

h 17.00 Manhattan (Woody Allen. USA, 1979, B/N, 96’)

h 19.00 Ombre e Nebbia (Woody Allen, USA, 1991, B/N, 104’)

h 21.00 Zelig (Woody Allen, USA, 1983, B/N-col., 78’)

 

Lunedì 9 settembre

h 17.00 Celebrity (Woody Allen, USA, 1998, B/N, 113’)

 

Mercoledì 11 settembre

h 17.00 Stardust Memories (Woody Allen, USA, 1980, B/N, 85’)

 

Venerdì 13 settembre

h 15.00 Broadway Danny Rose (Woody Allen, USA, 1984, B/N, 86’) Replica

h 17.00  Zelig (Woody Allen, USA, 1983, B/N-col., 78’) Replica

 

Domenica 15 settembre

h 17.00 Stardust Memories (Woody Allen, USA, 1980, B/N, 85’)Replica

h 19.00 Manhattan (Woody Allen. USA, 1979, B/N, 96’) Replica

 

 

Info e costi:

Tel. 02 87242114

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

http://mic.cinetecamilano.it/

 

Biglietto d’ingresso intero: 5 €

Biglietto d’ingresso ridotto: 3 € 

Biglietto d’ingresso adulto + bambino: 6 €

 

 

MIC – Museo Interattivo del Cinema

Viale Fulvio Testi, 121

Milano

Pubblicato in Cultura

Nerospinto vi invita ad una riflessione sul passato e presente, dandovi appuntamento allo spazio Oberdan, che ripropone un grande classico del cinema italiano in copia restaurata: "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto" di Elio Petri.

Il film Vincitore del Premio Speciale della giuria al 23. Festival di Cannes (1970), del premio Oscar 1971 per il miglior film straniero e del David di Donatello 1970 per il miglior attore protagonista a Gian Maria Volonté, qui in una delle sue più intense interpretazioni, è un esempio eclatante del cinema civile degli anni fra i Sessanta e i Settanta di cui il suo autore, Elio Petri, è stato uno dei massimi esponenti.

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto ha assunto una dimensione sempre più profetica scorrendo le cronache politico-giudiziarie dei decenni successivi.

La sceneggiatura, scritta da Petri con Ugo Pirro, mette in scena un uomo tanto apparentemente potente quanto intimamente fragile. Nato con all'origine l'idea dostoevskiana dell'assassino che sfida la giustizia, il film venne accusato da alcuni gruppi extraparlamentari di essere addirittura a favore della polizia avendo avuto troppo successo. Se lo si ripensa oggi, dopo il G8 di Genova e le riflessioni che in materia anche il cinema ci ha offerto, ci si accorge di come i temi trattati siano ancora di estrema attualità.

"Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto" di Elio Petri

fino al 29 giugno

sala Alda Merini - Spazio Oberdan - Provincia di Milano

via Vittorio Veneto 2 Milano

http://oberdan.cinetecamilano.it/film/indagine-su-un-cittadino-al-di-sopra-di-ogni-sospetto-copia-restaurata/

Pubblicato in SvelArte
Martedì, 22 Gennaio 2013 19:09

Vent’anni senza Holly Golightly

“La bellezza di una donna non consiste nei vestiti che indossa, né dall’aspetto che possiede o nel modo di pettinarsi. La bellezza di una donna si deve percepire come proveniente dai propri occhi, perché quella è la porta del suo cuore, il luogo in cui risiede l’amore”.

Così Audrey Hepburn vedeva le donne, lei che da attrice ne ha interpretate tante, lei che rivelava stile attraverso i suoi occhi da cerbiatto e interprete di pellicole indimenticabili quali “Vacanze romane”, “Colazione da Tiffany”, “Sabrina”, “My fair lady”.

A vent’anni esatti dalla sua prematura scomparsa, avvenuta a soli 63 anni, viene ancora, e soprattutto, ricordata dal pubblico per la sua eleganza innata che a tutti richiama alla mente quell’immagine che, stretta nel suo abito nero Givenchy, con uno chignon elegante, fantasticava davanti alla vetrina di Tiffany. Una star che ha vinto un Oscar, tre Golden Globe, un Emmy, un Grammy Award, due Tony e tre David di Donatello. E che nel 1999 è stata proclamata la terza più grande attrice di tutti i tempi dall'American Film Insitute.

I suoi abiti di scena hanno fatto la storia del costume, le sue sopracciglia sono state copiate da stilisti prestigiosi, il suo taglio di capelli corto con frangetta ha fatto storia, come la sua femminilità, che si è imposta in un momento in cui andavano di moda chiome lunghe, rosse e platinate. Audrey è stata in grado di trasgredire attraverso lo stile, particolare non indifferente se si pensa all’epoca in sui si è affermata: gli esplosivi anni Cinquanta, dominati da tipologie femminili imponenti e con una sensualità sfacciata. Anni nei quali Audrey si distingue per il suo fisico flessuoso e il portamento leggero. La Hepburn rappresenta quel prototipo femminile che racchiude in sé elementi anche distanti tra loro ma che combinati insieme, per qualche strana alchimia, concorrono a formare uno stile unico e riconoscibilissimo che si rispecchia anche nella sua attività umanitaria. Fu la prima a capire che la sua popolarità poteva essere sfruttata anche per campagne a scopo benefico e in particolare si dedicò con passione e convinzione alla causa dell’UNICEF, lei che di figli avrebbe voluto averne tanti.

Audrey Hepburn ci piace ancora oggi perché venne scelta da Truman Capote al posto di Marylin Monroe per interpretare l’indimenticabile Holly Golightly,perché a lei i disegnatori della Disney s’ispirarono per il fisico della principessa Aurora ne La Bella Addormentata nel Bosco, perché decise di tenere un cerbiatto come animale da compagnia, ancora una volta un simbolo di eleganza innata, ma soprattutto perché seppe trasformare un “petite robe” in un’icona di raffinatezza, che ancora oggi sa far risaltare qualsiasi donna.

Per conoscere meglio Audrey Hepburn, aldilà dei suoi celebri personaggi, vi consigliamo Audrey Hepburn. Un'anima semplice, scritto dal figlio Sean Hepburn Ferrer (edizioni Tea) e Cosa farebbe Audrey? di Pamela Keogh (edizioni Sonzogno), una raccolta di materiale inedito, testimonianze e aneddoti.

Pubblicato in Cultura

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