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Quest’anno il focus è sulla moda sostenibile e l’artigianalità evoluta: Stories va in scena con WSM Fashion Reboot dal 16 al 18 gennaio 2021 durante la Milano Fashion Week Men’s Collection

La Fashion Week a Milano è moda e non solo: la mostra Artistar Jewels al Palazzo Bovara di Milano dal 19 al 24 febbraio ci mostra racconta il lato artistico del gioiello.

Pubblicato in Foyer

Voglia d’estate” è l’aperitivo a base di gelato salato proposto da Ammu Cafè in collaborazione con Conpait Gelato.

Pubblicato in Eventi

È iniziata ieri la fashion week milanese e con lei, l’iniziativa promossa da Depurativa: fino al 29 febbraio, con la sua delivery bike, porterà freschezza tra tutti i fashion addicted che parteciperanno alle sfilate meneghine.

Tra i luoghi prediletti, quelli scelti dagli stilisti più esclusivi, come Antonio Marras, Armani, Bottega Veneta, Dsquared2, Jil Sander, Tod’s e molti altri; location esclusive dove potrete fare il pieno di energia grazie ai succhi detox Depurativa.

Start-up innovativa, con sede a Milano, ma dall’anima internazionale come quella della sua founder Sandra Nassima. La dieta detox nasce oltreoceano e basa i suoi principi sull’assunzione di succhi biologici dalle proprietà naturalmente benefiche; una volta giunta in Italia poi, l’attenzione alla saluta ed all’equilibrio dei componenti, hanno fatto il resto.

La tendenza che propone Depurativa non è solo alimentare, ma si propone come un vero e proprio stile di vita, teso al benessere del corpo e dello spirito. In tal caso, la scelta dell’utilizzo di una delivery bike, per promuovere l’iniziativa, non è per nulla casuale: la bicicletta è l’emblema di uno stile di vita sano e olistico.

I succhi detox di Depuravita sono perciò l’ideale per rimanere sempre in forma e sentirsi rigenerati durante queste giornate dedicate alle eccellenze della moda.

INFO: Dal 24 al 29 febbraio 2016 (MFW) Depurativa – succhi detox250 ml € 5,00 a bottiglia

www.depurativa.it

DEPURATIVA - GALLERY - NEROSPINTO

Pubblicato in Lifestyle

Dal 7 aprile al 7 agosto, Venezia si tinge ancor più di magico con la mostra Helmut Newton. Fotografie. White Women / Sleepless NIghts / Big Nudes.

Il progetto La Casa dei Tre Oci nasce dalla collaborazione fra Fondazione di Venezia e Civita Tre Venezie, e, ospitando per la prima volta a Venezia i capolavori di Helmut Newton, si conferma leader nel panorama culturale e soprattutto fotografico.

Duecento sono le immagini che abbelliscono La Casa dei Tre Oci: duecento opere d'arte del fotografo più celebrato del XX secolo.

Helmut Newton, all'anagrafe Helmut Neustätder, si appassionò alla fotografia alla tenera erà di 12 anni, quando comprò il suo primo modello di macchina fotografica. Tedesco con origini ebree, lasciò la patria nel 1938 trovando rifugio in Australia, Paese di cui ottenne la cittadinanza. Proprio a Sydney convolò a nozze con l'attrice e collega June Brunnell, donna a cui rimase legato per più di mezzo secolo. A Melbourne collaborò con varie riviste fra cui Playboy. Ma è a Parigi che ottenne successo e guadagnò fama mondiale, scattando preziosi fotografie per Vogue, Elle, GQ, Vanity Fair e Marie Claire. White Women è il suo primo volume, che pubblicò nel 1976, ricco di rivoluzionario erotismo ed eccentrico gusto estetico. Fra gli anni '70 e '80 rafforzò i suoi legami col mondo della moda, vantando collaborazioni con celebri marchi, come Chanel, D&G, Versace, Blumarine, YSL e Borbonese. La sua brillante carriera si concluse nel 1984 con la realizzazione del video Surrenderer your Heart, dei Missing Person. Morì 20 anni dopo in un incidente stradale.

Venezia ha deciso di omaggiare questo stravagante genio, raccogliendo le immagini dei suo primi tre leggendari libri: il già citato White Women, Sleepless Nights e Big Nudes.

La ricerca dello stile e la scoperta dell'eleganza sono lasciate all'interpretazione dello spettatore, i cui occhi subiranno il fascino di scatti liberi, realizzati da Newton per se stesso, e quello di altrettanto meravigliose fotografie realizzate su committenza.

 

Newton -gallery - nerospinto

 

Women in White contiene 81 immagini, di cui 42 a colori e 39 in bianco e nero. E' innovativo e accattivante; per la prima volta la fotografia di moda apre le sue porte al nudo. La maggior parte degli scatti, infatti, ritraggono donne scoperte, in un magico mix di arte e moda. Helmut Newton fu il caposcuola del nudo nella fotografia di moda, e molti colleghi e registri si accodarono: fu una provocazione radicale tanto quanto creativa.

Sleepless Nights risale al 1978 e come protagoniste ha ancora loro: le forme femminili. Le immagini diventano veri e propri ritratti, quasi come se Newton lavorasse come reporter davanti alle sue modelle. 69 sono gli scatti contenuti nel volume (31 a colori e 38 in bianco e nero). Helmut Newton era ufficialmente un fashion photographer, ma le sue modelle erano solo un pretesto che nasconde qualcosa di assai personale.

Big Nudes uscì nel 1981. Contiene 39 scatti in bianco e nero che inaugurarono una nuova dimensione: Helmut Newton portò le gigantografie nelle gallerie e nei musei.

Per non perdere questo spettacolo visivo, l'appuntamento è a Venezia presso la Casa dei Tre Oci.

 

INFO tel. +39 041 24 12 332 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.treoci.org

CASA DEI TRE OCI Fondamenta delle Zitelle, 43 30133 Giudecca - Venezia

VAPORETTO Fermata Zitelle Da piazzale Roma e dalla Ferrovia linea 4.1 - 2 Da San Zaccaria linea 2 - 4.2

ORARI Tutti i giorni 10.00 – 19.00; chiuso martedì

BIGLIETTI 12 € intero 10 € ridotto studenti under 26, over 65, titolari di apposite convenzioni 8 € ridotto speciale gruppi superiori a 15 persone 24 € ridotto famiglia (2 adulti + 2 under 14) 5 € ridotto scuole Gratuito per bambini fino ai 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, disabili e accompagnatore, due insegnanti accompagnatori per classe, giornalisti con tessera, guide turistiche

Beatrice Bellano

Pubblicato in Cultura

E' stata prorogata la data di chiusura della mostra che la fondazione culturale Ponti x L'Arte ha dedicato al grande fotografo inglese David McEnery (1936-2002).

Considerato il fotografo più divertente del mondo, David era famoso per la sua enorme pazienza. Era infatti capace di passare anche giornate intere in attesa del momento decisivo per lo scatto perfetto.

Il cibo è il fil rouge dell'esposizione che ha come titolo Smiling Food. Il fotografo ha saputo immortalare gli aspetti più simpatici e peculiari della routine quotidiana. La personalità eccentrica e l'umorismo di David McEnery conferiscono unicità al suo stile e grande ricercatezza alle sue fotografie.

La mostra gratuita, che ha aperto il 23 dicembre 2015, si concluderà il 29 gennaio presso la sede di Ponti x L'Arte, in Via Luigi Vitali 1 a Milano.

ORARI: Lunedì, Martedì, Giovedì, Venerdì dalle 10:30 alle 18:30

PONTI x L'ARTE: Via Luigi Vitali 1 Milano T 02 798500

 

Pubblicato in Cultura

 

“Henri Cartier-Bresson e gli altri. I grandi fotografi e l’Italia” è la mostra allestita fino al 7 febbraio 2016, curata da Giovanna Calvenzi presso Palazzo della Ragione Fotografia, promossa e prodotta dal Comune di Milano Cultura, Palazzo della Ragione, con Civita, Contrasto e GAmm Giunti. La recente esposizione volge a chiudere un percorso fotografico rivolto all’Italia in occasione di EXPO 2015 e iniziato nel marzo scorso con “Italia Inside Out”, dedicata all’obiettivo dei fotografi italiani.

Un’esposizione chiara e diretta che, nonostante l’allestimento “improvvisato”, offre una panoramica completa degli sguardi di fotografi internazionali rivolti al nostro Paese, in un arco temporale di circa ottant’anni. Sette aree tematico-linguistiche accompagnano il visitatore all’interno di una retrospettiva che si sviluppa anche attraverso una storia indiretta della fotografia e dei linguaggi che le appartengono.

Si parte dal Maestro, Henri Cartier-Bresson il quale, nel 1933, compie un viaggio in Italia, alla scoperta dei volti e delle scene che la rappresentano, creando un immaginario che, riferendosi alla cultura visiva del subitaneo dopoguerra, rimarrà a lungo identificativo del nostro Paese; a seguire Robert Capa, padre del fotogiornalismo, con il suo celeberrimo reportage a seguito dell’esercito statunitense nella Campagna d’Italia del 1943, già reso noto dalla mostra del 2013 “Robert Capa in Italia 1943 – 1944”, in occasione del settantesimo sbarco degli Alleati. Inoltre David Seymour, Cuchi White, Herbert List, William Klein e Sebastião Salgado il quale, grazie alla sua abilità di rilettura della realtà umana, racconta i volti e le gesta dei pescatori nelle tonnare siciliane, riportando immediatamente alla memoria i “Contadini del mare” (1955) di Vittorio De Seta.

Proseguendo nel percorso espositivo si approda alla seconda sezione, quella dedicata a “La poesia del bianco e nero”: il reportage sembra abbandonarci, ma non la fascinazione per la pellicola bicromatica delle macchine fotografiche di Claude Nori, George Tatge, Helmut Newton e Guy Mandery che, attraverso una visione classica, ci regalano ricordi, ricerche metafisiche e armonie visive.

“L’interpretazione diventa un atto d’amore” e la tecnologia si mette al servizio dei fotografi che, attraverso diverse tecniche, offrono una loro rielaborazione personale dell’immaginario italiano, in particolare delle città d’arte: Venezia è protagonista nei lavori di Alexey Titarenko e Hiroyuki Masuyama; Abelardo Morell, mediante il foro stenopeico, crea delle contaminazioni tra interno ed esterno che danno vita ad immagini quasi surreali. Bernard Plossu ci racconta dell’Italia attraverso il finestrino del treno per poi proporcela in stampe realizzate con tecniche ottocentesche; un ritorno alle origini, con l’utilizzo del bianco/nero, anche da parte di Gregory Crewdson, nei suoi ritratti di Cinecittà, e Sarah Moon, dedicatasi alle atmosfere da sogno di Reggio Emilia, onirismo ripreso anche da Irene Kung, a confronto con i monumenti del presente e passato di Milano.

“La nobile tradizione documentaria” non poteva non essere rappresentata dagli scatti di Paul Strand in quella sensazionale opera che fu “Un Paese”, il primo foto-libro italiano realizzato insieme a Cesare Zavattini nel 1953, dedicato alla quotidianità contadina di Luzzara, in Emilia-Romagna. Insieme, vi sono anche documentari di Thomas Struth, John Davies, Jordi Bernadó, Mark Power, Axel Hütte e Joan Fontcuberta.

L’inquietudine dello sguardo si esprime attraverso i lavori e le indagini di Art Kane, Michael Ackerman e Jay Wolke, che sin dalla fine degli anni Sessanta, raccontano del degrado crescente in alcune zone italiane, a favore della mercificazione e del disfacimento come nel caso veneziano fissato da Kane. A bilanciare questa visione disfattista vi è “lo sguardo positivo” proposto, primo tra tutti, da Steve McCurry, proprio nei confronti della stessa Venezia e dell’intesa estetica che si crea tra persone e ambiente, ma anche gli scatti di Hans van der Meer, Joel Meyerowitz, Maggie Barret, Harry Gruyaert e Martin Parr.

Per concludere, l’ultima sezione è dedicata all’autoritratto e alla narrazione autobiografica perseguita da Nobuyoshi Araki, anch’egli affascinato dalla laguna, Sophie Zénon che ripercorre la storia della sua famiglia attraverso i luoghi di provenienza dei suoi nonni, e dagli autoritratti nel paesaggio di Elina Brotherus, idealmente ricollegabili a quello celebre di Henri Cartier-Bresson, che ha dato il via a questo lungo percorso attraverso l’Italia.

Un viaggio affascinante che ci rivela “lo stupore che la nostra penisola suscita all'estero, in culture e sensibilità diverse dalla nostra, costringendoci a riflettere sul valore del nostro patrimonio naturale, artistico, storico e sociale”.

Francesca Bottin

Henri Cartier-Bresson e gli altri. I grandi fotografi e l'Italia fino al 7 febbraio 2016 - Palazzo della Ragione, Milano Biglietti: € 12,00 intero, € 10,00 ridotto, € 6,00 ridotto speciale Lunedì chiuso  Mar - Mer - Ven - Dom dalle 9:30 alle 20:30 Gio - Sab dalle 9:30 alle 22:30

Festività Giovedì 31 dicembre 9.30 – 14.30 Venerdì 1 gennaio 14.30 – 20.30 Mercoledì 6 gennaio 9.30-20.30

 

Pubblicato in Cultura

 Dal 21 ottobre al 4 novembre presso il teatro Elfo Puccini di Milano sarà possibile visitare la mostra fotografica BreakalegRitratti di scena della fotografa milanese Laila Pozzo.

 

Il progetto prende il nome dal motto inglese “Break a leg! Rompiti una gamba!”: una sorta di “In bocca al lupo” usato dai teatranti dei paesi anglosassoni.

Le opere sono frutto di un lungo lavoro di ricerca fotografica e costituiscono il racconto del fervente panorama teatrale cittadino.

 

Fotografare il teatro è difficile: ingabbiare in una piccola superficie la grandezza della scena e dei gesti risulta quasi impossibile. Per superare la mera documentazione è necessario osservare con profondità e scavare nell’animo dei protagonisti.

 

Attraverso sguardi e gesti misurati, i "ritratti di scena" di Laila Pozzo descrivono storie e relazioni tra i personaggi. Gli attori, non risultano ingabbiati nel scatto, ma si sentono liberi di dare nuova vita al personaggio che interpretano, giocando tra di loro e con l'obiettivo. La fotografa propone una serie di ritratti realizzati agli attori pochi istanti prima dell'atto finale, quando sta per avvenire la metamorfosi che li trasformerà in personaggi.

 

Per maggiori informazioni sul lavoro di Laila Pozzo

www.breakaleg.it

 

BREAKALEG RITRATTI DI SCENA 

fotografie di Laila Pozzo

 dal 21 ottobre al 4 novembre Teatro Elfo Puccini – Milano

Evento inserito nell’ambito di Photofestival 2015

INGRESSO LIBERO

 

La mostra sarà aperta negli orari di apertura del teatro.

TEATRO ELFO PUCCINI corso Buenos Aires 33, Milano tel. 02/0066.06.06 www.elfo.org

 breakaleg-gallery-nerospinto2

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Giovedì, 30 Luglio 2015 12:01

Nan Goldin in mostra a Torino

La Galleria Guido Costa Projects di Torino ospiterà fino al 31 ottobre 2015 un’incredibile retrospettiva dedicata al lavoro di Nan Goldin, una delle più grandi fotografe donne universalmente note.

L’identità di una persona è qualcosa di strettamente connesso alla sua vita personale, alle esperienze che hanno segnato la sua storia, ai drammi subiti e al modo che ognuno di noi trova di sopravvivere al mondo e Nan Golgin è una che di storie da raccontare ne ha parecchie.

Artista statunitense, fotografa contemporanea per la precisione, nasce nel 1953 e passa la sua adolescenza a Boston, dove si forma alla School of The Museum of Fine Arts. Fin da subito capisce che non esiste alcuna distinzione tra vita e arte, poiché l’una diventa necessaria per la completa realizzazione dell’altra.

La sua fotografia nasce quindi come un vero e proprio diario quotidiano in pubblico e questa tipologia di rappresentazione del mondo l’accompagnerà tutta la vita. Verso la fine degli anni ’70, al Mudd Club diNew York, la Goldin inizia a esporre le sue opere, accompagnate da una colonna sonora punk, Ballad of Sexual Dependency, e la sua arte inizia sempre più a definire i contorni di quella figura che diverrà poi una delle icone delle fotografia contemporanea.

Considerata una dei Five of Boston, il suo stile è paragonabile a quello di Terry Richardson o Wolfang Tillmans e riesce a far emergere il lato più nascosto e trasgressivo della città di New York. Sceglie di esporre se stessa tanto quanto i suoi amici come parte di un ricordo vivo e tangibile, come si evince nel celebre “Autoritratto un mese dopo essere stata picchiata”, che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni.

Gli anni ’80, si sa, negli Stati Uniti sono stati un periodo scottante, sia per quanto riguarda le contestazioni giovanili, che segnarono a pieno la “generazione difficile” dell’artista, ma anche per la diffusione inarrestabile dell’AIDS che portò Nan Goldin a realizzare il profondo potere della fotografia, legato alla capacità di mostrare il cambiamento delle persone, ma anche al doloroso ricordo di tutti coloro che aveva perso. Tuttavia, questo non le impedisce di organizzare nel 1989 la prima grande mostra fotografica sull’AIDS del mondo.

La storia di una donna che ha saputo fare della sua vita una vera e propria arte, che ha vinto la scommessa con la discriminazione di genere, facendo volare il suo nome sulle vette più alte della fotografia mondiale.

La mostra di Torino raccoglie moltissime delle sue opere, partendo dai primi anni della sua vita artistica, fino ad arrivare alle foto scattate nel corso degli ultimi 30 anni. Molte immagini sono inedite e la scelta dei soggetti è strettamente legata al suo modo di vivere.

“Le sue immagini sono lo specchio di se stessa e del mondo in cui ha vissuto”, afferma la giornalista americana Lily Tillman, uno sguardo interiore che ha dato vita a un vero e proprio genere artistico, diventato un’icona per tutti gli amanti della fotografia, ma anche soltanto per chi abbia voglia di osservare il mondo con gli occhi di una persona diversa da sé.

nan goldin / nan goldin

2 luglio 2015 – 24 ottobre 2015 la galleria resterà chiusa dall’1 al 31 agosto

Guido Costa Projects – Via Mazzini 24, Torino

Orari di apertura: dal lunedì al sabato, dalle 15.00 alle 19.00

Per info: http://www.guidocostaprojects.com/

Adele Di Giovanni

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Pubblicato in Cultura
Lunedì, 13 Luglio 2015 14:58

Jennifer Lawrence è il nuovo volto Dior

Aspettando l’uscita dell’ultimo capitolo della saga Hunger Games, la protagonista Jennifer Lawrence regala ai suoi fans una novità da prima pagina.

L’attrice, già vincitrice di un Oscar per "Un Gelido Inverno" nel 2011, sarà infatti il nuovo volto di Lady Dior, la linea di borse della nota casa di moda francese. Proprio come il suo alter ego Katniss Everdeen dei romanzi di Susan Collins, la Lawrence diventa testimonial di una campagna dedicata al grande pubblico, anche se in questo caso lo scopo non sarà quello di sconfiggere una dittatura, ma quello di essere la portavoce di migliaia di donne.

L’analogia è se non altro curiosa, soprattutto per i fan della saga che hanno già iniziato a guardare in rete i teaser del film, che uscirà nelle sale cinematografiche solo il prossimo novembre. Una bellezza acqua e sapone, dal trucco leggero ed elegante, che negli scatti di Dior sembra essere ancora più eterea.

La giovane attrice statunitense, si sa, ama vestire i panni dell’eroina, come dimostra il ruolo di Mystica, all’interno della saga X-Men che la portò alla fama internazionale. Questa volta però non ci saranno armature, né archi con frecce da scoccare, né tantomeno superpoteri, ma dovrà convincere e stupire tutti quanti con il suo unico asso nella manica: la sua semplicità.

Visti i precedenti volti della casa francese, la scelta di passare il testimone a questa “donna d’azione” ha lasciato perplessi molti amanti della storica eleganza di Marion Cotillard o della sofisticata raffinatezza di Mila Kunis. Eppure, come tutti noi abbiamo imparato a osservare, le sfide non spaventano di certo Jennifer Lawrence, che proprio come le sue protagoniste sul grande schermo, che abbiano o no i super poteri, riesce sempre a convincere con ogni sua interpretazione.

La grintosa Katniss Everdeen, la più misteriosa Mystica, la dolcissima Tyffany Maxwell, de “Il Lato Positivo” al fianco di Bradley Cooper, sono soltanto degli esempi di quello che una giovane donna come lei può raggiungere. Perché recitare non vuol dire fingere; recitare, come qualsiasi arte che si rispetti, è regalare un pezzetto della propria anima al pubblico, cambiare se stessi anche solo per un personaggio. Gli attori non interpretano qualcun altro, gli attori diventano qualcun altro.

Per questo quando vediamo il volto di Jennifer Lawrence firmato Dior, vedremo attraverso i suoi occhi ogni singola sfaccettatura di ogni sua singola interpretazione. Il suo carattere combattivo fuoriuscirà dallo sguardo etereo di quel cartellone pubblicitario, perchè un volto non è e non dev’essere soltanto un viso anonimo, come direbbe lo stesso Chrstian Dior: “il segreto della bellezza consiste nell’essere interessante, nessun tipo di bellezza può essere attraente senza essere interessante”.

Adele Di Giovanni

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