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La sedicesima edizione del Monte-Carlo Film Festival de la Comédie inizia oggi, 4 marzo, e proseguirà fino a sabato 9 marzo 2019. A presiedere la giuria ci sarà Emir Kusturica, eclettico sceneggiatore, attore, musicista e pluripremiato regista di fama mondiale. La kermesse cinematografica interamente dedicata alla commedia, avrà sede al Grimaldi Forum del Principato di Monaco.

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Mercoledì, 17 Giugno 2015 18:17

NAS - Time Is Illmatic al Circolo Magnolia

Lunedì 22 giugno alle ore 21.30 il Circolo Magnolia di Milano presenta NAS - Time Is Illmatic, rassegna cinematografica dedicata al famoso rapper statunitense NAS e alla musica, creata in collaborazione con Wanted Cinema ed ospitata al Magnolia per tutta la stagione estiva.

Un documentario del 2014 assolutamente inedito in Italia per la regia di One9 e Erik Parker, produttore e sceneggiatore. Un'attenta e coinvolgente descrizione di come il rapper ha mosso i suoi primi passi in campo musicale, dalle origini alla realizzazione del primo album, ponendo l'attenzione soprattutto sulle condizioni sociali vissute da quest'ultimo che hanno inciso ed influenzato in larga parte la creazione.

Sono trascorsi vent'anni dall'uscita di Illmatic ma tutt'ora questo album è considerato una delle pietre miliari della discografia hip - hop perché descrive le emozioni, le paure e le enormi angosce dovute alla difficile situazione politica, culturale e sociale vissuta da un'intera generazione di giovani neri.

Il documentario vede la partecipazione di numerosi talenti internazionali: Fab 5 Freddy, Alicia Keys, Q-Tip, Busta Rhymes, Pete Rock. 

INGRESSO: 3 € con prenotazione 5 € in cassa Per prenotarsi mandare una mail a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

INFO:

Circolo Magnolia - via Circonvallazione Idroscalo, 41 - 20090 Segrate (MI)

https://www.facebook.com/TimeIsIllmaticMovie

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Dal 27 al 31 maggio Fondazione Cineteca Italiana presenta SGARBISTAN, importante documentario dedicato al famoso critico e storico d'arte Vittorio Sgarbi. Realizzato in 3 mesi dalla regista milanese Maria Elisabetta Marelli verrà presentato in anteprima assoluta allo Spazio Oberdan di Milano.

Un vero e proprio reality che punta a rendere noto anche il lato più nascosto di Sgarbi. Un uomo che ha dedicato la vita a difendere e salvaguardare le innumerevoli bellezze che popolano il Bel Paese con tenacia e grande umanità. L'occhio della telecamera accompagnerà il critico in un viaggio tra interviste, mostre, conferenze e incontri con i lavori prodotti da giovani artisti.

SCHEDA FILM E CALENDARIO:

Mercoledì 27 maggio ore 21.15 / Giovedì 28 maggio ore 18.30 / Venerdì 29 maggio ore 17.00 / Domenica 31 maggio ore 19.00

Sgarbistan

R. e riprese: Maria Elisabetta Marelli. Da un’idea di.: Diego Bernardi, Maria Elisabetta Marelli, Michela Moreno. Mont.: Adalberto Lombardo, Federica Intelisano, Diego Ronzio. Int.: Vittorio Sgarbi. Produz.: Maria Elisabetta Marelli. Italia, 2015, 75’.

Una mattina qualunque Vittorio Sgarbi esce da un albergo di Milano, accanto a lui un collaboratore e una guardia del corpo. Ad aspettarlo una telecamera che da quel momento indagherà la vita, senza interruzioni, dell’uomo dagli slanci impetuosi ma ancor più dalla raffinata intelligenza, in una quotidianità di assoluta autenticità. La telecamera registra la profondità dell’uomo Sgarbi e attraverso lui dell’Italia tutta, nella complessità e nella magnificenza.

Alla proiezione di mercoledì 27 maggio sarà presente in sala la regista Maria Elisabetta Marelli.

MODALITÀ D’INGRESSO:

biglietto intero € 7,00 / ridotto per possessori di Cinetessera o studenti universitari € 5,50 / primo spettacolo pomeridiano (giorni feriali): intero € 5,50, ridotto € 3,50 / Cinetessera annuale € 6,00, valida anche per le proiezioni al MIC – Museo Interattivo del Cinema - e all’ Area Metropolis 2.0 – Paderno Dugnano.

INFO:

Spazio Oberdan Milano - viale Vittorio Veneto 2

tel. 02.87242114

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.cinetecamilano.it

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Martedì 28 e mercoledì 29 aprile presso le sale spazioCinema verrà proiettato l'atteso "Cobain - Montage of Heck" diretto dall'acclamato Brett Morgen, il primo documentario sull'icona rock Kurt Cobain interamente autorizzato.

In questo film-documentario il leader dei Nirvana viene ritratto in modo autentico e graffiante, attraverso un archivio personale dell'artista per la maggior parte sconosciuto al pubblico. Arte, parole, musica, fumetti, filmati amatoriali e interviste ai famigliari e agli amici di Kurt sono i diversi elementi che compongono "Cobain - Montage of Heck", avvicinando sempre più gli spettatori alla profonda sensibilità del musicista.

Il documentario si estende nella vita di Cobain dai primi anni ad Aberdeen (Washington) seguendo tutto il suo percorso musicale con aspetti finora ignoti della personalità del frontman. Co-prodotto dalla figlia di Kurt e Courtney Love, Frances Bean Cobain, "Cobain - Montage of Heck" rappresenta l'intensa storia di uno spirito tanto creativo quanto inquieto, sempre a metà tra l'odio e l'amore per quelle bellissime e pericolosissime trappole che la notorietà lascia dietro di sé.

Un'icona immortale, qual è Cobain, che finalmente viene portata sul grande schermo in modo intimo e risoluto, dimostrando chi era davvero.

"Cobain - Montage of Heck" prende il nome da un collage musicale creato dallo stesso Cobain con 4 tracce nel 1988.

spazioCinema

via Revere 16, Milano

Apollo spazioCinema 28 aprile ore 21.30 - 29 aprile ore 20.00 Metropol spazioCinema 28-29 aprile ore 21.15 spazioCinema Cremona Po 28 Aprile ore 20.00 - 29 aprile 22.30

Biglietti:

12€ intero, 10€ ridotto

Info:

sito

e-mail

tel: 0243912769

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Lunedì, 14 Luglio 2014 12:21

Nikolaus Geyralther @ Spazio Oberdan

La collaborazione tra il Trento Film Festival e il Forum Austriaco di Cultura di Milano, Fondazione Cinetica Italiana è lieta di presentare dal 16 al 20 Luglio in anteprima italiana 4 opere di uno dei maggiori documentaristi viventi, Nikolaus Geyralther.

 

Il 44enne viennese ha iniziato l’attività di regista in giovane età e da allora ha realizzato numerosi film, molti dei quali premiati nei più importanti festival internazionali.

 

L’occhio del regista, puntato con maniacale insistenza sui soggetti dei suoi film, infrange la superficie, illuminandone i meandri più inconsueti, e penetrando in profondità negli stessi soggetti che si trovano così costretti a svelare il proprio lato nascosto, arrivando a catturare di cose e persone la più autentica complessità. Davanti ai suoi film si prova una sorta di effetto straniante, di stupefazione, come guardare quelle parti di mondo senza riconoscerle del tutto, ma anche con il sospetto di vederle per la prima volta e comunque la consapevolezza di guardarle con sguardo diverso, capace di reinventarle. Soprattutto per questi motivi il cinema di Geyralther parte dalla realtà e si fa visionario.

 

La rassegna prevedrà la proiezione di un film a sera presso la Sala Alda Merini dello Spazio Oberdan in Viale Vittorio Veneto 2, Milano.

 

Un appuntamento da non perdere per tutti gli appassionati di cine-documentari!

 

INFO:

T 02.87242114 / Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. / www.cinetecamilano.it

 

MODALITÀ D’INGRESSO:

Biglietto d’ingresso:intero € 7,00

Biglietto d’ingresso ridotto per possessori di Cinetessera o studenti universitari: € 5,50

Proiezione pomeridiana feriale:  intero € 5,50, ridotto € 3,50.

Cinetessera annuale: € 6,00, valida anche per le proiezioni al MIC – Museo Interattivo del Cinema - e all’ Area Metropolis 2.0 – Paderno Dugnano.

 

UFFICIO STAMPA:

Fondazione Cineteca Italiana / Cristiana Ferrari Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – 3337357510

 

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Mercoledì, 30 Aprile 2014 23:26

Vivian Maier, l’artista che amava mentire

A volte succede che la fama e il successo non interessano, che non essere riconosciuti per strada quando si crea e si fa arte risulta più proficuo, interessante e affascinante di una copertina su una rivista o un articolo sul giornale.

Perché a volte fare arte implica mistero, trasformismo, segreti e anche bugie.

Vivian Maier aveva deciso di fare della sua vita un palcoscenico nascosto dove la sua arte sarebbe stata celata attraverso i suoi innumerevoli travestimenti, il suo lavoro da baby sitter in casa di famiglie agiate, il suo falso accento francese e la sua noncuranza nell’interpretare ruoli e personaggi. Solo così Vivian sapeva di poter sperimentare tutte le mille sfaccettature delle forme artistiche in cui amava cimentarsi. Prima di tutto la fotografia. Intensa, realistica, cruda eppure modificata dal suo genio, dalla sua percezione sconfinata della realtà circostante.

Raccontare per immagini è qualcosa di estremamente suggestivo e affascinante. Lo sanno tutti i maggiori fotografi ma lo sanno anche i più grandi registi. E dalla fotografia al cinema il passo è quasi inesistente. Così Vivian Maier sperimenta anche forme di cinema personali, scrivendo sceneggiature e storie e dando vita a particolari documentari di cronaca, anche questi smitizzati nella loro durezza e modificati come reportage ironici.

In poche parole tutto un mondo creativo che fa di Vivian Maier una delle artiste più complete della sua epoca.

Ma chi è Vivian Maier e come mai nessuno o quasi ne ha mai sentito parlare fino a ora?

Sicuramente Vivian non voleva che si parlasse di lei e non voleva essere famosa per cui aveva inventato un escamotage dietro l’altro per rendersi invisibile e per celare a tutti la propria arte.

Però la vita è strana, piena di coincidenze inspiegabile e forse meno prevedibile di quanto si pensi.

Così succede che un giovane filmaker con la passione per la fotografia, John Maloof, trova in un mercato delle pulci di Chicago una scatola piena di negativi non ancora sviluppati. La compra, sviluppa le foto e si imbatte nella vita e nell’arte di Vivian Maier. Donna poliedrica e artista nascosta. Persona dura e riservata ma anche ironica e visionaria.

Ne nascono una mostra di grande successo e ora un documentario in proiezione nella sale italiane.

Alla ricerca di Vivian Maier così diventa l’unico modo per avvicinarsi a questa artista, morta nel 2009, e che ha desiderato rimanere nascosta per tutta la sua vita.

Ma soprattutto vuol dire avvicinarsi alla sua arte e al suo mondo onirico e fisico insieme.

Non sapremo mai cosa penserebbe Vivian di tutto questo tardivo successo e di questa fama postuma e questa in realtà è la domanda primaria che ci si dovrebbe fare scoprendo Vivian Maier.

 

 

 

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Una grande anteprima per tutti appassionati di cinema: il film documentario di Gianni Di Capua sarà proiettato all’Apollo spazioCinema di Milano mercoledì 16 Aprile ore 19.30.

 

 

Il film documentario “Richard Wagner. Diario veneziano della sinfonia ritrovata” di Gianni Di Capua ha ottenuto la qualifica di "film d’essai" dalla Direzione Generale del Cinema del MIBAC; è prodotto da Kublai film in associazione con Tuna Studio, realizzato con il sostegno del Fondo per il cinema e l’audiovisivo della Regione del Veneto.

La proiezione, un omaggio al bicentenario della nascita del grande compositore tedesco che si conclude il 22 maggio 2014, è introdotta dal poliedrico critico musicale e musicologo Quirino Principe, tra i più autorevoli studiosi di Wagner.

Il documentario ricostruisce l’esecuzione di una sinfonia giovanile di Richard Wagner creduta smarrita, che il compositore diresse nell’intimità della propria famiglia la sera di Natale del 1882 nel Ridotto del Teatro la Fenice di Venezia.

Il diario veneziano dell’artista offre più piani narrativi in un costante gioco di rimandi testuali tratti dal "Bericht über die Wiederaufführung eines Jugendwerkes" (Relazione di una Sinfonia giovanile ritrovata), scritto da Wagner subito dopo l'esecuzione della sinfonia, i "Tagebücher" ossia i Diari di Cosima Wagner e dalla testimonianza di Giuseppe Norlenghi, testimone d'eccezione dello storico allestimento del quale riferirà nel suo saggio biografico "Wagner a Venezia" scritto all'indomani della morte del grande compositore tedesco, avvenuta a Venezia, il 13 febbraio del 1883.

Nel dialogo tra passato e presente ideato da Di Capua, le voci vengono svelate offrendo allo spettatore la possibilità di conoscere, anche visivamente, il lavoro degli attori, interpretati a tutto tondo e non più e non solo “voci fuori campo”.

Il documentario è stato presentato lo scorso luglio al Bayreuther Festispiele e in novembre alla Library of Congress di Washington, nella serata inaugurale delle iniziative offerte dalla prestigiosa istituzione americana alle celebrazioni del bicentenario della nascita di Verdi e di Wagner e inclusa tra le iniziative promosse dal Ministero degli Esteri per il 2013 - Anno della Cultura italiana negli stati Uniti.

Il regista Gianni Di Capua è anche sceneggiatore, documentarista, musicologo. Egli ha realizzato numerosi programmi per la televisione e la radio in Italia e all’estero. Per diversi anni è stato direttore artistico delle attività culturali della Fondazione Benetton curando la realizzazione di progetti connotati da decisa interattività. Inoltre è socio fondatore dell’Associazione dei documentaristi italiani-DOC It. Già docente a contratto in materie cinematografiche all’Università Ca’ Foscari di Venezia, attualmente insegna Economia e Gestione delle Attività Culturali e Cinematografiche presso il DAMS dell’Università di Udine.

Il film è visibile anche in abbonamento da Aprile 2014, dalla piattaforma web Medici.TV il più importante broadcaster di musica classica presente nel mondo.

 

 

 

Un documentario da non perdere, un’anteprima alla quale assistere, un evento per gli appassionati di film e di musica classica. Nerospinto consiglia di segnarsi in agenda la serata.

 

 

 

 

 

INFORMAZIONI E CONTATTI

Il sito Internet di riferimento è http://wagnerinvenice.com

Il trailer del documentario: http://www.youtube.com/watch?v=7rCSLChe4-4&feature=youtu.be

Pagina Facebook: http://www.facebook.com/WagnerinVenice

 

Biglietti: intero 8 euro, ridotto euro 5,50, per i tesserati Amici del Cinema euro 4,50 euro, per informazioni tel. 02 4391276902 43912769 – www.spaziocinema.info

 

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Presso la Sala Alda Merini - Spazio Oberdan della Provincia di Milano arriva il documentario presentato al festival di Roma 2012: un ritratto divertente, intimo e sincero di Carlo Verdone, che da trent’anni riesce a farci ridere e pensare. Gianfranco Giagni e Fabio Ferzetti, autori del film, sono riusciti ad analizzare le molte facce del “mito” Verdone: dell’artista parlano i suoi indimenticabili personaggi, le scene dei suoi film, le molte testimonianze di attori e collaboratori; dell’uomo Verdone parlano i suoi familiari e soprattutto lui stesso, seduto su una sedia, in uno studio teatrale, disposto a confessare i dubbi e le fragilità, a ripercorrere i momenti più importanti della sua vita e della sua carriera, sempre indossando lo sguardo, i gesti, la mimica e il tono di voce di chi sembra quasi non voler disturbare troppo.

 

Scheda del film        

R.: Gianfranco Giagni, Fabio Ferzetti. Mont: Roberto De Bonis. Int.: Carlo Verdone, Margherita Buy,  Pierfrancesco Favino, Goffredo Fofi, Claudia Gerini, Marco Giallini, Eleonora Giorgi, Laura Morante, Micaela Ramazzotti, Toni Servillo, Giulia Verdone, Luca Verdone, Paolo Verdone. Italia, 2012, col, 75’.

Carlo Verdone e il suo cinema visti da dentro. Gli attori, le attrici, i collaboratori, gli amici, la famiglia, le strade e le voci di Roma, il gioco infinito di riflessi da cui nascono personaggi, caratteri, storie. Ma anche la capacità di osservazione, l’uso del corpo e della voce, la nascita e la psicologia dei personaggi maschili, il rapporto complicato con quelli femminili. E poi i film e gli attori di riferimento, il rapporto con il pubblico, la casa in cui è cresciuto, l’importanza della figura paterna, gli studi al Centro Sperimentale. Il tutto ripercorso nei luoghi più tipici del cinema di Verdone, Ostia, Ponte Sisto, Cinecittà, in un viaggio contrappuntato da foto e filmati inediti. Un gioco a tratti spassoso ma serio fra le proprie ansie e quelle dei suoi personaggi, le loro “patologie” e quelle del paese in cui vivono, che forse è la chiave di un cinema molto meno leggero di quanto sembri.

 Calendario

MERCOLEDÌ 18 DICEMBRE h 21.15

VENERDÌ 20 DICEMBRE h 19.30

DOMENICA 22 DICEMBRE h 17.00

GIOVEDÌ 26 DICEMBRE h 19.00

VENERDÌ 27 DICEMBRE h 17.00

SABATO 28 DICEMBRE h 19.00

 

MODALITÀ D’INGRESSO

Biglietto d’ingresso:intero € 7,00

Biglietto d’ingresso ridotto per possessori di Cinetessera: € 5,50

Spettacoli delle ore 15 e 17 dei giorni feriali: intero € 5,50, ridotto per i possessori di Cinetessera € 3,50

 

 

Fondazione Cineteca Italiana

Viale Vittorio Veneto 2, Milano

Sala Ada Merini- Spazio Oberdan

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Sabato 30 novembre, fino al 7 dicembre, apre a Firenze il Festival dei Popoli, giunto ormai alla sua 54esima edizione.

Con la già annunciata anteprima italiana di We Steal Secrets: the Story of Wikileaks di Alex Gibney, documentario sull’ascesa e caduta di Julian Assange, il 30 novembre (al Cinema Odeon, alle 21.30), verrà presentato dalla giornalista Stefania Maurizi, autrice di Dossier Wikileaks – Segreti italiani (Rizzoli). Ma già nel pomeriggio dello stesso giorno (alle 15.00, sempre al Cinema Odeon), l’evento speciale In viaggio con Cecilia, di Mariangela Barbanente e Cecilia Mangini, un on the road girato nell’estate del 2012, su com’è cambiato il territorio pugliese – danni dell’ILVA compresi – da quando, negli anni ’60, la Mangini girava i suoi primi documentari.

Il festival internazionale del documentario, in programma a Firenze dal 30 novembre al 7 dicembre, riserva anche in quest’edizione un’attenzione particolare allo status quo italiano: specialmente la sezione “Panorama” propone diversi titoli rilevanti. Si va da WIP – Work in Progress di Simona Risi (giovedì 5 dicembre, Cinema Odeon, alle 18.15), sulla realtà delle fabbriche in chiusura, sulle due storie parallele di operai, a Trapani e Latina, che si chiudono nelle aziende per protestare contro i licenziamenti, fino a EU 013 – L’ultima frontiera di Alessio Genovese (lunedì 2 dicembre, Cinema Spazio Alfieri, alle 21), sui CIE italiani (Centri di Identificazione ed Esplusione); da Dal profondo di Valentina Pedicini, sulla realtà dei minatori del Sulcis, che ha appena ricevuto al Festival di Roma il Premio Doc It – Prospettive Italia Doc per il Migliore Documentario italiano (domenica 1 dicembre, Cinema Spazio Alfieri, alle 21), a CentoquarantaLa strage dimenticata, di Manfredi Lucibello (30 novembre, Cinema Odeon, alle 18.15), sull'incidente del 10 aprile 1991 tra il traghetto Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo.

Non mancheranno nemmeno i titoli musicali, di alcuni dei quali si possono già vedere i trailer sul sito della manifestazione: come Elektro Moskva, di Dominik Spritzendorfer e Elena Tikhonova, sul legame tra tecnologie militari sovietiche e sperimentazione musicale (venerdì 6 dicembre, Spazio Alfieri, ore 21:30), o The Blues According to Lightnin’ Hopkins di Les Blank, sull'omonimo bluesman texano (sabato 7 dicembre, Odeon, alle e 21), anche se il titolo più atteso è Elvis Costello Mistery Dance di Mark Kidel (mercoledì 4 dicembre, Cinema Odeon, alle 22.30).

In programma anche l’evento speciale “Respect Women” con una serie di titoli che riportino l’attenzione sul tema della violenza sulle donne: apre, il 30 novembre, il cinese Mothers di Xu Huijing (Cinema Odeon, alle 16.45), sul controllo delle nascite così come stabilito dalle leggi della Repubblica Popolare Cinese. Per aggiornamenti sul programma e gli eventi collegati al Festival, seguire il sito ufficiale.

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Chi l’avrebbe mai detto che un documentario potesse raccogliere così tanti successi e aggiudicarsi uno dei premi più prestigiosi. Il progetto di Gianfranco Rosi invece ha convinto e appassionato praticamente tutti perché nell’Italia che perde pezzi a ogni spuntar del sole la vita è diventata una vera impresa nel senso più etimologico del termine. Si deve contare su stessi al di là delle difficolta del tempo e dello spazio. E allora anche il Grande raccordo anulare della capitale diventa un luogo misterioso e oscuro, pieno di vita e insieme ghettizzante; una barriera che allontana e che difende.

Rosi, in realtà, fa suo un progetto molto speciale e ambizioso del paesaggista e urbanista Nicolò Bassetti, che poi diventa l’autore del soggetto de documentario e affianca il regista nel percorso della realizzazione e delle tappe del lavoro. Bassetti nel 2008 iniziò a esplorare a piedi i luoghi intorno al Grande Raccordo Anulare, percorrendo 300 chilometri in venti giorni. E Rosi a suo modo ne percorre i passi e le soste dando vita a un film storico completamente inserito nella contemporaneità dove più che in altre pellicole lo spettatore si sente partecipe e simile ai tanti personaggi e alle esistenze presentate. Di grande simbolismo la scelta di Rosi di presentare sette vite differenti e di dare al Grande raccordo anulare l’appellativo di sacro, inteso però come misterioso, un luogo ai margini della vita capitolina, nascosto e sconosciuto dove la realtà avvicina paurosamente la finzione e viceversa.

Sette episodi solcano il documentario presentando a loro volta sette diverse vite.

Quella di un nobile piemontese decaduto che vive con la figlia in un appartamento in periferia e che ha come vicino di casa un dj indiano, la vita di un pescatore d'anguille, di un esperto botanico che combatte per la sopravvivenza delle palme, di un paramedico con una madre affetta da demenza senile, e l’esistenza complicata e irreale delle prostitute transessuali. Inoltre, la vita di un nobile che vive in un castello affittato come set per fotoromanzi, quella di alcuni fedeli che osservano un'eclisse al Divino Amore attribuendola alla Madonna e la vira di alcune ragazze immagine di un bar. Per gli appassionati del realismo italiano il documentario di Gianfranco Rosi potrebbe quasi far pensare agli operai sempre affamati e disoccupati della vecchia Trastevere di De Sica, alle verduraie di Campo de ‘Fiori così ben descritte dalla Magnani e ai ragazzi di strada di Pasolini.

In realtà Rosi non intende affatto realizzare un doc film realista ma semplicemente catturare l’esistenza contemporanea attraverso la macchina da presa. Non c’è una storia comune che attraversa il suo lavoro e che avvicina i vari personaggi del documentario, anzi, la presentazione casuale delle differenti vite e il lasciare che la camera da sola racconti allo spettatore quello che cattura fa sì che la realtà diventi cinematografia trasfigurata. 

L’esistenza di chi vive ai margini di una delle città più famose al mondo diventa così l’essenza dei nostri tempo moderni, quella che attraversa e accomuna le periferie di tutto il mondo.

Un documentario così doveva vincere la Mostra del cinema di Venezia?

Il tempo e gli spettatori decideranno a loro modo.

 

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