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La linea Diorshow è tutta dedicata allo sguardo: tra le novità di questa primavera troviamo tanti nuovi strumenti per risaltare i nostri occhi: Diorshow On Stage Liner, i coloratissimi nuovi eyeliner, Diorshow Pump ’N’ Volume Mascara, mascara colorati e dalla tenuta estrema e Diorshow All-Day Brow Ink, inchiostro per sopracciglia effetto tattoo.

Danza e spiritualità, movimento e passione, con un pizzico di filosofia e una spruzzata di sentimento, il tutto contornato da un'ottima cucina bio-vegana: tutto questo è "G.O.D", lo spettacolo di danza contemporanea ideato dal coreografo e performer Piero Bellotto.

Il 21 giugno, alle ore 21:30, l'Osteoporosys Dance Theatre porterà in scena questa performance per la quarta volta,  all'interno degli spazi del Mudra living soul food & arts  di Milano, in via Parenzo 7.

Si tratta di una riflessione tra umano e divino, di un dialogo interiore che mette a confronto la spiritualità dell'essere umano attraverso gli occhi del corpo. Un viaggio danzato in cui i performers si perderanno più volte per poi ritrovarsi sempre a dialogare con quella che è l'unica e vera entità esistente: la vita stessa.

"G.O.D" è il divino inventato e interiorizzato, è una profonda ricerca interiore che vede al centro del proprio viaggio l'uomo in quanto "essere" e non semplicemente in quanto "individuo".

Questo originale dinner show metterà alla prova lo spettatore, facendogli porre domande sull'esistenza umana semplicemente attraverso l'uso del corpo e della danza: uno degli strumenti più antichi che l'uomo ha per comunicare con il "divino".

Questo interessante concept artistico rientra nel Mayur Milano India Dance Fest, iniziato il 22 maggio e che terminerà il 26 luglio 2015. il festival dedicato alla danza e alla musica indiana in tutte le sue sfumature, che vede protagonisti i nuovi spazi del Mudra Cafè di Milano.

Questo locale è, infatti, il primo in italia che fonde insieme una cucina biologica vegana con le discipline olistiche, la danza, la musica e le arti orientali. un'esperienza unica, un viaggio attraverso culture lontane e mondi sconosciuti, in un luogo dove teatro e innovazione si sposavano perfettamente e riflettevano una cultura meticcia di tradizioni e paesi lontani da Occidente e Oriente.

"G.O.D", by Piero Bellotto & Osteoporosys Dance Theatre Dinner Show ore 21.30 Cena dalle 20.30 Mudra living soul food & arts Via Parenzo 7, Milano

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Affacciarsi al mondo dello Yoga diventa come scegliere che facoltà intraprendere all'Università.

In Occidentale vengono offerte diverse tipologie e varianti che riprendono la disciplina Orientale yogica originale oppure ne rielaborano radicalmente i contenuti.

Non avendo un occhio critico ma “descrittivo” riporto qui le principali differenziazioni e tipologie di Yoga in Europa e negli Stati Uniti.

Una cosa diviene importante da sottolineare: capire cos'è per se stessi lo Yoga e quale disciplina ci fa arrivare al fine ultimo della pratica, l'unione con noi stessi e la scoperta della parte migliore di sé, comprendere che lo Yoga non è un mero esercizio fisico ma un percorso di continua ricerca.

 

Questa è l’idea: cercare di capire e di dire che cosa sia per noi lo yoga.

Prima di tutto per noi occidentali in senso lato, perché – come dice bene il testo di Jung – nell’avvicinarci alla pratica dello yoga dobbiamo essere consapevoli delle differenze profonde che esistono tra la nostra psiche, che nei millenni non ha creato una cosa come lo yoga, e quella orientale, che invece questa cosa l’ha creata. E poi per prenderci responsabilità, ciascuno di noi, e darne testimonianza.

 

All'interno della dottrina classica dello yoga si individuano quattro sistemi principali: il Karma Yoga, il Bhakti Yoga, lo Jnana Yoga e il Raja Yoga da cui, in seguito, deriva l'Hatha Yoga, il sistema probabilmente più noto in occidente.

 

All'interno dei quattro sistemi fondamenti si possono individuare diverse scuole e tradizioni che, di regola, riconducono ad un maestro a cui è stato affidato il compito di divulgare la tradizione.

Forse non è di stili che si dovrebbe parlare, ma di metodi di insegnamento accumunati dallo stesso fine…è un po’ come far capire la matematica: a seconda del metodo si comprendono più velocemente o meno operazioni complesse.

 

1. Hata Yoga_ È il nome tradizionale dello yoga descritto dall’Hatha Yoga Pradipika, testo fondamentale datato intorno al XV secolo. E’ costituito da un complesso di esercizi fisico-ginnici, o âsana, e da esercizi di controllo della respirazione (più propriamente delprâna, «soffio vitale»), o prânâyâma, perfezionati nel corso dei secoli da generazioni di yogin.

 

Due parole sull'Ashtanga Yoga. Ashtanga Yoga e Ashtanga Vinyasa Yoga sono due varianti diverse, capiamo perché:

2.1 L’Ashtanga Yoga (otto membra o braccia)_ otto livelli per arrivare alla realizzazione del sé. Gli otto stadi principali sono necessari per intraprendere il cammino progressivo verso quella che gli indiani chiamano liberazione (moksha) dalle rinascite.

Non è uno stile bensì una denominazione, una compilazione sistematica, o codificazione, dello Yoga classico, chiamato in seguito Raja Yoga (Yoga regale), del saggio Patanjali negli Yoga Sutra (scritture dello Yoga), per ordinare e suggerire il percorso che si dovrebbe intraprendere per raggiungere la realizzazione.

 

2.2 Vinyasa Ashtanga Yoga_ Sviluppato dal maestro indiano K. Pattabhi Jois, allievo diretto di Krishnamacharya, è uno stile molto energico. Si esegue sempre la stessa sequenza (con variazioni e adattamenti per i principianti). Quando è padroneggiata (dopo anni) si passa a una nuova sequenza. È  una evoluzione dello Yoga contemporaneo, non uno yoga violento, ma è una proposta personale di uno yoga con inserimento di Dharana (concentrazione), Bandha (contrazione o legame) e di un determinato Pranayama (respirazione) che controlla la cintura addominale.

 

3. Vinyasa Yoga_ Vinyasa significa flusso, fluire. Si tratta di un metodo di yoga vario che prevede un flusso continuo di asana sincronizzati con la respirazione. Si praticano molti saluti al sole. Il termine vinyasa identifica anche una particolare microsequenza, il passaggio fluido dalla sbarra al cobra e infine al cane che guarda in basso. Si tratta di una microsequenza che viene praticata anche nell’Ashtanga Yoga fra una posizione e l’altra per tenere alto il metabolismo e l’impegno fisico. Privilegia il flusso e la concatenazione tra le Asana, in una sorta di danza meditativa.

 

4. Yoga Integrale_ Stile di yoga fondato da Swami Satchidananda, a lui si deve la diffusione dello "Yoga Integrale", una sintesi delle varie pratiche dello yoga che punta allo sviluppo armonico di ogni aspetto dell'individuo. Sri Aurobindo, in seguito, ne ricava una sintesi dai sistemi tradizionali dello Yoga, compreso il Tantra yoga, descrivendo lo yoga integrale come il contatto costante e consapevole con tutti gli elementi che costituiscono la nostra vita quotidiana e spirituale coinvolgendo corpo, emozioni e sentimenti.

 

5. Anusara Yoga_ Anusara significa “fluire con grazia”. Si tratta di uno stile elaborato e messo a punto da John Friend. In ogni asana vengono applicati tre principi: Attitudine, Allineamento, Azione. Il concetto fondamentale è che ogni posizione viene infusa con la più alta intenzione, la consapevolezza degli allineamenti e l’equilibrio dell’azione, tutto guidato dall’energia del respiro. Le posture riflettono così un creativo e profondo sentimento interiore.

 

6. Yin Yoga_ Yin è il principio femminile, lunare e freddo della filosofia cinese. È uno stile di yoga che pone l’accento sulla durata della posa per migliorare la circolazione dell’energia vitale. Si basa sull’abbandono completo del corpo alla gravità, un abbandono che diviene man mano sempre più intenso.

 

7. Satyananda Yoga_Stile di yoga elaborato da Swami Satyananda Saraswati su basi molto tradizionali. Satyananda è autore, co-autore e ispiratore anche di una sterminata serie di manuali pratici relativi alla filosofia dello yoga, la pratica di asana, il pranayama, le tecniche di rilassamento. Il metodo divulga lo yoga classico, tradizionale, ed in particolare lo yoga come viene insegnato in India, nella Bihar School of Yoga, da Paramhansa Satyananda, e dalla Bihar Yoga Bharati, l’unica università dello yoga esistente al mondo, riconosciuta dallo stato indiano. Questo metodo di insegnamento è definito “metodo Satyananda” o “Bihar Yoga”.

 

8. Bikram Yoga_  Lo stile elaborato dall’insegnante indiano trasferito negli Usa Bikram Choudhury.    Bikram è stato il primo a teorizzare l’opportunità di praticare yoga in ambienti surriscaldati (le sale pratiche di Bikram Yoga possono arrivare a 40 gradi e il minimo consigliato è 30). Si pratica sempre la stessa sequenza, usando gli specchi alle pareti per correggersi.

 

9. Iyengar Yoga_ Si tratta dello stile di yoga codificato ed elaborato da BKS Iyengar, allievo diretto di Krishnamacharya. La scuola di Iyengar è molto attenta al rigore della pratica e all’aggiornamento e la formazione degli insegnanti. Senza tralasciare, ovviamente, gli aspetti filosofici della pratica.

 

10. Jivamutki Yoga_ Elaborato dai due insegnanti americani Sharon Gannon e David Life, prevede di praticare con accompagnamento musicale. Comprende asana impegnativi, mantra in sanscrito, filosofia indiana e propone alimentazione vegana. Ha come fine quello di arrivare ad una consapevolezza spirituale partendo  d auna pratica puramente  fisica.

 

11. Kundalini Yoga_ è conosciuto come lo "yoga degli angoli e dei triangoli". L'uso di angoli particolari nelle posizioni di questa disciplina, il controllo del respiro, il tenere alcune mudra (posizione delle mani) e la recitazione dei mantra sono le caratteristiche principali delle tecniche del Kundalini Yoga. Certe angolazioni favoriscono la secrezione delle ghiandole. Il risultato è un sistema ghiandolare bilanciato che ha un effetto dimostrato sulla nostra stabilità emotiva. Attraverso la pratica di questa disciplina si può ottenere un corpo sano, sviluppare una mente equilibrata e ridurre lo stress. Si entra in contatto con la propria parte infinita, la propria innata saggezza interiore come se si aprisse una porta sul proprio pieno potenziale.

 

12. Power Yoga_ Variante dell’Ashtanga. Yoga elaborato da Beryl Bender Birch. Il power yoga è essenzialmente yoga più un notevole sforzo muscolare. E' una sorta di reinterpretazione americana dello "yoga ashtanga", che combina stretching, potenziamento muscolare e respirazione meditativa. Le posture ricordano quelle classiche usate nello yoga (chiamate "asana"), tuttavia la chiave del "power yoga" sta nel sudare e nel rapido sviluppo muscolare. Invece di riposarsi tra una posizione e l'altra, come avviene nello yoga classico, ogni postura porta direttamente alla successiva, col risultato di un intenso lavoro aerobico.

 

13. Baptiste Yoga_Lo stile elaborato dall’insegnante americano Baron Baptiste. Si pratica preferibilmente in stanze riscaldate. Contiene elementi e contaminazioni di Ashtanga Yoga,  Power Yoga e altri stili.

 

14.  Stile di Mysore (Mysore Practice)_Variante dell’Ashtanga yoga come viene praticato a Mysore, in India. Ogni allievo pratica la sequenza standard secondo i suoi tempi. L’insegnante sorveglia la classe e offre consigli e aggiustamenti singolarmente a ciascun allievo secondo necessità.

 

15. Acroyoga_ Un misto di yoga e acrobazie. Alcune posizioni vengono eseguite con un compagno, allievo o insegnante, per creare confidenza e fiducia.

 

16. Kripalu Yoga_Stile di yoga sviluppatopresso il Kripalu Center nel Massachussetts basato sull’osservazione delle sensazioni del proprio corpo. Le sequenze vanno da dolce a intenso

 

 

 

 

Namaste,

Vittorio Pascale

Studioso e praticante di Yoga Integrale presso il centro Parsifal Yoga di Milano, V.le Gorizia 6

Studioso e praticante di Buddismo Tibetano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

“Oggi chiacchiero con” è una chiacchiera, uno scambio di pensieri sullo Yoga che periodicamente farà parte dei miei articoli per farvi conoscere meglio gli insegnanti e gli insegnamenti che Milano offre. Con queste interviste vi svelerò i punti di vista dei maestri sullo yoga e sul modo di presentare le scuole di Yoga che abitano il tessuto della città.

Oggi sono nella sede di Milano di [Hohm] street Yoga, via S. Calocero 3.

Hohm street Yoga è un accogliente spazio open space nel quale si praticano diverse attività, dallo yoga, massaggi, cucina veg, a worskhop atti ad arricchire ed ampliare gli orizzonti dei propri partecipanti.

Oggi chiacchiero con Marco Migliavacca uno degli insegnanti Yoga e fondatore di [Hohm] street Yoga.

Marco arriva da una formazione artistica prima il liceo poi l'accademia di belle arti di Brera di Milano, un percorso  tra la critica, la filosofia estetica, la fotografia, gli archivi d'arte, il teatro e la pubblicitá. Ha vissuto all'estero prima a Lisbona ed è poi a Barcellona dove grazie a un amico ha iniziato a praticare  Ashtanga Vinyasa Yoga. Un cammino iniziato nel 2005 che nel 2009, attraverso il teacher training con Gordana Vranjes e Gloria Rosales presso  Yoga Dinamico Mandiram a Barcellona, lo ha portato ad approfondire e  investigare questo cammino. L'inizio di un viaggio che è continuato India, in Himalaya e per diversi ritiri in giro per il mondo con insegnanti illuminati tra i quali John e Lucy Scott, Sharon Gannon e David Life. Una continua ricerca tra i testi, le scritture e gli esempi di spiriti liberi e appassionati come Desikachar, Krishnamurti, Iyengar, Dharma Mittra, Paulie Zink, Donna Farhi, Daniel Odier e la sua nonna centenaria che  è stata il più grande esempio di presenza, compassione e amore incondizionato.

"Con lo yoga mi sento sempre all'inizio e solo nell'iniziare ritrovo quel vibrante entusiasmo di chi non ha un fine ma vede davanti a sé uno sconfinato territorio da esplorare senza dovere raggiungere nulla se non quello che è l'infinito presente."

DOMANDE:

 

1-  Qual è la tua visione personale dello Yoga? Cos’è per Marco lo Yoga?

 

Non ho una visione personale dello yoga. Cerco di viverlo come un'esperienza quotidiana senza definirlo ma posso parlarti della mia visione personale della “pratica”. Parola usata sia per definire la pratica delle Asana ma anche la possibilità di mettere in pratica in senso contrario e opposto alla teoria ciò che desideriamo essere. La pratica è esercizio: dal tendere un muscolo, al parlare con onestà. Praticare l'ascolto ad esempio è un esercizio per indagare noi stessi non solo attraverso uno strumento limitato quale l'intelletto ma anche attraverso l'intelligenza del corpo che spesso viene considerato invece inferiore alla mente.

Lo Yoga è “esperienza pratica di sé”, non lontano dal  “conosci te stesso” socratico.

La pratica è un cammino per guardare la realtà senza cercare di piegarla al nostro volere, che trova nell'accettazione e nella distanza dal giudizio di bene e male la vera esperienza di noi stessi, la meraviglia nello scoprire appieno ciò che siamo. E' una possibilità di liberarsi dall'illusione e dall'inadeguatezza tra quel che viviamo e  quel che desideriamo, dalle contraddizioni della nostra vita per com'è e non per come la vediamo. E' una sorta di scienza chirurgica per ascoltare e indagare la vastità di ciò che siamo senza identificarci solo nelle nuvole di passaggio.

Lo Yoga per me è un kit completo per imparare ad essere qui e ora nonché un cammino per conoscere e accettare la nostra natura potendo scegliere consapevolmente quale cultura sociale politica, umana e spirituale coltivare.

 

2-  Perché una persona è “spinta” a far Yoga? Quali sono secondo te i motivi per cui i tuoi allievi solitamente si avvicinano a questa disciplina?

Ci possono essere mille ragioni: dal desiderio di un corpo più bello alla espressione massima dell'individuo in modo consapevole e cosciente, alla pura curiosità. Non credo vi siano intenzioni giuste o sbagliate.

In una esperienza così totalizzante e viva quale quella della pratica,  è importante ricordare che lo Yoga non è e non dovrebbe creare nuovi dogmi o “formule magiche” in cambio di una promessa di felicità. Credo fermamente che nessuna pratica atta allo sviluppo della consapevolezza dovrebbe dare risposte o soluzioni, altrimenti rischiamo di aderire ancora una volta a un modello che è altro dal noi generando  nuova sofferenza, inadeguatezza, dolore.

Imparare a porci domande precise per avere risposte lucide, essere consapevoli delle nostre scelte, dei nostri desideri e accettarci sono parte del processo di questo cammino ma non vi é alcuna condizione preliminare per iniziare. "Il punto da cui iniziamo è assolutamente personale e individuale ed è il punto preciso dove ci troviamo in questo momento. Nello Yoga si dice di iniziare da dove si è e per ciò che ci piace" scrive Desikachar.

 

3-  Parliamo dello “stile” di Yoga che tu insegni, quali sono i capisaldi di questa filosofia yogica?

Dal mio punto di vista tutto è yoga. Parlare di stili è più una necessità per comunicare all'esterno ciò che si va a fare dato che lo Yoga non ha un retroterra condiviso in Occidente come lo ha storicamente o culturalmente in Oriente. Io nello specifico Insegno Vinyasa che significa “unire, mettere insieme, connettere, fluire” e Yin Yoga, due pratiche complementari e molti distinte, una dinamica e una di totale abbandono. Qui è dove mi ha portato sino ad ora il mio cammino. Sai, quando intendiamo che tra me e te non c'è nessuna differenza: allora quello è yoga. Ciascuno ha il suo cammino e nessuno è uguale nella liberazione dai veli che oscurano la possibilità di vederci come parte di una natura più grande e non duale,  non vi sono regole o corsie preferenziali più giuste o meno giuste. Allora quando mi accorgo che quel che desidero  negli altri è ciò che posso iniziare a praticare sin da ora, non fa più differenza  e non ha importanza lo stile o il cammino che abbiamo scelto.

 

4-  Ho usato prima la parola stile virgolettata. Cosa ne pensi di tutte le differenziazioni di stili, modus operandi, ecc ecc riguardo le diramazioni dello Yoga? Pensi che creino confusione a chi si approccia alla pratica per la prima volta?

 

Credo che potrebbero esistere tanti stili e tanti cammini quanti sono gli esseri viventi. Ciò che ritengo fondamentale è non attaccarsi alla propria pratica, al proprio stile, ma lasciare che tutto fluisca e si trasformi, si evolva o muti costantemente. Lo Yoga ci insegna a non restare inchiodati al nostro punto di vista ma ad allargare il nostro cono visivo. Ad esempio, se resto con il muso attaccato alla terra vedrò sempre la terra ma se inizio ad alzare la testa, se esco dalla mia zona di conforto, mi accorgerò che quel pezzo di terra fa parte di un prato con meravigliosi alberi e un orizzonte sconfinato e che io ne sono parte.

Ci rendiamo conto che la grande differenza sta nel modo in cui ci disponiamo ad osservare, senza preconcetti, senza resistere, accogliendo e ascoltando senza metterci davanti a quel che la vita ci offre ma lasciandoci attraversare. Lo Yoga ci invita ad osservare e citando Krishnamurti a liberaci dal conosciuto. Io ovunque mi trovi nel mondo vado a praticare, vado a conoscere. Se non  ti aspetti nulla, in qualsiasi pratica anche in quella che ti è apparentemente più distante puoi imparare qualcosa. Bisogna esperire, mettersi in gioco e imparare ad ascoltare senza presunzione o preconcetti che altro non fanno che trasformare le nostre paure in fobie bloccandoci. La pratica si trasforma per mantenerci presenti e non per mantenerci attaccati a un'idea o a qualcosa che è trascorso e non conta lo stile che scegliamo ma l'intenzione con cui ci mettiamo a praticare sul tappetino. E a questo punto invito sempre a chiederci: perché pratichiamo? Che cosa ci spinge a farlo? Questa domanda cambia radicalmente il nostro modo di praticare.

 

5-  Perché hai iniziato ad insegnare Yoga?

Perché la vita mi ci ha portato. L'occasione di condividere ciò che ho ricevuto è un dono che non posso tenere per me. E' come tenere solo per sé l'amore, appassisce. Non me lo sono mai prefissato come scopo. La mia insegnante mi esortò ad approfondire e in lei ripongo grande stima e fiducia, il resto si è evoluto poi pian piano.

 

6-  Noto uno stampo fresco e contemporaneo in generale: dal sito alla vostra grafica, immagini, interazioni con Fb,ecc. Uno stile che si discosta dal metodo tradizionale di presentare una scuola di yoga che alle volte risulta un po’ “da invasati”. E’ una scelta voluta?

 

Si, certo. Una scelta vicina anche all'esperienze che ho fatto fuori dall'Italia. Credo che ci sia una volontà chiara di sentire lo Yoga come una pratica che è qui, ora, in questo momento e in Occidente con tutto quello che questa vita comporta. E' importante che la pratica abbia una comunicazione adeguata all'epoca in cui ci troviamo; lo yoga è presente e non una messa in scena di qualcosa che è trascorso. Il linguaggio, l'accessibilità, i codici e la contemporaneità sono fondamentali per comunicare e trasmettere.

La filosofia che soggiace alla pratica Yogica ritengo vada trasmessa nel contesto in cui si vive inserendosi in modo fluido e organico nella vita quotidiana e urbana di oggi. Non in un eremo lontano, con il massimo rispetto per chi sceglie una via ascetica, ma qui e ora alla portata della vita di tutti.

Ci terrei anche a ricordare che [hohm] vive di uno splendido team di giovani appassionati in continua ricerca e sperimentazione quali sono i miei compagni di viaggio: Elena, Jonathan e Giovanna e dell'estro culinario di Manuel aka Unocookbook.

 

7-  Cosa trasmetti ai tuoi allievi nelle tue lezioni? Qual è la cosa che a tuo avviso è più importante insegnare?

Questo dovresti chiederlo a loro (sorriso).Cerco di trasmettere quello che ho ricevuto,  avere fiducia in quello che siamo e sentiamo. Imparare ad arrendersi e a lasciare andare. Affidarsi e conoscere la compassione. Provare ad ascoltare senza pensare.

La cosa più importante credo sia guardare senza dover decidere da che parte stare, non cercare alcuna supremazia tra mani e piedi, corpo o mente ma vivere appieno ciò che siamo in tutto il nostro potenziale. Essere le scelte che facciamo e  le parole che esprimiamo.  Sorridere.

 

8-  Cosa secondo te è più frainteso in generale della pratica dello Yoga nel mondo Occidentale?

 

Credo che la cosa più fraintesa sia quello di affidarsi allo Yoga vivendolo come un nuovo rituale dal gusto esotico che ci renderà indenni da dolori e infelicità. Certo, lo Yoga porta grandissima gioia ma non è uno scudo che ci rende immuni dalla vita stessa e dai suoi cicli naturali. É una filosofia, una disciplina che ci insegna a cogliere in piena consapevolezza le opportunità che la vita ci offre. Una mente flessibile in un corpo sano capace di adattarsi e  trasformarsi ,in equilibrio e sintonia con l'universo di cui siamo parte.

Un altro pericolo all'interno della pratica credo sia non accettare quello che siamo per cercare di raggiungere un risultato che é altro da noi, dimenticare che lo yoga è il fine, il mezzo e la pratica stessa é la ricompensa.  Confondere la pratica con una gabbia, uno schema al quale aderire o entro il quale rientrare anziché vedere nella pratica un coraggioso cammino per scoprirci e riconoscerci identici in tutte le nostre differenze. Trasformare le nostre esperienze in nuove regole é rischiare di guardare all'oggi con gli occhi di ieri. Sentirsi solo corpo o mente ci porta inevitabilmente a compararci agi altri e a noi stessi generando competizione, aggressività, insoddisfazione e una nuova ferita tra chi siamo e chi crediamo di  essere o di dover diventare.

 

9-  Cosa consigli alle persone che dicono “vorrei ma non me la sento di far Yoga perché non ho una buona preparazione fisica, non sono molto flessibile, non mi piego abbastanza, sono troppo vecchio, ecc.

 

Penso che corpo, età o flessibilità siano fattori irrilevanti per lo Yoga.

A ogni età e con qualsiasi corpo si può praticare in modo adeguato e con rispetto del corpo in quel preciso momento della propria vita. Io consiglio sempre di provare, di esperire e di non affidarsi a preconcetti, a opinioni o a quel che si è sentito dire. Di usare un poco il cuore e non la testa, di avere coraggio e darsi una opportunità prima di giudicare. Lo yoga non è quello che tu pensi ma quello che senti.

 

10-  Può lo Yoga cambiare la vita delle persone? E in che modo ha cambiato la tua vita?

 

Se può la consapevolezza di ciascun individuo cambiare il mondo pensa allora come  la consapevolezza di un solo individuo possa cambiare il suo piccolo mondo.

Si certo la mia vita è cambiata, sono qui ora e non più là. :)

 

BOTTA E RISPOSTA: UNA DOMANDA – UNA PAROLA COME RISPOSTA

 

1-           L’Asana che preferisci di più_ Sirshasana

2-           Lo stile di yoga che senti più tuo_ quando pratico provo a dimenticarmi di mio e tuo e comunque non li ho ancora provati tutti ma ti terró aggiornato.

3-           Un libro utile (in generale)_ “Libertà dal conosciuto” di Krishnamurti

4-           Un viaggio utile_ tutti

5-           Una citazione o una tua frase utile_ “quel che resisti persiste, quel che accetti si trasforma” Anonimo

6-           Un consiglio per chi pratica Yoga_ Non dimenticare di ascoltare il tuo respiro

7-           La cosa da evitare per chi pratica Yoga_ nulla, esperire é conoscere.

8-           Cosa ti rende felice quando insegni_ distaccarmi completamente dal mio quotidiano, da Marco,  sentire l'unione di tutti i respiri e l'arresa di tutte rivendicazioni individuali.

9-           Colore preferito_ blue ma anche verde

10-          Una bevanda che consigli a tutti_ Ginger + Lemon + Honey

 

 

 

Il centro [Hohm] street Yoga lo trovate in Via San Calocero, 3 Milano.

Web: http://hohmstreetyoga.com/  - MM SANT’AMBROGIO/SANT’AGOSTINO

 

Namasté,

 

Vittorio Pascale

 

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

 

hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Mercoledì 13 marzo 2013 ore 19.30, inaugurazione del nuovo ristorante TAIYO di Viale Monza 23.

A fare gli onori di casa la famiglia Wu, presente da molti anni sul territorio milanese, vanta una lunga esperienza in ristorazione asiatica e fusion. È nel mix tra modernità e tradizione che si rispecchia la nuova cucina di Taiyo. Una versione contemporanea del classico ristorante giapponese, dove i piatti sono sapientemente combinati in un equilibrio di sapori, dalla cucina giapponese classica a incontri più raffinati come gamberi rossi di Sicilia, tonno impanato al sesamo, ricciola al pistacchio, carpaccio di angus, sweat heart maki, exotic roll, astice roll, ikkameshi, calamaro ripieno, tempura, manzo alla coreana.

I ristoranti Wu Taiyo si distinguono per lo speciale connubio tra cucina orientale di alta qualità e preziose location.

In particolare, nella nuova location di Viale Monza il legame tra tradizione e modernità è rafforzato dal design, magistralmente curato dall’architetto, scenografo e designer Maurizio Lai. Di forte impatto visivo, il sushi Restaurant Taiyo si ispira a un’estetica internazionale e all’avanguardia. Ricco di molteplici elementi scenografici che ne caratterizzano le atmosfere, l’ambiente è formato da una grande sala centrale e due sale secondarie, fortemente impreziosito di allestimenti luminosi e materici. Degno di nota il particolare del soffitto in maglia metallica a disegno geometrico retroilluminato.

Wu Taiyo risulta essere, quindi, non solo un ristorante, ma un percorso itinerante attraverso tutti i sensi.

Il grafema TAIYO significa sole, ma anche Levante e arancio (il caldo leit motiv che decora i ristoranti Wu-Taiyo) ed è sinonimo di felicità e di fantasia. Il Sole, quindi, per la famiglia Wu include una sfera di significati che rappresentano il lato positivo della vita e, ovviamente, l ’amore per il cibo.

Questa la filosofia Wu Taiyo, amore per la cucina, per i clienti (tutto il personale del ristorante giapponese Taiyo parla correttamente italiano, per meglio comprendere le singole esigenze del cliente), amore per l’estetica e per i dettagli, e, soprattutto, amore generato dall’incontro tra cultura orientale e occidentale, specchio della realtà attuale, che Wu Tayio si propone di rappresentare in tutto il suo splendore.

 

Il nuovo ristorante di Viale Monza è un oasi pacifica situata nel centro di Piazzale Loreto, un’occasione per prendersi una pausa dal traffico cittadino e assaporare deliziose creazioni, facilmente raggiungibile con i mezzi.

 

Ad accompagnare la serata l’intervento musicale dei Deejay WestBanhof e Hell’s Shoes.

 

L'evento è realizzato in collaborazione con Uber, sito: www.uber.com

 

Taiyo Sushi Restaurant

Viale Monza 23, Milano

02-26113972 Sito: http://www.wutaiyo.com

 

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