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Tornano dopo un tour mondiale lunedì 25 maggio presso il Teatro degli Arcimboldi di Milano, il gruppo storico dei Kraftwerk.

Per chi non lo sapesse sono i precursori della musica elettronica e si esibiranno a Milano in uno spettacolo in 3D che mixerà musica e arte.

 I Kraftwerk nascono negli anni '70 con  Ralf Hütter e Florian Schneider.

Da sempre conosciuti come  innovatori, i Kraftwerk si caratterizzano per la loro rivoluzionaria musica elettronica, le loro sonorità e le originali sperimentazioni con le grandi e nuove tecnologie.

I Kraftwerk hanno creato una colonna sonora all'avanguardia per l’era digitale del XXI secolo che consente loro di distinguersi tra i musicisti degli ultimi anni.

 Hanno persino vinto nel 2018 il Grammy per il miglior album di musica dance con “3-D The Catalogue”, una sorta di  rivisitazione dei precedenti capolavori della band.

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Torna il Movement Torino Music Festival a Lingotto Fiere, che quest’anno riserverà le giornate di venerdì 12 e sabato 13 ottobre ai protagonisti della musica elettronica odierna.

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The Book Room è il primo album che Kilchhofer firma a nome proprio. Il disco, uscito lo scorso 28 febbraio, è un lavoro autoprodotto e meritevole di numerosi ascolti, per via dell’abilità di Kilchhofer di costruire trame e poliritmi mentre flirta con numerosi sottogeneri dell’elettronica.

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Al Fabrique di Milano arriva l’unica data italiana del grande concerto del duo inglese Goldfrapp, in arrivo con un nuovo album di musica elettronica.

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Venerdì, 22 Febbraio 2013 12:51

2013: Il Vaticano alla Biennale

2013: un anno che passerà alla storia. Dopo che papa Benedetto XVI ha deciso di mollare il colpo e lasciare il potere del suo minuscolo Stato a qualcuno di più giovane, e forse più motivato di lui, il Vaticano salirà agli onori della cronaca per un altro fatto eccezionale: la partecipazione alla Biennale di Arti Visive di Venezia, che si terrà dal prossimo giugno nella bellissima città della laguna veneta.

È la prima volta che la Santa Sede partecipa a questo evento e la cosa ha suscitato non poche polemiche, soprattutto in riferimento alle parole del Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, il cardinal Ravasi, che ha deciso di non intaccare i fondi del suo stato, ma di cercare degli sponsor per coprire i costi di questa nuova impresa.

Il tema della manifestazione saranno i primi undici capitoli del primo libro della Bibbia, la genesi,  dunque verranno trattati argomenti come la creazione, il valore della coppia, l’amore, il creato, il peccato originale e quindi anche il male, la violenza, il diluvio universale e la figura di Abramo. Tutti temi che già si possono osservare nel più grande e meraviglioso capolavoro dello stato pontificio: la Cappella Sistina. Poco trapela sugli artisti che verranno chiamati e selezionati, pochi di numero, forse una decina, sia uomini che donne, alcuni famosi, altri meno conosciuti. Si parla di Bill Viola, l’artista americano divenuto famoso per i suoi videro, ma anche di Anish Kapoor e di Yannis Kounellis, ma mancano conferme definitive.

Il presidente della Biennale, il dottor Baratta, sembra aver messo a disposizione della santa sede le Sale d’Armi dell’Arsenale, una superficie su due piani di circa 1000 metri quadrati, che necessita di un restauro. Forse in Vaticano utilizzerà uno solo dei due piani e dividerà lo spazio con un'altra nazione. In ogni caso, deve recuperare i soldi del restauro, che spetta alle sedi ospitanti per scelta della Biennale. Le risorse trovate dovrebbero essere investite nel recupero delle sale, che ora versano in precarie condizioni. Ciò garantirebbe al Vaticano l’usufrutto su questi spazi per 26 anni, e spendendo di anno in anno soltanto i soldi per le spese di allestimento.

C’è chi si chiede se tale scelta sia corretta o meno: il Vaticano possiede sul suo territorio moltissime opere d’arte, alcune in cattive condizioni. Non sarebbe forse meglio investire i soldi nel proprio Stato proponendo lavori di restauro, il recupero di opere d’arte, di strutture architettoniche? Non sarebbe meglio pagare, ampliare l’offerta, magari aprendo alla visita al pubblico alcuni palazzi, organizzando un maggior numero di visite guidate anche in ambienti mai visitati prima? Non sarebbe meglio investire i soldi del Vaticano nel Vaticano, dove hanno lavorato alcuni dei maggiori e più famosi artisti del nostro paese, le cui opere attirano ogni anno milioni e milioni di fedeli?

C’è chi si chiede l’utilità di questa scelta, portata avanti con tanta fermezza da monsignor Ravasi. Si dice che per anni abbia cercato di far accettare la candidatura del Vaticano alla Biennale.

Certo, sarà un modo per far conoscere ad un pubblico ampio l’opera di alcuni artisti internazionali, ma niente di più. I soggetti scelti per questa prima Biennale non sono rivoluzionari e neppure un poco originali: la Cappella Sistina li propone da centinaia di anni.

 

 

 

 

 

Pubblicato in Cultura

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