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Questa volta Bettinaincucina vi propone una golosa ricetta che ricorda l’infanzia: cookies al doppio cioccolato e burro di noccioline.

Pubblicato in Ricette
Domenica, 03 Maggio 2015 18:47

I 10 Padiglioni più belli di Expo2015

L'Esposizione Universale di Milano, sul tema dell'alimentazione, è iniziata e ora non resta che scoprirne tutte le sue meraviglie. I Paesi partecipanti sono tantissimi e qui elencheremo una lista dei Padiglioni più belli e suggestivi di Expo 2015.

Padiglione Monaco

Lo spazio espositivo si estende su un lotto complessivo di 1.010 metri quadri. Il progetto dell’architetto italiano Enrico Pollini si propone di incoraggiare il pubblico ad entrare da diversi punti d’accesso, riflettendo sulle opportunità poste dall’ecologia, dal riciclo e dal riuso. È costituito da numerosi container merci per ricordare il ruolo di nodo d’interscambio, rappresentato dal Principato di Monaco, e le chance di riutilizzo creativo. Un composto in muschio leggero e permeabile, poggiato sul tetto in legno, consente la coltivazione di un orto di colture mediterranee. Sono presenti giardini verticali e un sistema di raccolta dell’acqua piovana. A cura dell’agenzia tedesca Facts and Fiction è il design interno, che fa fluire i visitatori in un tour libero, scoprendo la gamma degli argomenti di sensibilizzazione proposti dalla Fondazione Alberto II di Monaco e dall’Istituto Oceanografico.

Padiglione Russia

Lo studio Speech, guidato dagli architetti Sergei Choban, Alexei Ilin e Marina Kuznetskaya, ha sviluppato il concept della struttura, situata su un’area di oltre 4.000 metri quadri. Il Padiglione è ampio e dinamico e il suo design trae origine nella forma e nella tradizione sovietica e russa delle precedenti Esposizioni Universali alle quali il Paese ha partecipato.

Padiglione Francia

L’edificio, realizzato dallo studio parigino XTU Architectes, è costituito da legno lamellare, su uno spazio di 3.592 metri quadri. Il padiglione si ispira ai tipici mercati coperti, luoghi simbolo della cultura alimentare francese, che ben rappresentano il tema generale di Expo Milano 2015, con l’accento sull’autosufficienza alimentare, l’accesso al cibo e la dimensione qualitativa dell’alimentazione.

Padiglione Svizzera

La Svizzera è stato il primo Paese ad aderire a Expo Milano 2015 e tra i primi a completare la struttura architettonica all’interno del Sito Espositivo. Il Padiglione, con una superficie di 4.432 metri quadri, presenta una grande piattaforma aperta con quattro torri visibili da lontano, alle quali i visitatori accedono attraverso gli ascensori. Una volta arrivati in cima, possono servirsi dei prodotti alimentari tipici e, man mano che le torri si svuotano, le piattaforme sui cui poggiano si abbassano modificando la struttura. Il progressivo svuotamento è registrato in tempo reale e può essere seguito anche sui media sociali.

Padiglione Cina

Agricoltura, alimentazione, ambiente e sviluppo sostenibile sono i punti focali della partecipazione della Cina a Expo Milano 2015.  Il filo conduttore è la ricerca di equilibrio tra gli esseri umani e l’ambiente, tra l’umanità e la natura.  Il tema principale è l’atteggiamento di gratitudine, di rispetto e di cooperazione del popolo, ricordando che “l’uomo è parte integrante della natura”. Lo scopo è illustrare le tradizioni culturali e i progressi nei campi dell’agricoltura, presentando i  passi compiuti nell’uso razionale delle risorse per assicurare cibo a sufficienza, buono e salutare.

Padiglione Ungheria

Ideato dai Attila Ertsey, Ágnes Herczeg e Sándor Sárkány, è di tre piani e si estende su un lotto di 1.910 metri quadri. Le forme e i materiali ricordano quelli dei granai, dei silos rurali e delle stalle. Rappresentano le linee principali dell’architettura organica ungherese, sviluppatasi a metà del Novecento, che si basa sulle tradizioni locali, sulla comprensione delle leggi della natura e sull’esaltazione del rapporto tra l’uomo e l’universo. La zona centrale è ispirata al simbolo di salvezza degli esseri viventi, l’Arca di Noè; le due estremità laterali richiamano i tamburi sciamanici in rapporto mistico con la natura, solcati dall’antico simbolo dell’albero della vita in cui scorre l’acqua dolce naturale ungherese dalle celebri proprietà termali.

Padiglione Vanke (Cina)

In 163 anni di storia delle Esposizioni Universali, per la prima volta la multinazionale cinese Vanke, leader nel real estate, dispone di un padiglione tutto suo, affidato all’archistar Daniel Libeskind. Il progetto è ispirato ad una serie di evocazioni che spaziano dall’antico pensiero di Confucio e Lao Tzu, al Rinascimento e all’arte contemporanea. Il viaggio attraverso lo spazio e il tempo, la tradizione, i valori e le relazioni umane è accompagnato da geometrie sinuose e un senso di continuo fluire tra l'interno e l'esterno. Uno spazio unico dove celebrare e riflettere sulla storia della civiltà, della tecnologia e del XXI secolo.

Padiglione Repubblica Ceca

La sfida della riciclabilità dei materiali e dell'incorporazione della superficie d'acqua sfocia in un padiglione accattivante nel lotto di 1.362 metri quadri. La proposta vincente dei giovani architetti Chybík + Kristof usa moduli Koma che prevedono un sistema di costruzione progressivo. Al piano terra vi sono le aree shop e ristorante, al primo e secondo le esposizioni, sul tetto il giardino.

Padiglione Regno Unito

Il design ad alveare è ispirato al ruolo unico che essi hanno nel nostro ecosistema. Wolfgang Buttress è il vincitore della competizione lanciata per scegliere l’architettura del padiglione, a cura del team di ingegneri edili e costruttori di Stage One e Rise. Il progetto fonde design di alto livello con forti requisiti ecologici, che trovano origine nelle conquiste scientifiche più all’avanguardia, nelle agrotecnologie e nell’ingegneria agraria. Il padiglione, esteso su un lotto complessivo di 1.910 metri quadri, vuole lasciare un segno nell’esperienza di tutti i visitatori, in cui natura, creatività, scienza e tecnologia si combinano per affrontare la sfida sottesa al tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”.

Padiglione Emirati Arabi Uniti

Il Padiglione si estende su uno spazio complessivo di 4.386 metri quadri ed è stato progettato da Foster+Partners. Ha muri di sabbia increspata dal vento alti dodici metri e un ingresso delineato da uno schermo video lungo settantacinque metri, un vero e proprio falaj digitale. È provvisto di sistemi di recupero dell’acqua piovana e celle fotovoltaiche, ed è stato progettato tenendo in considerazione due climi: quello naturalmente fresco di Milano e quello assolato degli Emirati Arabi Uniti, destinazione alla conclusione di Expo Milano 2015. L'esibizione principale è divisa in due parti: la prima è contenuta dentro un cilindro, che consente all'auditorium di ruotare giocando con l’orientamento del pubblico; la seconda parte è Future Talk. La rampa di uscita passa accanto al ristorante permettendo di vedere uno scorcio della cucina, incoraggiando così il visitatore a prenotare un tavolo. Infine si scopre un'incantevole oasi intorno all'auditorium che ospita emozionanti esibizioni incentrate sul tema della sostenibilità.

Sito Web: http://www.expo2015.org/it

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Pubblicato in Cultura
Lunedì, 22 Settembre 2014 11:28

MITCHUMM Industries. IL MADE IN ITALY IN CINA

Il brand italo-americano MITCHUMM Industries è stato ospite ad Agosto, a Guangzhou  (China), in occasione della Hongmian Fashion Week.  Guangzhou è tra le città più importanti della Cina soprattutto per il mercato dei prodotti di alta gamma.

Per la seconda volta la metropoli ha ospitato la Hongmian Fashion week, evento internazionale dedicato alla moda. In questa occasione hanno sfilato alcuni selezionati brand italiani rappresentanti del made in Italy tra cui MITCHUMM Industries che ha presentato, in una sfilata scenografica e molto suggestiva, la collezione Spring-Summer 2015. La collezione Spring – Summer 2015 “From surf to city” ha riscontrato un ottimo successo anche a Pitti Uomo 86 a Firenze. Il brand guidato dal giovane Art Director Alex Mitchumm è stato accolto con entusiasmo ed interesse dalla stampa e dagli addetti al settore. Un parterre di affermati fashion blogger e giornalisti delle più importanti riviste del Paese (Vogue, Elle, MarieClaire, Vision) si sono contesi il giovane stilista del brand, sia durante la conferenza stampa di lancio della sfilata che alla fine del catwalk che si è chiuso tra sentiti applausi. Un successo che consacra la presenza di MITCHUMM Industries in Asia dove il brand è presente in Giappone in rinomati concept store.

 

 

 

 

Pubblicato in Lifestyle

La musica italiana ha un nuovo asso nella manica, apprezzato da pubblico e critica italiana ed europea: Corde Oblique.

Corde Oblique è il progetto solista di Riccardo Prencipe, arricchito dai contributi vocali di numerose cantanti e attrici.

La lista dei contributors è quanto mai ricca e prestigiosa, grazie alla presenza di vocalists come Floriana Cangiano, Claudia Florio e Catarina Raposo.

La produzione in studio del progetto Corde Oblique consta di 5 album  tra cui, "Strade Ripetute" è l'ultimo in ordine di tempo (uscito su etichetta Audioglobe Dist).

Il nuovo lavoro discografico  ha , da subito, suscitato interesse e approvazione da parte del pubblico internazionale, soprattutto  tedesco e del Nord Europa, grazie al sapiente mix tra musica neoclassica, suggestioni dark e reminescenze new wave.

Corde Oblique sarà in tour all' estero a partire dalla prossima primavera, che toccherà l'Europa per poi sbarcare in Cina, per una 10 giorni davvero imperdibile; di seguito le date:

 

29-30 maggio: Berlino-LDM Festival

1-2 giugno: Valona (Albania)-Festa della Repubblica Italiana

27 luglio: Colonia (Amphi Festival)

20-29 novembre: China Tour

 

Social Links:

Sito ufficiale: www.cordeoblique.com

Videoclip "Averno" 

Videoclip "Together Alone" 

 

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La mostra del cinema di Cannes 2013 è stata già ribattezzata da molti come l’edizione degli esordienti.

Dei registi esordienti in particolare, che hanno portato nella cittadina del sud della Francia le loro pellicole e i loro lungometraggi e cortometraggi per mostrarli al grande pubblico come si fa con gli abiti in vetrina. Tanto per esserci anche loro e non per vincere qualcosa o partecipare al concorso cinematografico vero e proprio.

E così in qualche sala di qualche albergo della Croisette è possibile guardare anche pellicole assurde o noiosissime come il primo lavoro da regista di Keanu Reeves, Man of Tai Chi che ha come attore protagonista un vecchio amico del regista, ed ex stuntman di Matrix, e una trama che più noiosa non si può.

 

Come si può evincere dal titolo la pellicola è stata girata prevalentemente in Cina, tra Pechino e Hong Kong, e narra la storia di un giovane combattente di arti marziali reclutato da un uomo cattivo e spietato, interpretato dallo stesso Reeves, per combattimenti clandestini, pericolosi e illegali.

Insomma una vera barba anche per gli appassionati del genere dato che la griglia narrativa è molto simile a un’altra sessantina di film sul genere e che gli attori, pur avendo esperienza da vendere, sembrano alle prese con la loro prima recita scolastica.

Eppure la regia della pellicola e la tecnica delle riprese erano state pensate dal neo regista in maniera molto ambiziosa tanto che durante la pre-produzione era stata fatta circolare una clip in cui si annunciava e si mostrava che le sequenze di combattimento sarebbero state girate con un avanzatissimo sistema di ripresa Bot & Dolly. Peccato che lo stesso sistema abbia finito per rivelarsi troppo impegnativo da utilizzare impedendo così di integrarlo nelle riprese come ha spiegato lo stesso Reeves e che anche per questo alla fine la pellicola appaia davvero sotto tono in quasi tutto.

 

Rimane il sospetto che anche il famoso attore americano si sia lasciato affascinare dalla facilità con cui le pellicole asiatiche o di registi asiatici abbiano fatto incetta di premi nelle ultime più importati manifestazioni cinematografiche internazionali.

Man of Tai Chi però è una pellicola proprio scialba. La storia non decolla e i combattimenti anche se sono spettacolari si ripetono in una sequenza che lascia allo spettatore poco tempo per affezionarsi alle vicende e alle disavventure del giovane protagonista.

 

Keanu Reeves invece ha tenuto a rimarcare che ha voluto presentare agli spettatori un giovane che è ancora innocente in questo mondo corrotto e pieno di pericoli. Il protagonsita deve fare un viaggio spirituale e qui metterà in discussione i propri valori e si lascerà affascinare dalle tentazioni del mondo moderno. Addirittura!

Reeves si è ritagliato per sé la parte dell’antagonista cattivo anche se a lui piace definirsi in questo film più un seduttore di anime e un maestro di vita.

 

Probabilmente per gli amanti del genere l’unica particolarità da segnalare è il contributo alla pellicola del bravissimo coreografo, Yuen Woo Ping, anche lui già in Matrix e in lavori come La tigre e il dragone e che ha curato personalmente tutte le action del film.

Un film che ha in tutto diciotto combattimenti e quaranta minuti di esclusivo kung-fu movie.

Come dicevo: una vera noia!

 

Pubblicato in Cultura

"Nessuno ha il potere finché non lo agguanta con il sesso o la violenza"

 

Le alternative sono due e su questo L'uomo con i pugni di ferro, esordio alla regia di RZA, non transige.

Bramosia, denaro, violenti scontri e sensuali prostitute sono i fili che intrecciano la trama del film e le storie dei personaggi che finiscono così con l'avvicendarsi, allearsi e scontrarsi.

 

Un carico d'oro da proteggere è ciò che muove la trama, un forziere che doveva essere protetto e che invece diviene motivo di tradimento e conseguenti lotte sanguinose.

I vari clan che vivono a Jungle Village, in perpetua competizione, vedono ora prevalere i Lions che, forti di un nuovo capo (che senza mezzi termini si è sbarazzato del precedente), osano sfidare il potere dell'imperatore cinese sottraendogli il suo carico di pepite.

 

Le conseguenze sono numerose: la sete di vendetta del principe dei Lions, diretto discendente del capo assassinato; l'ira dell'imperatore che smuove il suo esercito verso il paese; le mire della titolare di un bordello che, aizzando le sue protette, vuole impadronirsi del cospicuo bottino; gli stessi Lions pronti a dichiarare guerra per non perdere la propria posizione; il completo stravolgimento della vita di un umile fabbro, che altro non vorrebbe se non liberare la propria concubina e smettere di forgiare armi per le diverse fazioni. Il tutto contornato dalla misteriosa figura di un emissario dell'impero, che avrebbe dovuto vegliare sul bottino e che tarda a comparire, e un corpulento figuro che vende il suo invincibile corpo a chi gli offre la somma di denaro più alta.

 

Le vicende si snodano in un vorticoso susseguirsi di battaglie a colpi di kung fu, lanci di lame affilate, colpi d'armi e conturbanti episodi fra le lenzuola per arrivare ad un epilogo che vede trionfare in modo davvero improbabile l'umile artigiano.

 

Per gli amanti dello stile di Tarantino, che peraltro presta il proprio nome per presentare il lungometraggio, i riferimenti al grande maestro sono numerosi: dalla scelta di ambientare la storia in una Cina dal sapore controverso e corrotto (enfatizzato dalla presenza di una splendida quanto pericolosa Lucy Liu), alle inquadrature che privilegiano i dettagli splatter, sino al ritiro spirituale che il protagonista affronta prima del proprio riscatto (molto simile al percorso seguito in Kill Bill da Uma Thurman). Lo stile complessivo, inoltre, riflette molto l'influsso del regista con il quale RZA ha avuto modo di collaborare per l'appunto nella realizzazione di Kill Bill.

 

Un film senza grosse pretese che complessivamente coinvolge per le scene avvincenti ed originali, il carisma e la particolarità dei personaggi (una menzione particolare va ad un inaspettato e sorprendente Russell Crowe) e la buona quantità di azione, gestita in modo esemplare, che compensa e rinvigorisce la semplicità della trama.

 

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Dal 25 al 28 aprile si terrà lo splendido Festival dell'Oriente presso il Parco Esposizioni di Novegro.

Nerospinto vi invita a prendere parte all'evento e ad immergervi nelle culture e nelle tradizioni di un Continente sconfinato.

 

Dopo lo straordinario successo dello scorso anno, centomila metri quadri sono ora a vostra disposizione per imparare a conoscere ed apprezzare usi e costumi di luoghi lontani e fascinosi.

Le attività e i laboratori che vi guideranno alla scoperta di queste meravigliose terre sono innumerevoli: mostre fotografiche, bazar, stand commerciali, gastronomia tipica, cerimonie tradizionali, spettacoli folklorisitici, medicine naturali, concerti, danze e arti marziali si alterneranno nelle numerose aree tematiche dedicate ai vari paesi in un continuo ed avvincente susseguirsi di show, incontri, seminari ed esibizioni.

 

Potrete interagire con diversi esponenti di pratiche differenti e sperimentare gratuitamente decine di terapie tradizionali visitando il settore dedicato alla salute e al benessere, con i suoi padiglioni dedicati alle terapie olistiche le discipline bionaturali,lo yoga, ayurvedica, fiori di bach, theta healing, meditazione, spazio vegano, reiki, massaggi, ci kung, tai chi chuan, shiatsu, tuina, bio musica,rebirthing, integrazione posturale, e molte altre ancora.

 

Lasciatevi incantare dalla magia dell'Oriente. Fatevi inebriare da gusti, aromi, sensazioni, sonorità di India, Cina ,Giappone, Thailandia, Indonesia, Marocco, Filippine, Vietnam, Tibet, Egitto, Uzbekistan, Mongolia, Nepal, Birmania, Corea, Cambogia.

Immergetevi in una cultura lontana e fatevi travolgere da ritmi, abitudini e approcci alla vita completamente nuovi.

 

 

Festival dell'Oriente

25-26-27-28 aprile 2013

Milano - Parco Esposizioni Novegro

Orario 10.00-23.00

Ingresso: 10€

 

Link sito: http://festivaldelloriente.net/

Pubblicato in SvelArte
Venerdì, 22 Marzo 2013 13:00

Il rituale dei sensi: la cerimonia del tè

Il pensiero comune ci induce ad associare la cerimonia giapponese del tè ad una pratica antica, di valenza prettamente estetica; un rito composto ed elegante che ha fatto il suo tempo e piacevole da osservare.

In realtà, nella terra del Sol Levante, la condivisione di una profumata tazza di tè è un'usanza ancora fortemente radicata e assume precisi connotati simbolici e filosofici, soprattutto se inserita nel più complesso contesto cerimoniale.

Il tè fu importato in Giappone dalla Cina dai monaci intorno al VI Sec., insieme al buddismo, e il suo impiego accompagnava le meditazioni, infondendo vigore. Nei riti in onore di Buddha, l'assunzione di tè era intesa come “illuminazione”, il risveglio al quale i buddisti aspirano.

Un mercante, Sen no Rikyu, decise di codificare il rito zen in una cerimonia ben definita, per rendere possibile alla gente comune uno spazio di condivisione, fondato sulla preparazione e il consumo della bevanda, volto alla ricerca di un senso di pace.

Il rituale si basa su pochi semplici dettami: può svolgersi alla presenza di un numero massimo di cinque individui (amici, familiari o ospiti di prestigio), i presenti devono predisporre il proprio animo alla condivisione e al raggiungimento di un senso di pace, oggetti e individui devono disporsi in modo da creare un ambiente armonico.

 

La cerimonia del tè si svolge nella cosiddetta stanza del tè (cha shitsu), un angolo dedicato all’interno di un’abitazione o, nel caso delle antiche dimore tradizionali, parte di una costruzione apposita, la casa del tè (sukiya).

La stanza si caratterizza per la sobrietà e l’essenzialità: la quasi totale assenza di mobili ed i materiali umili (paglia e legno) richiamano un senso di purezza e soprattutto la dimensione del vuoto, cui la meditazione zen aspira, lasciando spazio al pensiero, alla contemplazione che allontanano ansie e i richiami alla materialità della vita quotidiana.

Prima di entrare nella casa del tè, gli invitati devono attraversare il roji (il giardino del tè), per predisporsi ad un contatto più diretto con la natura e fare in modo che, all'ingresso, l’animo si sia già placato.

 

Al centro della stanza è posto il braciere sul quale scaldare l’acqua: intorno ad esso si dispongono ordinatamente coloro che intervengono alla cerimonia. Durante l'assunzione e la preparazione della bevanda, i presenti assumono la tipica seduta giapponese perché, nel predisporsi ad accogliere la serenità, non deve mancare il rispetto per le persone presenti e per la loro meditazione.

Sen no Rikyu decretò, infatti, che colui che partecipa alla cerimonia deve entrare in possesso di 4 virtù: armonia, rispetto, purezza e serenità.

In ottemperanza alla prima virtù, all'interno della stanza sono volutamente convogliati i 5 elementi base della concezione dell'universo: il legno (degli utensili e della stanza); il fuoco (del braciere); la terra (le tazze in ceramica), il metallo (il bollitore); l'acqua.

 

La cerimonia del tè può avere una durata variabile: dai pochi istanti di un incontro fugace, può prolungarsi sino a 4 ore e sebbene si componga di fasi definite, essa di delinea come un lento flusso in cui attese, conversazioni e degustazioni si alternano piacevolmente.

I 3 momenti principali che la compongono sono: il kaiseki, intervallo durante il quale gli invitati consumano un pasto leggero in attesa che l'ospite predisponga la stanza del tè; il goza iri (fase del tè denso), in cui viene servito il koicha (tè grossolano); l'usucha, in cui viene servito un tè più fine. Come già detto, gli invitati possono usufruire del tempo che ritengono necessario per rinfrancarsi.

 

Durante la cerimonia, ognuno dei 5 sensi assume una valenza primaria e viene coinvolto da differenti sensazioni:

il gusto: in base al tipo di tè servito, cambia il modo di berlo e assaporarlo. Gli stimoli che pervengono sono differenti, così come le sensazioni suscitate: il koicha viene servito in una sola tazza, che viene offerta prima all’ospite di maggior rilievo il quale ne beve un sorso, si sofferma ad assaporare il tè, quindi la porge alla persona accanto che farà lo stesso. Il senso di condivisione è molto forte. L’usucha viene invece servito in tazze singole, sorseggiato brevemente per 2/3 volte, quindi si procede con un più ampio sorso per abbeverarsi e abbandonarsi alla quiete.

l'olfatto: prima di bere sia il koicha che l'usucha, i presenti ne aspirano il profumo (più intenso nel primo, dolce nel secondo), pregustandone il sapore: l'aroma che li pervade preserva lo stato di pace. Prima di lasciare la stanza, se gradiscono, gli invitati possono odorare un'ultima volta le tazze per portare con sé il ricordo delle sensazioni provate.

la vista: continuamente stimolata, assume un ruolo importante per favorire la costruzione di un'armonia interiore. Sin dal roji, gli invitati si rapportano con un ambiente che richiama una natura semplice ed incontaminata. Giunti all'interno della stanza del tè, l'aspetto essenziale, unito ai sobri ed incantevoli decori, come gli ideogrammi alle pareti e l'ikebana (composizione floreale simbolica), accolgono uno sguardo alla ricerca di quella bellezza che si vuole vedere riflessa nel proprio animo.

Lo stesso colore del tè è determinante: solo quando il verde della bevanda avrà il tono della "giada liquida", questo sarà pronto per essere servito e ammirato.

l'udito: la scansione del tempo durante la cerimonia è dettata dal suono del gong, le cui vibrazioni risuonano sin nel profondo dei presenti.

Una volta all'interno della cha shitsu, le conversazioni vengono abbandonate sino al momento in cui il tè sarà servito, il silenzio avvolge la sala e l'assenza di suono si tramuta in un condiviso stato di serenità e meditazione.

il tatto: l’ingresso nella sala del tè avviene carponi: questo implica un contatto ed una prima conoscenza dell’ambiente e dei materiali, con i quali entrare maggiormente in sintonia; inoltre, sfiorare con le labbra la medesima tazza porta ad avvertire una maggiore empatia con le persone nella stanza. Per concludere, il metodo corretto di sostenere la tazza e portarla alla bocca implica che entrambe le mani vi aderiscano completamente, in modo che il calore irradiato venga completamente assorbito dalla persona.

Ciò che ad un osservatore distaccato appare come un coreografico susseguirsi di gesti e posture, in verità è un metodico percorso per predisporsi al meglio ad un momento più solenne e profondo, uno stato di armonia in cui l'individuo è coinvolto nella sua interezza e nel suo relazionarsi con l'ambiente.

Porgere una tazza di tè è molto più che un gesto di cortesia: è un invito a condividere un luogo, un tempo, un sentire interiore.

Pubblicato in in[sano]

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