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Robiola di Roccaverano DOP: delizia per il palato|||

Morbida e cremosa, delicata e saporita, a dir poco “Deliziosa”. E’ la Robiola di Roccaverano DOP vera eccellenza casearia del Sud del Piemonte.

Nascere figlia di un artista è cosa tanto bella quanto complicata, crescere come figlia “d’arte” è ancora più difficile, soprattutto se intorno a te tutti sembrano essere portati per la recitazione e la regia.

Il destino di Sofia Coppola sembra scritto e tracciato dalla sua stessa esistenza e quindi la piccola di casa inizia a recitare in piccole parti che poi diventano ruoli sempre maggiori e più importanti e, dato che la recitazione sembra proprio non essere il suo forte, non passa molto tempo perché abbia tutti contro. Certo a una figlia d’arte si perdona anche meno e la carriera di Sofia sembra terminare definitivamente nel 1990 con il suo criticatissimo ruolo ne Il padrino parte III.

 

La ragazza, però, non ci sta. E non perché è figlia di uno dei più grandi registi di Hollywood, ma perché qualcosa dentro di lei le dice che il cinema è tanto altro e tanto di più.

Allora si mette a scrivere. Confeziona sceneggiature brillanti e originali e cerca di farsi conoscere e apprezzare nel difficile mondo delle star di professione.

E ci riesce. Ottiene premi prestigiosi e riconoscimenti importanti per le sue storie e per il suo grande senso nel raccontarle, e allora Sofia decide che se è brave a raccontare senza una macchina da presa, probabilmente lo è anche con una macchina da presa e decide così di dedicarsi alla regia.

 

Nascono pellicole come Il giardino delle vergini suicide e Lost in Translation, che oltre a ottenere premi e consensi fanno anche scuola per quello che riguarda il cinema al femminile.

Sofia Coppola capisce che la sua strada è segnata davvero adesso. Che la piccola di casa ha trovato il suo destino e allora si impegna ancora di più. Nel 2010 presenta a Venezia il suo capolavoro assoluto, Somewhere, aggiundicandosi il Leone d’Oro.

Da quel momento in poi è tutto un susseguirsi di successi e di riconoscimenti fino a quest’anno 2013 quando, a giugno scorso, conclude le riprese del suo ultimo film The Bling Ring, attesissimo in Italia e presentato in anteprima a Cannes.

La storia è così realistica e scandalosa da far scrivere ai giornali americani che l’unica regista che poteva narrarla è proprio Sofia Coppola.

La pellicola narra le vicende di un gruppo di ragazzi americani ossessionati dallo stile di vita dei protagonisti di film e programmi televisivi per adolescenti. Tormentati dall’esistenza dei loro idoli allora decidono di prendersi un po’ della loro vita svaligiandogli le case.

Una realtà cruda e per niente filmografica e che sta facendo riflettere l’America sul divismo e sull’ossessione di mettere in piazza la vita dei personaggi famosi.

L’attrice protagonista di The Bling Ring è Emma Watson, la famosa Hermione Granger di Harry Potter, cresciuta anche lei e perfetta nei panni della fan tormentata e della scassinatrice provetta.

Sofia Coppola ha dato ancora una volta prova di essere una grande regista ma soprattutto una superba sceneggiatrice, dimostrando a tutti che il cinema è un universo con mille stanze, aprire la migliore è questione di sintonia.

 

“Il corpo umano” è il secondo romanzo di Paolo Giordano che vede la vita a quattro anni di distanza dal suo primo grandissimo successo vincitore del Premio Strega e del Premio Campiello, “La solitudine dei numeri primi”. Mentre il romanzo del 2008 era una storia intima tra un uomo e una donna, il romanzo che ora viene proposto è stato studiato e concepito solo dopo una visita nel 2010 da parte dello stesso Giordano nel distretto del Gulistan, in Afghanistan, alla FOB Ice, e descrive le vite di alcuni soldati e ufficiali inviati in terra nemica per una missione di pace. Il libro è diviso in tre parti e racconta i diversi momenti della vita dei personaggi che decidono di partire per il fronte: prima, durante e dopo la guerra. Dopo la carrellata di presentazioni dei vari protagonisti la scena viene spostata direttamente in territorio bellico, alla FOB, dove vengono vissuti momenti di spensieratezza, di noia, di riflessione. Il libro mantiene un tono pacato, talvolta lento per tutta la durata dei primi due terzi del romanzo, ma aleggia costante la presenza della guerra, rappresentata da esplosioni udite in lontananza, dalla paura di non sopravvivere alle notti di freddo pungente, dalle incursioni di carri armati nella zona circostante l’avamposto. Solo nell’ultimo terzo del libro si assiste ad un’impennata di ritmo coincidente con l’attacco sferrato al Lince, un mezzo pesante che i soldati stanno utilizzando per tornare alla pista di decollo per rientrare in Italia. Nell’apparente calma di una gola desertica dove viene sferrato l’attacco perdono la vita cinque ragazzi e un altro uomo subisce uno shock tale da non riprendere più le sue facoltà mentali. La vita dei protagonisti cambierà per sempre. Al di là delle singole vicende credo che il messaggio profondo che ha voluto trasmettere Giordano con questo libro sia l’idea della guerra vissuta nella nostra generazione. Una guerra lontana, dalle motivazioni poco chiare, una guerra che viene intesa come missione di pace, una contraddizione in termini insomma. Il libro di Giordano, nonostante sia ben scritto, non è riuscito ad appassionarmi, forse perchè non l’ho ritenuto coinvolgente, forse perchè racconta una guerra che non mi appartiene, che tuttavia come definisce lo stesso Giordano è, volenti o nolenti, la guerra del nostro tempo. Anche la struttura del libro rispecchia bene questa idea dell’autore: la FOB inizialmente viene descritta come un parco divertimenti, un luogo ricreativo dove sono stanziati i soldati, dove si mangia, si beve, si fanno feste e si intrattengono relazioni personali più o meno intime. Poi dopo l’agguato, l’arrivo della morte, tutto cambia e il gioco della guerra diventa vero. Chi come me non ha vissuto veramente il conflitto bellico sul territorio crede che la guerra sia fondamentalmente un lavoro, una decisione liberamente presa a fronte di una ricompensa in denaro. E troppo spesso si pensa ad essa senza darle il giusto peso, senza pensare che il nostro corpo umano, vulnerabile e delicato, non possa sopportare certe devastazioni. Nonostante questo libro non sia epico, vale davvero la pena di leggerlo perchè porta a riflettere su un problema del nostro tempo, che talvolta viene trascurato, trasformando i soldati in eroi e parlandone solo quando vengono a mancare.

Il 18 aprile gli EELS si esibiranno all'Alcatraz di Milano.

 

Gli EELS sono schizofrenia pura. Mark Oliver Everett (Mr E)  ci ha messo sette anni per sfornare un concept album nel 2007, salvo poi pubblicarne uno in dieci giorni "per sfogarsi". Così tra montagne russe creative, quartetti d'archi e concerti nei conservatori, Mr E torna nei club con la sua “formazione rock” per presentarci la sua ultima fatica “Wonderful Glorious”, 26 tracce (26!), un acquerello della schizofrena di Mr E, tra ballate e tirate mid rock che fanno ben sperare sullo stato di salute del rock alternativo.

 

Così, dopo aver realizzato, da solo, tra il 2009 e il 2010, una vera e propria trilogia di dischi (“Hombre Lobo”, “End Times” e “Tomorrow Morning”), la traiettoria eelsiana sposta il baricentro dall'introspezione all'attitudine rock, un po’ come era accaduto un decennio fa con “Shootenanny!”. Cambia anche l'ambiente: non più lo scantinato solitario, ma uno studio di registrazione con i suoi fidati musicisti che l'accompagnano in tour. Il risultato è un contenitore di rock-blues dal sapore '70, spesso episodi costruiti intorno a poco più di un riff. Ma non solo, ci sono le ballate così intimiste e cariche, come “I Am Bulding A Shrine” dove MR E si pronuncia nell'elegia delle piccole cose, quelle da portare con se, giù nella fredda terra”. Come un barlume di eternità nella nostra gloriosa e meravigliosa vita.

 

http://www.youtube.com/watch?v=_vS_By_ZZ0g

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