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Intervista allo Chef Davide Odore, Chef Patron del ristorane gourmet Io e la luna a Guarene. 

In concomitanza con l’uscita del nuovo album The Pale Emperor, il “reverendo” Marilyn Manson annuncia e conferma il tour europeo che lo porterà anche in Italia per un’unica data programmata il 17 giugno prossimo all’Alcatraz di Milano.

Un’occasione da non perdere, per rivedere dal vivo uno dei personaggi più controversi della scena rock americana. The Pale Emperor abbandona l'industrial rock tipico della band in favore di suoni più blues rock. L'album è dedicato alla madre di Manson, deceduta durante la composizione dell'album dopo una battaglia durata otto anni contro la demenza e la malattia di Alzheimer.

Marilyn Manson deve il suo nome d'arte a due icone culturali americane degli anni sessanta - il nome dell'attrice Marilyn Monroe con il cognome del serial killer Charles Manson, attualmente incarcerato, al fine di sottolineare la bizzarra dicotomia della società americana come una critica e contemporaneamente elogiativa stima nei confronti degli Stati Uniti e della loro cultura. I suoi comportamenti controversi e le polemiche dovute ai suoi testi lo hanno portato ad avere grande impatto sul pubblico.

Marylin Manson Alcatraz Milano Via Valtellina 25, 20159 – MI

Prezzo prevendita: 41.40€ Apertura dei cancelli ore 19 Inizio concerto ore 20

Per info: http://www.alcatrazmilano.it/

 

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Dal 22 al 26 ottobre Fondazione Cineteca Italiana presenta allo Spazio Oberdan il Vizio dell’Arte, rassegna di otto film che analizzano in profondità il teatro e il suo rapporto con il mondo.

 

“In un film l'imbecille non può fare che la parte di un imbecille, a teatro si può nascondere”. Così il grande Vittorio Gassman riassumeva la differenza che intercorre tra cinema e teatro. Aspetti che saranno ampiamente analizzati con l’iniziativa della Cineteca Italiana, in collaborazione con il teatro Elfo Puccini. Saranno proposti infatti otto film d’autore che indagano il senso, i valori e i pericoli del teatro.

Tra i film in programma segnaliamo Pallottole su Broadway, di Woody Allen, un ironico apologo sull’arte e sul teatro. Film del 1994, racconta la storia di un giovane regista teatrale degli anni ’20, che giunto a New York si trova a dover fare i conti con la mancanza di contante. Il denaro si materializza con la figura di Nick Valenti, capo della mafia, che impone però la presenza nel cast della sua amante, totalmente priva di talento. Dovrà così cercare di adattare il suo spettacolo alle “abilità” della donna, trovando poi un aiuto insperato…

 

L’iniziativa della Cineteca Italiana si inserisce in un programma più ampio, che vede la messa in scena dal 21 ottobre al 16 novembre de Il Vizio dell’Arte al teatro Elfo Puccini. Lo spettacolo è tratto dalla pièce di Alan Bennet, e vede alla regia Ferdinando Bruni e Francesco Frongia. Si tratta di un testo divertente ma che sa andare in profondità, parlando di ambiti non necessariamente collegati al teatro, come poesia, musica, etica e di vita.

Prima della proiezione di Pallottole su Broadway, i registi de Il Vizio dell’Arte saranno presenti in sala per parlare del loro spettacolo e cosa è per loro il vizio dell’arte.

 

INFO

Il Vizio dell’Arte

Spazio Oberdan – Sala Alda Merini

Viale Vittorio Veneto 2, Milano

 

Tel. 02.87242114

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.cinetecamilano.it

 

Film in programma

Mercoledì 22 ottobre

16.30 Eva contro Eva

21.30 Rumori fuori scena

 

Giovedì 23 ottobre

19.00 Vanya sulla 42^ strada

 

Venerdì 24 ottobre

16.00 La sera della prima

21.30 Vogliamo vivere!

 

Sabato 25 ottobre

17.00 Venere in pelliccia

19.00 Rumori fuori scena

 

Domenica 26 ottobre

15.00 Les Enfants du paradis

21.00 Pallottole su Broadway

 

Biglietti:

Intero € 7,00

Ridotto per possessori di Cinetessera o studenti universitari: € 5,50

Proiezione pomeridiana feriale: intero € 5,50, ridotto € 3,50.

Cinetessera annuale: € 6,00, valida anche per le proiezioni al MIC e all’Area Metropolis 2.0

 

 

 

 

"La gente non mi vede! Vede solo i suoi pensieri più reconditi e li sublima attraverso di me, presumendo che io ne sia l'incarnazione."

 Marilyn Monroe

 

Norma Jeane Mortenson

(nome d'arte Marilyn Monroe)

 

Los Angeles, 1 giugno 1926

Brentwood, 5 agosto 1962

 

 

 

 

 

 "Marilyn & Me", fino al 2 maggio prossimo alla mc2gallery, è  la mostra che attraverso gli scatti del fotografo Lawrence "Larry" Schiller racconta non la diva ma la donna nascosta dietro l'immagine di bionda svampita e di attrice provocante e provocatoria.

Cantante, attrice, modella, protagonista di numerose pubblicità, considerata prima vera sex simbol e sensuale icona pop, Norma Jeane Mortenson è stata la bionda più desiderata di Hollywood ed è passata alla storia con il nome d'arte di Marilyn Monroe.

Schiller ci restituisce una Marilyn lontana dal set, autentica e genuina, mentre festeggia il suo compleanno o quando esce senza veli dalla piscina o in un momento di relax durante le riprese. Sono scatti che mettono a nudo la profondità dell'anima della Monroe, le sue insicurezze e la contrapposizione tra l'idea di femme fatale che incarnava e la bambina fragile e timida figlia di un' infanzia difficile, due facce della stessa medaglia che hanno costretto Marilyn ad essere sempre in lotta con se stessa fino alla fine.

Lawrence Schiller all'epoca degli scatti era un giovane fotografo affascinato dall'allure misterioso e malinconico dell'attrice e i suoi scatti non solo hanno colto lo stile inconfondibile di un personaggio indimenticabile ma sono diventati anche il simbolo della rivalità con Liz Taylor, irresistibile attrice dagli occhi viola e considerata ultima grande diva del periodo d'oro del cinema hollywoodiano, all'apice della popolarità grazie al film Cleopatra.

Fotografo, scrittore e regista di film, Schiller ha collaborato con LIFE, Playboy e Paris Match, ritraendo personalità che hanno caratterizzato i favolosi anni sessanta: Lee Harvey Oswald, Robert F. Kennedy, Ali a Forema, Redford, Newman. Ha diretto sette film e mini serie televisive vincendo cinque premi Emmy.

È stato capace di cogliere gli sguardi inquieti e tristi di Marilyn, la solitudine che caratterizzò la sua vita privata fatta di fantasmi, paure e storie d'amore sbagliate che ne segnarono l'epilogo la notte del 5 agosto del 1962 nella camera da letto della sua casa di Brentwood a Los Angeles a causa di un'overdose di barbiturici.

La seducente Marilyn consumata come “una candela nel vento”, così come recita la canzone a lei dedicata da Elton John, muore all'età di trentasei anni e l'alone di mistero sulla sua scomparsa unita alla fama internazionale ne hanno fatto la Diva immortale capace ancora oggi di ammaliare uomini e donne.

Ma se volete andare oltre e conoscere il dietro le quinte della vita della Monroe non potete assolutamente perdere la mostra “Marilyn e Me”.

MARILYN & ME

Lawrence Schiller

Via Malaga 4

20143 Milano

Marilyn Monroe diceva che i diamanti sono i migliori amici di una donna. Avete mai provato a pensare che in realtà siano le borse? Nella borsa di una donna è contenuta tutta la sua vita, se non addirittura l’universo intero. Provate a pensare a quella di Mary Poppins: all’esterno appariva come una semplice valigia di tela ma all’interno si poteva trovare di tutto, dall’attaccapanni alla lampada. Oppure la borsa di Sarah Jessica Parker in “Ma come fa a far tutto?” in cui c’erano vestiti per bambini, giocattoli e l’agenda del lavoro. Tra tutti gli accessori ed i capi d’abbigliamenti che una donna può indossare nulla la rappresenta di più della sua borsa. Dalle maxi bag per il giorno, in cui trasportiamo i libri per la scuola o i documenti per il lavoro, alle pochette per la sera in cui viene messo il minimo indispensabile. All’interno  vengono raccontate le nostre storie e i nostri desideri, le ambizioni ed i fallimenti. Una borsa può contenere di tutto: un computer, un libro, le sigarette, le chiavi e il cellulare. Puntualmente in qualsiasi borsa voi abbiate, anche in quella più piccola, non troverete mai quello che state cercando. Gli uomini ci definiscono come donne complicate ed indecifrabili, ma evidentemente non hanno mai guardato dentro le nostre borse. Anche se siamo in un periodo di crisi nulla ci vieta di sognare davanti ad un bella borsa e immaginarci di camminare con lei  per le strade della città. Ogni donna ha la borsa del cuore, quella che sogna da una vita, e ci sono borse che pur costando un capitale vale la pena avere, bisogna prenderle come un investimento, non andranno mai fuori moda ma col passare del tempo diventeranno sempre più belle. Se siete pronte e disposte a spendere molti soldi, ce ne sono alcune per cui vale la pena di fare una pazzia e che non possono assolutamente mancare nel vostro armadio.

La Neverfull di Louis Vuitton è una di quelle borse in cui potete metterci di tutto e portarla ovunque perchè non si romperà mai, sarà la vostra migliore amica durante la vita di tutti i giorni.  E, come dice, il nome non è mai piena. Potete scegliere tra la versione Monogram o Damier.

La Miss Sicily di Dolce e Gabbana, una bella borsa Made in Italy che rappresenta la sensualità della donna italiana: in pelle o in pizzo è  elegante da portare sia di giorno che di sera.

La Jackie O di Gucci. Fu proprio Jackie Onassis a lanciare la moda della hobo bag e tutte le donne all’epoca correvano nei negozi a chiedere “quella borsetta che ha sempre Jackie O”. Oggi questo modello si chiama Bouvier ma rimane sempre conosciuto come la Jackie O.  Perfetta per chi non vuole una borsa troppo grande ma neanche troppo piccola, è una giusta via di mezzo.

La Chanel 2.55. La borsa di Chanel più amata dalle donne, il modello in matelassé con la doppia catenella e la chiusura con le due C intersecate tra loro, fu chiamato così perché venne lanciato nel febbraio del 1955. Nessun colore è troppo azzardato per questa borsa, potete scegliere il classico nero ma potete anche osare un colore più acceso.

Infine la borsa per eccellenza, quella a cui tutte aspiriamo e per cui bisognerebbe accedere ad un mutuo per comprarla: la Birkin di Hermes. Dedicata alla bellissima Jane Birkin questa borsa è adatta a tutte le età e può essere usata in qualsiasi occasione. Un uomo che ti regala una borsa è speciale, un uomo che ti regala una Birkin è il principe azzurro.

È morto un artista della fotografia degli anni sessanta, doveva la sua fama a un servizio di più di 2500 fotografie che scattò a Marilyn Monroe prima della sua sfortunata fine.

Ci ha lasciato martedì 25 giugno all’età di 83 anni nella sua amata New York Bert Stern il fotografo che svelò al mondo il vero volto di una delle dive più misteriose e famose della storia, Marilyn Monroe.

Dopo questo servizio la sua fama crebbe incredibilmente ma la verità è che Bert Stern è sempre stato un grande artista impegnato in un percorso di innovazione della fotografia commerciale, di pubblicità e moda.

Abbandona la vita nella stessa città che lo ha visto nascere il 3 ottobre 1929 e crescere a fianco del padre anch’esso fotografo: ritrattista di bambini insegnò a suo figlio a cogliere le sfumature degli occhi per poi svelare la vera essenza delle persone, scartare l’involucro esterno per andare a colpire l’animo più profondo e recondito.

Dopo aver lavorato in alcuni giornali di moda Stern conosce Stanley Kubrick con il quale instaura un’intensa amicizia: è proprio a Stern che il grande regista affida il compito di creare la locandina del film Lolita del 1962, la ragazza che guarda maliziosa dietro gli occhiali di acetato a forma di cuore è proprio uno scatto di Stern.

La sua carriera proseguì intensa e brillante, apportando enormi innovazioni nel mondo della pubblicità, prima fra tutte la campagna visual per la vodka Smirnoff ritenuta e definita rivoluzionaria per la sua disarmante semplicità.

Tuttavia la sua fama è indissolubilmente legata al nome di Marilyn Monroe e alle foto scattate poco prima della scomparsa della diva americana.

Sei settimane prima della sua morte infatti Vogue commissionò un servizio a Stern che chiusosi nel Bel Air Hotel di Los Angeles con Marilyn confezionò un autentico catalogo delle espressioni e pose di Marilyn, considerato il servizio più naturale e autentico della attrice e cantante icona di un’epoca.

Anni dopo Stern concesse un’intervista circa quei giorni e parlò della sua modella, della fantastica esperienza che ebbe con lei: «Era così bella a quel tempo. Non le dissi “posa nuda”. Avvenne tutto spontaneamente, come se ti togliessi un vestito alla volta. Lei si mise a pensare per un momento. Io dissi qualcosa e la posa finale venne da sé».

Le foto furono poi raccolte in un libro pubblicato nel 1992 dal titolo “Marilyn Monroe: the complete last setting”.

 

 

Dal 5 aprile all'8 settembre 2013 il Museo del Novecento di Milano ospiterà Andy Warhol's Stardust, una mostra precedentemente allestita nella Dulwich Picture Gallery di Londra, che offrirà al pubblico un'esposizione di stampe relative ai più celebri nuclei e soggetti dell'artista Pop statunitense, risalenti al periodo compreso tra gli anni 60 e 80 del secolo scorso.

 

Dalle celebri lattine di zuppa Campell's a Flowers, il percorso si concentra sulla produzione seriale realizzata alla mitica Factory e si propone come un'occasione preziosa per riscoprire le tappe salienti della creazione di Warhol lungo tutto il secondo dopoguerra.

 

La polvere di stelle evocata dal titolo non si riferisce unicamente alla polvere di diamante utilizzata in molte stampe, ma è la capacità di Warhol di creare icone scintillanti e immortali.

Da Muhammad Alì, a Marilyn Monroe, alle copertine di “Interview”, «i suoi ritratti non sono documenti del presente quanto icone in attesa di futuro», come ha scritto David Bourdon nel 1975.

 

I volti e i nomi che Warhol rappresenta, esposti in mostra, non appartengono solo a persone: nel ventaglio dei suoi soggetti compaiono anche personaggi mitici - Myths -, eroi dei fumetti e dei cartoni animati per i quali la tecnica, il formato, il taglio dell’immagine e la tavolozza sono i medesimi utilizzati per le persone reali.

Il metodo è lo stesso: una visione orizzontale che non percepisce differenze di trattamento: l’approccio di Warhol uniforma e ridistribuisce i pesi, perché fermarsi alla superficie rende tutti sufficientemente attraenti e, soprattutto, importanti allo stesso modo.

 

 

Info su costi e orari:

 

Lunedì: dalle 14.30 alle 19.30

Da martedì a domenica: dalle 9.30 alle 19.30

Giovedì e sabato: fino alle 22.30

 

Ingresso: 5 Euro

 

 

Andy Warhol's Stardust

Museo del Novecento

Piazza del Duomo, Milano

Ci sono divi che non possono invecchiare e muoiono giovani. Basta pensare alla cosiddetta “maledizione dei 27 anni” che prende il nome dall'età in cui si sono spente stelle della musica come Jim Morrison, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Kurt Cobain, Amy Winehouse e tante altre, o al terribile schianto che nel '55 si porta via il 24enne James Dean. In tutti questi casi la morte precoce è l'ultimo atto di vite spremute all'eccesso.

Marilyn è una storia a parte. Per quanto tragica, la sua fine a 36 anni non è l'epilogo di un'esistenza inquieta (che pure ha avuto), ma l'evento che rende la sua immagine eternamente giovane: un'icona di sensualità ingenua penetrata nella memoria visiva di tutti e per questo immortale.

Lo intuisce per primo Andy Warhol: proprio nel '62 comincia ad utilizzare la tecnica della serigrafia, e la scomparsa della diva nell'agosto di quell'anno lo induce a riprodurne il volto, tratto da una foto di scena del film Niagara, con infinite variazioni cromatiche (alcune esposte nell'agosto di quest'anno a Rimini).

La testa biondo platino è onnipresente, si separa dal corpo e dalla sua esistenza terrena, diviene uno dei simboli della Pop art, arte della gente comune; icona a disposizione di tutti, che vive al di là della Marilyn reale, come dice, un po' sprezzante, Warhol stesso: “Per me la Monroe non è altro che una persona fra tante altre. E riguardo alla questione se dipingere l’attrice in toni di colore così vivaci rappresenti un atto simbolico, posso soltanto rispondere che a me interessava la bellezza: e la Monroe è bella”.

Possiamo aggiungere: Marilyn è un'incarnazione della bellezza senza tempo. La pensa così Bertrand Lorquin, esperto d'arte, che nel catalogo della mostra con l'ultimo servizio fotografico della diva, “The last sitting”, con gli scatti di Bern Stern, da poco conclusasi al Forte di Bard, ha evocato i nudi di Botticelli, Rubens, Velazquez, Goya, Ingres e Manet, per attribuire alle plastiche curve della Monroe un posto nella storia dell’arte”.

La bellezza deve mostrarsi, mettersi a disposizione degli occhi della gente, ha bisogno dello sguardo del pubblico; e nel Novecento Hollywood fabbrica le immagini in cui ognuno può proiettare i propri desideri e vederli prendere forma. Marilyn è perfetta per questo meccanismo, come nessun'altra è mai stata o sarà dopo di lei, anche se, paradossalmente, ha il terrore del palcoscenico.

Per entrare nel mondo del cinema si schiarisce i capelli e si ritocca leggermente il viso, accentuando la morbidezza dei tratti. Il ruolo iniziale non può che essere quello stereotipato e diffuso della dumb blond, la bionda svampita: il suo modo di interpretarlo diventa unico, con quel mix di sensualità e dolcezza che raggiunge l'apice con “Sugar Kane”, la cantante capace di far girare la testa a Tony Curtis in A qualcuno piace caldo.

Ma sin dai primi successi quella parte le sta troppo stretta. Sogna personaggi drammatici, che le diano la possibilità di esprimere le proprie capacità di recitazione. La sua evoluzione invece non consiste nel diventare una grande interprete, ma qualcosa di più: supera lo stereotipo per trasformarsi in un simbolo incarnato.

Sulla scena è in grado di impadronirsi dello sguardo maschile. Il critico Laura Mulvey, nell'analizzare una celebre sequenza di ballo all'inizio de Gli uomini preferiscono le bionde, coglie l'essenza della sua performance: nel primo piano, benché in movimento, riesce a essere perfettamente in posa, come immortalata da un obiettivo fotografico. Questa capacità di esporre la propria bellezza con tale studiata naturalezza resta inimitabile: lo spettatore sogna che Marilyn sia lì solo per lui, dolce e sensuale allo stesso tempo.

Possiamo cogliere questa sensazione nello sguardo di Tom Ewell, rapito dal sollevarsi della gonna dell'attrice nella scena celeberrima di Quando la moglie è in vacanza. Possiamo immaginarla anche in John F. Kennedy, quando gli viene dedicata un'indimenticabile Happy Birthday, Mister President cantata con voce ammiccante in un abito color carne.

Anche Hugh Hefner, padre di Playboy, intuisce da subito l'unicità del suo sex-appeal e acquista i diritti di una foto senza veli dell'attrice, non ancora famosa, per la primissima copia della sua rivista. Poche parole le bastano per evocare intense fantasie: “La notte mi vesto solo di due gocce di Chanel numero 5”.

Questa è Marilyn, immortale al di là della sua vita reale. Sex-symbol nel senso più pieno del termine e consapevole di esserlo: “La gente non mi vede! Vede solo i suoi pensieri più reconditi e li sublima attraverso di me, presumendo che io ne sia l’incarnazione”.

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