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Dal 2 al 25 Settembre a Viareggio, le incredibili opere di pittura e disegno di Charlotte Royle,le sue inconfondibili palme e un viaggio infinito tra colori, tele e inchiostri.

Giovedì 5 febbraio il Circolo Magnolia ospiterà il live del duo minimal hip hop americano 18+, che presenterà il suo album d'esordio "Trust".

I 18+ sono una coppia californiana conosciutasi in rete nel 2011, attraverso il reciproco scambio di materiali musicali. Hanno finora autoprodotto tre mixtapes, e a partire dall'estate 2013 hanno iniziato a esibirsi in tutta Europa in location varie: dai locali notturni, alle gallerie d'arte fino ad arrivare alla Biennale di Venezia.

I 18+ si distinguono anche per la particolarità di produrre e distribuire durante i loro live oggetti personalizzati, come le chiavi della macchina, costumi da bagno, asciugamani, animazioni video in edizione limitata etc..

Le loro esibizioni sono molto semplici e dirette: due microfoni per i due artisti che rimangono fermi e impassibili per tutto il live, mentre dietro di loro si susseguono videoproiezioni di un immaginario digitale e paesaggi sonori affascinanti e perversi.

Un live ipnotizzante quello che si prospetta giovedì 5 febbraio con i 18+ al Magnolia.

CIRCOLO MAGNOLIA

Via Circonvallazione Idroscalo, 41, Segrate (MI)

Ingresso: 5,00 euro + tessera ARCI

Prevendite disponibili su www.mailticket.it

Apertura cancelli: 21.00

Inizio spettacoli: 22.00

Opening Dj Set:

WEIRD CLUB

INFO:

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

tel: 366 5005306

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Era il 1940 quando sulle scene americane appare la pellicola più di successo di Alfred Hitchcock.

Il film è Rebecca la prima moglie, sceneggiatura tratta da un lavoro letterario di du Maurier e la protagonista indiscussa è lei Joan Fontaine, bella, tormentata e magnifica negli abiti di scena creati apposta per darle l’aria più barocca e decadente possibile.

La pellicola è un successo mondiale e la Fontaine viene candidata come migliore interprete.

I tempi per lei non sono però ancora maturi e la statuetta va a una più nota e rampante Ginger Roger che incassa il successo ma comprende bene che quella giovane donna bionda e bravissima le starà di sicuro con il fiato sul collo.

Così è infatti e Joan Fontaine figlia di una attrice britannica e sorella della più famosa Olivia de Havilland scala tutti i traguardi e diventa la musa per eccellenza di Hitchcock aggiudicandosi due anni dopo l’ambita statuetta con Il sospetto.

Da quel momento in poi la carriera di Joan vola e lei interpreta, con successo, qualcosa come cinquanta film, l’ultimo dei quali nel 1994.

Arrivata piccolissima in California con sua madre Lilian e sua sorella Olivia, Joan scopre prestissimo la sua passione per la recitazione e calca il palcoscenico con amore e buoni risultati, fino a che non decide che il fascino del cinematografo è per lei più forte.

Gli anni Trenta del Novecento la vedono interprete di piccoli ruoli o di comparse ma sempre accanto ad attori famosi e questo è il periodo in cui Joan non solo può farsi le ossa con registi bravi e nella recitazione filmica ma anche frequentare il mondo dorato e pieno di occasioni di Hollywood.

Come succede spesso per le interpreti di successo e per le pellicole da cineteca anche per Joan Fontaine il ruolo chiave resterà sempre quello di Rebecca la prima moglie e così vogliano ricordarla anche noi. Fragile ma forte, bella e insicura. La vera rivelazione del cinema noir anni Quaranta.

 

 

Un bagno di folla e di fan per l’affascinante attrice americana mercoledì scorso a Venezia.

Sandra Bullock è arrivata in Laguna a presentare la sua ultima fatica cinematografica al fianco del suo storico amico George Clooney ed è stata letteralmente travolta dall’affetto e dagli applausi del suo pubblico. In un bellissimo abito rosso, l’attrice non ha lesinato sorrisi e autografi mostrando di gradire moltissimo e l’apprezzamento nei suoi confronti e l’essere in Italia dove è sempre stata premiata da critica e pubblico per le sue interpretazioni. Sandra Bullock si afferma con forza e caparbietà nel cinema degli anni Novanta, indovinando una pellicola dopo l’altra e dimostrando a tutti che il suo fisico slanciato e tonico e la sua faccia da brava ragazza non erano le uniche doti delle quali era provvista. Interpreta con eleganza e ironia commedie leggere e sentimentali di grande successo ma anche thriller e pellicole drammatiche aggiudicandosi i riconoscimenti cinematografici più prestigiosi.

La sua carriera e il suo talento sembrano non conoscere ostacoli fino a che nel 2004 Clint Eastwood non la chiama per sottoporle della protagonista in Milion Dollar Baby. La Bullock legge la sceneggiatura ci pensa un po’ e rifiuta nettamente. Nella Hollywood che conta e che fa girare i soldi nessuno oserebbe rifiutare qualcosa a uno dei registi e produttori più quotati, soprattutto se si chiama Eastwood e ha amici e appoggi dappertutto. L’attrice rischia grosso, e a farglielo notare sono proprio gli amici di sempre e i più cari come Clooney e Reeves ma Sandra la caparbia tira dritto per la sua strada e al sicuro successo di botteghino e di critica del film di Eastwood punta invece su una pellicola indipendente del regista Paul Haggis. Il film è Crash e nel 2005 fa guadagnare alla Bullock una stella sulla Hollywood walck of fame nel 2006 ottiene come pellicola ben sei candidature agli Oscar, portandosene a casa tre.

Per la matura e bravissima Sandra è la seconda giovinezza hollywoodiana. Nel 2009 con le interpretazioni di Ricatto d’amore e The Blind Side l’attrice arriva ai suoi successi più importanti ricevendo l’Oscar come migliore attrice e incassando centinaia di milioni di dollari. Non basta, entrambi i film sono un tripudio di elogi e successo tanto al botteghino che tra la critica e gli addetti ai lavori.

La ragazza di Arlington in Virginia ce l’ha fatta: diventata l’attrice più brava e pagata di Hollywood e il successo continua a sorriderle.

A Venezia 2013 Sandra Bullock ha presentato il suo ultimo film, Gravity 3d che la vede protagonista insieme a Clooney. La pellicola che narra le vicissitudine di astronauti che perdono la rotta nello spazio è già stato applaudito dai critici veneziani e si prepara a diventare un successo anche nei botteghini americani.

Talento, bellezza e forza di carattere. Chi si candida a succedere alla Bullock non avrà certo vita facile

Presentata all’ultima edizione della mostra del cinema di Venezia, la pellicola di Anderson è già candidata a tre premi Oscar e si annuncia come il film più atteso del 2013

 

Ci sono voluti quasi due anni di riprese e più di una location tra la California e le Hawaii, oltre che un cast di attori tra i più quotati ma il risultato ha premiato tutti.

The Master si annuncia, infatti, come il film capolavoro del 2013, candidato a ben tre Oscar e considerato di fatto la migliore performance del regista e sceneggiatore Paul Thomas Anderson. La pellicola pone l’accento sul mondo delle sette, un fenomeno mondiale ma che negli Stati Uniti vede ogni anno un proliferare di leader e di adepti che rendono la società e la collettività americana permeate da influenze e poteri occulti e insieme pericolosi.

In The Master in protagonista, Freddie Quell, è un soldato con diversi disturbi neurologi e psicologi che un giorno incontra Lancaster Dodd, un imbonitore che ha inventato un metodo di introspezione che sperimenta sul disturbato Marine. Freddie sembra trarre giovamento dalle cure e dai consigli di Dodd e da quel momento ha inizio un sodalizio che li vedrà percorrere insieme un lungo tratto di strada. Anche se il loro viaggio finirà con l'offrire loro esiti assolutamente diversi. La pellicola che prende spunto da una delle sette più famose e potenti d’America presenta, però, risvolti sociologi e positivi e un finale che spiazza del tutto lo spettatore e che rende il lavoro di Anderson originale e affascinante oltre ogni dubbio.

L’autore e regista di The Master fa parte di quella generazione di registi che, come il collega e grande amico Quentin Tarantino, non ha imparato a fare cinema nelle scuole ma guardando migliaia di film in video e che ha una conoscenza enciclopedica della tecnica e della cultura cinematografica. Celebri sono infatti le sue scene “corali” dove le vite e le storie dei suoi personaggi si intrecciano e si confondono tra loro e altrettanto nota è la sua tecnica nell’utilizzo del piano sequenza come scelta registica identificativa. The Master non fa eccezione e regala allo spettatore un film di grande qualità, con una sceneggiatura ricca di colpi di scena e di risvolti inattesi. Come la storia d’amore che nasce tra Freddie, ossessionato dal sesso e dalle donne, e la figlia di Dodd, interpretata da una solare e deliziosa Ambyr Childers.

Perfetta anche la scelta degli attori protagonisti, Phoenix e Hoffman, che si confrontano mettendo in gioco tutti i loro comportamenti devianti, e riuscendo a gestirli in maniera del tutto diversa ma ugualmente costruttiva. Alla fine del film si ripensa allo spazio angusto in cui i due si erano incontrati la prima volta mettendolo a confronto con quello in cui finiscono con il ritrovarsi uniti e al contempo divisi più che mai. Anderson fa in modo che lo spettatore si accorga da solo di quanto proprio in quelle due location si sintetizza il senso di un'opera che sa andare oltre la narrazione su una setta potente e miliardaria. L'ultima inquadratura, infine, riapre il film e chiude l'analisi sociologica e psicologica che è il vero fil rouge dell’intera pellicola. Ad accompagnare le scene e i dialoghi c’è ancora una volta la musica di Jonny Greenwood, compositore e leader del gruppo musicale dei Radiohead, tra i collaboratori più amati dallo stesso regista. The Master, ha sfiorato il Leone d’Oro a Venezia ma si è candidato comunque a tre premi Oscar prestigiosi non smentendo i successi che sono propri del regista e sceneggiatore Anderson come l’Orso d’Oro a Berlino con il film Magnolia e il premio come miglior regista a Cannes 2002 con Ubriaco d’amore.

The Master applauditissimo dai critici e dal pubblico americanouscirà nei cinema italiani il prossimo 3 gennaio e sicuramente è tra i film da non perdere nel prossimo 2013.

 

 

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Febbraio. Non solo il mese che ci avvicina alle miti temperature primaverili ovvero quando finalmente inizieremo a vestirci meno mostrando sempre piú centimetri quadrati della nostra pelle. E’ anche il mese che richiama a Milano sotto un unico tetto, anche quest’anno quello dell’Ata Hotel Quark, 250 dei piú grandi tattoo artists di fama mondiale .Un’ottima chance per chi, appassionato o semplice curioso, voglia vederli all’opera sotto i propri occhi, o per chi sfidando l’interminabile lista degli appuntamenti, è riuscito ad aggiudicarsene uno ed è pronto a diventare parte dell’ anima della convention. Questa imperdibile tre giorni che trasformerá Milano in un’importante vetrina internazionale di questa espressione artistica dal sapore arcaico, vi dará infatti la possibilitá di vedere realizzata un’indelebile opera d’arte sulla vostra pelle eseguita da quello specifico tatuatore professionista che magari avete adocchiato da tempo ma che abitualmente crea dall’altra parte del mondo. Siete pronti a fare del vostro corpo uno dei capolavori della convention in una situazione ‘’unconventional’’, in una moltitudine di colori e ritmi musicali faccia a faccia con i piú ambiti protagonisti della body art?

Come ogni anno che si rispetti anche la diciottesima edizione ospita al suo interno diversi eventi dedicati al mondo del tattoo e tutto quello che lo riguarda: si va dal consueto Miss Convention 2013, aperto a tutte e che premia una fra le personalitá al femminile che si presenteranno sul palco e che il tattoo lo indossano, ai tattoo contest, ossia le competizioni che eleggono chi invece i tattoos li fa. Quest’anno ad esporre i propri lavori nella sezione mostre ci sará Stefano Padovani, fotografo di moda e ritrattista internazionale, collaboratore per la realizzazione delle copertine di Tattoo Life, Tattoo Energy e Tattoo Italia, che presenterà un percorso fotografico attraverso i ritratti di migliaia di tatuatori che hanno fatto la storia dell’evento e che non solo "vestono" i loro tatuaggi ma che ne fanno uno stile di vita.  "Tattoos from the street of Los Angeles" è un’ affascinante esposizione dedicata alla cultura del tatuaggio e alle band che lo sfoggiano per le strade di Los Angeles. Questa mostra oltre ad essere un interessante reportage sulla cultura cholo, diffusa tra la bassa California e il Messico, è anche un documentario dedicato al chicano, uno degli stili attualmente molto diffusi e apprezzati in tutto il mondo. "Woodcut Portraits" , che mette in mostra i lavori di Alex Binnie , è una serie di 30 dipinti intagliati su legno e poi stampati alla maniera delle vecchie stampe dell’ukyo-e giapponesi che rappresentano i volti di alcuni dei più noti tattoo artist internazionali, colleghi e in molti casi amici dell’artista. Non mancano le performances live: ad esibirsi quest’anno il duo di acrobatica aerea "Aves on air" che vanta diverse collaborazioni artistiche con il Golden Circus di Liana Orfei e che ci terranno con gli occhi incollati al palco centrale. Presenti anche le "Acletinika" e Lucky Hell, un gruppo di danzatrici etniche le prime e performer circense tatuata la seconda. Lucky animerá il palco durante il weekend e vi stupirà con la sua incredibile sensualità e le sue esibizioni che la vedranno cimentarsi con giochi di spade, martello e machete. Sempre all’interno dell’evento ci sarà un live del progetto musicale "Punk goes Acoustic" ,oltre 30 musicisti emergenti  italiani uniti dalla passione per il genere punk.

Nerospinto che ama il nero dell'inchiostro e i colori del tattoo non mancherá.. e voi?

18th Milano Tattoo Convention

Centro Congressi Ata Hotel Quark Via lampedusa 11/A

venerdí dalle 19.00 alle 23.00

sabato dalle 12.00 alle 23.00

domenica dalle 12.00 alle 20.00

Ingresso 20 euro

Immagino il Portogallo un poco come la California: onde oceaniche, tanto sole, cocktail freschi, surf, ombrelloni, feste sulla spiaggia. Non è quindi un caso che l'artista di questa settimana, nato a Lisbona, sia così solare e ritmato: Moullinex.

 

Dai primi ascolti si capisce subito la sua vocazione per le armonie, che sono il suo segno distintivo, e non si può far a meno di immaginarlo a comporre sotto un ombrellone in mezzo a una spiaggia assolata. Luis Clara Gomes, però, non è uno sprovveduto e il suo lavoro è frutto di anni e anni passati dietro a un giradischi, ad ascoltare, ascoltare, ascoltare. Una ricerca estenuante per il proprio sound.

 

 

 

Quello che ne è uscito fuori è un bel misto di elettro e elettrofunk con particolari influenze dance, tra

Moullinex 5

chitarre disperate e sintetizzatori smielati. Il tutto è contornato da collaborazioni con grandi amici musicisti, basti pensare che il favoloso basso funkettone è merito del duro lavoro di Luis Calcada e le chitarre son fatte niente meno che da Xinobi. Con quest'ultimo, tra le altre cose, ha anche fondato l'etichetta Discotexas, sempre alla ricerca di nuovi gruppi e producer dalle sonorità elettrofunk, elettropop, french touch e dance. Tra gli artisti pubblicati troviamo Justin Faust, piuttosto che Kamp! e Appaloosa.

 

 

Ma Moullinex non è solo questo, il suo vero

Moullinex 4spirito va ricercato nell'eclettismo dei suoi lavori, come lui stesso ribadisce: “Se c'è un tratto unico in tutta la buona musica, è sicuramente l'abilità di superare le linee di confine tra genere, tra dancefloors e divani, tra dodici pollici e video di youtube.”

Luis è un guerriero della luce, la sua ricerca nell'arte, nella musica, non può che non renderlo nobile ai nostri occhi e agli occhi degli altri artisti. Un viaggio sperimentale, sempre puntato verso i nuovi orizzonti, tra paesaggi stellati, cieli sterminati e tanta vitalità, ma con un pizzico di malinconia.

Moullinex 1

 

Anche questa settimana l'artista che proponiamo lo potrete ascoltare al Tunnel Club, venerdì 1 Febbraio, a Le Cannibale. A dividersi la consolle con Andrea Ratti e il mitologico Uabos.

 

Evento ufficiale

 

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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