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Il prossimo giovedì 4 luglio, da Chic’n Quick è in programma una cena a dedicata al mondo vegetale con Claudio Sadler e Sonia Peronaci.

Particolare Milano: dove il dettaglio fa la differenza|||

Particolare Milano inaugura ufficalmente il 26 maggio. Noi ci siamo andati in anteprima per voi! Un ambiente minimal, pensato per la città, custodisce un elegante un giardino. Perfetto per un aperitivo o una cena decisamente “particolari”.

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Si terrà presso il ristorante Antica Osteria La Rampina di San Giuliano Milanese, l’evento Cucina & Kitchen - due idee di cucina a confronto.

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Aggiungi un posto a tavola” è il progetto ideato dal Centro Clinico NeMO, che domenica 27 novembre porta dieci chef all’Ospedale di Niguarda per una cena stellata studiata ad hoc per i pazienti affetti da disfagia.

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Vi segnaliamo le proposte del 55 Milano per la domenica, nella storica location dell’ex Roialto.

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Oggi, mercoledì 4 maggio, avrà luogo il secondo appuntamento con ArchichefNight, la cena-evento che vedrà ai fornelli cinque architetti contemporanei.

Non lasciamoci trarre in inganno dal nome: certo, è indubbio che per realizzare quanto proposto da Rob de Matt sia indispensabile quella vena di follia che soggiace a tutte le idee brillanti, ma è soprattutto la grande carica creativa a caratterizzare un risultato unico nel suo genere, il primo sistema di scrittura logografico.

 

Rob de Matt, nato dal connubio di menti fuori dal comune come Andrea, Antonio e Stefano, si basa sulla passione condivisa dei tre per il design e la grafica e sulla convinzione di poter realizzare qualcosa di realmente innovativo.

La volontà è quella di dare vita ad un progetto che non sia semplicemente originale, ma risponda ad  esigenze di semplicità ed immediatezza pur mantenendo il proprio estro.

 

I primi esperimenti di sovrapposizione delle usuali lettere portano alla nascita del logo, risultato della combinazione dei grafemi che compongono ROB. Da qui l'impulso a ricombinare e plasmare attraverso nuove sperimentazioni non ammette limiti, sino alla creazione di un vero e proprio alfabeto alternativo, Font de Matt, il primo sistema di scrittura composto dal 626 logogrammi i quali, combinati tra loro, consentono di poter riprodurre per iscritto un vastissimo numero di parole.

 

La versatilità di questo nuovo tipo di scrittura è evidente sia nell'adattabilità dei segni nel riprodurre frasi in diverse lingue, quanto nella capacità dei logogrammi combinati in singole parole di porsi in come vigorosi veicoli di significati, attraverso un'estetica unica nel suo genere.

 

Per poter ammirare dal vivo il lavoro di Rob de Matt  non mancate assolutamente all'appuntamento di stasera all'evento Chapeau!, organizzato da Modalità Demodé e Rosaspinto presso lo Spazio Giulio Romano, in occasione del quale i ragazzi si sono divertiti a creare una serie di poster ad hoc che rimarranno esposti nel corso della serata.

 

Per i più curiosi e per chi non potrà presenziare, rimando al seguente link dove potrete scoprire e apprezzare le creazioni basate su Font de Matt.

http://robdematt.wordpress.com/

 

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Quando lo stile è una visione olistica dell’eleganza.

La poetica e la produzione artistica di Sophie Calle si possono descrivere solo in seno alla sua biografia. La sua vita è la sua opera. L’artista francese si cala nel ruolo di narratore, regista, attore e osservatore nella rappresentazione del proprio intimo e nella documentazione della vita privata altrui. Beppe Sebaste (L’Unità, 27 gennaio 2004) scrive di lei: “Le idee sono nell’aria, quindi sono di tutti. Ma l’unico tratto che distingue oggi l’arte dagli altri oggetti e pratiche della vita più o meno ordinaria è la firma, dalla cui “istituzione” dipende ogni ulteriore valorizzazione estetica. Catturare le idee e poi ridistribuirle come pezzo del proprio vissuto soggettivo: è il tratto costante e comune alle opere concettuali di Sophie Calle. Ossia fare del mondo, di ogni cosa del mondo, la propria autobiografia.”.

Una delle più note opere di Sophie Calle è Prenez soin de vous, presentata alla Biennale di Venezia nel 2007: fotografie, lettere, video e installazioni di 107 donne che leggono un messaggio di addio che un uomo, per la fine di un amore, ha inviato all’artista, commentandolo e criticandolo in un clima di onesta e cruda complicità femminile.

Un’altra opera che vale la pena ricordare è "Pas pu saisir la mort", una descrizione ruvida e intima degli ultimi giorni di vita della madre e dei graduali passaggi verso la morte. Un voyeurismo autobiografico in cui l’artista è autore e attore della propria opera. Struggente e autentica.

Sophie Calle, come numerosi altri artisti prima e dopo di lei, ha occasionalmente lasciato un “dono” alla moda ed è diventata, senza volerlo, icona e ispiratrice.

Generalmente il contributo di un artista nella moda può manifestarsi in due modi. Il primo, più comune, attraverso le contaminazioni che le proprie opere possono avere sullo stile di una collezione. Il secondo, assai raro, attraverso un processo olistico in cui l’artista e lo stilista infondono un’anima alla collezione trasformando un freddo rigore stilistico in un cuore pulsante.

La prima volta che ebbi modo di sentire il nome di Sophie Calle fu proprio in occasione della presentazione della collezione di Piombo nel 2000. Da subito pensai che quest’unione rappresentasse un connubio perfetto tra eleganza artistica, ispirazione creativa e definizione tacita di stile in senso assoluto, fuori dal tempo. Massimo Piombo era allora, e rimane oggi, uno dei pochi designer di nicchia in grado di trasformare un’eleganza fittizia, fatta di forme e tessuti, in stile vivo e passionale. In altre parole, un miracolo stilistico.

Sensibilità nei mix cromatici, sartorialità dei tagli e dei volumi, ricerca sui tessuti e contaminazioni colte che partono dai significanti, fanno di Piombo una delle eccellenze di moda italiane.

Ed è proprio in nome di questa convinzione che Nerospinto vuole partire, ricordando una delle migliori definizioni di stile che la moda e l’arte insieme siano riuscite a partorire.

La collezione A/I del 2000 si presentava con l’immagine di una cravatta marrone incorniciata e un testo di Sophie Calle:

“La prima volta che l’ho visto era nel dicembre 1985, dove stava dando una lettura. L’ho trovato attraente, ma c’era una cosa che non andava in lui: indossava una brutta cravatta.

Il giorno seguente gli ho mandato, anonimamente, una cravatta sottile, color marrone.

Più tardi l’ho rivisto in un ristorante; la stava indossando. Sfortunatamente stonava con la sua camicia. E’ stato in quel momento che ho deciso di prendermi l’impegno di vestirlo dalla testa ai piedi: gli avrei mandato un articolo di vestiario ogni anno a Natale. Nel 1986 ha ricevuto un paio di calze grigie di seta; nel 1987, un maglione in alpaca; nel 1988 una camicia bianca; nel 1989 un paio di gemelli placcati in oro; nel 1990, un paio di boxer con un motivo di alberi di natale; niente nel 1991; e nel 1992, un paio di pantaloni grigi.

Un giorno, quando sarà completamente vestito da me, vorrei che qualcuno me lo presentasse.”

“The wardrobe”, Sophie Calle

Dopo averlo letto, pensai che Sophie Calle avesse perfettamente interpretato il concetto di eleganza che chiunque avrebbe voluto indossare.

Non c’è bellezza in un abito se non nella persona che lo indossa. L’eleganza non si può delegare ad un tessuto, ad una cucitura o ad un modello.

Elegante è il corpo imperfetto che indossa con magistrale perfezione, è lo sguardo di una donna innamorata con un semplice dolcevita nero, sono gli occhi fieri di un uomo su di una camicia bianca e pulita.

Un bell’abito è il frutto di una comoda scelta, mai distonica al proprio corpo. E’ il riflesso di allusivi richiami e mai veicolo di un significato dichiarato, come spesso si vuole far credere.

La moda è quindi solo un linguaggio, un linguaggio che non dovrebbe mai parlare di sé, della parola stessa. La moda è un modo per “rap-presentare”. È la cornice di un quadro, il cui valore può essere solo marginalmente impreziosito dal contorno. E’ la fotografia di un momento, è il riflesso di una società, ma non è mai in grado, da sola, di descriverla. La moda è necessaria, perché superflua; irresistibile, perché frutto di un bisogno accessorio; essenziale perché leggera, frivola; onirica, perché veicolo di un sogno.

Una visione di moda in cui le ispirazioni, spesso solo accennate, dovrebbero trarre origine da quei mondi lontani che sono fatti di intenzioni, gesti, pulsioni e rossori.

Sophie Calle ha rappresentato in poche righe proprio questo, forgiando un dogma umano che spesso la moda dimentica: parlare pensando di essere nudi, e nell’attesa di prender parola, raccontarsi in silenzio attraverso quel poco che si può indossare.

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Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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