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Dolores O’Riordan|||

È morta a 46 anni la cantante irlandese Dolores O’Riordan frontwoman del gruppo The Cranberries. Il 2018 comincia nel segno del lutto per il mondo della musica che 

Mercoledì 21 ottobre alle ore 20:15 all’Anteo andrà in scena il primo film in versione restaurata del regista Marco Bellocchio: “I pugni in tasca”. Per l’occasione sarà presente in sala il noto critico cinematografico Maurizio Porro che intervisterà il regista.

 

Per chi non potesse essere presente, “I pugni in tasca” sarà in programmazione anche giovedì 22 ottobre all’Apollo spazioCinema alle 13:00; 17:50 e 20:00, oppure domenica 25 ottobre alle 11:00 all’Anteo.

 

In questo film, Marco Bellocchio racconta la storia di un tormentato “figlio di papà” che forte di un legame di estrema complicità che lo unisce alla sorella, decide di uccidere la madre paralitica e il fratello minorato. “I pugni in tasca” rappresenta per il regista un grido d’esordio contro i pilastri che da sempre cercano di sorreggere la borghesia taliana, come la famiglia e il cattolicesimo.

 

Marco Bellocchio mantiene durante tutta la pellicola una posizione di equilibrio fra adesione e distacco verso la follia e la razionalità di un protagonista inscenato con estrema modernità e forza.

 

Info: “I pugni in tasca” di Marco Bellocchio Prezzo: Intero 8€ - Ridotto 6€ (domenica mattina all’Anteo €5) Biglietti disponbili online su: www.spaziocinema.info

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Executive Chef del rinomato Ristorante Ittico di Como. Una lunga carriera in giro per l’Italia in esclusivi ristoranti ed hotel di lusso dove ha portato in tavola una cucina semplice, capace di stupire. Piatti che coinvolgono il cuore e la mente.

- Come definisce la sua cucina? La mia cucina è una “Classica Cucina Mediterranea” con alcuni sfumature “fusion”. Una cucina attenta alla qualità delle materie prime che sono fondamentali affinchè un piatto risulti buono e gustoso. Al Ristorante Ittico di Como propongo un menù che porta in tavola la qualità delle materie prime e pesce sempre fresco. Piatti della tradizione mediterranea rivistati però con creatività.

- Ha un piatto particolare che per lei rappresenta al 100% la sua idea di cucina sana ma gustosa? Nella preparazione dei miei piatti uso solo olio extra vergine. Non utilizzo burro, panna o brodi che non siano preparati nella mia cucia con verdure di stagione, pesce o carne di qualità. Uno dei piatti a cui sono particolarmente affezionato sono i Rigatoni agli Scampi. Si tratta di uno dei miei primi piatti realizzato vent’anni fa.

- Quanto è importante la qualità della materia prima e la stagionalità dei prodotti? Nella mia cucina, la prima cosa in assoluto che conta è la qualità dei prodotti. Seguo molto la stagionalità delle materie prime che utilizzo per i miei piatti. Ora si trovano nei miei menù: gli asparagi, i piselli, le fave, le zucchine bianche e tutto quello che la TERRA (e non le SERRE!) offre. Mi piacerebbe molto avere un piccolo dove poter coltivare le materie prime che poi utilizzerei al ristorante.

- Cosa pensa di Expo2015? Penso sia una buona opportunità per l’Italia anche se, devo essere sincero, fino ad ora non ho visto così tanti risultati. La cosa che mi dispiace è che la manifestazione è a “porte chiuse” nel senso che se non sei quel qualcuno è davvero molto difficile farsi notare.

Sara Biondi

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In occasione dell'evento organizzato da Zero e Blå Station nel loro showroom milanese per il Fuorisalone 2015, Nerospinto ha incontrato Luca Nichetto, designer e creativo veneziano che attualmente vive a Stoccolma, e che proprio per il marchio svedese Zero, ha creato la lampada Loos, dedicata all'architetto austriaco Adolf Loos, dal design colorato, divertente e sostenibile.

 

Nerospinto: Cosa ti ha spinto a scegliere il design per professione e cosa ti appassiona di più di questo mondo?

Luca Nichetto: Ad essere sincero non ho scelto di fare il designer, è stata un'evoluzione naturale essendo nato e cresciuto a Venezia, per la precisione a Murano, quindi circondato da persone coinvolte nel processo creativo della lavorazione del vetro, dai miei amici alla mia famiglia stessa. Ho avuto la fortuna di nascere con un talento, saper disegnare, talento che ho coltivato studiando all'istituto d'arte, durante il quale, ancora prima di andare all'università, era normale portare i propri disegni alle fornaci e venderli agli artigiani del vetro. La mia attività di designer è iniziata così.

 

N.: Trai ispirazione dalla tua città d'origine e dalla sua bellezza?

L. N.: Da Venezia traggo sicuramente ispirazione, soprattutto ora che vivo a Stoccolma e sono lontano dalla mia città natale e posso osservarla con occhi completamente diversi. Anche il viaggio in vaporetto che prima mi sembrava noioso o normale, ora mi appare romantico e affascinante.

 

N.: Cosa ne pensi della fuga dei creativi da Venezia che pur riconoscendo la sua bellezza scelgono di andarsene? Tu ci torneresti a vivere?

L. N.: Io ho ancora lo studio a Venezia e non intendo lasciarlo. Venezia mi aiuta sia da un punto di vista creativo che emozionale e personale. Non riuscirei mai a vivere in città come New York o anche solo Milano, così in perenne fermento ed eccitazione creativa. Gli stimoli e gli impulsi creativi io ho bisogno di digerirli e Venezia in questo mi aiuta molto con la sua lentezza e con i suoi ritmi decisamente meno frenetici, obbligandoti in un certo senso, a prenderti del tempo per te. Amo sempre tornare nella mia città forse anche per una questione di "ego": come tutte le persone creative, il mio è piuttosto sviluppato, e tornare lì dove conoscono tutti e tutti mi conoscono, mi fa decisamente bene. Venezia è così: pur essendo un luogo internazionale, dove arrivano persone da tutto il mondo, rimane una realtà di provincia. Tornare mi aiuta a rimanere per terra e mi da stabilità. Quando ho cominciato il mondo del Design mi sembrava fantastico e con un certo tipo di ideale, adesso che ci sono dentro sono un po' disilluso e mi manca l'incanto dell'inizio. Non credo sia ancora come quello della Moda e della sua esasperazione, ma credo che il mondo del Design stia diventando un po' superficiale, dove conta di più il comunicare il designer che il prodotto di design, si è sempre più spesso alla ricerca della notorietà, dimenticando l'origine del Design Italiano.

 

N.: Se non avessi fatto il designer, che lavoro avresti fatto?

L. N.: Quando ho cominciato a studiare giocavo a basket ad ottimi livelli. Ho dovuto lasciare per l'università, ma se non avessi studiato, penso che avrei continuato la carriera sportiva.

 

N.: Quale complemento d'arredo preferisci creare? Quale secondo te esprime al meglio la tua idea di design?

L. N.: Non c'è un oggetto che preferisco creare in assoluto, io prediligo la sfida: preferisco cimentarmi in qualcosa sempre di nuovo, anche se riconosco che ci sono oggetti che mi riescono meglio rispetto ad altri. Quando il design diventa la tua professione, acquisisci esperienza e sai che certe tipologie di prodotti non potranno essere totalmente tue, ma se anche solo in parte puoi apportare il tuo contributo personale, funzionano comunque. Non voglio che le persone riconoscano Luca Nichetto come uno stile, voglio che in quell'oggetto ci sia del mio e che ci sia molto anche dell'azienda per cui sto lavorando. Guardando la mia produzione vedo un fil rouge, se gli altri lo notano o meno, non mi riguarda. Per me il concetto di design è fortemente legato all'azienda per cui si lavoro e bisogna rispettarne la linea di pensiero e di stile, dal disegno dell'oggetto al materiale con cui fabbricarlo. In un progetto a me piace molto dare, ma anche ricevere, i particolare il know-how dell'azienda in questione.

 

N.: Parliamo di lampade: come è nata Loos? Nel design delle tue lampade si può notare un richiamo agli anni '70 e al modernariato, è il periodo che ti ispira di più o preferisci guardare al futuro?

L. N.: Loos è nata perché in Svezia la cultura del riciclo è molto forte: quando si crea un oggetto si pensa al suo ciclo di vita completo, non si pensa solo a quando nasce, ma anche a come poterlo riutilizzare una volta che la sua funzione si è esaurita, venendo quindi meno l'idea "americana" dell'oggetto esclusivamente nel mercato, legato all'uso e consumo fine a sé stesso. Il feltro utilizzato per la creazione della lampada, è ottenuto dalle bottiglie di plastica riciclate e quindi mi permetteva di creare una lampada tessile con un investimento abbastanza basso, rispettando un'etica molto importante per me, soprattutto essendo la prima collaborazione con un'azienda di illuminazione svedese. L'idea della lampada mi è venuta poiché Zero lavora molto con gli architetti, e ho quindi pensato a queste tre calotte impilate, che a seconda di come vengono combinate, creano degli effetti luce completamente diversi. Le facciate architettoniche sono state la mia ispirazione, ecco il perché del nome, un omaggio all'architetto Adolf Loos. Per quanto riguarda le ispirazioni del passato, più che guardarmi indietro, studio la storia del design per capire e prevedere ciò che accadrà nel futuro, senza rimanere ancorato a ciò che è già stato creato, come può accadere nella moda, che va a cicli. Trovo interessante rimodernare qualcosa che è già stato prodotto perché molte volte, cose create nel passato e dimenticate, possono essere funzionali e contemporanee anche oggi. Un esempio di ciò sono i divani: nel dopoguerra, il Design Italiano si rivolgeva soprattutto alla classe media, che possedeva case dagli spazi ridotti e che quindi necessitava di divani piuttosto compatti senza rinunciare alla qualità. Questo concetto è cambiato negli anni con l'arrivo di loft ed open space. Oggi vivo in una città come Stoccolma dove un appartamento considerato grande, è di 65 mq, e non solo dalla classe media, ma anche dalla colasse ricca, che però non trova divani di design adatti alle misure di un appartamento di quelle dimensioni, ed è quindi costretta a ripiegare sull'Ikea: per me è assolutamente una follia che il design oggi non sappia rispondere a questo genere di richieste.

 

N.: La sostenibilità oggi è un elemento basilare del design industriale o è un valore aggiunto?

L. N.: Per me è un elemento assolutamente basilare. Non è facile nel momento in cui designer e azienda hanno un'opinione diversa riguardo la sostenibilità ovviamente, quindi cerco di lavorare con aziende che condividono questa mia etica.

 

N.: Su cosa stai lavorando adesso?

L. N.: Su delle lampade, su dei divani outdoor, su dei pouf, su delle sedie, insomma di tutto e di più.

 

N.: Qual è l'oggetto rivoluzionario che vorresti creare?

L. N.: Per ora è solo un concept, ma l'anno scorso ho collaborato con la designer Lera Moiseeva per una mostra a New York, e abbiamo creato "Cosmic Messenger", una sorta di capsula da lanciare nello spazio come una bottiglia contenente un messaggio. Visto che il futuro, credo, non sia legato solo al nostro pianeta, mi piaceva l'idea di portare il design anche al di fuori della Terra mandando un messaggio a un destinatario sconosciuto.

 

Carlotta Tosoni

 

Luca Nichetto nasce a Venezia nel 1976, dove studia all’Istituto d’Arte e dove, successivamente, consegue la Laurea in Disegno Industriale presso lo IUAV, Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Nel 1999 comincia l’attività professionale disegnando i suoi primi prodotti in vetro di Murano per Salviati. Nello stesso anno prende il via il sodalizio con Foscarini per la quale, oltre a firmare alcuni progetti, assume il ruolo di consulente per la ricerca di nuovi materiali e sviluppo prodotto (2001-2003). Nel 2006 fonda a Porto Marghera, vicino a Venezia, lo studio Nichetto&Partners, che si occupa di Industrial Design e Design Consultant, nel 2011 decide di avviare una nuova attività professionale a Stoccolma, Svezia. Nel 2013, il team Tales commissiona a Nichetto la sua prima architettura, chiamata “Tales Pavilion”, uno showroom multi-brand di 500 mq presso il Lido Garden di Pechino, Cina. IMM Cologne l’ha scelto come “Guest of Honour” nel realizzare la sua visione di casa nel progetto “Das Haus – Interiors on Stage 2013”. Ha tenuto numerosi lecture e workshop in diverse università sia in Italia che all’estero ed è stato docente presso lo IUAV di Venezia, Facoltà di Design e Arti. Oltre ad aver partecipato a mostre in Europa, Stati Uniti e Giappone, Luca Nichetto è stato protagonista d’importanti retrospettive che hanno toccato alcune delle maggiori città europee tra cui Venezia, Londra, Parigi e Stoccolma ed ha firmato, in qualità di art director, molteplici eventi di respiro internazionale. E’ stato inoltre invitato a prendere parte a prestigiose giurie in occasione di concorsi sia in Italia che all'estero. Attualmente Luca Nichetto collabora con numerose aziende sia a livello nazionale che internazionale, tra le quali, Arflex, Bosa, Casamania, Cassina, David Design, De Padova, De La Espada, Discipline, Established & Sons, Fornasarig, Foscarini, Fratelli Guzzini, Gallery Pascale, Gallotti & Radice, Glass, Globo, Italesse, La Chance, King’s, Kristalia, Mabeo, MG Lab, Moroso, Offecct, Ogeborg, One Nordic Furniture Company, Petite Friture, Salviati, Skitsch, Skultuna, Tacchini, TobeUs, Venini e Zero.

 

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In occasione dell'uscita del suo album, Sexsation, e dell'inizio del suo tour, abbiamo fatto due chiacchere al telefono con Andrea Cipelli, aka Sig. Solo.

Innanzitutto, perché Sig. Solo? Questo nome nasce parecchio indietro nel tempo, all'epoca di Le Spine. Non ricordo bene il motivo ma mi piace vedermelo addosso, mi sta bene. Mi è piovuto davanti, come un testo particolare che non sai da dove arriva. Esprime una solitudine che mi si addice, un po' come i miei brani. E il signor dà un tocco elegante prima del cognome, tanto che anche Dente ha iniziato a darmi del lei.

Sono anni ormai che collabori con Dente. Come ha preso questo tuo lavoro da frontman? Finge di essere contento ma in realtà è incazzatissimo -ride. È realmente contento, sa che comunque ho sempre fatto delle cose mie e che prima o poi sarei tornato a farle. Ma siamo talmente legati che sappiamo bene che possiamo inserirci in certi tempi e dinamiche. Lavorare con lui non deve essere un motivo per non fare dell'altro, ma per quanto riguarda lo stimolo creativo è positivamente preso. Suoniamo insieme dagli anni 90 e lui ora si sta rilassando ma per il prossimo passo un confronto ci sarà. Ma dipende anche dalla sua progettualità musicale, se deciderà di fare un album con solo voce e tromba non troverò molto spazio.

Come mai da tastierista sei tornato a frontman? Cosa cambia rispetto ai tuoi precedenti album? Con Dente è stato un vero e proprio lavoro stimolante, sempre in crescendo. Un impegno notevole che mi aveva fatto mettere da parte i dischi precedentemente fatti con una tastiera trovata nel solaio della casa in cui mi ero trasferito. Ne era uscito un tour molto improvvisato ma ben riuscito.  A un certo punto mi sono ritrovato con qualche testo fra le mani, qualche canzone strimpellata che in un attimo di pausa mi sono ritrovato a strimpellare con Gianluca -batterista con Dente e ora con il Sig. Solo, ndA. Poi abbiamo arruolato gli altri due e ne è uscito questo progetto.

Conoscevi già tutti i componenti della band, i Superstars? Con Gianluca siamo amici d'infanzia, abbiamo iniziato a suonare insieme e abbiamo condiviso sempre tutto, anche l'esperienza con Dente. Siamo sempre stati l'uno affianco all'altro e con lui ho fatto anche la produzione artistica di questo disco. Marco e Andrea -chitarra elettrica e basso- sono amici che un paio di anni fa abbiamo rubato alle loro vite private. Sono rimasti subito entusiasti del progetto e oltre che essere bravi musicisti si sono fatti coinvolgere in modo del tutto naturale e rilassato. Ci siamo divertiti e ci stiamo ancora divertendo.

Per il titolo dell'album hai scelto un neologismo, Sexsation. Cosa significa? Mi piace da matti e ascoltando le canzoni del disco è chiaro che sono intrise di sensazioni, anche diversissime fra loro, ma sempre riconducibili a una sorta di istinto. Una pulsione carnale e primordiale che ha un essere umano verso un'altra persona e questa parola riesce a racchiudere questi significati.

Come sono i rapporti con l'etichetta Garrincha? Al Diversamente Felici sembravi molto contento. Ero già in contatto con Garrincha e il rapporto instaurato era già buono e il loro apprezzamento naturale e sincero ha fatto sì che lavorassimo bene fin dai primi provino che gli ho fatto ascoltare. Mi sento onorato di far parte di questa manda di matti divertenti, sono persone di cuore e una bella famiglia, un termine davvero appropriato. Quando ho iniziato a suonare al Diversamente Felici al Magnolia sul palco eravamo in 4, come da copione. A fine canzone eravamo in 9 e a Bologna la condivisione del palco è stata ancora più forte. Gianluca è rimasto shockato dall'esperienza di Milano, si è rifatto al Lokomotiv. Insomma, lo spirito nel quale sono stato catapultato con mia grande gioia ha fatto felice me e i Superstars che mi hanno accompagnato.

Missili è il primo brano di cui è uscito il video, raccontacelo. È tutta farina del sacco di Gianluca, che mi ha sgravato da un bell'impegno. In tour con Dente io leggevo sul furgone e lui si ascoltava e riascoltava Missili e prendeva appunti. Quindi è lui che ha pensato alla sceneggiatura che è piaciuta a tutti, a me da matti. Il bello della collaborazione con i Superstars è che ognuno esprime le proprie idee e si mette sempre tutto in discussione, anche i testi dei brani. Soprattutto con Gianluca, siamo come fratelli e ci capiamo al volo.

Qual è un altro brano nell'album per te molto significativo? A me piace moltissimo Vanità. È l'ultimo che abbiamo fatto e non mi ha ancora stancato - ride. È venuto fuori in maniera molto veloce, anche se dura più di 4 minuti, con una naturalezza che riusciamo a ricreare anche dal vivo. Secondo me merita più di altri e se andasse bene potrei avere anche un'uscita inedita di Vanità.

Nel disco sembra di sentire influenze di Dente, Battisti e anche di tanta musica anni 70-80, tu cosa ascolti? Di Battisti me lo dicono in tanti, ma non l'avevo in testa quando ho scritto l'album, ma il parere esterno è sempre il più oggettivo e meno influenzato. Non mi sono ispirato particolarmente a lui o a Dente, che ha un modo di approcciarsi alle cose molto diverso dal mio. Il mio background è più esterofilo, verso sonorità fine anni 70 - inizio anni 80. Ho guardato molto alla produzione statunitense di quel periodo e ho usato molto la stratificazione di tastiera e clarinet per creare un po' di groove. Probabilmente Battisti nel suo periodo funky soul ammiccava allo stesso genere e io non posso che sentirmi onorato di questo paragone.

Cosa ti aspetti dalle prossime tappe e dal tour estivo? Spero che piova meno dell'anno scorso, così posso usare la moto. Stiamo lavorando per fare un po' di concerti. I primi stanno andando bene, il pubblico è rapito e preso bene. Abusiamo del sax che mi piace da morire e l'idea è di fare una discreta stagione in cui ci divertiamo e rilassiamo sul palco. La formazione è composta da 6 membri, mi hanno proposto dei concerti in solo o in duo ma non voglio togliere all'album il sound con cui l'ho pensato. Per questo voglio tutti i componenti, anche se è già capitato di doverci stringere sul palco. Mi manca solo la bella voce di due coriste nere e per il resto mi auguro che riesca tutto bene.

E questo stesso augurio glielo facciamo pure noi e intanto vi consigliamo di ascoltare Sexsation e seguire Sig. Solo & The Superstars ai prossimi concerti.

INFO e CONTATTI Facebook iTunes www.garrinchadischi.it

 

Sara Antonelli

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Continua la rassegna Manzoni Cultura al Teatro Manzoni, il format ideato da Edoardo Sylos Labini che dal 10 novembre e per cinque lunedì promuove degli appuntamenti imprendibili con grandi personaggi dello Spettacolo e della Cultura italiana. In collaborazione con Raiscuola e sponsorizzato da CDI Centro Diagnostico Italiano, Saclà e Zerbinati - Cucina di Famiglia, Manzoni Cultura è un evento culturale dove il pubblico potrà assistere e intervenire a diverse interviste con i volti più noti e amati del nostro paese in un avvincente faccia a faccia.

Il quinto ed ultimo appuntamento di Manzoni Cultura sarà quello del 2 marzo 2015 con Magdi Cristiano Allam, che per l'occasione verrà intervistato dal direttore del "Giornale", Alessandro Sallusti. Allam si racconterà al Manzoni, ripercorrendo alcuni episodi della sua vita coraggiosa e controcorrente, presentando la sua coscienza critica rispetto al mondo islamico e di tutte le Chiese. Un'esistenza votata all'impegno contro qualsiasi tipo di violenza religiosa, quella di Allam, che con durezza e rigore intellettuale parlerà anche della minaccia del Califfato nero e dell'emergenza immigrazione, ma anche di difesa di valori costitutivi e prospettive di un'Europa che sembra completamente smarrita. Un'intervista che si prospetta fuori dai luoghi comuni e del politically correct.

Teatro Manzoni,

Via Manzoni 42, Milano

inizio: ore 21.00

Biglietto: posto unico 10€

Info:

Tel: 027636901

e-mail:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

sito: www.teatromanzoni.it

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Continua la rassegna Manzoni Cultura al Teatro Manzoni, il format ideato da Edoardo Sylos Labini che dal 10 novembre e per cinque lunedì promuove degli appuntamenti imperdibili con alcuni grandi personaggi dello Spettacolo e della Cultura italiana. In collaborazione con Raiscuola e sponsorizzato da CDI Centro Diagnostico Italiano, Saclà e Zerbinati - Cucina di Famiglia, Manzoni Cultura è un evento culturale dove il pubblico potrà assistere e intervenire all'intervista che il giornalista Nicola Porro e Sylos Labini intratterranno con i volti più noti e amati del nostro paese in un avvincente faccia a faccia.

Dopo il terzo incontro di gennaio con la grande ballerina classica Calra Fracci, lunedì 9 febbraio l'ospite prescelta sarà, invece, Barbara D'Urso, una delle più celebri e popolari conduttrici della televisione italiana. Un'instancabile presenza nel piccolo schermo che si divide tra fiction, quiz, varietà, reality e talk show, Barbara D'Urso è finita spesso al centro di dibattiti e controversie. Un personaggio che divide il pubblico tra chi la segue assiduamente e la difende a spada tratta, e chi proprio non riesce a digerirla. L'occasione per sentire la sua opinione in merito sarà proprio lunedì 9 febbraio al Teatro Manzoni, dove la D'Urso si racconterà nella sua interezza.

9 febbraio 2015

Barbara D'Urso per Manzoni Cultura

Teatro Manzoni, Via Manzoni 42, Milano

Orario: h 21.00

Biglietto: posto unico 10€

Info: Tel: 027636901 e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. sito: http://www.teatromanzoni.it/manzoni/ 

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Nerospinto ha il piacere di essere partner della mostra personale dell'artista Max Papeschi "Fifty Shades Of Gold", che verrà inaugurata il 12 febbraio 2015 all’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco. Prima della sua partenza per gli USA, siamo riusciti a intervistarlo, per capire meglio la sua arte e il messaggio che vuole trasmettere. Ma chi è Max Papeschi? È un artista contemporaneo che ha fatto della unpolitically correct la sua cifra stilistica. Dopo le esperienze come autore e regista in ambito teatrale, televisivo e cinematografico, raggiunge la notorietà con un'opera mastodontica esposta a Poznan, in Polonia, rendendolo uno dei digital-artist italiani più apprezzati e conosciuti all'estero, realizzando più di un centinaio di mostre in giro per tutto il mondo. La sua carriera di artista-scandalo è nata per caso, quando una gallerista vide quella che doveva essere la locandina di un futuro spettacolo e gli propose una mostra. Un mese dopo tutte le opere erano vendute, e da allora è stato un crescendo: vernissage, copertine, interviste, mostre in tutto il mondo, critiche, contestazioni, dibattiti, e le immancabili minacce di morte (la misura più attendibile della fama). Nel 2014 Sperling&Kupfer ha pubblicato la sua autobiografia "Vendere svastiche e vivere felici. Ovvero: come ottenere un rapido e immeritato successo nel mondo dell'arte contemporanea": autocelebrativo o la cronaca imparziale della sua ascesa, non smette comunque di dividere le opinioni. A San Francisco si terrà la sua nuova personale, presso l'Istituto Italiano di Cultura in collaborazione con la McLoughlin Gallery, curata da Giulia Proietti e sponsorizzata da Lumen Group. In mostra ci saranno 40 opere per un'antologica con le opere più famose del'artista, oltre alla programmazione di video e i reading di alcuni pezzi tratti dall'autobiografia dell'artista. Per noi Max, oltre che un artista visionario, rimane innanzitutto un amico, e lo abbiamo incontrato nel suo studio un sabato pomeriggio.

 

Nerospinto: Sei felice? Max: Sì

N.: Qual è il confine tra marketing e arte? M.: Il confine è sempre più sottile. Il mio lavoro spesso parla espressamente dei meccanismi della pubblicità. Talvolta il media è parte fondante del mio messaggio, come nel caso dello scandalo creato intorno al mio matrimonio riparatore con Minnie o alla vendita di mia madre: le notizie sono diventate esse stesse parte dell’opera.

N.: La provocazione è secondo te il mezzo migliore per veicolare il tuo messaggio? M.: La provocazione non ha più tanto senso. È stato esposto un cesso in una galleria d’arte nel 1917, c’è stata la merda in barattolo, ci sono state centinaia di performance basate sul nudo, sul sangue e sull’autolesionismo, hanno torturato e ucciso animali in nome dell’arte di “rottura” e appeso in piazza manichini di bambini morti. A livello di provocazioni, il mondo dell'arte ha già dato abbastanza, secondo me.

N.: Pensi che le tue opere siano state fraintese o che il messaggio non sia stato capito correttamente? M.: All'inizio sono state spesso fraintese, adesso, dopo tutte le interviste che ho rilasciato, almeno in Europa il mio lavoro è abbastanza capito.

N.: Oramai tutto è stato sdoganato e ridicolizzato, i tabù e i dogmi della cultura occidentale pian piano stanno crollando: cosa pensi ci sia ancora di trasgressivo? M.: Niente è più trasgressivo perché le regole son state tutte infrante. Sono curioso di scoprire cosa verrà definito “trasgressivo” dalle generazioni future.

N.: Vuoi prendere le distanze dalla decadenza culturale dei tempi moderni, o senti di esserci dentro e di viverla? M.: Sono decisamente figlio di questi tempi, critico e ridicolizzo cose che fanno comunque parte della mia vita, sarebbe ipocrita prenderne le distanze.

N.: Con chi ti piacerebbe lavorare? M.: Mi piacerebbe lavorare con dei professionisti seri ad un film, magari tratto dai miei lavori.

N.: Una città al mondo dove vorresti esporre? M.: New York.

N.: Ti senti una star? Ti riconoscono? M.: Mi è capitato che qualcuno mi fermasse per strada, ma fortunatamente non faccio televisione e non gioco a calcio, la mia vita e il mio modo di viverla non sono cambiati più di tanto.

N.: Chi compra i tuoi quadri? M.: All'inizio della mia carriera venivano acquistati esclusivamente per piacere estetico, per arredarci le case. Oggi alcuni lo fanno solo per investimento indipendentemente dal fatto che l’opera gli piaccia o meno, fa parte delle regole del gioco.

N.: La prima cosa che fai la mattina appena ti svegli? M.: Controllo il cellulare e le mail dal letto, se non ci sono urgenze me la prendo con molta calma.

N.: L’ultima cosa che fai prima di dormire? M.: Soffro un po’ di insonnia, e faccio piuttosto fatica a prendere sonno, spesso mi addormento guardando documentari. L’idea è che se non riesco a dormire almeno imparo qualcosa.

N.: Cosa si può fare, dal punto di vista di un artista, per l'arte in Italia? M: Farla vedere all’estero.

N.: Quanto contano i compromessi e le pubbliche relazioni? M.: Le pubbliche relazioni contano tantissimo, questo vale per tutti i settori, ma nel mondo dell’arte sono forse ancora più importanti. Quando lavoravo nel mondo dello spettacolo, dove per realizzare le proprie idee serve molto denaro in anticipo, ho dovuto fare enormi compromessi. Per quello che faccio adesso non servono grossi capitali, non sono costretto a mendicare soldi dai produttori e direttori di rete, quindi posso permettermi il lusso di non fare compromessi.

N.: I Nazisti erano abilissimi nella propaganda e nelle pubbliche relazioni, per questo Hitler è così presente nella tua produzione? M.: I regimi totalitari sono stati e sono tuttora abilissimi nella propaganda, fa parte del loro DNA. Hitler è diventato il simbolo del male assoluto, senza le sfumature che hanno avuto altri dittatori, per questo è molto presente nella mia produzione, perché è un archetipo.

N.: Un pregio e un difetto? M.: Il mio peggior difetto, è che sono un inguaribile ottimista, che poi è anche il mio maggior pregio.

N.: Come spende i suoi soldi Max Papeschi? M.: Viaggiando.

 

Carlotta Tosoni

 

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Esce oggi per Garrincha Dischi "Ho messo la sveglia per la rivoluzione", il secondo album dell'Orso, il loro primo LP di inediti. L'album ha esordito nella Top Ten di iTunes già in pre-order e il primo singolo "Giorni Migliori" ha ottenuto il primo posto nella classifica Alternative di iTunes. L'album è da oggi disponibile in tutti gli store, anche digitali e questo è il link per trovarlo su iTunes: https://itunes.apple.com/it/album/ho-messo-la-sveglia-per-la/id954462794

In occasione dell'inizio del loro tour, che farà tappa al Biko di Milano giovedì 5 febbraio, Nerospinto ha avuto il piacere di intervistare la voce della band, Mattia Barro.

Com'è andata la data zero del nuovo tour? Bene, molto bene. Siamo riusciti a portare 200 persone ad un concerto a Ivrea, ed è una cosa bellissima anche perché a Ivrea non c'è un posto per i concerti, è una provincia di discoteche e club. Il live l'abbiamo fatto nel teatro della stazione, una zona molto figa che si sta rivalutando, mio padre dice che sembra di stare a Berlino. Poi c'era la mia famiglia, i miei amici d'infanzia, la ragazza del liceo (ride). No, lei in realtà non è venuta, non ci parliamo più. Ero molto emozionato: ci saremmo esibiti con la band nuova e il disco nuovo a Ivrea, a casa mia. Milano è una parentesi, io sono uno di quelli che arriva dalla provincia, va nella metropoli ma poi tornerà a casa. Per quanto mi piaccia Milano voglio tornare a Ivrea.

[intanto parte il video di If you had my love di Jennifer Lopez] Avrò avuto 12 anni, in questo video lei è abbastanza coperta e questo ci innervosiva tutti. (ride)

Cosa ci puoi dire a proposito dei cambiamenti nella formazione della band? Giulio, il nostro ex batterista, ha scelto di intraprendere la carriera attoriale. Invece con Tommaso c'erano divergenze da un po' di tempo, quindi in un periodo di pausa e di cambiamento della band abbiamo deciso che era inutile continuare a non capirsi. Nella nuova formazione c'è Francesco, che da due anni è anche il mio coinquilino e il fatto di vedersi ogni giorno porta a conoscere meglio i limiti dell'altra persona. Con lui ho già lavorato in altri progetti tipo The Swimmer, così come con Niccolò, il nuovo batterista. Omar l'ho conosciuto a giugno, al Garrincha Loves Bari, tramite Anna dell'Officina della Camomilla. Aveva appena lasciato la sua band e lui è uno che vuole suonare, io cercavo un chitarrista e ci siamo trovati subito, è molto veloce nel capire le cose e probabilmente fra noi è il più bravo a livello tecnico. Sono molto contento delle nuove scelte.

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A proposito di Garrincha, come sono i rapporti con l'etichetta? Abbiamo consolidato i rapporti in questi ultimi mesi. Non tutte le band sono della stessa città, per cui sono stati importanti i Garrincha Loves fatti in questi anni in giro per l'Italia. Per mettere da parte gli egocentrismi di ognuno e mettersi a parlare è necessario vivere delle situazioni insieme. L'anno scorso abbiamo giocato bene i posizionamenti  in cartellone di tutte le band in modo che tutti potessero sentirsi importanti alla stessa maniera, Lo Stato Sociale a parte. È anche giusto rendere merito a un gruppo che fa sempre il pieno, sono i golden boys della scena indipendente italiana ed è sbagliato nasconderli. Garrincha spende Lo Stato Sociale per rafforzare tutte le band, mentre ad esempio la 42 Records con I Cani ha sempre scelto di "proteggerli" e fare una cosa un po' esclusiva, farli suonare poco. È anche grazie a Lo Stato Sociale che L'Orso riesce a farsi conoscere. È un bene quando tutte le band hanno pari dignità e per arrivare a questo punto ci è voluto un po' di tempo. È diventato praticamente un rapporto familiare, per esempio lo studio di registrazione, si trova a casa di Matteo Romagnoli - fondatore della label. La casa si trova in provincia di Bologna, fuori città, a fianco c'è la casa di suo padre, si dorme da lui e si suona nello studio che è poi il soggiorno, è un modo secondo me anche più divertente di lavorare.

Come è stato lavorare all’ultimo album? Io e Francesco abbiamo lavorato insieme, a casa. Poi abbiamo portato in studio le canzoni scritte e con Gaia, Niccolò e Omar le abbiamo decostruite. Le canzoni erano già state scritte prima del cambio di formazione quindi gli altri sono arrivati a metà del processo creativo. Adesso abbiamo tre ragazzi che suonano con i controcoglioni e se ti fidi delle persone con cui lavori anche i risultati sono migliori. Poi con Romagnoli e Carota - Lo Stato Sociale - abbiamo fatto prendere delle derive molto diverse al nuovo disco. Ad esempio abbiamo provato a levare la chitarra, ripartire dalla la sezione ritmica e il cambiamento è stato molto stimolante e mi ha permesso di tirare fuori delle parti di me che generalmente non avrei saputo tirare fuori. Tutto il lavoro di produzione fa intraprendere nuove direzioni e con l'età ho capito che bisogna trovare la giusta ponderazione tra cuore e cervello, non sono per l'attitudine del punk ma nemmeno per il controllo spasmodico dei dettagli.

Sulla pagina facebook dell'Orso hai scritto che "bisogna uccidere i propri padri, per potersi autodeterminare" Sì è vero, lo trovo verissimo. E per fare questo disco abbiamo ucciso tutte le cose che dovevamo uccidere per sopravvivere. Abbiamo stravolto tutto quello che la gente pensava fosse l'Orso: soltanto chitarra acustica, orchestrazioni e canzoni d'amore. I padri erano sia chi eravamo noi, che la formazione. Se non fossimo cambiati avremmo fatto un disco di merda, L'Orso 2; anche il cinema ci ha dimostrato che i sequel non portano benissimo. Quando fai un disco sai che per due anni parlerai solo di quello. Serviva uno stacco, senza sarebbe stato tremendo, ci saremmo annoiati e non saremmo durati. I padri sono anche tanti altri limiti che abbiamo deciso di non imporci, altrimenti nel nuovo album non avremmo potuto mettere l'elettronica e il rap. Io faccio rap da quando ho 15 anni però non avevo mai fatto pezzi rap con L'Orso, in questo disco invece rappo in tre pezzi diversi, senza una vera base hip hop. Abbiamo fatto una bella strage di cose che avremmo dovuto uccidere.

Perché ultimamente tutti i pezzi usciti su YouTube sono inseriti in un lyrics video Perché i video su YouTube solo con la copertina mi uccidono, la pensa così anche Romagnoli. Poi per fare un lyric video non serve tanto né a livello di tempo né a livello economico, quindi per dare pari dignità a tutti i brani abbiamo scelto questa strada. Tra un po’ usciranno anche i video ufficiali del pezzo con Lo Stato Sociale, con i Costa, quello de “Il tempo ci ripagherà” e forse di “Shoegazer”, e quello di “Giorni Migliori” è già uscito invece. Poi la cosa bella che è venuta fuori coi lyrics video è che la gente li ricondivide molto di più, mette su Instagram lo screenshot con il testo, lo rende molto diretto e veloce. È  una cosa che mi è piaciuta molto, il problema è far stare una frase di senso compiuto in un frame. (ride)

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Far uscire le canzoni prima dell'album non è rischioso? Avete persino messo l’album in streaming su Rockit il giorno prima dell’uscita!

In questo periodo storico il "mi metto e ascolto il disco" è una cosa che facciamo in pochi. Il problema era dare dignità a tutte le canzoni al primo disco di inediti, 10 pezzi da far uscire con il loro video e dare a tutti la possibilità di sentirli. Il disco sarà comunque disponibile su YouTube e Spotify già dal 3 febbraio, quindi sarà comunque ascoltabile gratuitamente. Questa scelta è fatta soprattutto per far conoscere tutte le canzoni e non solo le solite due o tre.  E poi l’altro aspetto positivo è che chi verrà alle prime date a sentire il concerto potrà già cantare le canzoni con noi. Altri gruppi fanno qualcosa di più intelligente probabilmente, fanno uscire l'album e iniziano il tour dopo un mese così la gente ha il tempo di metabolizzare il disco. Il nostro disco doveva uscire un mese prima, ma poi sono cambiate le date e comunque abbiamo scelto di non far slittare il tour anche per testare i nuovi pezzi e la nuova formazione direttamente con il live e vedere le reazioni del pubblico. A Ivrea è stato particolare, abbiamo fatto 18 canzoni, di cui 11 uscite da settembre ad ora. Abbiamo scelto di sperimentare, non aver paura che il pubblico non sapesse le canzoni, poi c'erano le prime file coi fan accaniti che le sapevano già tutte.

Ecco appunto, questa sorta di fidelizzazione che sta avvenendo per voi e altre band Garrincha grazie ai social network e soprattutto ai fan club.  Che ne pensi? È quello che avrei voluto avere io da ragazzino. Ho letto una bellissima intervista di Mark Ronson che diceva: "Sono tra  i numeri uno e tutti mi vogliono. Ho fatto duemila cose ma io continuo a scrivere la musica per il quindicenne che ero" e mi ci ritrovo molto. Voglio che qualsiasi cosa faccia con i miei progetti sia di gradimento per quello che ero a 18 anni. È il mio punto di riferimento, quando scrivo devo dare sempre conto al ragazzino che ero, quando ero puro al mille per cento. Ero malato di musica, andavo a 100 concerti all’anno, e mi gasavo, morivo dalla voglia di conoscere le band e avere il loro autografo anche se nessun altro lo voleva ed erano semisconosciuti. È quello il vero giudice cui faccio riferimento. Ora sono cresciuto; ho studiato, ascoltato, letto, girato il mondo, e delle recensioni non me ne frega niente. Io per ora sto scrivendo per quel ragazzino che mi deve dire che sono onesto, ho detto la verità e quello che pensavo, se inizio a cambiare una parola per ammiccare al pubblico penso al ragazzino che mi direbbe che questa cosa all'epoca mi sarebbe andata di traverso. Se Matteo in studio vuole farmi cambiare qualcosa litighiamo come fratello maggiore e minore e ci mettiamo il muso.  Poi è vero che a volte quando scrivi, rivedi, modifichi e cambi la stesura, a volte ci sta, basta che lo faccia per te stesso e non per gli altri perché poi quando la canterai live  ti darà fastidio, mi è successo ad esempio con “Con i chilometri contro”. È ovvio cambiare e fare autocritica: “Ottobre come Settembre” adesso dico "che merda!", la trovo pretenziosa e non mi piace, però all'epoca quando l'ho scritta era perfetta. E questo è il motivo per cui ti evolvi, di base la critica te la fai da solo, senza finisci a fare merda. Fortunatamente il mio giudice ce l'ho ed è ben presente. E questo mi fa odiare metà della scena indie italiana (ride).

Il nuovo album si intitola “Ho messo la sveglia per la rivoluzione”. La rivoluzione ha qualche accezione di carattere politico o no? No, assolutamente no. Di base parlo della rivoluzione interiore. Il problema di chi fa politica con la musica è che pensa sempre che la rivoluzione debba essere imposta, senza neanche sapere cosa rivoluzionare. Io penso che prima della rivoluzione sociale ci sia quella personale, tutti dicono che va di merda e bisogna cambiare le cose, una concezione generale e vaga, noi lo diciamo, il pubblico lo ripete, ma dirlo e basta serve a ben poco soprattutto se non c'è nemmeno una direzione. Quando sei il primo a cambiare allora puoi parlare anche agli altri. Si tratta anche di cose piccole, senza cambiare il mondo. Io odio l'ambiente italiano indipendente, non mi ci trovo, mi sento il bambino povero alla festa dei ricchi, ma non c'è nessun ricco in realtà, anche se l'attitudine è quella. Ad ogni modo “ho messo la sveglia per la rivoluzione” è una frase estratta da “Il tempo ci ripagherà”. È una critica a chi parla ma poi resta a casa, quando siamo a casa iniziamo a lavorare su noi stessi, poi la voglia per il resto viene. Se ci si riempie la bocca di parole belle e poi si rimane sul divano sembra di prendere per il culo un po' tutti.

[prima di salutarci, Mattia riceve un messaggio] Aspetta che c'è una discussione tra mia madre e mia nonna sul numero di persone al concerto. Mia nonna ha misurato quanta gente c'era da quanto è stata in coda per prendere l'acqua al bar.

Canali ufficiali de L'orso: www.facebook.com/lorsoband www.twitter.com/lorsoband www.garrinchadischi.it

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