CHIAMACI +39 333 8864490

E' cominciata a Milano la lunga mostra dedicata ai manga che ripercorre i suoi 200 anni di storia, attraverso un percorso di circa 600 tavole realizzate da più di 400 artisti, curato da Isao Shimizu e supervisionato da Osamu Takeuchi.

L'esposizione è aperta dal 3 maggio al 21 luglio alla Rotonda di via Besana ed è un evento davvero imperdibile per gli amanti di questo genere, ma anche un'occasione per tutti per poter esplorare una cultura affascinante come quella giapponese.

Essendoci una grande quantità di materiale è stato necessario creare due fasi, per permettere una parziale sostituzione delle opere. La prima fase si terrà dal 3 maggio al 9 giugno, è dedicata al mangaka Go Nagai, con un corner in cui è possibile trovare alcune sue tavole originali a colori di Devilman, Mazinga e altre sue realizzazioni, mentre la seconda dal 13 giugno al 21 luglio, è incentrata sul manga di Naruto, disegnato da Masashi Kishimoto, pubblicato da più di dodici anni sulle pagine di Weekly Shonen Jump, e in Italia da Planet Manga.

I volumi esposti rappresentano le varie epoche dal 1814, l'anno di uscita dei manga di Hokusai, fino ai nostri giorni, e questo dimostra l'importanti dell'evento, tra i più grandi mai realizzati su questo argomento.

Si divide in sei aree tematiche tra cui manga DNA, ossia le origini del genere, l'età delle riviste, una panoramica a 360 gradi dei 150 anni di storia delle riviste, che i visitatori potranno sfogliare e leggere direttamente, la svolta multimediale e i segreti della creazione manga, concentrato su Tezuka Osamu soprannominato 'Dio del manga'.

Il 17/18 e 19 maggio inoltre sarà ospite alla Rotonda di via Besana e al Wow Spazio Fumetto, il mangaka Yoichi Takahashi, il creatore di Capitan Tsubasa, che terrà degli incontri con i fan, workshop e delle sessioni per gli autografi.

Il 5-6-7 luglio sarà la volta di Yoshiyuki Sadamoto, uno dei fondatori dello studio Gainax, mangaka e character design, curatore di film come 'La ragazza che saltava nel tempo', ' Summer wars' e ' Wolf children', con i quali ha vinto il premio per il miglior character design ai Tokyo Anime Award del 2007, del 2010 e del 2013. Ha lavorato anche alla creazione di manga quali 'Il segreto della pietra azzurra', 'Diebuster' e 'Neon Genesis Evangelion'.

Sono previsti altri cinque incontri con dei mangaka, di cui non si conosce ancora l'identità.

Mostra principale: Euro 9,00

mostra collaterale: ingresso libero

Dal 3 maggio al 21 luglio

Da martedì a domenica: dalle ore 10 alle ore 20

Giovedì e sabato aperto fino alle ore 22.30

Rotonda della Besana

Via Enrico Besana, 12 (Zona Porta Vittoria)

Per info:

http://www.milanomangafestival.it/

www.ticket.it/manga

Pubblicato in SvelArte

Dal 25 al 28 aprile si terrà lo splendido Festival dell'Oriente presso il Parco Esposizioni di Novegro.

Nerospinto vi invita a prendere parte all'evento e ad immergervi nelle culture e nelle tradizioni di un Continente sconfinato.

 

Dopo lo straordinario successo dello scorso anno, centomila metri quadri sono ora a vostra disposizione per imparare a conoscere ed apprezzare usi e costumi di luoghi lontani e fascinosi.

Le attività e i laboratori che vi guideranno alla scoperta di queste meravigliose terre sono innumerevoli: mostre fotografiche, bazar, stand commerciali, gastronomia tipica, cerimonie tradizionali, spettacoli folklorisitici, medicine naturali, concerti, danze e arti marziali si alterneranno nelle numerose aree tematiche dedicate ai vari paesi in un continuo ed avvincente susseguirsi di show, incontri, seminari ed esibizioni.

 

Potrete interagire con diversi esponenti di pratiche differenti e sperimentare gratuitamente decine di terapie tradizionali visitando il settore dedicato alla salute e al benessere, con i suoi padiglioni dedicati alle terapie olistiche le discipline bionaturali,lo yoga, ayurvedica, fiori di bach, theta healing, meditazione, spazio vegano, reiki, massaggi, ci kung, tai chi chuan, shiatsu, tuina, bio musica,rebirthing, integrazione posturale, e molte altre ancora.

 

Lasciatevi incantare dalla magia dell'Oriente. Fatevi inebriare da gusti, aromi, sensazioni, sonorità di India, Cina ,Giappone, Thailandia, Indonesia, Marocco, Filippine, Vietnam, Tibet, Egitto, Uzbekistan, Mongolia, Nepal, Birmania, Corea, Cambogia.

Immergetevi in una cultura lontana e fatevi travolgere da ritmi, abitudini e approcci alla vita completamente nuovi.

 

 

Festival dell'Oriente

25-26-27-28 aprile 2013

Milano - Parco Esposizioni Novegro

Orario 10.00-23.00

Ingresso: 10€

 

Link sito: http://festivaldelloriente.net/

Pubblicato in SvelArte
Venerdì, 22 Marzo 2013 13:00

Il rituale dei sensi: la cerimonia del tè

Il pensiero comune ci induce ad associare la cerimonia giapponese del tè ad una pratica antica, di valenza prettamente estetica; un rito composto ed elegante che ha fatto il suo tempo e piacevole da osservare.

In realtà, nella terra del Sol Levante, la condivisione di una profumata tazza di tè è un'usanza ancora fortemente radicata e assume precisi connotati simbolici e filosofici, soprattutto se inserita nel più complesso contesto cerimoniale.

Il tè fu importato in Giappone dalla Cina dai monaci intorno al VI Sec., insieme al buddismo, e il suo impiego accompagnava le meditazioni, infondendo vigore. Nei riti in onore di Buddha, l'assunzione di tè era intesa come “illuminazione”, il risveglio al quale i buddisti aspirano.

Un mercante, Sen no Rikyu, decise di codificare il rito zen in una cerimonia ben definita, per rendere possibile alla gente comune uno spazio di condivisione, fondato sulla preparazione e il consumo della bevanda, volto alla ricerca di un senso di pace.

Il rituale si basa su pochi semplici dettami: può svolgersi alla presenza di un numero massimo di cinque individui (amici, familiari o ospiti di prestigio), i presenti devono predisporre il proprio animo alla condivisione e al raggiungimento di un senso di pace, oggetti e individui devono disporsi in modo da creare un ambiente armonico.

 

La cerimonia del tè si svolge nella cosiddetta stanza del tè (cha shitsu), un angolo dedicato all’interno di un’abitazione o, nel caso delle antiche dimore tradizionali, parte di una costruzione apposita, la casa del tè (sukiya).

La stanza si caratterizza per la sobrietà e l’essenzialità: la quasi totale assenza di mobili ed i materiali umili (paglia e legno) richiamano un senso di purezza e soprattutto la dimensione del vuoto, cui la meditazione zen aspira, lasciando spazio al pensiero, alla contemplazione che allontanano ansie e i richiami alla materialità della vita quotidiana.

Prima di entrare nella casa del tè, gli invitati devono attraversare il roji (il giardino del tè), per predisporsi ad un contatto più diretto con la natura e fare in modo che, all'ingresso, l’animo si sia già placato.

 

Al centro della stanza è posto il braciere sul quale scaldare l’acqua: intorno ad esso si dispongono ordinatamente coloro che intervengono alla cerimonia. Durante l'assunzione e la preparazione della bevanda, i presenti assumono la tipica seduta giapponese perché, nel predisporsi ad accogliere la serenità, non deve mancare il rispetto per le persone presenti e per la loro meditazione.

Sen no Rikyu decretò, infatti, che colui che partecipa alla cerimonia deve entrare in possesso di 4 virtù: armonia, rispetto, purezza e serenità.

In ottemperanza alla prima virtù, all'interno della stanza sono volutamente convogliati i 5 elementi base della concezione dell'universo: il legno (degli utensili e della stanza); il fuoco (del braciere); la terra (le tazze in ceramica), il metallo (il bollitore); l'acqua.

 

La cerimonia del tè può avere una durata variabile: dai pochi istanti di un incontro fugace, può prolungarsi sino a 4 ore e sebbene si componga di fasi definite, essa di delinea come un lento flusso in cui attese, conversazioni e degustazioni si alternano piacevolmente.

I 3 momenti principali che la compongono sono: il kaiseki, intervallo durante il quale gli invitati consumano un pasto leggero in attesa che l'ospite predisponga la stanza del tè; il goza iri (fase del tè denso), in cui viene servito il koicha (tè grossolano); l'usucha, in cui viene servito un tè più fine. Come già detto, gli invitati possono usufruire del tempo che ritengono necessario per rinfrancarsi.

 

Durante la cerimonia, ognuno dei 5 sensi assume una valenza primaria e viene coinvolto da differenti sensazioni:

il gusto: in base al tipo di tè servito, cambia il modo di berlo e assaporarlo. Gli stimoli che pervengono sono differenti, così come le sensazioni suscitate: il koicha viene servito in una sola tazza, che viene offerta prima all’ospite di maggior rilievo il quale ne beve un sorso, si sofferma ad assaporare il tè, quindi la porge alla persona accanto che farà lo stesso. Il senso di condivisione è molto forte. L’usucha viene invece servito in tazze singole, sorseggiato brevemente per 2/3 volte, quindi si procede con un più ampio sorso per abbeverarsi e abbandonarsi alla quiete.

l'olfatto: prima di bere sia il koicha che l'usucha, i presenti ne aspirano il profumo (più intenso nel primo, dolce nel secondo), pregustandone il sapore: l'aroma che li pervade preserva lo stato di pace. Prima di lasciare la stanza, se gradiscono, gli invitati possono odorare un'ultima volta le tazze per portare con sé il ricordo delle sensazioni provate.

la vista: continuamente stimolata, assume un ruolo importante per favorire la costruzione di un'armonia interiore. Sin dal roji, gli invitati si rapportano con un ambiente che richiama una natura semplice ed incontaminata. Giunti all'interno della stanza del tè, l'aspetto essenziale, unito ai sobri ed incantevoli decori, come gli ideogrammi alle pareti e l'ikebana (composizione floreale simbolica), accolgono uno sguardo alla ricerca di quella bellezza che si vuole vedere riflessa nel proprio animo.

Lo stesso colore del tè è determinante: solo quando il verde della bevanda avrà il tono della "giada liquida", questo sarà pronto per essere servito e ammirato.

l'udito: la scansione del tempo durante la cerimonia è dettata dal suono del gong, le cui vibrazioni risuonano sin nel profondo dei presenti.

Una volta all'interno della cha shitsu, le conversazioni vengono abbandonate sino al momento in cui il tè sarà servito, il silenzio avvolge la sala e l'assenza di suono si tramuta in un condiviso stato di serenità e meditazione.

il tatto: l’ingresso nella sala del tè avviene carponi: questo implica un contatto ed una prima conoscenza dell’ambiente e dei materiali, con i quali entrare maggiormente in sintonia; inoltre, sfiorare con le labbra la medesima tazza porta ad avvertire una maggiore empatia con le persone nella stanza. Per concludere, il metodo corretto di sostenere la tazza e portarla alla bocca implica che entrambe le mani vi aderiscano completamente, in modo che il calore irradiato venga completamente assorbito dalla persona.

Ciò che ad un osservatore distaccato appare come un coreografico susseguirsi di gesti e posture, in verità è un metodico percorso per predisporsi al meglio ad un momento più solenne e profondo, uno stato di armonia in cui l'individuo è coinvolto nella sua interezza e nel suo relazionarsi con l'ambiente.

Porgere una tazza di tè è molto più che un gesto di cortesia: è un invito a condividere un luogo, un tempo, un sentire interiore.

Pubblicato in in[sano]

Ozu è il poeta maledetto del cinema orientale. Non soltanto perché prediligeva elaborare i suoi film assieme al suo sceneggiatore Kogo Noda, in tarda notte, consumando smodate quantità di vino. I suoi film sono dei quadri squisiti nella loro semplicità. Perfezionista dell’immagine e eccentrico della tecnica, Ozu é stato capace di rappresentare con cura minuziosa le sfumature delle tradizioni e i conflitti familiari della società del Giappone a cavallo fra la fine della Prima Guerra Mondiale e la Seconda. Le sue qualitá, tipicamente giapponesi, sono sempre piú apprezzate dai cineasti occidentali e emergono sia dall’immediatezza delle storie raccontate, come la dissoluzione della famiglia e altre questioni di ordinaria importanza, sia dalla sua tecnica ‘tranquilla’ dai tempi narrativi distesi che evocano due elementi tipici della poetica nipponica : ‘’mu’’ ,nulla, e ‘’mono no’’ ,il pathos delle cose. Le storie sono molto semplici, prive di forti drammaticità e questa caratteristica è quella che piú lo allontana dalla produzione hollywoodiana ma che permette a Ozu di andare oltre il realismo del racconto, attraverso la ricerca della trascendenza e la spiritualità del quotidiano. Un fascino particolare ed un velo di mistero che si sposano con la magia del cinema muto.

Appuntamento all’Auditorium San Fedele con ‘Giorni di gioventú’, una commedia divertente e affascinante di questo straordinario regista. Protagonista della storia è un’amicizia condivisa durante ‘i giorni della giovinezza’ che si intreccia con il triangolo amoroso dei protagonisti. Il film è ambientato nella parte nord-occidentale della Tokyo anni ’20 ed è la storia di due studenti: l’intelligente Watanabe e il pasticcione Yamamoto. Due amici, laureandi, che vivono sotto lo stesso tetto e che si innamorano, all’insaputa l’uno dell’altro, della stessa ragazza, Chieko che sta cercando una stanza. Degne di nota le scene sulla neve, nella seconda metà del film, girate nella provincia di Akakura, dove i duei giovani si recano in vacanza e rincontrano Chieko, e dove i genitori del cameraman Hideo Mohara, gestivano il Takadaya Hotel che appare nel film. La pellicola sembra infatti essere un prolungamento del divertimento del regista e dell’amico Mohara sugli scii.

‘Giorni di gioventú’ é l’ottava opera di Ozu, girata tra la fine del febbraio e l'inizio dell’aprile del 1929, quando aveva solo venticinque anni e solo poche commedie brevi alle spalle. Il titolo originale ‘Omoide’, la memoria, è stato cambiato in ‘Wakaki hi’, Giorni di gioventú. Alla realizzazione ha partecipato anche Akira Fushimi, uno degli scrittori comici più famosi del Shochiku-Kamata studio, che ha introdotto nell’intreccio della commedia delle diverse gag esilaranti. Considerato film minore di Ozu, ma per questo non di secondaria importanza, ai nostri lettori amanti del cinema Nerospinto ne consiglia assolutamente la visione, sia perché è una gioia meravigliosa da guardare ricca di freschezza, sia perché è la prima opera superstite al deterioramento dell’originale 35 mm.

Ad accompagnare la proiezione la sonorizzazione live inedita di Orazio Sciortino, pianista e compositore ventottenne che vanta esibizioni in festival di rilievo internazionale e in sedi prestigiose. Per rendervi conto della sua bravura, di seguito proponiamo l'ascolto di una sua esecuzione di una sonata di Prokofiev. Presenta Andrea Lavagnini.

http://www.youtube.com/watch?v=88cxpNCZGcA

 

Giorni di Gioventù un film muto del 1929 di Yasujiro Ozu

Mercoledì 13 Marzo h 20.30 – CINEMA MUTO & Live Music AUDITORIUM SAN FEDELE, Via Hoepli 3/b, Milano, MM Duomo

presenta Andrea Lavagnini.

biglietti: intero 7 euro, ridotto 4 euro

 

Pubblicato in Cultura

La storia del tatuaggio è antichissima, la nascita del termine così conosciuto è dovuta al Capitano inglese James Cook che nel 1769, approdando a Tahiti, trascrive per la prima volta la parola Tattow (poi Tattoo), derivata dal termine "tau-tau", parola onomatopeica per descrivere il rumore prodotto dal legno sull'ago per bucare la pelle.

Si ritiene che già in epoca preistorica la pratica del tatuaggio fosse diffusa a scopo terapeutico, pitture funerarie dell'antico Egitto risalenti al 2000 a.C. testimoniano il suo utilizzo, così come è ormai appurato che i Celti  tracciavano i simboli delle loro divinità sulla pelle. In Giappone già dal quinto secolo a.C. si usava tatuare il corpo attribuendogli valenza magica o estetica, ma anche come pratica punitiva per i criminali. Durante l’impero romano il tatuaggio era usato per marchiare criminali e condannati; solo successivamente, in seguito alle battaglie con i britannici che portavano tatuaggi come segni distintivi d'onore, alcuni soldati romani cominciarono a tatuarsi la pelle. Fra i primi cristiani era invece diffusa l'usanza di manifestare la propria fede tatuandosi la croce di Cristo sulla fronte, pratica portata avanti fino all'undicesimo e dodicesimo secolo, quando i crociati portavano sul corpo il marchio della Croce di Gerusalemme per permettere, in caso di morte sul campo di battaglia, l'appropriata sepoltura secondo i riti cristiani.

Dopo le Crociate, il tatuaggio sembrò pian piano scomparire dall' Europa, mentre in altri continenti manteneva il suo status di pratica diffusissima senza cessare di esistere.

Fu solo nei primi anni del 1700 che i marinai europei tornarono a contatto con l’antica pratica attraverso le popolazioni indigene delle isole del Centro e Sud Pacifico, luoghi in cui il tatuaggio continuava ad essere praticato e possedeva un'importante valenza culturale. Poco più di un secolo dopo,a testimonianza del fatto che la pratica aveva ripreso piede, nel 1846 l’americano Martin Hildebrandt apriva il primo salone di tatuaggi nella città di New York, talmente popolare che la sua clientela includeva soldati di entrambe le fazioni della Guerra Civile. Sua figlia Nora, è ancora ricordata come la “Tattooed Lady” al Barnum and Bailey Circus.

Giunti quasi all’inizio del XX secolo, nel 1891, Samuel O'Reilly brevetta la prima macchinetta elettrica per tatuaggio, ispirata alla penna elettrica creata da Thomas Edison; il design delle moderne macchine per tatuaggi si ispira ancora alla sua macchinetta. I primi anni del ‘900 sono quelli degli uomini tatuati diventati personaggi d’attrazione nei grandi circhi americani, e per mezzo secolo i tattoo rimangono prerogativa di una parte discriminata e appartata della popolazione, quella delle minoranze etniche, dei marinai, dei veterani di guerra, dei malavitosi o carcerati, in contrapposizione ai valori e allo stile di vita della cultura tradizionale.

 

Nel corso degli anni la tecnica del tattoo ha continuato a diffondersi in lungo e in largo per il mondo, fino a raggiungere, soprattutto in quest’ultimo ventennio, grandissimo successo e diffusione. Le tipologie di tatuaggio più in uso sono quelle dei tattoo realistici; i tribali o maori polinesiani, ispirati ai tatuaggi tradizionali delle isole del pacifico; la tecnica Tebori giapponese; i tatuaggi biomeccanici, che rappresentano organi o membra umane fusi con elementi meccanici; la tecnica del lettering, tatuare frasi, nomi o parole;“old school” caratterizzati da linee nette e squadrate, grande uso del colore nero e dalla colorazione piatta e senza sfumature; “new school” , che si rifanno alla “vecchia scuola” utilizzando linee ancora più spesse e colori brillanti. I soggetti dei tatuaggi “old and new school” sono quelli della tradizione europea e americana: fiori, in particolare rose rosse, pugnali, cuori sacri, amorini, pin up e riferimenti al mare quali marinai, navi, sirene e ancore.

 

Ora che vi siete fatti un'idea su questa tecnica antica fatta di personaggi fantastici, colori e mostri immaginari, Nerospinto vi invita all’evento FREAKSHOW TATTOO in Via Bertini 11, Milano –Sabato, 2 marzo 2013, dalle ore 18.00 alle 22.00 per celebrare la BIG OPENING del nuovo salone di tatuaggi di Cristian il Principe dei Mostri, tatuatore old school, e Rita la Zia, professionista di ispirazione vintage e barocca (Cristian Gaudioli e Rita Pierantozzi).

Questo Sabato il Freakshow Tattoo vi darà la possibilità di entrare nella sua wonderland colorata e multiforme: un luogo dove il mondo del tattoo abbraccia l’universo del graphic design e della moda, uno spazio diviso in due, una location originale ambientata a circo dalle pareti a righe bianche e rosse, gli allegri motivi dei misteriosi tendoni circensi.

Grande apertura con musica, spettacoli di danza con corde shibari e ballerini, libagioni_ tre donne baffute serviranno zucchero filato cupcake, hotdog e altre prelibatezze_.

Dress code Freak, Circus, Black, Dark and Fetish are welcome!

Al look più "stupefacente" un buono omaggio tattoo del valore di 100 €

Inoltre i fortunati che riusciranno a fissare la data del proprio tatuaggio durante il party potranno godere di uno sconto esclusivo.

 

Freakshow Tattoo

Via Beertini 11, Milano

BIG OPENING  Sabato 2 marzo 2013,

dalle ore 18.00 alle 22.00

 

Per Informazioni:

Der Prinz 3477972884

Rita 3279092314

 

Parcheggio convenzionato: via Bertini 10 (1,5 €/l’ora).

 

 

 

 

Pubblicato in Nigthlife
Sabato, 02 Febbraio 2013 15:13

A febbraio FESTA FUSAKO + HBKIDS

A partire dal 3 febbraio e per tutte le domeniche del mese Festa Fusako: spettacoli, incontri, laboratori per bambini. Un’iniziativa formativa coloratissima all’insegna di arte e cinema, realizzato grazie alla collaborazione tra MIC – Museo Interattivo del Cinema e HangarBicocca nell’ambito del progetto HbKids.

Progetto che ha avuto origine grazie alla pubblicazione in dvd della serie Naccio e Pomm di Fusako Yusaki inedita in Italia sia per l’home video che per la televisione, inserita nella collana “I Tesori del MIC” a cura di Fondazione Cineteca Italiana.

 

Festa Fusako parte al MIC domenica 3 febbraio alle ore 15.30, dove Fusako Yusaki introdurrà la proiezione della serie animata Naccio e Pomm, per proseguire, le due domeniche successive presso HangarBicocca, con il laboratorio di animazione “Facciamo un film con la plastilina”, che invita bambini e ragazzi realizzare con l’artista personaggi in plastilina filmati con la tecnica del passo uno per realizzare un breve film.

L’evento si chiuderà domenica 24 febbraio alle ore 15.30 al MIC, dove, alla presenza di Fusako, verranno proiettati i film realizzati dai bambini durante i laboratori HBKids oltre a episodi di Peo, Talpi e Naccio e Pomm.

BIO

Fusako Yusaki è nata nel 1937 in Giappone dove si è laureata in design creativo nel 1960. Ha partecipato a vari concorsi ottenendo premi e segnalazioni. Nel 1964, dopo aver vinto un concorso internazionale, si è stabilita a Milano dove ha frequentato l’Accademia di Brera e dove tuttora risiede.

Fusako Yusaki ha lavorato molto per la pubblicità (con i filmati del Fernet Branca ha vinto il Bagatto d’oro nel 1971) e poi come produttrice indipendente, ottenendo diversi premi nei festival internazionali. Collabora con televisioni europee e giapponesi realizzando sigle, cortometraggi e brevi serie. Ha collaborato con il Consiglio Nazionale delle Ricerche, Dipartimento Litosfera, realizzando dei film sull’origine dei terremoti. Ha lavorato anche nel settore industriale ed artistico per la decorazione di ceramica e piastrelle e tiene attualmente dei corsi di illustrazione tridimensionale presso l’Istituto Europeo di Design di Milano.

La sua statura d’artista è stata riconosciuta dall’invito ad essere membro di giuria dei più prestigiosi festival di cinema d’animazione, quelli di Annecy in Francia (1989), di Hiroshima in Giappone (1990), di Zagabria in Croazia (2000), di Espinho in Portogallo (2002) e di Wissembourg in Francia (2003).

Dal 2000 al 2007 Fusako Yusaki lavora alla serie tv per l’infanzia Naccio e Pomm che racconta, in 39 avventure di cinque minuti ciascuna, l’arrivo di due simpatici extraterrestri, appunto Naccio e Pomm, sul nostro pianeta. Si comporteranno come i bambini più curiosi e vivaci che si tuffano alla scoperta del mondo, della natura, degli animali come degli oggetti più quotidiani. La plastilina e i suoi colori primari sono gli elementi che trasformano la più semplice quotidianità in una sorpresa fantastica; che altro potrebbe fare di più il cinema? Non si capiscono le parole dei due extraterrestri, ma la musica, i gesti, gli sguardi dicono tutto di loro, come quando il cinema è nato. Ogni viaggio è un piccolo tesoro, un’esperienza da ricordare.

La serie completa dei suoi film è inserita nella collezione dello Hara Museum of Contemporary Art di Tokyo.

 

 

Calendario e scheda dvd Naccio e Pomm

Domenica 3 febbraio al MIC – Museo Interattivo del Cinema di Viale Fulvio Testi 121

15.30 Naccio e Pomm (Fusako Yusaki, Italia, 2012, 65’)

tredici episodi inediti in Italia e per la prima volta distribuiti in dvd della serie Naccio e Pomm, che vede protagonisti due extraterrestri arrivati sulla Terra con la curiosità di scoprire e conoscere il nostro pianeta.

17.30 Mille lune

Proiezione del remake del film Viaggio nella luna di Georges Méliés realizzato da piccoli attori, costumisti e scenografi a novembre durante il festival Piccolo Grande Cinema 2012. A seguire Antologia di film e cartoni animati sulla luna.

Fusako Yusaki sarà presente in sala per incontrare i bambini.

INGRESSO LIBERO

 

Domenica 10 febbraio - Ore 15.30 presso HangarBicocca – Via Chiese, 2 Milano

Domenica 17 febbraio - Ore 15.30 presso HangarBicocca – Via Chiese, 2 Milano

“Facciamo un film con la plastilina”, laboratorio a cura di Fusako Yusaki che realizzerà con i bambini personaggi in plastilina che verranno filmati con la tecnica del passo uno realizzando un breve film.

Segue scheda laboratorio.

 

Domenica 24 febbraio al MIC – Museo Interattivo del Cinema di Viale Fulvio Testi 121

15.30 Proiezione dei film realizzati dai bambini con Fusako Yusaki durante i laboratori HBKids.

Fusako sarà presente in sala per incontrare i bambini.

A seguire Episodi di Peo, Talpi, Naccio e Pomm.

INGRESSO LIBERO

 

 

Scheda del laboratorio

Domenica 10 febbraio - Ore 15.30 presso HangarBicocca – Via Chiese, 2 Milano

Domenica 17 febbraio - Ore 15.30 presso HangarBicocca – Via Chiese, 2 Milano

“Facciamo un film con la plastilina” (8-14 anni)

A cura di Fusako Yusaki

Partecipanti: max 20

Durata: circa 90 min

Fusako Yusaki realizzerà con i bambini personaggi in plastilina che verranno filmati con la tecnica del passo uno realizzando un breve film.

 

MODALITÀ D’INGRESSO AI LABORATORI

L’iscrizione ai laboratori è completamente gratuita, fino ad esaurimento posti, e deve avvenire esclusivamente tramite e-mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

I bambini iscritti dovranno parteciperanno a entrambe le domeniche di laboratorio.

Contatti e info

Mic,  pressoManifattura Tabacchi viale Fulvio Testi 121 Milano

telefono

02 8724 2114

Prenotazioni Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Didattica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Informazioni Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Fondazione HangarBicocca

Via Chiese 2, 20126 Milano

T (+39) 02 66 11 15 73 F (+39) 02 64 70 275

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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