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Mercoledì, 30 Gennaio 2013 18:00

Unica data italiana dei The Knife all'Alcatraz

Attesissimo ritorno in Italia dell'electro duo svedese, che ben 7 anni dopo il fenomenale "Silent Shout" presenterà il nuovo album "Shaking The Habitual", in uscita il 9 aprile su etichetta Brille/Mute/Coop. Olof e Karin Dreijer, fratello e sorella, traggono ispirazione dal synth pop vintage e dalla lungimirante musica elettronica realizzando un interessante suono d’insieme all’avanguardia, a tratti inquietante, giocoso e bello.  I The Knife, formati nel 1999, iniziano a lavorare alla propria musica nella loro home studio di Stoccolma dando vita nel 2000 al loro primo singolo "Afraid of You" e nel 2001 all’omonimo album di debutto uscito con la loro etichetta Rabid Records. Nel 2003 il duo è stato nominato per due Grammy: quello per il miglior gruppo pop dell'anno e quello per il miglior album pop con il loro secondo album, Deep Cuts. Occasione in cui i Dreijers boicottano la cerimonia mandando due uomini vestiti da gorilla per protestare contro il dominio maschile nel settore della musica. Nel 2005 il singolo "Heartbeats" (dall’album del 2003 ‘’Veneer’’) appare in uno spot per Sony Bravia e diventa un successo, guadagnando sempre più consensi anche al di fuori della Svezia. Sbarcati in UK per il loro primo live in assoluto all’Istitute of Contemporary Arts di Londra, suonano davanti ai video creati per l'evento dall'artista Andreas Nilsson. I loro più che concerti sono infatti delle imperdibili performances multimediali corredate da incredibili installazioni audiovisive. Senza dimenticare i progetti collaterali di Karin che pubblica il suo album solista di debutto nel 2009, sotto lo pseudonimo di Fever Ray e l'importante collaborazione con il progetto Röyksopp. Risale a pochi giorni fa l’uscita on line del primo singolo "Full Of Fire" tratto dal prossimo album "The Shaking abitual"  a cui si aggiunge un cortometraggio frutto della collaborazione con Marit Östberg, regista e artista visivo con sede a Stoccolma e Berlino. Le sue opere sono spesso focalizzate sulle immagini di corpi e sessualità queer, il suo è un mondo visivo che non conosce compromessi e che insieme alla musica dei The Knife non poteva che creare un connubio stupefacente. La data di Londra ha registrato il sold out a pochi secondi dall’apertura delle prevendite per il dispiacere dei fans inglesi. A quelli italiani Nerospinto consiglia di affrettarsi con l'acquisto del biglietto e, in attesa della performance live, invita a vedere il nuovo e cliccatissimo corto ''Full of Fire'' .

'' Full of Fire''

http://www.youtube.com/watch?v=DoH6k6eIUS4

The Knife in concerto 29 Aprile 2013

Alcatraz                                                                                                                                                                                                                                                              Via Valtellina, 25 Milano

Pubblicato in Musica
Mercoledì, 30 Gennaio 2013 13:02

Fuck Taboo with Jacopo Benassi

Foto nude e crude senza peli sulla lingua. O meglio i peli ci sono e non sono solo quelli della sua barba. Foto forti e dirette, senza mezze misure di un artista eclettico che vuol far pensare riuscendoci benissimo. Artista in grado di catturare la realtà in immagini sopra le righe che non vogliono aderire a nessuna regola se non a quella dettata dal flash della camera. Senza far uso di lampade e luci particolari che potrebbero minarne la naturalità e la spontaneitá.

 

Nato a La Spezia nel 1970, sceglie Milano per vivere e lavorare: Benassi attento alle tematiche sociali deve al punk anni ’80 l’influenza nelle sue produzioni. Di ritorno da un viaggio a Berlino che segna indelebilmente la sua sensibilitá di artista, si mette alla ricerca di  un modo per veicolare quello che sente di dover esprimere a tutti i costi e lo trova nella fotografia. Questo bisogno di farsi sentire si coniuga con il blog “Talkinass/chiappe chiacchierate”, nato quasi per sbaglio, lavoro interiore che lo diverte e lo porterà  fino all’inaspettato progetto editoriale parallelo “The ecology of image” . Questo suo primo libro no profit, curato dall’agenzia di comunicazione “1861 United”, raccoglie 445 immagini “ecologiche” cioé non ritoccate, non postprodotte, non patinate, non manipolate, non artificiali.  Tornato in pianta stabile a La Spezia apre, insieme ad un amico pittore, Bitomic un circolo Arci legato all’editoria indipendente, lo spazio diventa un luogo di scambio sociale e culturale dove pubblica diverse fanzine audio o cartacee come “La Spezia is not Miami” o “La Spezia is not Los Angeles” ,degli originali scambi fotografici che coinvolgono artisti internazionali e che rispondono al bisogno di dare agli altri e apprendere dagli altri. Il suo è un linguaggio fotografico affilato come una lama, partito da un blog per divertimento, come Benassi tiene a sottolineare, per poi fruttargli collaborazioni decisamente  piú patinate come Rolling Stones e GQ.

 

Ritratti, animali, oggetti, gambe, baci, scorci . Benassi si rivela un fotografo di talento crescente capace di smuovere lo spettatore proiettandolo oltre la banalità dei suoi soggetti, raccontando storie vere, ai limiti del pudore, come quella di Tony Cazzato, un suo amico di piazza Brin, il quartiere di La Spezia dove vive, a cui ha dedicato diversi scatti che lo raffigurano nell’intimitá della sua vita quotidiana. La spontaneità è infatti il tema portante della sua produzione e il suo approccio artistico, per mezzo del quale affronta diverse tematiche legate alla sessualità:  comunità queer, bear e il mondo gay spesso rappresentato in chiave autobiografica e di coming out. Il tutto tenendosi fuori da una logica di nicchia, caratterizzato da una totale disinibizione nella rappresentazione non di rado black&white. Ne sono la prova gli scatti dedicati alla sua cara collezione di pantofole, in seguito venduta ad un feticista milanese per potersi pagare l’affitto. Con le pantofole ci racconta  la sua storia, di quando da bambino le odiava e come solo in seguito si sono rivelate come una sorta di iniziazione al mondo gay avendo scoperto l’eccitazione nel vederle indossate da amici. Con la stessa tecnica di totale coinvolgimento emotivo senza troppi fronzoli, l’eccentrico Benassi ha ritratto oltre che Tony Cazzato ed altri personaggi più o meno anonimi, tanti volti noti : dai mitici Sonic Youth a Nick Cave, da Willy DeVille al guru della no-wave JG Thirlwell, a Julie Cruise, autrice del famoso brano colonna sonora di Twin Peaks, sino a Moira Orfei. Diverse realtà con un unico scopo, quello di conoscersi e far conoscere.

 

L’autore torna a Milano con alcuni dei suoi scatti, in mostra a Camera 16 Contemporary Art. Insieme a Benassi saranno esposte diverse opere tra le piú forti e interessanti nel panorama internazionale come quelle di Gianpaolo Barbieri, Lisetta Carmi, Larry Clark, Lovett/Codagnone, Marta Dell'angelo, Neal Fox, Daniele Galliano, Fausto Gilberti, Paolo Gonzato, Kenny Kenny, Kings, Nicola Guiducci, Noritoshi Hirakawa, Bruce LaBruce, Federico Luger, Yasumasa Morimura, Zanele Muholi, Fabio Paleari, Giuseppe Stampone e Wolfgang Tillmans . Tutte volte a creare suggestioni con un linguaggio audace e inusuale sul tema dell’identitá omosessuale legata alla rappresentazione artistica.

Camera 16 Contemporary art, via Pisacane 16 In mostra dal 31 gennaio al 30 marzo 2013 
martedì – venerdì dalle ore 15.00 alle ore 19.00

sabato su appuntamento – domenica chiuso

Free entry

 

Pubblicato in Cultura

Tante volte mi sono sentito fare questa domanda. Noi vegetariani/vegani a volte ci sentiamo isolati e soli nella nostra scelta non sapendo che siamo moltissimi.

Basta chiedere ai vostri amici quanti vegetariani o vegani conoscono e ne saltano fuori sempre due o tre almeno.

Secondo i dati in circolazione, per ora parrebbe che di vegetariani propriamente detti in Italia ne vivano 7 milioni; i vegani sarebbero circa 800 mila con forte concentrazione al Centro-Nord, in particolare a Roma e Milano.

Quando si organizzano eventi rivolti al mondo vegetariano vi consiglio di partecipare e andare a conoscere altre persone che hanno fatto questa scelta. Il mondo vegan/vegetariano è composto di persone sensibili ai temi dell’animalismo e dell’alimentazione e possiede al suo interno gente proveniente dalle estrazioni più vaghe. Anche gli stili di vita sono i più diversi, essendo la vita vegetariana e vegana personale e basata su una filosofia.

Alle cene vegan/vegetariane non di rado vi capiterà di vedere allo stesso tavolo un avvocato con un hippy o un medico con un seguace di dottrine orientali. Queste differenze a volte sono fonte di arricchimento personale mentre altre volte sono viste come un limite: si può ragionare e relazionarsi con la persona che si ha davanti per quello che è, oppure si può essere soggetti a congetture o parametri sociali. In base al proprio punto di vista, infatti, varia la percezione positiva, o negativa degli incontri vegetariani.

 

Ma oltre all’aspetto numerico quanti tipi di vegetarismo esistono?

 

Il termine “vegetariano” fece la sua prima comparsa nel 1847, più precisamente il 30 settembre di quell’anno, quando venne ufficialmente utilizzato da Joseph Brotherton a Nothwood Villa, nel Kent, Inghilterra, in occasione della riunione inaugurale della Vegetarian Society del Regno Unito. La parola deriva dal latino “vegetus”, che significa integro, sano, vigoroso, vivo. Prima del 1847 chi non si nutriva di carne era generalmente denominato “pitagorico” o “aderente al ‘sistema pitagorico’”, in riferimento a Pitagora, antico filosofo-matematico greco e vegetariano. La definizione originale di “vegetariano” comprendeva anche la dicitura “con o senza uova o latticini” e tale definizione viene utilizzata ancora oggi dalla Vegetarian Society. Tuttavia, la maggior parte dei vegetariani in India esclude il consumo di uova dalla propria dieta, così come avviene anche nei Paesi del Mediterraneo, analogamente a quanto faceva Pitagora.

 

Nella società di oggi i vegetariani vengono così classificati:

 

Vegetariano o Lacto-Ovo vegetariano è colui che esclude l’utilizzo di animali uccisi (carne, pesce, salumi ecc..) e parti del suo corpo (strutto, lardo, bottarga, …)

 

Ovo-vegetariano è un vegetariano che esclude il consumo di latte e latticini dalla propria dieta (burro, latte, mozzarella, formaggi, …) e per coerenza utilizza solo uova biologiche ripudiando la pratica dell’allevamento in batteria e a terra.

 

Lacto-vegetariano è un vegetariano che esclude dalla sua dieta le uova ma usa latte e latticini.

 

Vegan/Vegano/Vegetaliano è colui che decide di non nutrirsi di nessun alimento di origine animale, considerato superfluo, e si ciba di tutto ciò che il mondo vegetale ha da offrire. Questo tipo di dieta non  mostra alcun tipo di carenze fatta eccezione della vitamina B12 che va integrata. Le condizioni igieniche di frutta e verdura di oggi non consentono all’uomo di assumere la quantità  necessaria di vitamina B12. Per quanto sia rara la carenza di questa vitamina consiglio di integrare questo tipo di alimentazione con latti vegetali o cereali fortificati per mantenersi in salute.

All’interno della famiglia vegana troviamo i Crudisti che si nutrono esattamente come i vegani solo che i loro alimenti non passano attraverso la fiamma. Nulla nell’alimentazione crudista viene cotto. Questa pratica ha il vantaggio di mantenere intatto l’apporto vitaminico, proteico e minerale degli alimenti. Non essendo sottoposto a cottura il cibo conserva tutte le sue proprietà. Bilanciare questo tipo di dieta richiede informazione e, salvo la monotonia che potrebbe portare, è salutare tanto quanto quella vegana o vegetariana.

 

Fruttariano a differenza di quello che hanno fatto credere in un film, non mangia solo frutta, nè tantomeno solo ciò che cade dagli alberi. Il fruttariano si nutre di tutti quegli alimenti vegetali che per essere raccolti non rovinano la pianta d’origine. Per lo più si cibano di frutta (da lì il nome) e sono tutti crudisti.

 

Tutto ciò che discosta da questa classificazione non è da considerarsi vegetariano, cibarsi saltuariamente di alimenti animali non fa parte del mondo vegetariano così come nutrirsi di pesce.

 

 

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Mercoledì, 30 Gennaio 2013 12:04

Enneagramma

Il termine enneagramma significa 9 opzioni, 9 basi, 9 possibilità.

Viene esemplificato in un simbolo, presumibilmente molto antico, costituito da un esagramma e un triangolo equilatero che si costituiscono e dialogano all’interno di una circonferenza derivante dall’enneagramma sufi e dallo shri yantra.

Esistono diversi tipi di enneagramma: 1) quello legato all’essere umano o psicologico (sistema delle 9 personalità) 2) quello legato al macrocosmo o esoterico 3) quello legato alla crescita personale di derivazione sufi In ogni caso, la componente geometrica fondamentale del mandala resta sostanzialmente la stessa.

ENNEAGRAMMA PSICOLOGICO O SISTEMA DELLE 9 PERSONALITA’

Si possono individuare 9 profili psicologici diversi fra loro che colloquiano tramite particolari percorsi. Questa metodica viene utilizzata non solo in campo psicologico, psicoterapeutico, psicosomatico,relazionale, ma anche nel mondo degli affari (marketing, vendita, risorse umane…), della comunicazione, nell’ambito sportivo, artistico e nell’ambito spirituale dove viene utilizzato, per esempio, dall’ordine dei Gesuiti in USA e dai Camilliani in Italia. Esistono società scientifiche e pubblicazioni periodiche a riguardo.

L’enneagramma è quindi uno strumento molto duttile e pratico e viene insegnato dagli anni 1980 in diverse università americane. Il sistema poggia innanzitutto sulla modalità dell’auto-riconoscimento della propria base tipologica secondo una serie di stimoli e test e risulta più efficace in un lavoro di gruppo.

In campo squisitamente medico il sistema evidenzia come ogni tipologia sia particolarmente adatta ad ammalarsi di certe patologie piuttosto che di altre; la consapevolezza di questa situazione è quindi estremamente utile nella prevenzione e nel trattamento delle patologie, in particolare in campo psicosomatico. Sempre in campo medico, la capacità di utilizzare questa metodica diventa fondamentale nell’ambito della relazione medico-paziente, in quanto rende molto rapida la capacità di connettersi con le esigenze del malato e a fare fronte ad esse nel modo più consono e utile a tutte le parti coinvolte. Inoltre permette ai sanitari di comunicare in termini più facilmente comprensibili e accettabili una serie di informazioni spesso astruse e talvolta spiacevoli, onde migliorare la fidelizzazione alla terapia e i risultati finali.

La stessa gestione delle risorse umane, in un ambito complesso come un dipartimento o una organizzazione aziendale, diventa con questo strumento più efficiente ed efficace. E per organizzazione aziendale intendiamo anche il primo nucleo di una compartecipazione pratica ed emotiva di gruppo: la famiglia.In campo psicoterapeutico viene quindi utilizzato per rendere più veloce la fase iniziale della terapia poiché accelera il processo empatico fra le parti coinvolte. Nella relazione di coppia è fondamentale per indagare i 45 meccanismi automatici che vengono a determinarsi inevitabilmente nel rapporto a seconda delle tipologie in questione, riuscendo a individuare con facilità i punti deboli e i punti forti di ogni coppia. In campo artistico la sceneggiatura di programmi televisivi o teatrali o cinematografici possono trovare nell’enneagramma una metodica efficace per le future produzioni poiché in tal modo i personaggi del “plot” risultano più reali e credibili.

In particolare:

Enneagramma ed azienda In campo economico, oltre che configurare un viaggio in se stessi, l’enneagramma può essere fruito in diversi modi: 1) relazionale. Insegna cioè come comunicare meglio con il cliente 2) vendita. Insegna a vendere meglio al cliente 3) preventivo. Insegna ad anticipare una serie di problemi o di possibilità che potranno insorgere nel rapporto con il cliente e a fidelizzarlo. 4) marketing 5) risorse umane

Enneagramma e malattia psicosomatica La malattia è un messaggio che va colto per indagare sulle motivazioni che portano l’inconscio a non riuscire più a integrarsi convenientemente con la nostra razionalità. Questa opportunità può essere più adeguatamente indagata con la metodica dell’enneagramma per la facilità con cui si possono evidenziare certi temi che sfuggono alla nostra quotidiana attenzione ma che sono salienti nella genesi del meccanismo psico-neuro-immuno-endocrinologico alla base della malattia stessa. Dopo di che sarà necessaria la consulenza di figure specializzate nel campo.

Enneagramma e malattia psichica Tale relazione deve essere studiata e affrontata solo da operatori specializzati nel campo: psichiatri, psicologi e psicoterapeuti. Sussistono documentate associazioni fra basi dell’enneagramma e particolari malattie psichiche come l’anoressia, le sindromi ossessive, le sindromi paranoiche, le sindromi depressive, ecc.

Enneagramma e malattie oculistiche Sono state evidenziate singolari rapporti fra alcune malattie oftalmiche e basi dell’enneagramma. In particolare la corioretinopatia sierosa centrale o maculopatia giovanile idiopatica e un particolare tipo di astigmatismo irregolare evolutivo giovanile detto cheratocono sono stati statisticamente evidenziati. Esistono anche numerose altre ipotesi di associazioni fra altre malattie oftalmiche e enneagramma. L’approfondimento delle motivazioni di fondo dovranno coinvolgere figure specializzate nel campo.

Enneagramma, sentimenti, affetti e coppie L’enneagramma non sarà mai in grado di prevedere se una certa coppia funzionerà oppure no, se avrà successo nel tempo o fallirà. Ma sarà in grado con stupefacente precisione di prevedere su quali temi la coppia sarà forte e su quali temi, invece, potranno insorgere diverbi e incomprensioni. L’enneagramma sarà persino in grado di prevedere l’epoca in cui tali scogli dovranno essere affrontati e quali metodiche mettere in campo per riuscire a tamponare o prevenire tali problematiche, se entrambi i partner lo vorranno.

Enneagramma, Formazione e ambienti interessati alla “Comunicazione e Relazione” Un detto sufi recita: "Chi conosce una lingua vale un uomo, chi conosce due lingue vale due uomini, chi conosce tre lingue vale tre uomini…" L’enneagramma afferma che esistono 9 linguaggi diversi, conoscere a fondo il proprio e quello degli altri migliorerebbe inevitabilmente la conoscenza e quindi la relazione. Io posso parlare in inglese con un danese, ma se io conoscessi il danese potrei capirlo meglio e quindi relazionarmi meglio con lui, anche se non sarà mai la mia lingua madre. Lo strumento dell’enneagramma è stupendamente efficace per indagare le proprie carenze e le proprie motivazioni profonde di dialogo in rapporto agli altri. È sui 9 diversi linguaggi che le 9 basi usano senza conoscere il fondamento del loro parlare. La comunicazione è alla base di qualunque rapporto lavorativo, sia nel mondo sanitario che in qualsivoglia altra dimensione mediatica. L’enneagramma è una metodica insostituibile nei programmi di formazione permanente dei giovani e dell’adulto, nel coaching, nel counceling e nel problem solving.

Enneagramma giovani e famiglia L’enneagramma è fondamentale nel capire i rapporti con i propri figli e i propri genitori. La relazione e la comunicazione familiare sono spesso alla base dei disagi più profondi dell’essere umano, conoscere e indagare gli effetti dei cocktail familiari enneagrammatici sarà una scoperta vivida e importante per una comunicazione più consona, un’educazione più sana e per conoscere meglio le proprie radici. Nell’ambito giovanile, poi, la scoperta della base configurerà meglio per gli addetti ai lavori le tappe e i processi più opportuni per recuperare meglio o capire meglio certe realtà.

Enneagramma e crescita personale in campo spirituale L’enneagramma è un viaggio interiore di grande profondità. La conoscenza di sé è alla base di ogni struttura filosofica o religiosa di crescita. Dal tempio di Delfi ad oggi e ancor prima, l’essere umano cerca sempre più o meno inconsapevolmente se stesso e l’enneagramma è il mezzo più semplice ed efficace per trovarsi.

Enneagramma e arte Nella scrittura, nel teatro, nel cinema, nella critica, in tutte le arti pittoriche l’enneagramma è indispensabile per affinare se stessi e per meglio comprendere le opere di artisti dissimili. I personaggi della storia, delle fiction animate o meno, hanno una vita propria se sanno adeguarsi alla struttura realistica e matura che l’enneagramma sa creare.

Enneagramma-6wp

BASE 1 PERFEZIONISTA

Amante dell’ ordine e della pulizia. E' corretto e sincero. Ha senso pratico. Autocontrollo, serietà, inflessibilità. Emette critiche pungenti e giudizi. A volte pedante. E' pignolo.

NON SOPPORTA: L'imperfezione, il disordine, Il ritardo. INFANZIA: Ha dovuto sempre "controllarsi" per essere approvato. Ha avuto genitori critici ed esigenti. PENSA: "Come posso rendere tutto 'perfetto'?” CHIEDE: Ho ragione? IL VIZIO: Ira TRAPPOLA: Giudizio, critica, ipersensibilità all'imperfezione.

BASE 2 DONATORE

Spirito di sacrificio, dedizione agli altri. E' un benefattore, altruista. E' molto espansivo, tende a dare buoni consigli. Se non si sente gratificato si lamenta. E’ un sentimentale.

NON SOPPORTA: chi non ha "bisogno“ di lui INFANZIA: Aveva la sensazione di doversi rendere utile per essere notato e amato. PENSA: “C'è bisogno di me", “Devo aiutare gli altri” CHIEDE: Sono indispensabile? Chi ha bisogno di me? IL VIZIO: l'Orgoglio LA TRAPPOLA: La compiacenza e l'adulazione

BASE 3 PRAGMATICO

È attraente, magnetico, carismatico, accattivante. Ottimista, giovanile, esibizionista. Produttivo, efficiente, iperattivo. Camaleontico.

NON SOPPORTA: L'inefficienza e il fallimento. INFANZIA: Si è sentito amato perché era "bravo" a scuola, nello sport, ecc. PENSA: "Devo essere bravo ed efficiente in tutto ciò che faccio". CHIEDE: Sono abbastanza bravo? VIZIO: L’autoinganno. LA TRAPPOLA: La vanità, l'immagine.

BASE 4 IL ROMANTICO Ha grande senso artistico e senso del colore. È romantico, sognatore, eccentrico, stravagante. È malinconico. Non sa vivere nel presente, si rifugia nel passato o sogna il futuro. Ama l'insolito, l'eccezionale. Non disdegna situazioni strane,originali.

NON SOPPORTA: il "normale"; l'ordinarietà. L' INFANZIA: In passato ha avuto una particolare situazione che l’ha segnato. PENSA: “Nessuno mi capisce”. CHIEDE: Mi notate? Vi colpisco? Il VIZIO: L'invidia per chi ha e non merita. LA TRAPPOLA: Malinconia, depressione, pulsione di morte.

BASE 5 L’OSSERVATORE

Parla poco. È introverso. É un pensatore, ricercatore, inventore. È un buon ascoltatore. É tranquillo, amabile, cortese, gentile. É poco emotivo. Ama il collezionismo. Riesce a stare immobile per ore. Sembra freddo e distante.

NON SOPPORTA: Doversi mettere in mostra. Parlare in pubblico. La disattenzione. INFANZIA: Hanno pensato di "non essere desiderati", spesso hanno vissuti in ambienti ristretti. PENSA: “Lasciatemi in pace”. CHIEDE: Come si fa? Come funziona? IL vizio: L'avarizia. LA TRAPPOLA: L'avidità.

BASE 6 IL LEALISTA

Ha spirito di gruppo È affidabile e fedele. È ligio alle regole. È tendenzialmente pessimista. Non si fida degli altri. È timoroso e diffidente. È sospettoso.

NON SOPPORTA: Chi non si attiene alle leggi, alle regole. Le devianze. INFANZIA: Aveva genitori incontrollati, imprevedibili, violenti oppure sentimentalmente freddi. Può essere stato punito spesso senza un motivo giusto. PENSA: “Non posso fidarmi di nessuno”. IL VIZIO: La paura. LA TRAPPOLA: La codardia.

BASE 7 L’ENTUSIASTA

Emana gioia e ottimismo, ama giocare e divertirsi. É un ipercinetico. Non vuole crescere. Spesso ha problemi di peso (odia le diete). Vive di eccessi.

INFANZIA: Molti 7 hanno fatto esperienze traumatiche e dolorose che non vogliono ripetere. NON SOPPORTA: Il dolore e la sofferenza. PENSA: “Voglio essere felice, voglio godermi la vita il più possibile”. CHIEDE: Sarò abbastanza simpatico? Il VIZIO: L'ingordigia, l'intemperanza. LA TRAPPOLA: La superficialità.

BASE 8 IL BOSS

Ha un forte senso della giustizia. È aggressivo, autoritario, dà ordini volentieri. Controlla tutto e tutti. Tende ad imporre il suo potere sugli altri. È provocatorio, rissoso ed incute timore.

NON SOPPORTA: La debolezza, le ingiustizie, l'ipocrisia. INFANZIA: Ha subito ingiustizie. PENSA: “Devo essere 'cattivo' perché essere buoni significa debolezza”. IL VIZIO: La lussuria. LA TRAPPOLA: La vendetta e la ritorsione, la punizione del "colpevole“.

BASE 9 IL MEDIATORE

È costruttore di pace. È calmo, dolce e piacevole. È semplice, diplomatico. È sincero. È amorevole. È Influenzabile. Si lascia trasportare dalla corrente. Cerca sempre di evitare lo scontro.

NON SOPPORTA: Il conflitto, la lotta, l'aggressività. INFANZIA: Si è sentito trascurato. É stato ignorato oppure rifiutato quando esprimeva un'opinione. PENSA: “Non sono importante, non valgo molto”. CHIEDE: “Perché voi siete così frenetici?" IL VIZIO: L'accidia, la pigrizia. LA TRAPPOLA: La resa, l'abbandono, la fuga.

Testo di riferimento: “L' Enneagramma per tutti” di Maurizio Cusani Red ed. 2011

Pubblicato in Cultura

Il Lago di Como è  un luogo magico, ricco di fascino e di mistero.

Una meta ambita, dove storia e natura si incontrano, famosa per le sue dimore storiche, le eleganti ville d’epoca, i lussuosi hotel e gli incantevoli ristoranti con terrazze panoramiche. Ecco i nostri consigli per coloro che sognano una serata romantica sulle rive del Lago.

Per iniziare proponiamo una passeggiata per le strade del centro, tra i tanti negozietti che si affacciano sulle strette vie all’interno delle mura romaniche; qui potrete ammirare la bellezza della città antica e godervi l’atmosfera tipica del luogo.

Se siete stanchi di camminare, per rilassarvi un po’ e godere della compagnia della vostra dolce metà, consigliamo di fermarvi  per  un aperitivo presso uno dei  raffinati caffè di Piazza San Fedele o in Piazza Cavour, da cui poter osservare il lago e la funicolare che sale verso Brunate.

All’ora di cena, se avete appetito, Como dispone di  una vasta scelta di ristoranti e trattorie, dove potrete provare sia la gustosa cucina tipica locale che piatti della tradizione mediterranea. Per San Valentino, consigliamo una cena romantica, a lume di candela: Nerospinto vi suggerisce di spingervi fino al cuore della città, al rinomato ristorante Lo Storico, situato a due passi da Piazza Cavour, location ideale per trascorrere questa magica serata. Un ambiente intimo ed accogliente dove il pesce, freschissimo, viene cucinato cotto e crudo. Una vera delizia dei sensi.

Alla fine della serata, non dimenticate di riservarvi un’ultima passeggiata al chiaro di luna lungo Viale Geno, “la via dell’amore” dei comaschi. Mentre camminerete mano nella mano alzate lo sguardo in alto, verso il Faro di Brunate e poi verso il lago che, di notte, con il Tempio Voltiano e Villa Olmo, vi regalerà una visione indimenticabile.

A noi di Nerospinto piace un San Valentino romantico sul Lago di Como, perché ci fa sentire speciali ed è un’ esperienza che tocca non solo il cuore, ma pervade tutti i sensi.

Sara Biondi

Pubblicato in Nigthlife

Nerospinto ha assistito all'ultima serata milanese di rappresentazione del famoso musical Frankestein Jr, la trasposizione teatrale dell’omonimo film di Mel Brooks del 1974 con musiche e liriche firmate dal regista stesso. Frankenstein Jr è una parodia della narrativa dell’ “orrore cosmico” e dei prodotti cinematografici dedicati all’opera di Mary Shelley.

Il testo, tradotto in italiano da Franco Travaglio e diretto da Saverio Marconi con la regia associata di Marco Iacomelli, riporta fedelmente in scena la comicità del film, le sue battute esilaranti, i suoi personaggi grotteschi, il tutto interpretato da un cast eccezionale, quello della Compagnia della Rancia.

 

Giampiero Ingrassia veste i panni del protagonista, il dottor Frederick “Frankenstiin”, erede del defunto Dr. Victor Von Frankenstein, interpretato da Roberto Colombo, il folle dottore di Transilvania, creatore di terribili mostri, che nutre il sogno di sconfiggere la morte. Elizabeth, la bisbetica e caustica fidanzata di Frederick, è interpretata da Giulia Ottonello, fantastica attrice e cantante. Mauro Simone è Igor il servo, gobbuto e buffonesco, sicuramente il personaggio più amato ed acclamato dalla sala. La spaventosa governante Frau Blücher, altro personaggio memorabile, è Altea Russo, interprete senza rivali. Valentina Gullace interpreta Inga la bionda e procace assistente di Frederick, che ne conquisterà le attenzioni. Il mostro, l’enorme e terribile creatura di Frankestein, è Fabrizio Corucci . Felice Casciano è l’ispettore Kemp, capo della polizia locale. Davide Nebbia, l’eremita cieco e solo del bosco, stufo della vita in solitudine, alla ricerca di una persona amica. Michele Renzullo è Ziggy, il buffone che abita e rallegra la tetra Transilvania.

 

Al Teatro della Luna lo spettacolo, un carnevale gotico, esilarante e lugubre allo stesso tempo, si è concluso con successo di critica e pubblico. I dialoghi in italiano adattati sapientemente alla sceneggiatura. Impeccabile la scenografia, la ricreazione delle meste ambientazioni notturne, del castello gotico di Victor Von Frankenstein, della cantina attrezzata a laboratorio, che, nonostante le circoscritte dimensioni del palco, ha funzionato in maniera sbalorditiva. Una visione estatica i costumi, il rosso e nero predominanti in perfetto accordo con il sipario e la scenografia. Le coreografie hanno divertito e coinvolto il pubblico, dando respiro alla trama e trascinando gli spettatori in un turbinio di suoni e colori, balli e risate. Formidabili i suoni dalle eccezionali capacità illusorie: ululati, demoni, solitudine, obbrobriose creature immonde, mostri repellenti sembravano pervadere tutta la sala.

 

A noi di Nerospinto il musical Frankestein Jr piace perché è diverso dai soliti spettacoli: mette in scena la paura e il divertimento, e, in chiave allegorica, la follia e la realtà.

 

Sara Negri

 

Lo spettacolo continua il tour nei principali teatri italiani: Politeama Genovese di Genova, Teatro Alfieri di Torino, Il Rossetti di Trieste, Teatro Augusteo di Napoli, Teatroteam di Bari, Europauditorium di Bologna e tanti altri.

 

Per info:

www.frankensteinjuniorilmusical.it

www.facebook.com/frankensteinjuniormusical

Twitter @CompagniaRancia #musical #frankensteinjunior #sipuofare

Pubblicato in Foyer

La nostra epoca si caratterizza dalla crescente ricerca di qualcosa che vada al di là del mero materialismo e dei consumi che intorpidiscono l'uomo contemporaneo. Sembriamo non avere mai tempo, siamo sempre di corsa e di fretta; ma arriva, a un certo punto nella nostra vita, l'esigenza di ritagliarci un'ora per staccare la spina, spegnere la nostra testa abbandonare i problemi e costruirsi in un rifugio sicuro.

Molta gente sceglie lo Yoga come mezzo per realizzare questo bisogno e, di conseguenza, la domanda sta diventando ovunque sempre maggiore, Milano inclusa. Nasce cosi il problema di quale insegnante o di quale scuola di yoga scegliere.

Tanta gente si rivolge a me per chiedere un parere. Il consiglio che dò a tutti è quello di provare, provare e ancora provare presso diverse scuole, scegliendo poi l’insegnamento più adatto alla propria personalità, al proprio corpo e alla propria mente. E' come provare diversi vestiti quando si va a fare shopping, perché non dovremmo fare lo stesso con le discipline che ci promettono uno status di vita migliore?

Proverò a riassumere alcuni step che definirei “oggettivi” per valutare, dopo una lezione di prova, una scuola di yoga.

CONOSCENZA YOGICA Mi rendo conto che, per chi si avvicina per la prima volta a questa disciplina, non è facile comprendere appieno la preparazione o meno di un insegnante. Tuttavia può capitare di incontrare molti insegnanti che hanno grande carisma, grandi doti comunicative, ma scarsissima preparazione tecnica riguardo gli allineamenti delle Asana e i rischi in cui un nuovo allievo può incorrere eseguendo determinate posizioni. Un buon insegnante fa due chiacchiere con il nuovo arrivato chiedendo se ha problemi fisici di sorta: nessun maestro vorrebbe mai che una persona che soffre di sciatica inizi a fare Yoga (perché no, tutti possono far yoga) rischiando di rimanere bloccata sul tappetino di pratica. E' bene che anche voi comunichiate, all'inizio di ogni prima lezione di prova, se avete qualche deficit particolare o problemi muscolari. Un buon insegnante saprà adattare la Sadhana (pratica fisica) alle vostre esigenze, senza farvi sentire “in colpa” o “diverso”. Egli dovrebbe essere in grado di far sembrare tutto naturale mentre si occupa di scegliere delle Asana che non vi arrechino danno. E’ bene infatti avvertirvi che, essendoci molta richiesta, vi sono altrettante persone, non tutte, che si improvvisano insegnanti, non conoscono gli allineamenti delle posizioni e i loro effetti e sono spesso totalmente impreparati su quelle che sono sia le radici storiche dello Yoga sia le sue ali, ovvero le sue nuove evoluzioni, sia filosofiche che anatomiche ed energetiche.

“Il vero saggio è colui che sa di non sapere” (cit.Socrate)

Direi che la frase dice tutto. Per orientarsi al meglio nella scelta delle scuole di Yoga è bene sapere che la cultura yogica è davvero sconfinata. I migliori insegnanti sono quelli consapevoli di sapere solo una piccola parte dell'enorme bagaglio filosofico e spirituale dello Yoga.

L'UTILIZZO DEGLI “INGREDIENTI” NEI CORSI Bisogna verificare che le componenti di un determinato stile di Yoga siano tutte utilizzate. Anche un corso di Hata Yoga, lo yoga apparentemente più improntato sulle Asana (posizioni), deve possedere all'interno della Sadhana uno spazio per il Pranayama (esercizi di respirazione) e di meditazione. Ricordiamoci che lo Yoga parte dal fisico per penetrare all'interno della nostra mente, del nostro “io”: è un processo psicofisico, non una semplice serie di esercizi fisici.

MA QUANTO MI COSTI! Ovviamente non è da trascurare la parte dei costi dei corsi delle diverse scuole di Yoga che avrete provato. Se un costo vi sembra maggiore, una volta fatta la lezione di prova, dovreste riuscire a capire perché una scuola costa di più rispetto a un'altra. In caso contrario potrete anche chiedere direttamente alla scuola le motivazioni di un determinato costo. Generalmente a Milano, facendo una media di quello che mi è capitato di vedere, funziona così:

  •  80-100 euro al mese per corsi “open”...ma open open!!! Nel senso che l’ingresso è aperto tutta la settimana e permette di fare tutte le lezioni di Yoga che si desiderino, anche più di una al giorno, non ci sono limiti per la pratica. Attenzione però: imparate ad ascoltare il vostro proprio corpo, a comprenderne i bisogni e i limiti.
  •  60-80 euro una volta alla settimana nel giorno che si preferisce
  • pacchetti speciali da un tot. di lezioni al mese che si aggirano intorno ai 50-80 euro.
Naturalmente questa è una media di prezzi nella città. Insieme a queste cifre dovrete prevedere una quota associativa una tantum che si aggira intorno ai 30-50 euro. Da citare anche abbonamenti trimestrali o annuali, nei quali si risparmia sempre qualcosa.

Personalmente, penso che se una cosa fa star bene non c'è da badare a spese. Sempre nei limiti delle proprie possibilità.

DIMMI COME COMUNICHI E TI DIRO’ CHI SEI La comunicazione è importante, soprattutto in una città fondata sull’ immagine come Milano, ma attenzione a come una scuola si propone a livello pubblicitario: ricordiamoci che lo Yoga è una disciplina, un'arte o una scienza quindi va provata, non pubblicizzata con troppi fronzoli. Diffiderei da scuole che fanno troppe promesse. Apprezzo invece le scuole che si limitano semplicemente a descrivere il corso e i suoi benefici.

PRATICA FISICA/PRATICA PSICOLOGICA E' bene capire quale disciplina fa per noi, e ciò si ottiene solo provando. Molti mi chiedono cos'è l'Hata o Satyananda o l'Ashtanga o lo Yoga Integrale, che personalmente io pratico al Parsifal...tuttavia quello che dico sempre è di provare, provare, provare tutto: ovviamente descrivo anche le differenze, non sono così crudele! Anche io sono andato e mi reco a fare delle lezioni di prova in altre scuole, per valutare la differenza tra lo stile di Yoga che pratico e lo stile che mi accingo a fare, traendo le dovute conclusioni e cercando interiormente di percepirne gli effetti. Ecco, provare diversi stili sviluppa anche una capacità di ascolto del proprio corpo: saper ascoltarsi per affinare la propria capacità di giudizio e scegliere una cosa che faccia bene, che crei piacere; capacità che l'uomo contemporaneo sembra aver ormai perso. Fare delle prove aiuta a ritrovare un metro di giudizio per comprendere meglio ciò che ci fa bene. Sbaglia chi giudica una determinata scuola in base alla sua fama o alla pubblicità che sta dietro uno stile di Yoga piuttosto che ad un altro.

IL CONTENITORE E L'AMBIENTE PER LA PRATICA Uno sguardo all'architettura e all'interior design. Una scuola di Yoga dev'esser anche pensata per preparare l'allievo a ricevere i propri insegnamenti, ciò mediante elementi che vanno dai colori alle finiture, dai materiali alla musica, dall'incenso utilizzato (per carità non quello che vendono alle bancarelle) al pavimento, dall'accoglienza alla pulizia. La pulizia è fondamentale: lo yoga va assolutamente praticato in un luogo pulito e ordinato. Come possiamo fissare la nostra mente se avendo gli occhi aperti vediamo un rotolino di polvere che va e viene o se fissiamo un punto con lo sguardo su una parete incrostata? Inoltre, per quanto riguarda il colore nella sala di pratica, studi di colorimetria hanno dimostrato che l'utilizzo di determinati colori caldi o freddi stimolano o rallentano il sistema nervoso simpatico e parasimpatico (simpatico il nome, non trovate?) riuscendo a far scattare meccanismi psicologici atti a rilassarci. In conclusione: guardate i dettagli. Come diceva Mies: “Dio è nei dettagli!”

Un ultimo consiglio: non accontentatevi di quello che pensate o vi dicono sia giusto, ma cercate la scuola in cui vi sentite davvero a vostro agio, che vi permetta un ascolto più in profondità di voi stessi e che vi faccia evolvere, crescere e rilassare.

Namasté, Vittorio Pascale.

Pubblicato in in[sano]
Lunedì, 28 Gennaio 2013 13:46

L'architettura è donna

Si è spenta lo scorso primo novembre uno dei più grandi architetti e designer italiani, Gaetana “Gae” Aulenti, donna dal forte carisma, tanto da segnare indelebilmente la storia dell’architettura contemporanea. Nata in provincia di Udine, nel 1927, si laureò in architettura al Politecnico di Milano, iniziò la carriera accademica prima come assistente di cattedra a Verona e successivamente a Milano. Si formò in un clima come quello degli anni ’50 milanesi, dove si stava tentando un recupero dei valori architettonici del passato, convergendo nel movimento Neoliberty, come reazione al razionalismo.

La critica ha più volte identificato proprio nell’Aulenti colei che per prima, senza finzioni o falsi moralismi, aveva provveduto alla crisi del Movimento Moderno, mettendo da parte il culto dei maestri, metodologie e tecniche per applicarsi senza remore alla sperimentazione di nuovi e più attuali linguaggi.

Soprannominata la “pendolare del bello”, si presentava come una donna fredda ma cordiale, semplice, quasi claustrale, con quel capello corto e quel tono duro, aspro, che le permetteva di tenere testa a qualsiasi interlocutore. Ci si stupisce osservando le sue opere da architetto: ha sempre rifiutato partnership maschili per portare avanti i propri progetti. Apprezzare questo fatto oggi, dopo l’esperienza femminista, con una rivoluzione dei ruoli tra i generi che ancora oggi non si è conclusa, può sembrare marginale; eppure, ripensata agli anni ’50-’70 quando la situazione era certamente diversa, testimonia senza dubbio la forza di carattere di questa donna architetto, che affermava che il profumo migliore fosse l’odore del cemento e il suo obiettivo quello di rincorrere la semplicità, uno dei traguardi più difficili da ottenere.

La notorietà arrivò a metà degli anni Sessanta, quando disegnò la lampada da tavolo Pipistrello, un capolavoro di design dalle forme semplici, ma nello stesso momento ricercate ed eleganti; sarà la collaborazione con la Olivetti, nota produttrice di macchine da scrivere, a portare Gae Aulenti alla fama, tanto che di lì a poco arriveranno le prime importanti commissioni, come le ristrutturazioni chieste da Gianni Agnelli per l’appartamento in zona Brera e per altri progetti.

Membro attivo di numerosi comitati direttivi di riviste del settore, si avvicinò al mondo dei musei, curando la ristrutturazione e l’allestimento di alcuni tra i più prestigiosi edifici storici nazionali: Napoli, Bari, Palermo, Ferrara per citarne alcuni. È proprio in questi esempi che si evince quanto la Aulenti aveva a cuore: la decisione di mettere la sua architettura in stretta relazione con l’ambiente urbano già esistente, che prende a modello, quasi fosse la forma generatrice della sua idea, per creare spazi unitari ma dove i singoli elementi emergono in tutta la loro potenza.

Donna dal carattere forte non si lasciava sconvolgere dalle polemiche: quando nel 2007 il rosso lacca utilizzato per l’Istituto italiano di cultura a Tokyo venne definito “grottesco” e per qualcuno avrebbe potuto minare le relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone, la Aulenti rispose “rosso è, e rosso rimane”, chiudendo ogni margine di trattativa.

Anche nella sua Milano non fu esente da polemiche e scontri: alla fine degli anni ’90, viene incaricata di ripensare gli spazi della stazione Cadorna, decidendo di porre al centro della piazza la scultura della coppia svedese Oldenburg, il famoso ago e filo in acciaio e vetroresina di diverso colore, quale omaggio alla famosa industriosità dei milanesi, incapaci di stare con le mani in mano. La critica non perse tempo, anche il sindaco Moratti si scagliò contro l’opera, arrivando a proporre di spostare l’opera in un parco della periferia. I milanesi furono d’accordo: da un sondaggio risultò che parteggiarono per il sindaco. L’opera però è ancora lì!

La fama della Aulenti varcò presto i confini italiani: in Francia, la “magicienne des formes”, realizzò uno dei suoi più grandi capolavori: il Museo d’Orsay, disegnando tutto lo spazio sotto la grande volta di vetro, inventando gli elementi d’arredo, dai mobili alle panchine, dalle sedie al desk d’ingresso, tanto che qualcuno la accusò di essersi fatta prendere un po’ la mano, preoccupandosi di valorizzare di più il suo lavoro che le opere che avrebbero dovuto essere esposte.

Gaetana non fu soltanto designer e architetto: negli anni ’70 cominciò la sua attività in campo teatrale, diventando scenografa e costumista. Il teatro diventa il mondo dove la trasgressione è concessa: lo spazio della scena viene per la prima volta identificato come antitesi alla platea e quindi deve perdere la sua forma codificata per sperimentare. La scena non è più soltanto un contenitore da abbellire ma un vero e proprio spazio in cui giocare.

A noi di Nerospinto piace ricordare Gae Aulenti perché ha saputo far valere i diritti delle donne senza essere femminista, ha saputo dimostrare che l’architettura non è solo un mestiere da uomini, ha saputo diventare uno dei grandi maestri dell’architettura senza essere un archistar.

Pubblicato in Cultura
Venerdì, 01 Marzo 2013 19:50

Un anno senza Lucio

Jazzista, paroliere e musicista. Il primo marzo 2012 la musica italiana perde uno dei piú compianti cantautori del panorama musicale italiano: il grande Lucio Dalla. Risale ad un anno fa la notizia dell’infarto che lo ha stroncato all’età di 69 anni, subito dopo aver partecipato al Festival di Sanremo di quell’anno, mentre si trovava a Montreux, in Svizzera, per una tourné, lontano dalla sua amata Bologna.

Lucio si avvicina alla musica sin da molto giovane suonando la fisarmonica e il clarinetto. Nasce a Bologna il 4 marzo 1943, data alla quale dedica una canzone che fece un certo scalpore in RAI, causandone la censura del verso “e anche adesso che bestemmio e bevo vino, per ladri e puttane sono Gesù Bambino”. Cantautore audace e senza vergogna, un po’come noi di Nerospinto, comincia la sua carriera suonando jazz con i Rheno Dixieland Band e come turnista con il suo clarinetto per una canzone di Edoardo Vianello. All’etá di 21 anni arriva il suo primo 45 giri contenente ‘’Lei (non è per me)’’ scritta da Gino Paoli e che fu un fiasco clamoroso. Non scoraggiandosi pubblica il suo primo album ‘’1999’’ con la sua band, Gli idoli, ed è con la stessa che presenta la canzone “Paff…bum!” al festival di Sanremo, accompagnato dalla mitica blues band inglese degli Yardbirds. Ma la notorietà arriverà solamente cinque anni e due dischi dopo nel 1971 con “Storie di casa mia”; dopo 38 anni l’ultimo lavoro “Angoli nel cielo”.

Artista eclettico, negli anni ‘90 dirige la sua etichetta, la Pressing , per la quale incide la maggior parte degli artisti da lui scoperti, compone musiche per film, realizza programmi tv, dipinge e fa il gallerista, incide “Pierino e il lupo”, si cimenta con la musica classica, e continua la sua attività di talent-scout. Tra le numerose collaborazioni, la più assidua quella con Francesco De Gregori con il quale incide ‘’Banana Republic’’ nel 1979, poi quelle con altri artisti di spessore come il paroliere Roversi, Bruno Lauzi, Paolo Conte, Gianni Morandi a Francesco Guccini  con cui ha scritto “Emilia” come omaggio alla loro regione natale. Dopo trent’anni di produzioni notevoli, nel 2001 esce “Luna Matana“ ispirato a Cala Matana, una spiaggia dell’isola San Domino dell'arcipelago delle Isole Tremiti presso la quale ha un appartamento e che si rivela lavoro non all’altezza delle sue capacitá. Seguono altri album che diventano sempre meno noti, fino alla splendida ‘’Nani’’, ultimo regalo sanremese dell’anno scorso, cantato con l’ultima sua scoperta Pierdavide Carone.

Sono tante le manifestazioni in ricordo della sua scomparsa. Il 4 marzo, giorno del suo compleanno,  verrá pubblicato un nuovo vinile in tiratura limitata che conterrà '' Notte di luna calante'', un brano di Domenico Modugno inciso da Lucio Dalla nel 1997. Seguirá, lo stesso giorno, il grande concerto a lui dedicato che si terrá a Bologna, sul palco di Piazza Maggiore, e vedrá la partecipazione di Fiorella Mannoia, Gianna Nannini, Renato Zero, Ornella Vanoni, Ron, Negramaro, Marta sui tubi, Pino Daniele e Gigi D’Alessio. A condurre lo show l’amico e collega Gianni Morandi. Il giorno prima, il 3 Marzo, Bologna ha inoltre ideato per il suo cittadino illustre, un'iniziativa insolita dal nome ''Una canzone per Lucio'' dove propone di aprire finestre, porte, sportelli delle macchine e diffondere le note di Lucio per tutta la cittá lasciando che le sue canzoni la inondino avvolgendola con la sua presenza. Come non citare infine il suo ultimo lavoro ‘’Pinocchio’’, film del disegnatore Lorenzo Mattotti e il regista Enzo d'Aló, autore del lungometraggio d’animazione "La Gabbianella e il Gatto’’, che lo ha visto impegnato negli ultimi anni della sua vita, nel curare la colonna sonora e doppiare uno dei suoi personaggi, il Pescatore Verde. Pinocchio , versione lontana da quella Disney, che vuole avvicinarsi in maniera molto piú fedele al romanzo di Collodi, è stato presentato alla 69esima mostra del cinema di Venezia ed è nelle sale cinematografiche dal 21 Febbraio.

Nerospinto dedica al cantautore e ai suoi lettori questo simpatico backstage, uno degli ultimi e divertentissimi Lucio.

 

http://www.youtube.com/watch?v=X-uYwPg_OQc

 

Pubblicato in Musica

Quello del massaggio è un universo che ha origini molto antiche, da millenni si occupa del benessere fisico, mentale e spirituale delle persone.

Le tensioni, i dolori, gli acciacchi fisici sono quasi sempre problemi che derivano da altrettante tensioni, dolori, malesseri mentali ed emotivi.

Quello che si fa di solito è prendere una pastiglia per far passare il dolore, ma in realtà è la causa che è spesso trascurata e con il passare del tempo quei sintomi si ripresentano portando a conseguenze sempre più gravi.

E' come se si accendesse la spia dell'olio sul cruscotto della macchina e noi pensassimo solo a far spegnere la spia piuttosto che a portare l'auto dal meccanico e risolvere il problema.

I massaggi hanno una funzione non solo di cura verso i dolori che tutti conosciamo, ma piuttosto di benessere, prevenzione dello stress e mantenimento dello stato di buona salute.

In Oriente la persona è considerata come l'unione di corpo, mente e spirito e questi tre elementi non possono essere separati. Proprio per questo motivo discipline come lo yoga, i massaggi, la meditazione sono alla base della vita di tutti i giorni, un'abitudine quotidiana, come da noi bere il caffè al bar.

Le persone in India, in Cina, Giappone, Thailandia da sempre riconoscono il valore profondo di certe discipline e le applicano e praticano per star bene a 360 gradi.

Ad una mente rilassata e serena corrisponde sempre un corpo privo di dolori, di tensioni muscolari, di cervicali dolenti, di malattie.

La maggior parte delle malattie si formano sotto l'influenza del sistema nervoso ortosimpatico e se una persona vive costantemente sotto il controllo dell’ortosimpatico tende a cronicizzare le tensioni e alla lunga ad ammalarsi.

Di notte, durante una pausa, un massaggio o una situazione serena è il sistema nervoso parasimpatico che prende il sopravvento e questo permette all'individuo di aumentare il proprio sistema immunitario, produrre ormoni della crescita etc.

Fondamentale quindi per il proprio benessere fare in modo che il sistema nervoso parasimpatico sia più attivo rispetto a quello ortosimpatico.

Scopo del massaggio è quello appunto di aumentare in modo esponenziale l'attività del parasimpatico diminuendo fino ad annullare quella dell'ortosimpatico.

Un massaggio ben fatto corrisponde in media a 5 ore di sonno profondo!

L'effetto della mente sul corpo è assolutamente collegato e molto potente.

Quante volte siete stati dal medico e lo studio era pieno di gente e quando vi è capitato di andarci prima delle feste o prima dell'estate lo studio è sempre vuoto? Coincidenza o guarda caso la gente con la testa proiettata in un periodo sereno come quello delle vacanze non ha dolori o malattie?

Il massaggio praticato regolarmente scioglie le tensioni, ne previene la formazione, rende flessibili, migliora la circolazione, dona lucentezza alla pelle, previene la caduta dei capelli, rafforza le difese immunitarie, tonifica i muscoli, incrementa l'attività sessuale, rallenta l'invecchiamento.

In Oriente il massaggio è al centro della vita dell'uomo ancora prima che egli nasca.

La donna in gravidanza è massaggiata molto di frequente in quanto il massaggio non solo rilassa la mente ma ammorbidisce i tessuti, i muscoli, porta sangue ossigenato al feto e il parto è per questa ragione sempre molto veloce, con dolori molto limitati.

I bambini in India vengono massaggiati giornalmente fino a diminuire la frequenza verso i sei anni quando a questi viene insegnato a massaggiare così che possono a loro volta praticare sui propri cari.

Nell'immaginario comune se si pensa ad una persona asiatica non ce la si immagina mai con i capelli bianchi o con una pelle vecchia e rugosa.

Se si pensa ad una donna indiana o giapponese ce la si immagina con una folta chioma di capelli neri e lucidi e una pelle di porcellana.

Anche questo l'effetto dei massaggi.

L'aspetto mentale, spirituale ed energetico dei massaggi sull'uomo è molto importante e solo da pochi anni se ne parla anche in Occidente.

A sentire parlare di spiritualità ed energie molti ancora pensano a sette sataniche o comunità hippy.

Albert Einstein rivoluzionò il mondo della scienza ponendo nella sua famosa formula E=mc2 il segno uguale tra "E", energia, e "m", massa,ovvero materia.

Il suo genio pose le basi di un nuovo modo scientifico di vedere il mondo che ci circonda, i rapporti tra le cose e gli uomini dimostrando appunto che l'energia e la materia sono collegate.

Questo riporta al discorso che un uomo che vive in un contesto sereno, di pace, energeticamente positivo vive meglio anche dal punto di vista fisico.

Per concludere pensate che per esempio in India, i massaggi, lo yoga e la meditazione rientrano in quella che si definisce Ayurveda ossia la medicina tradizionale indiana esistente da millenni prima della nostra e ancora in vigore e sviluppo.

Se queste discipline sono incluse in campo medico beh...le conclusioni a voi.

Walter Zanca

Massaggiatore professionista

WWW.MASSAGGIMILANO.IT

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