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È il giovanissimo Lele il vincitore della categoria nuove proposte del 67° Festival di Sanremo, con il brano “Ora mai”.

dal 15 al 20 dicembre 2015

dalla trilogia "Innamorate dello spavento" di Massimo Sgorbani

regia di Renzo Martinelli con Milutin Dapcevic e Federica Fracassi dramaturg Francesca Garolla suono dal vivo Fabio Cinicola - luci Mattia De Pace

Il dialogo impossibile eppure reale tra la infanticida e il genocida. Un dialogo pieno di comparse, da Biancaneve ai sette nani, passando per Topolino, con Walt Disney che sorride sornione alla finestra del bunker.

Magda e lo spavento”: in effetti c’è da aver paura, pensando alla storia, la Storia con la esse maiuscola. Si ride, si scherza, si flirta amabilmente con l’uomo nero e, per farlo, bisogna avere il sangue freddo di Magda Goebbles, essere capaci di far amabilmente morire sei piccoli cuccioli d’uomo, il freddo del cianuro e il bacio della buona notte.

A conclusione della trilogia ecco arrivare l’innominabile, l’osceno, Heil Hitler! Teatro i presenta l’ultima tappa di “Innamorate dello spavento”, l’unico dei tre testi a vedere in scena proprio Mein Führer, orribile, eppure bellissimo agli occhi idealizzanti delle sue seguaci, forte, eppure debolissimo, l’uomo di razza dalle origini incerte.

LA TRILOGIA

Innamorate dello spavento è un progetto di Teatro i in cui l’autore Massimo Sgorbani cattura le voci di alcune donne legate al Führer che precipitano inarrestabili verso la fine del Reich. Tra il 29 aprile e il 1° maggio del 1945, nel bunker sotterraneo del Palazzo della Cancelleria di Berlino, alcuni dei principali rappresentanti del partito nazionalsocialista si suicidano. Poche ore prima Hitler sposa Eva Braun. Poche ore dopo Hitler e signora si uccidono con le fiale testate sul pastore tedesco del Führer, Blondi, il primo a morire. Poche ore dopo Magda Goebbels somministra le fiale ai sei figli addormentati. Ancora poche ore, e anche Magda e il marito si avvelenano con le stesse fiale.

Innamorate dello spavento” si compone di tre testi distinti che Teatro i sta affrontando con la regia di Renzo Martinelli e l’interpretazione di Federica Fracassi. Il primo, “Blondi”, è stato prodotto dal Piccolo Teatro di Milano nella stagione 2012-2013 ed è stato ripreso sul medesimo palco nel maggio 2014. La seconda parte, “Eva (1912-1945)”, uno spettacolo in site specific le cui tappe hanno portato a molteplici versioni dello realizzate ad hoc per i luoghi ospitanti, dà voce all’omonima protagonista, Eva Braun che, precipitando ignara verso il suicidio, intreccia la sua storia con quella di Rossella O’Hara, protagonista di “Via col Vento”, il suo film preferito. Infine, la terza parte, che vede in scena Magda Goebbels e lo stesso Führer, ha debuttato nell’autunno 2014.

Tutta la trilogia è stata presentata all’interno del programma radiofonico Teatri in diretta / Radio3 di Laura Palmieri e Antonio Audino.

INFO

MILANO – TEATRO ELFO PUCCINI, Sala Fassbinder corso Buenos Aires 33, Milano Durata: 90' (senza intervallo) Da martedì a sabato: ore 21.00 / domenica: ore 16.30 Info e prenotazioni: tel. 02/0066.06.06 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.www.elfo.org Prezzi: intero € 30.50 / martedì posto unico € 20 / rid. <25 anni - >65 anni € 16

 

Dal 30 novembre al 31 dicembre, sala Shakespeare testo di Bertolt Brecht traduzione di Ferdinando Bruni regia e scene di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia

Considerata una delle migliori commedie di Brecht, scritta nel 1940 a guerra da poco iniziata, "Puntila e il suo servo Matti" fu rappresentata per la prima volta quando Brecht rientrò in Europa dall'esilio negli Stati Uniti, dapprima a Zurigo nel 1948, poi scelta per inaugurare nel 1949 la prima stagione del Berliner Ensemble.

Brecht mette in scena una "variante" di dottor Jeckyll e Mister Hyde: il ricco possidente Puntila è infatti un personaggio a due volti, schizoide e alienato. Da sobrio è un tiranno che perseguita i suoi dipendenti, sfrutta i suoi operai e vuol dare la figlia Eva in moglie a un diplomatico inetto e a caccia di dote, mentre, quando è ubriaco, diventa amico di tutti e vuol far sposare Eva al suo autista Matti, che tratta su un piano di parità. Sfortunatamente le sbronze passano sempre... Al tagliente Matti il compito di smontare le false promesse e la falsa bontà del suo padrone, in un rapporto che a tratti richiama nobili precedenti (da Don Chisciotte/Sancho Panza a Don Giovanni/Leporello) e a tratti rimanda alle comiche finali dei film muti.

Una riflessione sulla compresenza del bene e del male nell’animo umano, una sferzante allegoria del capitalismo. E il messaggio di Brecht, attualissimo in un mondo in cui l’uno per cento della popolazione detiene metà della ricchezza globale e il resto delle risorse è in mano a un quinto degli abitanti, suggerisce che solo un’autentica eguaglianza, piuttosto che uno slancio filantropico individuale, può davvero colmare il divario fra ricchezza e povertà e che il benessere di cui godiamo altro non è che il ghigno di Puntila ubriaco.

Ferdinando Bruni e Francesco Frongia firmano il primo Brecht "made in Elfo", a sessant'anni dalla morte del drammaturgo, i due registi scelgono una "commedia popolare" - secondo la definizione brechtiana - che nell'allestimento pensato per il grande palco della sala Shakespeare sprigiona tutto il suo potenziale comico facendo emergere, con esiti spesso esilaranti, le contraddizioni e le disuguaglianze sociali di un'epoca che, pur con altri abiti e abitudini, somiglia nella sostanza alla nostra.

In scena una compagnia affiatata di dodici attori di diverse generazioni che sa dosare ritmi incalzanti e sospensioni liriche. A guidarli Ferdinando Bruni nel ruolo mutevole e schizofrenico di Puntila, affiancato dal servo Matti di Luciano Scarpa che torna tra le file dell'Elfo dove aveva interpretato Orazio nell'Amleto, Elicone nel Caligola, il giovane Eugenio nella Bottega del caffé. Completano il cast Ida Marinelli, Elena Russo Arman, Corinna Agustoni e Luca Toracca, insieme agli "elfi d'adozione" Umberto Petranca, Nicola Stravalaci, Matteo de Mojana, Carolina Cametti e ai nuovi scritturati Francesca Turrini e Francesco Baldi.

Le scene, firmate da Bruni e Frongia, alludono a un ambiente rurale del secolo scorso, tra sipari di tela grezza stampati come enormi monete, sacchi di iuta pieni di soldi, quarti di bue appesi, immagini di animali scuoiati, ossa e crani a richiamare quanto di crudele si nasconda dietro la facciata bucolica della vita contadina.

I costumi di Gianluca Falaschi rimandano ironicamente agli anni bui del primo dopoguerra con la marsina, il panciotto e la tuba dell’eterno capitalista Puntila e dei suoi amici notabili, con gli abiti hollywoodiani di Eva (da camera, da sera, sportivi...) o coi costumi consunti e rattoppati delle cameriere e dei contadini. Un mondo che spazia dalle comiche di Charlot alle foto di August Sander.

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Tra le mura di una casa si plasma l’intimo viaggio di una donna, interpretata da un’intensa Corinna Agustoni, alla ricerca della propria vocazione.

La coreografa e regista Elisabetta Faleni ha costruito con la protagonista uno spettacolo che rivela i movimenti più profondi di questo percorso interiore di trasformazione. È il rapporto tra il conscio e l'inconscio che viene drammatizzato, trovando espressione nei molteplici linguaggi del teatro-danza.

Una simbolica caduta delle ali costringe la protagonista a confrontarsi con il proprio Io, un IO severo che prende le sembianze di una figura femminile dal volto velato e interviene spostando pareti, amplificando e deformando voci, lasciando filtrare l'acqua dalle crepe, fino a disorientare la donna che si perde nella propria casa divenutale sempre più estranea ed aliena.

L'IO, come un burattinaio manipolatore, riesce a soffocare ogni impulso animalesco e istintivo della protagonista, scaturiti da una forza nascosta. Ma il SÉ rivela il proprio potere e in una fuga, dove non si sa più chi insegue chi, l'IO manca la sua presa. Ecco che l'ombra della donna si stacca, come anima interlocutrice, e un dolce dialogo tra le due restituisce la donna a sé stessa. E la vita cessa di far paura.

Elisabetta Faleni ha una formazione di ballerina classica (Teatro Bolscioi e Teatro alla Scala) da cui si allontana per dedicarsi alla danza contemporanea. Dopo due anni nella compagnia di Pina Bausch, inizia a creare in proprio coreografie e spettacoli nei quali la drammaturgia del movimento è applicata al lavoro dell’attore. È co-fondatrice della compagnia Teatro in Polvere, un luogo dove approfondire il rapporto tra parola e gesto e dove cercare simboli archetipi comuni. Tra le produzioni ricordiamo lo spettacolo Teatro-Cucina, di cui Elisabetta Faleni firma la regia nel 2000, nel quale il pubblico viene fatto accomodare attorno a una tavola imbandita per una cena che diventa rappresentazione (e viceversa). È uno dei primi esperimenti di questo genere. Attualmente vive a Monaco di Baviera, dove ha aperto un atelier per sviluppare le arti figurative.

Corinna Agustoni fa parte del Teatro dell’Elfo dal 1976 e da allora partecipa ai più importanti spettacoli della compagnia, a partire dalla duplice versione del Sogno shakespeariano diretta da Salvatores e da De Capitani. Tra gli ultimi lavori in seno alla compagnia: è stata una sensibile protagonista del Buio dell’America di J. C. Oates (regia di Francesco Frongia) e ha interpretato Vee Talbott nella Discesa di Orfeo di T. Williams (diretta da De Capitani); senza dimenticare l’esilarante personaggio della Nonna nello spettacolo e nel film Happy family e l’imminente Mr Puntila e il suo servo Matti, regia di Bruni/Frongia.

Info Elfo Puccini, sala Bausch, corso Buenos Aires 33, Milano prenotazioni: tel. 02.0066.06.32, www.elfo.org Intero 16,50 €, abbonati Elfo Puccini 11,50 € Orari: 10, 11, 12, 15, 17, 22 novembre ore 19:30 / 13, 14, 18, 19, 20, 21 novembre ore 22:30

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Un uomo e una donna sono rifugiati in un teatro insieme al pubblico. In questo spazio di illusoria salvezza e resistenza attendono l’arrivo di qualcuno o qualcosa: la fine del mondo? Un nuovo inizio? la Rivoluzione? Forse arrivano gli Zombi.

Gli Zombi siamo noi. La Zombitudine è la nostra condizione quotidiana. Stretti tra l’emergenza di un evento imminente e devastante e una quotidianità claustrofobica si fa fatica a riconoscere il pericolo o la salvezza: la vita da assediati è divenuta normalità. Quella dello Zombi allora è l’immagine della nostra fine, ma è anche un’immagine di speranza, l’unica prospettiva di rinascita, l’unica forma di vita alternativa al dominio di banche, finanza e multinazionali. L’unico Risorgimento possibile per noi e il nostro Paese è un Risorgimento Zombi. Zombi di tutto il mondo uniamoci!

Dalla rassegna stampa

"La coppia Timpano/Frosini - grandi irregolari del teatro, irridenti, graffianti, volutamente irritanti e politicamente scorretti - confeziona un testo che dovrebbe sembrare un non testo, aleatorio, magmatico, apparentemente improvvisato, ma che invece è un testo vero, di stralunata qualità poetica. (…)

Che li si prenda singolarmente oppure in coppia, Elvira Frosini e Daniele Timpano sono fra le presenze più imprevedibili e provocatorie del teatro italiano di oggi: ogni loro intervento graffia, disturba, spiazza la sensibilità dello spettatore. Il loro nuovo spettacolo si intitola non a caso Zombitudine, e vuole assumere sarcasticamente la condizione dei morti-viventi come emblema dell’Italia di oggi, metafora di una fine collettiva, ma anche di una paradossale speranza di rinascita."

Renato Palazzi, Il Sole 24Ore

Info:

Elfo Puccini, sala Bausch – c.so Buenos Aires 33, Milano Dal 3 all'8 novembre Mar/sab ore 19.30, dom ore 15.30 Intero 30.50 € - Ridotto giovani/anziani 16 € - Martedì 20 € Info e prenotazioni: tel. 02.0066.06.06, www.elfo.org

Anarchica, estremistica, insolente la Salomé di Wilde è poco nota in Italia, forse messa in ombra dalla popolarità della versione operistica di Richard Strauss. L’autore inglese l’aveva composta nel 1891 a Parigi, pensando – pare – a Sarah Bernhardt, al suo orientaleggiante esotismo, alla sua voce recitante.

Ferdinando Bruni e Francesco Frongia ne hanno firmato nel 2011 una personale versione (che ora torna in scena con qualche variante), intrecciando al tessuto di questo atto unico brani tratti dalle ultime opere dello scrittore (in particolare dalla Ballata del carcere di Reading e De Profundis) e tratti da testimonianze, interviste e dichiarazioni.

Tra gioco e rito questa inquietante Salomé, interpretata unicamente da uomini, va in scena nel baraccone di un circo o di un luna park di periferia. Mavor Parker (personaggio di fantasia che richiama due amanti di Wilde che divennero suoi accusatori quando fu processato per sodomia) invita il pubblico a entrare “nel serraglio” dove potrà ammirare un prodigio: il Poeta, “il Gran Sacerdote della Corrente Estetica Moderna che raccolse tutti i sistemi in una sola frase, tutta la vita in un epigramma”.

In uno spettacolo in cui le identità dei personaggi sono destinate a moltiplicarsi, Ferdinando Bruni si cala inizialmente nei panni dello scrittore, incatenato in carcere (dove fu effettivamente recluso dal 1895 al 1897), poi in quelli del profeta Iokanaan, anch’egli prigioniero, e infine dà corpo e voce a Erode, innamorato della giovane Salomé (che in questa ripresa viene interpretata da Mauro Bernardi). Enzo Curcurù è Mavor Parker, il Giovane siriano e Erodiade. Tutti personaggi che, tra gli eccessi di lustrini, paillettes e gioielli, ritrovano la loro dimensione tragica: uomini dallo sguardo di fanciulla, satrapi decadenti, vecchie vogliose, prigionieri da esibire senza pudore ma capaci di riaffermare la dignità di “un amore che può finalmente dire il suo nome”. E le parole di dolore che segnano le ultime opere dello scrittore si intrecciano con le loro battute per ricordarci che “ognuno uccide ciò che ama”.

Info:

Elfo Puccini, sala Fassbinder, corso Buenos Aires 33, Milano Dal 3 al 22 novembre Mar-sab ore 20.30, dom ore 16.00 – ATTENZIONE: lunedì 9 novembre ore 20.30 / Domenica 15 novembre RIPOSO. Intero 30.50 € - Ridotto giovani/anziani 16 € - Martedì 20 € Info e prenotazioni: tel. 02.0066.06.06, www.elfo.org

Dragpennyopera, l'ultimo lavoro delle Nina's Drag Queens, è ispirato a The Beggar's Opera di John Gay, anti-opera satirica scritta nel 1728 che nel corso della storia è andata incontro a molte riscritture e adattamenti (uno anche da parte del nostro Dario Fo). Inutile dire che il più famoso di questi remake è L'Opera da tre soldi di Brecht/Weil.

Il gusto della commistione e del pastiche è uno dei punti di forza dello spettacolo: l’opera settecentesca di John Gay miscelava, già allora, la musica colta e la canzone da osteria, la presa in giro del “gran teatro”, la satira più nera, e soprattutto adattava canzoni note al pubblico. Allo stesso modo le Nina’s Drag Queens attingono al repertorio della musica contemporanea: ironia, gioco, e contaminazioni, tra Bellini e gli Eurythmics, Rita Pavone e M.I.A., fino a una versione rock al femminile di Ricominciamo di Adriano Pappalardo. In Dragpennyopera inoltre i playback (su tutte, sempre, Mina e Raffaella Carrà) sono inframmezzati da qualche piccola sorpresa live. A creare l'atmosfera ideale, si aggiungono le musiche eseguite al piano da Diego Mingolla: composizioni originali che riecheggiano con delicatezza celebri melodie, tra pop ed espressionismo.

La riscrittura riduce a cinque personaggi femminili il variegato mondo di John Gay. Sono le donne del bandito Macheath: Polly, la moglie, figlia dell'imprenditrice Peachum; Lucy, l'amante, figlia di Tigra, capo della polizia; Jenny, prostituta e antico amore. Macheath ripercorre la vicenda a ritroso come la voce di un vecchio film, o un'ombra sulla coscienza: l'unico uomo, l'eterno assente, amato, odiato, e infine spolpato fino all’osso. Ancora una volta uno spettacolo corale, come vuole la poetica del gruppo. Ancora una volta personaggi estremi nei sentimenti e nei comportamenti, pantomime circensi, femmine animalesche e inquietanti. Eppure divertenti, esagerate, ironiche: drag queen, insomma.

La scena ricorda un teatro abbandonato: un sipario senza più ragion d'essere, quinte sfondate, frammenti di specchi, praticabili sghembi. È un mondo che ha ormai perso il suo antico splendore. I costumi di Gianluca Falaschi e la scenografia di Nathalie Deana ne conservano solo poche tracce che covano, pronte ad esplodere in un lieto fine dichiaratamente falso e falsamente liberatorio, fra drappi fucsia e lamé. Un gioco teatrale che sia un’opera buffa e, insieme, un’opera seria. Un cabaret agrodolce, dai tratti mostruosi e scintillanti.

Info:

Elfo Puccini, sala Shakespeare, corso Buenos Aires 33, Milano Dal 3 all'8 novembre Mar-sab ore 21.00, dom ore 16.30. Intero 30.50 € - Ridotto giovani/anziani 16 € - Martedì 20 € Info e prenotazioni: tel. 02.0066.06.06, www.elfo.org

Da martedì 27 ottobre, al Teatro Elfo Puccini va in scena lo spettacolo La Moda e la Morte - di Magdalena Barile - in prima nazionale, per inaugurare la stagione 2015-2016 di Nuove Storie, il programma dedicato ai gruppi indipendenti ed emergenti.

La compagnia teatrale Animanera trasforma la Moda e la Morte in due sorelle che condividono un appartamento e governano il mondo. Entrerà in scena, poi, La Storia, una bambina capricciosa che gioca alla guerra e non vuole studiare. Porta in casa battaglie, attentati, rivoluzioni, che non lasciano tracce sul tappeto fino a quando un uomo, bello e fiero, eroe o forse terrorista, irrompe nella vita delle tre creando scompiglio.

La moda e la morte è una commedia nera sulla percezione confusa e distorta che abbiamo della Grande Storia, anche a causa dell'era digitale. In questi tempi moderni la Storia scompare, sostituita dalle cronache sintetiche di Twitter, e, mentre la Moda prende il sopravvento imponendo ideali di vanità e superficialità, alla Morte non resta che adattarsi alla ''non vita'' dell'era digitale.

Animanera, nata nell'area dell'impegno sociale milanese, punta alla sperimentazione e alla ricerca, cercando di interpretare il mondo politico-sociale, e in generale il presente, attraverso originali drammaturgie e linguaggi che traggono ispirazione dai nuovi media e dalle arti visive. Animanera segue una linea estetica che crede nella grande forza evocativa delle immagini, che esamina ed esprime gli opposti, le similitudini delle diversità e i confini delle incertezze. Tra le altre opere di questa compagnia si possono citare anche Try creampie, Intimacy - le stanze degli altri, Piombo, Fine Famiglia e Senza Famiglia.

La Moda e la Morte rimarrà in scena in sala Bausch fino al 31 Ottobre, da martedì a domenica.

LA MODA E LA MORTE Teatro Elfo Puccini - corso Buenos Aires 33, Milano Martedì-sabato ore 19.30 Domenica ore 15.30 Info e prenotazioni 02 00660606 www.elfo.org

 Dal 21 ottobre al 4 novembre presso il teatro Elfo Puccini di Milano sarà possibile visitare la mostra fotografica BreakalegRitratti di scena della fotografa milanese Laila Pozzo.

 

Il progetto prende il nome dal motto inglese “Break a leg! Rompiti una gamba!”: una sorta di “In bocca al lupo” usato dai teatranti dei paesi anglosassoni.

Le opere sono frutto di un lungo lavoro di ricerca fotografica e costituiscono il racconto del fervente panorama teatrale cittadino.

 

Fotografare il teatro è difficile: ingabbiare in una piccola superficie la grandezza della scena e dei gesti risulta quasi impossibile. Per superare la mera documentazione è necessario osservare con profondità e scavare nell’animo dei protagonisti.

 

Attraverso sguardi e gesti misurati, i "ritratti di scena" di Laila Pozzo descrivono storie e relazioni tra i personaggi. Gli attori, non risultano ingabbiati nel scatto, ma si sentono liberi di dare nuova vita al personaggio che interpretano, giocando tra di loro e con l'obiettivo. La fotografa propone una serie di ritratti realizzati agli attori pochi istanti prima dell'atto finale, quando sta per avvenire la metamorfosi che li trasformerà in personaggi.

 

Per maggiori informazioni sul lavoro di Laila Pozzo

www.breakaleg.it

 

BREAKALEG RITRATTI DI SCENA 

fotografie di Laila Pozzo

 dal 21 ottobre al 4 novembre Teatro Elfo Puccini – Milano

Evento inserito nell’ambito di Photofestival 2015

INGRESSO LIBERO

 

La mostra sarà aperta negli orari di apertura del teatro.

TEATRO ELFO PUCCINI corso Buenos Aires 33, Milano tel. 02/0066.06.06 www.elfo.org

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Nella serata di venerdì 16 ottobre, alle ore 21.00, l'Elfo Puccini ospiterà il Teatro Filodrammatici per una replica di “Albania”, lo spettacolo ispirato a un romanzo di Augusto Bianchi Rizzi, per la regia di Bruno Fornasari.

"…ho un figlio che appena si regge ai primi passi. Per lui voglio scrivere questo mio diario di guerra intessuto fedelmente sui pochi appunti presi quasi ogni giorno nella Campagna italo-greca (28.10.1940 – 22.04.1941), cui io partecipai in qualità di medico di Compagnia alpina."

Il protagonista di Albanaia è il tenente medico Vittorio Bellei che ci accompagna in prima persona, attraverso frammenti del suo personale diario di guerra. La drammaturgia, tratta dal romanzo di Augusto Bianchi Rizzi, mette al centro un uomo e le sue convinzioni, la storia di un medico che aderisce con rigore etico e morale al sistema di valori del suo tempo e dedica tutto se stesso alla causa in cui crede. Dopo la nascita del figlio, Vittorio Bellei parte con le truppe Alpine per la guerra d'Albania. Assistiamo insieme a lui alla guerra in trincea sotto il fuoco nemico, per poi affrontare il gelo del monte Guri i Topit. A quota 2120 il nemico peggiore è proprio il freddo e gli alpini, mal nutriti e male attrezzati, combattono sotto terra e nelle trune ghiacciate la loro più dura battaglia di resistenza contro un esercito greco in forze e meglio organizzato. Il dottor Vittorio Bellei è lì per loro, per aiutarli a superare la nottata, in alcuni casi a sopravvivere al male della lontananza. La sua professione, o forse missione, lo costringe a sentire la vita correre via dai suoi commilitoni, sotto forma di bomba a mano o di nostalgia fredda come le trincee gelate in alta quota. L'unico sollievo sembrano essere le partite a carte in tenda, tra un allarme e l'altro, il momento del pasto scarso e condiviso, il momento di cantare insieme per non sentire il silenzio, per non aver paura di quel silenzio. Albanaia è quindi, e soprattutto, la storia di un uomo che si trova a dover confrontare il rigore dei principi con la comprensione umana degli affetti, l'insensatezza della sofferenza quotidiana con la sua legittimazione idealistica.

Info: 16 ottobre, ore 21.00 Teatro Elfo Puccini, corso Buenos Aires 33 Sala Fassbinder

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