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Esce oggi Alex Rider, la serie tv Amazon Original sulla spia adolescente|||

Adolescente. Spia. Eroe. Tratta dai romanzi best seller di Anthony Horowitz, esce oggi 12 novembre oggi su Amazon Prime Video "Alex Rider", la serie tv Amazon Original su una spia adolescente

 

 

 

 

Bisogna essere molto cinefili per amare i lavori di Carax e non perché sono intrisi di movimenti di macchina antichi e superati né perché il regista è un cineasta alla vecchia maniera, quella che ricorda le opere cinematografiche dei maestri del cinema del Novecento.

 

 

 

 

Ma perché le storie in immagini che racconta Carax scrollano gli spettatori dal tutto già visto a cui sono stati abituati negli ultimi decenni e li portano a pensare che il buio della sala cinematografica non serve per dormire o distrarsi con il cellulare ma ancestralmente è ancora il luogo deputato all’onirico dell’intelletto.

Così quando si guarda Holy Motors, ultima fatica del genio filmico di Leos Carax ci si stupisce e ci si delizia insieme. La trama confusionaria in maniera ordinata induce lo spettatore a chiedersi come mai bisogna perennemente indossare una maschera ed essere sempre qualcun altro in questo mondo.

E non solo nella nostra società contemporanea ma quasi sempre nella storia dell’umanità.

Le molteplici personalità assunte dal protagonista della storia Monsieur Oscar sono un omaggio alla creatività e insieme una condotta di vita che dalle maschere della commedia dell’arte fino ai personaggi del cinema muto non hanno mai mancato di sottolineare la necessità dell’uomo di nascondersi e camuffarsi a seconda della necessità del momento.

Per questo, alla fine, Monsieur Oscar è un uomo solo.

Un attore triste che interpreta ruoli affascinanti e meravigliosi ma che finiscono irrimediabilmente per nascondere la sua vera identità.

Perché in Holy Motors il leit motiv è appunto celarsi continuamente agli altri. Così come fa l’unico essere umano del film che ha contatti stretti con il protagonista, ovvero la sua autista, una affascinante e misteriosa donna bionda di cui anche lo stesso Oscar non sa praticamente nulla.

La genialità della narrazione filmica si basa appunto su questo particolare che rende speculari Celine e Oscar in un gioco di maschere e trasposizioni dove nessuno è mai ciò che appare.

Holy Motors è l’essenza del cinema tradizionale, primitivo ed essenziale.

Un viaggio nel passato per tutti i cinefili più convinti e pervicaci e una straordinaria scoperta per i nuovi spettatori che possono così scoprire la finzione cinematografica più pura.

 

 

Antonia del Sambro

 

 

 

 

Che fatica il rifacimento di pellicole mitiche! Massimo Venier se lo sarà detto mille volte quando ha pensato di riproporre in chiave moderna una delle commedie più riuscite e divertenti di Dino Risi.

Eppure armato di coraggio e di buoni propositi ce l’ha messa tutta e, a suo modo, ha ri-confezionato Il Vedono, anno 1959, in un film moderno e attuale chiamando a interpretare il ruolo della moglie ricca e dominatrice la Lucianina nazionale e volendo come marito succube ma di belle speranze, Fabio De Luigi. E per le nuove generazioni la pellicola potrebbe anche avere un senso e funzionare meravigliosamente. I due attori contemporanei sono bravissimi, divertenti, calati alla perfezione nella parte e molto credibili. La Littizzetto con chignon e tailleurini su misura incarna benissimo la ricca sciura imprenditrice e altezzosa, e De Luigi è magnifico nel ruolo del marito vessato, vanesio, impacciato ma adorabile e se io avessi qualche anno in meno direi che Aspirante vedovo si candida ad essere uno dei film più divertenti di questa fine anno.

Il fatto è che io, come molti altri italiani, conosciamo quasi a memoria il vecchio film di Dino Riso che oltre ad avere una sceneggiatura originale ha come protagonisti due “mostri sacri” del nostro cinema, i più bravi, due attori premiati e consacrati anche dal cinema internazionale e allora i paragoni e i confronti non solo sono inevitabili ma nascono davvero spontaneamente.

La pellicola del 1959 ha come protagonisti, appunto, Franca Valeri, che il ruolo della sciura milanese l’ha praticamente inventato e portato al cinema, che è passata con nonchalance assoluta dal teatro al grande schermo, alla televisione e poi ancora al teatro trasformando in oro tutto quello che toccava e da nientedimeno che Alberto Sordi, cioè la storia della commedia italiana, l’attore per antonomasia, il piacione sfigato ma adorabile.

Pertanto, tutto il talento, la bravura, la versatilità di Luciana Littizzetto e di Fabio De Luigi non possono bastare, è evidente. Non fosse altro che per quanto si impegnano sullo schermo quei ruoli sono già stati interpretati da altri e in una maniera così sublime che neppure un miracolo potrebbe far reggere il paragone. E infatti non è questa la strada.

Aspirante vedovo di Venier va visto perché ha un senso sociale e umano comunque attuale, quello che il regista mostra sullo schermo è la nostra Italia, il Paese del 2013 dove gli arrivisti continuano a mietere successi e tutti gli altri vanno dietro con il fiatone per poter raccogliere solo le briciole.

Il film di Massimo Venier va visto perché è divertente e fatto bene a prescindere da tutto e perché è inquietante e di grande sgomento comprendere quanto in Italia non sia mutato granché dal 1959.

Ultima considerazione, Aspirante vedovo come il film originale pone all’evidenza dello spettatore non solo una trama dove la ricca e potente signora sottomette il marito spiantato e di bell’aspetto ma il perenne conflitto di maschi contro femmine e viceversa. Un film visto e rivisto anche nella vita reale di ogni giorno e per questo assolutamente da rivedere anche sul grande schermo.

 

 

 

 

Si è spento a 67 anni Warren Clarke, attore inglese noto al grande pubblico per la sua interpretazione in Arancia Meccanica, film del 1971 del maestro Stanley Kubrick.  Da poco tempo lottava contro un male incurabile.

 

Meno conosciuto rispetto a Malcolm McDowell, suo partner nel film di Kubrick, Clarke era riuscito a ritagliarsi uno spazio importante nelle serie tv inglesi e in alcuni film hollywoodiani. Recitò, agli inizi della sua carriere, nella soap opera Coronation Street, prima di acquisire grande fama in Gran Bretagna per il suo ruolo da protagonista nella serie televisiva “Dalziel and Pascoe”. Fu anche il capitano Lee nel film “Robinson Crusoe” del 1989.

 

Memorabile rimane il ruolo di Dim, personaggio di Arancia Meccanica che lo ha consegnato di diritto alla storia del cinema. Teppista pavido e succube del comandante indiscusso Alex DeLarge, Dim è il primo del gruppo a ribellarsi. È protagonista di una delle scene più famose del film, quando Alex, irritato per una battuta detta da Dim poco prima, decide di ferirlo a una mano e gettarlo in un lago artificiale, dal quale riesce ad uscire a malapena.

 

Questa volta Warren Clarke non ce l’ha fatta, ma ha ottenuto in cambio un posto nel Pantheon del cinema.

 

‘Come un tuono’ è un film che ha fatto molto parlare di sé, per l’importanza dei contenuti trattati e la storia che lascia gli spettatori un po’ spiazzati, ma decisamente coinvolti, permettendo anche un margine di riflessione.

 

Il titolo originale della pellicola di Derek Cianfrance è ‘The place beyond the pines’, epopea familiare che mischia noir, poliziesco e melodramma con delle contaminazioni documentaristiche, caratteristiche che qualificano questo film come un futuro cult.

 

Luke (Ryan Gosling) è un talentuoso motociclista che si esibisce come stuntman in uno spettacolo itinerante chiamato globo della morte. Un giorno scopre di avere un figlio di un anno, Jason, nato dalla breve relazione avuta con Romina (Eva Mendez). Il protagonista decide quindi di non partire per essere il padre che lui non ha mai avuto. La donna però convive con un altro uomo, oltre al fatto che Luke non ha molti soldi. Su consiglio di un amico decide quindi di rapinare una banca ma viene tragicamente fermato dall’agente di polizia Avery (Bradley Cooper), diventato padre da poco di un bimbo di nome Aj. Quindici anni dopo Jason e Aj diventano amici, ma scopriranno il passato delle loro famiglie, che stravolgerà le loro vite.

 

Il magnifico cast interpreta benissimo i sentimenti dei diversi personaggi che si trovano di fronte a delle scelte che riguardano la replica o il rifiuto dell’eredità paterna. Nella trama ricorrono elementi narrativi che si rifanno alla tragedia greca, quali l’ineluttabilità del destino, l’idea della successione, le colpe dei padri che ricadono sui figli, la vendetta.

Il dramma familiare è decritto con grande realismo, infatti il regista predilige l’utilizzo di piani sequenza.

 

Anche la musica composta da Mike Patton va menzionata, che permette un totale coinvolgimento, restituendo intatte e immutate le atmosfere della cittadine di Schenectady, provincia di New York,  riprodotte realisticamente dalla fotografia di Sean Bobbitt.

 

Nel complesso rapporto tra padre e figlio il bene e il male si confondono, vita e morte si intrecciano, attraverso due generazioni che sembrano portare ferite che non possono rimarginarsi ma solo tornare a sanguinare.

 

Un film romantico, disperato, commuovente ma magnificamente raccontato, già uscito da qualche settimana, ma per chi non volesse perderselo, è ancora nelle sale cinematografiche, pronto a regalare emozioni e anche qualche lacrima. Un film decisamente da non dimenticare.

 

 

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