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AlBar Milano presenta il 25 luglio, dalle ore 19, Funny’s C'è “CAOS” in Piazza, l’evento che ha come ospiti Fernando Cozzolino di Xfactor e Manuel Aspidi di Amici.

Un ritorno inaspettato, quello di Róisin Murphy, ex voce dei Moloko: la cantante irlandese (classe 1973) torna infatti sulle scena musicale internazionale con un nuovo Ep, dedicato alla canzone italiana.

Il progetto, intitolato "Mi senti", intende omaggiare i grandi nomi della canzone tricolore, nonchè il parner musicale (e affettivo) della cantante, l'italiano Sebastiano Properzi, imbarcatosi in questa originale avventura assieme al produttore Eddy Stevens.

"Mi senti" contiene sei tracce, scelte personalmente dalla Murphy, tra le quali spiccano Mina ("Ancora, Ancora, Ancora" e "Non credere"), Patty Pravo (Pensiero Stupendo), Lucio Battisti (Ancora tu) e Gino Paoli (La Gatta).

La registrazione del disco è stata tutt'altro che semplice, come ha dichiarato la stessa Róisin Murphy, vuoi per la diversa lingua, vuoi per la carica emotiva e la difficoltà di esecuzione di alcuni brani, primi fra tutti quelli di Mina, che l'hanno spinta, parole sue, "al punto di mollare tutto, in lacrime".

Oltre alle già citate supercover, il progetto "Mi senti" contiene anche un inedito, "Sintesi", una sorta di liberazione, di sfogo creativo dopo settimane passate a registrare dei pezzi cercando di avvicinarsi alla grandezza degli originali.

L'uscita dell'Ep è prevista il 28 maggio su etichetta Vinyl Factory; per maggiori informazioni:

 

Róisin Murphy social links

www.facebook.com/roisinmurphy

http://roisinmurphy.blogspot.it/

https://myspace.com/roisinmurphy

 

Una buona notizia per gli amanti della musica italiana indipendente.

Pentadrammi, il nuovo lavoro di Soulcè & Teddy Nuvolari, è infatti disponibile in free download, anticipato dal singolo “Ricami e Rum”, sul sito del gruppo: http://www.soulceteddynuvolari.com/album/pentadrammi  .

“Pentadrammi”, uscito su etichetta “Soulville”, chiude la trilogia iniziata nel 2010 con “Cromosuoni”e proseguita nel 2012 con l’album d’esordio del duo ragusano, “Sinfobie”, ben accolto da critica e pubblico.

 

“Ricami e rum” vede la partecipazione di un altro gruppo ragusano, “Enzo e il cattivo tempo”, i cui componenti nel brano suonano ukulele e basso. Enzo Azzara è anche autore e interprete dell'inciso del brano. Per il resto, Soulcè ci mette parole e voce a ritmo e Teddy Nuvolari la produzione musicale, per l'occasione coadiuvati da Orazio Magrì, che contribuisce alla direzione artistica dell’Ep. Antonio Sortino, collaboratore di fiducia del duo, cura le grafiche, che si ritrovano anche su t-shirt, shopping bag e poster illustrati (uno diverso per ogni brano).

 

“Pentadrammi”, il neologismo scelto per il titolo, oltre a richiamare i cinque brani da cui è composto l’Ep, vuole aiutare lo spettatore a riflettere sulla parola “dramma”, intesa sia nell'accezione teatrale (i brani possono essere intesi come monologhi o dialoghi narrativi), sia come situazione che presenta delle difficoltà, che pone dinnanzi a un conflitto. Un approccio musicale e interpretativo che coinvolge anche l’altra occupazione di Soulcè, ossia quella di attore per teatro e tv.

 

Il videoclip, diretto da Francesco Maria Attardi e interpretato dall'attrice catanese Francesca Ferro, da oggi è su youtube: http://youtu.be/43vGlPoJ3iE

Buon ascolto!

Per maggiori informazioni: https://www.facebook.com/soulceteddynuvolari/photos_stream#!/soulceteddynuvolari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*Attenzione, questo articolo non contiene canzoni con ukulele e diapason*

 

Il cantautorato italiano sembra esser tornato di moda, tra gruppetti indie-rock e sottogeneri strani. La tendenza negli ultimi anni è essere più lamentosi possibili e scrivere testi che letti con calma non significano niente.

 

"Fammi i tuoi discorsi metafisici sui fori dei piercing che si richiudono"

 

"i buchi neri della tua anima dove ingoi, dove ingoi, dove ingoi delle chiese dove ci siam sposati abbiam donato gli organi genitali"

 

Ma è un poco come parlare delle nuove parole che ogni anno l'accademia della crusca aggiunge al vocabolario, nessuno vorrebbe mai leggere sado-monetarismo, eppure è lo specchio del nostro tempo e dal punto di vista filologico ha una sua valenza molto importante. Ed è un piacere del tutto scientifico ascoltare i gruppi della nuova primavera del cantautorato italiano, non saranno De Andrè, ma ce la mettono tutta e soprattutto si distaccano nettamente da artisti commerciali come... Povia? va ancora quel fesso di Povia? Forse adesso è più ascoltato Mengoni....

Per nostra fortuna, tra il delirio di gruppi più o meno famosi, ogni tanto esce qualcosa di valido. I ragazzi che vi presento oggi sono una di queste eccezioni: Il Fieno.

 

La prima volta li sentii in acustica in un piccolo locale di Milano, niente di troppo entusiasmante, tra distrazioni alcoliche e impegni istituzionali la musica era un piacevole sottofondo e niente più. La vera svolta è stato ascoltare il loro EP (Il Fieno - EP - 2012) a casa, con calma.

Il sound è pulito e ritmato, un misto tra rock, power pop e new wave, perfettamente in sintonia con i testi cinici, appartenenti a un immaginario malinconico. Storie di vita e non vita, nascoste ai più da testi a volte criptici, ma con flash che rivelano una ponderata consapevolezza dei temi trattati. Facilissimo rimanere intrappolati nelle melodie, finendo a fischiettarle senza pensarci sotto la doccia o in macchina.

Il loro primo lavoro è andato bene, ha riscosso un grande successo di pubblico e critica, pubblicato su XL di Repubblica, promosso da Mtv new generation e Rolling Stone, ma si sa il secondo album è sempre più difficile nella carriera di un artista. Gabriele Bosetti (voce), Edoardo Frasso (chitarra), Alessandro V. (basso, Momo Riva (batteria), iniziano a lavorare intensamente e il risultato è I Bambini Crescono - EP, uscito qualche mese fa. Una sorta di concept album che ruota intorno all'adolescenza e tutti i drammi che comporta, ma da una prospettiva diversa dal solito. Se prima eravamo abituati ad ascoltare le lagne di  giovani musicisti senza peli sul petto, con questo disco passiamo a un punto di vista più maturo, che guarda indietro con malinconia e ironia, forse con invidia di quei piccoli drammi che nulla hanno a che fare con quelli dei "grandi", ma con la consapevolezza che tornare indietro non si può.

 

Come il precedente mantiene uno stile abbastanza classico, melodico, ma sempre con quella marcia in più nettamente rock. L'ascolto è abbastanza facile, piacevole, da viaggio in macchina o in treno con le cuffie, ma consiglio caldamente di far attenzione alle parole che forse si perdono nel ritmo, per non perdersi perle come:

 

"Bella come la rivoluzione in cui non credi più"

 

"la mia generazione è all'avanguardia e posta l'occupazione su youtube"

 

L'EP ci regala anche la collaborazione con Luca Urbani ne "Amos (togli il male come l'Oki)" e soprattutto la bellissima cover della canzone di Enzo Jannacci "Vincenzina e la fabrica".

 

Se siete così tirchi da non voler comprare il disco, allora non ve lo meritate!

Kernkraft 400 è un pezzo che conoscono tutti. La melodia, ripresa dal videogioco Lazy Jones per Commodore 64, si è imposta nell'immaginario dance dal 1999, aprendo le porte del nuovo millennio al nuovo progetto del tedesco Florian Senfter, già conosciuto come Splank!,  Zombie Nation. Le atmosfere techno, ritmi inquieti, tastieroni e vocoder hanno immortalato un'istantanea di quegli anni, ascendendo mr. Senfter a icona indimenticabile; non è un caso che a credere in lui per la prima volta sia stato Dj Hell con la sua Gigolò Records.

 

Il primo disco è molto underground e già dalla copertina dell'album si capiscono le intenzioni: la foto di base è la stessa di Nevermind, dei Nirvana, il bambino, però, è capovolto e l'acqua è rossa, sullo sfondo quattro ombre in attesa. Un album di rottura, di capovolgimento, a metà tra techno old school e nuovi beat, il tutto accompagnato da melodie ipnotiche e un vocoder imperdibile, molto simile allo stile di Anthony Rother. A quattordici anni di distanza esce il quinto album, RGB, e si capiscono le qualità di un artista intramontabile. Se dovessimo prendere il primo e l'ultimo album, ascoltarli di seguito e dover dare un giudizio, è chiaro che Splank!  ha saputo innovarsi, ricercarsi e ha al meglio trovato uno spazio nel nuovo universo della musica elettronica. Ma quattordici anni non possono passare inosservati e dovendo scrivere un articolo a tutto tondo sull'artista, bisogna che mi soffermi a capire cosa è successo in questo decennio.

 

L'esordio con la Gigolò ha funzionato e nel giro di quattro anni il giovane è proiettato in una spirale di contaminazioni e sperimentazioni che gli permettono di produrre il secondo album Absorber, nel quale riversa tutt'altri stili e si apre a un genere più electro, a tratti esotico, mantenendo però i tratti distintivi come il vocoder e, in alcune tracce, le atmosfere old school.

 

Ma è nel 2006 che avviene la magia. Le tracce del terzo album, Black Toys, sono corpose, dure, e si ritorna un po' al sound degli esordi, ma con una netta influenza più house; notiamo anche la scomparsa del vocoder che viene sostituito da campioni nella maggior parte dei casi. Tech-house che lo porta a incontrarsi con il gigante Tiga, con cui fonda nel 2007 il progetto parallelo ZZT (e di cui abbiamo diversi Ep più che validi), in una commistione di generi tra l'house, l'elettro e forse una spruzzata di elettroclash. Non sorprende che il progetto sia un successo immediato e l'album Lower State of Consciousness viene nominato album del mese da MixMag.

 

Passano tre anni di tour in giro per l'Europa e il mondo e finalmente esce l'attesissimo Zombielicious. Un capolavoro che segna il passaggio in una nuova era per il dj tedesco. Le tracce sono tutte cariche di una nuova vitalità che si esprime in un beat frenetico e bassi da far tremare le pareti, in un vorticoso richiamo al suo vecchio stile, ma con tutta una nuova propensione per l'elettro e la teatralità, tra altri e bassi che richiamano uno stile inedito. Basti sentire pezzi come Seas of Grease e Mas De Todo per rendersene conto. Tra le contaminazioni, troviamo anche una punta di elettrofunk, in canzoni come Radio Controller, in cui la fa da padrona una melodia distorta in wha wha e un cantato pulito e molto in sintonia con lo stile di Tiga. Così si conclude l'ultima fatica di questo gigante dell'elettronica. Con RGB, l'ultimo disco che raccoglie sotto le sue 15 tracce un misto di tutte le esperienze passate con l'aggiunta di un punto di vista più violento, forse ispirato a qualche francese come Brodinsky(?).

https://soundcloud.com/turborecordings/sets/zombie-nation-rgb-1

 

Il suo precedente dj set, ormai un anno fa al Tunnel di Milano, me lo ricordo così: luci soffuse, lampi sulla sfera stroboscopica, tuoni nelle orecchie e io che non mi reggo in piedi. Le impressioni del momento sono molto importanti e quella sera marcai a fuoco nel cervello la bravura di questo dj, la sua tecnica e maestria, tra un passaggio e l'altro, mai scontato, sempre coerente e ovviamente esageratamente pesto. Il giorno dopo avevo un gran mal di testa, ma ero sicuro di aver vissuto un'esperienza indimenticabile, e forse in quello stato mentale alterato son riuscito a godermi meglio lo spettacolo, tra bassi che mi penetravano le viscere e synth che mi risollevavano da uno stato catatonico verso un paradiso di fumo artificiale e neon.

 

Zombie Nation, questo venerdì sarà al Tunnel Club di Milano, ospite per la serata di Le Cannibale. Io ci farei un pensierino!

Evento Ufficiale

 

If I had to call it something

"(…) if I had to call it something, I’d called it something like dreamy folktronica".

Mikey Maramag ha ragione da vendere. E io voglio comprarla tutta questa ragione.

Il suo ultimo progetto, Blackbird Blackbird - Boracay Planet, è esattamente questo:

un paesaggio sonoro raffinato, costruito con arrangiamenti gentili che non mancano di carattere.

Boracay Planet è un luogo fatto di suggestioni, estatico e senza materia, dove forme e contorni si sciolgono, districandosi in un incalzare fiero di chitarre, archi e tamburelli baschi.

Voci - poche - e suoni - tanti, un mix perfetto di accordi e beat sincopati - evocano ricordi di spazi lontani e sconosciuti, così familiari al tempo stesso.

È l'eco di un incubo sottile e la promessa di un paradiso artificiale, "It's a war".

E' un luogo dove esiste qualsiasi cosa, è "All". Suona come un mantra, trasforma le coscienze, le riveste d’ovatta e le trasporta in uno spazio abitato da sirene.

Boracay Planet è un EP imperdibile.

Musica per astronauti.

 

Bandcamp

[soundcloud]https://soundcloud.com/blackbirdblackbirdsf/its-a-war[/soundcloud]

[soundcloud]https://soundcloud.com/blackbirdblackbirdsf/all[/soundcloud]

 

 

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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