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Redazione Nerospinto

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URL del sito web: http://www.nerospinto.it

Il francese Jacques Rigaut (1898-1929) seppe essere una singolare incarnazione di dandy dadaista e fuori da ogni schema letterario.

Martedì, 08 Gennaio 2013 19:04

Boudoir

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bou

Martedì, 08 Gennaio 2013 18:31

Ghérasim Luca [l'inventore dell'Amore]

Hermétiquement ouverte.

 

l’amore il torrente il vuoto la sedia

la sedia vuota

la sedia torrenziale e vuota sospesa nel metavuoto

la metasedia è sospesa alla corda torrenziale del metavuoto

la metacorda serra e assorbe il metacollo torrenziale

di colui che è sospeso per la corda

al collo della donna

al collo fluido e fluttuante della sua metadonna

vuota torrenziale e seduta

la metadonna torrenziale è seduta sulla sedia

seduta sul vuoto della sua sedia

lei metafluttua perpetuamente nel metavuoto assoluto

dei miei desideri assolutamente torrenziali

assolutamente meteorica e sostanziale

la metatesta della metadonna sostanziale e meteorica

spunta come una freccia

tra la metacoscia dei miei sogni e il metadente dei miei desideri

freccia pungente e veloce

che s’appoggia leggermente inclinata

allo schienale della metasedia dei miei sogni e desideri

sempre seduta sempre imprevedibile e assolutamente folgorante

la metadonna fluttua e metafluttua sempre nel vuoto

la sua piccola metafiamma visibile in trasparenza

brucia nell’interno torrenziale della sua testa

mentre vicino all’incandescenza della sua testa

poco al di sopra della sua grande capigliatura meteorica

passa come una nuvola

nuvola proveniente dall’evaporazione istantanea

dei suoi vasti torrenti mentali

la grande tartuca metafisica

la famosa tartuca della metatortura eterna

che minaccia col suo peso grigio torturante e metametafisico

il bel fisico carnale della metadonna

concretamente seduta sulla sua metasedia volante

volante fluttuante e seduta a sua volta

sulla sedia voluttuosamente sostenuta dai piedi dei miei sensi

dai miei cinque sensi dai mille artigli

e dalle mille zampe della metasensualità passionale

sorta tumultuosamente nel metasudore

nella metasostanza infinita dei miei sensi

assolutamente sostanziali

i begli occhi i bei seni le belle natiche metafisiche

della metadonna assolutamente sostanziale

sostanziale torrenziale e meteorica

trasgrediscono l’aldilà torturante

della metafisica senza fisica

trasgrediscono e annullano il grande nulla metafisico

perché sempre seduta sulla metasedia meteorica

dei miei desideri meteorici infiniti e torrenziali

la metadonna apre la donna

lei apre e discopre la sua carne traslucida

le sue viscere trascendenti la sua capigliatura trasmissibile

eruttiva divorante e dormiente

il suo cuore trapassato dalle pallottole trasparenti

delle mie carezze in trance

la sua dolce metavulva

il trapianto innocente del fiore della sua bocca

nelle terre aeree delle mie cosce

la trasmigrazione della bocca della sua anima

verso le cosce del mio respiro

i trasferimenti insoliti

le trasfusioni insondabili

la trasmutazione gigantesca di tutti i metametalli amorosi

meteorici torrenziali metameteorici e sostanziali

la trasmutazione gigantesca perpetua e trionfante

del latte materno

in lava meteorica in metavuoto sostanziale

in sperma in sperma e in metasperma universale

in sperma del diamante

in sperma del tuo cuore

in sperma nero della metalussuria assoluta

assolutamente lussuriosa e assolutamente assoluta

 

Poesia tratta da Héros-limite (1953).

 

Link youtube

GHERASIM LUCA CHEZ VICTOR BRAUNER, 1938 / VICTOR BRAUNER /sc GHERASIM LUCA CHEZ VICTOR BRAUNER, 1938 / VICTOR BRAUNER /sc

Lunedì, 10 Dicembre 2012 16:53

Contatti

Nerospinto è un progetto editoriale dell'Associazione Culturale Rosaspinto

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Mercoledì, 02 Gennaio 2013 20:12

Mercoledì, 02 Gennaio 2013 20:12

Mercoledì, 02 Gennaio 2013 19:42

Lo spazio dedicato alle esclusive interviste, nei suoi inediti Format, realizzate dalla redazione di Nerospinto.
Mercoledì, 02 Gennaio 2013 19:42

Suoni vuole parlare degli appetiti dei suoi lettori, vuole segnalare potenzialità artistiche. Una carica emotiva che non sia inquadrata in generi, ma esplori idee, visioni e contesti differenti. Perché la musica è viaggio e Nerospinto vuole esserne complice e guida.
Mercoledì, 02 Gennaio 2013 19:42

Nightlife

È uno sguardo sulla città, la naturale intuizione di Nerospinto. Una selezione raffinata di tutto ciò che trascende il gusto generico, e che diventa necessità.
Lunedì, 21 Gennaio 2013 23:31

Carmelo Bene

Sono passati dieci anni dalla morte di Carmelo Bene. Dieci anni in cui l’Italia, assieme al suo panorama culturale e sociale, ha conosciuto profondi cambiamenti, diventando un paese in cui sembra che le arti espressive fatichino a trovare una propria dimensione. Ma in questi anni la figura dell’eclettico Carmelo Bene non ha cessato di suscitare interesse e fascino, anche nelle generazioni più giovani.

Carmelo Bene nasce a Campi Salentina, in provincia di Lecce, nel 1937.

Bene svolge i primi studi classici presso un collegio di gesuiti e nel 1957 si iscrive all'Accademia d'Arte Drammatica per lasciarla appena l'anno dopo, definendola semplicemente inutile. Dal 1959 inizia la sua carriera di attore e regista teatrale, sempre orientato verso la rielaborazione dei classici; rielaborazioni che, in realtà, erano veri e propri esercizi di decostruzione e smembramento, ma che lui si limitava a definire semplicemente come “variazioni”.

Il centro della riflessione artistica di Bene è una radicale riconsiderazione della parola e dell’immagine: egli applica ai suoi spettacoli teatrali una quantità tale di erudizione, di impegno teoretico e di ricerca, che solo un filosofo potrebbe applicare in un trattato. Sperimentatore assoluto (si avvarrà spesso di sofisticate apparecchiature elettroniche costituite da amplificatori, microfoni ipersensibili, monitor-spie da diecimila watt) egli tenta il superamento della dimensione linguistico-comunicativa attraverso la manipolazione tecnica del significante.

Fu così che, in poco tempo, l’attore-autore riuscì a far parlare di se’, facendo esplodere in Italia un vero e proprio “caso Carmelo Bene”: portato alla ribalta della cronaca artistica, Bene affascinò personaggi del calibro di Pier Paolo Pasolini, il quale lo volle come interprete del suo Edipo Re e con il quale ebbe inizio la sua parentesi cinematografica.

Nel 1965 Bene si avvicinò al mondo della scrittura, pubblicando il romanzo Nostra signora dei turchi, che verrà messo in scena l'anno seguente. Trasformato in film, Nostra signora dei turchi venne presentato al festival del cinema di Venezia, dove ricevette il premio speciale della giuria. Seguirono altri film: Capricci (1969), Don Giovanni (1970), Salomè, (1972) e Un Amleto in meno (1973), con cui si concluse la sua esperienza cinematografica.

Nel 1974, torna al suo primo vero amore, il teatro, proponendo una sconvolgente interpretazione de La cena delle beffe, la quale aprì la strada ad una svolta "concertistica" che culminò con il poema sinfonico Manfred, del 1980, costruito su musiche di Schumann ed apprezzato tanto dalla critica quanto dal pubblico.

Negli stessi anni Bene porta sulle scene i grandi classici della poesia italiana, sono memorabili le sue interpretazioni dei Canti orfici di Dino Campana, dei Canti leopardiani e le sue letture dantesche; performance che sono viste ancora oggi tra gli omaggi più toccanti e sentiti che un attore abbia potuto fare alla poesia.

Lui stesso nel 2000, pubblicando la raccolta ‘L mal de’ fiori, si cimentò con la scrittura in versi, vista da Bene come la possibilità ultima di una ricerca linguistica che doveva culminare verso un totale e vero “svuotamento” . Sarà proprio lui a dire, in un’intervista:

“Nel 'mal di questi fiori' si fa sempre più solare il fatto che laddove il tutto possa sembrare una eruzione vulcanica, è invece somma-sottrattiva che, mediante le più svariate soluzioni chimico-linguistiche, via via si svuota.”

Incensato da filosofi del calibro di Gilles Deleuze, ma quasi totalmente incompreso dagli intellettuali italiani del suo tempo, Bene si cimentò anche in performance televisive (memorabili le sue due apparizioni al Maurizio Costanzo show, dove esordì con la frase “È con infinita agape, molto più che schopenhaueriana, che ho compreso, senza per questo immedesimarmi, di essere di fronte a una platea di morti”) nelle quali seppe fare sfoggio di tutte le sue doti di provocatore e seduttore delle masse.

Ma al di là dell'idea provocatoria ed eccessiva che Carmelo Bene ha potuto suscitare, resta viva la potenza di una ricerca radicale dell’uomo e dell’ “artista in quanto uomo”, di una personalità mai sottoponibile a schematizzazioni, ma anzi generosa in maniera multiforme anche se contraddittoria. Per citare le sue medesime parole: “Il problema è che l'io affiora, per quanto noi vogliamo schiacciarlo, comprimerlo. Ma finalmente, prima o poi, questa piccola volontà andrà smarrita. Come dico sempre: il grande teatro deve essere buio e deserto".

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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