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Pittura con il corpo: tra performance, happening e body painting

Tecnica alternativa, atto estremo e radicale, danza e lotta tra artista e opera d’arte. Potente, violenta azione d’unificazione catartica, la pittura con il corpo celebra l’arte primigenia che senza filtri e censure parla dell’animalesco e dell’istinto che muove l’artista.

Il mondo dell’arte è in continua evoluzione e le tendenze dell’arte contemporanea sempre più complesse e variegate. Nonostante il panorama attuale sia ricco di contaminazioni e sperimentazione, è forte l’orientamento da parte degli artisti ad attingere ai codici del passato, digerirli, assimilarli e infine reinterpretarli in chiave individuale e autentica.

Incanalare un’opera o un artista entro un orientamento preciso, operazione necessaria per critici e operatori di settore per analizzare e comprendere i fenomeni culturali, è altrettanto complesso: la produzione artistica deve essere per sua natura libera da vincoli e la contaminazione tra discipline è fondamentale. Ormai da decenni gli artisti si avvalgono della commistione fra molteplici linguaggi per fare arte.



Dipingere con il corpo è uno di questi: una pratica che fonde performance, happening e body painting, facendo del proprio corpo il medium prediletto per stendere il colore. Il risultato e l’intento è più vicino ad un’azione performativa che alla resa pittorica, diversamente dalla fingerpaint e dal dripping, tecniche che utilizzano mezzi anticonvenzionali per stendere il colore, ma che mirano comunque ad un certo risultato formale ed estetico.

Si può considerare effettivamente una forma di action painting, dove il colore viene letteralmente buttato sulla tela, poi spalmato sulla superficie con l’ausilio di braccia, gambe, dorso e tutte le parti del corpo per dare forma al colore. Il fine ultimo è l’atto in sé, una danza, o una lotta, un’aggressione violenta contro la tela; di nuovo, com’era per la fingerpaint, per stabilire una connessione intima con la superficie da dipingere ma in primo luogo con il proprio corpo. Un atto di protesta e di ribellione, un’azione vera e propria che coinvolge la street art, l’arte pubblica e l’arte relazionale, a seconda di come viene sviluppata e soprattutto di dove si svolge la performance.

Ma anche l’arte cinetica è coinvolta, non nel senso tradizionale, ma intesa come arte prodotta con il movimento: opere realizzate attraverso i movimenti del corpo, che divengono una danza, un rituale, uno sfogo fisico ed emotivo, pittorico e corporeo allo stesso tempo. Una pratica artistica che crea un evento: una sorta di pièce teatrale senza sceneggiatura. Cosa vi ricorda?

Lilibeth Cuenca Rasmussen dipinge con i capelli, intingendoli nell’inchiostro e coinvolgendo tutto il corpo quale strumento di pittura, in un atto radicale, estremo, quasi vandalico, che assume la forma di una performance rabbiosa e liberatrice.
Ancora una volta, non si tratta di una tendenza nuova: il primo a idearla fu Yves Klein, che faceva immergere letteralmente nel colore le sue modelle, per poi stendere la pittura sulla tavola tramite impressione del corpo, con quella che battezzò Tecnica dei Pennelli Viventi.

L’artista giapponese Kazuo Shiraga fluttua appeso ad una corda agganciata al soffitto del suo studio, per spalmare la pittura ad olio direttamente con i piedi, letteralmente fendendo e percuotendo la tela.
Abbracciando l’atto fisico del fare pittura, l’artista si fonde con la sua creazione: una pratica che sradica la distinzione tra autore e opera, tra artista e creazione, in una grande, viscerale e profonda azione unificatrice.

 

 

Daniela Ficetola

Redazione Nerospinto

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