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Oggi è il Blue Monday: ecco le scene più tristi delle serie tv|||

Oggi è il Blue Monday: ecco le scene più tristi delle serie tv

Oggi lunedì 17 gennaio 2022 è il Blue Monday, ossia il giorno più triste dell'anno. Per questo (e un po' per infierire), ecco la nostra classifica delle scene più tristi delle serie tv, per piangere tutti insieme davanti al piccolo schermo

Blue Mondays rain or shine / I’ll say this world is lonesome / I’m just the lonesome kind: Ella Fitzgerald nella sua canzone blues Cryin' Mood cantava il suo malessere e la sua tristezza, riferito al Blue Monday, ovvero il il giorno più triste dell’anno. In questo 2022 cade oggi lunedì 17 gennaio e tutti ci sentiamo un po' più tristi e depressi del solito (come da un paio d'anni a questa parte).

Credits: BBC/Red Productions/Matt SquireYears and Years - "Episode 4" - BBC/Red Productions/Matt Squire

Ciò deriva da un'antica credenza, secondo cui, proprio in questa giornata particolare, si uniscono un clima più freddo del solito, la mancanza di denaro derivata dal periodo post-natalizio, il calo di entusiamo dopo Capodanno causa buoni propositi andati in fumo e, in ogni caso, la fine dei festeggiamenti e il ritorno alla vita di sempre, alla monotonia, alle faccende quotidiane. Per questo, oggi, tutti ci sentiamo più malinconici, tristi, affranti.

Si sa che, in quanto a tristezza e malinconia, le serie tv fanno il loro doveroso lavoro: ci sono scene che ci hanno fatto piangere, disperare, che ci hanno strappato il cuore, che non ci hanno fatto riprendere per giorni. E, di solito, sono le mie preferite (e sono tratte dalle migliori serie tv). Perciò, munitevi di fazzoletti (tanti), preparate Netflix, Amazon Prime Video, Sky e le varie piattaforme di streaming e scoprite la mia classifica personale delle scene più tristi delle serie tv da rivedere in questo Blue Monday.

N.B. Questo articolo è pieno di SPOILER.

1. La morte del Dottor Greene in E.R. - Medici in Prima Linea

Al primo posto per me ci sarà per sempre questa scena. E.R. è una delle mie serie tv preferite di sempre, una di quelle che sta nella Top 3 per intenderci. È una delle serie meglio scritte e realizzate, oltre ad essere il primo vero e proprio medical drama, andato in onda dal 1994 al 2009 per 15 stagioni. È basata su Five Patients di Michael Crichton (quello di Jurassic Park per intenderci), racconti ispirati a casi reali realizzati quando Crichton era un tirocinante di medicina, ha vinto ben 22 Emmy e un Golden Globe, risultando al terzo posto delle serie più premiate di sempre ed è stata co-prodotta da Steven Spielberg. Da qui sono passate guest-star e attori famosissimi, basti pensare a George Clooney, che interpreta il Dott. Ross, tormentato ma abile pediatra, e Julianna Margulies, l'infermiera Carol che nel pilot della serie tenta il suicidio con un'overdose di farmaci (se pensate che era il 1994 si parla di avanguardia pura). Uno dei protagonisti più amati della serie è il Dott. Mark Greene (Anthony Edwards) e quando è morto per tutti i fan è stato come perdere un parente.

A Mark viene diagnosticato un tumore al cervello, prima operato ma poi tornato in forma terminale, così decide di trasferirsi alle Hawaii per vivere gli ultimi giorni della sua vita, che vengono raccontati nell’episodio On The Beach, il 21esimo dell’ottava stagione, tra il decorso finale della malattia, le liti con la figlia imbottita di antidolorifici che non riesce ad accettare la morte di suo padre e sua moglie, il chirurgo Elisabeth Corday (Alex Kingston) che gli resta vicino più che può. Tramite una splendida sequenza finale, accompagnata dalle note della storica versione di Somewhere Over The Rainbow di Israel Kamakawiwo'ole, vediamo spirare il Dott. Greene, perché la morte è ineluttabile, ci raggiunge, non ha pietà di nessuno, neanche di una persona che ha salvato migliaia di vite. Da notare, nella puntata precedente, la bellissima e straziante lettera scritta agli amici e colleghi dell’ospedale prima di morire, che viene letta a tutti dal Dott. Carter (Noah Wyle), ex studente di Greene e suo erede nel pronto soccorso, che Crichton ci fa intendere e sceglie di raccontare attraverso una straordinaria sequenza: mentre svuota l'armadietto di Greene, Carter sostituisce il suo fonendoscopio con quello che fu del suo mentore, mettendoselo al collo. Ah, quanto è bello saper scrivere meravigliosamente. Potete vedere E.R. su Sky o Prime Video.

2. Il finale di Lost

Controverso, amato, odiato, discusso: a distanza di anni, si parla ancora del finale di Lost, che ha creato numerose polemiche. A chi non è piaciuto, chi non l'ha capito fino in fondo, chi è rimasto impassibile, chi ancora sta cercando un significato recondito, ma è impossibile negarlo: l'ultima sequenza del finale di Lost è da lacrima facilissima. Personalmente, ho amato intensamente e profondamente Lost e sono stati tre i momenti che mi hanno fatto piangere a dirotto in questa serie: la morte di Charlie, la telefonata tra Desmond e Penny e, naturalmente, il finale.

Credits: ABC

La serie tv più complessa di sempre si conclude con un finale un po' filosofico, un po' religioso, un po' esistenzialista, con i personaggi che possono trapassare e con l’occhio di Jack che finalmente può chiudersi per sempre. The End part 2 ci insegna, fondamentalmente, che l'importante non è la destinazione, ma il viaggio e coloro che incontriamo sulla nostra strada. E quel motivo finale della bellissima colonna sonora di Michael Giacchino, ancora oggi, riesce a farmi piangere a dirotto come una bambina.

3. Nora e Kevin si riuniscono nel finale di The Leftovers

In questa serie capolavoro HBO (tra le mie preferite), destinata sicuramente a pochi, si piange parecchio. La trama non è così importante, poiché il punto centrale dello show è solo e soltanto uno: il dolore, quello puro e la capacità di affrontare una perdita. Quindi, dopo tre stagioni di nonsobenecosa, alla fine chi se ne importa se Nora (Carrie Coon), uno dei miei personaggi preferiti di sempre, è davvero andata dall'altra parte e poi è tornata, oppure è solo una storia che racconta a se stessa per affrontare il dolore della perdita che la affligge dalla dipartita della sua famiglia. Kevin (Justin Theroux) ci crede e lo fa perché la ama profondamente.

Credits: HBO

La sequenza finale dell’episodio The Book of Nora, episodio conclusivo della serie, è pervasa di primi piani di Nora e Kevin che recitano faccia a faccia, uno degli esempi migliori di recitazione ravvicinata in puro stile Ingmar Bergman. Due persone tristi e sole che trovano di nuovo conforto l'una nell'altra. Il racconto di Nora è fatto su un silenzio ingombrante che ci lascia senza fiato, ciò che aspettavamo di sapere da anni all’improvviso non ci interessa quasi più, poiché ciò che importa davvero è non rimanere soli quando il dolore ci spiazza e quelle parole sono tutto ciò che Kevin e Nora possono sperare. Piangono, si prendono per mano, la camera inquadra l’esterno della casa, quel dannato tema di Max Richter ci accompagna e ci lascia lì. Semplicemente perfetto, tristemente reale. La trovate su Sky.

4. Le cinque fasi del Lutto di Mr. Robot

Considero (io e la critica mondiale) Mr. Robot una delle migliori serie tv del decennio (e anche oltre), su questo non ci piove. Rami Malek ne è protagonista assoluto, insieme a Christian Slater, e nell'episodio 7 della quarta ed ultima stagione, dal titolo Proxy Authentication Required, ci regala una performance da brividi, grazie anche alla sceneggiatura e regia strabilianti del creatore della serie Sam Esmail. Niente di simile è mai andato in onda in tv: nel corso delle quattro stagioni abbiamo condiviso con Elliot tutto, e proprio tutto, ma questa volta ci addentriamo nel suo io più profondo e scopriamo un dolore insopportabile, lancinante, difficile da dimenticare.

Credits: USA Network

Esmail mette in scena una vera e propria opera teatrale, sublimando le cinque fasi del lutto: abbiamo cercato di negare (primo atto/prima fase), arrabbiarci (secondo atto/seconda fase), scendere a patti (terzo atto/terza fase) con Mr Robot (Christian Slater) ma, infine, abbiamo dovuto rassegnarci (quarto atto/quarta fase) all’orrore della verità e accettare (quinto atto/quinta fase) la terribile condizione del passato di Elliot. Ma se questo vi sembra folle, non è niente rispetto a quello che avviene nelle puntate finali. Mr. Robot ha vinto due Golden Globe e due Emmy e, se non l'avete vista, va recuperata assolutamente: la trovate su Netflix.

5. Grey’s Anatomy: le donne del Grey Sloan sostengono una paziente sopravvissuta a una violenza sessuale

 

"The alcohol that he drinks is his excuse and the alcohol that I drink, makes it my fault". Con questa frase Abby (interpretata dalla bravissima Khalilah Joi), paziente che arriva al pronto soccorso dopo essere stata picchiata e stuprata, descrive perfettamente la condizione di una donna che beve e viene violentata. "Sì, ma se non avesse bevuto troppo...", "Sì, ma se non si fosse vestita in quel modo...", come se fossimo impazienti di uscire e ed essere aggredite e violentate. Si sa, Shonda Rhimes è una delle più importanti scrittrici della serialià televisa contemporanea, impegnata in prima linea nella difesa dei diritti delle donne, e Grey’s Anatomy è da sempre una fucina di dolore, lacrime e morte. Nel corso delle 18 stagioni del medical drama più famoso della tv sono stati molti i momenti che ci hanno fatto piangere: dalla morte Denny Duquette, primo momento che mise a dura prova i fan, a quella di George O'Malley e Lexie, altra prove durissime da superare, fino alla tragica morte del del Dott. Shepherd, che segnò, in qualche modo, un punto di svolta per Meredith e per la serie in generale. Ma nel corso della 15esima stagione, c’è un episodio intenso e profondo che tutti dovrebbero vedere, a prescindere dal fatto che siate o no fan della serie.

S'intitola Silent All These Years ed è l’episodio 19, uno dei più importanti ed emozionanti dell’intera serie: in un flashback viene finalmente raccontata la storia della Dott.ssa Jo Karev, che scopre di essere figlia di uno stupro direttamente da sua madre, cosa da cui ne uscirà devastata. Più tardi, si prende cura di Abby, la paziente vittima di violenza sessuale, talmente terrorizzata da qualsiasi uomo che ha paura di lasciare la sua stanza d’ospedale, nonostante abbia bisogno di un intervento urgente. Così Jo (che in primis è stata vittima di abusi da parte di un marito violento) decide di riunire tutte le donne dell’ospedale e allinearle in corridoio, nel tragitto tra la stanza di Abby e la sala operatoria, in modo da essere circondata da donne e sentirsi al sicuro anche solo per un momento (curiosità: le donne del corridoio sono tutte lavoratrici del set della serie che hanno voluto comparire nella scena). Una scena potentissima, di cui tutti abbiamo bisogno, sottolineata dalla sempre perfetta soundtrack Lost Without You di Freya Ridings. La regia è formidabile e i dialoghi bellissimi. La sequenza in cui vengono effettuati i test per lo stupro è drammaticamente realistica, come un pugno in faccia. Potete, anzi, dovete vederla su Prime Video.

6. Le Nozze Rosse di Game of Thrones

Nonostante in molti siano rimasti scontenti del finale (io no), la serie più famosa HBO è nota per la sua violenza, la sete di sangue, le morti improvvise e sconvolgenti. Sono tanti i momenti che ci hanno spezzato il cuore e personalmente una delle morti che più ho detestato è stata quella di Hodor, che mi ha fatto piangere per giorni. Ma sicuramente, l'episodio che più di tutti ci ha travolto e lasciato con un miscuglio di emozioni contrastanti (tristezza, rabbia, vendetta e chi più ne ha più ne metta) è The Rains of Castamere, il nono della terza stagione, meglio conosciuto come The Red Wedding o Le Nozze Rosse in terra italica, nome derivante dalla sequenza finale che si svolge durante il matrimonio tra Edmure Tully e Roslin Frey.

Credits: HBO

Un episodio che entrato nella storia della serialità televisiva, in cui la morte inaspettata di un'intera famiglia ha lasciato gli spettatori completamente scioccati. Prima Talisa, la moglie di Rob Stark, pugnalata a tradimento all'addome gravido, poi Rob stesso, prima colpito dalle balestre e poi pugnalato al cuore e, infine, sua madre Catelyn, che dopo aver assistito alla scena e preso in ostaggio e ucciso inutilmente la moglie di Frey ("I'll find another one"), viene sgozzata negli ultimi secondi della puntata. Certo è che coloro al passo con i romanzi sapevano a cosa saremmo andati incontro, ma la "sopresa" è stata comunque brutale e devastante per tutti. Se pensate ancora, dopo 10 anni, che Game of Thrones sia una serie fantasy che parli di draghi e ed elfi, non avete capito nulla e forse è il caso che vi diate una svegliata e la guardiate su Sky.

7. Gli episodi "Numero Uno" e "Numero Due" di This Is Us

This Is Us è la serie più famosa della tv in grado di colpire ai reni peggio di una colica. La quantità di lacrime versate guardando questo show è inestimabile e scegliere un momento triste più di altri è davvero difficile. È realizzato sapientemente per colpire indistintamente qualsiasi persona, poiché riesce a toccare quelle corde emotive più nascoste, facendo esplodere chiunque prima o poi in un grido di catartico di dolore misto a gioia misto a disperazione. Tra i vari episodi (forse su tutti quello in cui Jack muore), ho scelto però di concentrarmi su "Numero Uno" e "Numero Due", episodi 8 e 9 della seconda stagione dedicati ai primi due gemelli Pearson, Kevin e Kate, che hanno toccato un vissuto doloroso personale e mi hanno lasciato inerme davanti alla tv. Nel primo, vediamo il lento e doloroso declino di Kevin nella dipendenza dagli antidolorifici, che arriva al culmine durante un ritrovo tra ex compagni del suo vecchio liceo di Pittsburgh. L'atmosfera è cupa e orribile, e il grido di aiuto di Kevin è ben visibile, mentre, sprovvisto di pillole, si lancia sul vino.

Il suo discorso agli alunni è deprimente e, mentre tenta il tutto per tutto infilandosi nel letto di una sua ex compagna, ora chirurgo, solo per rubarle il libretto delle prescrizioni, perde la collanina di suo padre. In quel momento, mentre realizza che la sua vita è a pezzi, dopo aver mandato all'aria la sua carriera e fregato per sempre la donna che amava nell'episodio precedente, crolla a terra disperato urlando "Ho solo bisogno che qualcuno mi aiuti". Un'interpretazione fantastica di Justin Hartley. In "Numero Due" è la volta di Kate, che ha appena avuto un aborto (come lo ebbe sua madre). La relazione madre-figlia tra Rebecca e Kate è sempre stata dolorosa: Kate, per la maggior parte del tempo, è una stata una figlia terribile e Rebecca, avrà avuto le sue buone intenzioni, ma spesso è stata fuorviante nei modi in cui si approcciava alla figlia, soprattutto rispetto ai problemi con il suo peso e con l'autostima. In questo momento di grande dolore per Kate, però, tutto diventa più emotivo, perchè "Se lo farai ti vorrò bene. Se non lo farai, te ne vorrò lo stesso. Sono queste le cose che fa una madre". Su Amazon Prime Video.

8. Il finale di Breaking Bad

Vi vedo: avete pianto tutti (me compresa) quando Walter White (Bryan Cranston) si accascia a terra, ferito e morente, mentre guarda per l'ultima volta il suo riflesso in una delle macchine per la creazione dell'anfetamina e crolla a terra, con un mezzo sorriso. In lontananza si sentono le sirene della polizia, mentre Jesse Pinkman (Aaron Paul) scappa piangendo: la separazione definitiva, la fine di un rapporto che ha spezzato il cuore a tutto il mondo. È un finale shakespeariano, la caduta del re, la fine di un’era, l’Ozymandias.

Credits: AMC

In sottofondo le note di Baby Blue dei Badfinger e noi che ci asciughiamo le lacrime e pensiamo che non dimenticheremo mai questo capolavoro vincitore di due Golden Globe e ben 16 Emmy AwardsFelina è uno dei più bei finali mai scritti: esiste qualcuno che ancora non ha mai visto Breaking Bad? Non voglio crederci, ma se così fosse, Netflix vi può aiutare: trovate tutte e cinque le stagioni.

9. La fine di Adriana ne I Soprano

I Soprano è una delle mie serie preferite in assoluto e Adriana è uno dei miei personaggi favoriti: accattivante e simpatica, interpretato meravigliosamente da Drea de Matteo, con un bellissimo sviluppo narrativo nell'arco di cinque stagioni (in totale sono 6). Anche in questa serie sono state tante le scene che mi hanno spezzato il cuore, ma la morte di Adriana nell'episodio Long Term Parking, il 12esimo della quinta stagione, rimane uno dei più difficili da guardare, proprio perchè David Chase non ce lo fa capire subito e protrae lo strazio così perfettamente da risultare ancora più drammatico. Dopo essere stata indagata dall'FBI nella stagione precedente, Adriana diventa un informatore federale per proteggere suo marito Christopher (Michael Imperioli), nipote del boss del crimine Tony Soprano (James Gandolfini), ma viene scoperta dalla famiglia e, inevitabilmente, il suo tempo scade.

Credits: HBO

Tuttavia, nell'episodio stesso, il pubblico viene indotto a pensare che Adriana salga sulla sua auto e fugga dalla sua vecchia vita come avrebbe dovuto fare molto tempo fa. Ma ciò si rivela un sogno ad occhi aperti e la scena si sposta su Adriana in macchina con Silvio Dante (Steven Van Zandt), che la porta nel bosco e la giustizia per il suo tradimento. Il momento in cui Adriana realizza che è arrivata la fine è ancora uno dei momenti più toccanti dell'intera serie. Considerata una delle migliori serie tv di sempre dalla critica mondiale, ha vinto 21 Emmy e 5 Golden Globe e ha fatto scuola per gli show venuti dopo, come Breaking Bad, True Detective o lo stesso The Wire. Se non l'avete mai vista, fatemi un favore personale perchè è uno degli show del mio cuore e scoprirete quanto la amerete, con quel finale che si studia sui libri di Cinema. La trovate su Sky.

10. Daniel e Viktor cercano di restare a galla in Years and Years

Quando ho visto questa serie firmata HBO e BBC ho cercato di passarla a più persone possibili, come faccio di solito, perchè la Bellezza va diffusa e il significato di questo show è così profondo che non poteva restare nascosta. Ritengo Years and Years una delle migliori serie tv realizzate negli ultimi anni, creata dal genio Russell T. Davies (quello di altre due perle come Queer As Folk e Doctor Who), con un cast eccezionale e sono diversi i momenti che mi hanno fatto commuovere. Su tutti, però, c'è forse la sequenza del Episode 4, così intensa e drammatica (e, ironia della sorte, quella meno distopica di tutta la serie) da farci sentire delle complete nullità seduti sui nostri divani, al di là dei nostri schermi. La serie si svolge nel corso di 15 anni e in questo episodio siamo nel 2027.

Credits: BBC/Red Productions/Matt Squire

Daniel e Viktor sono una coppia: il primo è inglese, l'altro è ucraino ed entrambi sono in Francia per una serie di vicissitudini, ma Viktor sta per essere rimpatriato, così Daniel decide che entrambi devono tornare in UK anche se illegalmente, in modo che Viktor non venga espulso e, soprattutto, giustiziato perchè gay. Ai due vengono rubati soldi e passaporti mentre cercano di comprare documenti falsi, così s'imbarcano su un gommone sovraffollato, ma questo affonda a mezzo miglio dalla costa britannica. La sequenza del tentativo di viaggio è un pugno nello stomaco, con una regia, fotografia e soundtrack perfette, resa ancor più devastante dal fatto che, se ci fermiamo a pensare, è una situazione che ogni giorno vivono migliaia di persone. L'epilogo è devastante: il corpo di Daniel viene ritrovato sulla spiaggia, mentre Viktor si salva. Years and Years è un capolavoro meraviglioso, che vi distruggerà il cuore, ma che vi aprirà la mente. Potete vederla su Starzplay, che trovate all'interno di Amazon Prime Video, Apple Tv+ o Disney+.

11. La morte di Poussey in Orange Is The New Black

 

Forse il momento più tragico di Orange Is The New Black, che ci ha lasciati tutti sconvolti e e privati di uno dei personaggi più amati della serie, la cui morte fece scaturire l’intera rivolta del carcere e delle detenute di Litchfield. Nell'episodio The Animals, il 12esimo della quarta stagione, Poussey (Samira Wiley) stava solo cercando di placare la sua instabile amica Suzanne (Uzo Aduba), quando improvvisamente fu presa da una delle guardie, ma una di quelle “buone”, dimostrando così che il sistema giudiziario non risparmia nessuno, né detenuti né carcerieri.

Credits: Netflix

Baxter Bayley, questo il suo nome, bloccò Poussey a terra con un ginocchio sulla schiena, senza accorgersi che le stava impedendo di respirare, mentre con l'altro braccio cercava di spingere via Suzanne. Una scena straziante ma inquietante allo stesso tempo, visto che alla messa in onda della puntata stavano facendo scalpore in USA le notizie delle violenze della polizia. Potete vedere l'intera serie con le sue 7 stagioni su Netflix.

12. I ragazzi sotto processo ascoltano il verdetto in When They See Us

Una miniserie Netflix che racconta la vera storia dei cosiddetti Central Park 5, diretta dalla fantastica regista Ava DuVernay, la quale si è assicurata che tutti noi spettatori provassimo esattamente le stesse sensazioni dei ragazzi nel momento della lettura del verdetto, lasciandoci con un groppo alla gola che ricorderemo per sempre. La storia di When They See Us è, senza mezzi termini, straziante, angosciante, frustrante: l'episodio Part 1 racconta di Antron McCray, Kevin Richardson, Raymond Santana, Yusef Salaam e Korey Wise (interpretato da Jharrel Jerome, vincitore dell'Emmy Award per l'interpretazione), cinque adolescenti che vengono interrogati brutalmente dalla polizia per ore ed ore, senza la presenza dei genitori, e vengono poi costretti a confessare ingiustamente lo stupro di una donna a Central Park.

Credits: Netflix

In Part 2 assistiamo ad una sequenza finale girata in un mondo così intimo, con un primo piano sul volto di ogni ragazzo e su quelli dei loro genitori lacerati dal dolore, mentre in sottofondo arrivano i verdetti di colpevolezza per tutti. Noi, al di là dello schermo, vorremmo urlare "No! Non è giusto!", mentre invece non possiamo fare altro che rimanere impotenti e farci distruggere completamente. E la splendida sequenza finale di Asante Blackk nei panni di Richardson, seduto su una sedia in mezzo ad una strada di New York, mentre suona la sua tromba, è così piena di significato che non possiamo e non dobbiamo mai toglierci di dosso.

13. La morte di Nicholas Brody in Homeland

Personalmente la considero una delle scene più dolorose ed ogni volta che la rivedo mi spezza il cuore. È la fine di un amore impossibile, quello tra Carrie Mathison (Claire Danes), agente operativa della CIA con disturbo bipolare, e Nicholas Brody (Damian Lewis), ex marine, diventato poi (quasi) terrorista, ma che alla fine si redime. L'episodio finale della terza stagione, dal titolo The Star, è uno dei più infelici dell'intera serie e la sua morte una delle più strazianti. Si svolge a Teheran, dove i due stanno svolgendo una missione, ma Nicholas viene scoperto, catturato e impiccato pubblicamente in piazza.

Copyright: 2013 Showtime

Carrie, incinta di sua figlia, corre verso di lui disperatamente per cercare di salvarlo, ma è troppo tardi: si arrampica sulla rete circostante, lo guarda negli occhi un'ultima volta, urla il suo nome piangendo ma viene scaraventata a terra dalle guardie. Nicholas muore sotto i suoi occhi. Homeland è una delle mie serie tv preferite e, in generale, uno dei migliori show che siano mai stati realizzati, vincitore di 5 Golden Globe e 6 Emmy (e il finale, andato in onda nel 2020 è strabiliante). Trovate le prime sei stagioni su Netflix, mentre la settima e l'ottava sono su Sky.

14. Il finale di Six Feet Under

Di solito, quando si parla di scene tristi, lo inserisco sempre, poiché rimane uno dei più bei finali nella storia dei finali delle serie tv. L'episodio finale della serie HBO su una famiglia di impresari funebri s'intitola Everyone’s Waiting ed è un susseguirsi di colpi allo stomaco, in cui i protagonisti, che abbiamo amato e seguito per cinque stagioni, muoiono uno dopo l’altro, il tutto accompagnato dal brano Breathe Me di Sia, un pezzo violentemente doloroso che contribuisce alla lacrima facile ma accompagna perfettamente la sequenza finale. Se non avete mai visto questo capolavoro di serie firmata HBO, con Peter Krause, Michael C. Hall, Frances ConroyRachel Griffiths e molte altre guest-star, premiata con 3 Golden Globe e 9 Emmy, dovete rimediare: la trovate su Sky.

15. Euphoria: tutta la serie + i due episodi speciali

Accompagnata da una soundtrack straordinaria firmata Labrinth, l'intera prima stagione di Euphoria (e la seconda, in onda dalla settimana scorsa su Sky) è un tormento unico. Non solo dolore, ma anche ansia, depressione, dipendenza e malessere generale. Insomma, di tutto di più per questo Blue Monday. Ma forse l'apice della tristezza viene raggiunto nell'episodio speciale Rue, dedicato appunto alla protagonista (interpretata da Zendaya, vincitrice dell'Emmy per questo ruolo), in cui, in un dialogo incredibile, seduta alla vigilia di Natale in una caffetteria con il suo sponsor Alì (Colman Domingo), in lotta per l'ennesima volta contro la sua dipendenza, sussurra "I just don't really plan on being here that long". E ci uccide tutti quanti. P.S. La canzone che accompagna questo episodio è Me in 20 Years di Moses Sumney. Provate ad ascoltarla e vi convincerete a vederla. Su Sky.

Giorgia Brandolese

Da The Wire ai Pearl Jam, passando per Grant Achatz. Musicista, Giornalista, laureata in Comunicazione pubblicitaria, nel corso degli anni si specializza in Cinema, Serie Tv, Alta Cucina.

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